venerdì 1 ottobre 2021

Cerasuolo di Vittoria Classico DOCG 2013 COS

Era passato decisamente molto tempo dall'ultima volta che avevo bevuto una bottiglia proveniente dalla Sicilia degna di menzione. Non che non ve ne siano - tutt'altro - ma la mia pigrizia mi aveva spesso dirottato altrove. Per rimediare a questa mancanza, e ricordando un piacevole assaggio della cantina Valle dell'Acate, resto in zona e mi rivolgo ad un "classico", ovvero l'azienda COS: nata nel 1980 e battezzata colle iniziali dei cognomi degli allora tre soci, si è da subito indirizzata verso il Cerasuolo di Vittoria, ad oggi unica DOCG della Sicilia. L'azienda lavora in regime biodinamico da tempo, e ha sperimentato anche soluzioni assai originali come l'affinamento in anfore, in omaggio alla tradizione vinicola dell'isola.

Cominciamo con un'ovvietà: il Cerasuolo in questione è un rosso, a differenza di quelli abruzzesi che sono rosati. Il Cerasuolo Classico (dove l'aggettivo indica un maggior affinamento) di COS è un uvaggio di Nero d'Avola (60%) e Frappato (40%), con vinificazione separata in cemento vetrificato ed affinamento di 12 mesi in grandi botti.

Al colore appare di un rosso rubino un po' scuro; il naso è piuttosto contratto e ha bisogno di tempo per rivelarsi. Quando poi si decide, lascia un poco di sorpresa: frutti rossi in sordina (me li aspettavo più evidenti), note di terra e qualcosa di minerale.

L'assaggio dimostra che otto anni sono passati assai bene per questa bottiglia, e che si può puntare tranquillamente al decennio: il vino è ancora morbido e vivace, con un buon supporto alcolico e tannini arrotondati. Buona la persistenza ed il finale. Unico, solito, problema: la bottiglia sparisce in un attimo!

Gradazione: 13°
Prezzo: 19 €

lunedì 20 settembre 2021

Vallée d'Aoste DOC Enfer d'Arvier (etichetta verde) 2013 Coopérative de l'Enfer

Visto che siamo nel settecentesimo anniversario della morte di Dante, è fin troppo facile iniziare queste righe dall'Inferno. Quello della Commedia, si sa, è posto sotto Gerusalemme e arriva al centro della Terra (con buona pace dei terrapiattisti di oggi). Ma sopra, sulla Terra, ce ne sono altri. Non parlo dei tanti creati dall'uomo, ma più semplicemente di quelle località, tipicamente di montagna, così chiamate per le loro temperature estive. Il primo nome che viene in mente è ovviamente quello dei vitigni del Valtellina superiore Inferno, ma esiste anche una Vigna dell'Inferno in Toscana e una Valle dell'Inferno a Termeno. E poi c'è la Val d'Aosta, la zona di Arvier, ed il suo vino.

Ma attenzione all'etichetta! Meglio, al suo colore. Eh sì, perché la piccola Cooperativa de l'Enfer, nata nel 1978 e che raccoglie circa un centinaio di soci con una produzione di non più di 35000 bottiglie per anno, convertita al biologico più o meno da una decina di anni, produce due Enfer d'Arvier "base", che si differenziano per il colore dell'etichetta: marrone e verde. Mentre il primo segue la vinificazione classica, l'etichetta verde non utilizza lieviti selezionati né aggiunta di anidride solforosa, ed è affinato solamente in acciaio.

Il vino è un assemblaggio di Petit Rouge (95%), forse il vitigno più coltivato della Vallée, caratterizzato da un buon tenore alcolico ma poca acidità, che è compensata da un 5% di Fumin. Il colore è rubino con dei riflessi granati che segnano i suoi otto anni.

Un po' chiuso all'inizio, si apre su note di frutti rossi e aromi vegetali, senza farsi mancare le note speziate, i famigerati aromi terziari.

All'assaggio il vino si dimostra in buona forma, ancora fresco e piacevole da bere, con una buona struttura e tannini assai morbidi. In evidenza ancora la frutta matura e un finale un poco amarognolo tipico del Petit Rouge che invoglia a riempire di nuovo il bicchiere.

Dopo tutto ciò, che fretta c'è di passare agli assaggi delle altrettanto numerose vigne del Paradiso??

Gradazione: 12,5°
Prezzo: 18 €

domenica 19 settembre 2021

Osteria Da Alvise

Il locale
Affettati misti
Cjarsons alle erbe
Controfiletto di capriolo con polenta
Via 1° maggio 5
Sutrio (UD)

Anche quest'anno non è mancata una capatina in Carnia, sia per prendere bastonate sulle falesie della zona, con gradazione a volte assai severa, sia per dedicarsi ai piaceri della tavola dopo una giornata ad arrampicare. La scelta è caduta sull'osteria Da Alvise, lungo la strada che da Tolmezzo porta verso il passo di Monte Croce Carnico. Osteria, ma non solo: ristorante e qualche camera completano il locale.

L'interno è arredato in stile moderno e piacevole, i coperti non sono molti e la saletta dove ci accomodiamo è assai discreta. Bello il servizio da tavola. Il menù si compone di circa cinque antipasti e altrettanti primi e secondi, ispirato alla cucina della Carnia con qualche divagazione (ad es., una costata di carne dell'Uruguay).

Tra gli antipasti vince a man bassa il tagliere di affettati misti, con un prosciutto veramente superlativo (e anche una quantità più che discreta!).

I primi ruotano intorno ai ravioli alle erbe, sia nella declinazione dello sclopit, sia in quella altrettanto interessante dei cjarsons, il piatto caratteristico ed immancabile della zona, ovvero dei ravioli con ripieno variabile da un posto all'altro, da una casa all'altra. Da Alvise sono presentati con ripieno di erbe (menta, melissa, prezzemolo), senza che manchino uvetta, cannella e mela. Qui trovate la ricetta originale (invitatemi se li preparate)! A differenza dell'antipasto, qualche raviolino in più nel piatto non avrebbe guastato, ma il sapore è molto delicato; un piatto da non perdere.

Tra i secondi c'è l'immancabile frico, ma anche qui la scelta è obbligata: controfiletto di capriolo con polenta e marmellata di mirtilli, con il sapore agrodolce e l'acidità dei mirtilli che si sposano perfettamente con la carne (ricordo ancora la prima volta che assaggiai questo abbinamento, qualche secolo fa in Germania...). Che dire? Carne tenerissima e saporita, ottimo piatto.

Purtroppo, la lista dei dolci non mi è sembrata all'altezza del resto della cena, e ne abbiamo fatto a meno.

La cantina è piuttosto interessante, ed ovviamente focalizzata sulla zona. Però... però... io non mi capaciterò mai dell'enorme differenza che trovo nei ristoranti tra la cura per il cibo e quella per il vino: identifico un paio di Refosco di produttori a me ignoti e chiedo di portarmene uno che NON faccia passaggio in barrique. L'oste torna con un Refosco di Valchiarò. Assaggio, sento inconfondibilmente il legno e chiedo: "Ma è sicuro che non faccia legno?" Risposta: "Sì, lo fa, ma meno di quell'altro!". Ci sarebbe da ridere se non fosse la seconda volta (entrambe in Carnia, ahimè) in cui l'oste non si preoccupa delle richieste del cliente, ma gli porta quello che gli pare, contando forse sul fatto che l'avventore non ne capisca niente. Il cibo è ottimo, ma da questo lato c'è parecchio da migliorare!

Il conto: 91 € per
2 antipasti
1 primo
2 secondi
1 caffè
1 bottiglia di acqua
1 bottiglia di vino (18 €)

mercoledì 15 settembre 2021

Re Artù

Anna sul 1° tiro.
Alberto sul 5° tiro.
Sull'8° tiro.
Tracciato della via (verde). Il rosso la Hoi-Nau.
Punta Lastoi - Lastoi di Formin
Parete S

Accesso: dal passo Giau (o dal tornante appena prima di esso, salendo da Cortina) si segue il segnavia 436, superando un paio di forcellette per poi immettersi in un vallone e salire fino a forcella Giau, sovrastata dalla Punta Lastoi. Da qui seguire la traccia che sale verso sinistra, prima per prati e rocce e poi attraverso il ghiaione. Il sentiero si avvicina alla parete e supera lo spigolo dove attacca la Hoi-Nau. La via attacca poco più a destra (fix visibile, un po' alto), prima di una striscia nerastra oltre la quale c'è una targhetta "LMD" che segna l'attacco di Love my dogs.

Relazione: via molto bella che sale la parete S di Punta Lastoi per placche, diedri e qualche breve strapiombo, sempre su ottima roccia (con qualche punto in cui fare attenzione). La via è ben protetta a fix, ravvicinati nei passi più impegnativi e un po' più distanti nel resto. Eventualmente aggiungete all'armamentario un paio di friend, seppur non strettamente necessari. Soste su due fix con cordone ed anello tranne l'ultima.

1° tiro: salire in direzione del fix, superare un tettino e continuare a sinistra per fessura fino alla sosta. 35 m, 6a (passo), cinque fix.
2° tiro: salire dritto poi tenere lievemente a sinistra per placca verticale. 30 m, 6a, nove fix.
3° tiro: salire un po' verso sinistra fino ad una cengia, dove ci si sposta a destra alla sosta. 30 m, 5a; cinque fix, un chiodo.
4° tiro: superare un muretto e portarsi verso sinistra per rocce rotte fino ad una cengia. La sosta è sulla destra. 25 m, 5b; tre fix, un chiodo.
5° tiro: salire per il diedro e spostarsi a destra su un ballatoio. Superare un breve strapiombo e raggiungere la sosta. 25 m, 6a; quattro fix, un chiodo con cordino, un cordino in clessidra.
6° tiro: salire il muro a destra della sosta e proseguire per placca verso sinistra. 45 m, 6b (passo non obbligato); dodici fix, un cordino in clessidra.
7° tiro: salire un muretto e continuare, seguendo poi la fessura gialla più a destra delle due fino all'uscita in cengia. 15 m, 6a; sei fix, un chiodo.
8° tiro: salire a destra della sosta e rientrare a sinistra; continuare lungo lo spigolo e spostarsi poi alla fessura di destra, che si sale fino alla sosta. 30 m, 6a+ (uno/due passi iniziali), dieci fix.
9° tiro: salire a sinistra di un pilastro posto vicino alla sosta e continuare dritti per una specie di canale fino alla sosta. 35 m, 5b.
10° tiro: superare un muretto in partenza e proseguire dritti lungo la direttrice di una riga nera fino al pianoro sommitale. 40 m, 5b. Sosta su fix (raccomandata). In alternativa continuare ancora per poco e allestire una sosta su spuntone.

Discesa: dalla sommità si scende lungo l'altopiano dei Lastoi, tenendosi un poco sulla destra e seguendo alcuni ometti. Si giunge così ad un profondo canale, dove si scende per pochi metri ad una sosta per calata. Si eseguono quindi due calate da circa 50 m l'una (se avete una corda singola le calate sono tre e bisogna poi scendere una breve paretina), tenendo la sinistra in fondo (viso a valle). Alla fine delle corde doppie si scende fino alla base della parete e da qui in breve al punto di attacco, ed a ritroso lungo il sentiero di andata.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

mercoledì 8 settembre 2021

Ghedina

La targa di confine
Relazione originale [1]
Sul 3° tiro
Tracciato della via
Torre Luisa - Nuvolau
Parete SE

Accesso: da passo Giau prendere il sentiero verso il Nuvolau e lasciarlo subito, seguendo a destra il segnavia 443. Ad un secondo bivio, abbandonare il sentiero 443 (che porta alla Cinque Torri) e seguire la traccia in salita verso sinistra, che in breve conduce in vista della Torre Luisa. Al terzo tornante si lascia il sentiero e si traversa per prati fino alla parete, dove si nota una bellissima targa di confine con gli stemmi del leone di S. Marco e dei conti del Tirolo. La via attacca un poco a sinistra della targa, appena prima di una fessura grigia.

Relazione: bella via, purtroppo corta, che risale la parete E della torre con arrampicata divertente su ottima roccia. I passi di V+ sono protetti, ma la prima parte del primo tiro richiede un minimo di capacità di movimento sul V. Portare friend piccoli e medi. La relazione originale [1] è molto sintetica, ma pare salire un percorso lievemente diverso da quello odierno.

1° tiro: salire lungo la fessura (o anche alla sua sinistra) fino ad un ripiano oltre cui si continua per un diedro giallastro poco marcato per uscire poi in orizzontale a destra e portarsi alla sosta in corrispondenza dell'evidente sella. 35 m, V (passo V+); due chiodi, due cordoni in clessidra (uno marcio). Sosta su un chiodo e due cordini in clessidre con maglia-rapida.
2° tiro: non puntare alla cengia giallastra ben visibile dalla sosta, ma salire le rocce grigie per poi spostarsi a sinistra, superare un muretto e proseguire per rocce più facili fino ad uno spuntone oltre cui si trova un pino mugo e la sosta. 25 m; IV, V (passo), IV, III; tre chiodi. Sosta su un chiodo e due clessidre con cordino e maglia-rapida. Altro chiodo poco sopra sulla sinistra.
3° tiro: salire appena a destra della sosta, rientrare a sinistra per proseguire lungo la fessura, superare un tratto più verticale e continuare verso destra sotto rocce giallastre. 30 m; IV, V+ (passo), IV; quattro chiodi. Sosta su un cordone in clessidra (vecchio cordone marcio poco sotto).
4° tiro: spostarsi a destra, doppiare lo spigolo e salire senza percorso obbligato. 25 m, IV. Sosta su cordone su spuntone con maglia-rapida.

Discesa: per roccette dal lato opposto a quello di salita fino al sentiero di andata che si segue verso sinistra.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

[1] A. Berti, Dolomiti orientali Vol. 1 (p. 122), CAI-TCI, 1971

lunedì 6 settembre 2021

Osteria del vicolo

Il locale
Antipasto del Pollino
Foglie di rose
Tagliolini al tartufo nero su fonduta di caciocavallo
Filetto di maialino Nero alla liquirizia e cipolle di Tropea
Bocconotto
Vico I° San Francesco 5
Mormanno (CS)

Qui è comodo arrivarci se state percorrendo l'autostrada SA-RC e vi imbattete nell'uscita omonima. Se invece venite, come noi, dalle meraviglie dell'Arcomagno, preparatevi ad un'ora buona di viaggio su strade che potrebbe non essere particolarmente salutare percorrere dopo le libagioni di una cena.

Ma ne vale la pena! Soprattutto d'estate, anche per sfuggire al clima torrido e all'affollamento della striscia costiera, per allontanarsi dalle centinaia di locali coi loro menù turistici, per scoprire una Calabria diversa, di montagna, con i suoi siti archeologici così lontani dall'oleografia delle spiagge trafitte da schiere di ombrelloni. E anche per mangiare bene!

Il locale è nascosto in fondo ad un vicoletto dietro la piazza principale. Pareti e tovaglie in rosso porpora (o simile tonalità), sedie impagliate, aspetto da osteria moderna, con i soliti quadri di dubbio gusto alle pareti. Meglio guardare al menù allora, che propone rigorosamente piatti tipici della zona, con materie prime locali. La scelta è piuttosto varia, più di quel che mi sarei aspettato, con una decina circa di primi e altrettanti secondi, questi ultimi di sola carne a parte un paio di proposte di baccalà.

Noi abbiamo iniziato dividendo un antipasto del Pollino, che propone assaggi di salumi (salame piccante, prosciutto, capocollo) e formaggi locali, con l'aggiunta delle ottime lenticchie di Mormanno.

Sui primi piatti il tavolo si divide tra le Foglie di rosa, ovvero degli straccetti di pasta con salsa di pomodoro, noci (e ricotta?) ed i Tagliolini al tartufo nero su fonduta di caciocavallo, forse una scelta migliore: la pasta è ottima, ma il sugo delle Foglie, pur buono, mi ha lasciato l'impressione di scivolare sulla pasta senza insaporirla del tutto.

Per il secondo, la scelta cade sul Filetto di maialino Nero di Calabria, una razza autoctona e con una carne di qualità migliore e più magra rispetto ai suoi "fratelli", salvato dall'estinzione e recuperato, qui proposto nelle due declinazioni con liquirizia e cipolla rossa di Tropea e con porcini e noci. La carne è ottima e l'accostamento con la liquirizia davvero indovinato.

Tra i dolci, non esaltanti quanto il resto della cena, c'è il classico Bocconotto e qualche torta.

Molto interessante la cantina, focalizzata sui vini calabresi. In omaggio alla provincia che ci ospita, tralascio i Cirò e mi oriento sui vini a base Magliocco. Dopo la canonica chiacchierata con l'ostessa, la scelta cade sul Magliocco Rinni di Cantine Viola, vino interessante che accompagna bene soprattutto i secondi, mentre è un po' troppo intenso per i primi (ma non si può pretendere).

E dopo tutto questo, provate ad immaginare l'entusiasmo con cui si risale in auto per un'altra ora di strade improbabili...

Il conto: 71 € per
2 primi
2 secondi
2 dessert
1 bottiglia di vino (18€)
2 bottiglie di acqua

martedì 31 agosto 2021

Treni 2218 e 2275 (Bergamo-Milano Lambrate): ritardi maggio-luglio 2021

Fig. 1: distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2218 delle 8:02
nei trimestri maggio-luglio dal 2015 al 2021.
Fig. 2: Andamento mensile dei ritardi per il treno 2218 (8:02).
Fig. 3: Come in Fig. 1, ma per il treno 2275 delle 17:41.
Fig. 4: Come in Fig. 2, ma per il treno 2275 delle 17:41.
22/06/21. Buon pomeriggio da Trenord...

La novità più interessante di questo trimestre è un rapporto pubblicato da colleghi del Politecnico di Milano relativo a Trenord. La lettura è vivamente consigliata, ma se non volete cimentarvi con le sue 59 pagine, potete saltare direttamente alle ultime pagine di conclusione, oppure leggere questa breve sintesi pubblicata su un quotidiano locale. Il rapporto è analitico, dettagliato, preciso, e dimostra chiaramente quello che tutti sanno, ovvero che a Trenord dovrebbe essere tolto il "servizio" (sevizio per i pendolari) al più presto. Per citare da p. 56:

Quello che non sembra accettabile (e nemmeno ammissibile) è che Trenord conservi il monopolio di servizi che non è palesemente in grado di esercire .

Anche sul capitolo ritardi, argomento di questa serie di post, si legge chiaro e tondo come il tutto non funzioni (sempre a p. 56):

In primo luogo, l’attuale definizione di ritardo è distorcente a favore dell’azienda (diluendo nella giornata i picchi di ritardi dei treni più frequentati e ignorando le fermate intermedie). In secondo luogo, i bonus e le penalità basati su soglie di ritardo ai capilinea sono solo limitatamente efficaci perché l’orario può essere dilatato (pratica usata diffusamente, come ben sanno i pendolari di alcune linee).

Ad ulteriore (se mai ce ne fosse bisogno) conferma di quanto scritto sopra, possiamo ora serenamente (si fa per dire...) guardare al resoconto, invero assai tardivo, dei ritardi cumulati nell'ultimo trimestre pienamente lavorativo. Il treno 2218 conferma il forte peggioramento rispetto all'anno 2020, con puntualità al 10% e al 62% entro 5' di ritardo. Ritardo massimo di ben 27'. Anche in questo trimestre il 2021 si piazza tra gli ultimi posti da quando è iniziata la rilevazione.

L'andamento "storico" in Fig. 2 evidenzia il solito peggioramento estivo con il 10% dei treni che superano il quarto d'ora di ritardo! Una roba indegna.

Se passiamo al 2275, c'è solo da piangere. Il treno è ancora di quelli che probabilmente circolavano sulla Napoli-Portici del 1839, e potrebbe benissimo far parte di quel materiale che Trenitalia ha già radiato, ma che Trenord continua a far circolare (come riportato qui). Ricordiamo poi sempre che i tempi di percorrenza sono stati pure aumentati, col solo effetto di aumentare anche i ritardi! La puntualità è al 24%, e al 67% entro 5' di ritardo. Notate sempre il solito andamento bimodale, con una coda infinita verso destra, ad indicare ritardi che non finiscono mai; il valore massimo registrato è infatti di ben 48 (quarantotto!!!) minuti. Ai lettori le conclusioni...

L'andamento mensile è in linea con quanto di precedente, ma si evidenzia pure una tendenza al peggioramento (curva arancio), e il solito andamento oscillante su valori scandalosi della "puntualità" al 90% dei treni (curva verde), che balla tra i 10 e i 30'.

Conclusione (come dicono i colleghi): togliete il monopolio del servizio ferroviario regionale a Trenord!

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.

lunedì 30 agosto 2021

Superbaffelan

Sul 1° tiro.
Anna sul 2° tiro.
Sul 5° tiro.
Anna sul 6° tiro.
Tracciato della via.
Baffelan (Gruppo del Sengio Alto) - Piccole Dolomiti
Parete E

Accesso: raggiungere Recoaro Terme e salire al passo di Campogrosso. Appena prima del rifugio Campogrosso si stacca a destra la Strada del re, inaugurata nel 1918, che congiunge i passi di Campogrosso e delle Fugazze. La si percorre fino alla sbarra, dove si parcheggia. Si prosegue a piedi fino ad una curva verso destra, dove si stacca una scorciatoia. Si segue la traccia più a sinistra fino all'imbocco di un canale (targa), lo si risale giungendo al camino di attacco della via Carlesso. si prosegue brevemente fino ad arrivare in corrispondenza di una cengia. Appena prima, si attraversa (attenzione!) sulla sinistra, giungendo su uno stretto terrazzo. Alla sua sinistra c'è l'attacco (fix e chiodo). Sopra la sosta si vede uno spit della Tranquillo e Placido; sulla placca a destra della sosta ci sono i fix della via.

Relazione: bella via che sale la parete E del Baffelan con arrampicata sostenuta, anche se su difficoltà non troppo elevate. La chiodatura è buona a fix, ravvicinata ma non troppo, con alcuni posizionamenti che risultano un po' illogici, forse figli della chiodatura dall'alto. I passi più duri sono in parte azzerabili; la difficoltà obbligata è intorno al 5c. Portare solo rinvii; un paio di friend piccoli possono essere utili se non vi sentite proprio a vostro agio, anche se le possibilità di integrazione non sono molte. Tutte le soste sono su due fix con anello tranne dove indicato.

1° tiro: salire a destra della sosta per placca, proseguire per una fessurina e sostare sulla destra. 30 m, 5c (passo di 6a?), otto fix.
2° tiro: spostarsi a sinistra della sosta (fix ravvicinato) verso un diedro, salirlo e riportarsi a destra superando un breve strapiombo 30 m, 5c, otto fix.
3° tiro: salire a destra per roccette fino alla sosta. 25 m, 5b, cinque fix.
4° tiro: spostarsi a destra a doppiare uno spigolino, salire a superare una fessura un po' aggettante (o la placca alla sua sinistra) per salire ancora verso sinistra. 45 m, 6a+/6b, undici fix.
5° tiro: salire verso sinistra, superare una fessura e continuare per muretti fino alla sosta. 30 m, 6b, undici fix. Sosta su tre fix (due con anelli).
6° tiro: salire a destra, superare un breve strapiombo e risalire un diedro fessurato obliquo verso sinistra che porta alla sosta. 30 m, 5b, otto fix.
7° tiro: salire per un corto muretto e poi per rocce più articolate fino alla sosta. 30 m, 4a, sette fix. Sosta su due fix con anello e cordone.
8° tiro: salire il canale appena a destra della sosta fino alla sommità. 20 m, II, un fix. Sosta su tre spit.

Discesa: si segue la via normale, portandosi verso la croce di vetta (S, a sinistra rispetto la direzione di salita) e si scende sulla destra (O, versante opposto a quello di salita) seguendo gli ometti. Giunti ad una forcella si continua per traccia (ometti) verso destra fino ad un passo (del Baffelan), dove è evidente il canale di discesa sulla destra (Boale del Baffelan). Si scende quindi per traccia fino ad un muro di contenimento, che si supera grazie ad un tratto attrezzato sulla destra, proseguendo poi fino alla strada del re.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 23 agosto 2021

Vecchia quercia

Sul 1° tiro.
Teo sul 2° tiro.
Teo sul 3° tiro.
Sul 4° tiro.
Torrione Scandella - Presolana del prato
Parete S

Accesso: raggiungere la malga Cassinelli parcheggiando a sinistra poco prima del passo, in corrispondenza di una chiesetta (cartello "Cantoniera della Presolana"), seguire la strada che si stacca in salita fino al secondo tornante e lasciarla per proseguire lungo il sentiero. In alternativa parcheggiare qualche centinaio di metri prima sulla destra, nei pressi dell'Hotel Spampatti, e seguire la strada di fronte e subito il sentiero a destra (indicazioni per baita Cassinelli), che sale nel bosco e si congiunge con il precedente. Superare la malga Cassinelli e risalire il ghiaione (segnavia 315 per il bivacco Città di Clusone e Grotta dei Pagani), oltrepassare il bivacco e la cappella Savina e proseguire per un breve tratto tra roccette. Quando il sentiero torna pianeggiante si prende una traccia che sale ripida sulla destra e porta alla base del torrione Scandella (lapidi). Da qui si risale poche decine di metri verso sinistra superando gli attacchi di Alpilandia e del Il tramonto di Bozard, giungendo all'attacco della via (scritta).

Relazione: via molto bella su roccia fantastica e chiodatura ottima, in puro stile plaisir. Portare solo rinvii. Le soste sono su due fix con due maglia-rapida.

1° tiro: il tiro originale sale uno strapiombo sulla destra, ma noi abbiamo percorso una variante successiva, che sale leggermente a sinistra su una pancia e piega poi verso destra giungendo alla sosta. 30 m, 6a (passo); quattro fix, un cordone in clessidra.
2° tiro: spostarsi a destra ad una sosta su golfari, salire dritti per placca, attraversare a sinistra e salire alla sosta sulla sinistra. 25 m, 5c; due fix, due chiodi, un cordone in clessidra.
3° tiro: salire a destra della sosta per un vago diedrino e placche. 25 m, 4b; un fix, due cordini in clessidra.
4° tiro: dritti per la bella placca fino ad una cengia dove si sosta. 25 m, 4c; due fix, due chiodi, un cordino in clessidra.
5° tiro: salire per un corridoio di placche vicino a chiazze d'erba, prima dritto e poi piegando verso destra. 30 m, 5c; tre fix, due chiodi.

Discesa: conviene spostarsi pochi metri a destra (rispetto alla direzione di salita) e raggiungere la sosta del Tramonto, da cui si scende in doppia con tre calate.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

mercoledì 28 luglio 2021

L'ira di Milio

Sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Teo sul 5° tiro.
Tracciato della via (rosso). In viola Attimi fuggenti.
Le frecce indicano le partenze di Respiri profondi, Tetide,
Buon compleanno, Refrattari.
Presolana del prato (avancorpo)
Parete S

Accesso: dalla Val Seriana verso il passo della Presolana; parcheggiare sulla destra in un largo spiazzo poco prima di raggiungerlo, appena prima di una chiesetta (cartello "Cantoniera della Presolana"), seguire la strada che si stacca di fronte fino al secondo tornante e lasciarla per proseguire lungo il sentiero, raggiungendo la baita Cassinelli (indicazioni). In alternativa parcheggiare qualche centinaio di metri prima sulla destra, nei pressi dell'Hotel Spampatti, e seguire la strada di fronte e subito il sentiero a destra (indicazioni per baita Cassinelli), che sale nel bosco e si congiunge con il precedente. Superare la malga Cassinelli e risalire il ghiaione (segnavia 315 per il bivacco Città di Clusone e Grotta dei Pagani), oltrepassare il bivacco e la cappella Savina e raggiungere un breve tratto pianeggiante tra roccette. Al suo termine si sale il ghiaione seguendo una vaga traccia, che porta praticamente davanti all'attacco della via (scritta), sulla destra dell'evidente lavagna giallo-nera. A destra sale Fata Morgana, a sinistra Attimi fuggenti.

Relazione: come le altre sue compagne dell'avancorpo, la via è protetta a spit; un po' datati ed artigianali a dire il vero, ma pur sempre sicuri. Inutili i friend: le protezioni sono in stile-falesia, con solo un paio di spostamenti a sinistra con spit appena sotto il piede che "vivacizzano" la bella salita. La roccia è ottima, le difficoltà contenute, il divertimento assicurato. Tutte le soste sono su due golfari (la prima ha anche i cordini di collegamento).

1° tiro: salire il pilastrino sopra la scritta e raggiungere la sosta. 20 m, 5c; cinque spit.
2° tiro: salire la placca fino all'evidente diedro giallo sovrastante la sosta. Traversare a sinistra e continuare per placca fino ad uscire su una terrazza erbosa, ignorando la sosta. Proseguire tra erba e rocce un po' infide puntando al lato sinistro del muro giallo, dove si sosta alla base di un pilastrino grigio. 45 m, 5c; otto spit, una sosta intermedia (due golfari).
3° tiro: salire il pilastrino, traversare a sinistra e superare un breve muretto, continuando poi per placca fino alla sosta. 30 m, 6a (passo), otto spit.
4° tiro: salire fino alla cengia (ignorare la sosta) e proseguire dritti fino alla sosta. 25 m, 5b; tre spit, una sosta intermedia (tre golfari).
5° tiro: dritti si vedono i fix di Attimi fuggenti. Si tiene invece la destra, raggiungendo la parete a destra di un canale. Si sale lungo un pilastrino e, quando questo finisce sulla cresta finale, si raggiunge la sosta sulla sinistra. 40-45 m, 5b; sei spit, un chiodo, un cordone in clessidra.

Discesa: in doppia sulla via:
1a calata: 50 m dalla fino alla sosta intermedia del 4° tiro, sul bordo della cengia;
2a calata: 60 m fino alla sosta intermedia del 2° tiro;
3a calata: 40 m fino a terra.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

venerdì 16 luglio 2021

Trattoria del Muliner

Insalata di luccio
Tagliolini con gamberi e verdure
Tinca al forno con polenta
Torta del muliner
Via S. Rocco 16
Clusane, Iseo (BS)

La riapertura dei locali è ovviamente un'ottima notizia per tutti, sia per chi ci lavora che per chi può tornare laddove è piacevole sedersi a gustare del buon (o ottimo) cibo, degnamente accompagnato. E così una domenica di qualche settimana fa decido che la montagna può attendere e cedere il passo ad una sana gozzoviglia. Ci dirigiamo quindi verso il lago d'Iseo, sponda bresciana questa volta, per tuffarci ancora... nella cucina di pesce d'acqua dolce. Destinazione Il muliner (il mugnaio), trattoria esistente dal 1963 sotto la stessa gestione familiare. Arredo moderno, nitido e piacevole, che contrasta con i tavoli in legno di foggia più antica; uno spazio coperto all'esterno in cui il caldo esasperante di quest'estate si fa sentire un po' troppo.

Menù centrato sulla cucina di lago, attento ai prodotti locali, con qualche concessione alle carni per gli "eretici"; quattro-cinque primi ed altrettanti secondi per una proposta decisamente interessante. Prezzi non propriamente "da osteria", ma tutto è di ottima qualità.

Per iniziare, tra gli antipasti scelgo l'insalata di luccio all'olio del Sebino, porzione abbondante presentata in maniera eccellente, ma che oltre alla vista ha soddisfatto anche il gusto!

Tra i primi piatti mi dirigo senza indugio sui tagliolini con gamberi e verdure, dopo essermi assicurato che i gamberi in questione siano gamberi di fiume (ma non provenienti dalla zona; non tutto può essere a "chilometro zero"). Piatto veramente delicato e gustoso, sia per la pasta che per i gamberi. Anche lo spaghettone con sardine essiccate del lago riscuote consenso, ma la quantità lascia un po' a desiderare.

Fedele al precetto che in queste circostanze si mangia più per golosità che per fame, non posso certo rinunciare al secondo. E il secondo non può che essere un piatto tipico della zona, la tinca al forno con polenta. Anche in questo caso, la cottura è perfetta ed esalta il sapore del pesce (chi ha detto che i pesci di lago non sono saporiti?), mentre pangrattato ed aromi, nonché l'assenza del burro fuso, non appesantiscono affatto il gusto.

C'è ancora un po' di spazio per il dessert: onestamente non trovo niente di particolarmente goloso e mi rifugio nella torta del muliner, una buona pastafrolla (con ciliegie? Boh... memoria, memoria...). Devo ammettere però che i fruttini-gelato (sei piccoli frutti svuotati e riempiti con gelato dello stesso frutto) erano decisamente migliori!

Interessante la lista dei vini, ovviamente centrata sulla Franciacorta, e che evidenzia i produttori legati alla FIVI. Per restare nei dintorni, ma non proprio nella zona, mi sposto un po' ad est, a pescare un Lugana (bio) di Pasini San Giovanni, che si sposa perfettamente al cibo.

Il conto (tre persone): 171 € per
3 antipasti
3 primi
2 secondi
2 dessert
3 caffè
2 bottiglie di acqua
1 bottiglia di vino

mercoledì 14 luglio 2021

Diedro Stefani-Toldo

Sul 1° tiro.
Teo sul 2° tiro.
Sul 3° tiro (foto Giovanni Fontana).
Sul 5° tiro.
Teo sul 5° tiro.
Tracciato della via. La fotografia originale
della parete è di Matthias Stefani.
Bastionata di Obergrubele - Valdastico
Parete NO

Accesso: si raggiunge la Valdastico ed il comune omonimo, attraversando il fiume e raggiungendo il borgo di S. Pietro Valdastico. Nel centro del borgo, praticamente di fronte alla piazza della chiesa, si stacca sulla sinistra una strada (via Rotzo) senza indicazioni (NON proseguire fino a Pedescala). La si percorre, ignorando le deviazioni per le frazioni, risalendo due gruppi di quattro tornanti e proseguendo in piano fino ad un'evidente costruzione sulla sinistra (scritta Valdastico servizi). Si parcheggia sulla rampa di accesso (pochissimi posti) e si continua brevemente a piedi fino ad una strada bianca sulla sinistra, che si percorre sino ad incontrare un paio di ometti. Sulla destra si stacca un ripido sentiero (ometti) che conduce ad un canale con corda fissa. Lo si risale e ci si sposta a sinistra fino all'attacco della via (due chiodi e scritta).

Relazione: via molto bella aperta nel 2017 con protezioni veloci e poi ripulita e richiodata ad uso di alpinisti un po' conigli come il sottoscritto. La linea elegante, la chiodatura ottima, la roccia buona (con qualche punto in cui fare un po' di attenzione) ne hanno fatto in breve tempo una delle vie più frequentate della zona, che lascia solo il rimpianto di non essere più lunga: non perdetevela! Percorso sempre logico ed ovvio, marcato dai chiodi; utili comunque un paio di friend per integrare qua e là.

1° tiro: salire il muretto e spostarsi a destra fino ad una placca. Salirla (passo delicato) portandosi poi verso destra a doppiare uno spigoletto e salire per breve diedro alla sosta. 35 m; V, III, V+, V; undici chiodi, una sosta intermedia (due chiodi e cordone). Sosta su tre chiodi con cordone, maglia-rapida ed anello.
2° tiro: non puntare all'evidente diedro giallastro dall'aspetto malsicuro posto sopra la sosta, ma spostarsi appena possibile sulla placca di destra, per tornare poi a sinistra più in alto. Superare un muretto e raggiungere un pilastrino ed il terrazzo di sosta sulla sinistra. 30 m, IV+, nove chiodi (uno con cordone). Sosta su tre chiodi con cordone ed anello.
3° tiro: salire per breve placca e continuare per il bellissimo diedro ad arco. Dove questo diviene più verticale ci si sposta a destra (cordone ben visibile) e si sale per placca alla sosta. 30 m, V-; sette chiodi, una clessidra con cordone, un cuneo con cordone. Sosta su tre chiodi con cordone ed anello.
4° tiro: spostarsi a destra e salire fino ad un breve diedro che conduce ad una larga cengia erbosa dove si sosta. 20 m, IV+, cinque chiodi. Sosta su albero con cordone ed anello.
5° tiro: salire la parete di fronte, spostarsi a destra e continuare (passo non banale) in obliquo verso destra fino a raggiungere la sosta. 35 m, V+, sei chiodi. Sosta su due chiodi con cordone ed anello.
6° tiro: traversare a destra e superare un breve muretto, spostarsi ancora lievemente a destra e salire per il diedro (passo iniziale leggermente aggettante) fino a raggiungere il bosco sommitale. 15 m; IV, passo di VI-, V; quattro chiodi. Sosta da attrezzare su pianta.

Discesa: poco sopra la sosta si nota un'evidente traccia, che si segue verso destra fino allo sbocco di un canale. Qui conviene fare una calata in corda doppia da 60 m, che evita la discesa lungo il canale terroso e friabile, per poi proseguire verso destra (viso a valle; ometti) giungendo in breve alla corda fissa utilizzata per la salita. Da qui si rientra lungo il percorso di andata.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.