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| L'interno. |
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| Fileja Spada e Nduja. |
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| Polpettone con patate al forno. |
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| Coniglio al mattone. |
Reggio Calabria
Se passate da Reggio Calabria per visitare i bellissimi bronzi di Riace al Museo archeologico nazionale, o per esplorare l'estremo lembo dell'Italia continentale tra Scilla e Pentedattilo, con vista sulla Sicilia e l'Etna, invece di salire poi sull'inutile - se mai si farà - ponte, potete associarvi una "visita" a questa trattoria dalla recente apertura (marzo 2026, se non erro). Se il locale è decisamente giovane, altrettanto non si può dire dello stile della cucina, fermamente ispirato dai piatti della tradizione calabrese.
L'interno è accuratamente arredato per richiamare un'atmosfera familiare, ma senza far dimenticare che ci si trova in un ristorante (gli onnipresenti quadri brutti alle pareti, costante di ogni ristorante della penisola, ve lo ricorderanno). Anche i bicchieri sono in stile casalingo, per così dire, senza calici piccoli, ampi, stretti, larghi: un bicchiere piccolo per il vino e uno per l'acqua; fine. Per i pargoli, compaiono pure i bicchieri ricavati dai vecchi barattoli della Nutella, per fare ancora più amarcord. Unico appunto, la mancanza di aria condizionata nella torrida estate 2026, a cui un ventilatore supplisce come può.
Nonostante l'appetito, decidiamo di saltare gli antipasti e passare direttamente ai primi: il menù, curato nella forma e nella sostanza, scritto in calabrese e... inglese, è centrato sulla pasta, con l'eccezione degli gnocchetti con crema di zucchine e fiori di zucca: lasagna, maccheroni, paccheri, e l'immancabile fileja, nelle versioni con melanzane e ricotta, e con pesce spada e nduja, che ovviamente scelgo senza esitazione alcuna. Piatto molto saporito e ricco di condimento, che non mangiavo da un po' e che è sempre un piacere assaggiare.
Siamo così ai secondi: baccalà e pesce spada, per tornare sulla terra con grigliata mista, polpettone e coniglio. La scelta cade sul polpettone al sugo, letteralmente sepolto nel sugo, ripieno di uova e prosciutto, che - mi si assicura - ricorda proprio i sapori dell'adolescenza. Io invece, sempre nell'ottica dell'amarcord, non posso non scegliere il coniglio al mattone, con patate e cipolle. Il nome deriva dal fatto che tradizionalmente si poneva un mattone (ricoperto con carta di alluminio) sopra la carne per renderla croccante. Il risultato è una carne tenerissima, che si scioglie a guardarla e si mangia tutta d'un fiato, gustosa ed interessante anche perché piuttosto diversa dal mio, personalissimo, ricordo del canonico coniglio nei pranzi casalinghi ad un migliaio di chilometri di distanza da qui. Nota di merito anche per la porzione, decisamente abbondante.
Se fin qui tutto è andato alla perfezione, un po' di delusione trapela al momento dei dessert: niente di fatto in casa, ma solo prodotti di pasticceria. Ci mangiamo due cannoli ripieni che, seppur buoni, stonano un po' con la filosofia del locale. Peccato.
La lista dei vini è giustamente incentrata sulla regione e, vista la passione per i rosati che ultimamente mi attanaglia, assaggio un Prime Albe di Tenuta S. Giovanni, da vitigno di Nero calabrese e 13° di tenore alcolico, che accompagna ottimamente la cena.
Altro che ponte, andate da Nonna Lucia piuttosto!
Il conto: 106 € per
1 primo
2 secondi
1 contorno
2 dessert
1 bottiglia di acqua
1 bottiglia di vino (18 €)
1 caffè














































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