Serra e Riva, Milano, 1981 (1a ed. in lingua italiana Rizzoli, 1962)
Traduzione di Annuska Palme Sanavio e Donatella Ziliotto
Povera purtroppo di venti è la vita quaggiù sulle pingui colline d'argilla, o sul fiordo annerito dal fumo dei piroscafi, o nel centro stesso della città, a paragone delle nostre terre! [...]
Se quaggiù si parla di pesce, ci si riferisce a qualche povero merluzzo o nasello preso nelle reti.
Un abitante del Nordland intende con questo - come per molti altri argomenti - qualità mille volte più varie, [...] dalla balena che avanza col suo zampillo negli stretti, sospingendo ribollenti banchi di pesce, fino alle razze più piccole. [...]
Quando si parla di uccelli l'abitante del Nordland non intende, come succede qui, solo un tipo o un altro di selvaggina, ma una legione celeste che fluttua come un bianco risucchio intorno alle montagne abitate dagli uccelli, come una tempesta di neve stridente e brulicante sopra la zona dei nidi. [...]
Invece di queste spiagge monotonamente disseminate di gusci di lumache e di cozze, ha il ricordo di un'altra spiaggia coperta da una varietà di conchiglie d'ogni colore.
In generale nel Nordland ogni manifestazione della natura è più violenta e ogni contrasto più grande e singolare. [...]
C'è un sole e una meravigliosa estate, in cui il giorno non dura solo dodici ore, ma ininterrottamente per tre mesi, durante i quali è perfino necessario proteggersi da nuvole di zanzare.
A questa si oppone per contrasto una notte di tenebre e di terrore che dura nove mesi.
Ne nasce una situazione estrema, priva di quei blandi passaggi minori sui quali si basa la tranquilla vita del sud, una condizione cioè più adatta alla fantasia, all'avventura, alla varietà del caso che alla pacata ragione e a un'esistenza regolare e sicura.
Un viaggio estivo in Norvegia è stata l'occasione per scoprire uno dei suoi principali romanzieri ottocenteschi attraverso il suo romanzo d'esordio, pubblicato nel 1870. Vi si narra la vita di David Holst attraverso il suo diario, lasciato all'amico Federico. I due, originari del Nordland, si sono ritrovati fortuitamente a Oslo, e Federico assiste l'amico malato nei suoi ultimi giorni di vita.
Sin dall'inizio del libro, però, irrompe il vero personaggio principale della narrazione, ovvero la Natura selvaggia ed il fascino che esercita sugli uomini. Così Federico, cresciuto all'aria aperta, è solito inventare impegni improvvisi di lavoro durante le serate di maltempo, per uscire fantasticando in mezzo alla bufera per scendere fino al pontile ad ammirare la spuma innalzarsi in un turbine sulla banchina danneggiando le navi del porto (p. 10), ed è proprio durante uno di questi richiami della Natura che incontra Holst. E all'inizio del diario, tra le pagine migliori del libro, la grandiosità della Natura nel nord della Norvegia si dispiega, affiancandosi al suo lato superstizioso (p. 36):
La credenza popolare nordica, fin dai tempi delle saghe, ha relegato tutta la malvagità in quei luoghi.
Lassù i lapponi hanno esercitato le loro stregonerie, e là sulle sponde del cupo Mar Glaciale, invernale e impetuoso, stanno ancora gli dei primitivi spinti agli estremi confini della terra, le spaventose potenze demoniache informi nelle tenebre, contro le quali combatterono le nuove divinità ma che solo Sant'Olaf con la vittoriosa spada crociata luccicante al sole poté mettere ai ceppi.
Ciò che, stando sul sicuro suolo della civiltà, si taccia così facilmente di superstizione, ma che continua comunque a vivere nel popolo come potenza naturale, appare qui nel sud nel giudizio della gente come limitata credenza infantile. [...].
Là ci sono anche dei miti esseri sotterranei che, invisibili accanto alla popolazione, si dedicano sulle loro barche a una pacifica pesca.
Ma accanto a loro la paura della natura crea di continuo un intero esercito di spiriti maligni che adescano gli esseri umani, di fantasmi di annegati che bramano la terra consacrata, di giganti delle montagne, di spettri marini che remano in barche dimezzate e che nelle notti invernali ululano paurosamente nei fiordi.
Così come inizia il racconto, la Natura lo chiude (p. 128):
Immerso nella luce invernale, il fiordo a occidente appariva ammantato di un fumo di schiuma argentea che si spostava a folate sull'acqua. Verso terra le onde arrivavano come grandi montagne verdi coronate di spuma, che con frastuono tonante si frangevano contro la costa, e il risucchio era tale che quando l'acqua si ritirava la spiaggia rimaneva asciutta per larghi tratti.
In un punto in cui le rocce scendevano a picco sul mare, a ogni ondata saliva verticalmente un vasto e fantastico raggio di schiuma che il vento diffondeva sulla terra come fumo. In un altro punto le ondate assalivano con violenza da titani uno scoglio ripido che ora appariva coperto di schiuma, ora completamente asciutto.
Lie, che dai cinque agli undici anni visse oltre il circolo polare artico, sapeva certamente di cosa parlava. L'atmosfera fantastica che permeava tutta la casa (p. 60) (di David, ma evidentemente anche di Jonas) è ben descritta nel capitolo Nella stanza della servitù, stanza in cui il piccolo David si intrufola non visto per ascoltare i racconti più interessanti che avessi mai udito (p. 62), ovviamente di naufragi e di spettri. E la donna che assiste la madre nei suoi ultimi giorni possiede i lineamenti taglienti come quelli di una strega (p. 49), è superstiziosa e strana (p. 50) ed opera un utile sincretismo religioso (p. 50):
Nelle sue formule di scongiuro ricorreva spesso la parola « jumala », la denominazione dell'antico dio la cui credenza nel nord non è stata ancora sradicata come si pensa e che ha ancora più di un altare sacrificale tra i confini montagnosi della Marca Finnica. Contro le arti lapponi non si peritava evidentemente di evocare nei suoi esorcismi il dio dei finlandesi e quello dei cristiani.
E io crebbi sotto l'influenza di tali impressioni.
In tutto il racconto Lie è sempre ambiguo, presentando ripetutamente il mondo fantastico del Nordland e ripetendo però, a mo' di excusatio non petita, che si tratta di superstizioni. La stessa facoltà della veggenza di David, che presagisce le tragedie prima che accadano, è descritta ora come qualità soprannaturale (si nasce con una terza finestra, accanto ai due occhi sani, p. 41), ora come patologia (p. 56):
Il limite tra fantasia e realtà segnato nella coscienza di ognuno deve essere nelle nature particolarmente emotive tracciato sempre di nuovo e a fondo, altrimenti è facile che si cancelli in un punto o nell'altro, provocando uno stato morboso.
Analogamente, la ricorrente apparizione della dama con la rosa che anticipa le visioni è definita dal protagonista, dopo il colloquio col medico, una semplice malattia che si doveva curare con rimedi naturali adeguati (p. 94). Questa dualità suggerisce che esistono forze e/o emozioni che non possono essere spiegate, e pone Lie parzialmente al di fuori del campo realista, avvicinandolo ad uno stile psicologico più moderno. Da questo punto di vista si possono vedere i numerosi accenni ai sensi di colpa che attanagliano il protagonista, quando appena prima di ricevere la cresima si dibatte in un angoscioso tormento (p. 86) per non aver rivelato ai genitori di Susanna del loro fidanzamento (Susanna, assai più sveglia di David, non si pone il minimo problema e rimane fresca, sorridente e intatta, p. 87). O quando, al pranzo di Natale, il dottore che già aveva tentato di "curare" David per la sua disposizione alle malattie mentali (p. 93) gli chiede di interrompere il fidanzamento proprio a causa di esse.
In entrambi questi casi Susanna rivela la sua... chiamiamola "superiorità" rispetto a David. Volitiva ed inguaribilmente ottimista, vero motore della coppia, convinta che il suo amore con David sia sacro, non si preoccupa di nulla, men che meno del parere del dottore, e rivendica il diritto a dividere la vita con la persona che ama fino alla fine. La sua visione è ben diversa da quella di David, a cui la dama con la rosa (e le spine!) che gli appare nella chiesa di Trondenäs ricorda il duplice volto dell'amore, e la cui veggenza rende impossibile vivere una vita "normale". Questa condizione femminile è stata messa in relazione con la moglie di Jonas, Thomasine, che svolgeva un ruolo importantissimo nella sua produzione letteraria: aveva il parere finale sulla forma artistica di tutte le opere, contribuendo con idee originali ai racconti stessi e riscrivendo alcune parti.
Dopo la moglie, la madre: Jonas era convinto che avesse origini finlandesi (ma la cosa non è del tutto sicura in realtà), ed attribuiva a lei la sua immaginazione fantastica. Nell'Ottocento in Norvegia iniziò una discriminazione nei confronti di finlandesi/kven e lapponi/sami (oggetto della norvegesizzazione), causando forse qualche malumore a Jonas, che - anche se parla di "robusti finlandesi e deboli lapponi", introiettando le discriminazioni dell'epoca - non risparmia qualche critica (p. 40):
In ogni nucleo familiare nordlandese ci sono solitamente, a mio parere, alcune gocce di sangue lappone. [...].Bisogna dire che anche agli altri scrittori norvegesi dell'epoca, Ibsen su tutti, manca completamente ogni riferimento e conoscenza del problema, relegando i Sami più o meno a personaggi del folklore. Ma questa è un'altra storia, che non c'entra con l'amore giovanile di Susanna e David.
l'uomo del nord dai capelli biondi e gli occhi azzurri, dalla natura ardita e serena, e l'oppresso lappone scuro, dagli occhi bruni, fantasioso, acuto, pieno di misticismo ma debole di carattere, che vive sugli sci cantando melodie in tono minore, così come lo vedono molti norvegesi che nel loro orgoglio di razza non sospettano di avere qualche parentela o affinità con quella gente.












































