giovedì 20 agosto 2026

Mao II

di Don DeLillo
Penguin Books, New York (USA), 1992
There's a curious knot that binds novelists and terrorists. In the West we become famous effigies as our books lose the power to shape and influence. [...] Years ago I used to think it was possible for a novelist to alter the inner life of the culture. Now bomb-makers and gunmen have taken that territory. They make raids on human consciousness. What writers used to do before we were all incorporated. [...]
Because we're giving way to terror, to news of terror, to tape recorders and cameras, to radios, to bombs stashed in radios. News of disaster is the only narrative people need. The darker the news, the grander the narrative. News is the last addiction before - what?

Il titolo del libro (e l'immagine di copertina) rimandano immediatamente alla serigrafia Mao di Andy Warhol, e la ripetizione seriale delle immagini anticipa uno dei temi principali, ovvero quello del rapporto tra individuo e massa (e media), che entra prepotentemente in scena in un capitolo introduttivo dove si descrive un matrimonio di massa della setta del reverendo Moon. Tra le spose c'è Karen che, dopo esser stata "deprogrammata", si ritrova con Scott a fare da assistente e a gestire la vita di Bill Gray, un famoso scrittore che vive da recluso, isolato dal mondo e nascosto dalla folla di ammiratori (si pensi a Salinger e Pynchon), incapace di terminare il suo ultimo romanzo. Il rapporto di Bill con il resto del mondo è ambiguo: da una parte rifugge dalla caccia che giornalisti e appassionati gli danno, dall'altra Scott risponde ai messaggi e cataloga maniacalmente tutti gli articoli che escono su Bill (p 31):

There were stacks of magazines and journals containing articles about Bill's work and about his disappearance, his concealment, his retirement, his alleged change of identity, his rumored suicide, his return to work, his work-in-progress, his death, his rumored return.

E così, dopo trent'anni dall'apparizione della sua ultima immagine pubblica, Bill si accorda con Brita, una fotografa che si dedica solamente a scrittori, per un servizio fotografico. Bill infatti è ormai disilluso del suo lavoro (Loss of faith. That's what this is all about, p. 38) e, nonostante riconosca i vantaggi dell'anonimato, perché when a writer doesn't show his face, he becomes a local symptom of God's famous reluctance to appear (p. 36), è ormai stanco della vita che sta conducendo (pp. 44-45):

I think I need these pictures more than you do. To break down the monolith I've built. I'm afraid to go anywhere [...]. I'm convinced the serious trackers are moving in with their mobile phones and zoom lenses. Everything we do [...] revolves around concealment, seclusion, ways of evasion. [...] Don't stare at me, don't ask me to sign copies of my books, don't point me out on the street, don't creep up on me with a tape recorder clipped to your belt. Most of all don't take my picture. I've paid a terrible price for this wretched hiding. And I'm sick of it finally.

La vita da recluso, come un terrorist chief at his secret retreat in the mountains (p. 27) lascia emergere un'altra declinazione del rapporto tra individuo/leader e massa: Bill rimarca l'inanità della scrittura nel mondo di oggi, dominato dalle immagini (ed infatti Karen guarda le notizie alla TV a volume spento) e dalle tragedie, e identifica nel terrorismo (e nel suo sapiente uso dei media) la forza in grado di plasmare le masse (pp. 156-157):

For some time now I've had the feeling that novelists and terrorists are playing a zero-sum game. [...]
What terrorists gain, novelists lose. The degree to which they infuence mass consciousness is the extent of our decline as shapers of sensibility and thought. The danger they represent equals our own failure to be dangerous. 
[...]
Beckett is the last writer to shape the way we think and see. After him, the major work involves midair explosions and crumbled buildings. This is the new tragic narrative.

Se è naturalmente vero che la scrittura è stata per secoli il veicolo principale o unico di circolazione delle idee (e che gli scrittori sono sempre stati presi di mira dal potere - la fatwa di Khomeini contro Salman Rushdie è del 1989), oggi potremmo elencare molte altre categorie che sono state messe fuori gioco dalla violenza, ma DeLillo, da scrittore, parla del suo mestiere anche a rischio di sembrare un po' presuntuoso. E, a sottolineare questo singolare legame, nel libro compare un gruppo terroristico di Beirut (siamo negli anni della guerra civile in Libano) che sequestra proprio un uomo di lettere, un poeta, richiedendo visibilità internazionale in cambio della liberazione. L'editore di Bill gli chiede allora un intervento pubblico a Londra per leggere le poesie dell'ostaggio, e Bill fugge dalla sua "prigione" lasciando Scott e Karen ad attenderlo invano.

La seconda parte del libro segue Bill a Londra, dove la prevista conferenza stampa con lettura dei brani è cancellata per una bomba, e poi ad Atene, nel tentativo di entrare direttamente in contatto con il leader del gruppo terrorista. Quando anche questa possibilità sfuma, Bill va a Cipro e si imbarca su un traghetto per Beirut.

Le azioni di Bill per salvare l'ostaggio, oltre che una liberazione dalla sua vita precedente, possono essere viste come conseguenza del suo credo nel ruolo attivo della scrittura e nel suo potere "eversivo" (p. 97):

You have a twisted sense of the writer's place in society. You think the writer belongs to the far margin, doing dangerous things. In Central America, writers carry guns. They have to. And this has always been your idea of the way it ought to be. The state should want to kill all writers. Every group that holds power or aspires to power should feel so threatened by writers that they hunt them down, everywhere.

Ma questa credenza è però illusoria (come illusorio è il suo tentativo di salvare l'ostaggio): lui è ricercato non in quanto scrittore "scomodo", ma proprio perché si rifugia nell'anonimato (p. 102):

You're not the hermit, the woodsman-writer, you're not the crank with a native vision. You're the hunted man. You don't write political novels or books steeped in history, but you still feel the clamor at your back. This is the conflict, Bill.

Inoltre, la richiesta di visibilità del gruppo terroristico fonde il tema della violenza e dell'indottrinamento delle masse con quello dei media e del loro ruolo nella società occidentale, ampiamente sfruttato dai terroristi occidentali (a p. 126 si fa esplicito riferimento all'assassinio Mountbatten da parte dell'IRA, che nella rivendicazione citò proprio  la necessità di rendere visibile agli inglesi l'occupazione dell'Irlanda del nord) e non (p. 157):

It's confusing when they kill the innocent. But this is precisely the language of being noticed, the only language the West understands.

Nel dialogo con George (una specie di braccio politico del movimento terrorista), Bill difende una visione individualista, in contrapposizione con le argomentazioni sulla violenza delle classi sfruttate e la necessità di "educare" i giovani per dargli qualcuno da ammirare e un fine differente da quello occidentale (ancora Mao con il libretto rosso) e, alla fine, troverà una risposta alla scomoda analogia (p. 200):

He could have told George he was writing about the hostage to bring him back, to return a meaning that had been lost to the world when they locked him in that room. [...] When you inflict punishment on someone who is not guilty, when you fill rooms with innocent victims, you begin to empty the world of meaning and erect a separate mental state [...]. A writer creates a character as a way to reveal consciousness, increase the flow of meaning. This is how we reply to power and beat back our fear. By extending the pitch of consciousness and human possibility. This poet you've snatched. His detention drains the world of one more thimble of meaning.

In paralleo alle vicende del romanzo scorrono gli eventi di massa: il matrimonio di cui si è detto, la strage di Hillsborough (pp. 32-34), le processioni religiose (p. 69), il massacro di piazza Tienanmen (pp. 176-178), i funerali di Khomeini (pp. 188-193), e l'accampamento di senzatetto, ostaggio della nostra società, a Tompkins Square Park, che naturalmente it's just like Beirut, it looks like Beirut (p. 146). Tutti questi eventi sono collegati da Karen, che sembra perennemente alla ricerca di un gruppo in cui sciogliersi o di un leader da seguire (e da questo punto di vista, Bill e Mao hanno qualcosa in comune).

Tralascio di commentare i numerosi riferimenti alla malattia presenti nel libro per concludere con Brita, la fotografa, e sul ruolo delle immagini. Già durante la sessione fotografica si rimarca che the book disappears into the image of the writer (p. 71), e George ricorda che se i terroristi catturassero Bill lo ucciderebbero per fotografarne il corpo (p. 164). Quando Karen riporta le fotografie da Scott, si decide che il romanzo non sarà mai pubblicato, ma le fotografie sì: la scrittura cede il passo all'immagine, proprio come temeva Bill (o, se preferite, le fotografie di Bill sono l'analogo delle serigrafie di Warhol su Mao, che si sostituiscono alla persona). E Brita, infatti, si ritrova nel capitolo finale ad aver abbandonato la sua idea di fotografare scrittori ed è a Beirut per fotografare proprio il leader del gruppo terrorista!

Il racconto si chiude forse con una nota di speranza, come l'attraversamento indenne dell'autostrada da parte del piccolo Widlar in White Noise. La scena finale è quella dei festeggiamenti per un matrimonio a Beirut, che si ricollega a quella iniziale, passando però dalla massa all'individuo.

sabato 15 agosto 2026

Treni 2218 e 2275 (Bergamo-Milano Lambrate): ritardi maggio-luglio 2026

Fig. 1: distribuzioni cumulative dei ritardi su scala lognormale per il
treno 2218 (8:02) nei trimestri maggio-luglio dal 2015 al 2026.
Fig. 2: Ritardi nei bimestri in esame per il treno 2218 (8:02).
Fig. 3: Come in Fig. 1 ma per il treno 2275 (17:39).
Fig. 4: Come in Fig. 2 ma per il treno 2275 (17:39).

In questa estate rovente, iniziamo direttamente il post con i dati dello scorso trimestre. La distribuzione cumulativa (scala lognormale) per il 2218 si trova in Fig. 1. Puntualità pari al 17%, che sale al 79% entro 5' di ritardo. Massimo ritardo di 25' il primo luglio per ritardo del treno precedente dovuto a soccorso medico. Si conferma anche in questo periodo il miglioramento rispetto agli anni 2021-2024 dove i ritardi erano veramente osceni; la curva è nel lato sinistro del fascio di distribuzioni annue, molto vicina ai dati migliori degli anni 2017 e 2020.

La Fig. 2 indica come al solito i ritardi al 50% e 90% e la media per i diversi anni. Da qui si nota un ulteriore miglioramento rispetto al 2025, con dati che si avvicinano al traguardo della puntualità al 90% (curva blu) entro 5', che dovrebbe essere normale ma è invece impossibile per Trenord.

Veniamo così al 2275, che tradizionalmente in questi mesi riesce pure a fare peggio del solito, e anche stavolta non si è smentito: se la puntualità al 41% non è male (vista la situazione), già quella al 77% entro 5' comincia a far venire qualche dubbio, che dventa certezza con il ritardo massimo: ben 101' il 25/6, con il 2275 cancellato per guastio alla linea, il 2237 in ritardo che si ferma a Verdello e arrivo col 2277, pure lui in ritardo. Un incubo. La distribuzione si vede in Fig. 3, dov'è evidente la curvatura verso destra (confrontatela con la Fig. 1), con ben cinque giorni in cui il ritardo ha superato i 30' (sostanzialmente perché il treno viene fermato a Verdello e si deve aspettare il 2237)!

La Fig. 4 rende evidente che per Trenord è impossibile far funzionare decentemente questo treno nel trimestre estivo! Nonostante un tempo di percorrenza elefantiaco, metà circa dei treni accumula ritardo, ed il peggiore 10% di essi non scende praticamentre mai sotto i 20' in più di dieci anni di osservazione!

Terminiamo come al solito con le cause dei ritardi sopra i 10': tra quelle che fanno capo a Trenord elencherei le quattro segnalazioni per guasto a treni più tre ritardi con causa non specificata, mentre una sola è relativa ad un guasto alla linea. Ci sono poi due casi di soccorso medico e uno sciopero.

Buon ferragosto!

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita spesso Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.

domenica 26 luglio 2026

G. M.

Sul 1° tiro.
Sul 3° tiro.
Teo sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Teo sul 6° tiro.
Teo sul 7° tiro.
Tracciato della via (verde). In rosso Goccia di rugiada.
Cima della Croce - Alben
Parete NO

Accesso: si raggiunge Oltre il Colle salendo dalla Val Seriana o Brembana, e si sale in via Drago (indicazione pista fondo). Si continua lungo la via e si prende poi a destra (indicazione Piste di ski conca dell'Alben). Si segue lo sterrato (facilmente percorribile) fino al parcheggio della conca, dove fa bella mostra di sè un ecomostro del 1967 che finalmente (forse...) sarà demolito. Da qui è ben evidente la parete dove corre la via, sulla destra sopra un bosco. Si segue quindi una traccia nel prato, puntando alla cabina finale dello skilift, e si prosegue a destra, salendo fino ad incrociare il sentiero che porta alla ferrata. Si tiene ancora la destra e si sale per il bosco (evitare una deviazione a destra che riporta in paese) fino agli ecomostri minori, ovvero i ruderi della vecchia stazione di monte della funivia ed i vecchi paravalanghe. Meglio non salire lungo il canale, ma continuare per il sentiero, che sale sulla destra. Giunti poco prima di una fascia rocciosa (ometto), si traversa a sinistra per traccia giungendo all'attacco della via Gocce di rugiada. Salire pochi metri fino all'attacco (targa con nome).

Relazione: bella via, un po' discontinua nella parte alta, che risale la parete NO di Cima della Croce per muretti e una bella fessura, intervallati da trasferimenti. Le protezioni sono buone a fix, ma appena più distanziate della vicina Gocce di rugiada; un paio di friend possono essere utili per la fessura del terzo tiro, mentre il settimo tiro si può azzerare senza problemi (e ritegno), portando la difficoltà obbligata intorno al 5c. Tutte le soste sono su due fix con catena ed anello tranne ove indicato (portare un cordino per la 4a e 9a sosta).

1° tiro: salire la placca fino ad un terrazzo; proseguire per un breve diedro fino alla sosta. 25 m, 5c, sei fix.

2° tiro: salire a sinistra e proseguire per un caminetto fino alla sosta. 20 m, 5b, cinque fix. 

3° tiro: salire per facili rocce a destra della sosta, rimontare un pilastro per una bella fessura e piegare verso sinistra puntando alla base della parete giallastra dove si sosta. 40 m, 5c; sette fix, due cordoni in clessidra.

4° tiro: salire a sinistra della sosta e rimontare un pulpito, per proseguire in verticale fino al terrazzo di sosta (che sarebbe stato più comodo posizionare due metri sopra). 25 m, 6a, sette fix. Sosta su due fix.

5° tiro: salire un muretto appena sopra la sosta e piegare a destra, superando un canale e raggiungendo la sosta. 20 m; 5a, I; due fix.

6° tiro: salire a destra della sosta e piegare verso sinistra puntando all'evidente sella dove si trova la sosta. 55 m, II, un fix (ma dovrebbero essere due).

7° tiro: salire i primi divertenti metri sfruttando il masso e lo spigolo, spostarsi a destra e salire una breve placchetta oltre la quale le difficoltà calano. Si traversa a destra doppiando uno spigolo e si sale alla sosta. 30 m, 6c (un paio di passi), quattordici (!) fix.

8° tiro: salire il muretto finale e raggiungere la sosta sulla cresta. 20 m, 5a, due fix.

9° tiro: salire per facili rocce fino ad una selletta dove si sosta. 50 m, II. Sosta da attrezzare su spuntone.

Discesa: portarsi in direzione della vetta fino ad incontrare il sentiero di salita. Seguirlo in discesa verso destra per poi scendere nel canalone lungo il sentiero utilizzato in salita.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

venerdì 24 luglio 2026

Goccia di rugiada

Piccoli ecomostri...
Sul 1° tiro.
Teo sul 3° tiro.
Alla partenza del 4° tiro.
Teo alla partenza del 6° tiro.
Tracciato della via (rosso). In verde la via G. M.
Cima della Croce - Alben
Parete NO

Accesso: si raggiunge Oltre il Colle salendo dalla Val Seriana o Brembana, e si sale in via Drago (indicazione pista fondo). Si continua lungo la via e si prende poi a destra (indicazione Piste di ski conca dell'Alben). Si segue lo sterrato (facilmente percorribile) fino al parcheggio della conca, dove fa bella mostra di sè un ecomostro del 1967 che finalmente (forse...) sarà demolito. Da qui è ben evidente la parete dove corre la via, sulla destra sopra un bosco. Si segue quindi una traccia nel prato, puntando alla cabina finale dello skilift, e si prosegue a destra, salendo fino ad incrociare il sentiero che porta alla ferrata. Si tiene ancora la destra e si sale per il bosco (evitare una deviazione a destra che riporta in paese) fino agli ecomostri minori, ovvero i ruderi della vecchia stazione di monte della funivia ed i vecchi paravalanghe. Meglio non salire lungo il canale, ma continuare per il sentiero, che sale sulla destra. Giunti poco prima di una fascia rocciosa (ometto), si traversa a sinistra per traccia giungendo all'attacco della via (scritta alla base).

Relazione: via molto bella che sale ad una punta della Cima della Croce per placchette e qualche tratto aggettante, ottimamente protetta a fix; inutili le protezioni veloci, anche se un paio di friend si riescono a piazzare qua e là. Utile un cordino per una grande clessidra all'uscita (facile) del 3° tiro. Tutte le soste sono su due fix con anello e cordone. Roccia ottima, con l'unica nota fastidiosa legata ai passi finali dei tiri su erba, comunque ottimamente protetti. 

1° tiro: salire il pilastrino lungo la placca e lo spigolo, e sostare su una terrazza erbosa. 20 m, 5c, cinque fix.

2° tiro: salire il muretto ed uscire sulla terrazza di sosta. 25 m, 5c/6a (dipende da quanto usate lo spigolo di sinistra), quattro fix.

3° tiro: salire lungo lo spigolo prima alla sua sinistra e poi a destra. Proseguire per una placchetta e portarsi a sinistra (passo delicato) per continuare su rocce facili fino alla sosta. 25 m, 6a/6a+, cinque fix.

4° tiro: salire la bella placca e superare il tratto terminale appena aggettante, per uscire su una terrazza e raggiungere la sosta nel diedro-camino. 20 m, 5c, tre fix.

5° tiro: alzarsi a sinistra della sosta (ma a destra del primo fix), spostarsi a sinistra e superare un breve strapiombo, per proseguire su rocce ben più facili (ma con chiodatura più distanziata) fino alla sosta. 35 m; 6a+, IV; quattro fix.

6° tiro: seguire la breve crestina fin sotto la punta e salire gli ultimi metri su rocce appoggiate. 30 m; II, IV; due fix.

Discesa: in corda doppia lungo la via:
1a calata: 30 m, fino alla quinta sosta;
2a calata: 30 m, fino alla quarta sosta;
3a calata: 40 m, fino alla seconda sosta;
4a calata: 40 m, fino a terra.
Nota: dalla terza sosta è possibile giungere direttamente a terra con una sola calata di 50-55 m circa, scendendo nel canale a sinistra (faccia a monte). Tuttavia, una roccia sporgente rende molto probabile l'incastro delle corde durante il recupero, e la soluzione è sconsigliata. Ve lo dico per esperienza...

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

sabato 4 luglio 2026

Giustetto-Grassi

Franz sul 2° tiro...
e qui alla partenza del 3° tiro.
Sul 5° tiro.
Nel camino del 6° tiro.
Rocca di Tovo - Valle di Ala
Parete E

Accesso: si raggiunge Balme in Val d'Ala e si continua, superando i tornanti, fino a giungere al Pian della Mussa. Qui si parcheggia sulla sinistra di fronte al Ristorante Bricco (insegna). Poco più avanti si supera il fiume e si segue il sentiero 218 per il bellissimo Pian Saulera, dove appare evidente la Rocca sulla sinistra e, alla sua destra, il colle da raggiungere. Reperire la deviazione sulla sinistra per il sentiero 219 (indicazione e qualche bollo), che si segue fino al Colle di Tovo. Si scende sull'altro versante (qualche chiazza di neve ad inizio stagione) fino a dei ruderi, e poco dopo si segue una traccia sulla sinistra, ben segnata da bolli blu, che conduce alla sella dove attacca la via (targhetta col nome e freccia blu fin troppo evidente).

Relazione: via piacevole ma breve che risale lo spigolo E della Rocca su ottima roccia (ma attenzione alla base del camino!). Protezioni ottime a fix e qualche chiodo; friend sostanzialmente inutili tranne che, eventualmente, per i tiri più facili.

1° tiro: salire i primi metri della placca, spostarsi a sinistra della fessura erbosa e continuare. Dopo circa 30 m si trova una pianta con cordone dove è possibile sostare. Proseguire a sinistra su traccia fino alla sosta alla base di un pilastrino. 45 m; 5a, I; cinque fix, una sosta intermedia su cordone su pianta. Sosta su due chiodi.

2° tiro: salire lo spigolo e spostarsi a destra appena sotto la cresta. 25 m, 5b (passo), due fix. Sosta su due fix.

3° tiro: seguire la lama prima sul lato sinistro e poi destro, per salire poi un pilastrino. 25 m; IV, V+; tre chiodi con cordone. Sosta su due fix e cordone.

4° tiro: continuare dritti fin sotto la parete. 25 m, III. Sosta su due fix.

5° tiro: salire appena a destra della sosta, traversare a sinistra, superare un paio di muretti e una placchetta e raggiungere la sosta. 25 m; tre fix, due chiodi. Sosta su due fix.

6° tiro: salire per placca, spostarsi a sinistra, superare il breve diedro-camino (attenzione ai massi mobili alla base!) e giungere in sosta per placchette ed un muretto. 25 m; cinque fix (e uno poco utile, a sinistra della sosta), due chiodi. Sosta su due fix.

7° tiro: salire portandosi verso destra e raggiungere la cresta. 30 m (ma dipende da dove ci si ferma), III. Sosta da attrezzare su pianta o roccette.

Discesa: portarsi verso sinistra fino ad incrociare la traccia che scende dalla vetta e che riporta in breve al Colle.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 21 giugno 2026

Sperone Keinwunder

Sul 1° tiro.
Franz sul 5° tiro.
Nadia ed Enrico sull'8° tiro.
Franz sul 14° tiro.
Sul 16° tiro.
Tracciato della via.
Li Rianin (Valle di Ala)
Parete E

Per capire il nome dell'itinerario è "obbligatorio" vedere Chiedilo a Keinwunder, presentato al Trento Film Festival del 2014. Al famoso alpinista è dedicato questo itinerario, che ovviamente non arriva in vetta (e come potrebbe?), ma la cui abbondante chiodatura lo avrebbe probabilmente contrariato; a differenza nostra, che continuiamo questi giorni di turismo enogastronomico intervallati da tranquille salite.

Accesso: si raggiunge Balme in Val d'Ala e si continua oltre il paese. Dopo quattro tornanti, in corrispondenza di una curva a destra, c'è un'abitazione in pietra con finestre rosse. Appena dopo il successivo tornante a sinistra, al km 58,5, c'è spazio per due-tre auto dove si parcheggia. Si torna verso il tornante e si sale per traccia e prati puntando alla base dello sperone, sulla verticale di un albero (10', scritta alla base).

Relazione: via che risale lo sperone senza particolari difficoltà e in ottica plaisir, con chiodatura ottima e solo qualche tratto facile non chiodato in stile-falesia. Roccia ottima, difficoltà mai continue e percorso sempre ovvio; fate solo attenzione allo sviluppo interessante, e quindi alle previsioni meteo, se non volete prendere un'acquazzone... com'è successo a noi!

1° tiro: salire lungo la fessura e superare un paio di gradoni. 30 m, 5b, tre fix. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.

2° tiro: attraversare il ruscello a destra, non continuare verso destra ma salire la placca e sostare sotto la parete. 25 m, 3a, due fix (uno con cordino). Sosta su un fix.

3° tiro: salire il muretto e proseguire per placche fino alla sosta. 40 m, 5b; nove fix, un chiodo con cordino. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.

4° tiro: traversare verso destra fino alla sosta, più o meno dove inizia una lieve discesa. 30 m, I. Sosta su un fix.

5° tiro: dritti per fessura e placchetta fino ad una cengia. Qui spostarsi a sinistra alla sosta. 30 m, 5b; cinque fix, un chiodo. Sosta su due fix.

6° tiro: salire il pilastrino a sinistra e proseguire tra placche e corti muretti fino alla sosta. 40 m, 5c, undici fix. Sosta su pianta (secca) con cordoni e maglia-rapida.

7° tiro: raggiungere la parete, salire il muretto fessurato e proseguire per facili rocce fino alla sosta. 35 m, 4a, tre fix. Sosta su due fix.

8° tiro: salire per rocce appoggiate superando un muretto e raggiungere la sosta sulla destra di un grosso masso. 45 m, 4a; tre fix, un chiodo. Sosta su due fix con cordone.

9° tiro: si sale a prendere una lama orizzontale e si traversa a sinistra, salendo un pulpitino e continuando facilmente fino alla sosta. 35 m, 4b, due fix. Sosta su due fix.

10° tiro: salire a sinistra della sosta per roccette fino al bordo della cengia. 35 m, 4a, cinque fix. Sosta su due fix. Da qui si può scendere seguendo la cengia verso sinistra.

11° tiro: seguire la traccia fino sotto la parete. 25 m, I. Sosta su fix con cordino.

12° tiro: passo delicato in partenza, poi ci si sposta a destra e si continua più facilmente. 25 m, 5c (un passo), cinque fix. Sosta su due fix.

13° tiro: si sale per rocce facili fino ad un masso dove c'è una sosta attrezzata, e si continua dritti fino alla sosta. Un fix, una sosta intermedia. Sosta su due chiodi e cordone con maglia-rapida. Probabilmente c'è una sosta a fix poco oltre che non abbiamo trovato, e concatenare poi i prossimi due tiri.

14° tiro: salire dritto e spostarsi a destra per poi proseguire ancora dritto fino alla sosta. 40 m, 4a; tre fix, un cordone su pianta, un cordone in clessidra. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida. Nota: questa è una sosta di calata; poco a sinistra si vede un fix del tiro che continua.

15° tiro: salire verso sinistra fin sotto il tetto. 30 m, 4a, due fix. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.

16° tiro: superare il muretto ed il pilastrino appena sopra e continuare fino alla sosta. 30 m, 5c; sei fix, un chiodo. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.

17° tiro: salire verso destra fino alla sosta. 25 m, 4a, tre fix. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.

La via include un ultimo tiro che non abbiamo percorso perché sorpresi da un bel temporale estivo.

Discesa: in corda doppia fino alla cengia. Noi abbiamo seguito i tiri di salita fino alla sosta del 13° tiro, da dove ci siamo calati per 55 m fino alla cengia. Si segue poi la traccia in discesa (destra, viso a valle) fino alla base della parete. Qui si può rientrare verso sinistra costeggiando la parete oppure scendere verso la strada e rientrare da lì.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 14 giugno 2026

Qué miras bobo? + I tre amici

Franz sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Franz sul 6° tiro.
Sul 1° tiro de I tre amici.
Franz sul 4° tiro de I tre amici.
Tracciati di Qué miras bobo (rosso) e
I tre amici (azzurro).
Torrioni del Ru (Uja di Mondrone)
Parete E

Accesso (Qué miras bobo?): Raggiungere Balme risalendo la Val d'Ala, una delle tre valli di Lanzo, e parcheggiare in un largo spiazzo sulla sinistra, di fronte ad una fontana. Continuare lungo la strada per poche decine di metri fino ad incontrare a destra le indicazioni per il labirinto verticale ed il segnavia CAI n. 228 (poco più avanti c'è il vecchio hotel Camussot sulla destra e un altro possibile parcheggio). Seguire il sentiero tra le case e nei prati fino ad un bivio, dove si tiene la destra (segnavia 229 per il labirinto). Il sentiero si sposta a destra e sale alla base della parete all'altezza della via Fantasia. Salire verso sinistra fino all'attacco della via (scritta alla base). Mezz'oretta circa.

Relazione (Qué miras bobo?): via piacevole che risale il sistema di placche a sinistra della cascata, meno frequentata della vicina Masha. La chiodatura è ottima; portare solo rinvii. Le soste sono su due fix e cordino tranne ove indicato.

1° tiro: salire il muretto e piegare a sinistra (sosta possibile). Proseguire in verticale e piegare a destra lungo un diedro inclinato. 45 m, 5c; otto fix, due chiodi con cordino, una sosta intermedia dopo circa 20 m. Il grado è relativo ad un passo nel diedro se si seguono esattamente i fix.

2° tiro: continuare dritti e fermarsi sulla placca vicino al bordo del canale, appena prima di un breve diedro dove sale la via Fantasia. 30 m, 5b, tre fix.

3° tiro: scendere nel canale e traversare a destra fino alla sosta. 15 m, II. Sosta su fix verde con cordino.

4° tiro: salire a sinistra della sosta, portarsi a destra e continuare lungo muretti fessurati. 30 m, 5b, nove fix.

5° tiro: salire dritto e spostarsi un poco verso destra fino a giungere sotto una cengia dove corre una corda fissa e dove ci dovrebbe essere la sosta. Invece di salire alla corda fissa, noi abbiamo sostato su un masso appena a destra della partenza della corda fissa (ometto), così da proseguire lungo gli ultimi due tiri di Chiacchiere e distintivo. 30 m, 5a, otto fix.

6° tiro (Chiacchiere e distintivo): spostarsi a destra e salire seguendo delle lame, per portarsi poi lungo la placca a sinistra e salire alla sosta. 30 m, 5c (passo), undici fix. Tiro molto bello.

7° tiro (Chiacchiere e distintivo): proseguire per facili rocce fino alla sosta. 45-50 m, III, quattro fix rossi.

Accesso (I tre amici): dalla sosta si può tranquillamente scendere, portandosi verso sinistra e seguendo l'evidente traccia e poi le corde fisse. Per raggiungere l'attacco de I tre amici bisogna invece proseguire puntando alla placca davanti a voi. Scritta alla base.

Relazione (I tre amici): via nello stesso stile delle precedenti, che permette di riempire la giornata di arrampicata. Chiodatura ottima a fix e spit. Soste su fix e spit con catena ed anello.

1° tiro: salire dritti lungo la placca. 30 m, 5a, sette spit.

2° tiro: ancora dritti per placche e muretti. 35 m, 4c, cinque spit.

3° tiro: salire portandosi verso destra fino ad uno spigolo e salire alla sosta. 35 m, 4c, quattro fix.

4° tiro: superare il muretto iniziale e continuare verso destra, per salire per un muretto nero e raggiungere la sosta. 35 m, 5a, sette fix.

5° tiro: salire dritti, superare un muretto e proseguire per facili rocce fino alla sosta. 35 m, 5b, sette fix.

Discesa: è possibile calarsi in doppia lungo I tre amici, seguendo poi la traccia in discesa. Noi ce la siamo presa comoda, salendo brevemente e puntando ad un prato sulla sinistra (senza salire troppo). Da lì si segue una traccia verso sinistra che diviene poi più marcata e conduce sul pendio alla base del labirinto. Seguendo una traccia in discesa si torna all'attacco della via.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

venerdì 8 maggio 2026

Treni 2218 e 2275 (Bergamo-Milano Lambrate): ritardi marzo-aprile 2026

Fig. 1: distribuzioni cumulative dei ritardi su scala lognormale per il
treno 2218 (8:02) nei bimestri marzo-aprile dal 2015 al 2026.
Fig. 2: Ritardi nei bimestri in esame per il treno 2218 (8:02).
Fig. 3: Come in Fig. 1 ma per il treno 2275 (17:39).
Fig. 4: come in Fig. 2, ma per il treno 2275 (17:39).

La notizia del bimestre è che le linee regionali gestite da Trenord continuano a peggiorare nonostante la modifica scandalosa dei criteri di valutazione del ritardo, a testimonianza che non c'è limite al peggio. A ciò si dovrebbero aggiungere gli elefantiaci ritardi, in capo ad Rfi, sulle realizzazioni del raddoppio Bergamo-Curno (no, il conclamato "raddoppio Bergamo - Ponte S. Pietro" non arriva alla stazione di Ponte) e verso l'aeroporto, per non citare la stazione di Bergamo, ma ne parliamo un'altra volta.

Dal punto di vista più ristretto dei treni che stiamo osservando, invece, notiamo che l'orario di arrivo del 2275 è tornato ad essere le 17:25 anziché le 17:27; qualunque fosse il motivo dei due minuti addizionali è ora scomparso; bene! Naturalmente questo non compare sulla pressoché inutile app di Trenord, ma si può verificare sul sito. Da notare che il tempo di percorrenza ufficiale (da Lambrate a Bergamo) è quindi di 45' contro i 37' del 2218; comunque un'assurdità!

Veniamo quindi ai dati dello scorso bimestre per il 2218: puntualità al 3% e al 68% entro 5' di ritardo, massimo ritardo di 34' il 29/4 perché un idiota ha vandalizzato a Treviglio il treno che giunge a Bergamo per poi ripartire come 2218. Ma il bello è che Trenord o Rfi (le responsabilità non si sa mai di chi siano) hanno fatto partire comunque il treno, per poi fermarlo poco dopo in mezzo alla linea, causando ulteriore ritardo. No comment!

La distribuzione cumulativa dei ritardi (Fig. 1) si sovrappone praticamente a quella dell'anno scorso, con deviazione dall'andamento lognormale dopo circa 5', oltre i quali la coda si allarga. L'andamento dei ritardi in Fig. 2 conferma quanto detto, con la curva al 90% che scende (di poco) sotto i 10'.

Il 2275, invece, continua questo 2026 scoppiettante: puntualità al 26% e al 91% entro 5', massimo ritardo di 36' il 30/3, per guasto alla linea a Pioltello e passeggeri trasferiti sul 2237. Come nel bimestre precedente, i ritardi sono drasticamente ridotti rispetto agli scorsi anni (Fig. 3), con "soli" quattro casi "anomali", di cui due dovuti a guasti alla linea. L'andamento storico dei ritardi in Fig. 4 conferma il miglioramento, particolarmente per quel che riguarda i casi critici. Da notare come il dato al 90% sotto i 5', salutato come evento eccezionale, dovrebbe essere la norma per non incorrere in sanzioni. Dovrebbe...

E siamo così giunti alle cause dei ritardi sopra i 10': solo sei le segnalazioni, di cui due riconducibili a Trenord (guasti ai treni, ritardi di altri treni), tre per guasto alla linea (Rfi), e la famosa giornata dell'atto vandalico sommata all'insipienza; decidete voi dove collocarla.

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita spesso Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.

lunedì 20 aprile 2026

La storia infinita

Stefano sul secondo tiro.
Sull'ottavo tiro.
Sull'undicesimo tiro.
E qui sul dodicesimo.
Placche di Oira - Valle Antigorio
Parete E

Accesso: si entra in Ossola con la A26 e la E62, si supera Domodossola e si esce per raggiungere il paesino di Oira. Appena dopo il ristorante C'era una volta si prende a destra la Via alla Villa d'Oira (cartello sbiadito) e si parcheggia poco dopo, in corrispondenza di una curva verso sinistra. Si prosegue superando una sbarra e si giunge poco dopo al cospetto di due costruzioni dell'acquedotto. All'altezza della seconda casetta si prende un sentiero a sinistra (bollo bianco) che sale nel bosco (bolli bianchi, gialli e qualche ometto) e si avvicina ad un torrente in cui scorre un rivolo d'acqua. Si sale (breve tratto poco evidente) e si raggiunge la base della parete. Fix visibili. Poco meno di mezz'oretta.

Relazione: via che risale le belle placche di granito (ma gli esperti dicono "sarizzo") con due tiri impegnativi, seguiti da altri ben più facili. Volendo trovare un difetto, la via è discontinua. Vedendola in positivo, sappiate che, superati i primi due tiri (per me decisamente duri), si fa più fatica a dar corda che ad arrampicare. Ciò detto, se vi piacciono le placche di granito, la via merita certamente una ripetizione. La chiodatura è buona nei primi due tiri e più rarefatta sui gradi facili. Inutili le protezioni veloci. Tutte le soste sono su due fix e uno o due maglia-rapida.
Nota: gli A0 relativi ai primi due tiri, che si leggono in molte relazioni, non sono propriamente dei "ciapa e tira", ma richiedono passi di 6a/6a+ obbligati.

1° tiro: salire dritti e poi in obliquo a sinistra. 25 m, 6c, sette fix. Per me, il tiro-chiave della via.

2° tiro: verso sinistra a prendere una lama, salire e spostarsi ancora a sinistra per superare un muretto (benedetto il cordino marcio che pende da un fix) e raggiungere la sosta per rocce più facili. 35 m, 6c, dodici fix (uno con cordino). Difficoltà concentrate all'inizio e sul muretto; meno duro del precedente.

3° tiro: salire per il corridoio tra la vegetazione appena a sinistra della sosta (fix visibile), superare un paio di placchette e giungere in sosta. 35 m, 6a/+, sei fix. Se avete arrampicato fin qui, il resto è una divertente passeggiata con tiri mai continui.

4° tiro: spostarsi a destra della sosta e salire la placca in corrispondenza della fessura. 35 m, 5c, cinque fix.

5° tiro: ancora dritti lungo la fascia di placca tra la vegetazione. 30 m, 4c, tre fix.

6° tiro: salire a destra dell'alberello. 40 m, 5a, cinque fix.

7° tiro: ancora per placca divertente fino alla sosta. 35 m, 5b, cinque fix.

8° tiro: per placca a sinistra della sosta per poi piegare a destra. 30 m, 5b, quattro fix.

9° tiro: salire su un risalto roccioso a destra e continuare per placca fino alla sosta. 30 m, 5b, quattro fix.

10° tiro: ancora per placca fino ad una sosta finalmente comoda. 30 m, 5b, due fix

11° tiro: salire e piegare verso sinistra per raddrizzarsi sotto la sosta. 30 m, 5b, quattro fix

12° tiro: traversare a sinistra e salire aiutandosi con delle piccole rigole. 35 m, 6a, otto fix. Bel tiro.

Discesa: in doppia sulla via:
1a calata: 60 m, fino alla decima sosta;
2a calata: 55 m, fino all'ottava sosta;
3a calata: 60 m, fino alla sesta sosta;
4a calata: 40 m, fino alla quinta sosta;
5a calata: 60 m, fino alla terza sosta;
6a calata: 30 m, fino alla seconda sosta;
7a calata: fino a terra.
Attenzione alle calate da 60 m; con le nostre mezze corde avanzavano poche decine di cm. Alcuni recuperi di corda sono faticosi; eventualmente spezzate le calate.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 6 aprile 2026

Via del 20° anniversario

Franz sul primo tiro.
E qui sul secondo tiro.
Sul terzo tiro.
Tracciato della via (ora ci sono molti alberi in meno).
La foto della parete è © sassbaloss (grazie Matteo).
Parete S. Paolo - Valle del Sarca
Parete E

Accesso: si parcheggia a Ceniga nei pochi posti disponibili, si attraversa il ponte romano e si segue la strada verso sinistra, superando l'eremo e giungendo ad una vecchia chiusa sul Sarca. Qui si sale a destra (ometto) giungendo in breve alla parete. Poco a destra si trova l'attacco della via (scritta Helena, con cui condivide i primi metri, alla base e cordino in clessidra appena a sinistra).
Attenzione: sulla strada verso l'eremo dopo il ponte romano fa bella mostra di sé un cartello di divieto di accesso. Mi dicono (ma non abbiamo verificato) che anche in direzione opposta, dopo La lanterna, c'è analogo divieto.

Relazione: via recentissima, dei primi del 2026, che celebra un ventennio di aperture di vie nuove in Valle da parte del gruppo di Heinz Grill. La via sale tra brevi strapiombi e placchette, recuperati grazie al sacrificio di diversi alberelli che ornavano il percorso, con ottima chiodatura mista a spit e cordoni in clessidra: inutili le protezioni veloci. Come tutte le vie nuove di Arco, è letteralmente presa d'assalto dalle cordate; arrivate presto o preparatevi ad aspettare il vostro turno.
Nota: nei tiri con chiodatura mista è difficile decidere se utilizzare la scala francese (tipo vie sportive) o quella UIAA (tipo vie alpinistiche). Nel seguito opto per la scala francese perché i passi più delicati sono sempre protetti da comodi fix; tenete presente però che non siamo in falesia.

1° tiro: salire il breve diedro appena aggettante, proseguire per il diedro-camino (un passo delicato) e uscire su una cengia. Continuare per la placca di sinistra fino alla sosta. 25 m, 5c; sei fix, quattro cordoni in clessidra, un chiodo. Sosta su fix con anello e cordone in clessidra.

2° tiro: salire per la placca sopra la sosta, spostarsi sulla parete di destra del diedro e sostare. 20 m, 5a; tre fix, quattro cordoni in clessidra. Sosta su due fix con anello.

3° tiro: traversare a destra e salire per placca fino alla sosta. 30 m, 5c; tre fix, nove cordoni in clessidra. Sosta su due fix.

4° tiro: superare il muretto appena aggettante a sinistra della sosta e raggiungere una cengia. Proseguire per rocce più facili lungo uno spigolo sulla destra fino alla sosta. 30 m, 5c (passo), IV+; due fix, cinque cordoni in clessidra, un cordone su albero. Sosta su fix e cordino in clessidra.

5° tiro: traversare a destra e salire per placca e brevi risalti fino alla sosta. 25 m, V-, otto cordini in clessidra. Sosta su fix e cordino in clessidra.

6° tiro: salire per rocce un po' rotte fino al terrazzo sommitale. 30 m, IV; tre fix, sei cordini in clessidra. Sosta da attrezzare su albero.

Discesa: seguire la traccia verso destra che riporta nei pressi del ponte romano.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

mercoledì 4 marzo 2026

Treni 2218 e 2275 (Bergamo-Milano Lambrate): ritardi gennaio-febbraio 2026

Fig. 1: distribuzioni cumulative dei ritardi su scala lognormale per il
treno 2218 (8:02) nei bimestri gennaio-febbraio dal 2015 al 2026.
Fig. 2: Ritardi nei bimestri in esame per il treno 2218 (8:02).
Fig. 3: come in Fig. 1, ma per il treno 2275 (17:39).
Fig. 4: come in Fig. 2, ma per il treno 2275 (17:39).

La notizia del bimestre è che abbiamo un nuovo record: 114 minuti di ritardo per il treno 2218, che polverizzano il primato precedente di 101' del 2024! La performance degna di una olimpiade si è realizzata il 29 gennaio, col treno cancellato per guasto ed il successivo in enorme ritardo per un problema ad uno scambio. Due giorni (lavorativi) dopo, tanto per non perdere l'abitudine, c'è invece stato uno sciopero in cui sono saltati anche i treni in fascia di garanzia. Studenti disperati che avevano un esame universitario a Milano e non vi potevano giungere, lavoratori rassegnati all'ennesima prevaricazione che se ne sono tornati a casa, qualcuno che si è riversato sugli autobus. Una follia. Qui si dice che lo sciopero era di 23 ore e non di 24, col che non ci sarebbe stato l'obbligo della fascia di garanzia (mah), mentre qui il sindacato Orsa, promotore dello sciopero, se la prende con Trenord. Di certo, per gli organizzatori dello sciopero mi pare il modo peggiore di raccogliere solidarietà tra la gente!

Veniamo quindi ai ritardi del primo bimestre del 2026, partendo dal 2218 (Fig. 1): puntualità al 5% e al 58% entro 5' di ritardo. Massimo ritardo, come detto, di ben 114'. La distribuzione sembra "abbastanza" in linea con lo scorso anno, ma con un peggioramento nella "coda" della distribuzione per i casi già discussi, che si riflette sulla media. Infatti, in Fig. 2 si nota l'andamento storico dei ritardi, dove si vede che il miglioramento del 2025 è sparito di nuovo. Solo la mediana resta invariata.

Se guardiamo il 2275, invece, parrebbe di scorgere un miracolo (Fig. 3): la distribuzione è quella con i ritardi più bassi di sempre, a parte la solita coda! Bisogna ricordare, però, che questo risultato è in parte figlio di un tarocco, ovvero l'aver aumentato il tempo di percorrenza ufficiale di 3', come discusso qui. Vediamo quindi i dati reali: puntualità al 50% (10% senza il tarocco) e al 90% (80% senza tarocco) entro 5'; massimo ritardo di 42' (in realtà 45') per sciopero. Tuttavia, anche considerando i 3' di tarocco, bisogna riconoscere che un miglioramento c'è stato. La Fig. 4 mostra infatti gli indicatori sintetici di ritardo, che crollano drasticamente nel 2026. Se aggiungiamo 3' a questi ultimi dati, vediamo che la mediana (curva gialla) si allinea al 2025, mentre la media sale a poco più di 5', meglio degli 8' del 2025. Per non parlare della curva al 90%, che da 5' salirebbe a 8', un'inezia rispetto agli assurdi 28' del 2025.
Difficile dire a cosa sia dovuto il miglioramento, di cui ovviamente siamo lieti e che speriamo non svanisca nei prossimi mesi. Di certo il 2275 ora parte (finalmente!) dal binario 5 di Lambrate ed è istradato sulla linea veloce, mentre prima arrancava dal binario 1 su una linea contorta dove passano (quasi) solo i treni merci. Ma la vera domanda è: qualunque sia stata la soluzione, perché ci sono voluti decenni per implementarla?

E siamo così giunti alle cause dei ritardi sopra i 10': solo sette le segnalazioni: tre, anzi quattro riconducibili a Trenord (guasti ai treni, controlli tecnici, ritardi di altri treni), una per guasto alla linea e due per sciopero.

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita spesso Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.