lunedì 16 settembre 2019

Paolo Amedeo

Alberto e Fabio sul 4° tiro.
Alberto sul 5° tiro.
Fabio all'uscita del 6° tiro.
Tracciato della via.
Torrione Marcella - Lastoi di Formin
Parete O


"Senti... vuoi che ti legga cosa dice questa relazione trovata su Internet?" mi dice Alberto dalla sosta, con tono a metà tra il preoccupato ed il divertito. Lo guardo dall'alto. "Ehm... no! Tanto ormai non posso più tornare indietro... (porconi)". Lui incurante mi racconta di altre direzioni, altre placche... altri chiodi! Maledico l'autore dello schizzo che ho in tasca. La fessura muore appena sopra di me; mi sposto a sinistra... dovrei salire per placca a raggiungere la cornice sopra la quale ci dev'essere la sosta, ma inspiegabilmente tutte le fessurine dove infilare un friend si sono chiuse all'improvviso: "Sono un po' nella merda... ora vedo cosa fare". Che strano... fino ad un attimo fa ero certo al 99% di essere fuori via, ma quell'1% residuo mi dava tranquillità. Ora che se n'è andato, tutto sembra più difficile! Lo sapevo che dovevo fare l'enogastronomo nella vita! Calma... ancora un poco a sinistra e mi ritrovo su terreno facile. Sospiro: "Tutto a posto, non era difficile". Trovo un punto ove rimontare sulla cornice, traverso a destra maledicendo e tirando come un dannato le corde che ho rinviato a minchia nell'unico punto in cui ho finalmente piazzato un ottimo friend, e arrivo madido di sudore alla seconda sosta. Su due tiri, ne ho sbagliati due; complimenti! I soci mi diranno poi di aver visto un chiodo nella fessura a sinistra... che sia qualche collega che ha pure sbagliato mestiere?
Accesso: Da Cortina d'Ampezzo si prende la strada che porta a passo Giau fino all'indicazione d'inizio del comune di S. Vito di Cadore, accompagnata da un cartello giallo "Muraglia di Giau. 1 luglio-30 settembre 1753", ovvero un muro a secco che stabiliva il confine tra i pascoli sanvitesi e ampezzani prima, e tra impero asburgico e repubblica di Venezia (o regno d'Italia) poi. Poco dopo si parcheggia in uno slargo sulla sinistra (cartello chilometrico km 6). Si scende per prati tenendo la destra, andando a prendere un sentiero che attraversa alcuni torrentelli (ometti). Più avanti, in corrispondenza di un corso d'acqua, si prende una deviazione sulla sinistra che porta in direzione dell'evidente torrione dove corre la via (ometto non evidentissimo). Si giunge così alla base del ghiaione terminale e alla parete. Portarsi sulla destra, poco prima di un avancorpo. Un'oretta circa.
Relazione: via bella e divertente, su ottima roccia. Soste attrezzate con almeno un fix, chiodatura buona nei tratti più impegnativi. Portare friend piccoli e medi per integrare... e magari una relazione migliore di quella che avevo io!
1° tiro: la via sale lungo il diedro/fessura. Io sono salito per la placca alla sua sinistra, puntando ad un piccolo strapiombo che si supera sulla sinistra per poi spostartsi a destra a prendere la sosta (a sinistra si vede un fix dell'adiacente via). Non sono sicuro sia la soluzione migliore... 20 m; III+, IV+; un chiodo, un friend incastrato. Sosta su due fix con cordone.
2° tiro (var.): superare il muretto a destra della sosta e continuare lungo la fessura, portandosi un poco a sinistra. Traversare verso sinistra sotto la cornice (passo iniziale esposto) fino a dove è possibile rimontarla facilmente. Da qui in facile traverso a destra fino alla sosta. 40 m; V+ (passo appena sopra la sosta), IV+, V-, IV, I; due chiodi. Sosta su un fix ed un chiodo con cordone. Il tiro originale va a destra subito sopra la sosta, per poi proseguire lungo delle placche.
3° tiro: si sale puntando ad un'evidente diedro con fessura obliqua verso sinistra. Giunti sotto di essa (chiodo) si segue una seconda fessura verso destra, che porta ad un pulpito oltre cui vi è la sosta. 20 m; III+, V; tre chiodi (uno con cordone). Sosta su due fix con cordone.
4° tiro: salire la placca fino ad una fessura, superarla e proseguire brevemente fino ad una nicchia sulla destra ove si sosta. 35 m, IV+; tre chiodi, un cordone in clessidra. Sosta su fix e chiodo con cordone.
5° tiro: salire a destra della sosta lungo una fessura, che si apre a diedro più avanti. Proseguire fino ad um masso sporgente e uscire sulla destra verso la sosta. 30 m; V-, IV, V; cinque chiodi (due vicini), un cordone in clessidra. Sosta su due fix con cordone.
6° tiro: si sale lungo un pilastro a seguire una fessura. Si continua per un diedro verso sinistra fino alla terrazza di sosta. 35 m; V, IV; due chiodi, 2 clessidre con cordone. Sosta su due fix.
7° tiro: superare il breve strapiombo sopra la sosta e raggiungere un terrazzino (sosta possibile su due chiodi). Proseguire lungo la parete fino alla sommità. 50 m; VI-, III+, IV, III; sei chiodi (due con cordone). Sosta su due fix.
Discesa: si prosegue lungo la cresta per scendere sui bei prati sommitali. Qui si seguono gli ometti che conducono  ad una traccia che scende e porta all'imbocco del canale a sinistra del torrione, che riporta alla base.

sabato 14 settembre 2019

Hoi-Nau (pilastro sud)

Fabio sul 1° tiro.
Sempre lui all'uscita del camino del 3° tiro.
Alberto sulla placca del 4° tiro.
Con Fabio alla 4a sosta.
La cordata dietro di noi sul 6° tiro.
Fabio sul 7° tiro.
Alberto sull'8° tiro.
Alberto sul 10° tiro.
In vetta.
tracciato della via.
Punta Lastoi - Lastoi di Formin
Parete S


Accesso: dal passo Giau (o dal tornante appena prima di esso, salendo da Cortina) si segue il segnavia 436, superando un paio di forcellette per poi immettersi in un vallone e salire fino a forcella Giau, sovrastata dalla Punta Lastoi. Da qui verso sinistra su traccia di sentiero, prima per prati e rocce e poi attraverso il ghiaione, cercando di non salire troppo. Quando il sentiero si avvicina alla base della parete lo si lascia e si sale brevemente puntando allo spigolo a sinistra. La via parte nel diedro appena a destra dello spigolo.
Relazione: via piacevole che risale la parete senza troppe difficoltà, evitando i punti più impegnativi. Ideale per un'arrampicata tranquilla su roccia buona. Chiodatura buona nei tratti più impegnativi; portare friend piccoli e medi per integrare.
1° tiro: salire pochi metri e spostarsi a destra aggirando un pilastrino giallastro dall'aspetto precario, per proseguire fino ad un pulpito dove qualcuno ha aggiunto uno spit. Conviene salire ancora la placca fino ad una cengia orizzontale dove si sosta. 30m; IV+, IV; tre cordoni in clessidra, un fix. Sosta su cordoni in clessidra.
2° tiro: traversare qualche metro verso destra e salire puntando ad una lama gialla. La sosta è sulla parete destra della lama, alla base di un camino. 30m; I, IV-, III; un cordino in clessidra. Sosta su cordone in clessidra.
3° tiro (var.): salire il camino ed uscire sulla destra alla prima cengia. 10m, IV. Sosta su due chiodi con cordone e maglia-rapida. Il tiro originale continua nel camino ed esce a destra più in alto.
4° tiro (var.): traversare verso destra (facile ma esposto) fino ad una zona di roccia nera e salire la bella placca, restando a sinistra di una linea a fix (Re Artù?). Superare un paio di brevi muretti e sostare su un terrazzo. 30m; I, IV, V-. Sosta su fix con anello. Se non siete dei puristi, è possibile andare a prendere un fix della via adiacente per proteggersi lungo il tiro.
5° tiro: salire verso sinistra superando una cengia e qualche muretto. Raggiunta una seconda cengia si sosta. 30m, III. Sosta su chiodo e clessidra con cordone.
6° tiro: salire fin sotto ad uno strapiombo e qui traversare in obliquo verso destra. Salire poi dritti per placca e raggiungere la sosta sulla sinistra. 35m; III+, IV, IV+, V- (passo); tre chiodi. Sosta su clessidra con cordoni.
7° tiro (var.): salire verso sinistra in direzione di due grossi blocchi e continuare lungo una breve fessura su roccia giallastra, giungendo così sulla cengia dove si trova la sosta. 40m; IV, V (passo), I. Sosta su fix e cordino in clessidra. Il tiro originale sale a destra (IV+) e percorre poi la cengia verso sinistra.
8° tiro: salire a sinistra della sosta, spostarsi sulla destra e proseguire lungo una spaccatura. Giunti ad un terrazzo, spostarsi ancora a destra e salire brevemente per placca fino alla sosta. 35m; IV-, IV. Sosta su due chiodi.
9° tiro: salire verso destra seguendo la direttrice di un canale (o la crestina sovrastante) fino a sbucare in cima ad un pulpito. Spostarsi a destra e sostare. 35m; III+, IV-. Sosta su due clessidre.
10° tiro: puntare alla parete nera di fronte (cordino visibile), risalirla ed uscire in vetta. 35m; IV+, IV, IV+; un cordone in clessidra, un fix. Sosta su un fix.
Discesa: dalla sommità si scende lungo l'altopiano dei Lastoi, tenendosi un poco sulla destra e seguendo alcuni ometti. Si giunge così ad un profondo canale, dove si scende per pochi metri ad una sosta per calata. Si eseguono quindi due calate da circa 50m l'una (saltare la sosta dopo 25m... se avete due mezze corde, ovviamente!), tenendo la sinistra in fondo (viso a valle). Alla fine delle corde doppie si scende fino alla base della parete e da qui in breve al punto di attacco, ed a ritroso lungo il sentiero di andata.

venerdì 13 settembre 2019

Via della morte obliqua

Luca sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Luca sul 4° tiro.
Luca sul 6° tiro.
Sul 9° tiro.
Torre di Murfreit - Gruppo del Sella
Parete N


"Su questo potente pilastro, bene in vista da Passo Gardena, corre questa famosa via di camino dal nome macabro". Così Claudio Cima in Sella. Arrampicate scelte (p. 139). E in effetti, salendo a passo Gardena dall'omonima valle non si può non essere attratti da questa linea del lontano 1928. Quando finalmente ci decidiamo all'impresa, però, i nostri entusiasmi si raffreddano velocemente: a una cordata teutonica appena avanti a noi si stacca una presa sul primo tiro, con conseguente volo. Saliamo assai circospetti, bersagliati dai sassi che i due scaricano in continuazione. Più in alto assistiamo ad un secondo volo del capocordata, nel viscido camino del quinto tiro. Questa volta i due si calano, ma la nostra tranquillità se n'è andata da un po'. Impiego un tempo spropositato per fare quel tiro, e quando arriviamo finalmente in vetta, molto più tardi del previsto, si scatena un acquazzone che complica anche la discesa. Nessuno lo dice, ma per un attimo entrambi abbiamo temuto un bivacco. Scendiamo lentamente, poi la bussola del cellulare è provvidenziale per indicare la direzione in mezzo alla nebbia (viva la microelettronica!), e tutto finisce con una cena tardiva a Canazei.
Accesso: dal passo Gardena si prende il segnavia 666 (viatico ideale per questa via!) che conduce al rifugio Pisciadù. Dopo pochi tornanti, in corrispondenza di una curva verso sinistra, lo si lascia per una deviazione a destra, che costeggia il colletto sovrastante (Col de Frea) e prosegue in direzione della Torre di Murfreit e della val Culea (alla sua sinistra). Se "mancate" la deviazione, prendete una seconda traccia sempre verso destra più avanti, dove il sentiero tende decisamente ad allontanarsi verso sinistra, raggiungete la cima del colletto e proseguire per traccia, fino ad incontrare la precedente. Si prosegue per sfasciumi fino all'altezza della torre, ci si porta sul suo lato destro e si risalgono facili rocce verso sinistra, fino a portarsi sotto un camino dove inizia la via. Il percorso originale sale più a destra, a raggiungere una cengia orizzontale che si segue verso sinistra fino all'imbocco del grande camino del terzo tiro.
Relazione: la via risale l'evidente ed estetico camino obliquo con difficoltà contenute, ma su roccia decisamente non ottimale nella parte medio-bassa (nonostante sia la guida monti d'Italia che il libro di Bernardi definiscano la roccia buona) e con un tiro in camino praticamente sempre bagnato e fangoso (anche se ben proteggibile). L'ambiente è certamente spettacolare, ma non consiglierei la via tranne che agli appassionati del genere. Nel caso, portare serie di friend fino al 3BD e un paio di kevlar sciolti da infilare nelle clessidre. Chiodi e martello non strettamente necessari, ma - come sempre in questi casi - utili se sopravvengono degli inconvenienti. Passo-chiave della via valutato come V- e A0 da Cima, V nella GMI e V+ da Bernardi (e da noi, per quel che vale).
1° tiro: salire la prima parte del camino, spostarsi sulla sinistra e proseguire ancora in camino. La sosta è all'uscita, sulla sinistra. 45m, V-; due chiodi, due cordini in clessidra. Sosta su due chiodi e cordone.
2° tiro: raggiungere la base del grande camino, superando facili rocce ed un paio di muretti fessurati. 45m; un chiodo con cordino, un cordino in clessidra. Sosta su cordino in clessidra.
3° tiro: salire la placca sporca spostandosi verso sinistra fino a raggiungere una stretta cengia. Ignorare una sosta sulla destra (tre chiodi e cordini) e spostarsi alla sosta sulla sinistra. 35m, IV. Sosta su chiodo (ma ben integrabile con friend). Tiro difficilmente proteggibile.
4° tiro: salire una fessura a sinistra della sosta per poi riportarsi verso destra su roccia giallastra. Superare una placca e puntare a destra ad un masso incastrato nel camino. Salire ancora ed infilarsi nel camino a destra, dove questo si allarga e diviene più verticale. 35m; IV, V; quattro chiodi, una fettuccia in clessidra. Sosta su tre chiodi e cordino.
5° tiro: salire il camino, perennemente umido se non bagnato e fangoso, verso destra, sfruttando alcuni massi incastrati. Portarsi poi sulla parete di sinistra e salirla fino ad una prima cengia. Superare un breve muretto e sostare. 40m, IV+; due chiodi. Sosta su due chiodi.
6° tiro: puntare allo strapiombo sopra la sosta, uscire sulla sinistra (esposto) e traversare fino a raggiungere rocce più semplici. Salire seguendo delle fessure verso destra fino ad una cornice dove si sosta. 40m; V+, IV+, IV;
7° tiro: in verticale lungo la direttrice di una fessura per poi spostarsi verso destra e proseguire. 35m; IV, III. Sosta su spuntone.
8° tiro: proseguire fino ad un ripiano dove si sosta. 35m, III. Sosta su spuntone
9° tiro: raggiungere il muretto di fronte, salirlo sulla sinistra e proseguire fino ad un colletto con ometto. Qui spostarsi a destra e continuare brevemente fino alla sosta. 40m, IV-, un chiodo. Sosta su spuntone. Se le corde non fanno troppo attrito, conviene proseguire fino alla cima del pilastro.
10° tiro: raggiungere la cima del pilastro, scendere all'intaglio e risalire fino alla vetta. 55m, III. Sosta su spuntone.
Discesa: non banale ed esposta; fare attenzione. Dalla cima ci si sposta verso il massiccio del Sella fino ad incontrare degli ometti che indirizzano in un canale sulla sinistra. Lo si scende (II+) fino ad una sosta da cui ci si cala in corda doppia per circa 25m. Qui è presente una seconda sosta che probabilmente permette di abbreviare l'itinerario con una serie di calate (non verificato). Ci si sposta invece a sinistra (viso a valle) lungo una cengia fino ad un'altra sosta da cui ci si cala a raggiungere un colletto. Si risale indi un facile canale (ometto), giungendo alla cresta che collega la torre con il resto del massiccio del Sella. Qui si può scendere sia a destra che a sinistra (più breve). Viste le condizioni di neve del canalone di sinistra e le condizioni meteorologiche, noi siamo scesi sulla destra, abbassandoci per placche (II) e restando sempre sul lato destro (verso la torre). Si attraversa così un canalone che scende dalla torre (uscita dalla serie di corde doppie??) e poco dopo si recupera un ancoraggio da cui ci si cala brevemente. Da qui in poi il percorso in discesa è segnalato da ometti e riporta alla base della torre, ove si ritrova il sentiero di accesso che riporta al passo. Un paio d'ore circa in tutto.

venerdì 30 agosto 2019

Frasca verde

Una delle sale del locale.
Il carpaccio di cervo.
I canederli al pino mugo.
Il cinghiale con polenta e funghi.
La sfera di cioccolato.
via Capoluogo 64
Lauco (UD)


La seconda tappa delle gozzoviglie carniche ci porta nel paesino di Lauco, qualche tornante di troppo al di sopra del fondovalle. La frasca verde è un albergo e ristorante, ma che non vuole perdere la funzione di bar di paese, risultando così in uno iato tra l'ingresso del bar e le sale retrostanti. Superato il divisorio, ci sediamo in una piccola saletta, ben arredata (forse un po' troppo finto-tradizionale, ma passi), e con bicchieri per l'acqua piuttosto bruttini (per tacere di candelina e cuoricino di legno, da cestinare immediatamente). Per fortuna, la musica cambia quando arriva il menù: la cucina trae spunto dalla tradizione carnica, ma la rivisita in chiave moderna e con risultati decisamente interessanti.
La cena inizia con un delicato stuzzichino di caprese nel bicchiere, preludio a piatti ben più sostanziosi: l'antipasto di carpaccio di cervo ed il primo di canederli al pino mugo con speck sono assolutamente deliziosi, e con porzioni degne di nota.
Come secondo scegliamo il cinghiale a spasso nel bosco, ovvero con polenta e funghi. Carne cotta a puntino e felice presentazione del piatto.
Siamo ai dolci, e anche qui la fantasia non  manca. La mia scelta va alla sfera di cioccolato con mousse di fava tonka e sorbetto al caffè, e devo dire che era da un po' che non assaggiavo un dessert così buono (e dal nome così lungo).
La carta dei vini è vastissima e del tutto all'altezza della cucina. Purtroppo mancano le mezze bottiglie e mi tocca accontentarmi del rosso sfuso della casa, che è onesto ma non regge il confronto con il cibo.

Una cucina veramente buona dove tornare senza indugio!

Il conto: 90€ per
1 antipasto
1 primo
2 secondi
2 dolci
2 caffè
1 bottiglia di acqua
mezzo litro di vino sfuso (7€)

giovedì 29 agosto 2019

Stella d'oro


L'esterno del locale.

I cjarsons alle erbe.
Via Tolmezzo 6
Verzegnis, fraz. Villa (UD)


Come di prammatica quest'estate, arriviamo sul posto sotto una pioggia battente, senza nemmeno il tempo di guardarci attorno, di gettare più che una rapida occhiata alla facciata della chiesa antistante prima di correre nel locale. Ci si trova in un'antica trattoria popolare che può vantare anche un piccolo ruolo storico/militare nell'ultima guerra (che si rispecchia nel nome), assolutamente da visitare approfittando della gentilezza del titolare: strepitoso ed assai famoso nei dintorni il fogolar del '600, a cui si devono aggiungere le vecchie cantine. La sala è arredata senza troppe pretese, da classica osteria di paese (mi taccio come al solito riguardo ai quadri appesi alle pareti).
La cucina rispetta la tradizione carnica senza eccessive varianti o rivisitazioni, con prodotti locali selezionati ed un numero non troppo vasto di scelte ma con una certa variazione periodica. Iniziamo con un'accoppiata antipasto/primo: i filetti di trota salmonata marinata e frutti di bosco ed i classici cjarsons alle erbe, assai gustosi e delicati. I secondi ruotano attorno alle carni ed entrambi optiamo per dei medaglioni di cervo con polenta, ben cucinati e dove la polenta di grani misti dice la sua! Poco interessante, invece, la breve lista dei dolci.
La lista dei vini è giusta e centrata sul territorio friulano. Poiché questa volta sono l'unico ad apprezzare cotal prodotto, devo limitare la scelta alle mezze bottiglie, per fortuna presenti nel menù (seppur, ovviamente, in quantità minimale). Scelgo così un Cabernet Sauvignon di Lis Neris, abbastanza buono ma forse un po' troppo vellutato per i miei gusti, che comunque accompagnerà egregiamente la cena.

Il conto: 63€ per
1 antipasto
1 primo
2 secondi
2 caffè
mezza bottiglia di vino (13€)
1 bottiglia di acqua

Dorigo (Crack del Tot) + Placca centrale

Gianni sul 2° tiro della Dorigo.
Anna sul 3° tiro della Dorigo.
Sul 1° tiro della Placca centrale.
Anna sul 5° tiro della Placca centrale.
Tracciati delle vie. Rosso = Dorigo, viola = Crack
del Tot, azzurro = Placca centrale.
Placche di Val Collina - Coglians
Parete SE


Accesso: da Tolmezzo per la SS52, superando Timau in direzione del passo di Monte Croce Carnico. Se si dispone di auto dal fondo non troppo basso conviene salire lo sterrato che si stacca dal terzo tornante, appena precedente la casa cantoniera. Dopo un paio di km si giunge ad un piccolo parcheggio, in corrispondenza della parete e di un cartello di divieto. Alternativa più bucolica è salire fino al passo e parcheggiare lì. Sulla sinistra si prende il segnavia 146, che diviene 148 (e 161) al bivio poco dopo. Il sentiero scende verso sinistra appena prima di una malga e si raccorda con lo sterrato più avanti, portando al parcheggio in un'oretta circa.
Dal parcheggio si sale il prato soprastante per traccia verso destra, che si infila nel bosco (ometto) ed in breve porta alla base della parete, in corrispondenza della Placca centrale (fix visibile). A destra si nota una via nuova con fix scintillanti (Climbing Paluzza) e una linea con fix decisamente più datati che sale verso sinistra: è la via Dorigo. Probabilmente le vie sono state modificate rispetto ai tracciati originali in occasione della sistemazione a fix.
Relazione (Dorigo): via molto bella su placca con qualche passaggio atletico. Chiodatura ottima a fix un po' datati; portare solo rinvii ed il necessario per collegare le soste e per la calata.
1° tiro: salire il diedrino verso sinistra e, giunti su terreno facile, non puntare alla sosta (della Placca centrale) sulla sinistra, ma traversare verso destra su rocce erbose fino alla base di un diedro. 25m, 5b; quattro fix. Sosta su due golfari.
2° tiro: salire il diedro lievemente aggettante e proseguire per placca delicata fino alla sosta. 20m, 6a+; sette fix. Sosta su due golfari. Bel tiro.
3° tiro: salire la fessura a sinistra della sosta, inizialmente dritta e poi  verso sinistra, fino ad uscire su rocce facili (cavo d'acciaio in clessidra). Traversare verso sinistra fino alla prima delle soste visibili. 25m, 6a+; cinque fix, un cavo in clessidra. Sosta su due golfari.
4° tiro: salire il diedro fessurato e la placca fino alla sosta. 15m, 5c; cinque fix. Sosta su due fix.
5° tiro: dritto sopra la sosta su una bellissima placca a rigole. In alto, spostarsi a sinistra fino alla sosta di calata in comune colle altre vie vicine. 25m, 6a; otto fix, un cordone su albero. Sosta su due golfari.
Discesa: con due calate in corda doppia lungo la Placca centrale.
Relazione (Crack del Tot): la via parte dalla seconda sosta della via Dorigo e segue l'invitante fessura verso destra, per uscire poi lungo placche. Salita non difficile, ma con chiodatura un poco più lunga delle sue vicine. Portare eventualmente un friend medio per la fessura (che non è protetta).
1° tiro: salire in verticale lungo la Dorigo e traversare a destra all'altezza della fessura obliqua, che si segue fino alla sosta. 20m; 5c, IV; tre fix (due della Dorigo + uno vecchio vicino ad uno di Climbing Paluzza). Sosta su due spit e maglia-rapida. Cordini marci in clessidra nelle vicinanze.
2° tiro: proseguire brevemente lungo la fessura e, quando essa muore, salire per placca muschiosa (e nel nostro caso, pure bagnata!) raggiungendo una cengia sulla destra. 15m, IV; un chiodo. Sosta su uno spit. A destra si nota la sosta della via DiRonDeRo.Il tiro si può concatenare col successivo.
3° tiro: passo delicato in partenza, poi placca che si segue lievemente verso destra fino alla sosta. 25m, V; due spit + eventualmente uno della via DiRonDeRo. Sosta su due fix con cordino ed anello di calata.
Discesa: in doppia lungo la via DiRonDeRo.
Relazione (Placca centrale): via simile alla precedente, ma più semplice. Tutte le soste sono su due golfari.
1° tiro: superare il muretto (fix un po' alto) e proseguire per una fessura fino al terrazzo di sosta. 20m, 6a; quattro fix.
2° tiro: salire a destra della sosta e proseguire lungo i fix dritti e poi verso sinistra fino alla sosta. Dopo il terzo fix c'è una variante che passa più a destra ma che rende un po' illogico raggiungere la sosta. 20m, 4b; cinque fix.
3° tiro: ancora per placca fino al terrazzo di sosta (la seconda da destra). 20m, 5c; quattro fix.
4° tiro: dritto per la bella placca a rigole fino alla sosta. 20m, 4c; cinque fix.
5° tiro: ancora per placca fino al termine della via. 20m, 5a; sette fix.
Discesa: con due calate in corda doppia.

martedì 6 agosto 2019

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi maggio-luglio 2019 (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei trimestri maggio-luglio dal 2015 al 2019.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei periodi gennaio-luglio dal 2015 al 2019.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Ritardi mensili del treno 2608 (8:02).
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).

Ordinaria amministrazione sui treni della linea BG-MI.
Qualunque commento sui ritardi degli ultimi tre mesi non può che iniziare da questo sconfortante quanto risibile comunicato. Vediamo di analizzarlo brevemente: il Piuri, novello AD pluristipendiato di Trenord, se ne inizia con una serie di scuse che ricordano candidamente questa scena, se non fosse che lo spessore dei personaggi coinvolti è ben diverso (scegliete voi chi preferite). Dopo l'alluvione, le cavallette ed il terremoto, arriva la perla: "la puntualità è migliorata di 5 punti percentuali rispetto al 2018." Come si suol dire: "Ma ci è o ci fa?" Lo sa il Piuri che nel 2018 è avvenuta la tragedia di Pioltello e che anche per quel motivo la puntualità è andata - non trovo altro termine - bellamente a puttane (e mi scuso con le lavoratrici del caso per l'indegno paragone)? Basta vedere ad esempio qui per i dati complessivi. Se infatti Trenord ed il suo AD, evidentemente impervi al senso dell'imbarazzo e del ridicolo, avessero condotto il confronto in maniera corretta (prime due figure) avrebbero forse capito che la puntualità in questo trimestre del 2019 è la peggiore di tutti gli anni precedenti, escluso il 2018! Puntualità ridotta al 14% per il 2608, ritardo entro 5' per il 68% dei treni. Il 10809, poi, riesce persino a fare peggio dell'anno scorso, e solo recupera qualcosa rispetto al 2015.

Allargando lo sguardo per abbracciare il periodo dall'inizio dell'anno, le cose non cambiano di molto: la conclusione precedente resta assolutamente valida per il 2608 (puntualità al 8% e ritardo entro 5' per il 61% dei treni). Situazione solo lievemente migliore per il 10809, che finalmente recupera qualcosa sul 2018 e si avvicina ai valori del 2017, ma resta assai lontano dai dati pur non eccezionali del 2016.

Se dal trimestre ci spostiamo sui singoli mesi, vediamo nuovamente come il ritardo del 2608 sia assolutamente in linea con l'anno scorso e non accenni a ritornare su valori accettabili, nonostante le capriole verbali dei comunicati. Drammatico come tutte le estati, invece, il 10809 nei mesi di giugno e luglio, tra cancellazioni e ritardi indecenti. E visto che su questo treno manca perennemente l'aria condizionata, è d'uopo riprendere il tragicomico comunicato, dove ci viene spiegato che "Il sistema [di condizionamento] infatti si blocca automaticamente quando la temperatura esterna supera i 35 gradi [...]. Il blocco indica che i sistemi - perfettamente funzionanti - si "auto-proteggono" dai picchi di caldo per non distruggersi. La riprova è data dal fatto che gli stessi impianti ripartono regolarmente con il calo delle temperature". Traduco: il condizionamento funziona se non fa troppo caldo! Come dire che un aereo funziona se non si alza da terra, un treno funziona se non si muove dalla stazione (quest'ultimo concetto in effetti è ben sfruttato da Trenord). Domanda: ma chi ha stabilito queste assurde specifiche? Cosa fa oggi di mestiere, il parlamentare sovranista? Definisce gli standard per i ponti autostradali o i giunti ferroviari?

L'unico dato che il comunicato non riesce a nascondere è che "Il 40% dei treni Trenord ha più di 35 anni", a cui si dovrebbe aggiungere una gestione fallimentare di questa "azienda". Lì sì che ci sarebbe da migliorare, ma invece il Piuri cosa dice? "Possiamo migliorare? Certo! Lo dobbiamo in primis ai nostri passeggeri e continueremo a farlo, in tutti i settori. Penso in particolare alla comunicazione ai clienti". Traduco ancora: il servizio è uno schifo totale, e continuerà ad essere uno schifo se non peggio, ma l'unica cosa che forse faremo è farvi sapere prima che è uno schifo. Voi continuate a pagare i biglietti, che dobbiamo mantenere "4 mila colleghi".

giovedì 25 luglio 2019

Sara

Anna sul 2° tiro.
E all'uscita del 3° tiro.
Tracciato della via.
Torre Vitali - Grignetta
Parete SO


Accesso: salire al Rif. Rosalba dal sentiero delle foppe (n.9), e da qui proseguire per il sentiero n.10 fino al colle Garibaldi, dove la vista si apre sul gruppo Casati-Vitali. Non prendere il sentiero che scende a destra, ma proseguire fino un secondo vago colletto; poco prima dei torrioni davanti a voi si stacca una traccia sulla destra in piano. Seguirla (corde fisse) fino ad un canale che si attraversa con cautela. Di fronte c'è la torre Vitali e l'evidente attacco della via (scritta un po' sbiadita e fittoni visibili).
Relazione: la via risale la parete del torrione con difficoltà assai abbordabili, ed è meno famosa e meno frequentata rispetto ad altre di pari impegno che si trovano nei paraggi. Se questo di per sé è un buon motivo per dargli un'occhiata, bisogna dire che la roccia presenta alcuni tratti lungo i quali è meglio fare attenzione, soprattutto nel tratto finale del terzo tiro, dove sembra che tutto il pilastro debba venir giù da un momento all'altro. Chiodatura a fittoni, buona ma con qualche tratto un poco distanziato. Portare eventualmente qualche friend se non siete del tutto a vostro agio sui gradi.
1° tiro: attaccare la parete, spostarsi lievemente a sinistra e continuare in verticale fino ad un terrazzo. Proseguire per un ultimo salto roccioso fino alla sosta appena sopra. 30m, IV; sei fittoni, un chiodo. Sosta su due fittoni.
2° tiro: salire a sinistra della sosta fino ad una zona di rocce giallastre un po' strapiombanti e lì spostarsi a destra verso lo spigolo. Proseguire la salita fino alla sommità dell'avancorpo. 40m, IV; sei fittoni. Sosta su due fittoni.
3° tiro: aggirare la sosta sulla sinistra, attraversare l'intaglio e salire per rocce facili ma rotte verso la sommità. Giunti davanti ad un pilastro dall'aspetto poco rassicurante, aggirarlo sulla sinistra (esposto) e salire per un vago camino di rocce dubbie fino alla sommità. 45m, III+; due fittoni. Sosta su un fittone.
Discesa: proseguire sulla sommità puntando ad uno spuntone con cordoni. Appena sotto c'è la sosta di calata (due fix con catena ed anello). Una calata di 25m circa (tenere la destra, faccia a monte) deposita in un largo canale che si discende per traccia fino ad incontrare il sentiero Cecilia che, seguito verso sinistra, riporta in breve al rif. Rosalba.

martedì 16 luglio 2019

Maica con variante dei ciclamini

Teo sul 1° tiro.
E qui sul 4° tiro.
Sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Pilastro del Vaio stretto - Piccole Dolomiti
Parete NE


Accesso: dal passo di Pian delle Fugazze si prende la strada per l'ossario del Pasubio fino all'altezza della malga Cornetto, dove si parcheggia sulla sinistra. Dalla malga si sale seguendo il segnavia 44 (all'inizio poco evidente; tenere eventualmente la destra salendo) che diviene poi 150, seguendo le indicazioni per il vaio stretto. Quando il sentiero lambisce la parete rocciosa, lasciarlo per una traccia sulla sinistra, che porta in un canale con evidenti resti di frana. Salire brevemente a fianco della parete fino alla piazzola di attacco (chiodo con cordino visibile). Circa una mezz'oretta o poco più il tempo necessario.
Relazione: la via risale la parete del Pilastro con bella e piacevole arrampicata su placca. La frequentazione non manca, per via della roccia buona e della chiodatura, in stile classico ma assai abbondante. Qualche chiodo è tuttavia da verificare; portare eventualmente un paio di friend per sicurezza. Gli ultimi due tiri seguono probabilmente una variante del 1979 allo spigolo Noaro.
1° tiro: salire il canale, dapprima verso destra e poi dritto, uscendone con passo delicato per la parete di sinistra e giungendo così in sosta. 35m; III, V (passo); sei chiodi (due con cordone), un cordone in clessidra. Sosta su quattro chiodi con cordoni, maglia rapida e anello.
2° tiro: salire il camino ed uscirne a destra (esposto) su buone prese. Continuare poi per rocce più facili fino ad una terrazza (20m, sosta possibile). Conviene proseguire salendo verso sinistra una placca lavorata fino alla sosta. 35m; V, V+, III; nove chiodi, una sosta intermedia (due chiodi e mugo collegati da cordone con maglia rapida). Sosta su un chiodo e due clessidre con cordone e maglia rapida.
3° tiro (variante dei ciclamini): salire la bella placca, spostarsi a destra a superare un muretto e proseguire per placca lavorata fino ad uno spigolo. Salti erbosi portano alla sosta sulla sinistra. 30m; IV, V+, V, IV, III; otto chiodi, tre clessidre con cordone. Sosta su due fix con cordone e maglia rapida.
4° tiro (variante dei ciclamini): spostarsi in traverso sulla sinistra sopra il bordo dello strapiombo, per poi salire e rientrare verso destra. Continuare dritti fino alla sosta sotto un diedro-camino. 35m; V-, IV+, III; sei clessidre con cordone (due vicine; sono probabilmente la sosta originale della via prima dell'arrivo dei fix). Sosta su due chiodi con cordone.
5° tiro: salire puntando al diedro-camino, superarlo ed uscirne a destra. Continuare fino ad un tratto aggettante che si supera sulla sinistra per rientrare poi a destra e salire fino alla sosta. 45m; III, IV, IV+, III; due chiodi, nove clessidre con cordone. Sosta su un chiodo e tre clessidre con cordone e maglia rapida.
6° tiro: salire le rocce alla sinistra del canale erboso fino ad un grosso spuntone (sosta possibile). Proseguire per raccia fino alla cima del pilastro. 60m; II, III, II; due clessidre con cordone, una sosta intermedia (cordone su chiodo e spuntone con maglia rapida). Sosta su due clessidre con cordone.
Discesa: non banale e con tratti esposti; fare attenzione. Dalla cima del pilastro si segue una traccia verso sinistra (esposta) fino a passare attraverso un foro. Ignorare la sosta di calata e scendere ancora un paio di metri fino ad un terrazzino con una seconda sosta di calata (due chiodi, uno spit, cordoni e maglia-rapida), da dove ci si cala per 15m circa fino ad una terrazza. Si aggira sulla sinistra il pinnacolo di fronte per una cengia facile, ma esposta, e si perviene alla seconda sosta di calata (cordino su spuntone con maglia-rapida). Con altra calata di 15m si è allo sbocco del vaio stretto. Da qui dovrebbe essere possibile scendere direttamente nel vaio ricongiungendosi col sentiero di salita (ma voci dicono che la ferrata sia stata smantellata); noi abbiamo preferito una soluzione più comoda anche se più lunga: si sale il ghiaione di fronte fino alla sella dell'Emmele e da qui si scende per sentiero alla strada del re, che si segue verso sinistra fino al parcheggio. Calcolare poco meno di un'oretta e mezza.

giovedì 11 luglio 2019

Mozzanica

Fabio soddisfatto del 1° tiro.
Simone sul 3° tiro.
Tracciato della via.
Torrione dei Piccioni e Torre Maria - Grignetta
Pareti SE e S

Accesso: raggiungere il piazzale dei Resinelli, attraversarlo fino alla chiesina e prendere a destra la via Caimi (in salita), seguendola fino al suo termine dove ci sono alcuni posti per parcheggiare (lungo la strada ce ne sono altri, se arrivate tardi). Da qui si prende il sentiero della Direttissima e si supera il caminetto Pagani. Appena prima di raggiungere la deviazione per il Gruppo del Fungo si attraversa un canalone, in corrispondenza dell'appuntito Torrione dei Piccioni. Scendere brevemente lungo in canale tenendosi sulla destra verso il torrione, e rintracciare una sosta. Con una breve calata si giunge alla base della via.
Relazione (via al Torrione dei Piccioni): via breve ma abbastanza interessante, con un primo tiro veramente bello e su roccia ottima. Protezioni buone a fittoni e un paio di chiodi; utili comunque un paio di friend per integrare.
1° tiro: salire lungo il diedro fessurato, traversare a sinistra sotto un tetto e proseguire per placca fino ad una sella all'altezza del punto di calata iniziale. Proseguire ancora per facili rocce fino alla sosta. 35m, 5a; due fittoni, due chiodi. Sosta su due fix.
2° tiro: salire stando lievemente a sinistra del filo dello spigolo, superare una zona con rocce dall'aspetto non del tutto incoraggiante ed un breve muretto, uscendo su una terrazza erbosa. Proseguire verso destra fino alla parete di fronte, ove si trova la sosta. 30m, 4c; un fittone. Sosta su due fittoni.
3° tiro: salire il muretto a sinistra della sosta (roccia da verificare in qualche punto), proseguire poi portandosi ancora un poco a sinistra e salire alla sosta per rocce più facili. 20m, 5a/b; due fittoni. Sosta su due fittoni con catena ed anello di calata.
Discesa: con calata a corda doppia che riporta sul sentiero. Se come noi volete poi attaccare una via sui vicini torrioni del gruppo del Fungo, conviene fare una bella calata da 60m verso la base della torre Maria, sotto l'attacco della prossima via.
Accesso (via alla Torre Maria): se avete seguito la nostra traccia, la calata vi ha depositati davanti alla torre Maria. Se giungete dal sentiero per il Gruppo del Fungo, portatevi alla base del torrione alla sinistra del sentiero, quasi all'atezza della Portineria. La via attacca vicino ad una regione di rocce giallastre (fittone visibile).
Relazione (via alla Torre Maria): su questo torrione avevo già salito la bellissima via della Parete SE, e stavolta abbiamo dato un'occhiata alla via alla sua sinistra, assai più tranquilla, ma non molto protetta.
1° tiro: salire la parete e giungere ad un ripiano. Qui si vede un fittone sulla destra, ma conviene ignorarlo e proseguire dritti superando un muretto, uscendo su rocce appoggiate che si risalgono fino alla sosta. 50m, IV; un fittone. Sosta su due fittoni.
2° tiro: superare il muretto sopra la sosta e per rocce facili raggiungere la cima dove si sosta. 10m, 4c; 1 fittone. Sosta su un fittone.
Discesa: proseguire oltre il fittone scendendo sul lato opposto rispetto alla salita fino a raggiungere un gruppo di evidenti cordoni un po' datati con maglia-rapida. Una calata da 60m deposita nei pressi del sentiero, poco a monte del punto di attacco.