martedì 19 settembre 2023

Nikibi

Stefano sul 1° tiro.
Stefano sul 6° tiro.
Stefano e Alberto sul 7° tiro.
Alberto alla 9a sosta.
Tracciato della via (azzurro). In rosso la via
Paolo Amedeo.
Torrione Marcella - Lastoi di Formin
Parete O

Accesso: da Cortina d'Ampezzo si prende la strada che porta a passo Giau fino all'indicazione d'inizio del comune di S. Vito di Cadore, accompagnata da un cartello giallo "Muraglia di Giau. 1 luglio - 30 settembre 1753", ovvero un muro a secco che stabiliva il confine tra i pascoli sanvitesi e ampezzani prima, e tra impero asburgico e repubblica di Venezia (o regno d'Italia) poi. Poco dopo si parcheggia in uno slargo sulla sinistra (cartello chilometrico km 6). Si scende per prati tenendo la destra, andando a prendere un sentiero che attraversa alcuni torrentelli (ometti). Più avanti, in corrispondenza di un corso d'acqua, si prende una deviazione sulla sinistra che porta in direzione dell'evidente torrione dove corre la via, seguendo sempre i numerosi ometti (ben più evidenti che qualche anno fa). Si giunge così alla base del ghiaione terminale e alla parete. La via attacca nel punto più basso (scritta). Un'oretta circa.

Relazione: bella via su ottima roccia, più impegnativa della vicina Paolo Amedeo, ma ben protetta a fix. Friend non necessari, tranne forse uno per l'ultimo tiro (facile ma sprotetto) e comunque utili se non vi sentite del tutto sicuri sulle difficoltà (il primo tiro è facile, ma chiodato - un po' inspiegabilmente - ben più lungo rispetto agli altri). La via è piuttosto continua ed omogenea nelle difficoltà, tranne che per il sesto tiro, molto bello ma decisamente "fuori scala" rispetto agli altri (anche se parzialmente azzerabile): peccato che non si sia trovata una soluzione più uniforme.

1° tiro: salire dritti superando un paio di muretti sempre ben appigliati fino al terrazzo di sosta. 35 m, 4c; quattro fix, un chiodo. Sosta su due fix con cordone e gancio meccanico (!).
2° tiro: salire per facili rocce e portarsi sotto la parete di sinistra. 25 m, II. Sosta su due fix con catena ed anello.
3° tiro: salire dritti, superare un breve strapiombo e continuare fino alla sosta su terrazza. 30 m, 6a (un passo), otto fix. Sosta su due fix con catena ed anello.
4° tiro: superare lo strapiombino iniziale e continuare lungo la parete, per portarsi verso destra quando le difficoltà calano per raggiungere la sosta. 30 m, 6a, quattro fix. Sosta su due fix con catena ed anello.
5° tiro: salire la bella placca verso destra e continuare dritti fino a portarsi nei pressi dell'evidente fessura obliqua. 25 m, 5c, cinque fix. Sosta su un fix e chiodo con cordone.
6° tiro: traversare la fessura verso destra e salire la parete gialla, uscendo ancora verso destra. Non fermarsi subito al termine delle difficoltà, ma continuare brevemente per facile placca fino alla sosta. 25 m, 6b+ (duro!), dieci fix. Sosta su due fix con catena ed anello.
7° tiro: salire dritti lungo la parete verticale con alcuni corti strapiombi, restando a sinistra di un evidente tetto. 35 m, 6a, dodici fix. Sosta su due fix con catena ed anello.
8° tiro: partenza cattivella su diedro un po' aperto, poi spostamento a destra e dritti per muretti e brevi strapiombi fino alla sommità di un pilastro. 30 m, 6a+, dieci fix. Sosta su due fix con catena.
9° tiro: portarsi sul corpo principale e salire le facili rocce sulla destra. 25 m; IV-, II. Sosta su un fix. Attenzione alla roccia: è meglio di come sembra, ma non è certo della stessa qualità di quella lungo i tiri precedenti.

Discesa: si prosegue lungo la cresta per scendere sui bei prati sommitali. Qui si seguono gli ometti che conducono  ad una traccia che scende e porta all'imbocco del canale a sinistra del torrione, che riporta alla base.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 4 settembre 2023

Maurizio Speciale

Sul 1° tiro (nel 2020).
Daniela sul 2° tiro.
Sul 3° tiro, nel 2011.
Alberto sul 3° tiro (nel 2023).
Alberto sul 9° tiro.
All'uscita del 9° tiro.
La relazione originale
(LAV 1, 1987, pp. 99-100)
La relazione originale
(LAV 1, 1987, pp. 99-100)
Piccolo Lagazuoi (Gruppo di Fanis)
Parete SO

Accesso: dal parcheggio in prossimità del forte Tre Sassi si vede distintamente la parete O del piccolo Lagazuoi: sopra il punto più basso è evidente un grande arco strapiombante (è la torre 'Ntra i Sass), alla destra del quale si nota una larga colata nera, che parte in corrispondenza dell'ingresso di una galleria di guerra. Lì attacca la via. Per giungervi, si segue il sentiero dei Kaiserjaeger che sale verso la parete, per lasciarlo prima di un ghiaione e raggiungere la parete in corrispondenza dell'arco, salendo poi a destra fino al diedro di attacco (cordino in clessidra).

Relazione: è forse la via più famosa e frequentata di tutto il Piccolo Lagazuoi, grazie al bellissimo terzo tiro che da solo vale la ripetizione. Belli anche i due ultimi tiri, mentre la parte centrale, interrotta da due cenge, è più anonima. La numerosa frequentazione ha fatto sì che la via sia ben protetta (molto più che nel 2010, alla mia prima ripetizione); portate comunque un paio di friend se volete integrare i tratti più facili. Roccia ottima con qualche presa negli ultimi tiri ormai unta dalle ripetizioni, per non parlare dei tristissimi segni di magnesite che hanno marcato le prese della placca del nono tiro, manco fossimo in falesia su un 8a!

1° tiro: salire per il diedro iniziale e tenere poi la destra, rimontando un pilastrino dove si sosta. 30 m, IV-, IV, III; un cordino in clessidra. Sosta su due chiodi.
2° tiro: traversare qualche metro a sinistra e salire in verticale puntando alla nicchia sotto la colata nera dov'era la vecchia sosta (cordone). Sostare pochi metri prima di raggiungerla. 20 m, IV; un chiodo, un cordone in clessidra. Sosta su due chiodi.
3° tiro: proseguire dritti sulla linea della colata nera sempre molto verticale sino alla sosta. 40 m; V-, V, IV+; undici (circa) cordoni in clessidra. Sosta su cordoni in clessidra con anello di calata.
4° tiro: continuare per la colata nera fino a che si abbatte. Salire ora verso destra seguendo una rampa con una fessura sino alla sosta. 45 m; IV+, III; tre cordoni in clessidra. Sosta su cordino in clessidra.
5° tiro: salire la terrazza detritica puntando alla larga colata nera a destra di un arco. Alla base dell'arco di roccia (a sinistra della colata) si rimonta un breve muretto e si sosta. 45 m; I, III; un cordino in clessidra. Sosta su cordino in clessidra.
6° tiro: salire la placca appena a destra del diedro e continuare verso destra seguendo il profilo dell'arco, fino a giungere ad una fessura che si risale fino ad uscire su una cengia all'altezza della sosta. 50 m; IV-, IV; un cordone in clessidra, un friend incastrato. Sosta su anello cementato. Nota: la versione pubblicata sulla guida di Bernardi e seguita praticamente da tutti i ripetitori manda a sinistra dopo i primi metri nel diedro, per proseguire in placca (quattro cordoni in clessidra); tuttavia i primi salitori hanno seguito la placca verso destra, anche se sono saliti prima di giungere alla fessura (vedi nota finale). Da questo punto è anche possibile abbandonare la via, seguendo la cengia verso destra.
7° tiro: superare il muretto dritto sopra la sosta (non nel diedro marcio a sinistra) e continuare per facili rocce tenendo la sinistra, fino ad un evidente spuntone dove si sosta. 60 m; IV-, II; un chiodo con cordino. Sosta da attrezzare su spuntone, poco sotto il quale è presente un ometto.
8° tiro: proseguire verso sinistra fino all'inizio di una rampa inclinata a destra che corre sotto gli strapiombi. Seguirla (ometto) fino al culmine, da dove si sale facilmente alla sosta. 25 m, III. Sosta su cordone in clessidra. Nota: anche questa probabilmente è una variante; vedi sotto.
9° tiro: salire in obliquo a sinistra e superare un muretto, continuando per placca inclinata. Salire un secondo muretto lievemente aggettante e la successiva placca (molto bella) fino alla cengia. Qui spostarsi a sinistra fino alla sosta sotto un'evidente fessura. 35 m; IV, V+, V, I; quattro chiodi, due cordini in clessidra. Sosta su due chiodi e cordoni.
10° tiro: salire la fessura un po' aggettante e continuare per un diedro sulla sinistra fino alla cengia dove si sosta. 30 m; V+, IV; tre cordoni in clessidra. Sosta su cordone in clessidra.

Discesa: Seguire la traccia verso destra (ometti) con qualche tratto esposto. In corrispondenza di un canale è possibile scendere (ometti), oppure continuare a traversare (altri ometti) fino a congiungersi con il sentiero dei Kaiserjaeger che si segue in discesa fino al parcheggio.

Relazione originale: la relazione dei primi salitori è stata pubblicata su Le Alpi Venete, primavera-estate 1987, pp. 99-100, con schizzo del tracciato (dove la via è erroneamente indicata come Mirko Speciale), mentre la Rivista Mensile del CAI ne darà solo la notizia nel numero di settembre-ottobre 1988, p. 78. Leggendo la relazione e osservando la fotografia, si notano però alcune piccole discrepanze con il percorso solitamente seguito: la colata nera è percorsa in diagonale verso sinistra e poi in verticale, l'arco del sesto tiro si segue verso destra fino ad un diedrino (che a me non era sembrato proprio affidabile come roccia, ma posso sbagliarmi), ed infine il giro capzioso della rampa dell'ottavo tiro è evitato salendo direttamente per la parete. Piccole variazioni da provare alla prossima ripetizione!

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

martedì 29 agosto 2023

Via dei proiettili

Daniela sul 1° tiro.
Da qualche parte negli ultimi tiri (ripetizione del 2011).
Tracciato della via.
Piccolo Lagazuoi (Gruppo di Fanis)
Parete S

Accesso: guardando la parete sud del Lagazuoi dal piazzale della funivia, si individuano tre settori separati da conoidi detritici (probabile conseguenza della mina italiana e di quelle austriache): quello di destra, dove sale la via Cengia Martini, quello di sinistra, dove salgono la VonbankOrizzonti di gloria e Alice, e quello centrale, dove sale la nostra via. Per arrivarvi, si prende il sentiero che parte dal piazzale e risale la pista da sci, per deviare poco dopo a sinistra lungo il sentiero dei Kaiserjaeger. Seguirlo fino a giungere in corrispondenza della zona di parete dove sale la via, subito a sinistra della funivia. Qui si attraversa un ghiaione e si lascia il sentiero per salire senza traccia obbligata verso il punto più basso della struttura, alla base di un avancorpo.

Relazione: via un po' "di ripiego" tra le tante presenti del Lagazuoi, adatta per le giornate di tempo incerto o quando il tempo a disposizione è limitato. Bello il secondo tiro, un po' noiosa la parte centrale. La roccia è ottima e la via è ben protetta nei tratti più impegnativi; utili un paio di friend per integrare i tratti più facili.

1° tiro: salire lungo il diedrino fino ad un primo ripiano, continuare per il diedro o alla sua sinistra e proseguire per rocce più semplici fino alla sosta. 45 m; IV, III+; un friend incastrato. Sosta su due chiodi con cordone.
2° tiro: salire la placca sopra la sosta fin sotto al tetto, spostarsi verso destra e salire per un diedro, continuando poi fino alla sosta. 40 m, 5a, quattro fix. Sosta su due fix con cordone ed anello di calata.
3° tiro: salire per facili rocce fino alla terrazza di sosta. 30 m; IV, III+. Sosta su due fix con cordone ed anello di calata.
4° tiro: ancora dritti senza troppe difficoltà fino alla sosta 20 m; IV-, II. Sosta su due fix con cordone ed anello di calata.
5° tiro: salire la rampa erbosa verso sinistra e sostare su un pulpitino a destra. Poco oltre, lungo la rampa, è presente un'altra sosta e sale una via a fix. 25 m, III. Sosta su due chiodi con cordone ed anello di calata.
6° tiro: traversare brevemente versa destra (esposto), salire la placca e continuare a destra verso una nicchia. La sosta è sulla parete alla base del camino, appena prima della nicchia. 20 m; V, IV; due chiodi (uno con cordino). Sosta su due chiodi. Nella nicchia è presente un cordone in clessidra dove si può anche sostare.
7° tiro: salire lungo il camino sino ad uscire su un prato. Salire poi verso sinistra fino alla sosta. 50 m; IV, I. Sosta su due fix con cordone.

Discesa: salire e raggiungere la cengia Martini nella sua parte finale, appena prima del tratto devastato dalle mine austriache. Seguirla verso destra sino a congiungersi con il sentiero che riporta al parcheggio della funivia.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 13 agosto 2023

Treni 2218 e 2275 (Bergamo-Milano Lambrate): ritardi maggio-luglio 2023

Fig.1: distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2218
delle 8:02 nei trimestri maggio-luglio dal 2015 al 2023.
Fig. 2: ritardi nel trimestre in esame per il treno 2218 (8:02).
Fig. 3: come in Fig. 1, ma per il treno 2275 (17:43).
Fig. 4: come in Fig. 2, ma per il treno 2275 (17:43).

La segnalazione del bimestre non può che essere questo bell'articolo de Il Post che analizza le cause dell'inefficienza di Trenord, cause invero note a tutti tranne - forse - che a Regione Lombardia, che dal lontanissimo 2011 continua a mantenere (a spese nostre) questo carrozzone (che un ormai storico articolo di Business Insider Italia definì una mangiatoia). Evito di addentrarmi nella recente faida interna alla Regione per il controllo di Trenord, una sceneggiata del tutto priva di vantaggi per i pendolari, e passo direttamente ai numeri.

Treno 2218: puntualità al 3%, massimo ritardo pari a ben 65 minuti, per guasto agli impianti a Treviglio il 19 giugno. Come si vede in Fig. 1, la distribuzione si sposta ogni anno sempre più a destra (pare l'Italia...), ovvero verso ritardi maggiori, evidenziando un continuo aumento del ritardo accumulato da questo treno, senza accenno ad alcun miglioramento.

Se guardiamo gli stessi dati in forma sintetica (media, mediana e nono decile) in funzione dell'annata (Fig. 2), il trend è evidente: dopo l'anno del Covid gli indicatori sono aumentati anno dopo anno, con ritardo medio di quasi 10' che sale a 18' al 90% (una volta ogni due settimane).

Treno 2275: disperazione nera! Una baracca che sfigurerebbe anche a confronto della prime locomotive a vapore italiane di fine '800, perennemente guasto, con aria condizionata assente o non funzionante. Puntualità al 9% e massimo ritardo di 47' il 17 luglio, quando il treno è partito in enorme ritardo per problemi (frequenti) di manutenzione e contestualmente Trenord ha deciso di cancellare il treno successivo delle 18.13! Anche in questo caso la distribuzione cumulativa si colloca a destra delle precedenti, ad indicare un peggioramento. Da notare che persiste ancora, da quasi un decennio almeno, l'anomalia del doppio comportamento: una (quasi) linea fino a poco sotto il 50% ed una seconda, con minor pendenza (quindi peggiore!) per la parte alta: è incredibile come tutti questi anni di funzionamento non siano serviti a niente se non a peggiorare la situazione.

L'ultima figura riporta l'andamento storico dei ritardi nel trimestre in esame (se la confrontate con la Fig. 2, fate attenzione alla scala verticale diversa): media e mediana ormai crescono anno dopo anno a partire dal 2018, con un'accelerazione dal 2021. La curva al 90% ha pure sfondato il tetto dei 30' di ritardo. Il motivo principale è il solito: in una decina di casi (circa il 15% delle corse) ci sono guasti, che portano a ritardi fino alla mezz'ora o cancellazioni, ma ovviamente di utilizzare i nuovi treni in questa fascia non se ne parla neanche.

Infine, stando a quanto riportato da Trenord, sul totale delle segnalazioni di guasto, 19 sono da attribuire a Trenord (guasti, manutenzione, ecc. ecc.), 5 a Rfi (guasti all'infrastruttura), e altre sono dubbie (anche se io propenderei per assegnarle a Trenord), tipo le ormai famose esigenze del regolatore (2) o i ritardi dei treni precedenti (4). Da antologia poi la "scusa" per il ritardo di 23' del 2275 il 5/7: ritardo per traffico intenso!

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.

mercoledì 9 agosto 2023

Attimi fuggenti

Sul 1° tiro.
Teo sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Teo all'uscita del 3° tiro.
Sul 4° tiro.
Tracciato della via (viola). In rosso L'ira di Milio.
Sono anche indicati gli attacchi di Respiri profondi, Tetide,
Buon compleanno e Refrattari.
Presolana del prato (avancorpo)
Parete S

Accesso: dalla Val Seriana verso il passo della Presolana; parcheggiare sulla destra in un largo spiazzo poco prima di raggiungerlo, appena prima di una chiesetta (cartello "Cantoniera della Presolana"), seguire la strada che si stacca di fronte fino al secondo tornante e lasciarla per proseguire lungo il sentiero, raggiungendo la baita Cassinelli o rif. Carlo Medici (indicazioni). In alternativa parcheggiare qualche centinaio di metri prima sulla destra, nei pressi dell'Hotel Spampatti, e seguire la strada di fronte e subito il sentiero a destra (indicazioni per baita Cassinelli), che sale nel bosco e si congiunge con il precedente. Superare la malga Cassinelli e risalire il ghiaione (segnavia 315 per il bivacco Città di Clusone e Grotta dei Pagani), oltrepassare il bivacco e la cappella Savina e raggiungere un breve tratto pianeggiante tra roccette, con la parete ben visibile sulla destra. Al termine del tratto pianeggiante, in corrispondenza del limite sinistro della parete, si sale il ghiaione seguendo una vaga traccia, che porta praticamente davanti ad un muro giallo-nero. L'attacco della via è alla sinistra del muro (scritta), alla base di un pilastrino, mentre alla sua destra attacca la via L'ira di Milio.

Relazione: se proprio vogliamo trovare un difetto alle vie dell'avancorpo, a parte la loro brevità, si potrebbe dire che si assomigliano un po' tutte: arrampicata su ottima roccia, ben protette a fix e qualche cordino (inutili i friend), con frequentazione assai minore di quanto meriterebbero. Se quindi volete concedervi qualche oretta di puro plaisir, non esitate!

1° tiro: risalire il pilastrino e attaccare il muretto, spostandosi poi a sinistra su terrazzino. Ora lievemente a destra a superare un secondo muretto con buchi per tornare poi a sinistra lungo lo spigolo fino ad uscire su cengia erbosa. Spostarsi a sinistra (facile, ma delicato!) fino alla sosta. 30 m, 6b; sette fix, un cordone in clessidra, un chiodo con cordone. Sosta su due golfari; a sinistra si nota una sosta a fix (di Hale Boop?).
2° tiro: salire per facili risalti, spostandosi poi a destra a salire una bella placca che porta ad una terrazza dove sarebbe stato logico allestire la sosta, che invece si trova appena sopra. 25 m, 6a; cinque fix, due cordoni in clessidra. Sosta su tre golfari.
3° tiro: spostarsi sulla destra e salire il muretto a buchi, per poi rientrare a sinistra e continuare per placca fino ad uscire su una terrazza erbosa. Ignorare la sosta (di calata) e proseguire per una decina di metri fino alla sosta, in comune con L'ira di Milio. 40 m, 6a; sette fix, due cordoni in clessidra, una sosta intermedia su tre golfari. Sosta su due golfari.
4° tiro: salire puntando al pilastro di sinistra, che si risale con bella e divertente arrampicata. 30 m, 5b; cinque fix, un chiodo, un cordone in clessidra. Sosta su due golfari.

Discesa: in doppia sulla via:
1a calata: 50 m dalla fino alla sosta intermedia del 3° tiro, sul bordo della cengia;
2a calata: 50 m fino alla sosta del 1° tiro;
3a calata: 30 m fino a terra.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

martedì 1 agosto 2023

Maze

Bruno sul 3° tiro.
Tracciato della via (giallo). In rosso la via Delenda Carthago,
in azzurro le Placche nere,
Prima Torre del Sella
Parete S

Accesso: da passo Sella si prende il sentiero che sale dietro l'hotel Mariaflora e si tiene la destra, continuando poi in piano e NON salendo verso la parete (dove partono, tra l'altro, Delenda Carthago e Via delle placche nere). Ci si ritrova così ai piedi della paretina dove c'è la via normale di salita alla Torre. Qui si segue la parete verso sinistra, superando l'attacco della via Freccia (probabile ressa di cordate) e sostando appena prima di un canale, dove parte anche la via dei camini.

Relazione: via breve ma abbastanza interessante nella parte alta; ottima alternativa, solo lievemente più impegnativa, alle altre vie assai più frequentate. Protezioni buone a chiodi e cordoni, da integrare con friend medi. La via corre appena a destra della Siena per un tiro nella parte alta, e serve un minimo di attenzione per non confondersi; attenzione che noi ovviamente non abbiamo avuto!

1° tiro: salire lievemente verso sinistra e piegare poi a destra, superando un breve muretto e puntando all'evidente diedro che chiude a destra una terrazza erbosa, dove si trova la sosta. 50 m; II, III, II; un chiodo, una sosta intermedia su fix con anello. Sosta su due chiodi con cordone.
2° tiro: salire i primi metri del vago diedrino a sinistra del camino (relazione originaria, IV+) oppure più facilmente per il camino, lasciandolo poi per continuare per il diedro a sinistra. 25 m; III+, IV; due cordini in clessidra, un chiodo (a destra del camino; serve kevlar sciolto). Sosta su un chiodo e cordino in clessidra.
3° tiro: spostarsi a sinistra e salire ad un terrazzino erboso, continuare verso sinistra, salire un pulpitino e traversare alla sosta. 20 m; V, IV+, V; un cordone in clessidra. Sosta su tre chiodi.
4° tiro: puntare dritti ad un evidente lama e rimontarla (cordone). Qui la via originale sale appena a destra e poi dritta, mentre noi ci siamo lasciati ingannare da un secondo cordone (della via Siena) e ci siamo spostati un poco a sinistra, raggiungendo un alberello e continuando per un bel muretto fino alla sosta su cengia. 30 m; IV+, V, IV, V; quattro cordoni in clessidra. Sosta su anello cementato.
5° tiro: salire un paio di metri a destra della sosta e raggiungere una cengia dove ci si ricongiunge col tracciato originale; proseguire per facili rocce fino alla cima. 35 m; IV+, IV-, III; due cordoni in clessidra. Sosta da allestire su spuntone.

Discesa: seguire la traccia a destra (rispetto alla direzione di salita) segnata da ometti, che si sposta dapprima a sinistra sulla seconda torre, per poi scendere la parete a destra del punto di attacco. Un paio di brevi sezioni di II possono essere superate con calate in corda doppia.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 23 luglio 2023

Camino curvo

Sul 2° tiro.
Bruno sull'8° tiro.
Bruno sul 10° tiro.
Sull'11° tiro.
Sul 12° tiro.
Elisa sul 12° tiro.
Tracciato della via (i primi 10 tiri)
La relazione di E. Castiglioni della via (dalla guida
CAI-TCI Odle, Sella, Marmolada del 1937) 
Sass Ciampac (Gruppo del Puez)
Parete S

Accesso: da passo Gardena si scende verso Corvara e si parcheggia al primo o secondo tornante. Si sale brevemente per prati fino ad incrociare un sentiero che porta a Colfosco. Lo si segue (a destra), superando prima due fienili e poi un terzo, ormai in vista della parete. Poco dopo si sale per una traccia verso sinistra che porta sotto la parete. Sulla sinistra si identifica chiaramente il camino curvo che dà il nome alla via. Si risale il ghiaione fin sotto la parete e si attacca il diedro sulla destra.

Relazione: via storica (del 1910) che segue la direttrice del grande camino, restandone però prevalentemente sulla parete di destra, per infilarvisi solamente nelle due lunghezze finali. Un po' monotona nella prima parte, dove il percorso non è veramente obbligato, la via migliora nella seconda parte, dove in realtà si sono susseguite diverse varianti in questo secolo di vita. Protezioni buone nei tratti più impegnativi; utili friend per integrare. Roccia buona con qualche tratto da verificare.

1° tiro: salire il diedro fino ad una terrazza dove si sosta. 25 m, IV; un chiodo, un cordone in clessidra. Sosta su un chiodo e cordone su spuntone.
2° tiro: percorrere la cengia verso destra (viso a monte) e salire per una fessura. Continuare su facili rocce senza spostarsi troppo verso destra fino alla sosta. 55 m; II, IV-, II, una fettuccia in clessidra. Sosta su due chiodi con cordoni.
3° tiro: proseguire facilmente e tenere poi un poco a destra, sostando sotto una paretina. 50 m, II. Sosta su un chiodo.
4° tiro: ancora per facili rocce. 50 m, II. Sosta da attrezzare su spuntone.
5° tiro: salire appena a sinistra della sosta, proseguire per un caminetto e sostare su un terrazzino in corrispondenza di una nicchia gialla, sotto un diedro. 40 m, III+, un chiodo. Sosta da attrezzare su spuntone.
6° tiro: salire per il diedro e continuare fino alla sosta. 50 m; IV, III, un chiodo con cordino. Sosta su due chiodi con cordone.
7° tiro: proseguire fino a giungere in cima al pilastro, spostarsi a sinistra e sostare sotto un diedro giallastro sormontato da un tetto triangolare. 35 m, III+. Sosta su cordone in clessidra.
8° tiro: il tetto si aggira a sinistra: salire per le rocce grigie a sinistra del diedro, spostarsi a sinistra e salire alla sosta. 25 m, IV+; un friend incastrato, un chiodo con anello. Sosta su cordone in clessidra o, se preferite, su due chiodi con cordino.
9° tiro: salire fino ad una piazzola (sosta possibile), e proseguire fino ad una grande terrazza, dove si sosta sulla destra, leggermente più in basso (sosta della via del Pilastro sud?) 40 m, IV, una sosta intermedia su due chiodi. Sosta su due chiodi con cordone.
10° tiro: si prosegue per paretina fino ad una cengia, dove si ignora una sosta dell'altra via, si tiene a sinistra, si sale una placchetta e si punta ad una nicchia a lato del camino, sotto un diedro. 40 m, IV-; due chiodi. Sosta su due chiodi.
11° tiro: salire il pilastrino a sinistra della sosta, portarsi nel camino e salirlo fino ad una terrazza. 25 m, IV+; quattro chiodi. Sosta su chiodo e nut incastrato.
12° tiro: alzarsi brevemente nel camino e seguire poi la direttrice di una fessura sulla parete di destra, per proseguire poi su terreno facile fino ad una grotta dove si sosta. 30 m, IV+, II; un chiodo, un cordone in clessidra. Sosta su cordone in clessidra.
13° tiro: uscire dalla grotta sulla sinistra (viso a monte; non ci sono molte altre possibilità...), girarsi e rimontare il grosso masso, proseguendo poi nel canale friabile fino ad un ometto dove si sosta. 50 m, III+, I. Sosta da allestire su spuntone.

Discesa: raggiungere la vetta e seguire l'evidente traccia verso sinistra che porta al passo di Crespeina (crocefisso). Da qui si segue il segnavia n. 2 che reca al passo Cir, oltre il quale si scende fino ad un punto di ristoro in corrispondenza degli impianti di risalita. Raggiungere gli impianti e seguire l'indicazione per Colfosco, piegando poi a destra in direzione del passo Gardena. Giunti in corrispondenza dei tornanti, scendere per prati al parcheggio.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

martedì 11 luglio 2023

Hostaria Viola

L'interno del locale
Il trittico
Faraona alla Stefani
Baccalà
Tenerina al fondente
via Giuseppe Verdi 32
Castiglione delle Stiviere (MN)

Siamo nel nord della provincia di Mantova, praticamente al confine con quella di Brescia. Luoghi bellissimi, con il lago di Garda e le sue frotte di vacanzieri poco più a nord ma già lontani, il Risorgimento che si staglia nei profili della torre di S. Martino e della Rocca di Solferino, le dolci colline moreniche con i vigneti, ed i borghi di Castellaro Lagusello e Borghetto sul Mincio, quest'ultimo già in provincia di Verona.

Naturalmente, in zona non difetta la cultura materiale, come avevo già avuto modo di capire nella precedente, positiva, esperienza al ristorante Belvedere. Rimango stavolta sul lato lombardo, facendo tappa in questa osteria che da più di un secolo (ma è a Castiglione da poco più di 40 anni) si dedica alla cucina mantovana. Ambiente piacevole, con la solita eccezione dei tremendi quadri astratti (ma perché il 90% dei ristoranti tradizionali rovina le pareti con quadri che più che brutti sono insignificanti??) e dei bicchieri dell'acqua colorati (sì, anche questa è una mia fissazione...). Sette proposte per portata, di puro stampo mantovano con poche eccezioni (tartare e tagliata di manzo piemontese, manzo all'olio) indicano la direzione della cucina.

Tra i primi spiccano ovviamente i tortelli, di zucca e alle erbette, pappardelle, riso alla pilota e capunsei, ovvero degli gnocchi di pane, antica ricetta povera che riciclava il pane raffermo (basta pensare, per analogia, ai canederli). Per i golosi indecisi come me, il locale propone anche il trittico, ovvero tortelli di zucca, tortelli all'erba di san Pietro, agnolini di carne. Buoni gli agnolini, ottimi i tortelli di zucca, ma inarrivabili i tortelli alle erbe; da mangiarne a chili! Molto interessanti anche i capunsei, qui serviti semplicemente con il burro.

Tra i secondi spiccano luccio e baccalà e, per le carni, tagliata, manzo in salsa tonnata e un'intrigante faraona alla Stefani, ovvero un petto di faraona rivisitato da antica ricetta di Bartolomeo Stefani, cuoco dei Gonzaga nel '600. Il connubio con pinoli, uvetta e marsala è insolito ed interessante, il piatto è buono, ma per me non si raggiunge l'entusiasmo del primo piatto. Entusiasmo che accompagna invece l'assaggio del baccalà mantecato al latte, servito su polenta integrale.

E siamo all'angolo goloso della cena: ovviamente la sbrisolona, poi meringata, tiramisù, torta di mele e gelato. Mangiamo una sbrisolona e una tenerina al fondente che chiudono degnamente un'ottima cena.

La lista dei vini non è decisamente ampia come avevo letto, e le proposte locali non sono molte. Dopo un po' di tentennamenti, viro sulla vicina Valpolicella, con una bottiglia della cantina Villa Spinosa, onesta ma certo non memorabile, ma che con i suoi 12,5° si lascia bere ben volentieri. Benedetto chi produce ancora vini con queste gradazioni!

Il conto: 113 € per:
2 primi
2 secondi
1 contorno
2 dessert
1 caffè
1 bottiglia di acqua
1 bottiglia di vino (25 €)

martedì 4 luglio 2023

Echi verticali

Ramon sul 1° tiro
Manu sul 2° tiro (rip. del 2020)
Con Teo sul 4° tiro.
Tracciato della via
Presolana centrale
Parete SE

Accesso: raggiungere la malga Cassinelli parcheggiando a sinistra poco prima del passo, in corrispondenza di una chiesetta (cartello "Cantoniera della Presolana"), seguire la strada che si stacca in salita fino al secondo tornante e lasciarla per proseguire lungo il sentiero fino alla baita Cassinelli. In alternativa, parcheggiare qualche centinaio di metri prima sulla destra, nei pressi dell'Hotel Spampatti, e seguire la strada di fronte e subito il sentiero a destra (indicazioni per baita Cassinelli), che sale nel bosco e si congiunge con il precedente. Superare la malga Cassinelli e risalire il ghiaione (segnavia 315 per il bivacco Città di Clusone e Grotta dei Pagani). Poco prima di passare sotto il maestoso Spigolo Longo, prendere una delle tante tracce che risalgono il pendio erboso o ghiaioso sulla destra e ne raggiungono la parete. Costeggiarla brevemente verso destra fino all'attacco della via (scritta gialla). Appena a destra si notano i fix di Spigolando e, poco oltre, l'attacco di Emmentalstrasse.

Relazione: secondo Polvere di stelle di Alessandro Ruggeri, la via presenta una arrampicata interessante disegnata tra gli ultimi brandelli di roccia vergine dello Spigolo Longo. Di fatto, questa via dell'autunno 1998 corre appena a sinistra di Spigolando, di pochi mesi precedente e con un apritore in comune, e si svolge per un tratto quasi parallela alla via classica Ernestino del 1983, ormai più o meno dimenticata (tranne qualche eccezione) e "cancellata" da questa realizzazione. Se prescindiamo da questo peccatuccio, ormai passato più o meno in prescrizione, bisogna dire che la via merita una ripetizione: bella e piuttosto continua, si svolge sempre su roccia ottima. Le protezioni sono a fix e cordini spesso malridotti (andrebbero decisamente sostituiti), vicini ma non troppo, e con un tratto inutilmente lungo nel primo tiro. Tutte le soste sono su due fix, cordino marcio e maglia-rapida (tranne la terza, su due fix).

1° tiro: partenza subito cattiva su un muretto ad uscire su un pianerottolo a sinistra (qui il tratto dove è saggio fare attenzione!), da dove si continua per la parete, ora meno impegnativa, fino ad uscire su una terrazza. Ignorare la sosta (di Spigolando) e spostarsi a sinistra alla sosta corretta. 45 m, 6b+; sei fix, cinque cordini in clessidra, una sosta intermedia.
2° tiro: salire per la bella placca a buchi fino ad una cengia, spostarsi a destra e continuare fino a sostare su un terrazzo. 30 m, 6a; sei fix, tre cordini in clessidra, una sosta con cordini in clessidra e maglia-rapida. A destra c'è la sosta di Spigolando.
3° tiro: muretto iniziale e strapiombo cattivello, poi più facile per placca e lungo il filo dello spigolo fino alla sosta. Seguire i fix e non salire gli ultimi facili metri del canalino a destra degli stessi, che porta alla sosta (due fix con catena ed anello) dello Spigolo Longo (sosta utilizzabile per la calata): quella corretta è a sinistra. 35 m, 6a+, nove fix.
4° tiro: salire seguendo una lama, portarsi appena a sinistra e raggiungere una pancia rossastra che si supera per sostare appena dopo. 25 m, 5c; cinque fix, due cordini in clessidra.
5° tiro: continuare per placca lavorata fino alla sommità dello sperone. 20 m, 5b, quattro fix.
6° tiro: salire appena, traversare a destra e superare un muretto, per proseguire su rocce via via più semplici fino alla sosta. 30 m, 6b; sei fix, due cordini in clessidra.

Discesa: la scelta più rapida è calarsi in doppia lungo la via (bastano tre calate da 50-55 m). Noi abbiamo optato per una discesa un po' più lunga, continuando fino alla vetta della Presolana Centrale e percorrendo tutta la cresta verso est fino al Visolo, per poi rientrare al Passo; soluzione consigliata se volete trascorrere tutta la giornata in compagnia della Presolana. In questo caso, si sale lievemente tenendo la destra fino a congiungersi con la sosta finale dello Spigolo Longo. Si continua poi per un breve caminetto (III) a destra della sosta, proseguendo fino ad una sosta su cordone in clessidra. Da qui in poi le difficoltà calano, ma cala pure la qualità della roccia: valutate voi se proseguire in cordata o slegati, seguendo il filo della cresta fino a raggiungere la vetta. Si seguono poi verso destra (rispetto alla salita; direzione est) dei bolli rossi un po' sbiaditi e qualche ometto che conducono prima al canalone Bendotti (possibile discesa), poi al canale tra Presolana Orientale e Visolo (altra possibile discesa), ed infine sulla vetta del Visolo, da cui si scende per comodo sentiero.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 11 giugno 2023

Spigolo Steger + diedro Kostner

Sul 2° tiro.
Teo sul 3° tiro.
Sul 4° tiro.
Tracciato dello Spigolo.
Sul 1° tiro del Diedro.
Prima e seconda Torre del Sella
Pareti O e SO

Accesso (spigolo Steger): dal passo Sella si prende uno dei due sentieri che partono a destra o sinistra dell'hotel Mariaflora, e si sale in direzione della Locomotiva. Non seguire la traccia che va verso destra (e che porta alle vie sulla parete S della prima torre), ma puntare alla Locomotiva, passare alla sua sinistra, e continuare per cengia superando un saltino, fino ad una parete dove si trova un cordone in clessidra.

Relazione (spigolo Steger): sommate queste caratteristiche: avvicinamento breve, sviluppo contenuto, difficoltà basse. Qual è il risultato? Ovviamente, una via presa d'assalto da innumerevoli cordate, che dal 1928 ad oggi hanno levigato gli appigli più "obbligati", tanto che il passo-chiave di IV+ è ormai una saponetta e qualcuno ha pensato bene di aggiungervi un fittone! Se prescindete da questo passaggio, la via è piacevole e merita una visita nelle giornate di tempo incerto... ma una sola; cerchiamo di limitarne la frequentazione per quanto possibile! Percorso che si presta a qualche variante nella parte bassa, poi sempre ovvio.

1° tiro: salire una breve paretina giungendo ad una forcella, passare sulla Torre vera e propria e salire una facile placchetta fino ad una spaccatura dove si può sostare. La via originale si sposta a destra e sale un camino; si può invece proseguire sulla placca per qualche metro e sostare su un chiodo. 50 m; III, III+, due chiodi. Sosta su un chiodo.
2° tiro: salire la placca (senza spostarsi a destra) e giungere ad una terrazza (dove si può sostare se si percorre la via originale). Continuare per fessura fino ad una cengia; qui camminare a destra e raggiungere una sosta sotto un'evidente fessura. 30 m; IV-, IV, I; una sosta su anello. Sosta su due chiodi (più uno aperto). Poco più a destra vi è la sosta della via Ji tl uet.
3° tiro: salire la fessura e superare un breve tratto leggermente aggettante (e unto!), continuando su terreno facile fino al terrazzo di sosta. 30 m; IV, IV+, III+, tre chiodi. Sosta su anello.
4° tiro: salire un breve tratto giallastro, doppiare lo spigolo e portarsi a destra. Salire la fessura (un paio di passi untissimi) ed uscire su un terrazzo dove si può sostare su anello. Continuare lungo lo spigolo, ormai abbattuto, fino alla cengia poco sotto la vetta; a destra si trova una sosta. 50 m; IV, IV+ (una volta, quando non era untissimo), III, II; cinque chiodi, un fittone. Sosta su due fix.

Accesso (diedro Kostner); scendere lungo la Normale alla Prima torre e tenersi sulla sinistra, in direzione della Seconda torre, dove è ben evidente il diedro di salita. Ad un bivio, invece di scendere, si raggiunge una cengia obliqua che si risale fino ad un cordone in clessidra che indica l'attacco.

Relazione (diedro Kostner): via breve, perfetta come abbinamento alla precedente (o un'altra via alla Prima torre), se come noi volete sfidare il maltempo fino all'ultimo. Roccia assai migliore della via precedente e percorso sempre ovvio.

1° tiro: aggirare sulla destra il masso soprastante e salire la facile placca piegando verso sinistra e raggiungendo una cengia (sosta possibile su cordone in clessidra). Se avete fretta, proseguite puntando al diedro e salitene il primo tratto, fino all'anello di sosta. 55 m; III+, IV-; tre chiodi. Sosta su anello cementato.
2° tiro: proseguire lungo il diedro fino a che diviene verticale, spostarsi a destra e rientrare a sinistra, sostando alla fine del diedro. 25 m; III+, IV-; un chiodo. Sosta su anello cementato.
3° tiro: spostarsi a sinistra e salire lungo la direttrice di una fessura fino ad una selletta (sosta possibile su spuntone). Proseguire lungo la facile cresta fino in cima. 40m; III, II.

Discesa: seguire la cresta in direzione opposta a quella di salita (verso il Piz Ciavazes) e scendere lungo il versante nord (sinistra), seguendo un'evidente traccia che piega poi a destra. Si arriva ad un bivio dove da destra arriva il sentiero di discesa dalla prima torre (grosso ometto). Si scende a sinistra fino a raggiungere il sentiero alla base della parete (tenere la sinistra nell'ultimo tratto, dove c'è un passo delicato; eventualmente scendere verso destra ad una sosta ed attrezzare una calata a corda doppia).

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.