domenica 3 novembre 2019

31 agosto

Alberto sul 1° tiro.
Fabio alla partenza del 3° tiro.
Anna sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Parete del boomerang - Monte Cimo
Parete E

Circa quattro anni fa mi capitò di arrivare all'attacco di una via e scoprire di avere dimenticato il caschetto. Poiché pare che la memoria non migliori con gli anni, stavolta mi ritrovo all'attacco senza caschetto e senza scarpette! Dopo essere stato abbondantemente perculato dal resto della compagnia, vengo però salvato in extremis dal fido Alberto, che coltiva la bizzarra ma utilissima abitudine di andare a fare vie con due paia di scarpette, sì da decidere all'ultimo momento quale scegliere. Il fatto che siano un numero e mezzo più grandi delle mie è un dettaglio... per fortuna non si tratta di una via su placca!

Accesso: dal casello di Affi della A22 seguire per Brentino Belluno, scendendo in Val d'Adige per portarsi sulla destra dell'autostrada e, più avanti, di nuovo sulla sinistra passando sotto un ponte. Subito dopo il ponte c'è una curva verso destra, in corrispondenza di una fabbrica sul lato opposto. Parcheggiare qui, sul lato sinistro. Imboccare la stradina che porta alla fabbrica e, poco prima di una sbarra, identificare una seconda sbarra sulla destra, seminascosta dalla vegetazione. Superarla e seguire la traccia, che si allarga dopo i primi metri di faticosa lotta coll'erba. Si prosegue fino ad un bivio, segnalato da due ometti (uno a destra, uno più grande a sinistra), un bollo e una targhetta S6. Qui si sale verso sinistra e si continua fino ad un secondo bivio (rami di traverso al sentiero a mo' di sbarramento, un ometto, un secondo ometto pochi metri avanti sulla sinistra, ancora la famigerata targhetta S6) dove si prende ancora a sinistra. Il sentiero porta alla base della parete dove si nota un cartello di legno Davide Tomelleri. Da sinistra giunge il sentiero di discesa. Salendo brevemente verso destra si è all'attacco della via (scritta).

Relazione: via plaisir che risale la parete seguendo il grande arco che la solca. Chiodatura ottima e gradi abbordabili ne fanno una classica della zona. Roccia ottima e percorso sempre ovvio. Inutili le protezioni veloci; portare solo rinvii (anche meno di 16 vista la vicinanza sul primo tiro).

1° tiro: alzarsi e spostarsi a destra, superare uno strapiombino e proseguire prima dritti e poi verso sinistra fino alla sosta. 40 m, 6b (passo), sedici fix. Sosta su tre fix con catena e maglia-rapida.
2° tiro: traversare verso sinistra fino alla sosta. 25 m; 4c, III+; cinque fix, un cordone in clessidra. Sosta su tre fix con catena ed anello.
3° tiro: salire verso sinistra lungo la placca e continuare per un diedro, uscendo infine ancora a sinistra verso la sosta. 35 m, 6a, dodici fix.  Sosta su tre fix con catena e maglia-rapida. Tiro molto bello.
4° tiro: bel traverso a sinistra (restando un po' bassi) fino alla sosta. 15 m, 5c, sei fix. Sosta su due fix con catena e maglia-rapida.
5° tiro: salire la facile placca tenendo la sinistra, superare un breve muretto e continuare fino alla sosta. 25 m, 5b (passo), otto fix. Sosta su tre fix.
6° tiro: salire la placca inizialmente sul lato sinistro (dove non è ricoperta di muschio) per poi portarsi al centro e proseguire fino ad una cengia. Da qui facilmente alla sosta sulla destra. 25 m, 6a (passo); cinque fix, un cordone in clessidra. Sosta su fix e clessidra con cordoni.
7° tiro (var.): traversare a destra e salire lungo la linea di fix che percorre la placca (variante consigliata), portando sotto ad un arbusto dove ci si ricongiunge col tracciato originale. Da qui lungo la fessura fino alla sosta. 35 m, 6b, tredici fix. Sosta su due fix con catena ed anello. La via originale percorre il traverso fino ad una sosta. Da qui in verticale lungo la fessura, dove la variante vi si congiunge.

Discesa: dalla sosta ci si sposta verso sinistra fino a delle placche; al loro termine si segue una traccia sulla destra, che sale (ometti) e porta in breve ad una strada forestale. Da qui verso sinistra fino ad una traccia ancora sulla sinistra (ometto e targhetta) che si segue. Quando il sentiero esce dal bosco c'è una terza deviazione, che scende ancora sulla sinistra (ometto). Si scende superando una corda fissa e si percorre ora la lunga cengia che passa sotto tutta la parete e riporta alla targa in legno nei pressi dell'attacco.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

martedì 22 ottobre 2019

Torta cioccolato e mascarpone (e pere)

Fig.1
Fig.2
Fig.3

Puntuale anche quest'autunno, arriva il weekend piovoso, le temperature che scendono un pochino, la voglia di consolarsi con del comfort food. E allora, insieme all'immancabile cioccolato, perché non sperimentare una torta col mascarpone? Preparazione facilissima, torta morbida e risultato assicurato!

Ingredienti:

  • mascarpone: 250 g
  • cioccolato fondente 70%: 300 g
  • zucchero a velo: 70 g
  • burro: 50 g + il necessario per lo stampo
  • farina: 40 g
  • uova: 4
  • pere: 2 (opzionali)
  • sale: un pizzico

Preparazione:

  • fate fondere 200 g di cioccolato a bagnomaria
  • nel mentre, cominciate a lavorare il mascarpone affinché si ammorbidisca e divenga soffice (toglietelo dal frigo in anticipo)
  • aggiungete nell'ordine: cioccolato fuso, zucchero a velo, sale, uova, farina. Usate un setaccio per zucchero a velo e farina e mescolate con cura dopo ogni ingrediente in modo che il composto resti più o meno omogeneo
  • sbucciate le pere, fatele a cubetti e aggiungetele all'impasto (Fig.1). Io ho usato un paio di piccole pere Williams, ma si può anche fare a meno di aggiungerle
  • imburrate lo stampo, versate e infornate a 160°C per mezz'oretta (Fig.2; verificate la cottura con uno stecchino) e lasciate raffreddare
  • preparate la glassa: fate fondere a bagnomaria 100 g di cioccolato e 50 g di burro e ricoprite la torta (Fig.3; il colore è colpa del Flash)

Nota: come al solito, sarebbe utile fare attenzione alle dimensioni dello stampo: con il mio da 24 cm di diametro la torta resta piuttosto bassa; se ne usate uno da 20 cm avrete un risultato migliore.

venerdì 18 ottobre 2019

Giuseppe Rampini + GaMi1

La notizia della prima salita (LS 12, 1956).
La relazione originale degli apritori
(© Anita Avoncelli).
Da sinistra: Timoteo Avoncelli, Aurelio Marolli, Silvano Avoncelli
(© Anita Avoncelli).
Il necrologio di Timoteo Avoncelli
(La Tribuna di Treviso, 3 febbraio 2026).
Sul 1° tiro della Rampini.
Anna sul 4° tiro della Rampini.
Tracciato della via (in verde; la parte in tratteggio è
nascosta). In rosso la via Gli antichi futuri;
in azzurro la via Avenida miraflores.
Sul 1° tiro della GaMi1.
Anna sul 2° tiro.
Tracciato della via (arancio). In rosso la via Bagliori a Pechino,
in bianco la via Summertime, in azzurro la via Ruffinoni.
Zucco Barbisino e Seconda torre dello Zucco Pesciola (Gruppo dei Campelli)
Pareti S e N


La via Rampini al Barbisino è (o meglio, era) orfana. Nella guida del 1986 di Ivo Mozzanica si parla di "apritori sconosciuti". Nelle guide più recenti ad opera di Pietro Buzzoni, invece, la salita è attribuita alla coppia Casari-Zecca nel 1962. Eppure, una rapida ricerca su Lo Scarpone, nel numero 12 del 16 giugno 1956, restituisce la paternità ad Aurelio Marolli, Silvano e Timoteo Avoncelli. La salita è del 4 giugno 1956. A gennaio 2024 sono entrato in contatto con Anita Avoncelli, figlia di Timoteo, che mi ha fornito un po' di materiale su suo padre, tra cui una copia della relazione originale stesa dagli apritori e una fotografia degli stessi, e che purtroppo mi ha recentemente avvisato della perdita del padre. Nel ringraziare sentitamente Anita, ho aggiunto questo materiale al post dietro suo consenso. Resta il mistero su chi fosse Giuseppe Rampini, ma vale sempre il principio che se ti dedicano una via, probabilmente non sei proprio in buone condizioni...

Accesso (Giuseppe Rampini): raggiungere i pressi del rif. Lecco dalla funivia dei Piani di Bobbio o da Ceresole di Valtorta e da qui risalire il lato sinistro del Vallone dei Camosci lungo la pista da sci o lungo il percorso dello skilift alla sua sinistra. Giunti all'altezza del capanno dove termina lo skilift si sale direttamente per prati verso la parete del Barbisino, puntando al camino dove salgono Gli antichi futuri e Avenida miraflores. Ci si sposta ora a destra fino all'evidente camino che separa il pilastro ovest da quello centrale. Dal capanno della funivia si può anche seguire un sentiero che sale verso sinistra e deviare poi in orizzontale verso destra per prati all'altezza della parete, fino a giungere all'attacco.

Relazione (Giuseppe Rampini): via che risale il camino tra i due pilastri del Barbisino, senza particolari difficoltà. Chiodatura tradizionale nella parte bassa (dove compare un vecchio spit) e - piuttosto incongruamente - a fittoni e assai generosa nella parte alta. Roccia buona tranne il tratto di facile canale da noi percorso per errore nel secondo tiro, dove è meglio fare attenzione.

1° tiro: salire la parete a sinistra del camino, superare un breve tratto verticale e spostarsi a destra, entrando nel camino. La sosta è poco sopra sulla sinistra. 30 m; III+, IV+, V; due chiodi, uno spit. Sosta su due spit con catene. Volendo, è possibile proseguire per una decina di metri lungo il lato sinistro del camino e sostare sulla destra (tre spit con catena ed anello).
2° tiro: salire la parete di sinistra del camino fin sopra ad un grosso masso che lo chiude. Qui, ingannati da una relazione truffaldina che non nomino, abbiamo proseguito lungo il canale per rocce facili ma friabili fino alla sosta (peraltro nuovissima) sulla sinistra. 35 m, III+. Sosta su due fittoni con catena ed anello di calata. La via prosegue invece lungo lo spigolo della parete di sinistra.
3° tiro: per erba più o meno ripida raggiungere la cima del canale tenendo la sinistra, e puntare ad un piccolo avancorpo roccioso che si risale facilmente (o si aggira sulla sinistra). Da qui si sale a destra per gradoni fino al terrazzo di sosta.  40 m; I, III+, IV; due fittoni. Sosta su due fittoni.
4° tiro: salire la paretina a sinistra della sosta e proseguire per facile rampa sulla sinistra. 25 m; 5a; sei fittoni e qualche vecchio chiodo inutile. La via originale va a destra invece di risalire la rampa. Sosta su due fittoni e un fix con anello.

Discesa (Giuseppe Rampini): si può scendere a piedi dall'altro lato rispetto a quello di salita, oppure calarsi fino alla cengia (una calata da 30m e qualche passo di arrampicata a sinistra - faccia a monte - oppure ovviamente calata con due mezze corde). Da qui si segue il sentiero verso sinistra (faccia a monte) fino ad una selletta e da qui ancora a sinistra ci si ritrova nel Vallone dei camosci.

Accesso (GaMi1): per noi che siamo già altezza del capanno dello skilift si tratta semplicemente di attraversare il vallone: si scende sul sentiero sottostante, si torna brevemente a destra e si prende la deviazione a sinistra (qui si giunge direttamente dal rif. Lecco). Più avanti si segue una traccia che sale verso destra, puntando più o meno al canale tra la seconda e la terza torre di Pesciola. Giunti sulla cengia, ci si sposta a destra di detto canale, si supera l'attacco di Summertime e si continua fino all'altezza dell'evidente tetto triangolare. Si salgono ora le facili rocce e si raggiunge la parete sotto il tetto. L'attacco è sul lato sinistro (grosso anello).

Relazione (GaMi1): via interessante che sale la parete centrale della torre con difficoltà contenute, a parte un passo del primo tiro (protetto però a spit) che è assai probabile trovare umido (o bagnato) per via delle colate d'acqua dal tetto sovrastante. Anche il secondo tiro ha un tratto non banale che è decisamente più impegnativo del III che gli assegna la guida "storica" di Mozzanica del 1986. Roccia buona, con qualche tratto dove prestare attenzione. Utili friend piccoli e medi per integrare le protezioni.

1° tiro: salire lungo la fessura sopra la sosta, superare un breve tratto più verticale (purtroppo spesso umido) e uscire  sinistra del tetto triangolare. Proseguire per un diedro fino alla sosta. 30 m; 6a (passo), IV; quattro chiodi, due spit. Sosta su tre chiodi.
2° tiro: spostarsi a sinistra della sosta e salire poi per placca superando un alberello e raggiungendo il terrazzo di sosta. 30 m; IV+, V-; quattro chiodi. Sosta su un chiodo (da integrare). E' possibile proseguire ancora per una decina di metri fino ad un anellone di sosta sulla destra.
3° tiro: salire le facili rocce superando un muretto, ignorare una sosta su un terrazzo a destra e spostarsi sulla sinistra, uscendo in vetta rimontando un masso con fessura. 20 m; III+; un chiodo (e una sosta sulla destra). Sosta su due fittoni.

Discesa: in doppia dalla sosta, lungo la via Summertime. In teoria basta una calata da 60m, ma conviene fermarsi alla sosta sulla cengia (la prima che si incontra scendendo) visto l'angolo che fanno le corde. In alternativa si può scendere per roccette (fare attenzione!) fino alla sosta finale di Summertime e calarsi da lì.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

venerdì 11 ottobre 2019

Tute bianche

Anna sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Tracciato della via.
Torrione Magnaghi Meridionale - Grignetta
Parete E

Qualcuno ricorda ancora le Tute bianche? Furono uno dei tanti movimenti dell'area no-global, ed ebbero il loro momento di maggiore visibilità durante il G8 di Genova del 2001, dove si scioglieranno nei Disobbedienti e nei mille rivoli che da sempre contraddistinguono la sinistra, parlamentare e non. E proprio l'idea di ripetere questa via, datata non a caso proprio 2001, è la molla per rileggere vecchi articoli, per ripercorrere un pezzo di storia dell'antagonismo italiano. Devo ringraziare gli apritori anche per questo. Ma voi non temete: è ammesso anche percorrere questa via prescindendo da tutto quello che sta dietro il nome... o almeno, credo!

Accesso: da quando la strada per il rif. Porta è stata chiusa si parcheggia ai piani Resinelli, si sale lungo la strada sulla destra (via Carlo Mauri), svoltando subito dopo a sinistra (indicazioni Rif. Porta). Si sale fino ad una sbarra poco prima del suddetto rifugio dove si reperisce una traccia sulla sinistra della strada che immette sul sentiero della cresta Cermenati, che si segue fino al bivio per i Magnaghi (indicazione). Il sentiero, ora pianeggiante, supera il canalone Porta e conduce sul versante E attraverso la Bocchetta dei Prati. Si sale superando la piazzola dell'elicottero e si continua brevemente, prendendo poi una traccia in piano sulla sinistra che porta alla base di un avancorpo della parete E del Torrione Magnaghi meridionale, dove si nota un fittone dello spigolo FALC. La via attacca pochi metri a destra (chiodo visibile).

Relazione: via che corre praticamente parallela allo spigolo FALC, di cui può essere considerata un'interessante variante, con un secondo tiro molto bello. Roccia ottima, chiodatura buona nei tratti impegnativi; utile un friend medio per il secondo tiro.

1° tiro: salire dritti lungo la parete fino alla sommità dell'avancorpo. 30 m, IV. Sosta su due fittoni. Possibile anche spostarsi a destra fino alla base dello spigolo di fronte e ivi attrezzare una sosta.
2° tiro: portarsi alla base dello spigolo sulla destra e salire lungo un diedro fino ad un muretto sotto un'evidente fessura rovescia verso sinistra. Alzarsi e seguire la fessura su difficoltà decrescenti, per proseguire lungo un diedro fino al terrazzo di sosta. 35 m; V+, VI (un passo), V, IV; due fix, due chiodi. Sosta su un fix e clessidra con cordino.
3° tiro: superare un breve muretto e raggiungere uno spigolino, salirlo e proseguire verso sinistra fino alla cengia di sosta. 25 m; IV+, V+, III; un chiodo. Sosta su due fittoni ed un fix.
4° tiro: portarsi verso sinistra fino a raggiungere un canalino che si risale; un muretto finale porta sulla cengia dove si sosta. 45 m; III, IV. Sosta su due fittoni.
5° tiro: seguire la crestina fin sotto ad un diedro (sosta possibile); salirlo e proseguire facilmente fino alla sosta sotto un grosso masso. 60 m, II; una sosta intermedia. Sosta su due fittoni.

Discesa: la via più breve per tornare al punto di attacco è calarsi in corda doppia lungo la via Normale. Ci si può calare direttamente dalla sosta di arrivo oppure scendere per facili roccette (fare comunque attenzione!) fino alla sosta sulla forcella che separa i torrioni meridionale e centrale e calarsi da lì.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

mercoledì 2 ottobre 2019

Buon compleanno

Sul 2° tiro.
Anna sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Tracciato della via (azzurro). In rosso la
via dei refrattari.
Avancorpo della Presolana del Prato
Parete S

Accesso: dalla Val Seriana verso il passo della Presolana; parcheggiare sulla sinistra poco prima di raggiungerlo, appena dopo una chiesetta (cartello "Cantoniera della Presolana") e salire brevemente per prati a raggiungere una sterrata che si stacca in salita. Abbandonare lo sterrato al successivo tornante e proseguire lungo il sentiero (indicazioni), raggiungendo la baita Cassinelli. In alternativa parcheggiare qualche centinaio di metri prima sulla destra, nei pressi dell'Hotel Spampatti, e seguire la strada di fronte e subito il sentiero a destra (indicazioni per baita Cassinelli), che sale nel bosco e si congiunge con il precedente. Superare la malga Cassinelli e risalire il ghiaione (segnavia 315 per il bivacco Città di Clusone e Grotta dei Pagani) fino all'altezza del bivacco e della cappella Savina. A destra sono ben visibili i due torrioni gemelli di forma triangolare dove salgono due vie di Carlo Nembrini; alla loro sinistra si notano un pilastro e una placca dove sale la via, seguite poi da altre placche più a sinistra dove salgono le vie dell'avancorpo. Conviene portarsi al ghiaione alla sinistra della parete, salirlo lungo una lingua d'erba e identificare una traccia che porta verso destra, raggiungendo un terrazzo dove attacca la via dei refrattari (scritta rossa refrat.). Da qui si sale brevemente verso sinistra fino all'attacco (scritta rossa buon c.; chiodo visibile in una fessura).

Relazione: bella via che sale poco a sinistra della via dei refrattari, su placche a buchi tipiche di questa zona della Presolana. Chiodatura mista a chiodi, cordoni in clessidra e fix nei passi più impegnativi, nel complesso buona. Utile comunque qualche friend piccolo e medio per integrare. Roccia ottima e percorso sempre ovvio.

1° tiro: salire i primi metri su una placchetta triangolare e spostarsi sulla parete di destra lungo una fessura (non "rubate" salendo lungo il facile canale), superando il muro ancora a destra e continuando per una fessura più facile fino ad una cengia. 20 m; VI (anche VI+ se fatto subito a destra), IV; tre chiodi, un cordone in clessidra. Sosta su un fix.
2° tiro: salire il muretto sopra la sosta e portarsi verso destra in alto. 30 m, 5c (passi); due fix, cinque cordoni in clessidra. Sosta su fix con anello e due chiodi con cordini.
3° tiro: spostarsi a sinistra e salire la placca fino alla crestina, aggirarla a destra e portarsi sulla parete di fronte dove si sosta su un pulpito. 30 m, 5c, III+; due fix, tre cordoni in clessidra. Sosta su due fix con anello.
4° tiro: salire la placca sovrastante fino ad un piccolo terrazzo dove si sosta. 25 m, 5a; due fix, cinque cordoni e una fettuccia in clessidra. Sosta su un fix con maglia-rapida.
5° tiro: salire la placca fino alla cresta (primo cordone un po' alto) dove ci si congiunge con la via dei refrattari. Si traversa quindi per placca verso sinistra e si sale poi fino alla sosta. 30 m, VI, IV+; tre chiodi, due cordoni in clessidra. Sosta su due fix con anello.

Discesa: con tre calate in corda doppia lungo la via. La prima (50 m circa) porta alla terza sosta, la seconda (50 m circa) deposita vicino ad uno spuntone su cui è stata allestita la sosta di calata (fettuccia con maglia-rapida), poco sopra la prima sosta. Da lì con altra calata di 30 m si giunge nei pressi dell'attacco.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 29 settembre 2019

Dibona

Fabio sul 3° tiro.
E sul 5° tiro.
Con Fabio sul 6° tiro.
Alberto fa la sceneggiata sul 7° tiro...
..e sale tranquillamente il 9°.
Sul 9° tiro.
In vetta, soddisfatti.
Torre Grande di Falzarego
Parete SE

Accesso: Da Cortina d'Ampezzo si sale in direzione del passo Falzarego fino all'altezza del ristorante Strobel sulla destra (o del rif. Col Gallina sulla sinistra), dove si parcheggia. Si prende il sentiero che parte in fondo al piazzale del ristorante, che si immette in una mulattiera pianeggiante da seguire verso destra (qui arriverete da sinistra al ritorno) fino a giungere sul piazzale del vecchio ospedale militare della Grande Guerra. Da qui la parete è ben evidente: si prosegue per traccia in salita lungo un ghiaione (lasciando sulla destra il percorso che mena verso il Col dei Bos e la pletora di persone che ne affollano la ferrata) e, poco dopo, si punta alla parete, per la precisione ad una fessura appena a sinistra di un diedro. Anello cementato alla base.

Relazione: una via "classica" che mancava da troppo tempo al mio scarso curriculum, assai famosa e abbastanza frequentata, con un penultimo tiro da non sottovalutare: un V+ che secondo me ha un paio di passi più impegnativi, anche se ora sono comparsi due fittoni. Anche le soste sono state recentemente attrezzate con qualche fittone, ma è bene portare friend piccoli e medi per integrare. Roccia ottima, con qualche punto lisciato dalle molte ripetizioni. La via presenta diverse varianti; una volta tanto noi abbiamo provato a seguire il tracciato originale...

1° tiro: salire il diedro-fessura e proseguire per rocce più facili giungendo in cima ad un pilastro dove si sosta.  40 m; IV, III+; tre anelli cementati, un chiodo (un po' a sinistra). Sosta su anello cementato.
2° tiro: salire verso sinistra, superare un muretto a sinistra di uno spit di una via moderna e proseguire verso destra fino alla sosta. 25 m; IV, III; un anello cementato, uno spit. Sosta su due anelli cementati.
3° tiro: salire il bel diedro sopra la sosta, uscendone sulla destra per proseguire su facili rocce. 40 m; IV, III; due chiodi, un cordone in clessidra. Sosta su anello cementato.
4° tiro: salire il pendio erboso verso destra fino ad uno spigolino e proseguire per un facile diedro fino alla sosta. 25 m, III. Sosta su un anello cementato.
5° tiro: salire la placca e proseguire per roccette e tratti erbosi fino alla sosta. 35 m; IV, II. Sosta su anello cementato e clessidra.
6° tiro: spostarsi a destra e salire la bella placca sopra la sosta in direzione di un albero secco vicino al quale si sosta. 30 m; V-, IV+; un chiodo. Sosta su due cordoni in clessidre oppure, poco sopra, su due fix con catena ed anello.
7° tiro: traversare a sinistra fino ad una fessura (chiodo con cordino). Salire spostandosi poi a sinistra verso un terrazzino sotto una nicchia giallastra poco dopo lo spigolo. 15 m, V-; un chiodo con cordino. Sosta su due fittoni. Appena sotto c'è uno spit con maglia-rapida.
8° tiro: salire a sinistra della sosta per un diedro-fessura lievemente aggettante e proseguire per un canale che diviene più verticale nel tratto finale. Raggiunta la base della parete giallastra con la grande lama staccata a sinistra, si sosta. 40 m, IV+, IV; un friend incastrato. Sosta su due fittoni accanto al masso incastrato che costituiva la vecchia sosta.
9° tiro: salire la parete in corrispondenza della lama staccata di sinistra, giostrando tra la placca alla destra della lama, il diedro formato con la lama stessa e, più in alto, il camino tra la lama e la parete. Si sosta alla sommità del pilastro. 35 m; V, V+ (anche un paio di passi di VI-, secondo me), IV; due fittoni, due chiodi vicini. Sosta su due fittoni.
10° tiro: superare il muretto sopra la sosta (provvidenziale chiodo con cordino) e spostarsi verso destra, per proseguire sulla parete a sinistra di una fessura-camino fino alla sosta. 25 m; VI, IV+, II; tre chiodi (uno con cordino). Sosta su anello cementato.

Discesa: scendere dalla parte opposta rispetto a quella di salita, in un canalino sul lato destro fino ad una forcella (passi di II; è possibile anche scendere in corda doppia sfruttando alcuni ancoraggi presenti). Dalla forcella si scende verso sinistra (viso a valle) per traccia ben evidente, si costeggia la Torre Piccola di Falzarego e si continua per sentiero, ora più marcato. Ci si ritrova sulla mulattiera militare che riporta al bivio con il sentiero che proviene dal ristorante e dalla meritata birra.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 16 settembre 2019

Paolo Amedeo

Alberto e Fabio sul 4° tiro.
Alberto sul 5° tiro.
Fabio all'uscita del 6° tiro.
Tracciato della via (rosso). In azzurro la via
Nikibi.
Torrione Marcella - Lastoi di Formin
Parete O

"Senti... vuoi che ti legga cosa dice questa relazione trovata su Internet?" mi dice Alberto dalla sosta, con tono a metà tra il preoccupato ed il divertito. Lo guardo dall'alto. "Ehm... no! Tanto ormai non posso più tornare indietro...". Lui incurante mi racconta di altre direzioni, altre placche... altri chiodi! Maledico le stelle ingiuriose e il cielo avaro di Monteverdiana memoria (Orfeo, Atto II), ma soprattutto l'autore dello schizzo che ho in tasca! La fessura muore appena sopra di me; mi sposto a sinistra... dovrei salire per placca a raggiungere la cornice sopra la quale ci dev'essere la sosta, ma inspiegabilmente tutte le fessure dove infilare un friend si sono chiuse all'improvviso: "Sono un po' nella merda... ora vedo cosa fare". Che strano... fino ad un attimo fa ero certo al 99% di essere fuori via, ma quell'1% residuo mi dava tranquillità. Ora che se n'è andato, tutto sembra più difficile! Lo sapevo che dovevo fare l'enogastronomo nella vita! Tra un'imprecazione e l'altra mi calmo e mi sposto un poco a sinistra, ritrovandomi su terreno facile. Sospiro: "Tutto a posto, non era difficile". Trovo un punto ove rimontare sulla cornice, traverso a destra imprecando e tirando come un dannato le corde che ho rinviato a minchia nell'unico punto in cui ho finalmente piazzato un ottimo friend, e arrivo madido di sudore alla seconda sosta. Su due tiri, ne ho sbagliati due; complimenti! I soci mi diranno poi di aver visto un chiodo nella fessura a sinistra... che sia qualche collega che ha pure sbagliato mestiere?

Accesso: Da Cortina d'Ampezzo si prende la strada che porta a passo Giau fino all'indicazione d'inizio del comune di S. Vito di Cadore, accompagnata da un cartello giallo "Muraglia di Giau. 1 luglio - 30 settembre 1753", ovvero un muro a secco che stabiliva il confine tra i pascoli sanvitesi e ampezzani prima, e tra impero asburgico e repubblica di Venezia (o regno d'Italia) poi. Poco dopo si parcheggia in uno slargo sulla sinistra (cartello chilometrico km 6). Si scende per prati tenendo la destra, andando a prendere un sentiero che attraversa alcuni torrentelli (ometti). Più avanti, in corrispondenza di un corso d'acqua, si prende una deviazione sulla sinistra che porta in direzione dell'evidente torrione dove corre la via (ometto non evidentissimo). Si giunge così alla base del ghiaione terminale e alla parete. A sinisra sale Nikibi. Portarsi sulla destra, poco prima di un avancorpo. Un'oretta circa.

Relazione: via bella e divertente, su ottima roccia. Soste attrezzate con almeno un fix, chiodatura buona nei tratti più impegnativi. Portare friend piccoli e medi per integrare... e magari una relazione migliore di quella che avevo io!

1° tiro: la via sale lungo il diedro/fessura. Io sono salito per la placca alla sua sinistra, puntando ad un piccolo strapiombo che si supera sulla sinistra per poi spostarsi a destra a prendere la sosta (a sinistra si vede un fix dell'adiacente via). Non sono sicuro sia la soluzione migliore... 20 m; III+, IV+; un chiodo, un friend incastrato. Sosta su due fix con cordone.
2° tiro (var.): superare il muretto a destra della sosta e continuare lungo la fessura, portandosi un poco a sinistra. Traversare verso sinistra sotto la cornice (passo iniziale esposto) fino a dove è possibile rimontarla facilmente. Da qui in facile traverso a destra fino alla sosta. 40 m; V+ (passo appena sopra la sosta), IV+, V-, IV, I; due chiodi. Sosta su un fix ed un chiodo con cordone. Il tiro originale va a destra subito sopra la sosta, per poi proseguire lungo delle placche.
3° tiro: si sale puntando ad un evidente diedro con fessura obliqua verso sinistra. Giunti sotto di essa (chiodo) si segue una seconda fessura verso destra, che porta ad un pulpito oltre cui vi è la sosta. 20 m; III+, V; tre chiodi (uno con cordone). Sosta su due fix con cordone.
4° tiro: salire la placca fino ad una fessura, superarla e proseguire brevemente fino ad una nicchia sulla destra ove si sosta. 35 m, IV+; tre chiodi, un cordone in clessidra. Sosta su fix e chiodo con cordone.
5° tiro: salire a destra della sosta lungo una fessura, che si apre a diedro più avanti. Proseguire fino ad um masso sporgente e uscire sulla destra verso la sosta. 30 m; V-, IV, V; cinque chiodi (due vicini), un cordone in clessidra. Sosta su due fix con cordone.
6° tiro: si sale lungo un pilastro a seguire una fessura. Si continua per un diedro verso sinistra fino alla terrazza di sosta. 35 m; V, IV; due chiodi, 2 clessidre con cordone. Sosta su due fix.
7° tiro: superare il breve strapiombo sopra la sosta e raggiungere un terrazzino (sosta possibile su due chiodi). Proseguire lungo la parete fino alla sommità. 50 m; VI-, III+, IV, III; sei chiodi (due con cordone). Sosta su due fix.

Discesa: si prosegue lungo la cresta per scendere sui bei prati sommitali. Qui si seguono gli ometti che conducono  ad una traccia che scende e porta all'imbocco del canale a sinistra del torrione, che riporta alla base.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

sabato 14 settembre 2019

Hoi-Nau (pilastro sud)

Fabio sul 1° tiro.
Sempre lui all'uscita del camino del 3° tiro.
Alberto sulla placca del 4° tiro.
Con Fabio alla 4a sosta.
La cordata dietro di noi sul 6° tiro.
Fabio sul 7° tiro.
Alberto sull'8° tiro.
Alberto sul 10° tiro.
Tracciato della via (rosso). In verde Re Artù.
Punta Lastoi - Lastoi di Formin
Parete S

Accesso: dal passo Giau (o dal tornante appena prima di esso, salendo da Cortina) si segue il segnavia 436, superando un paio di forcellette per poi immettersi in un vallone e salire fino a forcella Giau, sovrastata dalla Punta Lastoi. Da qui verso sinistra su traccia di sentiero, prima per prati e rocce e poi attraverso il ghiaione. Quando il sentiero si avvicina alla base della parete lo si lascia e si sale brevemente puntando allo spigolo a sinistra. La via parte nel diedro appena a destra dello spigolo.

Relazione: via piacevole che risale la parete senza troppe difficoltà, evitando i punti più impegnativi. Ideale per un'arrampicata tranquilla su roccia buona. Chiodatura buona nei tratti più impegnativi; portare friend piccoli e medi per integrare.

1° tiro: salire pochi metri e spostarsi a destra aggirando un pilastrino giallastro dall'aspetto precario, per proseguire fino ad un pulpito dove qualcuno ha aggiunto uno spit. Conviene salire ancora la placca fino ad una cengia orizzontale dove si sosta. 30 m; IV+, IV; tre cordoni in clessidra, un fix. Sosta su cordoni in clessidra.
2° tiro: traversare qualche metro verso destra e salire puntando ad una lama gialla. La sosta è sulla parete destra della lama, alla base di un camino. 30 m; I, IV-, III; un cordino in clessidra. Sosta su cordone in clessidra.
3° tiro (var.): salire il camino ed uscire sulla destra alla prima cengia. 10 m, IV. Sosta su due chiodi con cordone e maglia-rapida. Il tiro originale continua nel camino ed esce a destra più in alto.
4° tiro (var.): traversare verso destra (facile ma esposto) fino ad una zona di roccia nera e salire la bella placca, restando a sinistra di una linea a fix (Lancillotto?). Superare un paio di brevi muretti e sostare su un terrazzo. 30 m; I, IV, V-. Sosta su fix con anello. Se non siete dei puristi, è possibile andare a prendere un fix della via adiacente per proteggersi lungo il tiro.
5° tiro: salire verso sinistra superando una cengia e qualche muretto. Raggiunta una seconda cengia si sosta. 30 m, III. Sosta su chiodo e clessidra con cordone.
6° tiro: salire fin sotto ad uno strapiombo e qui traversare in obliquo verso destra. Salire poi dritti per placca e raggiungere la sosta sulla sinistra. 35 m; III+, IV, IV+, V- (passo); tre chiodi. Sosta su clessidra con cordoni.
7° tiro (var.): salire verso sinistra in direzione di due grossi blocchi e continuare lungo una breve fessura su roccia giallastra, giungendo così sulla cengia dove si trova la sosta. 40 m; IV, V (passo), I. Sosta su fix e cordino in clessidra. Il tiro originale sale a destra (IV+) e percorre poi la cengia verso sinistra.
8° tiro: salire a sinistra della sosta, spostarsi sulla destra e proseguire lungo una spaccatura. Giunti ad un terrazzo, spostarsi ancora a destra e salire brevemente per placca fino alla sosta. 35 m; IV-, IV. Sosta su due chiodi.
9° tiro: salire verso destra seguendo la direttrice di un canale (o la crestina sovrastante) fino a sbucare in cima ad un pulpito. Spostarsi a destra e sostare. 35 m; III+, IV-. Sosta su due clessidre.
10° tiro: puntare alla parete nera di fronte (cordino visibile), risalirla ed uscire in vetta. 35 m; IV+, IV, IV+; un cordone in clessidra, un fix. Sosta su un fix.

Discesa: dalla sommità si scende lungo l'altopiano dei Lastoi, tenendosi un poco sulla destra e seguendo alcuni ometti. Si giunge così ad un profondo canale, dove si scende per pochi metri ad una sosta per calata. Si eseguono quindi due calate da circa 50 m l'una (saltare la sosta dopo 25 m... se avete due mezze corde, ovviamente!), tenendo la sinistra in fondo (viso a valle). Alla fine delle corde doppie si scende fino alla base della parete e da qui in breve al punto di attacco, ed a ritroso lungo il sentiero di andata.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

venerdì 13 settembre 2019

Via della morte obliqua

Luca sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Luca sul 4° tiro.
Luca sul 6° tiro.
Sul 9° tiro.
Tracciato della via. La foto della parete è
di Luca (sassbaloss).
Torre di Murfreit (Gruppo del Sella)
Parete N

"Su questo potente pilastro, bene in vista da Passo Gardena, corre questa famosa via di camino dal nome macabro". Così Claudio Cima in Sella. Arrampicate scelte (p. 139). E in effetti, salendo a passo Gardena dall'omonima valle non si può non essere attratti da questa linea del lontano 1928. Quando finalmente ci decidiamo all'impresa, però, i nostri entusiasmi si raffreddano velocemente: a una cordata teutonica appena avanti a noi si stacca una presa sul primo tiro, con conseguente volo. Saliamo assai circospetti, bersagliati dai sassi che i due scaricano in continuazione. Più in alto assistiamo ad un secondo volo del capocordata, nel viscido camino del quinto tiro. Questa volta i due si calano, ma la nostra tranquillità se n'è andata da un po'. Impiego un tempo spropositato per fare quel tiro, mettendo una protezione ad ogni metro, e quando arriviamo finalmente in vetta, molto più tardi del previsto, si scatena un acquazzone che complica anche la discesa. Nessuno lo dice, ma per un attimo entrambi abbiamo temuto un bivacco. Scendiamo lentamente, poi la bussola del cellulare è provvidenziale per indicare la direzione in mezzo alla nebbia (viva la microelettronica!), e tutto finisce con una cena tardiva a Canazei.

Accesso: dal passo Gardena si prende il segnavia 666 (viatico ideale per questa via!) che conduce al rifugio Pisciadù. Dopo pochi tornanti, in corrispondenza di una curva verso sinistra, lo si lascia per una deviazione a destra, che costeggia il colletto sovrastante (Col de Frea) e prosegue in direzione della Torre di Murfreit e della val Culea (alla sua sinistra). Se "mancate" la deviazione, prendete una seconda traccia sempre verso destra più avanti, dove il sentiero tende decisamente ad allontanarsi verso sinistra, raggiungete la cima del colletto e proseguire per traccia, fino ad incontrare la precedente. Si prosegue per sfasciumi fino all'altezza della torre, ci si porta sul suo lato destro e si risalgono facili rocce verso sinistra, fino a portarsi sotto un camino dove inizia la via. Il percorso originale sale più a destra, a raggiungere una cengia orizzontale che si segue verso sinistra fino all'imbocco del grande camino del terzo tiro.

Relazione: la via risale l'evidente ed estetico camino obliquo con difficoltà contenute, ma su roccia decisamente non ottimale nella parte medio-bassa (diciamola discreta, nonostante sia la guida monti d'Italia che il libro di Bernardi definiscano la roccia buona) e con un tiro in camino praticamente sempre bagnato e fangoso (anche se ben proteggibile). L'ambiente è certamente spettacolare, ma non consiglierei la via tranne che agli appassionati del genere. Nel caso, portare serie di friend fino al 3BD e un paio di kevlar sciolti da infilare nelle clessidre. Chiodi e martello non strettamente necessari, ma - come sempre in questi casi - utili se sopravvengono degli inconvenienti. Passo-chiave della via valutato come V- e A0 da Cima, V nella GMI e V+ da Bernardi (e da noi, per quel che vale).

1° tiro: salire la prima parte del camino, spostarsi sulla sinistra e proseguire ancora in camino. La sosta è all'uscita, sulla sinistra. 45 m, V-; due chiodi, due cordini in clessidra. Sosta su due chiodi e cordone.
2° tiro: raggiungere la base del grande camino, superando facili rocce ed un paio di muretti fessurati. 45 m; un chiodo con cordino, un cordino in clessidra. Sosta su cordino in clessidra.
3° tiro: salire la placca sporca spostandosi verso sinistra fino a raggiungere una stretta cengia. Ignorare una sosta sulla destra (tre chiodi e cordini) e spostarsi alla sosta sulla sinistra. 35 m, IV. Sosta su chiodo (ma ben integrabile con friend). Tiro difficilmente proteggibile.
4° tiro: salire una fessura a sinistra della sosta per poi riportarsi verso destra su roccia giallastra. Superare una placca e puntare a destra ad un masso incastrato nel camino. Salire ancora ed infilarsi nel camino a destra, dove questo si allarga e diviene più verticale. 35 m; IV, V; quattro chiodi, una fettuccia in clessidra. Sosta su tre chiodi e cordino.
5° tiro: salire il camino, perennemente umido se non bagnato e fangoso, verso destra, sfruttando alcuni massi incastrati. Portarsi poi sulla parete di sinistra e salirla fino ad una prima cengia. Superare un breve muretto e sostare. 40 m, IV+; due chiodi. Sosta su due chiodi.
6° tiro: puntare allo strapiombo sopra la sosta, uscire sulla sinistra (esposto) e traversare fino a raggiungere rocce più semplici. Salire seguendo delle fessure verso destra, superando uno spuntone (possibile sosta) fino ad una cornice dove si sosta. 40 m; V+, IV+, IV; cinque chiodi, uno spuntone con cordini. Sosta su un chiodo (integrabile).
7° tiro: in verticale lungo la direttrice di una fessura per poi spostarsi verso destra e proseguire. 35 m; IV, III. Sosta su spuntone.
8° tiro: proseguire fino ad un ripiano dove si sosta. 35 m, III. Sosta su spuntone
9° tiro: raggiungere il muretto di fronte, salirlo sulla sinistra e proseguire fino ad un colletto con ometto. Qui spostarsi a destra e continuare brevemente fino alla sosta. 40 m, IV-, un chiodo. Sosta su spuntone. Se le corde non fanno troppo attrito, conviene proseguire fino alla cima del pilastro.
10° tiro: raggiungere la cima del pilastro, scendere all'intaglio e risalire fino alla vetta. 55 m, III. Sosta su spuntone.

Discesa: non banale ed esposta; fare attenzione. Dalla cima ci si sposta verso il massiccio del Sella fino ad incontrare degli ometti che indirizzano in un canale sulla sinistra. Lo si scende (II+) fino ad una sosta da cui ci si cala in corda doppia per circa 25m. Qui è presente una seconda sosta che probabilmente permette di abbreviare l'itinerario con una serie di calate (non verificato). Ci si sposta invece a sinistra (viso a valle) lungo una cengia fino ad un'altra sosta da cui ci si cala a raggiungere un colletto. Si risale indi un facile canale (ometto), giungendo alla cresta che collega la torre con il resto del massiccio del Sella. Qui si può scendere sia a destra che a sinistra (più breve). Viste le condizioni di neve del canalone di sinistra e le condizioni meteorologiche, noi siamo scesi sulla destra, abbassandoci per placche (II) e restando sempre sul lato destro (verso la torre). Si attraversa così un canalone che scende dalla torre (uscita dalla serie di corde doppie??) e poco dopo si recupera un ancoraggio da cui ci si cala brevemente. Da qui in poi il percorso in discesa è segnalato da ometti e riporta alla base della torre, ove si ritrova il sentiero di accesso che riporta al passo. Un paio d'ore circa in tutto.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.