martedì 25 febbraio 2014

Bega

Matteo sul 1° tiro
Sul 2° tiro
Sul 3° tiro
Matteo sul 6° tiro
Sul 7° tiro
Matteo sul 9° tiro
Tracciato della via (azzurro). Le altre sono: Nulla al caso (rosso),
Me te spleucco (arancio), e Patata bollente (verde).
Corma di Machaby
Parete S


Per una volta non sono stato io ad insistere per venire ad arrampicare qui. Anzi, a dirla tutta ero un po' scettico per via del rischio di trovare coda al rientro a causa degli sciatori domenicali, ma mi sono lasciato convincere senza troppa difficoltà; del resto, non finirò mai di decantare questo posto e il suo stile di arrampicata.
La via prescelta presentava sulla carta una buona alternanza di tiri impegnativi e facili; l'ideale per una salita tranquilla. In realtà buona parte delle relazioni che si trovano in giro sembrano assegnare i gradi discretamente a caso, regalandoci così una salita con un po' di "ingaggio" (il che ogni tanto non guasta).
Accesso: uscita Pont-San Martin dell'autostrada TO-AO, poi a sinistra verso il forte di Bard, superato il quale appare la Corma di Machaby. Parcheggiare nell'apposito spazio al cospetto della Corma in corrispondenza di una lieve curva a sinistra della strada. Salire il bel sentiero, attrezzato con corde fisse in alcuni tratti (meno che nell'unico punto dove sarebbero veramente utili, una placchetta spesso bagnata), fino alla parete in corrispondenza della targhetta della via Bucce d'arancia. Seguire la parete verso sinistra, superare gli attacchi di Nulla al caso e di Anchorage e proseguire in discesa fino alla canonica targhetta con il nome.
Relazione: via decisamente continua e piuttosto sostenuta (in stile-Paretone, placche e brevi muretti). Chiodatura a spit sicura ma non proprio generosa, che obbliga a discreti passi obbligati intorno al 6a; sui passi più duri però si trova sempre uno spit che riconcilia con il mondo. Percorso logico a parte l'uscita dove si converge su altri tracciati, ricercato in alcuni punti, con belle fessure invitanti tralasciate a favore di placche verticali. Roccia ottima come al solito.
Nota: il numero delle protezioni è da prendere con un po' di tolleranza; diciamo ± 1 fix. In ogni caso dodici rinvii sono più che sufficienti. In un paio di punti possono essere utili friend medio-piccoli. Tutte le soste sono attrezzate con due spit, catena ed anello di calata.
1° tiro: salire la placca fino alla terrazza erbosa. 30m, 5a; otto fix.
2° tiro: comincia il bello con i due tiri-chiave. Inizio su bel muretto verticale, poi spostamento a sinistra e ancora in verticale a superare un piccolo tetto o sporgenza. Continuare poi fino alla sosta. 25m, 6a; nove fix.
3° tiro: Io ho trovato ostico il passo iniziale su prese svasate, poi si prosegue più facilmente (ma non troppo) su muro, vago diedrino e placca finale. 30m, 6b; dieci fix.
4° tiro: si supera l'ultimo tratto in placca e si prosegue su terreno erboso (ignorare la sosta) fino a riportarsi sotto la parete. 45m, 4c; due fix + 1 sosta intermedia.
5° tiro: passo iniziale in fessura (c'è un fix nascosto da un ciuffo d'erba) poi placca più facile da cui si esce a sinistra doppiando uno spigolino arrotondato. 20m, 5c (forse passo iniziale di 6a); sei fix.
6° tiro: salire tendendo lievemente a destra, poi spostarsi più decisamente e risalire una placca con minori difficoltà. 30m, 6a (passi); otto-nove fix.
7° tiro: ancora su muretti verticali, poi spostamento a destra e da lì ancora verso destra, più facilmente, alla sosta. 25m, 6a (passi); 8-9 fix.
8° tiro: salire ancora in verticale fin sotto un piccolo tetto da cui si esce spostandosi un poco verso sinistra con un passo delicato, poi più facilmente fino alla sosta. 30m, passo di 6a o 6a+; otto-nove fix.
9° tiro: salire nel vago canale e uscire verso destra (singolo passo delicato), poi placche più facili fino alla sosta. 30m, 5b, forse passo di 5c; sei fix.
10° tiro: salire per placche e risalti fino alla fine degli spit dove convergono un po' di vie; da qui io mi sono spostato a sinistra fino alla sosta. 35m, 5a; otto fix.
11° tiro: si vedono un paio di linee di fix; salire sulla destra e poi per rocce non difficili fino alla sommità, proseguendo fino agli alberi dove si allestisce una sosta. 40m, 4c; cinque fix.
Discesa: evitare la calata in corda doppia e seguire il sentiero che piega a destra e porta verso il borgo di Machaby. Attraversare il borgo e tenere la destra fino ad andare a prendere un sentiero che si dirige verso destra in direzione della Corma. Qui parte un sentiero attrezzato che si ricongiunge a quello utilizzato nella salita. In alternativa si può seguire la strada del Santuario, più lunga ma più comoda. C'è anche un terzo sentiero che scende sul lato sinistro della Corma, ma ne parliamo un'altra volta.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 16 febbraio 2014

Raffaella

Giancarlo sul 2° tiro
Sulle lame del 3° tiro
Giancarlo sul 3° tiro
All'inizio del 5° tiro
Giancarlo sulla cengia del 5° tiro
Sul 6° tiro
Tracciato della via
Pian della Paia - Valle del Sarca
Parete E

"Diego, ma come hai fatto a dare cinque stelle a questa via?" chiedo all'autore delle guide ormai riferimento obbligato per la Valle del Sarca, mentre aspetto panino e birra che suggelleranno la salita. Lui la butta sardonicamente sul filosofico, con noi che lo ascoltiamo tra lo scettico e il divertito: "Ma la bellezza di una via... non è data dalla qualità della roccia... ma dalla soddisfazione che si prova ad averla percorsa...". Chiaro? Se la motivazione vi convince, avventuratevi pure su questa via; in caso contrario potrete dirottare le vostre attenzioni su percorsi più tranquilli e proficui. La nostra intenzione originale, in effetti, era di salire la via adiacente, ma le abbondanti tracce di bagnato ci hanno fatto cambiare idea; resta il dubbio se sia stata o meno una buona idea.
Accesso: si raggiunge il mai abbastanza vituperato "crossodromo" posto tra Dro e Pietramurata e si parcheggia a lato dell'hotel Ciclamino. Qui abbiamo purtroppo dovuto constatare che sono in corso lavori - probabilmente di ampliamento - della suddetta sciagura a danno del campo da golf. Ora, non che io abbia particolare considerazione dei giocatori di golf, ma riconosco loro il grande pregio di starsene in silenzio e di operare nel verde, mentre coloro che si rintronano tra il fango e gli scossoni del seggiolone hanno come scopo primigenio la generazione di rumore e la devastazione dell'ambiente; da qui il mio disappunto. Ma torniamo a noi: dal parcheggio bisognerebbe proseguire diritti a prendere il sentiero che passa poco più avanti, appena oltre l'orrore, ma quando i lavori saranno terminati è fortemente probabile che si debba fare un largo giro sulla sinistra (fatemi sapere). Raggiunto il sentiero lo si segue fino ad un primo bivio, dove sulla sinistra si nota un albero con bollo rosso e un sentiero che sale; lo si prende fino a sbucare sulla strada sterrata che si segue verso sinistra fino al tornante. Qui si segue una traccia (ometto) dapprima in leggera discesa che conduce verso la parete e che si esaurisce nei pressi di un canale. Si sale ora senza un percorso obbligato giungendo al sentiero che costeggia la parete. All'altezza dello sbocco del canale, tra due avancorpi, c'è l'attacco della via (visibili un cordone un po' vecchiotto e avanzi di cavo metallico).
Relazione: via di stampo decisamente classico con pochissime protezioni, su gradi non difficili ma su roccia tutt'altro che ottima ed infestata dalla vegetazione; consigliata ad amanti della precarietà. Portare friend fino al 3BD se volete evitare noiosi run-out sulle lame del terzo tiro, che saranno anche facili, ma, insomma... Evitare di percorrerla, come abbiam fatto noi, dopo periodi di pioggia: le scarpette si imbrattano affratellandovi a color che si crogiolano rumorosamente nel fango sotto di voi, oltre a compromettere la stabilità (e non so quale delle due opzioni sia peggio). Molto difficili le comunicazioni tra i compagni di cordata per via del fracasso.
1° tiro: salire il breve camino e continuare tra terra ed alberi fino quasi in cima al pilastro; 20m, IV, III. Sosta su alberello e cordone poco affidabili (rinforzare!) oppure da allestire sugli alberi poco prima
2° tiro: raggiungere la cima del pilastro (chiodo con maglia-rapida), superarlo e scendere, attraversando poi verso destra fino ad un'evidente lama che si risale, proseguendo poi tra la vegetazione fino a superare (o aggirare) un pulpitino, oltre il quale vi è la sosta; 30m, VI+, V, III, 3 chiodi, 1 chiodo con maglia-rapida, 1 chiodo con cordino. Sosta su uno spit
3° tiro: salire le belle lame sopra la sosta spostandosi poi lievemente a sinistra a prendere il diedro con roccia un po' dubbia ed erbosa; 30m, V, V+. Sosta verso la fine del diedro su albero con cordoni (marci)
4° tiro: proseguire per il diedro, più facile, fino ad uscire sulla sinistra; superare un primo albero e puntare al secondo un poco più a sinistra dove c'è la sosta; 15m, V-, III, 1 chiodo. Sosta su albero con fettucce
5° tiro: Salire lievemente a destra a prendere una specie di larga fessura (erbosa) che si risale verso sinistra per poi uscirne a sinistra a risalire un breve muretto che adduce ad una cengia esposta (ed erbosa) che si segue (ancora verso sinistra) fino all'albero di sosta; 30m, IV, V, 1 chiodo; sosta da attrezzare su albero
6° tiro: a destra della sosta con traverso delicato a salire un'esile e bella fessura ben chiodata e con roccia buona (miracolo!). Sopra questo tratto io mi sono spostato verso destra perché la roccia ridiventa precaria e sono poi risalito per lame e muretti fino agli alberi del pianoro sommitale (non ho trovato roccia migliore, ma forse più facile); 30m, VI, IV, 4 chiodi (uno con cordino); sosta da attrezzare su albero
Discesa: seguire il sentiero verso destra; questo piega poi verso l'interno e si riporta sullo sterrato. Poco oltre si nota sulla destra un sentiero con un bollo bianco-rosso su un albero. Seguirlo per abbreviare la lunga strada sterrata riprendendo poi il sentiero iniziale o uno dei tanti sentieri che riportano nei pressi del crossodromo; anche qui, i sentieri sono (ad ora) interrotti dai lavori e si guadagna il parcheggio in un modo o nell'altro.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 9 febbraio 2014

Torta al cioccolato con frutta secca e disidratata

Fig.1

Fig.2

Fig.3

Fig.4 (vabbè, la glassatura non è il mio forte...)
Visto che quest'inverno sta facendo mancare il freddo ma non le giornate di pioggia, è d'uopo dedicarsi ad attività più "casalinghe", tra le quali figurano i miei pasticci di aspirante... pasticcione in cucina! L'ultima volta mi sono cimentato con una torta con frutta disidratata e l'immancabile cioccolato, che ha il vantaggio di perdonare molti errori. Nella mia prima realizzazione ho bellamente sbagliato la dose del burro (sì, lo so che basta leggere la ricetta; no, la bilancia non era rotta...) e la torta si sbriciolava al solo guardarla; al secondo tentativo mi imposi una precisione svizzera, non volendo persistere in questa perniciosa tecnica di apprendimento delle funzioni dei singoli ingredienti. Il risultato è una torta decisamente "ricca" e calorica (basta guardare la lista degli ingredienti...), ottima per il post-arrampicata (ma anche il mentre e il pre...) e i pomeriggi invernali. La dose (e ovviamente il tipo) di frutta disidratata possono essere modificati senza patemi; io ne ho usata un bel po' di più di quanto indicato, con grande soddisfazione.

Ingredienti:
  • cioccolato fondente 75%: 400 g
  • burro: 190 g
  • zucchero biondo di canna: 125 g
  • farina integrale: 125 g
  • yogurt greco: 50 g
  • mascarpone: 50 g
  • panna: 30 g
  • uova: 3
  • cacao: 2 cucchiai
  • frutta secca mista sgusciata (anacardi, mandorle, nocciole, pinoli,...): 200 g
  • uva passa: 50 g
  • frutta disidratata:
    • mirtilli rossi: 100 g
    • ananas: 70 g
    • papaja: 50 g
    • zenzero: 50 g



Preparazione:
  • Preparate la frutta secca tritata a pezzi e fate a pezzetti la frutta disidratata (evitate per i mirtilli e l'uvetta, ovviamente)
  • Montate 150 g di burro ben morbido con lo zucchero fino ad ottenere una specie di composto omogeneo (si fa per dire; Fig.1); non impazzite a farlo diventare "spuma"
  • Unite mascarpone e yogurt
  • Fate a pezzetti 250 g di cioccolato e fatelo fondere a bagnomaria in un pentolino
  • Mentre il cioccolato fonde (tenetelo d'occhio), unite i tuorli delle uova e la farina al composto (Fig.2)
  • Unite il cioccolato, poi il cacao e il rum
  • Montate a neve gli albumi, aggiungete un pizzico di sale e uniteli al tutto
  • Aggiungete la frutta secca e quella disidratata
  • Versate il tutto in una tortiera (Fig.3)
  • Infornate a 165 °C per 75'
  • Poco prima di sfornare, o subito dopo, fondete il cioccolato rimasto insieme a 40 g di burro e alla panna
  • Ricoprite la torta con la glassa
Come si vede dal risultato, la tiratura della glassa non è proprio professionale. Come diavolo bisogna fare per ottenere un risultato decentemente uniforme?

domenica 26 gennaio 2014

Capitani coraggiosi

Sul 1° tiro
Raffaele sulla placca del 2° tiro
Raffaele alla 2a sosta
Il muretto del 3° tiro
Sul 4° tiro
Raffaele sul 4° tiro
Raffaele in scioltezza sul 5° tiro
Tracciato della via (rosso). In azzurro la via Shangri La.
Sass de Mesdì - Monte Cimo
Parete E


Un gennaio abbastanza pietoso dal singolare punto di vista del "tempo nel week-end" non è certo il miglior viatico per le attività outdoor del 2014; le poche uscite al di fuori del circuito delle falesie vanno quindi centellinate e le mete scelte con cura. La destinazione di ieri - dopo poco più di un annetto di assenza - è il Monte Cimo, con guida "ad acquerelli" al seguito per scegliere la via. Puntiamo alla zona Mesdì-Boral, poi l'incrocio delle cordate e la mutua intersezione delle vie già ripetute porta alla decisione finale: una su Te lo do io il Verdon, noi su Capitani coraggiosi. Grande via e grande soddisfazione a fine giornata, per nulla mitigata dal vento freddo che ci ha tormentati per tutta la salita. Bello vedere che gli allenamenti in palestra danno qualche risultato!

Accesso: dal casello di Affi della A22 seguire per Brentino Belluno, scendendo in Val d'Adige e portandosi sulla destra dell'autostrada (per i cultori di storia e di architettura militare segnalo i forti Rivoli/Wohlgemuth, S. Marco e la tagliata Incanal). Si passa poi sul suo lato sinistro, si attraversa un ponte su un canale e si segue una curva sulla destra (possibile parcheggiare qui, ma scomodo e un po' maleducato). Poco dopo si prende a sinistra ad un bivio, seguendo sempre l'indicazione Brentino Belluno, e si giunge al cimitero del paese dove c'è uno spiazzo per parcheggiare. Si costeggia a ritroso il vigneto sino alla curva dove un evidente sentiero si infila nel bosco. Lo si segue (bolli e piastrine metalliche con scritta S5 seguita da altri codici - un modo opinabile di marcare i settori e le vie di arrampicata) superando un paio di tratti con corda fissa un po' malconcia fino all'altezza della parete dove il sentiero si biforca: Alla vostra destra svetta lo spigolo del IV sole; noi prendiamo a sinistra. Si prosegue con qualche saliscendi fino a portarsi sulla verticale di un evidente tetto triangolare; poco dopo si sale a destra per pochi metri seguendo una traccia che porta alla parete. Sulla destra ci sono i resti di un ometto, una scritta e la piastrina n. 18: siete arrivati.

Relazione: via bellissima su roccia fantastica (specialmente nel 2° e 3° tiro) che alterna placche lavorate dall'acqua, diedri e qualche muretto che richiede decisione. Chiodatura ottima a spit (più qualche chiodo quasi sempre inutile) in stile-falesia che rende superflua qualunque protezione veloce ma che contiene passi di 6a+ obbligato. Percorso sempre logico e indicato dagli spit (non tutti della stessa foggia); tutte le soste sono su due spit con catena ed anello di calata tranne la quarta (due spit e fettuccia).

1° tiro: salire per una placca lavorata e portarsi sulla sinistra; non seguire i chiodi che salgono verticalmente (nel caso, c'è un maglia-rapida in un cordino che non ci siamo sentiti di portar via...) ma spostarsi ancora a sinistra (spit non visibile) a doppiare il vago spigolino; il passo-chiave del tiro su roccia lisciata dall'acqua porta alla sosta; 25m, 6a+, 10 spit.
2° tiro: su per una bellissima placca a gocce fino a superare un pilastrino sulla sinistra; da qui non salire ad una sosta dove sono evidenti delle corde fisse ma proseguire sempre verso sinistra fino ad un infido diedro appoggiato (secondo me, il passo-chiave della via) che porta alla sosta; 35m, 6b+, 13 spit.
3° tiro: salire lungo il diedro e superare un primo muretto, poi lievemente a sinistra ad un secondo muretto e alla sosta per placche e risalti; 30m, 6b, 12 spit.
4° tiro: ancora per diedro fino ad un grosso blocco poco sotto il tetto. Qui conviene spostarsi a destra in un punto un po' erboso e salire un muretto per roccia lavorata giungendo in sosta; 20m, 6a+, 6 spit.
5° tiro: a destra in un difficile traverso (6c; azzerabile per mia fortuna), poi in verticale spostandosi a sinistra per aggirare il tetto; 25m, 6c o A0, poi 6a, 9 spit.
6° tiro: passo delicato a sinistra della sosta, poi per placche e risalti fino ad un albero oltre il quale c'è la sosta; 25m, 5c, forse passo iniziale di 6a, 7 spit.

Discesa: in corda doppia con 2 calate da 50m o poco meno e una terza più breve. Colla prima calata si raggiunge la sosta del 3° tiro; colla seconda si scende verticalmente ad una sosta della via Babo da cui si arriva alla cengia di partenza.


Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

mercoledì 15 gennaio 2014

Trattoria La cantina

Biglietto da visita: giratelo e
guardatelo dall'alto in basso!
Via IV novembre, 7
Esine (BS)

Risalendo la Valcamonica verso l'Adamello avevo spesso notato l'indicazione Monumento Nazionale passando presso il paesino di Esine. L'indicazione si riferisce alla chiesa di S. Maria Assunta e ai suoi mosaici, che ovviamente non sono mai riuscito a vedere, dovendomi accontentare del portone d'ingresso chiuso. Così qualche settimana fa scorso sono tornato al paese in questione per omaggiare la "cultura materiale" anziché quella artistica, sperando in miglior fortuna: destinazione la trattoria La cantina per una cena con prodotti "del territorio", a festeggiare la conclusione positiva di una faccenda antipatica. Il locale è all'interno di una vecchia e bella dimora in pietra e mattoni accanto alla piazza nel centro del paese, ma è arredato in pseudo-stile "trattoria di una volta" in modo fin troppo kitsch: vecchi attrezzi da lavoro, utensili da cucina, orpelli vari ed improbabili pendono da ogni dove e fanno da contrappunto alla musica, anch'essa d'anteguerra.
Fin qui niente di male; per fortuna l'abito non fa il monaco nemmeno in tema di osteria. Le cose si fanno più interessanti quando si passa al concreto: cucina rigorosamente camuna con ingredienti locali, la cui provenienza è indicata in una lista presente su ogni tavolo. I piatti disponibili (non molti, ma ciò non è necessariamente un male) sono elencati dall'oste, mentre manca un menù vero e proprio; è questo un punto debole del locale: dover decidere di fretta ricordando a memoria l'elenco dei piatti sarà utile per allenare la memoria ma è sempre un po' fastidioso; basterebbe una lista giornaliera su un foglio di carta.
Iniziamo comunque con dei buoni antipasti tra cui si fanno notare i salumi (salame, lardo, pancetta) e della ricotta fresca con miele e noci.
Scopro poi che in Valcamonica si coltiva del tartufo e non mi posso far mancare i bigoi colle trifole. L'oste ci ammonisce correttamente a non pensare che il tartufo locale sia identico a quello d'Alba, bensì più leggero, ma il piatto è decisamente interessante, così come la quantità di tartufo che lo accompagna. Molto buono anche il classico orzotto ai funghi.
La fame comincia a placarsi quando arrivano i secondi, uno stracotto d'asino ben fatto, in alternativa al classico manzo all'olio: piatti semplici senza troppi fronzoli, cucina "vera" che dà soddisfazione. Peccato solo che tra i secondi non ci fosse niente di... diciamo così, "peculiarmente locale" come è successo con i primi. Si finisce poi con il dessert, nel mio caso una fin troppo classica torta alle pere e cioccolato; buona ma non indimenticabile.
E siamo così ai vini: la lista (sì, questa esiste!) spazia un po' in tutta la penisola, ma noi ci concentriamo sulle etichette locali. Ci lasciamo consigliare dall'oste e accompagniamo la cena con un Lambrù, un Valcamonica Igt dell'azienda Togni. Uvaggio di barbera, marzemino e merlot, affinamento in acciaio, vino schietto e minerale che si è abbinato ottimamente ai piatti. Per finire, non poteva mancare un ottimo genepì (o un brodo di giuggiole per le signore, che però preferivano di gran lunga il primo!).

venerdì 3 gennaio 2014

Cocaine

Sul 1° tiro
Raffaele in uscita dal 1° tiro
Raffaele sul 2° tiro
Sul 2° tiro
Pietra di Bismantova
Parete SE


E con questo fanno due! Due capodanni passati alla Pietra di Bismantova alternando arrampicate e laute libagioni all'agriturismo il ginepro in piacevole compagnia d'un gruppo di amici. In mezzo c'era stata un'altra visita alla Pietra a fine ottobre, dove avevamo adocchiato questa via e dove mi ero detto che la stessa non poteva mancare nello scarno carnet di uno che suona la chitarra pure peggio di come arrampica e che ha ascoltato J.J. ed Eric per decenni. Quindi via, con Diego salimmo il primo tiro solo per scoprire che gli altri due sono totalmente da proteggere e che non avevamo abbastanza protezioni veloci per proseguire: seguì una rapida calata e la promessa di ritornarvi. Il 31 dicembre, armati di tutto punto, l'ho mantenuta e ho chiuso l'anno con soddisfazione (invero, per stare in tema, dopo Cocaine abbiamo salito la Oppio, ma qui la faccenda diventa pericolosa e le battute onomastiche si sprecano).
Accesso: dal parcheggio di piazzale Dante salire la gradinata e proseguire verso l'eremo. Prima di giungervi prendere a destra il sentiero con indicazione Ferrata alpini che lo aggira e riporta sotto la parete all'altezza della frana del 2012. Si prosegue passando sotto un caratteristico masso e si continua fino ad incontrare sulla destra una larga fenditura. Ancora avanti per poco fino a che il sentiero inizia una lieve discesa; qui si sale brevemente a sinistra in corrispondenza di una pianta dove c'è l'attacco della via (poco più a sinistra attacca la via delle due fessure).
Relazione: dalle varie guide della Pietra si apprende che Cocaine nasce come serie di varianti alla Via delle due fessure, che ha poi subito una serie di cambiamenti di percorso; fatto sta che i tre tiri costituiscono oggi una via autonoma e molto logica, che sale la bellissima fessura verticale appena a sinistra della Zuffa '70. Primo tiro protetto a fittoni (non guastano uno o due friend medi), secondo tiro totalmente da attrezzare, terzo tiro con pochissimi chiodi. Portare friend fino al BD3 raddoppiando le misure medie (anche un BD4, se c'è, non guasta...): non li userete tutti, ma - sapete com'è - melius abundare... ecc. ecc.
1° tiro: salire la fessura fino ad un pulpitino finale sopra cui si trova la sosta e che si sale più facilmente dal lato sinistro. 35m, 6a, forse passo di 6a+; dieci fittoni, tre chiodi di cui uno solo in posizione ragionevolmente utile. Sosta su due fittoni con anello di calata.
2° tiro: salire sempre lungo la bella fessura che diviene poi diedro, superare un piccolo strapiombo, non fermarsi alla sosta su una cengia alla sinistra (appartiene alle Due fessure) e salire qualche metro fino alla sosta corretta. 35m, V, V+ o VI-; un fittone. Sosta su due fittoni con anello di calata.
3° tiro: salire ancora lungo la fessura-diedro che diviene più impegnativa, superare un tratto finale in leggero strapiombo e uscire su una terrazza con arbusti dove c'è la sosta; proseguire ancora pochi metri a destra o sinistra del terrazzo ed uscire in vetta; 50m, V, VI (probabile VI+ in un tratto bagnato che ho evitato facendo dei numeri sulla sinistra); un fittone, tre chiodi. Sosta su anello cementato. Possibile usare qualche fittone delle Due fessure a sinistra (eventualmente portare due mezze corde e sfalsarle per evitare attrito).
Discesa: in doppia lungo la via con due mezze corde oppure lungo il sentiero di discesa della Pietra che si incontra prendendo a sinistra all'uscita della via.

Cocaine mi ha rimesso a confronto con le salite in stile tradizionale che mancavano da un po' e confesso che sul terzo tiro ho avuto un bel po' di esitazione in un paio di punti. Gran soddisfazione a fine via.
Sempre in tema di ispirazioni musicali per i nomi delle vie, abbiamo inaugurato il 2014 con la bellissima Danza dei grandi rettili. A seguire un'altra via... diciamo... "storica" e il 2 gennaio, per ripararci dall'acqua, esperimenti di artificiale sulla Casolari. Bismantova, ci rivediamo tra un anno... o forse prima!

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 23 dicembre 2013

Storia della Grande Guerra: due (bei) libri a confronto

Ci sono infiniti libri sulla storia della Grande Guerra; alcuni li ho letti, altri aspettano pazientemente in biblioteca, della maggioranza del resto non saprò mai nulla. Ogni libro ha il suo approccio e il suo punto di vista, ma se ne dovessi raccomandare uno... ne indicherei due! I due libri in questione sono i più completi che ho letto finora e sono indicativi di due approcci diversi alla vicenda; per questo vale la pena di leggerli entrambi.

Avevo conosciuto gli scritti di Pieropan grazie al suo lavoro sulla battaglia dell'Ortigara (altra raccomandabile lettura) e mi sono indirizzato quasi-naturalmente a lui quando cercavo una storia della Grande Guerra che fosse ragionevolmente "oggettiva" (passatemi questo termine...). La sua Storia della Grande Guerra sul fronte italiano 1914-1918, Mursia, Milano, 2001 (1a ed. 1998, riedito nel 2009 con la modifica 1915-1918) è soprattutto una cronaca assai dettagliata degli avvenimenti e delle operazioni militari, costellata di ben 34 cartine delle diverse zone, utilissime per orientarsi e per comprendere appieno l'evolversi della situazione. Per quanto Pieropan non trascuri gli aspetti politici, l'enfasi del libro è sulle operazioni militari: ogni battaglia è anticipata da una descrizione delle forze in campo, della loro dislocazione, dall'ordine delle operazioni con i ruoli assegnati ai diversi gruppi; è seguita dettagliatamente nel suo svolgersi con ampi riferimenti alle relazioni ufficiali italiana e austriaca (qui tornano utili le cartine di cui sopra) per essere poi valutata nel suo tragico bilancio di morti, feriti e dispersi. Dopo duecento pagine circa dedicate a Caporetto (con cronaca quotidiana degli eventi, come per Vittorio Veneto) e alla battaglia di arresto, gli avvenimenti del 1918 chiudono il corposo volume (più di 800 pagine) con una inaspettatamente breve Conclusione in cui si trova il bilancio delle perdite. Le considerazioni dell'autore non mancano, ma sono sparpagliate nella sequenza di fatti.

Veniamo al secondo libro. Di Isnenghi ho adocchiato da un po' - ma non ancora letto - il famoso Mito della Grande Guerra, più o meno al seguito della lettura delle memorie di Gadda, Stuparich, Jahier e altri. Così quando vidi l'indice de La Grande Guerra 1914-1918, Sansoni, Milano, 2004 (scritta con Giorgio Rochat - 1a ed. 2000; ristampato nel 2009 da Il Mulino) fu subito chiaro che i due volumi sarebbero stati complementari. Qui i "fatti d'arme" sono trattati in una sia pur sapiente sintesi (molti, al di fuori del fronte isontino, anche trascurati) mentre l'attenzione si sposta sulla storia sociale, sulle condizioni di vita di militari e civili, sul "fronte interno" e sulla "mitologia". Ampio spazio è dato all'analisi della situazione politica del Paese e del sofferto ingresso in guerra (a spanne, un buon 25% del libro contro un 10% di Pieropan), notevoli i capitoli sulle condizioni degli uomini in trincea, sulle donne e la guerra, sui prigionieri di guerra e sul ruolo della propaganda (oltre alle ricche note bibliografiche). A ben vedere, questi temi sono dominanti; Caporetto è risolta in una trentina di pagine, Vittorio Veneto in due o tre.

Ogni approccio ha ovviamente i suoi pro e contro e risente del periodo in cui è stato scritto; da qui l'invito a non accontentarsi di un solo libro. Alcuni argomenti e valutazioni sono sviscerate meglio nel primo, altri nel secondo. Senza confrontarli pagina a pagina, mi limito ad accennare ad un paio di casi di valutazioni differenti:
Il piano di guerra di Cadorna: Pieropan, pur riconoscendo il "condizionamento politico e militare" che indirizzava verso l'Isonzo, sembra ritenere più conveniente un'azione nel Trentino che (p. 55) "avrebbe permesso di configgere un insidiosissimo cuneo verso la giunzione meridionale fra i due imperi centrali"; secondo Isnenghi-Rochat invece tale offensiva non era risolutiva "perché la perdita di una regione periferica non avrebbe intaccato la capacità di resistenza dell'Austria-Ungheria" (p. 152).
La figura di Cadorna: a parte la discussione sulla famosa libretta rossa (pagg. 119 e 153, rispettivamente), Pieropan non dedica uno spazio specifico all'analisi del suo comportamento, inserendo però diversi commenti (anche critici) in relazione alle singole operazioni. Una sostanziale difesa del "grande soldato e uomo integerrimo [...] al quale veramente mancò la fortuna" si trova al momento del suo esonero (p. 531). Più argomentata qui la disamina di Isnenghi-Rochat (p. 193) che mettono in evidenza sia le sue capacità di conduzione della guerra che i limiti personali (la tendenza all'accentramento che esautorava il Comando Supremo, l'ufficio informazioni, quello di collegamento, ecc. ecc., il disinteresse per l'organizzazione tattica, per l'addestramento degli uomini, per le condizioni dei soldati, l'ossessione del disfattismo e della ferrea disciplina, i pessimi rapporti col potere politico). Anche la figura di Diaz è tratteggiata più compiutamente in questo libro.

martedì 17 dicembre 2013

Le voci della sera

di Natalia Ginzburg
Einaudi, Torino, 1961

- E non lo sapevi, che era orribile? - disse. - Lo sapevi anche tu. Lo sapevi, e hai sotterrato questa consapevolezza. Hai fatto, anche tu, quello che tutti s'aspettavano che tu facessi. Sei andata, con tua madre, dai tappezzieri, dai mobilieri, e nei negozi di biancheria. E intanto, dentro di te, sentivi le grida lunghe della tua anima, ma sempre più lontane, sempre più fioche, sempre più coperte di terra.
Il romanzo è già nel titolo. Una serie di voci che si trovano, si inseguono e si sciolgono nuovamente in un paesino qualunque del Piemonte, nel dopoguerra. Le voci non raccontano molti pensieri; dicono del più e del meno, di pettegolezzi, di faccende quotidiane e - come in ogni buon borgo che si rispetti - finiscono col portare ai proprietari della fabbrica attorno a cui ruota il paese, la famiglia Balotta. Dei membri della famiglia - la vera protagonista del racconto - seguiamo le esistenze: il padre, socialista e imprenditore illuminato, il figlio adottivo che prenderà in mano l'azienda, l'incerto crescere e cercarsi una strada di quelli naturali. Il più giovane dei figli Balotta, Tommasino, chiude il cerchio del racconto grazie alla sua relazione con Elsa, una sorta di "collettrice" delle storie e co-protagonista in tono minore del libro.
Tutte le esistenze tratteggiate sono soffuse di malinconia; nessuna scelta - lavorativa, affettiva - è veramente felice e tutto si "sciupa" nell'abitudine, nella convenzione. Lo spessore umano dei personaggi non emerge, non può emergere: la voce racconta un particolare, un fatto, mai l'intimità. Fa eccezione Tommasino, perché parla direttamente con Elsa e le può confidare il suo soffocamento, la sua insofferenza per il paese, la gente, gli usi, le "vite già vissute" e consumate da altri, la finzione dei gesti, l'impossibilità del loro matrimonio. Banale e un po' melensa mi appare invece la reazione di Elsa di fronte al crollo del matrimonio, il suo ritornello del "ti amo" che non richiede altre spiegazioni, ma arguta è la presa di coscienza dell'impossibilità di un ritorno all'innocenza del prima. È un attimo; lo sprazzo di luce si richiude, anche questa vicenda naufraga nell'infelicità. Le voci ricominciano il loro raccontare senza dire...

Resta infine da segnalare che in libreria ho notato un'edizione ben più recente della mia, con un apparato critico ragguardevole. Mai accontentarsi di una sola edizione...

sabato 14 dicembre 2013

Torta caprese

La torta pronta per il forno

Risultato finale


Era un bel po' che non mi cimentavo con i fornelli e così ho colto l'occasione della guarigione della mia caviglia con annesso ritorno all'arrampicata per organizzare una cena con un po' di amici. Invero la guarigione risale a settembre, ma pare che abbia degli amici molto impegnati, sicché mancava sempre qualcuno; almeno fino a poche settimane fa.
Lasciamo perdere qui le ben cinque bottiglie che sono sparite durante la serata e concentriamoci sulla torta, ovviamente al cioccolato. La caprese è di facile realizzazione e di sicuro successo, con lo zucchero a velo che garantisce una morbidezza ineguagliabile; una delle mie torte preferite! Mi è uscita decisamente alta, ma forse è dovuto alla quantità di ingredienti che son finiti nella teglia... posso comunque garantire che il gusto non ne ha risentito!

Ingredienti
  • burro: 250g più il poco necessario per imburrare lo stampo;
  • mandorle: 250g, parte in granella e parte in polvere (ad es. 100 e 150g);
  • zucchero a velo: 200g più il necessario per coprire la torta quando pronta;
  • cioccolato fondente: 175g - io arrotondo sempre a 200g per golosità, con la scusa che un po' resta sempre sulle pareti del pentolino;
  • farina: 15g più il poco per infarinare lo stampo, ma si può evitare senza problemi se ne volete una versione per celiaci;
  • cacao: 15g;
  • uova: 3
Preparazione
  • fate ammorbidire il burro, unitelo in una ciotola collo zucchero a velo e amalgamatelo con un cucchiaio di legno (o con una frusta elettrica se preferite) fino ad ottenere un composto più o meno omogeneo;
  • spezzate il cioccolato e ponetelo a bagnomaria in un pentolino finché non è sciolto;
  • mentre il cioccolato si scioglie, unite all'impasto le mandorle, il cacao e la farina;
  • unite il cioccolato fuso e i tre tuorli d'uovo;
  • montate a neve gli albumi e uniteli all'impasto;
  • imburrate e infarinate una tortiera e versatevi l'impasto;
  • mettete in forno a 180°C per 35' circa;
  • lasciate raffreddare, coprite di zucchero a velo - se siete ispirati potete anche decorare la torta - e servite.
La torta è stata accompagnata con un Banyuls, uno dei miei abbinamenti preferiti con il cioccolato; più tardi scriverò un paio di righe...

lunedì 9 dicembre 2013

Sogni proibiti

Sul 1° tiro
Giancarlo sul 2° tiro
Sul 3° tiro
Giancarlo sul 3° tiro
Tracciato della via
Pilastro Irene - Antimedale
Parete SE


Ero già stato su questa via nel lontano 2007, uscendone in maniera pietosa tirando un rinvio dopo l'altro. Da allora mi ero ripromesso di tornarci quando sarei stato in grado di percorrerla senza sentirmi il solito alpinista-somaro, e ieri mi sono deciso. Dico subito che il passo-chiave (6b/6b+) mi ha costretto ancora ad un'invereconda tirata del rinvio accompagnata da sonore imprecazioni, ma il resto della via è stato percorso - seppur non brillantemente - quantomeno in modo onesto. Registro che ho ancora un certo blocco psicologico e paura di cadere, che ormai mi porterò dietro per secoli, ma va bene così: dopo due fine-settimana passati in falesia non ne potevo veramente più di monotiri!
Accesso: da Lecco si segue la vecchia strada per Ballabio e la Valsassina (SP62) per prendere a sinistra via Quarto all'altezza di un tornante verso destra. Al successivo slargo si sale per una ripida strada fino ad un tornante verso sinistra dove si parcheggia (sempre che si trovi posto; poco più avanti la strada è sbarrata). Si prosegue a piedi e, al successivo tornante, si prende il sentiero sulla sinistra, seguendo le indicazioni Antimedale e Ferrata Medale. Il sentiero sale ad aggirare due reti paramassi ed esce dal bosco in corrispondenza del canale di sfasciumi dell'Antimedale. Qui si lascia il sentiero (che conduce alla ferrata del Medale) e si segue la traccia in salita che conduce alla parete all'attacco della via Istruttori (scritta e ressa di cordate).
Relazione: via di quattro tiri (più i primi due degli Istruttori per giungere all'attacco) impegnativa e piuttosto "fisica", ben protetta nei passi più impegnativi; può essere utile qualche friend medio-piccolo per addolcire un paio di punti. Roccia ottima tranne un paio di prese ballerine, ma un poco unta in diversi punti; comunque niente di drammatico e niente di comparabile con quanto trovate su Chiappa o Istruttori. Percorso ovvio indicato dai fittoni; tutte le soste sono attrezzate con due fittoni, catena ed anello di calata.
1° tiro (via degli Istruttori): salire per placca e muretti fino alla prima sosta, ignorarla e avanzare ancora qualche metro fino ad una seconda sosta. 40m, III+; 2 fittoni, 1 sosta.
2° tiro (via degli Istruttori): salire dritti sopra la sosta (più facile) oppure un poco sulla destra proseguendo poi per rocce facili fino al terrazzo di sosta; conviene usare quella di Stelle cadenti pochi metri più a destra. 30m, 4a, 4 fittoni se dritti; 5a, 5 fittoni sulla destra.
Da qui attraversare verso destra fino a rinvenire il capo di una catena che aiuta la salita. Se non si procede in conserva è possibile allestire una comoda sosta su uno spit dopo 60m, al cospetto di Sentieri selvaggi. Da qui si segue ancora la catena verso destra fino al suo termine (attacco di Asen) e si sale ancora lungo la traccia fino alla parete del Pilastro Irene, davanti all'attacco della via (altri 60m circa). Attenzione ai sassi!
1° tiro: si sale in verticale seguendo una vaga fessura; giunti al cospetto di un tetto si attraversa a destra fino al chiodo e si sale alla sosta. Tiro sostenuto; 30m, 5c, 4 fittoni, 5 chiodi (l'ultimo con cordino).
2° tiro: salire qualche metro sulla sinistra e attraversare sempre verso sinistra su muro verticale fino ad agguantare una salvifica fessura (passo-chiave ben protetto; si può rubare...). Salire lungo la fessura indi spostarsi a destra per placca, risalire ancora un poco aiutandosi con buchi e uscire in sosta; 20m, 6b+, 4 fittoni, 2 chiodi.
3° tiro: a destra della sosta su un facile diedrino fin sotto una placca che si supera inizialmente sul suo lato destro per poi rientrare e giungere in sosta; 20m, passo di 6a in placca, 5 fittoni. La placca si può aggirare per rocce rotte sulla sinistra portando il tiro a 5a. Attenzione ad una "bella" presa un po' ballerina appena sotto il secondo fittone. Dopo averle indirizzato abbondanti improperi e aver rinviato l'abbiamo testata entrambi ed ha retto bene, ma non fidatevi troppo...
4° tiro: a sinistra della sosta a superare un bel muretto, poi un altro passo delicato per uscire da una placca a gocce e uno strapiombino bene appigliato pongono fine alle difficoltà. Su rocce facili si sale tendendo verso destra fino alla sosta appena dietro ad un masso, sotto ad un basso alberello (o quel che ne resta); 30m, 6a+ (uno o due passi), 5 fittoni, 4 chiodi.
Discesa: la via più breve è lungo l'odiosa ferrata del Medale: dalla sosta si salgono gli ultimi risalti e si attraversa verso destra per una ventina di metri fino ad incrociare i cavi della ferrata, che si seguono in discesa riportando sul sentiero di partenza. In alternativa, ovviamente, si può raggiungere la cima del Medale lungo la ferrata o tramite le vie Bonatti o Brianzi per poi scendere lungo il sentiero.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 2 dicembre 2013

Presolana 1870 - 1970

di Angelo Gamba
Bolis, Bergamo, 1971
Perché infine le strade dei monti e le fatiche che su di essi abbiamo compiuto, stabilendo un valido rapporto con la nostra sensibilità e il nostro bisogno di bellezza, ci aiutino ad essere quello che dobbiamo essere, uomini, fin nel più profondo di noi stessi.
Decisamente il look anni '70 della copertina è la prima cosa che cattura l'attenzione, ma sarebbe sbagliato limitarsi a questo: il libro di Gamba racchiude anche un'interessante contenuto. Si tratta di un'accurata storia alpinistica della Presolana, scritta nel centenario della prima salita da parte di Medici, Curò e Frizzoni, il 3 ottobre 1870. Rovistando negli annuari, nei libretti delle prime guide e nelle pubblicazioni d'antan Gamba ricostruisce la cronologia delle salite, fa sfilare una serie di alpinisti noti e meno noti che si sono cimentati con questa montagna, i Calvi, Bramani, Castiglioni, i Longo, fino alle generazioni successive dei Nembrini, Piantoni, Pezzini, per finire con poche pagine sulle salite invernali e alcune fotografie come corredo.
Non è un libro di relazioni alpinistiche con fotografie, schizzi e gradi, ma una specie di lungo racconto, anche se le salite (descritte riprendendo stralci dalle relazioni originali) sono identificate piuttosto chiaramente. Tra le informazioni rilevanti che vi si possono trovare c'è l'elenco delle prime salite (fino al 1970, ovviamente), che riporto qui per informazione e che Gamba pubblicò anche sull'Annuario del CAI-BG dello stesso anno. Da questo elenco è iniziata la breve ricerca sulla Presolana di Castione e da questo elenco spunta un'altra via di cui si sono perse le tracce: Presolana occidentale - versante sud: Carlo Nembrini, Paolo e Pia Bozzetto, Sergio Arrigoni, Bruno Buelli (settembre 1970). La via fa parte di questo elenco, ma non è riportata tra le vie nuove nell'Annuario 1970 (modestia degli apritori?). In ogni caso... buone esplorazioni!

domenica 24 novembre 2013

Cirò DOC rosso classico superiore 2007 Tenuta del Conte

Il mio incontro con questo vino risale ad una vacanza itinerante in Calabria nel 2008, una sera a cena da U nozzularu a Sellia Marina: mi faccio consigliare un Cirò "tradizionale" e mi viene portato questo Tenuta del Conte, che sparisce velocemente insieme alla gustosa cena. Ne nasce una simpatica chiacchierata durante la quale chiedo informazioni su come raggiungere la cantina per comprare qualche bottiglia e, visto che le indicazioni invero non erano proprio lapalissiane, il gentilissimo titolare mi "passa" - con mia grande soddisfazione - un cartone da sei bottiglie a prezzo di costo; ricordo ancora che accompagnò l'offerta dicendomi in continuazione tra serio e faceto: "Ma dimmi tu, a Milano, a Bergamo, te l'avrebbero fatta una cosa simile? Quanto ti avrebbero fatto pagare, eh?".

Ho centellinato le bottiglie poiché non è facilissimo recuperarle da queste parti e le mie incursioni in sud Italia si sono fatte - purtroppo - più rare (sì lo so che esiste Interdet, ma a me non piace acquistare vino in quel modo...), così ogni volta che ne apro una non posso non ricordare la persona ed il simpatico aneddoto. L'ultima volta è successa qualche settimana fa, ma la lunga serie di post arretrati e il minor tempo che sto dedicando al "virtuale" han fatto sì che le poche righe subissero un certo ritardo; ma infine eccoci qui.

Veniamo al dunque: parliamo di Cirò prodotto con uve Gaglioppo al 100%, che Parrilla (il titolare) produce senza chimica e vinifica in acciaio; non so se si tratti di "vino biologico" certificato, ma certamente di qualcosa di molto simile, prodotto nel rispetto della tradizione. Bel colore rubino con buoni tannini e struttura; frutti rossi e neri e note terrose. Da bere subito o dopo qualche annetto (del resto devo avere in giro dei Cirò degli anni '90...). Un ottimo vino "conviviale" da dividere con amici, una dimostrazione di come si possano fare prodotti eccellenti senza inseguire tendenze opinabili.

Un altro tassello della continua crescita dei vini del Sud.

domenica 17 novembre 2013

Barbi

Massimiliano sul 3° tiro
Sul bellissimo 4° tiro
Tracciato della via
Torrione grigio - Rocca Sbarua
Parete E

Dopo una notte in tenda ad imprecare contro i "coinquilini" che russano tanto da farmi sembrare di avere accanto il biplano di Francesco Baracca e una mattina passata al Rif. Melano ad aspettare che spiova, ci vuole una via "super". Accantonata in fretta la Motti-Grassi (il rifugista ci parla di protezioni piuttosto lontane ed è molto scettico su quel 5b obbligato che riporta la guida), l'occhio cade sulla vicina Barbi, che lo stesso definisce - appunto - "super". Aveva ragione; la via ha completamente ripagato l'attesa ed è assolutamente raccomandabile; da non perdere per tutti gli amanti della Sbarua.
Accesso: da Pinerolo (TO) raggiungere il comune di Talucco e proseguire lungo la strada. Ad un bivio si tiene la sinistra (direzione località Crò) e ad un successivo la destra (direzione borgata Dairin). Poco dopo una curva sulla destra si nota un parcheggio dove si lascia l'auto, a poca distanza dalla borgata. Da qui parte un sentiero che con qualche saliscendi conduce al colle Ciardonet e al rifugio Melano (o casa Canada) in una mezz'oretta (consigliabile la deviazione per il sentiero Carbonera poco dopo il colle). Da quest'ultimo partono due sentieri, uno sulla destra in leggera discesa e uno più a sinistra in salita. Si prende il primo fino al canale che scende tra gli speroni Cinquetti e Rivero (indicazioni). Si sale tenendo poi la sinistra e aiutandosi con catene e cavi metallici. Il sentiero devia poi verso destra riportandosi verso il centro del canale; poco prima si nota un bivio con la scritta T.G. e freccia verso sinistra. Seguendo l'indicazione in breve si è alla base del Torrione, proprio all'attacco della via (poco più a sinistra c'è la targa della Motti-Grassi).
Relazione: la via sale il torrione con un percorso sempre logico che culmina nel bellissimo diedro inclinato che si vede dal basso, regalando un'arrampicata tra lame, diedri e fessure mai banale ma ben protetta (anche se non siamo in falesia). Sostanzialmente inutili i friend, anche se un paio di medio-piccoli possono aiutare in un paio di punti. Tutte le soste sono su due spit con catena e maglia-rapida di calata.
1° tiro: salire il diedro inclinato verso sinistra fino a prendere una lama rovescia, portarsi sulla destra e superare una placca che porta in sosta; 20m, 6a, 6 spit. Attenzione a non proseguire troppo e finire sulla sosta della Motti-Grassi; la sosta è vicina all'alberello.
2° tiro: salire la placca con fessure appena a destra della sosta fino a continuare aiutandosi con delle lame, proseguire fin sotto un piccolo tetto, uscire sulla destra e per placca - sempre verso destra - raggiungere la sosta; 15m, 6a e un passo di 6a+, 6 spit.
3° tiro: non seguire la linea di vecchi spit che sale in verticale ma spostarsi a sinistra doppiando lo spigolo, superare alcuni risalti fino a prendere una bella fessura che si risale fino alla sosta; 35m, 5b, 8 spit.
4° tiro: salire il bellissimo diedro a destra della sosta; forse il tiro più bello della via; 25m, 5a (uno o due passi 5c), 10 spit.
5° tiro: superare il saltino sopra la sosta e proseguire su terreno facile fino ad una breve placchetta prima del termine; 15m, 5a (passo), 3 spit.
Discesa: volendo evitare la calata in doppia si sale qualche metro in cima al torrione (tratto scivoloso; eventualmente assicurarsi) e si segue una traccia sul lato sinistro (scritta sbiadita discesa - bolli e qualche ometto) che procede verso sinistra attraversando un tratto con massi per poi scendere ancora a sinistra nel canale utilizzato per la salita, riportando all'attacco della via.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.