martedì 6 agosto 2019

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi maggio-luglio 2019 (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei trimestri maggio-luglio dal 2015 al 2019.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei periodi gennaio-luglio dal 2015 al 2019.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Ritardi mensili del treno 2608 (8:02).
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).

Ordinaria amministrazione sui treni della linea BG-MI.

Qualunque commento sui ritardi degli ultimi tre mesi non può che iniziare da questo sconfortante quanto risibile comunicato. Vediamo di analizzarlo brevemente: Piuri, novello AD pluristipendiato di Trenord, se ne inizia con una serie di scuse che ricordano candidamente questa scena, se non fosse che lo spessore dei personaggi coinvolti è ben diverso (scegliete voi chi preferite). Dopo l'alluvione, le cavallette ed il terremoto, arriva la perla: "la puntualità è migliorata di 5 punti percentuali rispetto al 2018." Ora, io non so su quali dati si basi questa affermazione, ma vorrei ricordare che nel 2018 è avvenuta la tragedia di Pioltello e che anche per quel motivo la puntualità è andata bellamente a quel paese (per non dire di peggio); per i treni in esame basta vedere qui per i dati complessivi.

Tornando al 2019, sempre con riferimento ai treni 2608 e 10809, il confronto (prime due figure) dice che la puntualità in questo trimestre del 2019 è la peggiore di tutti gli anni precedenti, escluso il 2018! Puntualità ridotta al 14% per il 2608, ritardo entro 5' per il 68% dei treni. Il 10809, poi, riesce persino a fare peggio dell'anno scorso, e solo recupera qualcosa rispetto al 2015. Per carità, è possibile che il resto dei treni abbia fatto faville, ma ho i miei dubbi al riguardo.

Allargando lo sguardo per abbracciare il periodo dall'inizio dell'anno, le cose non cambiano di molto: la conclusione precedente resta assolutamente valida per il 2608 (puntualità al 8% e ritardo entro 5' per il 61% dei treni). Situazione solo lievemente migliore per il 10809, che finalmente recupera qualcosa sul 2018 e si avvicina ai valori del 2017, ma resta assai lontano dai dati pur non eccezionali del 2016.

Se dal trimestre ci spostiamo sui singoli mesi, vediamo nuovamente come il ritardo del 2608 sia assolutamente in linea con l'anno scorso e non accenni a ritornare su valori accettabili, nonostante le capriole verbali dei comunicati. Drammatico come tutte le estati, invece, il 10809 nei mesi di giugno e luglio, tra cancellazioni e ritardi indecenti. E visto che su questo treno manca perennemente l'aria condizionata, è d'uopo riprendere il tragicomico comunicato, dove ci viene spiegato che

Il sistema [di condizionamento] infatti si blocca automaticamente quando la temperatura esterna supera i 35 gradi [...]. Il blocco indica che i sistemi - perfettamente funzionanti - si "auto-proteggono" dai picchi di caldo per non distruggersi. La riprova è data dal fatto che gli stessi impianti ripartono regolarmente con il calo delle temperature.

Traduco: il condizionamento funziona se non fa troppo caldo! Come dire che un aereo funziona se non si alza da terra, un treno funziona se non si muove dalla stazione (quest'ultimo concetto in effetti appare ben sfruttato da Trenord). Domanda: ma chi ha stabilito queste assurde specifiche? Cosa fa oggi di mestiere, il parlamentare sovranista? Definisce gli standard per i ponti autostradali o i giunti ferroviari?

L'unico dato che il comunicato non riesce a nascondere è che "Il 40% dei treni Trenord ha più di 35 anni", a cui si dovrebbe aggiungere una gestione fallimentare di questa "azienda". Lì sì che ci sarebbe da migliorare, ma invece Piuri cosa dice? "Possiamo migliorare? Certo! Lo dobbiamo in primis ai nostri passeggeri e continueremo a farlo, in tutti i settori. Penso in particolare alla comunicazione ai clienti". Traduco ancora: il servizio è pessimo e continuerà ad esserlo, ma l'unica cosa che forse faremo è farvi sapere prima che è uno schifo.

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.

giovedì 25 luglio 2019

Sara

Anna sul 2° tiro.
E all'uscita del 3° tiro.
Tracciato della via.
Torre Vitali - Grignetta
Parete SO

Accesso: salire al Rif. Rosalba dal sentiero delle foppe (n.9), e da qui proseguire per il sentiero n.10 fino al colle Garibaldi, dove la vista si apre sul gruppo Casati-Vitali. Non prendere il sentiero che scende a destra, ma proseguire fino un secondo vago colletto; poco prima dei torrioni davanti a voi si stacca una traccia sulla destra in piano. Seguirla (corde fisse) fino ad un canale che si attraversa con cautela. Di fronte c'è la torre Vitali e l'evidente attacco della via (scritta un po' sbiadita e fittoni visibili).

Relazione: la via risale la parete del torrione con difficoltà assai abbordabili, ed è meno famosa e meno frequentata rispetto ad altre di pari impegno che si trovano nei paraggi. Se questo di per sé è un buon motivo per dargli un'occhiata, bisogna dire che la roccia presenta alcuni tratti lungo i quali è meglio fare attenzione, soprattutto verso la fine del terzo tiro, dove sembra che tutto il pilastro debba venir giù da un momento all'altro. Chiodatura a fittoni, buona ma con qualche tratto un poco distanziato. Portare eventualmente qualche friend se non siete del tutto a vostro agio sui gradi.

1° tiro: attaccare la parete, spostarsi lievemente a sinistra e continuare in verticale fino ad un terrazzo. Proseguire per un ultimo salto roccioso fino alla sosta appena sopra. 30 m, IV; sei fittoni, un chiodo. Sosta su due fittoni.
2° tiro: salire a sinistra della sosta fino ad una zona di rocce giallastre un po' strapiombanti e lì spostarsi a destra verso lo spigolo. Proseguire la salita fino alla sommità dell'avancorpo. 40 m, IV; sei fittoni. Sosta su due fittoni.
3° tiro: aggirare la sosta sulla sinistra, attraversare l'intaglio e salire per rocce facili ma rotte verso la sommità. Giunti davanti ad un pilastro dall'aspetto poco rassicurante, aggirarlo sulla sinistra (esposto) e salire per un vago camino di rocce dubbie fino alla sommità. 45 m, III+; due fittoni. Sosta su un fittone.

Discesa: proseguire sulla sommità puntando ad uno spuntone con cordoni. Appena sotto c'è la sosta di calata (due fix con catena ed anello). Una calata di 25 m circa (tenere la destra, faccia a monte) deposita in un largo canale che si discende per traccia fino ad incontrare il sentiero Cecilia che, seguito verso sinistra, riporta in breve al rif. Rosalba.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

martedì 16 luglio 2019

Maica con variante dei ciclamini

Teo sul 1° tiro.
E qui sul 4° tiro.
Sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Pilastro del Vaio stretto - Piccole Dolomiti
Parete NE

Accesso: dal passo di Pian delle Fugazze si prende la strada per l'ossario del Pasubio fino all'altezza della malga Cornetto, dove si parcheggia sulla sinistra. Dalla malga si sale seguendo il segnavia 44 (all'inizio poco evidente; tenere eventualmente la destra salendo) che diviene poi 150, seguendo le indicazioni per il Vaio Stretto. Quando il sentiero lambisce la parete rocciosa, lasciarlo per una traccia sulla sinistra, che porta in un canale con evidenti resti di frana. Salire brevemente a fianco della parete fino alla piazzola di attacco (chiodo con cordino visibile). Circa una mezz'oretta o poco più il tempo necessario.

Relazione: la via risale la parete del Pilastro con bella e piacevole arrampicata su placca. La frequentazione non manca, per via della roccia buona e della chiodatura, in stile classico ma assai abbondante. Qualche chiodo è tuttavia da verificare; portare eventualmente un paio di friend per sicurezza. Gli ultimi due tiri seguono probabilmente una variante del 1979 allo spigolo Noaro.

1° tiro: salire il canale, dapprima verso destra e poi dritto, uscendone con passo delicato per la parete di sinistra e giungendo così in sosta. 35 m; III, V (passo); sei chiodi (due con cordone), un cordone in clessidra. Sosta su quattro chiodi con cordoni, maglia rapida e anello.
2° tiro: salire il camino ed uscirne a destra (esposto) su buone prese. Continuare poi per rocce più facili fino ad una terrazza (20 m, sosta possibile). Conviene proseguire salendo verso sinistra una placca lavorata fino alla sosta. 35 m; V, V+, III; nove chiodi, una sosta intermedia (due chiodi e mugo collegati da cordone con maglia rapida). Sosta su un chiodo e due clessidre con cordone e maglia rapida.
3° tiro (variante dei ciclamini): salire la bella placca, spostarsi a destra a superare un muretto e proseguire per placca lavorata fino ad uno spigolo. Salti erbosi portano alla sosta sulla sinistra. 30 m; IV, V+, V, IV, III; otto chiodi, tre clessidre con cordone. Sosta su due fix con cordone e maglia rapida.
4° tiro (variante dei ciclamini): spostarsi in traverso sulla sinistra sopra il bordo dello strapiombo, per poi salire e rientrare verso destra. Continuare dritti fino alla sosta sotto un diedro-camino. 35 m; V-, IV+, III; sei clessidre con cordone (due vicine; sono probabilmente la sosta originale della via prima dell'arrivo dei fix). Sosta su due chiodi con cordone.
5° tiro: salire puntando al diedro-camino, superarlo ed uscirne a destra. Continuare fino ad un tratto aggettante che si supera sulla sinistra per rientrare poi a destra e salire fino alla sosta. 45 m; III, IV, IV+, III; due chiodi, nove clessidre con cordone. Sosta su un chiodo e tre clessidre con cordone e maglia rapida.
6° tiro: salire le rocce alla sinistra del canale erboso fino ad un grosso spuntone (sosta possibile). Proseguire per raccia fino alla cima del pilastro. 60 m; II, III, II; due clessidre con cordone, una sosta intermedia (cordone su chiodo e spuntone con maglia rapida). Sosta su due clessidre con cordone.

Discesa: non banale e con tratti esposti; fare attenzione. Dalla cima del pilastro si segue una traccia verso sinistra (esposta) fino a passare attraverso un foro. Ignorare la sosta di calata e scendere ancora un paio di metri fino ad un terrazzino con una seconda sosta di calata (due chiodi, uno spit, cordoni e maglia-rapida), da dove ci si cala per 15m circa fino ad una terrazza. Si aggira sulla sinistra il pinnacolo di fronte per una cengia facile, ma esposta, e si perviene alla seconda sosta di calata (cordino su spuntone con maglia-rapida). Con altra calata di 15m si è allo sbocco del vaio stretto. Da qui dovrebbe essere possibile scendere direttamente nel vaio ricongiungendosi col sentiero di salita (ma voci dicono che la ferrata sia stata smantellata); noi abbiamo preferito una soluzione più comoda anche se più lunga: si sale il ghiaione di fronte fino alla sella dell'Emmele e da qui si scende per sentiero alla strada del re, che si segue verso sinistra fino al parcheggio. Calcolare poco meno di un'oretta e mezza.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

giovedì 11 luglio 2019

Mozzanica

Fabio soddisfatto del 1° tiro.
Simone sul 3° tiro.
Tracciato della via.
Torrione dei Piccioni e Torre Maria - Grignetta
Pareti SE e S

Accesso: raggiungere il piazzale dei Resinelli, attraversarlo fino alla chiesina e prendere a destra la via Caimi (in salita), seguendola fino al suo termine dove ci sono alcuni posti per parcheggiare (lungo la strada ce ne sono altri, se arrivate tardi). Da qui si prende il sentiero della Direttissima e si supera il caminetto Pagani. Appena prima di raggiungere la deviazione per il Gruppo del Fungo si attraversa un canalone, in corrispondenza dell'appuntito Torrione dei Piccioni. Scendere brevemente lungo in canale tenendosi sulla destra verso il torrione, e rintracciare una sosta. Con una breve calata si giunge alla base della via.

Relazione (via al Torrione dei Piccioni): via breve ma abbastanza interessante, con un primo tiro veramente bello e su roccia ottima. Protezioni buone a fittoni e un paio di chiodi; utili comunque un paio di friend per integrare.

1° tiro: salire lungo il diedro fessurato, traversare a sinistra sotto un tetto e proseguire per placca fino ad una sella all'altezza del punto di calata iniziale. Proseguire ancora per facili rocce fino alla sosta. 35 m, 5a; due fittoni, due chiodi. Sosta su due fix.
2° tiro: salire stando lievemente a sinistra del filo dello spigolo, superare una zona con rocce dall'aspetto non del tutto incoraggiante ed un breve muretto, uscendo su una terrazza erbosa. Proseguire verso destra fino alla parete di fronte, ove si trova la sosta. 30 m, 4c; un fittone. Sosta su due fittoni.
3° tiro: salire il muretto a sinistra della sosta (roccia da verificare in qualche punto), proseguire poi portandosi ancora un poco a sinistra e salire alla sosta per rocce più facili. 20 m, 5a/b; due fittoni. Sosta su due fittoni con catena ed anello di calata.

Discesa: con calata a corda doppia che riporta sul sentiero. Se come noi volete poi attaccare una via sui vicini torrioni del gruppo del Fungo, conviene fare una bella calata da 60m verso la base della torre Maria, sotto l'attacco della prossima via.

Accesso (via alla Torre Maria): se avete seguito la nostra traccia, la calata vi ha depositati davanti alla Torre Maria. Se giungete dal sentiero per il Gruppo del Fungo, portatevi alla base del torrione alla sinistra del sentiero, quasi all'altezza della Portineria. La via attacca vicino ad una regione di rocce giallastre (fittone visibile).

Relazione (via alla Torre Maria): su questo torrione avevo già salito la bellissima via della Parete SE, e stavolta abbiamo dato un'occhiata alla via alla sua sinistra, assai più tranquilla, ma non molto protetta.

1° tiro: salire la parete e giungere ad un ripiano. Qui si vede un fittone sulla destra, ma conviene ignorarlo e proseguire dritti superando un muretto, uscendo su rocce appoggiate che si risalgono fino alla sosta. 50 m, IV; un fittone. Sosta su due fittoni.
2° tiro: superare il muretto sopra la sosta e per rocce facili raggiungere la cima dove si sosta. 10 m, 4c; un fittone. Sosta su un fittone.

Discesa: proseguire oltre il fittone scendendo sul lato opposto rispetto alla salita fino a raggiungere un gruppo di evidenti cordoni un po' datati con maglia-rapida. Una calata da 60 m deposita nei pressi del sentiero, poco a monte del punto di attacco.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

mercoledì 12 giugno 2019

Dinosauri

Anna sul 1° tiro.
Sull'8° tiro.
Anna sul 9° tiro.
Sull'11° tiro.
Tracciato della via.
Cima alle Coste (lo scudo) - Valle del Sarca
Parete E

Accesso: da Arco si raggiunge Dro ed il parcheggio del centro sportivo in località Oltra (uscite dalla Statale a Dro, attraversate il fiume e proseguite fino all'indicazione - se venite da Sarche, seguite le indicazioni e uscite a destra dalla Statale prima del paese). Da qui si prende la strada forestale in direzione nord fino ad una sbarra, dove la si lascia per seguire la deviazione più a sinistra (ometti). Si prosegue per sentiero (ometti ed indicazioni) costeggiando la Piramide Lakshmi con le sue vie (tra cui Te lo do io il Colorado) e la piccola Parete di Sherwood. Poco dopo si incontra il bivio che porta alla via Esclusivamente per tutti (indicazione). Si prosegue e poco dopo si trova l'attacco della via (indicazione).
Volendo, si può raggiungere l'attacco anche dal laghetto Bagatoli: si segue la strada che porta al laghetto fino ad una sbarra (non entrare nel parcheggio del laghetto a destra) dove si parcheggia. Si continua per lo sterrato fino ad un incrocio, dove si prende a sinistra fino ad un largo piazzale. Dal piazzale si procede brevemente su massi in direzione della parete, trovando una traccia e seguendola per poco verso sinistra, fino ad una deviazione a destra segnalata da due ometti. Si segue ora la traccia in salita, evitando le deviazioni, fino a che questa termina in corrispondenza di un sentiero. Qui a destra ed in breve alla scritta con l'attacco della via.

Relazione: via che unisce una prima parte di sostanziale ravanata ad una seconda decisamente più interessante. Purtroppo noi abbiamo trovato bagnate sia le fessure che alcune parti in placca ed il divertimento ne ha alquanto risentito. Chiodatura ottima; portare solo rinvii.

1° tiro: salire per rocce rotte superando alcuni muretti fino a raggiungere la sosta. 45 m, 5a; sette fix. Sosta su fix con anello e cordone su pianta.
2° tiro: continuare fino ad una placca, superarla e raggiungere la sosta. 30 m, 5b; cinque fix, un cordone su albero. Sosta su due fix con cordoni.
3° tiro: spostarsi verso sinistra e salire per facili rocce, piegando leggermente verso destra fino alla sosta. 50 m, 3a; due fix, tre cordoni su pianta. Sosta su fix e cordone su pianta.
4° tiro: a sinistra per una rampa e un diedro fino ad un bellissimo muretto con gradini che si risale per uscirne verso destra e sostare. 50 m, 5b; otto fix, un cordone su pianta. Sosta su due fix.
5° tiro: spostarsi a sinistra per salire poi tra rocce ed erba sino ad una cengia. 4 0m, III; due fix, tre cordoni su pianta.
6° tiro: A sinistra fino alla base di una rampa (scritta) dove si sosta. 10 m, I. Sosta su un fix.
7° tiro: salire la rampa verso destra e proseguire in verticale sino alla sosta. 15 m, 5a; quattro fix. Sosta su due fix.
8° tiro: a destra della sosta a risalire una placca. Spostarsi poi verso sinistra e continuare ancora tra placche e muretti fino alla sosta. 20 m, 5c; sette fix. Sosta su due fix e cordone.
9° tiro: in verticale sopra la sosta per superare poi una placca sulla destra. 20 m, 5c; cinque fix. Sosta su due fix e cordone.
10° tiro: salire lungo la lama ed uscire a sinistra a raggiungere la sosta. 20 m, 6a; sette fix. Sosta su due fix.
11° tiro: salire lungo la fessura, traversare a destra sotto un tetto e proseguire in verticale su facili lame fino alla sosta. 20 m, 6b; nove fix. Sosta su due fix.
12° tiro: salire lungo la placca per spostarsi poi a destra e contiuare fino alla sosta. 20 m, 5c; cinque fix. Sosta su due fix con cordone.
13° tiro: salire verso sinistra e continuare per roccia lavorata fino alla sommità. Proseguire per pochi metri fino alla sosta. 30 m, 5c; nove fix. Sosta su due fix.

Discesa: seguire i fin troppo numerosi ometti verso sinistra lungo sfasciumi. In corrispondenza di un paio di ometti si scende verso sinistra, sempre guidati dai muti segnavia. La traccia riporta poi verso destra fino a congiungersi col sentiero delle cavre, che si segue in discesa e che riporta nei pressi del parcheggio del campo sportivo di Oltra. Se avete parcheggiato al lago Bagattoli, seguire ancora lo sterrato fino allo spiazzo di partenza e al parcheggio.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 27 maggio 2019

T. Rex

Teo sul 2° tiro.
La partenza del 3° tiro.
Teo sul 6° tiro.
Teo sull'8° tiro.
Sul 9° tiro.
Tracciato della via.
Monte Coudrey
Parete SO

Accesso: Si raggiunge il paese di Donnas (uscita Pont Saint Martin della A5 TO-AO) e si prende la bella strada che sale a destra con indicazione Albard di Bard, seguendola fino al termine (attenzione a non sbagliare ad un paio di bivi) ove vi è un parcheggio. Sulla sinistra (viso a monte, in corrispondenza di un masso) si stacca un sentiero con bolli gialli che scende dolcemente fino ad attraversare un torrente e costeggiare gli attacchi delle vie. La via T-Rex inizia poco sopra il sentiero, in corrispondenza di un bollo giallo e una vaga scritta. Se la mancate, non temete: poco oltre c'è l'evidente attacco di Dr. Jimmy che vi rimanderà indietro!

Relazione: via che risale la parete tra placche e qualche muretto, con qualche tiro interessante ed un po' troppe ravanate. Utile per chi è alle prime armi con le vie o - come il sottoscritto - ha un problema ad un tendine che non ne vuole sapere di guarire. Chiodatura ottima; portare solo rinvii.

1° tiro: salire la placca, portarsi a destra lungo lo spigolo e proseguire fino alla sosta. 35 m, 4a; sette fix. Sosta su due fix con maglia-rapida.
2° tiro: proseguire lungo lo spigolo fino alla sosta. 45 m, 4a; otto fix. Sosta su due fix con maglia-rapida e cordino.
3° tiro: a sinistra della sosta a superare un muretto, poi poco sopra si sale un breve diedro fessurato uscendo a sinistra e traversando brevemente in placca. Un secondo breve diedro conduce alla sosta.  30 m, 6a; otto fix. Sosta su albero con cordino.
4° tiro: seguire una traccia a destra che poi risale per rocce rotte la parete appoggiata. Superare una sosta intermedia e proseguire puntando ad un'evidente placca bianca sulla destra, alla cui base si sosta. 60 m circa, III; un fix, una sosta intermedia (due golfari con cordino). Sosta su due fix.
5° tiro: salire la prima placca bianca, proseguire per gradoni e superare una seconda placca bianca fessurata. 40 m, 5c; otto fix. sosta su due fix.
6° tiro: salire per rocce lavorate. 35 m, 3c; tre fix (e inutile sosta con fix e golfaro attaccata ad uno di essi). Sosta su due fix.
7° tiro: continuare tra rocce ed alberi fino ad una placca; qui puntare al suo lato sinistro in direzione di una betulla solitaria dove si sosta. 45 m, III; un fix. Sosta su due fix.
8° tiro: traversare verso sinistra e salire la placca o il diedro alla sua destra fino alla sosta. 30 m, 4b; quattro fix. Sosta su due fix. Visto come è stato chiodato il resto della via, sarebbe stato logico piazzare un fix sulla placca finale.
9° tiro: salire il muro verticale e sostare. 2 0m, 6a; otto fix. Sosta su due fix.

Discesa: seguire la traccia verso destra e, successivamente, il sentiero in discesa che riporta in breve al parcheggio.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

giovedì 16 maggio 2019

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi marzo-aprile 2019 (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei bimestri marzo-aprile dal 2015 al 2019.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei periodi gennaio-aprile dal 2015 al 2019.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Ritardi mensili per il treno 2608 (8:02).
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).

I dati del secondo bimestre 2019 non si discostano particolarmente dal precedente, e lasciano ancora parecchio a desiderare. Ancora una volta il treno peggiore si conferma essere il 2608, quello della mattina, che proprio non riesce a farne una giusta! Puntualità all'8% e ritardo entro 5' per il 68% dei treni. L'andazzo del 2019 è in pratica il peggiore degli ultimi cinque anni, a meno dell'inqualificabile annata 2018.

I numeri del 10809 sono un po' (ma non troppo) migliori, come d'abitudine: puntualità al 10% e 82% dei treni che arrivano entro 5' di ritardo. Il problema resta sempre e perennemente quel restante 18%, che registra ritardi fino a quasi mezz'ora, in genere dovuti a guasti al treno. Veramente vergognoso! Da questo punto di vista, quanto ottenuto nel 2016 (curva verde) resta inarrivabile.

Le due figure successive sono come al solito relative ai dati cumulativi dall'inizio dell'anno. Le conclusioni non si discostano molto dalle precedenti: 2608 che non ritorna ai valori (tutt'altro che eccezionali) degli anni pre-2018 e 10809 che pure non riesce ad eguagliare gli anni 2016 e 2017.

Le ultime due figure con i ritardi mensili evidenziano bene cosa sta succedendo: da metà 2017 circa il 2608 ha aggiunto circa 5' di ritardo al giorno e non c'è verso di farlo tornare alla "normalità". Dall'altra parte, invece, si notano valori medi e mediani più ragionevoli, ma un comportamento impazzito del peggiore 10% dei treni (si veda l'andamento frenetico della curva verde del 10809).

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.

giovedì 2 maggio 2019

Digiuno delle galline + Scopa...LA senza manico

Anna sul 1° tiro del Digiuno.
Sempre lei sul 3° tiro (il 1° fix appartiene a Milano).
Sul 3° tiro della Scopa.
Sul 5° tiro della Scopa.
Tracciato del Digiuno delle galline (azzurro) e di
Scopa... LA senza manico (verde). In rosso Dieci anni dopo.
Piramide di Cheope (Pilastri di Rogno)
Parete SE

Accesso: dal parcheggio di fronte al camposanto di Rogno si prende il sentiero che in breve giunge ad uno spiazzo dove partono le vie della Piramide. Il Digiuno delle galline parte alla sinistra della parete (evidente scritta rossa e vecchio fix alla base), l'altra via è poco più a destra (cartellone stile-pubblicità fin troppo evidente).

Relazione (il digiuno delle galline): una delle vie più belle di Rogno, e una delle prime ad essere aperte nel remoto 1984. Placche appoggiate e un paio di muretti sul terzo tiro permettono di raggiungere la cima. La vecchia attrezzatura è stata in parte rinnovata... ma non temete: il tratto-chiave si fa ancora sulle vecchie piastrine mobili.

1° tiro: salire lo spigolo e continuare per placca fino ad una cengia (possibile sosta). Proseguire lungo la placca fino alla sosta. 50 m, 4b; sei fix, una sosta intermedia (due fix con maglia-rapida). Sosta su due fix con anello e cordone.
2° tiro: salire a sinistra della sosta, traversare ancora a sinistra (delicato!) verso uno spigolino e superare il tettino sovrastante (buona presa un po' alta). Per placca ad un muro ben appigliato, poi ancora placchetta fino alla sosta. 35 m, 5c; sette fix. Sosta su due fix con catena ed anello. Poco sopra si nota la vecchia sosta.
3° tiro: in origine saliva verso sinistra per poi piegare a destra. Ora conviene salire dritti e piegare poi verso destra per uscire dalla via. 35 m, 3c, due fix. Sosta su due fix con anello e cordino.

Discesa: si segue verso destra una facile ma esposta traccia (corde fisse) che porta su un sentiero che passa sotto la placca dell'ombra e lo sperone dei boscaioli per giungere ad un bivio con ometto. Si prende a destra e ci si ritrova in breve al punto di partenza.

Relazione (Scopa... LA senza manico): via attrezzata di recente che corre molto vicino (forse troppo) a Decennale lungo le placche, per superare un bel tetto a destra del diedro di Milano. Chiodatura ottima che facilita certamente il superamento del tiro-chiave, ma che stona però con il resto delle vie della parete, anche se ne favorirà la frequentazione. Nome di pessimo gusto, ma che ha in realtà una spiegazione innocua.

1° tiro: superare il muretto e proseguire per facili placche fino alla sosta. 20 m, passo iniziale di 6a+; otto fix. Sosta su due fix.
2° tiro: salire la placca fino alla sosta. 30 m, 5a; cinque fix. Sosta su due golfari.
3° tiro: ancora dritti lungo la bella placca fino alla cengia. Qui spostarsi a sinistra fino alla sosta. 25 m, 5b; sette fix. Sosta su due fix. 4° tiro: su per la placca a puntare al tetto; superarlo di forza e sostare subito dopo. 15 m, 6c; otto fix. Sosta su due golfari.
5° tiro: ancora per placca fino alla sommità. 35 m, 4c; sei fix. Sosta da attrezzare su albero.

Discesa: come la precedente.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

mercoledì 24 aprile 2019

Trattoria All'Isolo


Uno scorcio dell'interno
Fettuccine al tartufo nero della Lessinia
Bolliti misti con pearà
Baccalà alla vicentina con polenta.
Torta della nonna.
Piazza Isolo 5/a
Verona

Seconda puntata della nostra visita in quel di Verona; visita gastronomica (ma non solo...), e non certo per partecipare a comiche manifestazioni oscurantiste. Dopo aver macinato una decina e passa di chilometri in una minuziosa esplorazione tra romanico e gotico veronese, dopo la veramente ottima visita al Bersagliere della sera precedente, al riaffacciarsi dell'appetito, cambiamo sponda dell'Adige e ci spostiamo nel quartiere Veronetta, uno dei nuclei più antichi della Verona storica: ora sembra quasi un'altra città, con negozi di una volta, botteghe artigiane, e un sapore popolare.

La trattoria All'Isolo si inserisce perfettamente in questo contesto: l'interno è senza fronzoli, molto semplice e quasi spartano; una rarità, ormai. La frequentazione - così ad occhio - è in maggioranza locale, che è sempre un buon segno.

Grissini confezionati, pane ordinario. Anche qui il menù è all'insegna della tradizione veronese e veneta. Per iniziare, assaggio le fettuccine al tartufo nero della Lessinia: piatto gustoso, con questo tartufo dall'aroma delicato e meno forte di quello a cui ero abituato; mi resta però una punta di dubbio riguardo la pasta: sarà fatta in casa?

Giunti al secondo, abbandono la carne di cavallo e mi butto su un piatto di bolliti misti con pearà, non senza aver prima chiesto lumi riguardo alla misteriosa salsa tipica della zona (qui la ricetta); piatto buono ed anche abbondante (il che non guasta). Non ho assaggiato il baccalà alla vicentina con polenta che pure raccoglie un parere favorevole.

La lista dei dolci - ancora una volta - non suscita grandi entusiasmi; prendo una classica e sobria torta della nonna tutto sommato buona.

Lista dei vini non particolarmente estesa: resto in ambito veronese e punto su una cantina nota, la Valpolicella Negrar, ma scegliendo un vino che ancora non avevo assaggiato, un Valpolicella classico superiore Domini veneti, forse con un po' di alcol in eccesso rispetto alla struttura (diciamo che quella Cantina mi aveva abituato bene...).

Una vera trattoria da quartiere popolare con un ottimo rapporto qualità/prezzo!

Il conto: 60 € per
2 primi
2 secondi
1 dolce
2 caffè
1 bottiglia di vino (18 €)
1 bottiglia di acqua

mercoledì 10 aprile 2019

Trattoria Al bersagliere


L'interno del locale.
Bigoli al torchio con anatra.
Pastissada de caval con polenta brustolà
Il diplomatico
via Dietro Pallone 1
Verona

Nella Verona ricolma di frettolosi visitatori ci sono fortunatamente degli angoli dove si può ancora... assaporare una città più tradizionale, non contaminata dal mordi-e-fuggi, dai menù finto-genuino propinati agl'ignari (o ignavi?) turisti, dai vini blasonati e super-barricati versati a peso d'oro nei calici chiassosi. Basta deflettere un poco, neanche tanto in verità, dalle vie più trafficate perché i rumori si attenuino, le traiettorie turistiche si allontanino, le vie perdano il loro gravame.

È qui che siamo andati a ricercare un paio di trattorie dove la cucina si riallaccia alla tradizione. Il primo dei due locali è la trattoria Al bersagliere, non lontano dall'Arena, in una via tranquilla, segnalata da un'insegna luminosa un po' agée. L'interno non si discosta dallo standard dell'osteria rutilante di anticaglie di trent'anni fa e più, con le fotografie di visitatori più o meno famosi. Ci sediamo vicino ad una teca con liquori dall'aspetto interessante.

L'acqua è microfiltrata, il pane non ha nulla di particolare. Il menù elenca proposte della tradizione veronese/veneta, con poche deviazioni da questo principio (bene così!). Carne e polenta la fanno da padrone, ma non manca qualche proposta di pesce. Si inizia - come potrebbe essere altrimenti? - con dei bigoli al torchio con anatra che non posso definire altro che ottimi. Pasta fatta in casa, ragù saporito e, tanto per non guastare, bellissimi piatti che accompagneranno degnamente tutta la nostra cena.

Siamo giunti al secondo. Vista la passione sconsiderata che ultimamente mi ritrovo verso la carne di cavallo, la scelta è obbligata: pastissada de caval con polenta brustolà; una specie di stracotto. Cottura perfetta, carne tenerissima, e una polenta finalmente con un po' di consistenza.

Chiude la cena una lista dei dolci non particolarmente intrigante; per restare in tema scegliamo un dolce tipico veronese su base di pandoro, il diplomatico, che ben conclude la nostra cena.

Se la cucina è decisamente buona, la lista dei vini ne è all'altezza in tutto e per tutto. Carta molto ricca, dove ovviamente la Valpolicella fa la parte del leone. Nella lunga serie di nomi pesco un ottimo Valpolicella ripasso Le Sassine dell'azienda Le Ragose che si sposa perfettamente con i piatti.

Il conto: 92 € per
2 primi
2 secondi
2 dessert
2 caffè
1 bottiglia di vino (23 € circa)
1 caraffa di acqua

Dimenticavo: la seconda trattoria che abbiamo visitato con soddisfazione è l'Isolo.

martedì 2 aprile 2019

Di tutto un po'

Sul 2° tiro.
Sul 6° tiro.
Sul 10° tiro.
Sull'11° tiro.
Tracciato della via (rosso). In azzurro la
Via del Mario.
Cà del liscio - Valle del Sarca
Parete E

Accesso: da Arco si raggiunge Dro ed il parcheggio del centro sportivo in località Oltra (uscite dalla Statale a Dro, attraversate il fiume e proseguite fino all'indicazione - se venite da Sarche, seguite le indicazioni e uscite a destra dalla Statale prima del paese). Dal parcheggio si prende la strada forestale verso Arco per seguire poi l'indicazione per il sentiero delle cavre. In breve si prende una traccia a sinistra che costeggia la parete e la si segue, superando gli attacchi delle vie Rudania e Heli. Poco dopo (ometto) si prende una traccia sulla destra che conduce a delle corde fisse e alla base della placconata di attacco (scritta).

Relazione: bella via che risale la parete tra placche e muretti. Protezioni ottime, con solo un paio di fix un po' altini; portare eventualmente uno/due friend. Tutte le soste tranne dove indicato sono su due fix con anello/i (e cordone).

1° tiro: salire i facili gradoni verso sinistra fino ad un diedrino, dopo il quale si continua verso destra fino al comodo terrazzo di sosta. 30 m, 3c, un fix.
2° tiro: salire la placca e spostarsi a sinistra (ignorare il chiodo rosso sulla destra), continuando poi dritti fino alla sosta. 25 m; 5b, 6a; sei fix, un cordino in clessidra.
3° tiro: alzarsi in verticale (passo delicato per raggiungere il primo fix) fino ad un terrazzino dove si traversa a destra e si prosegue in verticale fino alla sosta. 45 m; 6a, 5c, 4b; sette fix, un cordino in clessidra. Dal terrazzino è possibile proseguire dritti per piegare poi verso destra; variante che non abbiamo provato.
4° tiro: spostarsi a destra su buchi e salire in obliquo lungo una fessura, continuando più facilmente fino alla sosta. 15 m; 6a, 5c, 5b; tre fix.
5° tiro: per facili risalti fino ad un bel muro nero lavorato che si risale per poi spostarsi a destra a rimontare una pancia che conduce in sosta. 45 m; 4a, 6a (passo); sei fix (uno con cordino), un cordone su pianta.
6° tiro: traversare brevemente a sinistra e proseguire per rocce rotte fino ad un breve strapiombo. Lo si rimonta, si supera il corto muretto e si guadagna la sosta sulla destra. 35 m; 3c, 5c, 6a+ (passo), 6a; undici fix (uno con cordino).
7° tiro: salire una rampa verso sinistra superando alcuni gradoni fino alla sosta. 25 m; 5c, 6a, 5b; sei fix.
8° tiro: salire in vertical spostandosi poi lievemente a sinistra fino alla sosta sotto una fascia strapiombante. 25 m, 3c; un fix, un cordone su albero.
9° tiro: salire il pilastrino a sinistra della sosta e continuare su placca a gocce fino alla sosta, in corrispondenza di una rampa verso sinistra. 20 m, 5b, quattro fix.
10° tiro: percorrere il bel traverso fino alla sosta. 30 m; 4a, 5c, 6a (passo); sette fix, sette cordini in clessidra.
11° tiro: salire la parete a sinistra della sosta e spostarsi a destra a raggiungere il primo fix. Alzarsi brevemente e spostarsi verso destra uscendo dalla parete. 15 m; 5c, 6a+ (un passo), 4b; tre fix. Sosta su cordoni su pianta.

Discesa: alzarsi brevemente a destra (viso a monte) della sosta fino ad una traccia che si segue verso destra e che conduce al Sentiero delle cavre, che riporta in breve al punto di partenza.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.