mercoledì 10 aprile 2019

Trattoria Al bersagliere


L'interno del locale.
Bigoli al torchio con anatra.
Pastissada de caval con polenta brustolà
Il diplomatico
via Dietro Pallone 1
Verona

Nella Verona ricolma di frettolosi visitatori ci sono fortunatamente degli angoli dove si può ancora... assaporare una città più tradizionale, non contaminata dal mordi-e-fuggi, dai menù finto-genuino propinati agl'ignari (o ignavi?) turisti, dai vini blasonati e super-barricati versati a peso d'oro nei calici chiassosi. Basta deflettere un poco, neanche tanto in verità, dalle vie più trafficate perché i rumori si attenuino, le traiettorie turistiche si allontanino, le vie perdano il loro gravame.

È qui che siamo andati a ricercare un paio di trattorie dove la cucina si riallaccia alla tradizione. Il primo dei due locali è la trattoria Al bersagliere, non lontano dall'Arena, in una via tranquilla, segnalata da un'insegna luminosa un po' agée. L'interno non si discosta dallo standard dell'osteria rutilante di anticaglie di trent'anni fa e più, con le fotografie di visitatori più o meno famosi. Ci sediamo vicino ad una teca con liquori dall'aspetto interessante.

L'acqua è microfiltrata, il pane non ha nulla di particolare. Il menù elenca proposte della tradizione veronese/veneta, con poche deviazioni da questo principio (bene così!). Carne e polenta la fanno da padrone, ma non manca qualche proposta di pesce. Si inizia - come potrebbe essere altrimenti? - con dei bigoli al torchio con anatra che non posso definire altro che ottimi. Pasta fatta in casa, ragù saporito e, tanto per non guastare, bellissimi piatti che accompagneranno degnamente tutta la nostra cena.

Siamo giunti al secondo. Vista la passione sconsiderata che ultimamente mi ritrovo verso la carne di cavallo, la scelta è obbligata: pastissada de caval con polenta brustolà; una specie di stracotto. Cottura perfetta, carne tenerissima, e una polenta finalmente con un po' di consistenza.

Chiude la cena una lista dei dolci non particolarmente intrigante; per restare in tema scegliamo un dolce tipico veronese su base di pandoro, il diplomatico, che ben conclude la nostra cena.

Se la cucina è decisamente buona, la lista dei vini ne è all'altezza in tutto e per tutto. Carta molto ricca, dove ovviamente la Valpolicella fa la parte del leone. Nella lunga serie di nomi pesco un ottimo Valpolicella ripasso Le Sassine dell'azienda Le Ragose che si sposa perfettamente con i piatti.

Il conto: 92 € per
2 primi
2 secondi
2 dessert
2 caffè
1 bottiglia di vino (23 € circa)
1 caraffa di acqua

Dimenticavo: la seconda trattoria che abbiamo visitato con soddisfazione è l'Isolo.

martedì 2 aprile 2019

Di tutto un po'

Sul 2° tiro.
Sul 6° tiro.
Sul 10° tiro.
Sull'11° tiro.
Tracciato della via (rosso). In azzurro la
Via del Mario.
Cà del liscio - Valle del Sarca
Parete E

Accesso: da Arco si raggiunge Dro ed il parcheggio del centro sportivo in località Oltra (uscite dalla Statale a Dro, attraversate il fiume e proseguite fino all'indicazione - se venite da Sarche, seguite le indicazioni e uscite a destra dalla Statale prima del paese). Dal parcheggio si prende la strada forestale verso Arco per seguire poi l'indicazione per il sentiero delle cavre. In breve si prende una traccia a sinistra che costeggia la parete e la si segue, superando gli attacchi delle vie Rudania e Heli. Poco dopo (ometto) si prende una traccia sulla destra che conduce a delle corde fisse e alla base della placconata di attacco (scritta).

Relazione: bella via che risale la parete tra placche e muretti. Protezioni ottime, con solo un paio di fix un po' altini; portare eventualmente uno/due friend. Tutte le soste tranne dove indicato sono su due fix con anello/i (e cordone).

1° tiro: salire i facili gradoni verso sinistra fino ad un diedrino, dopo il quale si continua verso destra fino al comodo terrazzo di sosta. 30 m, 3c, un fix.
2° tiro: salire la placca e spostarsi a sinistra (ignorare il chiodo rosso sulla destra), continuando poi dritti fino alla sosta. 25 m; 5b, 6a; sei fix, un cordino in clessidra.
3° tiro: alzarsi in verticale (passo delicato per raggiungere il primo fix) fino ad un terrazzino dove si traversa a destra e si prosegue in verticale fino alla sosta. 45 m; 6a, 5c, 4b; sette fix, un cordino in clessidra. Dal terrazzino è possibile proseguire dritti per piegare poi verso destra; variante che non abbiamo provato.
4° tiro: spostarsi a destra su buchi e salire in obliquo lungo una fessura, continuando più facilmente fino alla sosta. 15 m; 6a, 5c, 5b; tre fix.
5° tiro: per facili risalti fino ad un bel muro nero lavorato che si risale per poi spostarsi a destra a rimontare una pancia che conduce in sosta. 45 m; 4a, 6a (passo); sei fix (uno con cordino), un cordone su pianta.
6° tiro: traversare brevemente a sinistra e proseguire per rocce rotte fino ad un breve strapiombo. Lo si rimonta, si supera il corto muretto e si guadagna la sosta sulla destra. 35 m; 3c, 5c, 6a+ (passo), 6a; undici fix (uno con cordino).
7° tiro: salire una rampa verso sinistra superando alcuni gradoni fino alla sosta. 25 m; 5c, 6a, 5b; sei fix.
8° tiro: salire in vertical spostandosi poi lievemente a sinistra fino alla sosta sotto una fascia strapiombante. 25 m, 3c; un fix, un cordone su albero.
9° tiro: salire il pilastrino a sinistra della sosta e continuare su placca a gocce fino alla sosta, in corrispondenza di una rampa verso sinistra. 20 m, 5b, quattro fix.
10° tiro: percorrere il bel traverso fino alla sosta. 30 m; 4a, 5c, 6a (passo); sette fix, sette cordini in clessidra.
11° tiro: salire la parete a sinistra della sosta e spostarsi a destra a raggiungere il primo fix. Alzarsi brevemente e spostarsi verso destra uscendo dalla parete. 15 m; 5c, 6a+ (un passo), 4b; tre fix. Sosta su cordoni su pianta.

Discesa: alzarsi brevemente a destra (viso a monte) della sosta fino ad una traccia che si segue verso destra e che conduce al Sentiero delle cavre, che riporta in breve al punto di partenza.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

giovedì 28 marzo 2019

Via del Gino + Torretta-Schaffer

Sul 2° tiro della Via del Gino.
Teo sul 2° tiro.
Sul 4° tiro.
Sulla cresta finale.
Tracciati della Via del Gino (rosso) e
Torretta-Schaffer (azzurro).
Le relazioni originali.
Torre di Pietramurata - Valle del Sarca
Parete E e spigolo SE

Se ogni tanto volete riscoprire qualche angolo della Valle del Sarca "di una volta", potete dare un'occhiata a Vie di roccia e grotte dell'alto Garda, dell'ormai remoto 1983. Alle pagine 178-179 compare la Torre di Pietramurata con queste due vie. Recentemente la Torre è stata riscoperta, ma vale la pena di percorrerne le vie storiche, anche se una di esse è stata spittata (magari senza chiedere permesso agli apritori, come va di moda fare oggi). Un angolo insolito di Sarca, lontano dalle vie più frequentate.

Accesso: si percorre la strada che da Arco mena a Sarche, giungendo a Pietramurata. Qui si parcheggia presso il bar New entry, in corrispondenza di una blanda curva a destra della strada, e si segue il sentiero che parte appena dietro il bar. Si giunge in breve ad una sterrata che si segue verso sinistra, superando una sbarra. Poco dopo, prendere a destra (ometto) e seguire la traccia, superando un canalone ed ignorando una prima deviazione in piano verso destra. Più avanti si prende una traccia verso sinistra, che risale il canalone fino alla falesia del cubo. Ora a destra, su terreno a tratti un po' esposto, a risalire il canalone che separa la falesia dalla torre fino ad una traccia sulla destra che, seguita, porta allo spigolo dove attacca la Torretta-Schaffer (cordone visibile). Ancora a destra si arriva ad una placca dove attacca la via del Gino (cordone).

Relazione (via del Gino): via breve ma molto logica e con un bellissimo secondo tiro, salita la prima volta senza uso di chiodi. Recentemente qualcuno ha aggiunto un paio di fix a tiro che hanno sensibilmente ridotto l'impegno (e anche modificato il carattere!) della via. Ora basta qualche friend medio per integrare. Roccia buona con qualche tratto a cui prestare attenzione.

1° tiro: salire la placca verso destra, superare alcuni salti ed una zona di roccia malsicura e raggiungere il terrazzo di sosta. 30 m, III; tre fix, due cordoni in clessidra. Sosta su cordone su albero.
2° tiro: salire il diedro fessurato con uscita lievemente aggettante, raggiungendo una forcella dove si sosta. 35 m; V, V+; due fix, tre chiodi. Sosta su due fix e cordone. Tiro molto bello.
3° tiro: salire la fessura fino ad una terrazza e spostarsi verso l'albero sulla destra. 25 m; V+, V, IV; due fix, due chiodi, un cordone su sasso incastrato. Sosta su cordone su albero. Altra sosta presente a sinistra del diedro.
4° tiro: salire il diedro erboso e spostarsi a sinistra per uscire sulla cresta. Continuare verso destra fino alla sosta. 25 m; II, IV, IV+; due chiodi, un fix, un cordino in clessidra, un cordino su pianta. Sosta su due chiodi e albero con cordone.
5° tiro: proseguire lungo la cresta fino al termine della via. 35 m; I, II. Sosta su cordone su albero.

Discesa: seguire la cengia fino ad un canale con corde fisse che riporta allo spigolo dove attacca la Torretta.

Relazione (via Torretta-Schaffer): meno impegnativa (e anche meno bella) della precedente; utili anche qui un paio di friend medi. Roccia a tratti da verificare.

1° tiro: salire lungo lo spigolo senza particolari difficoltà. 30 m; II, III; un cordone su pianta, un cordone in clessidra. Sosta su cordone su pianta.
2° tiro: salire a sinistra della fessura per spostarsi poco oltre sulla destra e proseguire lungo lo spigolo fino alla sosta. 40 m; IV, V; tre chiodi (uno con cordino), due cordoni su albero. Sosta su tre chiodi con cordone.
3° tiro: spostarsi a destra e salire in corrispondenza di un arbusto. Piegare poi lievemente a sinistra in direzione di una pianta, a puntare una bella fessura che si risale per proseguire poi per rocce più facili fino allo spigolo dove ci si congiunge con la via precedente, e da qui alla sosta. 35 m; IV+, V, III, II; un chiodo, un cordone su pianta. Sosta su due chiodi e albero con cordone. Possibile fare sosta sullo spigolo se le corde fanno troppo attrito.
4° tiro: proseguire lungo la cresta fino al termine della via. 35 m; I, II. Sosta su cordone su albero.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 18 marzo 2019

Osteria L'anfora


L'interno del locale.
I tagliolini ai carciofi.
La faraona con polenta.
La torta di mele e cannella.
Via del Soncin 13
Padova

Sono una persona romantica: dei matrimoni apprezzo soprattutto... l'aspetto gastronomico! Non tanto quello ufficiale, spesso banale e ripetitivo, ma quei casi in cui ci si sposta extra moenia e si può cogliere l'occasione per "esplorare". E così, complice l'accasarsi del buon Carlo, ci ritroviamo a vagare per Padova e finiamo per pranzare  all'Anfora. L'ingresso del locale resta un poco defilato, senza insegne evidenti. Dentro, il cliché di una discreta e studiata confusione appesa alle pareti, tra barche, cartelli e quant'altro. Nota di merito per un piccolo spazio dedicato al book crossing. Tavolini in legno piuttosto costretti, tovaglie di carta.

Il menù è centrato sui piatti della cucina veneta, con poche divagazioni. Il servizio è cortese, ma - complice forse un certo affollamento - fa un po' di confusione e l'antipasto arriva praticamente insieme ai primi. Risolto senza danni il piccolo problema, mi posso dedicare a dei gustosi tagliolini ai carciofi, che si presentano ottimamente. La pasta fatta in casa non smentisce le apparenze ed il piatto sparisce assai velocemente.

Per il secondo scelgo una faraona con polenta, che arriva in porzione decisamente abbondante anche se un po' troppo affogata nell'intingolo per i miei gusti. A parte questo, la presentazione del piatto è accattivante, la carne ottima, la cottura giusta; dispiace solo di non aver abbandonato quelle poche remore che mi sono rimaste e non aver finito di spolpare la carne facendo a meno delle posate. Polenta buona, ma un po' troppo liquida per i miei gusti.

Esito sul dolce, sia perché sono ormai prossimo all'impossibilità di ingerire altro, sia perché la breve lista non mi convince appieno; alla fine però la golosità la vince su tutto e mi cimento con una torta di mele e cannella. Peccato per la panna montata: un'osteria che propone del cibo genuino e propina poi palline di panna montata spruzzate dalla bomboletta fa decisamente un autogol!

Lista dei vini non molto ampia e centrata sul territorio. Noi scegliamo un Colli Berici DOC Tai rosso 2017 di Piovene Porto Godi che accompagna onestamente il pranzo. Prezzo finale forse non del tutto da osteria, ma compensato da un'ottima qualità e porzioni abbondanti.

Il conto: 95 € per
1 antipasto
2 primi
2 secondi
2 dessert
2 caffè
1 bottiglia di vino (16 €, se ricordo bene)
2 bottiglie di acqua

mercoledì 13 marzo 2019

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi gennaio-febbraio 2019 (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei bimestri gennaio-febbraio dal 2015 al 2019.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Andamento mensile dei ritardi per il treno 2608 (8:02).
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).

Ed eccoci al consueto, veloce riepilogo delle vessazioni subite nel primo bimestre 2019 ad opera del solito gestore ferroviario. Dopo un 2018 da incubo, era legittimo attendersi un rientro alle condizioni degli anni precedenti, che però non si verifica appieno.

I ritardi del 2608 (curva arancio) sono - Deo gratias - minori rispetto al 2018, ma restano i peggiori di tutti e tre gli anni precedenti! Puntualità a zero (0%), ritardo entro 5' per un misero 44% dei treni (ma dovrebbe essere al 90% per un servizio decente). Massimo ritardo registrato: 19' su un tempo nominale di percorrenza di 37' (!!).

Le cose... no, pardon, volevo dire... alcune cose vanno meglio per il 10809, che si riporta più o meno in linea con gli anni precedenti: puntualità al 10%, ritardo entro 5' per l'82% dei treni. Quello che continua a non funzionare con questo treno è la frequenza di eventi che dovrebbero essere rari (guasti, soppressioni, ecc. ecc.) e che invece sono assai probabili. Massimo ritardo registrato: 31', per soppressione del treno e conseguente attesa del successivo.

Queste considerazioni si possono leggere anche nei grafici dei ritardi mensili: nel caso del 2608 si nota il brusco aumento dei ritardi nel 2018 e la loro tragica impennata nella seconda parte dell'anno. I primi due mesi del 2019 registrano un calo dei ritardi, ma siamo ancora ben lontani dal riportare tutte e tre le curve entro la fascia gialla dei 5' di ritardo!

Il 10809 si comporta meglio, ma date un'occhiata alla curva verde (quella del peggiore 10% dei treni): è completamente imprevedibile, staziona sempre su valori molto alti e non è per niente correlata alle altre: ecco, agire su questi casi sarebbe una piccola cosa che ridurrebbe i ritardi totali in maniera sensibile. Ma è inutile sperarci...

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.

venerdì 15 febbraio 2019

Cercando la trincea + Incontro

Teo sul 1° tiro di Cercando la trincea.
Sul 2° tiro.
Teo sul 3° tiro.
Sul 4° tiro.
Teo sul 5° tiro.
Sul 2° tiro della Via dell'incontro.
Sul 3° tiro.
Teo sul 4° tiro.
Tracciato della via dell'incontro (azzurro). In rosso
la via del gufetto.
Pareti di Pezol e Ir - Valle del Sarca
Pareti S

– Che via fate?
– E voi?
Dialoghi di questo tenore, inframezzati da occhiate reciproche tra il diffidente ed il rilassato finto-zen si odono presso la curva al km 4,1 della strada che conduce al monte Velo. In pochi mesi la frequentazione della parete è notevolmente aumentata, il sentiero è molto più marcato e le tracce delle numerose ripetizioni già segnano la vista della parete. A ben pensarci, è quasi incredibile che ci siano ancora pareti da scoprire in Valle del Sarca (sebbene qui si fosse già saliti decenni fa), pareti che possono regalare vie divertenti e con diversi livelli di impegno, sostenute da una chiodatura sicura, ma spesso da integrare. Se vi aggiungiamo anche l'esposizione favorevole per l'inverno, ecco spiegato il motivo dell'affollamento.
– Che via fate?
Non preoccupatevi, una cordata davanti e una dietro, come è successo a noi, non cambieranno il piacere di arrampicare.

Accesso (via cercando la trincea): da Arco si prende la strada che porta verso Nago, raggiungendo in breve la frazione Bolognano. Qui si continua a sinistra seguendo l'indicazione Monte Velo e si segue la strada (SP48) per quattro chilometri (occhio al segnale di progressiva chilometrica 4,1). Poco dopo, al primo tornante, si parcheggia (lapide all'interno del tornante e sterrato bloccato da sbarra sulla sinistra), si segue lo sterrato e si prende il primo (ometto) o - meglio - il secondo sentiero sulla sinistra (i due si riuniscono poco dopo). Si giunge in breve in corrispondenza delle vie della parte superiore della parete dell'Ir e ad un bivio. A sinistra si raggiungono le vie della parete dell'Ir inferiore; per il Pezol si continua in lieve salita e poi in piano, seguendo le indicazioni date da bolli rossi e blu fino a giungere vicino alla parete. Qui si segue una traccia che sale brevemente a destra e giunge all'attacco (scritta alla base e cordone in clessidra visibile). Contare una mezz'oretta o poco meno.

Relazione (cercando la trincea): via attrezzata in stile classico con abbondanti cordoni in clessidra e qualche chiodo, che sale la parete per placche e fessure. Utile qualche friend per integrare qua e là, anche se i passi più impegnativi sono sempre ben protetti (o proteggibili, come nel 3° tiro). Roccia buona e ben ripulita dalle numerose ripetizioni, a parte il primo tiro che lascia qualche dubbio.

1° tiro: salire per rocce un po' rotte, prima dritto e poi in obliquo a destra, puntando ad una pianta. Poco prima di raggiungerla, spostarsi a destra e superare un muretto oltre il quale vi è la sosta. 35 m; III, IV, IV+, IV; cinque cordoni in clessidra. Sosta su quattro clessidre con cordoni e anello.
2° tiro: spostarsi a destra e salire la placca, poi ancora a destra dietro uno spigolino a salire un corto diedro (passo delicato) oltre cui si prosegue per facili rocce fino alla sosta. 40 m; IV, III+, V, (passo) III; otto cordoni in clessidra, un cordone su pianta. Sosta su fix con anello e cordone in clessidra e radice. Un chiodo poco lontano.
3° tiro: salire il bel diedro fessurato e sostare al suo termine sulla destra. 30 m; V, V+ (passo), V; cinque clessidre con cordone. Sosta su due clessidre con cordone ed anello.
4° tiro: salire in verticale lungo una fessura. Prima del suo termine, traversare a destra e continuare dritti fino alla sosta. 25 m, V-, V, IV, IV+, II; cinque cordoni in clessidra. Sosta su fix con anello e cordone in clessidra. Chiodo poco lontano.
5° tiro: salire la breve placca fin sotto una pancia leggermente aggettante. Contornarla inizialmente verso destra per poi salirla in obliquo a sinistra e proseguire dritti per rocce più semplici. Al termine, spostarsi a destra su sentiero fino alla base dello sperone. 45 m; V (forse passo di V+); IV+, I; cinque cordoni in clessidra, tre chiodi, un cordone su pianta. Sosta su pianta con cordone.
6° tiro: salire lo sperone fino alla sommità. 30 m, V+, V, VI (passo), IV; quattro cordoni in clessidra, tre chiodi, due cordoni su pianta. Sosta su pianta con cordone all'interno di una vecchia postazione di guerra.

Discesa e accesso alla Via dell'incontro: seguire la traccia che sale alla sommità del Pezol (traliccio) e continuare lungo il sentiero di discesa che in breve porta alla parete dell'Ir (parte superiore) e al bivio incontrato all'arrivo. Se si vuole rientrare, si prosegue. Altrimenti, si scende a destra, si segue il sentiero giungendo alla piazzola di attacco della Via del gufetto. Si prosegue ancora in lieve discesa fino all'attacco della via (scritta alla base).

Relazione (via dell'incontro - parte bassa): via più impegnativa della precedente, che richiede qualche capacità di sapersi muovere su terreno alpinistico in più. I tratti-chiave sono comunque protetti, ma è consigliato integrare con friend piccoli e medi. In compenso, la via regala certamente più soddisfazione ed il percorso è decisamente bello ed esposto.

1° tiro: alzarsi per pochi metri e spostarsi a sinistra a seguire una bella lama che conduce ad una pianta. Traversare verso destra, superare un muretto e proseguire verso destra fino alla sosta. 35 m; 5c; due fix, cinque cordoni in clessidra, un cordone su pianta, un chiodo con cordino. Sosta su fix con anello e chiodo. Mi permetto di dare un grado da falesia perché la chiodatura è comparabile come distanza, e per marcare la differenza con i tiri successivi.
2° tiro: da qui la musica cambia e le protezioni si fanno più rade: salire lungo una fessura obliqua fino ad avvicinarsi ad una fascia strapiombante, traversare a destra fin dove è possibile superare un breve muretto e seguire una rampa inclinata verso sinistra fino alla sosta. 35 m; V, VI, V+, IV; cinque cordoni in clessidra, due chiodi. Sosta su fix con anello e cordone in clessidra.
3° tiro: salire in obliquo verso destra seguendo una serie di lame e fessure. Aggirare un corto spigolo e raggiungere la sosta. 25 m, V+, VI-, V; due cordoni in clessidra, un chiodo. Sosta su fix con anello e cordone in clessidra.
4° tiro: salire la placca e traversare (delicato) sotto un tetto. Continuare in verticale e poi per una cornice inclinata verso destra fino alla sosta. 25 m; VI, VI+, VI, V; tre fix, due cordoni in clessidra. Sosta su due fix (uno con anello).
5° tiro: salire il breve muretto a sinistra della sosta e proseguire sfruttando un'evidente lama. Poi a destra per continuare su terreno più facile. Raggiunta una pianta con cordone, non fermarsi ma proseguire facilmente fino al termine delle difficoltà. 25 m; V, IV+, III; un chiodo, quattro cordoni in clessidra, un cordone su pianta. Sosta da attrezzare su pianta.

Discesa: seguire la traccia che in breve riporta sul sentiero già percorso.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

martedì 29 gennaio 2019

Osteria Ai burattini


L'interno del locale.
Il vassoio del pane.
I paccheri con le sarde (agoni).
Lo stufato di pecora con polenta.
La torta di mele e cannella.
Via Madaschi 45
Adrara S. Martino (BG)

Le mie visite alla zona del lago d'Iseo si svolgono perlopiù di giorno e si limitano alle falesie della zona... o forse no. Se la passione per il pesce di lago mi aveva già condotto presso l'ottimo ristorante , oggi è la volta di spostarsi leggermente nell'entroterra, via dalle zone più frequentate, tra le belle colline che fiancheggiano il Sebino. Il ristorante Ai burattini è ubicato in un vecchio edificio ristrutturato, dove il rassicurante spessore dei muri vi proteggerà da internet, whatsapp e simili amenità per permettervi di dedicarvi ai piaceri del palato. Due sale arredate in stile moderno (con i soliti deprecabili quadri astratti) con qualche avanzo di decorazioni natalizie. Cucina bergamasca, quindi prevalentemente di terra, con qualche attenta rivisitazione e un'attenzione costante e lodevole all'indicazione della provenienza delle materie prime, quasi tutte della zona (fanno ovvia eccezione il riso - dal pavese - e il manzo piemontese - dal cuneese).

Il cesto del pane - fatto in casa - costituisce la prima piacevole sorpresa, grazie a dei buonissimi grissini e ad una strepitosa focaccia di cui riusciremo anche a strappare un bis. Saltiamo - a malincuore - gli antipasti, limitandoci ad osservare i vassoi di salumi che si indirizzano verso i tavoli vicini, per pescare dalla lista dei primi i paccheri di semola di grano duro con pomodorini, pesto di basilico fatto in casa e sarde essiccate del lago d'Iseo (che in realtà sono agoni, pesci d'acqua dolce simili alle sarde). Piatto molto saporito con l'unico rimpianto dato dall'esiguità (sei) dei paccheri presenti sul piatto...

Per il secondo ci allontaniamo dalla sponda del lago: scelgo uno stufato di pecora gigante bergamasca (una razza autoctona; leggete qui) con polenta di mais rostrato rosso di Rovetta (qualche informazione qui). La carne è decisamente magra e delicata e la polenta saporita, ruvida; da provare. La stessa polenta accompagna uno stracotto di cervo con carne altrettanto morbida e gustosa. Chiudono la cena un'onesta torta di mele e cannella e una buona (relata refero) crostata ai frutti di bosco (o erano lamponi?).

Una nota finale sulla cantina: la lista dei vini è sostituita genialmente da una piccola saletta adibita a cantina, dove i clienti possono scegliersi la bottiglia (con etichetta col prezzo ben evidente). Selezione di bottiglie della zona, tra bergamasca e bresciano, ma spazio anche al resto della penisola. Sempre allergico alla barrique, alla fine si finisce su un Dolcetto d'Alba Lodoli 2017 di Cà del Baio che ha il solo difetto di un tenore alcolico un po' troppo elevato (problema ormai comune a tantissimi vini).

venerdì 11 gennaio 2019

Lambrusco reggiano DOP cuvèe Bollino rosso 2017 Caprari

La mia frequentazione del Lambrusco, ancorché certamente non assidua, deve molto alle bellissime giornate (e serate) passate a Bismantova e dintorni, dapprima sempre e rigorosamente presso il ginepro quando vi regnava Roberto, ora in luoghi un po' più sparpagliati. L'incontro con la realizzazione di Caprari lo devo invece ad un ristorante di Reggio Emilia dove ci fermammo una sera a cena in attesa che si esaurisse una coda infinita nell'autostrada verso Milano. Nome ben impresso nella memoria, bottiglia non più ritrovata dalle mie parti (sì, lo so che esiste il commercio online; grazie...) fino a poco fa.

Bottiglia ed etichetta da... "bollicine", con la dizione "metodo Charmat" (ovvero, rifermentazione in autoclave) in evidenza, insieme all'anno (1924) di fondazione della cantina, a Montalto (sulla strada per Bismantova...). Nel bicchiere, un bel rosso rubino con qualche riflesso violaceo e una spuma rosata che svanisce rapidamente.

Avviciniamo il bicchiere: frutta rossa, lamponi, ciliegie in evidenza. All'assaggio, ancora frutta, fragole in particolare, e una curiosa nota finale di banana. Un vino fresco che accompagna alla perfezione la cucina tipica emiliana, ma che sarei ben curioso di assaggiare come abbinamento ad una... pizza!

domenica 6 gennaio 2019

Torta di mele (facile facile)

Fig.1
Fig.2
Fig.3

Se non siete ancora stanchi delle feste natalizie e dei dolci, se volete chiudere questo periodo con una torta di facilissima preparazione, da assaggiare magari con una tazza di tè di Natale, cosa meglio di una classica torta di mele?

Ingredienti:

  • zucchero: 100 g
  • farina: 100 g
  • burro: 100 g + il necessario per lo stampo
  • uova: due
  • mele: due (tre se piccole), tendenzialmente golden o renette
  • limone: uno (solo la scorza grattuggiata)

Preparazione:

  • togliete il burro dal frigo in anticipo in modo che si ammorbidisca;
  • sbucciate le mele e fatele a fettine (eliminando il torsolo);
  • montate il burro ammorbidito con lo zucchero;
  • aggiungete le uova;
  • aggiungete la buccia di limone;
  • se volete, frullate alcune fettine di mela e aggiungetele all'impasto; renderanno la torta più morbida;
  • aggiungete la farina setacciata e lavorate il composto (Fig. 1);
  • imburrate fondo e bordi di una tortiera o usate la carta da forno, o entrambi;
  • versate l'impasto nella tortiera e decoratelo con le fettine di mela (Fig. 2);
  • cuocete in forno a 180°C per 30' e sfornate (Fig. 3).

Fate attenzione alle dimensioni dello stampo: il mio è di 24 cm di diametro e la torta risulta piuttosto bassa; se preferite uno spessore maggiore, usate uno stampo più piccolo (o aumentate le dosi...). Io avrei anche aggiunto un po' di cannella (e invero anche altre spezie), ma mi è stato intimato di limitarmi all'essenziale; voi, sentitevi liberi...

sabato 5 gennaio 2019

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi novembre-dicembre 2018 e riassunto annuale (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02) nei
bimestri novembre-dicembre dal 2015 al 2018.
Lo schifosissimo 2608 del 12/12/18.
Andamento mensile dei ritardi per il treno 2608.
Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 10809 (17:43) nei
bimestri novembre-dicembre dal 2015 al 2018.
Andamento mensile dei ritardi per il treno 10809.
Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
negli anni 2015-2018.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Ore di ritardo annuali per i treni 2608 e 10809.

Bimestre novembre-dicembre 2018:

Dal punto di vista personale, il 2018 è stato uno dei peggiori anni dell'ultimo mezzo secolo. Dovendo qui limitarmi ai dati dei consueti, vergognosi ritardi di Trenord/Rfi, non si può purtroppo trarre diversa conclusione. Cominciamo a guardare il bimestre conclusivo: per il 2608 il dato più indicativo è che, incredibilmente, è riuscito ad arrivare in orario per ben due giorni in due mesi, portando la puntualità ad uno strabiliante 6% circa (era più del 20% l'anno scorso)! Entro i 5' di ritardo giunge sì e no il 24% dei treni. Il peggioramento drammatico rispetto agli anni scorsi è evidente dal marcato spostamento a destra (ovvero, ritardi maggiori) della curva. Il grafico è pietosamente tagliato a 30' di ritardi ed evita così di mostrare il regalo di pre-S. Lucia delle ferrovie, con ben 71' di ritardo!

I ritardi iniziano già alla partenza, almeno 10' in attesa del 5033 da Lecco quando c'è un treno pronto che potrebbe partire in orario (come faceva prima). Viene da pensare che vi sia del dolo...

Se andiamo a vedere lo "storico", c'è da piangere (ma ci sarebbe ben altro da fare, a partire dai vertici): il finale d'anno è ancora peggiore del già pessimo andazzo dei mesi precedenti; viene da chiedersi fino a quando si possa arrivare, quale sia il limite oltre il quale ci si decida a buttare questa gestione alle ortiche (per non dire di peggio).

Le considerazioni per il 10809 sono solo lievemente migliori: mentre nel 2608 sono tutti, dico tutti i treni ad essere in ritardo, il 10809 ha quasi recuperato una situazione normale, raggiungendo più o meno gli stessi valori dell'anno scorso (ma in peggioramento rispetto agli anni precedenti!) per circa il 60% dei treni, mentre il resto fa tranquillamente 20-30' di ritardo, spesso per cancellazioni del treno. Lo storico mostra un miglioramento nel mese di dicembre; vediamo cosa succederà con l'anno nuovo.

Riassunto annuale:

Ed è giunto il momento del riassunto annuale. Come al solito, per meglio evidenziare le sconcezze, i grafici di probabilità sono su scala normale (guardate le frequenze sull'asse verticale). Drammatico collasso di puntualità del 2608, che nell'arco dell'anno arriva al 4% (era il 34% l'anno scorso) e sale ad un miserrimo 35% con 5' di ritardo (era l'82% l'anno scorso). Da denuncia penale per sequestro di persona quanto accade nel 10% peggiore dei casi (ovvero, più di un mese l'anno!), dove i ritardi vanno dai 20' fino ad un'ora e mezza (e questo è il ritardo; per il tempo totale bisogna aggiungere 40')!

Il dato per il 10809 rispecchia un po' quanto detto sopra per l'ultimo bimestre: mentre nel 2608 c'è un peggioramento globale, qui non si verificano enormi variazioni nel 60% dei treni, ma peggiorano sensibilmente "solo" il restante 40% circa. Puntualità pari al 18% (ma era il 45% nel 2016) che sale al 63% entro 5' (era l'80% nel 2016). Anche qui, però, nell'equivalente di un mesetto all'anno si cumulano ritardi che vanno dai 40' fino a più di tre ore!

L'ultima figura riassume le ore di ritardo accumulate in un anno di malfrequentazioni ferroviarie. Se negli anni precedenti c'era stato un lieve miglioramento complessivo, i ritardi sono quasi triplicati nel 2018, arrivando a quasi quattro giorni!

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.

venerdì 4 gennaio 2019

Lo studente

di Nathaniel Hawthorne
Sellerio, Palermo, 2000
Ritornò mentalmente a quegli anni che, nonostante la sua giovane età, aveva speso in studi solitari - in conversazione con i morti - quando aveva disprezzato la possibilità di mescolarsi al mondo vivente, o di agire spinto da una qualsiasi delle sue ragioni. Si domandò il perché di tutta quella fatica distruttiva; e dov'era poi la felicità di possedere una conoscenza superiore? Aveva salito solo pochi gradini di una scala che portava all'infinito - aveva speso una vita per scoprire che, dopo mille di tali esistenze, non avrebbe saputo nulla in confronto a quello che c'era da sapere [...]; e in quel momento avrebbe preferito il sonno senza sogni dei bruti destinati a morire all'attributo più orgoglioso dell'uomo, l'immortalità.

Ci sono diversi modi di leggere questo libro. Se ci limitiamo alla trama, c'è più o meno da mettersi le mani nei capelli: è la storia di due "studenti" (uno dei quali, Fanshawe, dà il nome al titolo originale) invaghiti della stessa fanciulla (Ellen, le cui qualità sono bellezza, innocenza e... talento gastronomico, non disgiunte da una cospicua eredità futura) che dovranno strappare al "cattivo", il quale ordisce un piano assolutamente ridicolo per rapirla e si comporta da perfetto idiota quando viene scoperto da Fanshawe. L'architettura piuttosto grezza del racconto segue in buona sostanza i canoni di un blando romanzo gotico (la fanciulla, il rapimento, ecc. ecc.; il tutto trasposto nell'ambiente naturale americano), come chiaramente suggerito dal nome del decano del College attorno a cui avviene la vicenda, il dott. Melmoth, che fa sobbalzare sulla sedia chiunque abbia letto Lovecraft se non Maturin. Questa è però riscattata da alcune scene ben riuscite (la taverna, l'incontro di Fanshawe con le donne nella capanna) e dalle bellissime descrizioni di ambienti naturali che tradiscono la visione romantica del sublime e una fascinazione quasi pittorica per cielo, nuvole e luce.

Se una certa imperizia narrativa può essere imputata all'inesperienza (Fanshawe è il primo romanzo di Hawthorne, che lo pubblicò in proprio e poi se ne pentì, facendo il possibile per ritirare le poche copie ancora in commercio), questa opera prima contiene tuttavia diversi spunti interessanti, in primis per i numerosi elementi semi-autobiografici (forse più di quelli che l'autore stesso intendeva, e forse qui sta la chiave del suo rifiuto). Fanshawe è ovviamente la proiezione dell'autore (si veda l'arguto saggio di Tommaso Giartosio che chiude il libro), un giovane con una figura di cui la Natura fa dono soltanto ai suoi favoriti, ma pallido e consunto dal troppo studio, una mente superiore dedita all'inseguimento del sogno di una fama imperitura che, essendo un sogno, è più forte di mille realtà. Dopo aver conosciuto Ellen si ritrova in un dissidio tra vita ed arte, tra la vita nel mondo con lei e la vita fuori dal mondo, con lo studio, la gloria e la fama ma senza di lei. Dopo averla salvata, sceglierà la seconda, lasciando Ellen al rivale Edward che, dal canto suo, non ha mai avuto dubbi riguardo al dissidio di cui sopra! Tutto non si può avere, il dissidio non si può comporre, anche se invero la figura del dott. Melmoth sembra suggerire la possibilità di una sintesi almeno parziale.

Un commento è anche dovuto alle altre figure: dopo il salvataggio, Edward "sente" che Fanshawe ha acquisito un "diritto" su Ellen e si ritira. Lei, dipinta più o meno come una bambola senza volontà (ma è probabilmente sensato affermare che la letteratura americana del periodo è una letteratura "al maschile") approva questa scelta non dichiarata e, nonostante il carattere di Fanshawe non le si addica per una vita insieme, si sente obbligata ad essere "sua", proponendogli di portarlo su sentieri tranquilli dai quali i vostri pensieri solitari ed orgogliosi vi hanno allontanato. La risposta la sappiamo, lo stucchevole giro di cortesie e rifiuti si conclude ed Edward ed Ellen potranno così seguire la loro vita di una felicità non comune, ma senza gloria né fama: che importanza ha che [...] non abbiano lasciato alcuna traccia?

Non posso però chiudere queste righe senza due parole di natura "alpinistica": la povera Ellen è portata dal "cattivone" sotto uno "strapiombo" che strapiombo non è, avendo una parte inferiore accessibile ed una superiore più scoscesa (ed infatti il testo originale dice precipice, che non implica uno "strapiombo"!). Quando il cattivo vede Fanshawe al di sopra, invece di fargli una pernacchia ed andarsene con la fanciulla, cerca di scalare il dirupo per dargliele di santa ragione, cade e ci resta secco. Il buon Fanshawe, nonostante il lungo tempo dedicato allo studio, discende invece la parete sano e salvo (poi bacia la fanciulla svenuta, ma qui è meglio soprassedere...). Cosa vogliamo valutarlo questo "dirupo" del 1828, un buon III+? E non dimentichiamoci di registrare il primo percorso, in discesa ed in solitaria, della parete: la fama di Fanshawe si estenderà almeno alla storia alpinistica!