sabato 10 novembre 2018

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi settembre-ottobre 2018 (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02) nei
bimestri settembre-ottobre dal 2015 al 2018.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Ritardi mensili per il treno 2608 (8:02).
Come sopra, ma per il 10809 (17:43).

Vabbè, ormai siamo allo sbando totale, oltre ogni limite di decenza e di sopportabilità. Non c'è più nemmeno la forza di scrivere, di registrare, tanto è lo sfacelo a cui si assiste. Cominciamo dalla mattina: la puntualità del 2608 è ridotta ad un misero 10% nel bimestre (ma è pari a ZERO nel mese di ottobre), mentre entro i 5' di ritardo arriva solo il 29% dei treni. Distribuzione statistica completamente sbracata (guardate la curva viola rispetto alle altre): marasma, caos, assenza di ogni logistica e coordinamento. Il confronto con gli anni precedenti ci fa rimpiangere amaramente quelle situazioni, che certo erano lontane dall'essere ottimali.

Treno del rientro pomeridiano: puntualità al 15%, treni che giungono a destinazione entro 5' di ritardo pari al 71%. Il problema però è il restante 30% circa, che sconta regolarmente almeno mezz'ora di ritardo (ma siamo riusciti ad arrivare anche ad un'ora di ritardo), spesso per cancellazione del treno! Mi pare del tutto inutile sottolineare come in nessun'altra parte del mondo a me noto ci sia una società che gestisce il trasporto passeggeri sopprimendo poco meno di un treno ogni tre! Anche in questo caso il confronto con gli anni scorsi è impietoso.

Come sempre, le ultime due figure riportano sinteticamente lo "storico" dei patimenti dei pendolari, dove si vede la brusca impennata dei ritardi nel mese di ottobre. La fascia gialla è quella entro cui dovrebbero stare tutte e tre le curve, evento che si è verificato sei volte negli ultimi quasi-quattro anni per il 2608 e ben tre volte per il 10809. Altro che rimborsi!

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.

mercoledì 7 novembre 2018

Osteria Ai ranari




Luccio con polenta e peperoni.
via Trieste 11
Mantova

È uno di quei fine-settimana in cui diluvia su quasi tutto il nord Italia, ma la nostra meta, Mantova, ci ricompensa della fiducia e del lungo tempo passato a vaticinare le previsioni meteorologiche regalandoci un soggiorno quasi asciutto. E dopo giornate passate tra Mantegna e Giulio Romano, dove recarsi per ritemprare le forze? Se trovate posto (i coperti sono pochini; decisamente meglio prenotare, soprattutto nel fine-settimana) potete gustare la cucina dei Ranari, vicino all'insenatura del porto fluviale.

Si mangia in una sala accogliente, con tavoli in legno e tovaglie di carta. Menù limitato (come dico sempre: non è un demerito) che ruota attorno ai piatti tradizionali mantovani: noi iniziamo - si potrebbe fare altrimenti? - con i classici tortelli di zucca (e amaretto) e degli ottimi bigoli con guanciale, pecorino e aceto balsamico, che soddisfano sia il gusto che la vista!

La scelta del secondo piatto è invece univoca: luccio in salsa mantovana con polenta, dove peperoni, capperi e cipollotti accompagnano ottimamente il pesce. Unico neo, la polenta un po' troppo liquida, ma forse si tratta di una mia fissazione da buon bergamasco!

Siamo quindi giunti al dessert: assaggiamo una mousse di liquirizia con crema alla menta ed un sugolo d'uva (una specie di budino fatto di mosto d'uva e farina; molto particolare).

La cantina ha una buona selezione di vini locali; noi accompagniamo la cena con un onesto bianco mandorlo della casa.

Però... però... tanto per non smentire la fama di onesto rompiscatole, non posso concludere questo post senza un paio di appunti all'ottima cena: il dessert è servito in piatti triangolari (!) che definire orrendi è poco, di gran lunga peggiori dei grossi bicchieri rossi usati per l'acqua che pure c'entrano poco con l'arredo del locale. Altro neo, ma anche qui mi accorgo di essere diventato quasi incontentabile, il caffè: troppo amaro e spigoloso per i miei gusti. Sono comunque peccati veniali, che non ci terranno lontano dal locale alla prossima visita mantovana.

La domenica ci siamo invece concessi uno spuntino a mezzogiorno all'osteria del mangione, pochi tavoli annessi alla casa del pane. Ottimo l'assortimento di paste ripiene (ma anche di dolci, tra cui un'ottima torta di zucca); vale la pena di fermarsi, anche se i prezzi non sono proprio da "osteria".

venerdì 2 novembre 2018

Un sorriso per Marilena

Sul 2° tiro.
Luca alla terza sosta.
Sul 4° tiro.
Luca sul 5° tiro.
Tracciato della via (parte bassa)
Tracciato della via (parte alta).
Presolana occidentale
Parete S

Accesso: dalla Val Seriana verso il passo della Presolana; parcheggiare sulla sinistra poco prima di raggiungerlo, in corrispondenza di una chiesetta (cartello "Cantoniera della Presolana"), seguire la strada che si stacca in salita fino al secondo tornante e lasciarla per proseguire lungo il sentiero, raggiungendo la baita Cassinelli. In alternativa parcheggiare qualche centinaio di metri prima sulla destra, nei pressi dell'Hotel Spampatti, e seguire la strada di fronte e subito il sentiero a destra (indicazioni per baita Cassinelli), che sale nel bosco e si congiunge con il precedente. Dalla malga Cassinelli si risale il ghiaione (segnavia 315 per il bivacco Città di Clusone e Grotta dei Pagani), oltrepassando il bivacco, la cappella Savina e un breve tratto tra roccette. Il sentiero diviene poi pianeggiante: identificare una traccia che sale a destra in direzione dell'evidente Torrione Scandella, seguirla fin sotto la parete e continuare a salire contornando il torrione sulla sinistra, giungendo al culmine del ghiaione. La via originale sale nell'evidente canale a destra di un piccolo avancorpo; noi ovviamente abbiamo attaccato alla sua sinistra!

Relazione: via aperta trent'anni fa in una zona della parete sud della Presolana che era rimasta relativamente "al sicuro" (a parte un paio di incursioni di Scandella e Pegurri) e che cominciava ad essere esplorata in quegli anni (Siddharta e la successiva Ciccio...). La via sale la parete terminale del ghiaione ed è divisa in due da un largo canale. Molto bella la seconda parte, un po' più discontinua la prima (ma forse è colpa delle nostre varianti). La stessa differenza vale per la qualità della roccia, anche se è sempre consigliato fare bene attenzione ad alcuni pilastrini instabili. Chiodatura non certo generosa, ma tutto sommato onesta (almeno nei tratti più impegnativi); purtroppo però chiodi e spit sono vetusti e non sempre affidabili... il valente socio di cordata ha ribattuto un chiodo dopo averlo estratto con due dita, rattoppando anche l'ultima sosta: portate martello e chiodi oltre a friend fino al 2BD.

1° tiro: salire nel canalino tra l'avancorpo e la parete e, poco prima di giungere al suo termine, attaccare la parete di sinistra. Tenere poi lievemente a destra in direzione dell'evidente nicchia orizzontale e sostare comodamente alla sua sinistra. 40 m; II, IV, I. Sosta su spit, chiodo e vecchio cordino. La via originale sale nel canale a destra dell'avancorpo per poi piegare a sinistra e salire alla nicchia.
2° tiro: salire sopra la sosta (io mi sono spostato a sinistra per poi rientrare, ma non sono certo sia la scelta migliore) e superare un muretto, poi spostarsi a destra su una cengia (spit su placca ben visibile). Salire la bellissima (e facile) placca, uscire su rocce facili ma decisamente friabili e continuare. Ad un secondo spit, piegare verso destra e raggiungere il bordo della parete dove si allestisce la sosta. 50-55 m; V+, IV, III; due chiodi, due spit. Sosta su spuntone (se le corde fanno troppo attrito, può essere conveniente fermarsi sullo spit). Inoltre, invece di spostarsi a destra verso lo spit in placca, è possibile salire ad uno strapiombino (chiodo visibile) e proseguire lievemente più a sinistra del nostro tracciato.
3° tiro: scendere nel canale e raggiungere la parete di fronte, spostandosi verso destra fino a trovare un vecchio chiodo, circa all'altezza del bordo destro del tetto nero. 20 m, II, I. Sosta su un chiodo.
4° tiro: salire in obliquo verso destra, rimontare una bella lama e spostarsi ancora a destra (passo delicato) per salire verso lo spigolo e da qui alla sosta. 35 m; IV+, V, IV; un chiodo con cordino. Sosta su spit, chiodo e vecchio cordino.
5° tiro: salire dritti a prendere una fessura che porta su un terrazzo. Da qui lievemente a sinistra a rimontare una pancetta per proseguire poi su bella placca a buchi uscendo su facili rocce. La sosta si trova sulla destra. 35 m; V+, VI-, V; un chiodo, uno spit, un chiodo a pressione. Sosta su uno spit e due chiodi con cordoni e maglia-rapida.

Discesa: con due calate a corda doppia. La prima calata (60 m) deposita nel largo canale. Lo si discende fino ad un terrazzo sotto il torrione Scandella dove sulla sinistra si trova la sosta di calata (tre chiodi, cordini e moschettone). Una discesa di 40 m circa porta al punto di attacco.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

giovedì 1 novembre 2018

Cannonau di Sardegna DOC Nepente di Oliena 2015 Cantina sociale di Oliena

"Visto che oggi piove, che ne dici se andiamo a visitare la Cantina di Oliena?" La proposta è approvata all'istante; si va. Le piogge che affliggono la nostra vacanza in Sardegna, tenendoci spesso lontani dalle pareti di arrampicata, si devono almeno arrendere alle nostre esplorazioni enologiche. La solita strada ricolma di curve e di saliscendi ci porta in un'oretta alla sede della Cantina sociale, dove inizia una piacevole degustazione.

Lascio perdere il Corrasi, che non incontra i miei gusti, e mi porto a casa l'Irilai e, ovviamente, il vino "base" della Cantina, ovvero quello che più la rappresenta. Il retro dell'etichetta ricorda la visita in Sardegna di D'Annunzio, vicenda fin troppo nota su cui in rete troverete ampie delucidazioni (ma non la scansione dell'articolo originale del Corriere, che sarebbe invece la cosa migliore); parliamo invece del vino: uve Cannonau al 100%, maturazione in vasche di cemento ed acciaio. Il bicchiere si colora di un bel rosso brillante con solo qualche riflesso violaceo e lascia salire piacevoli sentori di frutti rossi.

Il tenore alcolico (siamo a 14.5°, a testimonianza che il sole in Sardegna c'è eccome, anche se noi lo abbiamo visto ben poco) si fa ben sentire all'assaggio, ma non nuoce alla bevibilità; il vino è morbido e rotondo, senza screziature. Ancora i frutti rossi in evidenza, ricordi speziati nel finale, cannella, cioccolato,...

Decisamente un vino con un nome perfettamente azzeccato (nepente = nessuna tristezza)!

mercoledì 24 ottobre 2018

Marinaio di foresta

Fabio sul 1° tiro.
Partenza del 5° tiro.
Fabio sull'ultimo tiro.
Inizio della via e tratto del percorso
di discesa.
Pedra Longa, Supramonte
Parete NO
Marinaio di foresta
Senza sonno e senza canzoni
Senza una conchiglia da portare
O una rete di illusioni

Franziska, F. De André (1981)

Accesso: dalla SS125 nel tratto che collega S. Maria Navarrese a Baunei, poco prima di giungere in questo centro (per la precisione al km 153) si prende la deviazione per la Pedra Longa (c'è un indicazione per l'omonimo ristorante) e si segue la strada in discesa (da non mancare una visita alla bella falesia del villaggio gallico), parcheggiando nello slargo ove è il ristorante. Da qui si scende verso il mare per una gradinata, ci si porta a destra alla base della parete e la si costeggia facilmente fino ad una terrazza con anello cementato. Poco prima parte Signorina fantasia (altro riferimento a De André).

Relazione: via molto bella che risale la parete NO della Pedra Longa con difficoltà assai abbordabili (i gradi indicati sono un po' generosi...) e chiodatura ottima (portare solo rinvii ed il necessario per collegare i fix di sosta). Roccia ottima e molto tagliente, a parte qualche tratto delicato sul primo tiro. Arrampicata sul mare in ambiente molto spettacolare; assolutamente da non perdere! Contate circa due ore e mezza.

1° tiro: salire sul filo dello spigolo e spostarsi poi a sinistra verso la sosta. 20 m, 5c, nove fix. Sosta su due fix con catena ed anello.
2° tiro: salire la parete appena a sinistra della sosta e traversare poi in orizzontale a sinistra. 20 m, 5b, sette fix. Sosta su due fix.
3° tiro: inizio verticale, poi spostamento verso sinistra e nuovo tratto verticale. 30 m, 6a (passo iniziale), nove fix. Sosta su due fix. Attenzione al masso su cui poggiate i piedi; non ha né l'aspetto né le dimensioni particolarmente rassicuranti.
4° tiro: traversare a sinistra su cengia e salire poi alla sosta. 30 m, 5a; quattro fix, quattro cordoni in clessidra, un cordone su pianta. Sosta su due fix con cordino.
5° tiro: salire la parete bianca a sinistra della sosta, continuare spostandosi verso sinistra e salire alla sosta. 20 m, 6a+ (generoso), otto fix. Sosta su due fix.
6° tiro: salire dritti sopra la sosta e uscire su un terrazzo 15 m, 6a, quattro fix. Sosta su due fix.
7° tiro: spostarsi a sinistra e salire un breve diedro-camino che porta alla sosta. 15 m, 5c, quattro fix. Sosta su un fittone e cordone su albero.

Discesa: seguire il sentiero verso destra che scende superando una sosta (possibile calata a corda doppia) e giunge (qualche tratto esposto) in una zona con alberi, nei pressi dell'uscita di Signorina fantasia. Qui spostarsi in orizzontale verso sinistra (scendere ancora sarebbe problematico), salire un gradino e continuare brevemente fin dove è possibile scendere per facili rocce a riprendere il sentiero, che in breve porta alla base.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

sabato 6 ottobre 2018

Easy gymnopedie

Fabio sul 1° tiro...
e qui sul 3° tiro.
In vetta.
Aguglia di Goloritzè
Parete NO

Avete presente le classiche "giornate no"? Intendo quelle veramente "no", quelle in cui non indovinate un movimento, quelle in cui non vi sentite a vostro agio nemmeno 50 cm sopra uno spit? La cosa migliore in queste giornate sarebbe fare altro, ovvero - se siete all'Aguglia - starsene al mare, ma cosa fate se il vostro socio vuole - giustamente - salire in vetta come inizialmente programmato? E così la scalata dell'Aguglia, che tanto avevo aspettato, si trasforma in una penosa salita, senza soddisfazione; l'arrivo in vetta è una liberazione!

Accesso: da Baunei salire all'altopiano del Golgo percorrendo la strada per 8-9 km, fino all'evidente indicazione per il sentiero per Cala Goloritzè: qui si prende uno sterrato a destra e si prosegue fino ad un ampio parcheggio. Si segue quindi il sentiero (ingresso a pagamento: 6 €) che in poco meno di un'oretta conduce alla base dell'Aguglia, praticamente in corrispondenza dell'attacco della via (fix visibili). A destra c'è una fascia giallastra, a sinistra si notano i chiodi di Sinfonia dei mulini a vento.

Relazione: la via più semplice per salire sull'Aguglia è ovviamente la più frequentata, e gli effetti si vedono: i primi due tiri sono decisamente unti, poi la situazione migliora. Chiodatura buona a fix e un paio di chiodi; portare solo rinvii. La via non è particolarmente degna di nota, ma vale la pena salire per il panorama.

1° tiro: salire per una fessura bella unta e proseguire verso destra per rocce più facili fino alla sosta. 25 m, 6a, cinque fix. Sosta su due fix con catena ed anello.
2° tiro: portarsi sul pilastrino a destra della sosta, superare uno strapiombo e proseguire per placche verso destra e un risalto. 25 m, 6b+, otto fix. Sosta su due fix con catena.
3° tiro: salire sopra la sosta (attenzione alle rocce a sinistra) e spostarsi a seguire una fessura obliqua verso destra. Doppiato lo spigolo, un breve muretto porta alla sosta. 20 m, 6b; sei fix, un chiodo. Sosta su due fix con catena e maglia-rapida.
4° tiro: salire (più facile la partenza a destra della sosta) per facili placche fino ad un breve diedro che porta verso sinistra. Si prosegue poi verso destra fino alla sosta. 35 m, 6a; cinque fix, un chiodo. Sosta su due fix con catena e maglia-rapida.
5° tiro: si sale dritti e poi a sinistra su facili rocce, si rimonta una placca e si continua fino alla sosta. 35 m, 5c, sei fix. Sosta su due fix con catena ed anello. Sulla vetta è presente un'altra sosta.

Discesa: in corda doppia dalla sosta di arrivo della via, con quattro calate (30 m, 20 m, 30 m, 30 m) che riportano al punto di attacco.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 23 settembre 2018

Melissa slimoncella

Gianni in uscita dal 1° tiro.
Ancora lui sulla fessura del 3° tiro.
E qui sull'ultimo tiro.
Parete di Sanico (Monte Pizzocolo)
Parete SE

Accesso: raggiungere Toscolano Maderno e salire alla soprastante frazione di Sanico (seguire inizialmente le indicazioni per Maclino). Alla frazione, dove la strada compie una svolta ad angolo retto verso sinistra e inizia a salire, proseguire dritti (indicazione Parete di Sanico) su stradina pianeggiante fino ad un bivio dove a sinistra si stacca una strada con indicazione "strada privata". Continuare dritti, parcheggiando subito dopo il bivio, a destra o sinistra. Proseguire un poco lungo la strada fino ad un altro cartello di strada privata. Qui prendere il largo sentiero che sale a sinistra. Dopo pochi metri si vede a destra un cancello di legno ed una staccionata con filo spinato che difendono un capanno di caccia. Proseguite quindi per poche decine di metri lungo il sentiero e scendete per traccia verso destra (ometti lungo la traccia) fino al sentiero che proviene dal cancello. Seguite il nuovo sentiero verso sinistra fino a raggiungere la parete, proprio dove parte la via (scritta alla base). Mezz'oretta circa.

Relazione: via piuttosto discontinua, che alterna passaggi su ottima roccia a ravanate tra la vegetazione. Difficoltà decisamente abbordabili, anche perché un buon paio di passi valutati VI- sono tranquillamente evitabili (non siamo in falesia) ed appaiono un poco ricercati (resta il passo in traverso del 5° tiro, ben proteggibile da un cordino su pianta). In via, poche ma oculate protezioni con cordini; portare un paio di friend e qualche cordino per i passaggi più delicati. Ambiente decisamente bello, con arrampicata tra aromi di menta ed erbe, ma attenzione al caldo! Contate due ore e mezza più o meno.

1° tiro: salire verso sinistra puntando ad un albero, superarlo e salire uno spuntone. Qui parte una fessura valutata VI-, ma mezzo metro alla sua sinistra ci sono facili gradoni che si possono usare in alternativa. Poi per breve placca ravanosa si giunge in sosta. 40 m; IV, V, IV+ (VI-, IV+ se si percorre tutta la fessura); quattro cordini in clessidra, un cordino su spuntone. sosta su cordone in clessidra.
2° tiro: spostarsi a sinistra tra la vegetazione e risalire una breve crestina, continuare su sentiero (!) o su facili rocce fino ad una bella placca che porta alla sosta. 35 m; I, III+, V+; tre cordini in clessidra, un cordone su spuntone. Sosta su cordone in due clessidre.
3° tiro: spostarsi a destra fino ad uno spigolino e salire per belle placche, continuando per una fessura fino alla fine. A sinistra si trova l'albero di sosta. 35 m; V- (passo all'inizio della placca; più facile a destra), IV+, V; due cordini in clessidra. Sosta scomoda su cordoni su pianta (secondo me la pianta vicina sarebbe stata più comoda, ma amen); altra sosta con cordoni in clessidra poco sotto. Il tiro originale fa un traverso a sinistra a metà della fessura finale (valutato VI-) che a me è parso poco logico.
4° tiro: superare il muretto a sinistra ed andare a prendere una bella lama che si segue fino alla (scomoda) sosta. 20 m; V, IV+, V-; un cordone in clessidra. Sosta su spuntone.
5° tiro: attraversare verso destra fino ad un terrazzino e salire per facili (e a volte un po' instabili) rocce verso sinistra sino alla sosta. 35 m; VI- (un passo), IV+, IV-; un cordone in clessidra.
6° tiro: salire le belle rocce lavorate fino alla sosta. 35 m; III+; un cordino in clessidra, un fix di una via sportiva. Sosta su fix e anello con cordino.

Discesa: con quattro calate in corda doppia: tre da 25m su anello e fix con cordino e l'ultima da 30m su anello e cordino in clessidra (sosta scomoda). Dalla base seguire la traccia che va inizialmente a destra per poi portarsi a sinistra e condurre al punto di attacco.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

giovedì 13 settembre 2018

Ristorante Foresta

Carne salata con fragole e olive taggiasche.
Gnocchi di patate e ortica con ragù di verdure.
Filetto di cervo al ribes rosso.
Cioccolato e gelato al mango.
Strada della Comunità de Fiem, 42
Moena (TN)

E anche stavolta, il weekend dolomitico si dimostra occasione di allargare il perimetro per godere non solo delle montagne, ma anche di altri piaceri locali, quali saune e cucine. Siamo in Val di Fassa, tra Predazzo e Moena, in un hotel che risale all'800, di mole anche troppo grande per i miei gusti. All'interno il ristorante, in una sala non troppo capiente, con quell'arredamento in stile alpino che trabocca di rovere sbiancato da tutte le parti.

Noi però non ci facciamo intimidire e puntiamo dritti sul menù. Cucina di territorio rivisitata, che usa ottimi ingredienti e materie prime. La cena si srotola sull'abbinamento tra carni e frutti di bosco, che nella mia mente è indissolubilmente legato alla cucina di origine germanica. Iniziamo pertanto da una prelibatissima carne salata con fragole e olive taggiasche che ci dividiamo a mo' di antipasto e che immediatamente ci riconcilia col mondo.

Per il primo, cedo alla mia passione (beh, ad una delle tante...) e ordino un risotto ai funghi di gran soddisfazione, mentre Teo "indovina" un gustosissimo e assai delicato piatto di gnocchi di patate e ortica con ragù di verdure.

Siamo al secondo, e la mia scelta non può cadere che su un filetto di cervo al ribes rosso, magrissimo e assolutamente consigliabile. Teo ripiegherà invece su un filetto di tonno al pistacchio, nonostante il mio disappunto per la scelta assai poco "locale". Infine, c'è ancora tempo di stupirci con un veramente ottimo cioccolato con gelato al mango prima di accomiatarci chiacchierando davanti ad una grappa.

Un'ulteriore nota di merito va alla cantina, soprattutto per la completezza sul Trentino Alto-Adige. Durante la cena non ci facciamo mancare nemmeno la solita chiacchierata con l'assai cortese sommelier del locale sui meriti (e demeriti!!) dei vini in barrique.

lunedì 10 settembre 2018

Messner

Teo sul 1° tiro.
Teo sul 3° tiro.
Sul 4° tiro.
Sul 7° tiro.
Sull'8° tiro.
Teo lungo la cresta verso la prima sosta di calata.
Tracciato della via.
Anticima del Dente del Sassolungo
Parete E

Accesso: parcheggiare a Passo Sella e scendere verso la val Gardena (qualche sporadico parcheggio), per prendere poco dopo a sinistra verso il rif. Valentini (possibilità di parcheggio a pagamento). Continuare lungo la strada sterrata (sbarra) in direzione del Col Rodella per abbandonarla poco dopo e salire verso destra lungo i prati delle piste da sci, puntanto alla stazione di arrivo della seggiovia. Per via di uno sterrato e una traccia si raggiunge l'evidente crinale, che si segue in direzione  della Punta Grohmann. Poco prima di raggiungere le rocce traversare verso sinistra (ovest) lungo una traccia evidente, costeggiare la Punta Grohmann e la successiva Torre Innerkofler sino a raggiungere il canalone che scende dalla Forcella del Dente. Risalirlo brevemente portandosi verso la parete di sinistra (traccia) dove campeggia l'evidente scritta Canalone Moppo. Una quindicina di metri più in alto si stacca una cengia. Percorrerla per pochi metri fino ad un piccolo ripiano dove attacca la via (chiodo con cordone).

Relazione: via di carattere "esplorativo", che risale la parete E senza particolari difficoltà. La via deve gran parte della sua (non esorbitante) fama al nome del suo apritore e all'essere stata aperta senza uso di chiodi, ma a costo di dire un'eresia mi sentirei di affermare che è senza infamia e senza lode, certamente non memorabile. Merita comunque una visita per l'ambiente piuttosto isolato. Chiodatura essenziale; portare friend piccoli e medi. Roccia discreta che migliora nella seconda parte (con l'eccezione dell'ultimo tiro). Per ironia della sorte, la via aperta in puro stile "trad" ora si ritrova con le soste indicate da bolli di vernice rossa!

1° tiro: percorrere la cengia verso sinistra sino al suo termine. Superare un diedrino e spostarsi per pochi metri a sinistra sin sotto la verticale di un muro giallo dove si sosta. Qui attrezzare la sosta. 40 m; I, II, III, II, III+; due clessidre. Sosta su clessidra.
2° tiro: alzarsi leggermente e traversare a sinistra, abbassarsi e raggiungere un camino. Salirlo sino a quando è possibile spostarsi a sinistra su comoda cengia, continuare per pochi metri e sostare. 30 m; IV-, IV, IV+, III; una clessidra con cordone, una sosta intermedia (due clessidre con cordone e maglia-rapida) posta a circa metà camino. Sosta su quattro clessidre con cordoni.
3° tiro: salire il camino superando diversi massi incastrati. Prima di raggiungerne la fine (visibile un masso incastrato in alto) uscire a sinistra e superare rocce articolate sino alla sosta. 50 m; IV, IV+; una clessidra con cordone, un chiodo. Sosta su tre clessidre con cordone.
4° tiro: salire le facili rocce sopra la sosta e continuare lungo la spaccatura grigio/gialla, per spostarsi poi a sinistra e salire indi verso destra lungo la facile rampa sino alla sosta, posta sotto la verticale di un'ampia fessura. 35 m; III, IV-, II, III+, II; una clessidra con cordone. Sosta su tre clessidre con cordino.
5° tiro: superare la fessura appena sopra la sosta (o aggirare il pulpitino) e successivamente salire verso sinistra attraverso facili rocce fino alla sosta. 35 m; IV+, IV-, III, II; una clessidra con cordone. Sosta su due clessidre.
6° tiro: continuare sempre in obliquo verso sinistra sino ad una vaga cengetta alla base di un muro giallo dove si trova la sosta. 30 m; IV-, III; una clessidra con cordone. Sosta su due chiodi.
7° tiro: sempre in obliquo verso sinistra sino a raggiungere lo spigolo in corrispondenza di un piccolo pulpito. 30 m; IV-, III, IV-; un cordone in clessidra. Sosta su due clessidre con cordone.
8° tiro: salire lungo il fianco sinistro della sosta e proseguire lungo l'evidente diedro sulla destra che permette di raggiungere la vetta. 25 m; IV+, III+, IV, I. Sosta su due chiodi con cordone.

Discesa: Continuare lungo la cresta in direzione nord (vetta del Dente del Sassolungo) rimanendo sul fianco ovest (II, III, passi di IV-; un chiodo). In corrispondenza della quarta forcelletta, dopo circa 40 m, ci si porta sul fianco est, dove è presente al prima sosta di calata (tre chiodi con cordoni, maglia-rapida e moschettone).
1a calata: 25 m, in verticale, sino a raggiungere la successiva sosta di calata (anello cementato e clessidra).
2a calata: 45 m, in direzione del canale, fno ad una sosta sulla destra, faccia a monte (clessidra con cordoni e maglia-rapida). Da qui si può scendere lungo il canale con passi di III+ evitando le due prossime calate.
3a calata: 45 m, lungo il canale sino a quando questo piega a destra (faccia a monte). Qui una freccia rossa aiuta ad identificare una sosta di calata (clessidra con cordone e maglia-rapida). A circa metà calata, sulla destra (viso a monte) è presente una sosta intermedia (clessidra con cordone e maglia-rapida).
4a calata: 20 m, lungo il canale fino al camino del 3° tiro; portarsi qui sul suo fianco destro (viso a monte) in corrispondenza di una piccola forcella (freccia rossa) dove si nota la sosta di calata (anello cementato).
5a calata: 25 m, un poco a sinistra (viso a monte) sino alla sosta di calata (anello cementato).
6a calata: 50 m, in verticale sino all'ancoraggio successivo (anello cementato). A metà è presente una sosta intermedia su anello cementato.
7a calata: 50 m, sino a raggiungere il canalone. A metà è presente una sosta intermedia (anello cementato). Da qui rientrare percorrendo a ritroso i sentieri di avvicinamento.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 20 agosto 2018

Ristorante Camoretti

Via Camoretti 2
Almenno S. Bartolomeo (BG)

Giornata afosissima di inizio agosto, ora di cena. In cerca di un minimo refrigerio, ci dirigiamo verso le pendici dell'Albenza e, dopo aver girovagato un po', ci infiliamo in questo ristorante. Il posto (oggi si direbbe: la location) è decisamente bello, con vista sulla pianura e possibilità di cenare ai bei tavoli all'aperto (l'interno non mi è parso particolarmente interessante), al fresco e col solo svantaggio della compagnia di una singolare specie di insetti che tendevano con troppa insistenza ad infilarsi nei calici di vino.

Menù centrato sulla cucina di territorio, ma con rivisitazioni ed escursioni anche ampie. Non vastissimo, ma questo non è necessariamente un male. Per iniziare, evito i casoncelli, che sto già assaporando abbondantemente nelle varie sagre dei dintorni, per restare su un classico della zona: le foiade (ritagli di pasta tagliati a quadretti o corte striscioline; l'accento va sulla "a"!) di pasta fresca ai funghi porcini; piatto semplice ma ben cucinato. La mia commensale sceglierà invece dei tagliolini integrali con verdure saltate e crema di stracchino che "divorerà" con gusto, dopo averne apprezzato la presentazione e la croccantezza delle verdure saltate.

Secondi piatti a tema maiale, declinato come filetto ai funghi o maialino iberico alla griglia, piatto semplice ma gustosissimo. Interessante la lista dei vini.

Nella zona, sempre più interessante da questo punto di vista, si trova anche il Ristorante Collina, mentre l'Osteria Burligo ha purtroppo chiuso i battenti.

venerdì 17 agosto 2018

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi maggio-luglio 2018 (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei trimestri maggio-luglio dal 2015 al 2018.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei periodi gennaio-luglio dal 2015 al 2018.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Ritardi mensili per il treno 2608 (8:02).
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).

Tardivo e sintetico resoconto dei ritardi nel trimestre maggio-luglio 2018, dove in realtà non c'è molto di nuovo da evidenziare rispetto ai mesi precedenti. Il 2608 continua ad essere sistematicamente in ritardo di circa 4-5 minuti rispetto allo scorso anno, non disdegnando di superare la mezz'ora di ritardo come il 25 maggio. Puntualità ridotta allo 0%, con solo un misero 53% dei treni che giungono a Lambrate entro 5' di ritardo.

Notizie un poco migliori giungono dal 10809, che è ormai tornato ai livelli dello scorso anno. A ben vedere, però, è lecito dubitare che questo sia un fatto di cui rallegrarsi: la puntualità è al 36%, con l'84% dei treni in arrivo entro 5' e ritardi che superano reiteratamente la mezz'ora, spesso per soppressione del treno. Sempre presente in questi casi la famigerata "coda" ad alta varianza, responsabile dei comportamenti per così dire "anomali".

Se aggiungiamo questo trimestre ai precedenti, otteniamo la visione complessiva del 2018 fino ad oggi. Non c'è da sorprendersi se questo è l'anno peggiore degli ultimi quattro (almeno).

Le ultime due figure, con i soliti andamenti mensili dei ritardi (valore medio, al 50% ed al 90% di probabilità) testimoniano della difficoltà di Trenord/Rfi in questo 2018. In particolare, si nota come tutte le curve del 2608 siano sistematicamente più alte delle analoghe del 2017, mentre il 10809 si sta lentamente normalizzando (a parte il valore al 90%). Le curve riportano anche la fascia (giallastra) corrispondente a 5' di ritardo: la curva verde (90% dei treni) dovrebbe essere compresa in questa fascia! I pendolari che viaggiano su questi due treni avrebbero diritto al famigerato rimborso ogni mese!

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.

domenica 8 luglio 2018

Stella nascente

Teo sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Teo sul 4° tiro.
Alla partenza del 5° tiro.
Teo sul 6° tiro.
Vallone di Bourcet - Val Chisone
Parete E

Accesso: si raggiunge Torino e Pinerolo e si sale lungo la strada provinciale della val Chisone (quella che porta al bellissimo forte di Fenestrelle e all'assai meno bello abitato di Sestriere). Si supera Perosa Argentina e si giunge a Roreto, frazione del "comune sparso" di Roure. Poco dopo uno spiazzo con parcheggio sulla sinistra si prende una stretta stradina sulla sinistra (appena prima di una curva a sinistra con bar) che supera il fiume. Si parcheggia subito dopo il ponte a destra e si segue la sterrata che in breve porta alle pareti e ad una piccola falesia sulla destra. Si prosegue ancora fino all'evidente struttura dello spigolo grigio dove parte l'omonima via (scritta). Poco a destra si trova l'attacco (scritta).

Relazione: bella via che risale la parete appena a destra dello spigolo grigio, con cui si congiunge per gli ultimi due tiri. Roccia ottima, percorso sempre ovvio e protezioni buone; inutili le protezioni veloci: portare solo rinvii.

1° tiro: salire verso destra fino all'altezza di un alberello dove si piega a sinistra e si sale alla sosta. 25 m; 5a; cinque fix. Sosta su due fix con catena e maglia-rapida.
2° tiro: spostarsi a destra della sosta e salire ad un tettino; superarlo (più facile sulla destra) e proseguire per un diedro con fessura che diviene evanescente fino ad un terrazzo. Da qui un diedro conduce alla sosta sulla destra. 25 m; 6a, 6c; otto fix (uno con cordone, strategicamente posto sul passo-chiave). Sosta su un golfaro e un fix con cordone e maglia-rapida.
3° tiro: salire il diedro ed uscire sullo spigolo a destra; indi continuare per una fessura fino ad una cengia. Qui si risale la breve placca fino alla sosta. 20 m; 6a; cinque fix, due chiodi. Sosta su due fix con moschettone e cordone; vecchio chiodo nelle vicinanze.
4° tiro: salire un muretto con lame rovesce e continuare verso sinistra fino alla sosta. 10 m; 5a; due fix. Sosta su due fix con catena ed anello.
5° tiro: salire l'evidente diedro fin sotto ad un tetto, uscire a destra su buone prese e continuare piegando verso sinistra fino ad uscire sul terrazzo di sosta. 25 m; 5c; sei fix. Sosta su due fix con catena ed anello (altra sosta appena a sinistra; qui arriva anche la via normale di salita).
6° tiro: spostarsi a sinistra a salire una placca fessurata ed un diedro, proseguendo poi per rocce più facili fino alla sosta. 25 m; 4c; cinque fix, due chiodi. Sosta su due fix con catena ed anello.
7° tiro: salire la placca fino alla sommità. 25 m; 5b (passo iniziale); otto spit. Sosta su albero.

Discesa: seguire il sentiero attrezzato verso destra che in breve riporta alla base della parete.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.