venerdì 23 agosto 2024

Lupetti

Stefano sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Stefano sul 7° tiro.
Sulla cresta finale.
Tracciato della via (azzurro), Il rosso la via
Carlo Rossano superiore.
Corno Stella (gruppo dell'Argentera)
Parete SO

Accesso: da Cuneo a Borgo san Dalmazzo e poi per la valle Gesso, superando la mitica falesia di Andonno e proseguendo fino al Gias delle Mosche, dove si parcheggia. Da qui in poco meno di due ore si raggiunge il rif. Bozano, ottima base per le arrampicate nella zona, con vista sulla parete NO del Corno Stella. Da dietro il rifugio si segue l'incredibile "strada" lastricata realizzata nel 2016 che passa dalla base dello Zoccolo del Corno Stella e diviene poi sentiero che risale il ghiaione a destra. La traccia raggiunge la parete del Corno in corrispondenza di un camino-fessura a sinistra, con corda fissa (un po' malandata) visibile. Si sale quindi verso sinistra (III) fino ad una traccia, che si segue fin quasi alla fine. Giunti sotto un tetto rossastro che sale verso sinistra, si raggiunge la base della parete dove parta la via (targhetta metallica e fix visibile; 45' circa dal rif. Bozano).

Relazione: via molto bella su roccia ottima, con chiodatura distanziata. I tiri-chiave sono il terzo ed il quinto, mentre il passo di 6a+ del quarto tiro sfoggia protezioni in stile-falesia e si supera agevolmente. Friend poco utili, ma forse qualcosa si riesce ad usare nel terzo tiro. Tutte le soste sono su due fix con anelli di calata.

1° tiro: salire la placca e portarsi a destra del tetto, superarlo verso sinistra e salire per diedro alla sosta. 50 m, 6a, otto fix.
2° tiro: salire per placche e piegare verso destra quando queste divengono più verticali, superando un muretto prima della sosta. 40 m, 5b, cinque fix.
3° tiro: salire il muretto sopra la sosta e proseguire per uno spigolo fino alla sosta. 40 m, 6a, otto fix.
4° tiro: salire a destra fino alla vena di quarzo, superare il breve strapiombo e proseguire su rocce facili, prima a sinistra e poi dritto, fino ad una placchetta prima della sosta. 30 m, 6a+ (passo), cinque fix.
5° tiro: salire a superare un muretto ed un diedro, continuando per placche fino alla sosta. 40 m, 6a, otto fix
6° tiro: passo delicato in partenza, poi proseguire per facili placche tenendo un po' la destra fino alla sosta su cengia. 40 m, 6a (passo iniziale, poi più facile), cinque fix.
7° tiro: salire e portarsi a destra, superare un muretto e proseguire su cengia fino alla sommità. 40 m, 5c, quattro fix.

Discesa: scendere a sinistra (rispetto alla salita) per traccia con ometti fino alla base dell'evidente placca che emerge tra gli sfasciumi. A quest'altezza, identificare un ometto e una corda fissa che in breve deposita alla sosta di calata lungo Esprit libre:
1a calata: 45 m, saltando una sosta.
2a calata: 40 m, saltando una sosta.
3a calata: 45 m, saltando una sosta.
4a calata: 50 m, fno alla sosta di partenza della Carlo Rossano. Da qui si può scendere lungo il canale, ma è più comodo fare un'altra calata.
5a calata: 60 m, fino al sentiero nella parte bassa delle cengia mediana. Da qui, seguire il sentiero fino ad una sosta.
6a calata: 50 m, fino alla base (o due calate da 25 m).

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

giovedì 22 agosto 2024

Regalami un sorriso + Carlo Rossano sup. (con uscita su Visconte dimezzato)

Sul 1° tiro.
Sul 3° tiro.
Stefano sul 4° tiro.
Stefano sul 6° tiro.
Stefano sul 10° tiro.
Sull'11° tiro.
Stefano sul 12° tiro.
Sul 13° tiro.
Tracciato di Regalami un sorriso.
Tracciato della Carlo Rossano superiore (rosso).
In azzurro la via Lupetti.
Corno Stella (gruppo dell'Argentera)
Parete SO

Accesso: da Cuneo a Borgo san Dalmazzo e poi per la valle Gesso, superando la mitica falesia di Andonno e proseguendo fino al Gias delle Mosche, dove si parcheggia. Da qui in poco meno di due ore si raggiunge il rif. Bozano, ottima base per le arrampicate nella zona, con vista sulla parete NO del Corno Stella. Da dietro il rifugio si segue l'incredibile "strada" lastricata realizzata nel 2016 che porta alla base dello Zoccolo del Corno Stella (la metà bassa della parete). La via Regalami un sorriso parte appena a sinistra del punto più basso dello Zoccolo, oltre l'evidente diedro (fix visibili; 15' circa dal rif. Bozano).

Relazione: interessante combinazione di vie nata su consiglio di Marco, il rifugista del Bozano, che ci suggerisce di sostituire la Carlo Rossano inferiore con Regalami un sorriso, connettendosi direttamente a metà del primo tiro della parte alta (vedi poi). Linea molto bella con chiodatura buona, ma con passi obbligati. Friend sostanzialmente inutili. Nota: alcuni chiodi posti in prossimità dei nuovi fix non sono indicati.

Regalami un sorriso:

1° tiro: salire la placca fino alla sosta. 25 m, 6a, nove fix. Sosta su due fix con catena e fix singolo.
2° tiro: salire a superare un breve strapiombo appena a destra della sosta e continuare per rocce via via più facili fino alla sosta. 35 m, 5a, sei fix. Sosta su due fix con catena ed anello.
3° tiro: salire verso sinistra, tra un diedro sulla destra e una striscia di erba sulla sinistra, uscire dal diedro a destra quando questo si chiude e proseguire fino alla sosta. 35 m, 4c; sei fix, un chiodo. Sosta su due fix con catena ed anello.
4° tiro: traversare a sinistra e salire lungo la placca. 25 m, 6a (passo); quattro fix, un chiodo. Sosta su due fix con catena.
5° tiro: continuare lungo la placca fino alla sommità del pilastro dove si sosta. 25 m, 6a (passo), sei fix. Sosta su due fix con catena ed anello. Da qui in poi i tiri sono quelli della via Giacougià.
6° tiro: portarsi sulla placca di fronte, salirla puntando a destra del tetto rossastro, superarlo piegando a sinistra e continuare più facilmente fino alla sosta. 35 m, 5a, sette fix. Sosta su due fix con catena ed anello.
7° tiro: proseguire lungo la facile placca. 40 m, 4c, sette fix. Sosta su due fix con catena ed anello.
8° tiro: salire verso destra fino alla sosta (della via Pilastro di Oscar. 20 m, III+.
9° tiro: continuare facilmente, sempre tenendo lievemente a destra, fino al margine della cengia mediana, dove si trova la sosta di calata nel canale. 60 m, III+, quattro fix. Sosta su due fix con catena ed anello. Da qui ci si può calare nel canale se non si desidera continuare l'ascensione (vedi Discesa).

Carlo Rossano (superiore):

Se si vuole percorrere interamente la via, bisogna spostarsi verso destra, scendendo brevemente fino ad un terrazzino dove si trova la targhetta di Opinioni di un clown. Questa sale in verticale, mentre la nostra va in obliquo a sinistra. Su consiglio del rifugista, noi siamo invece saliti brevemente per poi attraversare a destra, raccordandoci con la seconda parte del tiro. NON consiglio questa soluzione: il traverso (che doveva essere di III+) è decisamente più impegnativo, e del tutto sprotetto. Forse abbiamo attraversato nel punto sbagliato, quindi valutate bene...

10° tiro: salire per rocce rotte fino a portarsi a sinistra della placca su cui corre la via, traversare a destra (sprotetto) e proseguire in verticale fino alla sosta. 50 m, 6a, cinque-sei fix (a seconda del traverso). In alternativa, scendere fino alla sosta iniziale e salire verso sinistra.
11° tiro: salire a sinistra della sosta e continuare lungo lo sperone e per un muretto fino ad una cengia dove si sosta. 30 m, 5c, dieci fix.
12° tiro: salire lungo la placca, superare una lama ed il successivo muretto e continuare più facilmente su un secondo muretto e poi verso destra alla sosta. 35 m, 6a, dieci fix.
13° tiro: salire lungo il muro verticale sopra la sosta, spostarsi verso destra e salire un muretto (passo un po' sbilanciante), per salire alla sosta a destra lungo la vena di quarzo. 20 m, 6a+ (passo), otto fix. Da qui si può uscire lungo la via originale, sulla destra, che raggiunge la cima con un tiro di 6a di 50 m, oppure seguire la più impegnativa variante.

Visconte dimezzato:

14° tiro: salire e portarsi verso sinistra, superando una placca delicata. 20 m, 6a+, otto fix.
15° tiro: superare la breve placchetta, rimontare un tettino (fix un po' alto), e continuare per rocce facili piegando verso destra fino ad incrociare la sosta dell'uscita originale. Se le corde non fanno troppo attrito, proseguire ancora qualche metro sulla destra fino ad incrociare la sosta di calata. 50 m, 6b, dieci fix.

Discesa: in corda doppia lungo Esprit libre e sentiero:
1a calata: 45 m, saltando una sosta.
2a calata: 40 m, saltando una sosta.
3a calata: 45 m, saltando una sosta.
4a calata: 50 m, fino alla sosta di partenza della Carlo Rossano. Da qui si può scendere lungo il canale, ma è più comodo fare un'altra calata.
5a calata: 60 m, fino al sentiero nella parte bassa della cengia mediana. Seguire il sentiero fino ad una sosta.
6a calata: 50 m, fino alla base (o due calate da 25 m).

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

Jeannot (con uscita sullo Sperone Gioele e variante)

Stefano sul 3° tiro.
Sul 4° tiro.
L'ottavo tiro.
Tracciato della via.
Punta bifida - Catena delle guide (gruppo dell'Argentera)
Parete SO

Accesso: da Cuneo a Borgo san Dalmazzo e poi per la valle Gesso, superando la mitica falesia di Andonno e proseguendo fino al Gias delle Mosche, dove si parcheggia. Da qui in poco meno di due ore si raggiunge il rif. Bozano, ottima base per le arrampicate nella zona. A sinistra della parete del Corno Stella si snoda la Catena delle guide, al centro della quale è evidente un tozzo torrione con una fessura diagonale (punta Plent), riconoscibile per l'aguzzo sigaro alla sua sinistra. La Punta bifida è a destra della Plent, e la via attacca appena a sinistra del canale che divide le due, in comune con Comet C4 (scritta alla base; 15' circa dal rif. Bozano).

Relazione: via in stile plaisir, ottima per impiegare una mezza giornata con tempo incerto, che sale per placche a destra del canale di partenza. Roccia e chiodatura sono ottime (la valutazione S2 della guida 2023 di Versante Sud è in realtà S1) ed il percorso è sempre ovvio, tranne che al termine del quarto tiro, dove bisogna fermarsi alla prima sosta che si incontra, sulla sinistra, anziché salire a quella dello Sperone Gioele pochi metri sopra, come abbiamo fatto noi per errore. Se percorrete questa combinazione, è utile un friend medio se si vuole passare dalla cima ovest, dove esce lo Sperone e da cui ci si può calare, a quella est, dove esce la via originale.

1° tiro: salire i risalti piegando verso destra fino alla sosta. 30 m, 5b, sette fix. Sosta su due fix con anelli.
2° tiro: spostarsi a destra (viso a monte), attraversare il canale e traversare ancora a destra (ignorare il fix di Comet C4) fino alla sosta. 40 m, 4c, cinque fix. Sosta su due fix con anelli. E' possibile anche attraversare direttamente il facile canale.
3° tiro: salire la bella placca sopra la sosta. 30 m, 6a+ (un passo), undici fix. Sosta su due fix.
4° tiro: superare il risalto appena sopra la sosta e continuare per placca più facile fino alla sosta sulla sinistra. Noi siamo saliti per errore ad una sosta appena più in alto a destra, che appartiene allo Sperone Gioele. 30 m, 6a, undici fix. Sosta su due fix con catena ed anello. La vera sosta è la prima, da dove la via originale prosegue verso sinistra, attraversando il canale e salendo alla nostra 8a sosta con tre tiri di 5b.
5° tiro: superare il muretto iniziale e continuare per placche fino alla sosta. 25 m, 4c, otto fix. Sosta su due fix con anello.
6° tiro: salire a sinistra della sosta e proseguire per placca sulla destra, vicino ad un diedro. 30 m, 4c, otto fix. Sosta su due fix. è possibile anche proseguire a sinistra sullo Sperone originale (5b).
7° tiro: salire il breve diedro (più facile sulla destra) e proseguire per facile placca, portandosi poi verso sinistra fino ad una terrazza dove si sosta. 40 m, 5c, undici fix. Sosta su due fix con anello. Da qui ci si può calare senza attraversare a sinistra (facile, ma sprotetto).
8° tiro: traversare a sinistra in leggera discesa, risalire il canale e il muretto di fronte (o il diedro rotto sulla destra) e sostare sulla cengia. 40 m, IV-. Sosta su due fix con anello.
9° tiro: portarsi sotto la cima est della Punta e salire per lame e placchetta fino alla sommità. 20 m, 5a, sei fix.

Discesa: in corda doppia lungo la via (quella giusta!):
1a calata: 20 m, fino alla sosta del 8° tiro.
2a calata: 45 m, fino alla sosta del 6° tiro della Jeannot.
3a calata: 50 m, attraversando il canale e fino alla sosta del 4° tiro della Jeannot.
4a calata: 55 m, fino alla sosta del 2° tiro.
5a calata: 30 m, fino alla base.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

giovedì 15 agosto 2024

Treni 2218 e 2275 (Bergamo-Milano Lambrate): ritardi maggio-luglio 2024

Fig. 1: distribuzioni cumulative dei ritardi (scala lognormale) per il treno
2218 delle 8:02 nei trimestri maggio-luglio dal 2015 al 2024.
Fig. 2: Ritardi nei bimestri in esame per il treno 2218 (8:02).
Fig. 3: come in Fig. 1, ma per il treno 2275 delle 17:41.
Fig. 4: come in Fig. 2, ma per il treno 2275 delle 17:41.

La segnalazione del trimestre è questo articolo de Il Giorno che, guarda caso, conferma tutti i dubbi relativi alle nuove modalità di rimborso che si sono inventati a Trenord. Altresì simpatica (si fa per dire...) è la risposta dell'assessore regionale ai trasporti alle critiche sull'efficienza (si fa per dire...) di Trenord, laddove rimarca che "il 95% dei convogli di Trenord arriva entro i 15 minuti di ritardo". Ignoriamo le capacità aritmetiche dell'assessore, ma qualche dubbio è lecito se ricordiamo che su un tempo medio di percorrenza intorno all'oretta si tratta del 25%; dato del tutto inaccettabile e di cui non ci si può davvero compiacere!

La situazione dei ritardi nel trimestre non regala particolari soddisfazioni: i dati per il 2218 (Fig. 1) mostrano una puntualità al 7.5%, che sale al 47% entro 5' di ritardo, con massimo ritardo di ben 58' il 15 luglio (treno cancellato e ritardo di quello successivo delle 8:40) . Da notare che con il nuovo, ridicolo, criterio dei 15' di ritardo, la puntualità è al 91%, quindi tutto bene: zitti e ringraziate! Consoliamoci notando il lieve miglioramento rispetto al 2023 per quanto riguarda la coda con i ritardi peggiori.

La Fig. 2 mostra lo "storico" dei ritardi nel trimestre. Interessante notare come la mediana (curva al 50%) sia stabile da quattro anni a 5' di ritardo, mentre nella restante metà dei casi succede di tutto! Vedete inoltre la curva blu scendere sotto i 15', forse per effetto delle nuove, assurde (l'aggettivo corretto sarebbe un altro, ma temo sarebbe passibile di querela) regole sul rimborso.

La Fig. 3 mostra gli analoghi dati per il 2275: puntualità al 21% (!!) e al 58% entro 5'... poi, il disastro: massimo ritardo di 43' il 31 luglio con treno cancellato, e altre tre volte in cui il treno è stato fermato a Verdello, con arrivo a Bergamo con il successivo 2237. In questo caso poi, nemmeno il tarocco di fissare la soglia di ritardo a 15' funziona: la puntualità è un misero 81%! Dalla figura vediamo comunque un miglioramento rispetto all'anno scorso, con la curva che si sposta un pochino a sinistra.

Questi dati sono riportati nella Fig. 4, dove si nota chiaramente la (piccola) riduzione dei ritardi rispetto agli ultimi due anni, ritardi che restano comunque più alti rispetto agli anni precedenti e con coda al 90% che rimane su valori inaccettabili.

Veniamo al capitolo giustificazioni: su 23 notifiche, 10 sono riconducibili a Trenord (problemi ai treni), 8 ad altre imprese (guasti alla linea, ritardi di treni non-Trenord), 3 alle "esigenze del regolatore" (ovvero problemi di gestione del traffico, quindi possibile responsabilità di altri convogli di Trenord) e 2 al sempreverde quanto insignificante "traffico intenso".

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.

venerdì 2 agosto 2024

Due Montepulciano d'Abruzzo di Pasetti

Non me ne vogliano gli appassionati della costa dei trabocchi, delle spiagge di Vasto e di altre località, ma per me la magia dell'Abruzzo è nel suo entroterra verdissimo e a tratti quasi selvaggio, negli innumerevoli paesi da scoprire, con le loro genti ed i loro prodotti. E così, al termine di una vacanza ormai risalente ad un paio d'anni fa, non mancai di acquistare qualche bottiglia prima del viaggio di ritorno. E non molto tempo fa, appena prima che l'ondata di caldo insopportabile si spargesse su tutto il nord Italia, mi sono letteralmente gustato un paio di bottiglie di Montepulciano di Pasetti, una famiglia con tradizione secolare e con vigneti tra le provincie di Pescara e L'Aquila, che punta essenzialmente sul Montepulciano d'Abruzzo, senza disdegnare Trebbiano e Passerina per i bianchi.

Tra i rossi, mettiamo da parte l'estremizzazione (come dice il sito) di Harimann nonché il Testarossa, e puntiamo senza esitazioni sulla linea base, annata 2019: i vitigni sono nella zona di Pescosansonesco (PE) ed il vino affina per 18 mesi in acciaio, 8 mesi in botte e 6 mesi in bottiglia. Bellissimo colore intenso che si apre su decisi profumi di frutti rossi e neri e qualche ricordo speziato. Al sorso è pieno, piacevolissimo da bere nonostante la gradazione non trascurabile, con tannini morbidi e una buona persistenza. Veramente una bottiglia da raccomandare, anche per il prezzo!

Se la versione in rosso della linea Testarossa non incontra troppo i miei gusti, la stessa cosa non si può dire per il rosato Terre aquilane Ipg, comunque ottenuto da uve Montepulciano raccolte nel territorio di Capestrano (AQ), affinate in acciaio e in bottiglia. Il colore è un bel rosa cerasuolo luminoso che prepara a distinti profumi di ciliegia, fragola e ribes. Molto fresco e piacevole all'assaggio, con un piccolo tocco floreale e minerale; l'ennesima dimostrazione del valore del Montepulciano vinificato a rosato!

Montepulciano rosso:
Gradazione: 14,5°
Prezzo: 9 €

Testarossa rosato:
Gradazione: 13,5°
Prezzo: 11 €

domenica 21 luglio 2024

Seppellite il mio cuore a Wounded Knee

Sul 1° tiro.
Teo sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Sul 6° tiro.
Teo sul 7° tiro.
Tracciato della via.
Parete orientale del Pisciadù (Gruppo di Sella)
Parete NE

Accesso: dal parcheggio per la ferrata Tridentina, attualmente chiuso per lavori dopo la frana di luglio 2023, si sale a prendere uno sterrato verso sinistra, che si lascia poco dopo per salire lungo il segnavia 666 verso il rif. Pisciadù. All'imbocco della morena della Val Setus si prende a sinistra il segnavia 29A (indicazioni per la ferrata), per continuare poi lungo il segnavia 29 ad un bivio (il 29A porta all'attacco della ferrata), costeggiando tutta la parete del Pisciadù fin quasi alla Val de Mesdì. Ad un bivio successivo si segue il segnavia 29B fino ad un evidente canale, che si risale fino alla parete. Qui risalire verso destra (neve a inizio stagione - si trova un fix con cordone per facilitare il passaggio sulle rocce bagnate) fino alla sosta di partenza (due fix).

Relazione: bella via che regala soddisfazione per l'arrampicata di movimento su roccia buona (assai migliore di come sembri a volte), con solo qualche punto in cui fare attenzione. Le protezioni a fix sono vicine sui tratti di 5c/6a, e in generale nei passi più impegnativi, ma più distanziate sui tiri di difficoltà inferiore (seppur sempre piazzate in maniera logicamente ineccepibile): è comunque necessario sapersi muovere con un minimo di sicurezza, visto anche lo sviluppo non trascurabile della via. Utile un cordino per rinviare una clessidra sul secondo tiro, dove c'è una piastrina senza fix. Friend non necessari, ma volendo si riescono ad utilizzare qua e là (valutate voi). Le soste fino alla quinta sono tutte attrezzate con due fix, cordone e maglia-rapida, mentre la sesta e la settima non hanno il maglia-rapida.

1° tiro: dritto sopra la sosta fino alla sosta. 40 m, 5a; tre fix (due con cordino), due chiodi con cordino, due cordoni in clessidra.
2° tiro: aggirare un pilastrino sulla destra, salire e traversare a destra lungo una colata nera per raggiungere la sosta. 50 m, 5a, sei fix.
3° tiro: salire per placca, spostarsi a destra e superare un muretto, uscendo alla sosta a sinistra. 45 m, 6a, nove fix.
4° tiro: continuare lungo la parete, piegando poi verso destra fino alla sosta. 45 m, 4b; cinque fix, un chiodo.
5° tiro: tiro un po' zigzagante: si parte a destra della sosta, ci si sposta a sinistra e si sale, poi ancora uno spostamento a destra e rientro, per salire alla sosta. 45 m, 5b, otto fix.
6° tiro: si parte a sinistra della sosta, si continua dritto e si attraversa (passo delicato) alla sosta in una nicchia. 33 m, 6a (per me anche un passo di 6a+); otto fix, un cordino in clessidra.
7° tiro: salire per placca e poi per diedro, spostarsi a sinistra e salire alla sosta. 45 m, 5c, dieci fix.
8° tiro: salire per il facile camino fino alla sosta. 30 m, 4a; un fix, un cordino in clessidra. Sosta su fix e cordone in clessidra.
9° tiro: percorrere il breve tratto finale del camino, salire lungo la placca a destra fino ad una terrazza (cordino su spuntone); proseguire ancora per rocce facili fino ad uno spuntone dove si trova la sosta. 55 m, 4a, due fix. Sosta su fix e cordone in clessidra.
10° tiro: traversare a destra e continuare per facili rocce fino alla sosta. 50 m, III+. Sosta su due fix.

Discesa: proseguire brevemente e salire verso sinistra, tagliando poi per prati fino ad incrociare il sentiero che sale dalla Val de Mesdì al rif. Pisciadù. Seguirlo verso sinistra (discesa) fino circa all'altezza dell'attacco della via. Qui portarsi verso sinistra a riprendere il segnavia 29B per ripercorrere il tragitto seguito all'andata. Prima dell'ultima salita che riporta sul 666 si può deviare a destra e scendere lungo il primo tratto della ferrata. Contare un'ora e mezza circa. In alternativa (non verificata) dall'uscita della via si piega a destra e si risale verso il rif. Pisciadù per discendere dalla Val Setus.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

giovedì 4 luglio 2024

Normance

di Louis-Ferdinand Céline
Einaudi, Torino, 1988
Traduzione di Giuseppe Guglielmi
e le bombe tombolano ancora a grappoli! risprizzano verde! blu! geyser attraverso le nuvole!... ah è del terribile fantastico! fantasmagorie così spinte di colore che anche no artista come io sono mi dico: accidenti madonna! è un abbagliamento che non ha prezzo! frangenti di bellezze così scrollano l'universo! altre generazioni vedranno forse qualcosa di più e di meglio... ancora?... ancora?

Di Céline tutti conoscono il capolavoro, il Viaggio al termine della notte del 1932, romanzo d'esordio anticipato dalla tesi di laurea sul dottor Semmelweiss che già prefigurava le doti narrative dell'autore. Poi, il suo stupido delirio antisemita e filonazista (con tutti i distinguo del caso, che racchiudo in questo intervento) ne ha oscurato la produzione post-bellica che, pur non essendo comparabile con i primi due romanzi (e come potrebbe?), diviene quasi una ricerca di stile, che dilata la trama vera e propria nel racconto affannoso e concitato delle esperienze di guerra ed esilio. Normance è scritto nel 1954 come seguito di Pantomima per un'altra volta (il titolo originale è Pantomima per un'altra volta II: Normance), ed è il racconto in prima persona - in presa diretta si potrebbe dire - del bombardamento di Parigi della notte tra il 20 ed il 21 aprile 1944 da parte degli Alleati (nel risguardo del volume si dice erroneamente agosto '44, data della liberazione di Parigi). Céline abita al 6° piano in Rue Girardon 4, a Montmartre, e da lì descrive con la sua prosa ossessiva la distruzione della città (p. 101):

l'edificio anche di fronte il «16» si china... china col suo balcone... il balcone del «4°» spenzola... ad amaca... a vetrina! e che cos'è che ci si becca ancora come risucchi, noi! di ste cariche d'aerei a scappa-e-fuggi!... [...] questo però è meglio che la lingua, la gigantesca slinguata di fuoco del cielo!... le bombe, si sa, la lingua no!... ma i risucchi d'aria forse poi... sono i peggio! [...] che ci sbattono nel corridoio, scontrano come arieti!... brram! frammezzo intanto pieno di scheggiaglia, pieno di ardesie!... pioggia di mattoni!... che tu, carne al muro rispiaccicata, urli di dolore!

La "trama" è veramente l'ultima cosa a cui prestare attenzione, ma tentiamo: per effetto del bombardamento l'ascensore precipita al piano-terra scavando una voragine, le scale vanno a pezzi, i mobili si spostano e finiscono di sotto, e Ferdinand e la moglie Lilì si decidono a scendere, ritrovandosi con il resto del condominio nella loggia della portineria, tra un'orda di inquilini ammucchiati sotto una tavola. Tra essi ci sono i Normance (André e Delphine), lui un mastodonte di 160 kg, distributore di carta assai ricercata dall'autore, che brama di finire (p. 64) tre capolavori, lirici, ironici, là su di sopra!... «Leggende e pensieri», il «Re Krogold»... «Casse-pipe»... «Guignol's»... in secca!... più carta!

Non azzardandosi a raggiungere il metrò (sia per le bombe, sia perché Céline teme il linciaggio come collaborazionista), la comitiva resta intrappolata ed i comportamenti degenerano. Delphine sviene e prima Raymond e poi Normance, nella frenesia di sollecitare un impossibile intervento di Céline (che, ricordiamo, era dottore), lo "incoraggiano" ripetutamente a modo loro (p. 133):

e là subito: prang! mi attacca a pugni nella schiena!... Mi volto!... due pugni nella pancia! lui sa, come mi si incentiva!... mi strangolava prima, adesso mi sfonda! mi urla in questo mezzo...
— Dottore! Dottore!

La ricerca di un cordiale da somministrare alla malata si indirizza verso l'appartamento di un'inquilina assente da tempo. Per sfondare la porta la folla utilizza lo stordito Normance come ariete (non senza incitare il dottore a spingerlo, viziosi cagoni marpioni brutta razza! se ci spacca la testa al grosso chi è che è poi l'assassino?, p. 144), lasciandolo poi con la testa mezza fracassata per saccheggiare il ben fornito appartamento. Qui la cronaca continua con tutti i dettagli, perché (p. 70) faccio mica l'artista, il pressapochista! «io ero lì, la tal cosa mi capitò» ecco la mia legge!, fino al termine del bombardamento, quando la gente riemerge dal metrò ed inizia a litigare. Così il loro comportamento, ammantato finora di un minimo rispetto o ambiguità (perché c'è niente nel fondo delle crape solo che il contraccolpo delle grandi notizie, p. 108), si tramuta in odio verso il traditore (p. 195):

uno che era l'amico assoluto, tutto cuore, si caccia nell'odio!... lo ritrovi terribile nemico, ti diffama, denunzia, baldracca!... ti mangerebbe vivo! [...] dal momento che gli inquilini, tranquillo! mi detestavano!... Erano forse i più terribili, gli inquilini!... che mi vedono, mi massacrano! [...] Oh, sento le loro parole... gracchiano là sotto!... e di me!... e mica in modo piacevole! sto fiele! io li interesso... dicono solo che del male...

Ferdinand è salvato dal robusto amico Octave che, fatto buttare nel buco dell'ascensore il corpo dell'ormai dissanguato Normance (che prima di morire ha comunque trovato modo di rifilare altre legnate a Ferdinand), riporta Céline in spalla fino al suo appartamento, sbagliando però piano. Attraverso un foro nella parete, ai tre (c'è anche Lilì) si para davanti una scena paradossale: l'appartamento adiacente è intatto nonostante i bombardamenti e vi si trova Norbert, un attore ormai demodé, con una tavola apparecchiata in attesa di ospiti. Norbert, impazzito forse per via del bombardamento, sta aspettando il Papa, Churchill e Roosevelt a cena, e fa da contrasto alla lucida follia di Céline, a cui infatti ricorda che (p. 231)

Ma amici voi siete pazzi! [...]
Non è successo niente!... confondete tutto! ecco! confondete tutto!...
non è successo niente! sta per succedere! sì! certo! sta! sta per succedere!

Una simile simmetria si instaura tra gli insulti di Céline a Jules e gli "inviti" a saltare dal mulino su cui è prigioniero e gli stessi insulti ed inviti che gli inquilini rivolgono al dottore affinché salti il precipizio scavato dall'ascensore per soccorrere Delphine (p. 161). I tre ridiscendono in strada e si avviano verso il metrò insieme alla bidella faccia di frittata, che ha raccolto le carte di Céline che infine si sparpagliano (p. 269): l'aria era intasata di carte, ecco!... a vortici! carte mie! e altre! che si vedeva più il marciapiede di fronte!

La trama pressoché inconsistente e la dedica del libro a Plinio il Vecchio rivelano l'intento cronachistico, dove però il resoconto ossessivo degli eventi è la filigrana attraverso cui si osservano amaramente gli uomini e il loro comportamento. Impossibile seguire il flusso ininterrotto e vorticoso di insulti, bestemmie, ricordi della prima guerra mondiale, rancori personali (con Jules, ma invero con tutti per via della prigionia, pp. 178-179), odio per aria come sotto terra (p. 95), invettive proto-salvin-meloniane (p. 102) o contro tutti coloro che parlano senza sapere (p. 104; anche qui si può cogliere un riferimento alla propria storia personale):

Più che sicuro le persone del metrò hanno visto niente! [...] ma loro andranno ste persone a tutta faccia tosta a confutare! pretendere!... che niente di niente ha scossato!... schizzato! alzato polvere! che il firmamento era sereno, che, ho tutto, io, immaginato!

Oltre che contro coloro che preferiscono così che saperne di più!... l'avarizia di sé che hanno... ciò che sanno gli basta (p. 122) è da segnalare la gustosissima polemica (anche questa interessata) contro i libri presi in prestito, troppo lunga per essere riportata per intero (pp. 128-129):

Accetto le vostre critiche, i vostri insulti, ma alla precisa condizione che siate mica di quella gente che prende a prestito, scroccano, sparpagliano i libri! peste della specie! se l'avete sgraffignato col «prestamelo-che-poi-te-lo-rendo» sarebbe meglio che stiate zitti... [...] si può affermare tranquillamente, che un libro ecco si compra più, si ruba... c'è persino una sorta di «punto d'onore» a più mai comprare un libro. Non uno su venti che ti ha letto ti ha pagato! non è triste? andate a chiedere capitolo prosciutto se una fetta può fare venti persone? se una poltrona al cinema tiene quaranta chiappe? [...] vi rifilo sta digressione per niente! pura filosofia!... ve la regalo! Musa sprecona porcona, basta!

Sarebbe anche da riportare, ma la cito solamente, la sua prosecuzione ideale, sullo scrittore che vuole vendere ricordi in un mondo ormai irrimediabilmente materiale (pp. 178-179), ma chiudo questa lettura ricordando un altro tratto caratteristico di Céline, ovvero l'autocommiserazione e il vittimismo che spuntano periodicamente tra le pagine: così, come Plinio paga con la vita il suo interesse per lo studio dei fenomeni naturali, anch'io ho pagato un poco (p. 254) perché ci ho solo che l'ostilità del mondo e la catastrofe (p. 83), e (p. 237):

c'è da rendermi una vera giustizia, bisogna dirlo di passata, sono ben stato a fare il cazzone in tanti di quei posti i più malsani... per orgoglio e amor proprio e grottesca stronzeria, pura e semplice... la prova, come sono ridotto!...

La scrittura è un miscuglio di perle nascoste e merda, di intuizioni geniali e pagine noiose, un tira-e-molla continuo che avvince e (soprattutto) sfinisce, apparentemente improvvisata ma in realtà assai ricercata, e che è - scaramanticamente - destinata all'insuccesso (p. 73):

mi rileggo a sto punto, sono niente orgoglioso... ho paura che la gente si incazzi così nero! [...] e che tutto vada a finire!... oh! là! così male! [...] discredito totale! raca! scarto! sulle bancarelle, cento soldi nickel [...] Ah, il portentoso furfante! si va a insegnarci il pro del contro!... le tempeste cosmomedianiche! le bombe a pioggia, il mulino che gira, il Jules che non brucia! Ah, tromba, no tromba! disonesto strambo, imbroglione calunniatore scroccone!...
Mi aspetto il peggio!

lunedì 1 luglio 2024

Virna e Cinzia

Ramon sul 1° tiro.
Teo sul 2° tiro.
Ramon sul 6° tiro.
Tracciato della via (azzurro); in rosso la Via dei cugini.
Pizzo Arera
Parete NO

Accesso: si sale a Zambla e si prende la via Plassa (indicazione Arera), continuando fino ad un ecomostro residenziale ove si può parcheggiare gratuitamente. Lì si trova anche l'emettitrice per il biglietto d'ingresso alla strada asfaltata sulla destra che in 3 km circa conduce ad uno spiazzo dove si parcheggia (4 € giornalieri in monetine o carte). Prendere il sentiero alla sinistra del parcheggio o continuare sulla strada che in poco più di mezz'oretta porta al rifugio Capanna 2000. Guardando la parete, si nota il sentiero 244 che la costeggia verso sinistra. Salire quindi per il sentiero che mena alla vetta dell'Arera (con bella vista su rudere di pilastro di seggiovia, altra dimostrazione di scempio delle nostre montagne e di insipienza politica) e prendere poco dopo a sinistra detto sentiero, che si segue fino alla vista della parete NO dell'Arera. Si scende leggermente, si supera il primo tratto di parete, strapiombante e repulsiva, e si giunge in vista della parete NO vera e propria. Al centro sale la Via dei cugini, a destra si nota un evidente pilastro: raggiungerne la base e identificare la targhetta che indica la partenza.

Relazione: bella via che risale la parete dell'Arera per placche e un breve diedro, aperta nel 1994 con spit e chiodi e riattrezzata nel 2021 a fix. Fatte salve le vie più recenti che non conosco, dovrebbe essere quella più facile dopo i Cugini, con un grado obbligato intorno al 6a+. La chiodatura è buona, ma non troppo ravvicinata; eventualmente possono essere utili un paio di friend. Tutte le soste sono su fix con anello e secondo fix (che sembra quasi artigianale). Roccia ottima. Nota: nel seguito non indico i numerosi chiodi che sono stati "doppiati" dai fix, ma lascio quelli isolati.

1° tiro: si parte con un passo delicato lungo una fessura (possibile friend #1BD), per proseguire su placca e superare un breve muretto, portandosi poi a sinistra e salendo alla sosta. 20 m, 6a+; quattro fix.
2° tiro: si traversa a sinistra per placca e si sale lungo un esposto spigolo fino alla sosta. 15 m, 6b, sei fix.
3° tiro: salire appena a destra della sosta e superare un breve strapiombo, per spostarsi a sinistra e salire alla sosta. 15 m, 6b (passo), quattro fix.
4° tiro: salire lungo la direttrice di uno spigolino fino alla sosta. 30 m, III+, tre fix.
5° tiro: spostarsi a sinistra, doppiare uno spigolino e salire fino ad una cengia, che si segue verso sinistra fino alla sosta. 33 m, III+, due fix con cordino.
6° tiro: salire dritto in placca fino alla sosta. 30 m, 6a; tre chiodi, tre fix.
7° tiro: salire il primo tratto in placca fino ad una zona con delle rigole che si risalgono sfruttando una fessura, raggiungendo la cengia di sosta. 30 m, 5c; un chiodo, cinque fix. Tiro molto bello.
8° tiro: spostarsi a sinistra della sosta e salire un diedrino, per proseguire poi verso sinistra. Un passo delicato in placca porta alla sosta. 40 m, 6a (passo); un chiodo, sette fix.
9° tiro: salire la placca stupenda e non banale fino alla sosta. 40 m, 6b/+; tredici-quattordici fix.

Discesa: in corda doppia dalla via con sei calate:
1a calata: 35 m, in verticale fino alla sosta del 8° tiro. Attenzione: a luglio 2024 questa sosta è purtroppo sistemata male, perché l'anello è nel fix in alto, ed il secondo fix è in basso sulla verticale (anziché il contrario), col risultato che le corde non scorrono. Noi abbiamo lasciato un moschettone a ghiera nel fix; verificate che ci sia ancora!
2a calata: 40 m, verso destra (viso a monte) fino alla sosta del 7° tiro. Utili un paio di rinvii per mantenere la direzione.
3a calata: 55 m, in verticale fino alla sosta del 5° tiro.
4a calata: 25 m, verso destra (viso a monte) fino alla sosta del 4° tiro. Usare una corda singola per facilitare il recupero. Utili un paio di rinvii.
5a calata: 30 m, fino alla sosta del 3° tiro. Usare una corda singola.
6a calata: 45-50 m, fino a terra.
In alternativa (ma non abbiamo verificato) ci si può spostare a sinistra (viso a monte) fino all'uscita della via dei cugini e scendere in doppia o lungo il canale.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 27 maggio 2024

Salice salentino DOC Riserva La carta 2017 Candido

Non chiedetemi perché, che tanto non lo so nemmeno io, ma da un bel po' di tempo non mi avventuravo tra i vini pugliesi. È quindi con una certa predisposizione d'animo, non scevra da lontani ricordi di piacevoli assaggi, che torno al Salice salentino e al suo vitigno principe, il Negramaro. Qui, tra le cantine produttrici la più famosa è certamente la Leone de Castris, ma Candido è un altro nome da ricordare: nata nel 1929 nel centro del Salento, coltiva vitigni autoctoni e (ahimè) l'onnipresente Syrah che oramai è diventato come il prezzemolo (o la gramigna). Se la maggioranza dei rossi a base Negramaro passa in barrique diventando poco interessante (e lasciando perdere il Negramaro-Syrah di Casina Cucci), la cantina trova la sua espressione più autentica nella linea base de La finestra (Brindisi DOC) e questo La carta, da vitigni Negramaro (85-95%) e Malvasia nera (15-5%). Dopo la fermentazione in acciaio, il vino affina in botti grandi.

Il colore è un invitante rosso rubino, con appena delle sfumature granate. I canonici frutti rossi e neri (mora, prugna) salgono in bella evidenza all'olfatto, con l'aggiunta di note terrose. Al palato è pieno e di buon corpo, con tannini morbidi e con degli accenni quasi cioccolatosi. Un bel finale con una punta amarognola completa l'assaggio.

Un vino di cui fare scorta, anche per l'ottimo rapporto qualità-prezzo!

Gradazione: 13,5°
Prezzo: 8 €

martedì 21 maggio 2024

L'orologio senza tempo

Qui svoltare a destra!
Edo sul 3° tiro.
E sul 4°.
Tracciato della via.
Monte S. Martino
Parete S

Una via da consigliare a chi vuoi male!, mi dice Edo alla fine, memore dei due sassi che lo hanno colpito e dei molti di più che ci hanno risparmiato. È un peccato, perché il percorso è logico e bello, e la chiodatura buona, ma la pietraia sopra la via rovina decisamente il piacere della salita. Se decidete di percorrerla, fate particolare attenzione alla quarta sosta, e cercate di stare il più a sinistra possibile (forse sarebbe utile spostarla un poco).

Accesso: raggiungere via Montebello a Lecco ed identificare un parcheggio di fronte ad una strada bloccata da un'evidente sbarra (se venite dal centro di Lecco - via Pasubio - è il secondo parcheggio dopo la curva a destra). Inoltrarsi lungo la strada e prendere una traccia a sinistra in corrispondenza di una curva. Seguirla prima in piano e poi in salita, superando un grosso pilastro in cemento per l'aerazione della sottostante superstrada e costeggiando le reti paramassi. Al loro termine, continuare a sinistra (ricordarsi questo bivio al ritorno) fino ad un altro incrocio. Non salire, ma continuare dritto, giungendo in breve ad un masso con la scritta sbiadita "canalone impegnativo", oltre il quale si vede la piccola falesia del Muro nascosto. Salire a destra verso il canalone, superare un breve tratto con catene e continuare fino ad un evidente segno triangolare in corrispondenza di un albero (Foto 1). Qui spostarsi a destra, aggirare una paretina e salire all'attacco (scritta sbiadita).

Relazione: via che risale un pilastro a sinistra della parete S del monte S. Martino tra placche e diedri, con percorso logico ma funestato da cadute di sassi. La via è quasi sempre protetta dalle scariche, tranne la sosta del quarto tiro, ma certo la sensazione non è piacevole. Chiodatura a fix buona, ma con passi obbligati. Lungo la salita si notano evidenti tracce di pulizia della parete, e la roccia è tutto sommato buona, con qualche punto in cui fare attenzione; rimane però a lungo bagnata nei primi due tiri dopo le piogge.

1° tiro: salire la placchetta fino un terrazzo dove ci si sposta alla sosta sulla sinistra. 25 m, 5b (passo delicato a metà tiro); sette fix. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.
2° tiro: spostarsi a destra e superare un muretto, continuando fino alla sosta sulla destra. 15 m, cinque fix. Il tiro è valutato 5b, ma il muretto era fradicio e non posso confermare. Sosta su due fix con cordone.
3° tiro: salire la bella placca fino ad una lama che si segue per poi risalire un diedro, uscendo ancora per placca verso la sosta. 35 m, 6a; undici fix, un cordone su pianta. Sosta su un fix e una pianta con fettuccia e moschettone.
4° tiro: spostarsi a destra e salire per il pilastro inizialmente su buone prese, continuando poi per una placca delicata fino alla sosta. 30 m, 6a+ (un passo), dieci fix. Sosta su due fix.
5° tiro: salire lungo il diedro fessurato fino alla sosta. 30 m, 6a, sette fix. Sosta su due fix.
6° tiro: continuare lungo la placca appoggiata fino al terrazzo di sosta. 20 m, 3c; cinque fix, un cordone in clessidra. Sosta su due fix.

Discesa: salire seguendo una traccia e traversare a sinistra appena giunti al cospetto delle prime rocce. Continuare fino a vedere il sentiero dei Pizzetti poco più in basso, e raggiungerlo. Seguirlo verso sinistra, tenendo il lato in discesa ai bivi, giungendo così alla falesia e da lì a ritroso al parcheggio.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

venerdì 17 maggio 2024

Materia esotica nel mondo quantistico + Sulla buona strada

Alberto sul 4° tiro di Materia.
e sul 1° tiro di Sulla buona strada.
Monte Berlinghera - Vandea
Parete E

Accesso (Materia): si raggiunge la frazione di Albonico del paese di Sorico, con bella vista sul lago di Novate Mezzola e si lascia l'auto appena dopo la chiesa, in un piccolo parcheggio sulla destra (in alternativa, c'è un parcheggio all'inizio della frazione). Si prosegue lungo la strada e la si lascia a sinistra, continuando (indicazione) per un sentiero che porta ai primi settori della falesia e ad un bivio. Si prende poi a destra, sempre seguendo le indicazioni Materia, giungendo ad un torrente (a volte in secca) che si costeggia e si attraversa poco dopo. Si continua per il sentiero, disturbato da alberi caduti, fino ad un terrazzo con una sosta: è quella del primo tiro della via. Con una calata di 30 m si è alla base.

Relazione (Materia): via piacevole e ben chiodata che risale una serie di risalti. Il percorso è sempre ovvio e marcato dai fix. Tutte le soste sono su due fix con catena ed anello di calata tranne la seconda (due fix con cordone e moschettone). Friend inutili; portare eventualmente un cordino per lo spuntone del 2° tiro.

1° tiro: passo delicato in placca a superare un corto muretto e poi più facilmente fino alla sosta. 30 m, 5c, otto fix.
2° tiro: alzarsi ad una lama e proseguire fino a rimontare uno spuntone. Superare un muretto e raggiungere la sosta. 25 m, 6a, nove fix.
3° tiro: raggiungere la parete tra la vegetazione, spostarsi a sinistra e salire fino alla sosta. 25 m, 5a, cinque fix.
4° tiro: salire la placca delicata e spostarsi a destra seguendo una fessura fino alla sosta. 15 m, 6a+, sette fix.
5° tiro: salire appena a destra della sosta e spostarsi poi verso sinistra fino ad un vago spigolino oltre il quale si sale alla sosta. 25 m, 5b, cinque fix.
6° tiro: salire le placche fino alla sosta. 25 m, 5a, tre fix.

Discesa e accesso a Sulla buona strada: salire le facili placche (eventualmente fare un tiro di corda addizionale) e reperire poco dopo un sentiero che si segue verso sinistra, scendendo fino alla base della parete dove parte Sulla buona strada (scritta alla base).

Relazione (Sulla buona strada): la via sarebbe in realtà un monotiro, ma è possibile proseguire sulle lunghezze superiori dello Spigul, che si possono concatenare in un solo tiro.

1° tiro: salire il muro, spostarsi appena a destra (passo chiave) e proseguire sulla parete che si abbatte. 25 m, 6a+, undici fix.
2° tiro: salire intorno al filo dello spigolo fino ad una sosta intermedia; superare un muretto e continuare per facili rocce fino alla sosta. 35 m, 5b; cinque fix, una sosta intermedia.

Discesa: salire le placchette delicate (eventualmente restare legati!) ed inoltrarsi lungo una traccia fino ad incontrare un sentiero. Seguirlo verso sinistra fino al bivio incontrato all'andata, e da qui ad Albonico.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 13 maggio 2024

Treni 2218 e 2275 (Bergamo-Milano Lambrate): ritardi marzo-aprile 2024

Fig. 1: distribuzioni cumulative dei ritardi (scala lognormale) per il treno
2218 delle 8:02 nei bimestri marzo-aprile dal 2015 al 2024.
Fig. 2: Ritardi nel bimestre in esame per il treno 2218 (8:02).
Fig. 3: come in Fig. 1, ma per il treno 2275 delle 17:41.
Fig. 4: come in Fig. 2, ma per il treno 2275 delle 17:41.

Immaginiamo questa scena, del tutto ipotetica (come si scrive nei film, ogni somiglianza a fatti e persone è puramente casuale): una società incapace di rispettare gli standard minimi del servizio che fornisce si ritrova periodicamente a pagare delle penali ai propri clienti. Che si fa? Si migliora il servizio? No no, giammai; serve un'idea migliore. Trovato! Si inventa un modo per non pagare le penali!

Nel mondo reale, invece, quello che succede è che da aprile 2024 i rimborsi per i perenni ritardi di Trenord non sono più automatici, ma vanno richiesti direttamente dal povero pendolare. Qualcuno se ne dimenticherà certamente, ma è un problema suo! E non basta: se prima un treno era considerato come ritardatario dopo 5' (che sulla BG-MI sono più del 10% del tempo di percorrenza), ora la soglia è salita a 15'. Sì sì, avete letto bene: QUINDICI MINUTI! Praticamente un terzo del tempo di percorrenza. Inoltre, le cancellazioni parziali non sono conteggiate: quindi tutte le volte che il treno delle 7:40 parte da Verdello e i pendolari di Bergamo non lo possono prendere, va tutto bene; quel treno è in orario! Qualche maligno pensa che sia tutto un tarocco per non pagare i rimborsi, e che il meccanismo di richiesta di rimborso sia farraginoso a dir poco. Di certo c'è solo che i pendolari di tutte le province lombarde sono incazzati, e Regione e Assessore si fregano le mani invece di vergognarsi. Chissà, con i soldi risparmiati potrebbero aumentare ancora qualche stipendio!

Dal punto di vista dei ritardi, possiamo dire che, se continuiamo così, a Trenord dovranno aumentare la soglia a un'ora se vorranno continuare a non rimborsare il dovuto ai pendolari: il dato per il 2024 è il peggiore degli ultimi dieci anni! Iniziamo dal 2218 (Fig. 1): puntualità al 2.5% e al 30% entro 5'; massimo ritardo di 60' (ma in realtà molto maggiore, perché il treno è partito da Treviglio) il 22 marzo per incidente a Treviglio. Una volta di più, notiamo come la curva sia ben più a destra delle precedenti, senza la minima parvenza di miglioramento, e con un andamento pure anomalo e coda molto sparpagliata. La Fig. 2 mostra i ritardi in funzione degli anni, dove è ben evidente il forte peggioramento del 2024.

E veniamo al 2275 (Fig. 3): puntualità a zero (zero!) e al 46% entro 5'. Massimo ritardo di 58' il 4 marzo per investimento (giorno nefasto in cui la mattina si sono accumulati 49' di ritardo per un guasto). Ancora una volta, la curva è spostata a destra, e solo l'anno 2018 ha una "coda" di ritardi peggiore, per via dell'incidente di Pioltello. La Fig. 4 suggerisce chiaramente che questo treno è in peggioramento costante dal 2020, con gli indicatori di ritardo in ininterrotta crescita.

Solito commento finale sulla cause "ufficiali" dei ritardi: su 19 indicazioni, 7 sono riconducibili a Trenord (guasti ai treni), 6 ad altre imprese (lavori o guasti sulla linea, ritardi di treni non-Trenord), 2 per sciopero (che comunque riguarda Trenord!), 2 ad eventi poco o per nulla piacevoli (malore ad un passeggero, investimento), 2 alle "esigenze del regolatore" (ovvero problemi di gestione del traffico, quindi possibile responsabilità di altri convogli di Trenord). Da notare però come ci siano una decina circa di situazioni di ritardo oltre i 10' per cui Trenord non fornisce alcuna spiegazione. Ognuno è libero di indovinare a chi si debbano attribuire...

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.