mercoledì 5 febbraio 2020

Trattoria Dentella


Cotechino con purè di castagne e mostarda di zucca.
Foiade ai porcini e finferli.
Coniglio al valcalepio.
Bocconcini di cervo in umido.
via Cav. Dentella 25
Bracca (BG)

Il sito web del locale recita: Da noi non ci arrivi per caso, ci vieni appositamente... ma ne varrà la pena! Ecco, la recensione potrebbe finire qui, con risparmio di tempo mio e vostro. La prima volta che misi piede da Dentella fu una decina d'anni fa, ma si potrebbe dire che poche cose sono cambiate. Certo non l'atmosfera, decisamente informale da "trattoria di paese", certo non lo spirito che anima il menù, che ruota attorno alla cucina bergamasca con poche divagazioni. E chi si ricorda se l'affettatrice Berkel che fa bella mostra di sé all'ingresso c'era già?

Due sale al piano terra e una terrazza coperta. I tavoli sono forse un po' ravvicinati, ma non ci si fa troppo caso. Ordinario il pane, con i grissini confezionati che stonano un po'. Menù piuttosto semplice, con tre o quattro proposte per portata, basato in gran parte su prodotti del territorio. Iniziamo dividendo un antipasto: un cotechino vaniglia con purè di castagne e mostarda di zucca. La vaniglia qui non c'entra, ed il nome si riferisce ad un tipo di cotechino particolarmente tenero. Infatti, si scioglie praticamente in bocca, accompagnato strepitosamente dal purè di castagne. Se mai vi è capitato di ingurgitare i cotechini industriali, tenete presente che non riuscirete più nemmeno a guardarli dopo aver assaggiato questo!

Come primo piatto scegliamo delle foiade ai porcini e finferli. Buoni i funghi, ma peccato che la "pasta asciutta" sia in realtà poco... asciutta ed il sapore ne risulti un po'... annacquato. In una visita ancora più recente ho assaggiato i canonici casoncelli, che sono buoni, ma non memorabili... forse perché sono serviti troppo affogati nel burro.

Siamo ai secondi: il coniglio al valcalepio e lardo è cucinato a puntino ed è praticamente obbligatorio finire di spolparne le ossa aiutandosi con le mani, come facevo alla casa materna alcuni decenni fa. Ma pure i bocconcini di cervo in umido al profumo di anice stellato non scherzano! Tenerissimi, si mangiano che è un piacere. Ottima la polenta che accompagna i piatti.

I dessert non reggono secondo me il confronto con il resto: la crostata di prugne ed il semifreddo ai tre cioccolati sono più che discreti, ma si fanno anche dimenticare presto. Meglio la crostata di mandorle e fichi assaggiata recentemente.

La cantina non è ricchissima, ma con una soddisfacente selezione di vini. Per fortuna ci sono anche un paio di mezze bottiglie che possono far contento anche chi si ritrova a dover bere in solitudine. E, per finire, è giusto sottolineare l'ottimo rapporto qualità/prezzo di questo locale.

Il conto: 77 € per
1 antipasto
2 primi
2 secondi
2 dessert
2 caffè
1 bottiglia di acqua
mezza bottiglia di vino

mercoledì 29 gennaio 2020

Il disertore (zoccolo) + Via dei tre

Sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Teo sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Teo sul 6° tiro.
Tracciato della via.
Cima Nodice
Parete S

Accesso: Da Riva del Garda si prende la strada per la Val di Ledro, si supera la vecchia strada del Ponale (che conduce alla falesia Regina del lago) e si svolta a sinistra, poco prima del parcheggio (indicazioni). La strada conduce alla frazione di Pregasina e ad un parcheggio sotto la chiesa del paese. Si sale la scalinata di fronte e si continua verso destra, per tenere la sinistra poco dopo. Al termine della strada si continua per sentiero, che sale dapprima ripido per poi traversare verso la parete (ometti) e risalire un ripido canale, fino ad una piccola piazzola con un grande ometto (scritta rossa "Il Disertore"). Da qui una corda fissa consente di raggiungere la scomoda sosta di partenza (due fix con cordoni e maglia rapida). Mezz'oretta circa.

Relazione: la via battezzata come Disertore è in realtà il concatenamento di un itinerario preesistente (Via dei tre) e una variante di uscita (pure preesistente). Nuove sono le prime due lunghezze che risalgono lo zoccolo. Non so quanto l'apritore fosse al corrente del pregresso, ma direi che se vogliamo rispettare la storia alpinistica di questa piccola parete dobbiamo dire che il disertore è da considerare una variante di attacco alla via suddetta. Le vie della parete sono ben descritte da Teo qui.
Ciò detto, la via è molto piacevole e - tranne il primo tiro (che è peraltro chiodato vicinissimo) - corre su ottima roccia, dove a volte sembra di essere tra le placche e le lame dello Zucco Angelone. Inutili i friend; la chiodatura è buona nei tratti più impegnativi e un poco più lunga dove la salita è più facile.

1° tiro: portarsi sulla destra e superare un paio di muretti, uscendo in sosta. 30 m, 6a+ (un passo), undici fix. Sosta su due fix e cordone. Roccia da verificare. Al valente socio di cordata (che per fortuna saliva il tiro da secondo) è rimasto in mano un discreto "appiglio", che speriamo non abbia modificato la difficoltà del tiro...
2° tiro: salire lungo una fascia con placche, spostarsi a sinistra e superare un tratto verticale, raggiungendo la cengia dove si trova la sosta. 45 m, 5c, dodici fix. Sosta su due fix e cordone.
3° tiro: spostarsi a sinistra lungo la cengia fino ad un vecchio rudere di guerra, sotto gli spit nuovi che indicano il prossimo tiro. 25 m, I. Sosta da attrezzare su pianta.
4° tiro: salire la parete lavorata, spostarsi a destra e continuare per un tratto più verticale, uscendo poi verso destra a raggiungere la nicchia di sosta. 35 m, 6a; otto fix, un chiodo, quattro cordoni in clessidra. Sosta su quattro fix con anello e cordoni. Sopra la nicchia sono ben evidenti i vecchi spit della via omonima.
5° tiro: traversare a sinistra per proseguire poi in verticale lungo delle belle placche fino alla cengia. Continuare fin sotto il salto di roccia successivo. 55 m, 5c; sette fix, un cordone su pianta, tre cordoni in clessidra. Sosta su due fix e cordone.
6° tiro: salire la placca a destra della sosta, spostarsi a sinistra e continuare per placche fino al termine della via. 45 m, 4a; quattro fix, un cordone su pianta, cinque cordoni in clessidra. Sosta su un fix.

Discesa: dal termine della via si percorre il sentiero in discesa, passando davanti ai vecchi baraccamenti militari italiani e rientrando a Pregasina. E' consigliabile spendere un poco di tempo per esplorare la postazione sulla cima. Qui trovate alcune informazioni sulle operazioni della Grande Guerra nella zona di Riva del Garda.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

mercoledì 22 gennaio 2020

Per Luca

Sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Teo sul 4° tiro.
Teo sul 6° tiro.
Anita sul 7° tiro.
Parete S. Paolo - Valle del Sarca
Parete E

Accesso: da Arco si prende la via che costeggia il castello ed i Colodri (via Paolina Caproni Maini, poi via dei legionari cecoslovacchi), si superano il secondo campeggio ed i vigneti sulla sinistra e si parcheggia poco dopo in un piccolo spazio sulla destra, in corrispondenza di un sentiero che scende al fiume e di un evidente sentiero che sale nel bosco a sinistra. Si prosegue appena lungo la strada fino ad un accenno di curva e un secondo sentiero che sale sulla sinistra (altro spazio ristretto per parcheggiare). Si sale e si tiene la sinistra, giungendo in breve alla rampa che porta all'attacco di Calliope. Poco dopo c'è l'attacco della via (scritta).

Relazione: via divertente e tutto sommato tranquilla, che risale la parete S. Paolo appena alla sinistra della sempre frequentata Calliope. Protetta a fix (ravvicinati) nei tratti più impegnativi, mai obbligati, e con cordoni in clessidra e qualche chiodo nei tratti più semplici; utile qualche friend per integrare le protezioni. Valutazione delle difficoltà mista a gradi francesi (per tratti con chiodatura prevalentemente sportiva) e UIAA (per quelli con protezioni prevalentemente tradizionali).

1° tiro: salire la paretina e sostare sulla cengia alla base di un pilastro. 15 m, V; un fix. Sosta su fix con anello e chiodo.
2° tiro: puntare al pilastrino sulla destra della parete antistante, salirlo e proseguire per la fessura di sinistra, uscendo su un ballatoio. Spostarsi ancora a sinistra e salire una bella placca oltre la quale si sosta. 35 m; 6a, VI-, V+; quattro fix, quattro cordoni in clessidra, un chiodo. Sosta su due fix (uno con anello). Tiro molto bello.
3° tiro: portarsi sotto la verticale di un tetto, aggirarlo sulla destra e riportarsi a sinistra lungo una fessura orizzontale. Salire facilmente alla sosta. 45 m; II, 5b, V-, III; due fix, due cordoni in clessidra. Sosta su un fix con anello.
4° tiro: salire un vago diedrino a sinistra della sosta, raggiungendo una terrazza. Indi proseguire per il diedro di destra fino ad una cengia. 35 m; V, IV, IV+, V-; un fix, un chiodo, un cordone su pianta. Sosta su due cordoni su piante. La roccia è un po' da verificare.
5° tiro: proseguire dritti risalendo un paio di placchette fino alla sosta. 20 m; II, V; un fix, un cordone su pianta. Sosta su due fix (uno con anello).
6° tiro: salire prima sulla sinistra e poi più a destra fino ad un salto lievemente aggettante. Superarlo, portarsi a sinistra e vincere un secondo muretto. Una breve placca porta alla sosta. 35 m; V+, VI-, tre fix, tre cordoni in clessidra. Sosta su due fix (uno con anello).
7° tiro: salire il diedro fessurato, prima dritti e poi verso sinistra, fin dove è possibile uscirne sulla destra. Per rocce più facili si raggiunge la terrazza sommitale. 30 m, 6a; quattro fix, un cordone in clessidra. Sosta da attrezzare su pianta.

Discesa: Dal termine della via si segue il sentiero verso sinistra che - con l'ausilio di corde fisse - riporta in breve alla base della parete e al punto di partenza.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

sabato 18 gennaio 2020

La letteratura di guerra in Italia 1915-1935

di Francesco Formigari
Ist. naz. fascista di cultura, Roma, 1935
Fu proprio questa letteratura ad esercitare un'alta influenza educativa su molti giovani che nel 1915 imposero la guerra e poi la combatterono; educazione letteraria, in reazione alla democrazia e alla demagogia, aristocratica e dannunziana, mossa dall'aspirazione all'avventura eroica che si fondeva con le considerazioni più propriamente politiche ed irredentiste. Inoltre, partire per andare a far la guerra all'Austria ricongiungeva i giovani alla storia del Risorgimento, li pacificava con essa.

Questo libro costituisce uno dei primi tentativi (se non il primo) di trarre un bilancio della letteratura relativa alla prima guerra mondiale, a vent'anni dal suo inizio per l'Italia. Diviso in tre parti, raccoglie i principali lavori in ordine più o meno cronologico, senza trascurare le corrispondenze dei giornalisti al fronte (ridicolizzandone gli enfatici reportage traboccanti di ottimismo), l'umorismo di guerra e le poesie.

Il volume è interessante per diversi motivi, in primis perché fornisce un utile riferimento a chi voglia accostarsi a questo "genere" di letteratura (anche se ovviamente esiste materiale ben più recente). Altro punto di interesse sono alcuni giudizi formulati dall'autore: Formigari prende le distanze fin dall'inizio dal vate D'Annunzio (Ma intanto, quel dannunzianesimo, che tanta parte aveva avuto nell'educazione letteraria delle generazioni del '15, tramontava freddo e purpureo sulle luride trincee stipate di poveri uomini in guerra, p. 17), che peraltro è relegato da tempo al Vittoriale, a cui preferisce decisamente Stuparich (p. 23). Riserve sono anche espresse sugli scritti di Borsi, cattolico osservante che gode di vederli [gli austriaci] colpiti in pieno dalle nostre granate (p. 31), sulla retorica di Locchi e su quella che accomuna molti scritti di guerra. Le preferenze dell'autore vanno a Monelli, Frescura, Jahier, per citare i più noti, ma tutte (o quasi) le opere sono trattate con intelligenza.

A compensazione di quanto detto, non mancano i limiti, a partire dall'impostazione: i migliori libri, per Formigari, sono quelli dal contenuto politico e morale (p. 5), che dipingono una guerra dove il popolo italiano si riscopre tale, dove le classi e le ideologie si dissolvono, la santità della guerra, nella quale gli ignoranti vedono barbarie (p. 26, ma lo scritto è di Salvioni) che conduce ad una nuova coscienza nazionale (e si è visto poi com'è finita!). Da qui il suo fastidio per, ad esempio, i libri di Comisso, di Viani, o per Rubè. Se è indubbio che una simile posizione si possa ritrovare in tanti scrittori dell'epoca, sentirsela ripetere ad ogni piè sospinto diviene alla lunga stucchevole, anche perché Formigari ne fa uso strumentale, compiacendosi dei socialisti "conquistati" dalla guerra (vi ricorda qualcuno?), criticando qua e là (peraltro ingenuamente) scrittori e poeti "non allineati", ed esaltando in continuazione questo immane sforzo collettivo che a dir suo trova il compimento nell'azione politica del partito che occupò il potere nel '22 (p. 51). E così, tacciando di retorica sia l'esaltazione dell'eroe a tutti i costi sia chi parla della "puzza di cadaveri" e dell'"inumano macello" (p. 26; non si capisce in che altri termini si possano definire i 650000 morti italiani) non si avvede che scivola nella retorica egli stesso. Chi di retorica ferisce...

Ecco, l'intento smaccatamente politico del libro, i passi imbarazzanti come la gerarchia che rende liberi e non servi (p. 24; si noti la parola gerarchia, non disciplina o altro...) o gli svarioni come l'onorata morte al fronte (p. 33) di Umberto Boccioni, che in realtà cadde da cavallo durante un'esercitazione, testimoniano che forse questo libro va visto non come un'antologia della letteratura di guerra, ma bensì come una rivisitazione del regime fascista della letteratura di guerra. Non è differenza da poco. Ma è una rivisitazione che merita lettura ed attenzione.

giovedì 9 gennaio 2020

Ristorante Polisena

Gnocchi alla zucca e castagne
Quaglia con salsa di menta e liquirizia
Pecora bergamasca (con polenta)
Ganache al cioccolato e mela al Calvados
Fondente di cioccolato e crema
Via Ca' di Maggio 333
Pontida loc. Riviera (BG)

Vale davvero la pena di salire la strada un po' tortuosa che si stacca dalla SP342 e porta a questo ristorante sulle colline sopra la Val S. Martino ed il paese di Pontida. La struttura è un agriturismo biologico con attività vitivinicola a cui si affiancano ospitalità e ristorante. Al piano terra, a parte la veranda esterna che è poco praticabile in questa stagione, troviamo due salette e una sala più grande: ci accomodiamo nella saletta più piccola, con belle volte in mattoni e qualche pupazzo di troppo sul muro in fondo. Iniziamo così-così: anche qui, come ormai nella gran parte dei ristoranti, pare sia impossibile trovare dei bicchieri dell'acqua semplici e senza pretese, come quelli che ognuno di noi ha in casa. Al loro posto, calici striati di dubbio gusto che c'entrano poco o nulla con tutto il resto.

Il nostro umore comincia a cambiare per il meglio dopo un bicchiere ed un amuse-bouche di benvenuto, quando diamo un'occhiata alla carta. Cinque-sei primi ed altrettanti secondi a spiccato carattere locale (senza rinunciare a qualche scelta di lago), rivisitati con attenzione dallo chef Ezio Gritti, che avevo già incontrato con soddisfazione anni fa all'Osteria di via Solata. Le materie prime vengono da agricoltura e allevamenti biologici di ottima qualità. Buono il pane (e i grissini) fatti in casa.

Iniziamo una volta tanto con una selezione di salumi con verdure agrodolci su cui spiccano lardo e prosciutto crudo, per passare poi agli gnocchi di patate alla zucca e castagne su guazzetto di pesci di lago che sono davvero ottimi ed appartengono a quella categoria di piatti di cui si rimpiange solo la quantità (su questo in effetti siamo un pochino carenti).

Per il secondo mi affido ad un piatto con petto e coscia di quaglia con salsa alla menta e liquirizia che ho trovato davvero strepitoso: per me, che amo soprattutto i primi, è uno dei rari casi in cui un secondo piatto è migliore del primo! Anche qui si rinnova la sensazione che qualcosa in più nel piatto si potrebbe mettere senza rovinare la qualità. Pure la pecora bergamasca riscuote un meritato successo, insieme alla polenta servita come contorno.

Siamo al dessert, per cui possiamo ripetere le considerazioni suddette. Molto buona la ganache di cioccolato e mela al Calvados, ed altrettanto il fondente di cioccolato e crema mou.

L'unica nota negativa della cena è purtroppo il vino. Mi lascio tentare dai prodotti dell'annessa azienda agricola Tosca, a me sconosciuta, chiedendo come al solito che il vino non faccia barrique. Ci viene proposto il Valcalepio riserva Dionigi Farina (che in realtà si affina in tonneaux). A noi risulta imbevibile: un marmellatone muscoloso di 15° che non ha nulla a che fare con il mio concetto di vino. Peccato. È certamente un posto dove ritornare per un pranzo o cena di qualità (e in genere la qualità ha il suo prezzo...), ma dove scegliere un vino diverso!

Il conto: intorno ai 110-120 € per
1 antipasto
2 primi
2 secondi
2 dessert
2 caffè
1 bottiglia di acqua
1 bottiglia di vino (25 €, se ricordo bene)

giovedì 26 dicembre 2019

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi novembre-dicembre 2019 e riassunto annuale (2608/10809)

Fig. 1: Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei bimestri novembre-dicembre dal 2015 al 2019.
Fig. 2: Ritardi mensili del treno 2608 (8:02).
Fig. 3: Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 10809 (17:43)
nei bimestri novembre-dicembre dal 2015 al 2019.
Fig. 4: Ritardi mensili del treno 10809 (17:43).
Fig. 5: Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
negli anni dal 2015 al 2019.
Fig. 6: Come sopra, ma per il treno 10809.
Fig. 7: Ore di ritardo annuali per i treni 2608 e 10809.

Bimestre novembre-dicembre 2019:

Eccoci qui, al bilancio finale di questo 2019 di fantastici spostamenti ferroviari. Come al solito, partiamo dal bimestre finale, che in genere è abbastanza schifoso (anche rispetto all'andazzo solito). Nel caso del 2608, però, devo dire che ormai i tempi di percorrenza fanno così pena che è difficile far peggio, ed infatti il treno si mantiene sui valori degli ultimi mesi, sempre peggiori rispetto agli anni precedenti, escluso il 2018 (Fig. 1): puntualità al 3% (TRE!!) che sale al 53% entro 5' di ritardo. Unica nota positiva: il ritardo massimo è di 14 minuti, in diminuzione (e che un simile ritardo, pari al 38% del tempo di percorrenza sia anche solo concepibile la dice lunga).

Se si guarda il trend mensile dei ritardi dello stesso treno (Fig. 2), si nota meglio quanto detto: ormai si viaggia stabilmente con 5' di ritardo senza che nessuno ci trovi nulla da ridire.

Andiamo ora a guardare i dati per lo stesso periodo relativi al 10809 (Fig. 3): puntualità al 26%, e al 69% se calcolata entro 5' di ritardo. Massimo ritardo: 27 minuti (su 42 di viaggio!). Si vede che qui il problema più grosso è la gestione del 20% dei casi (un giorno a settimana) in cui c'è sciopero, guasto al treno, guasto alla linea, rapimenti del personale da parte degli alieni e così via. Dalle curve si nota anche come tutto sia peggiorato rispetto al 2015 e come questo problema sia perennemente irrisolto.
Di nuovo, l'andamento mensile dei ritardi per questo treno (Fig. 4) conferma quanto detto: media e mediana quasi comprese nella fascia dei 5', ma l'ultimo decile è francamente vergognoso.

Riassunto annuale:

Se ora buttiamo nel calderone tutti i dati raccolti finora possiamo confrontare tra loro gli ultimi cinque anni (fa un po' tristezza e un po' rabbia pensare a quante ore io abbia buttato via grazie alla pessima qualità del servizio di Trenord). Il risultato è nelle ultime tre figure. La Fig. 5 mostra i ritardi annuali per il 2608, troncati a 40' per carità di patria (notare la "scala normale" sull'asse verticale, a differenza delle figure 1 e 3). La puntualità valutata sull'anno è del 6% (58% entro 5'). Se escludiamo il 2018 - anno in cui i pendolari avrebbero dovuto essere pagati per viaggiare - notiamo come i ritardi siano i peggiori dei tre anni precedenti! Unica consolazione i ritardi massimi, che tornano a valori comparabili a quelli del 2017 (ma pur sempre inaccettabili).

Il 10809 (Fig. 6) è, se vogliamo, più anonimo, tornando a confondersi con gli anni precedenti il 2018. Puntualità al 18% (77% entro 5'), di poco peggiore rispetto al 2015-2016, ma anche qui con un ritardo massimo in diminuzione.
L'ultima figura rappresenta le ore di ritardo maturate sull'anno. Il totale è praticamente uguale a 40, circa 10 ore in più del 2016 e 2017, e lo stesso risultato del 2015. Quattro anni in cui non è cambiato assolutamente nulla, a parte ovviamente il costo di biglietti ed abbonamenti.

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.

mercoledì 25 dicembre 2019

I tre pilastri

Teo sul 1° tiro...
sul 2° tiro...
e sul 4°.
Diego sul 6° tiro...
e sul 8° tiro.
Sul 9° tiro.
Monte Cordespino - Val d'Adige
Parete E

Accesso: dal casello di Affi della A22 seguire per Brentino Belluno, scendendo in Val d'Adige per portarsi sulla destra dell'autostrada. Si segue un cartello per la frazione Tessari, percorrendo un ponte sopra l'autostrada ed un canale, e svoltando poi sulla sinistra. In breve si giunge ad uno spiazzo dove si parcheggia, in corrispondenza di una curva a destra. Proseguire lungo la strada che diviene sentiero (ignorando un bivio con ometto) fino ad un altro bivio (dopo sei tornanti, se ricordo bene...), dove si prende a sinistra (sentiero CAI #71). Si continua in piano fino ad una traccia sulla destra (ometto) che sale rapidamente fino alla conca dove si trova l'attacco (scritta).

Relazione: la via risale i tre pilastri alternando tiri interessanti con tratti di raccordo inevitabili ma piuttosto ravanosi. Chiodatura mista a spit e qualche chiodo, da integrare con protezioni veloci in un paio di tiri. Nel seguito, uso i gradi francesi per i tiri prevalentemente sportivi e i gradi UIAA per quelli prevalentemente "alpinistici"; il tutto ovviamente a mio personalissimo giudizio.

1° tiro: alzarsi e traversare a sinistra, per salire ancora dritti lungo una fessurina e poi ancora a sinistra. Un breve muretto porta al terrazzo di sosta. 20 m, 6a (passo); sei fix. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.
2° tiro: salire in obliquo verso destra su roccia che ispira poca fiducia (ma che ci è stata fedele) fino ad un albero. Continuare poi fino alla (scomoda) sosta. 25 m, 4a; quattro fix, due cordoni (su pianta e clessidra). Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.
3° tiro: salire in obliquo verso sinistra sin sotto una fessura verticale oltre la quale si sosta sulla sinistra. 25 m; I, III+, I; due cordoni su sassi incastrati. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.
4° tiro: superare una placca e sostare. 20 m, 4a; due fix, un cordone in clessidra. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.
5° tiro: spostarsi in obliquo verso destra lungo rocce rotte sino alla base del secondo pilastro, dove si sosta. 35 m; I, III, I; un chiodo, un cordone su pianta.  Sosta su cordone su pianta.
6° tiro: salire il pilastro e sostare sulla sua sommità. 30 m; IV+, VI, V+, V; tre chiodi, cinque cordoni in clessidre, un cordone su pianta. Sosta su fix e cordone in clessidra.
7° tiro: salire ravanando tra roccia ed erba fino alla base del terzo pilastro. 40 m; I, II, I. Sosta su fix e cordone in clessidra.
8° tiro: salire a sinistra della sosta fino a che la parete non diviene più verticale; qui traversare a sinistra e sostare. 25 m, 6a; cinque fix, due chiodi, un cordone. Sosta su due fix con cordone.
9° tiro: traversare a sinistra per placca tenendosi sotto una fascia strapiombante, doppiare uno spigolino e continuare verso sinistra fino alla sosta. 30 m; 5c con passo iniziale di 6c o A0; sette fix, due chiodi. Sosta su due fix con cordone.
10° tiro: salire verso destra per placca a raggiungere una spaccatura, salirla e continuare per facili rocce fino ad una cengia (sosta possibile). Proseguire lungo la successiva fascia rocciosa e sostare alla sommità. 35 m; V+, V, IV, III; un fix, quattro chiodi, un cordone in clessidra, una sosta intermedia (fix con anello e cordone in clessidra). Sosta su due cordoni in clessidra.

Discesa: dal termine della via prendere una traccia verso destra (nord) superando (o aggirando, se si prende una traccia più oltre) un dosso. Raggiunta una sella, abbassarsi (bolli rossi e più sotto una corda fissa) e guadagnare una zona erbosa. Proseguire per un traverso a sinistra e finalmente scendere fino a raggiungere il bosco e poi la sommità di un ghiaione. Continuare per una traccia, ora più marcata, che corre tra gli alberi alla sua destra. Riportarsi poi a sinistra e abbassarsi fino all'evidente sentiero che, seguito verso sinistra, porta a ricongiungersi alla strada percorsa durante l'avvicinamento.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 2 dicembre 2019

Intellettuali e fronte popolare in Francia

di Alberto Castoldi
De Donato, Bari, 1978
Di fatto l'arretramento della classe operaia, come avanguardia politica, sconfitta in Spagna, comporta anche l'arretramento degli intellettuali, la loro involuzione: proprio perché il Fronte popolare era stato anche il risultato dello sforzo degli intellettuali, la sua perdita d'iniziativa è di fatto la loro. Gide prende posizione a favore dei repubblicani spagnoli, ma è ormai politicamente isolato; Malraux invece è sempre legato ai comunisti, viaggia negli Stati Uniti per raccogliere fondi per la guerra e combatte egli stesso in Spagna, ma vive sempre una sua privata avventura; Jean Guéhenno, che con Chamson e André Viollis aveva fondato "Vendredi" per diffondere le idee del Fronte popolare, resta fedele alla sua concezione idealista della storia e della politica [...]. Jean Giono prosegue imperturbabile la sua ricerca di un mondo bucolico da contrapporre alla città, alla civiltà delle macchine.

La lettura estiva di questo libro non poteva capitare in un momento migliore, visto che recentemente qualche politico nostrano ha proprio (ri)evocato l'idea di costituire un Fronte popolare per evitare, o almeno arginare, la deriva a destra che sembra maturare (si fa per dire...) nel Paese. Il libro però non ripercorre direttamente la storia del Fronte popolare in Francia, ma si concentra piuttosto sul rapporto non sempre lineare tra intellettuali e politica, su quello che una volta si chiamava l'impegno dell'intellettuale. Si inizia nel 1919, con la nascita di Clarté, un movimento (con annessa rivista) che raggruppa diversi intellettuali in un'ottica antimilitarista e di orientamento dell'opinione pubblica verso il socialismo. Nella partita entrano poi i surrealisti, che alternano una conversione repentina al marxismo con la rivendicazione della propria sfera di interesse, di fatto evidenziando il cuore del problema: quale deve essere il ruolo sociale dell'intellettuale? Quale il contributo di scrittori o artisti nel preparare la rivoluzione? Da un lato c'è chi rimprovera agli intellettuali il loro astrattismo, che li renderebbe facile preda della borghesia che può neutralizzarli facilmente relegandoli sul piano artistico o letterario, senza alcun impatto reale. Dall'altro vi sono le istanze sostanzialmente individualiste dei surrealisti, ma anche di scrittori come Gide e Malraux (e altri...), che non si sentono organici al partito e cercano di ritagliarsi un ruolo critico, di guida o di avanguardia. A complicare le cose c'è la politica stessa, che dopo aver sollecitato un intervento degli intellettuali li vuole poi relegare ad un ruolo subalterno, di semplice adesione ai propri programmi. Sullo sfondo (ma neanche tanto...), i drammi che si vanno configurando in Europa: il fascismo in Italia e le guerre coloniali, la presa del potere da parte di Hitler, la guerra civile spagnola. Ma anche l'ascesa al potere di Stalin, i contrasti interni e le prime "purghe", fino al patto Molotov-Ribbentrop che tanto sorprese la sinistra europea.

Non è forse sorprendente che tanta confusione politica si rifletta in altrettante divisioni e distinguo tra le varie anime della cultura di sinistra dell'epoca. Pure, resta notevole il loro contributo ad un riavvicinamento tra le varie forze politiche che temevano un colpo di stato della destra anche in Francia, ma che si guardavano con diffidenza (emblematico lo scritto di Nizan Ti tendiamo la mano, cattolico... del 1937). Così nel Congresso di Amsterdam-Pleyel (1933) si gettano le basi per la formazione del Fronte popolare, e nel Congresso internazionale degli scrittori per la difesa della cultura (1935) si arriverà all'apice della parabola, cui seguirà un riflusso.

Se la prima metà del libro ripercorre la storia dell'impegno e della mobilitazione degli intellettuali, la seconda parte antologica racchiude una serie di interventi nel dibattico politico-culturale degli anni '30. A mio personale avviso è meno interessante della prima per un "non-adepto", ma certamente presenta alcuni contributi non facilmente reperibili altrove. Gli eventuali interessati possono trovare uno scritto che ripercorre queste tematiche qui.

sabato 16 novembre 2019

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi settembre-ottobre 2019 (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei bimestri settembre-ottobre dal 2015 al 2019.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Ritardi mensili del treno 2608 (8:02).
Come sopra, ma per il treno 10809.

Comincia ad essere deprimente il dover commentare ogni volta sempre gli stessi conclamati ritardi, l'inefficienza ormai diventata norma, il disservizio assurto a regola. Eppure è così. Anche il bimestre appena trascorso non regala miglioramenti di sorta; anzi! I dati per il 2608 si collocano sempre peggio degli anni 2015-17 e sono lievemente meglio solo dello schifoso 2018. Puntualità al 2% (!), con un patetico 51% di treni che arriva entro 5' di ritardo. Massimo ritardo registrato: VENTI MINUTI.

Lievemente migliore la condizione per il 10809, i cui dati sono comparabili con quelli dello stesso periodo del 2017: puntualità al 30% e ritardo entro 5' per l'84% dei treni. Massimo ritardo registrato: VENTISEI MINUTI! Qui il perenne e sempre irrisolto problema è l'ultimo 15% di casi drammatici (in genere guasti al treno, ma non manca una fantasiosa serie di altre nefandezze) in cui veramente il ritardo può crescere all'infinito.

Chiudo come al solito con le due figure con l'andamento mensile dei ritardi, ovviamente in peggioramento rispetto a luglio. Per mettere le cose in prospettiva, si tenga come riferimento la fascia gialla di 5' di ritardo entro cui tutte le curve dovrebbero stare. Il 2608 è da metà 2017 che ha aumentato il ritardo di 5' e non accenna a tornare ai valori pregressi. Il 10809 ha una mediana (curva arancio) migliore, ma va completamente allo sbando (perdonate il gioco di parole) nel 10% peggiore (l'andamento completamente casuale della curva verde): è l'effetto della "coda" della distribuzione statistica, come già commentato altre volte.

Adesso arriverà il freddo ed il maltempo e, come al solito, i prossimi due mesi saranno ancora peggio!

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.

mercoledì 13 novembre 2019

Allegro con brio

Antonella sul 2° tiro.
Gianni sul 3° tiro.
Gianni sul 5° tiro.
Anna sul 6° tiro.
Sul 7° tiro.
Sul 9° tiro.
Sul 10° tiro.
Tracciato della via.
Ahperian - Val Soana
Parete SO

Accesso: si raggiunge Pont Canavese e si seguono le indicazioni per la Val Soana e la frazione Pessetto. La strada risale a fianco del torrente fino ad un bivio dove si prende a sinistra (Valle di Forzo - indicazioni Pessetto). Si supera una frazione e si continua fino ad un piccolo spazio per parcheggiare in corrispondenza di un ponte sul torrente sulla sinistra (sulla destra, tra gli alberi, c'è una piccola costruzione a mo' di garage; se "mancate" il ponte, poco dopo trovate il cartello che segnala la frazione Pezzetto). Parcheggiate al ponte e tornate brevemente indietro, fino ad un sentiero segnalato da un cartello sulla sinistra con la scritta Ahperian. Salite lungo il sentiero fino ad un bivio dove si prende a sinistra, giungendo in breve al diedro di attacco della via (scritta Eno Valerio alla base). La via originale attaccava poco più a destra, ma ora è abitudine iniziare da qui.

Relazione: via molto bella che risale la parete sfruttando una sequenza di fessure e qualche diedro. Protezioni buone a fix, il che non impedisce di portare qualche friend per integrare qua e là (soprattutto nel 7° tiro, dove la chiodatura è un po' più parca). Soste attrezzate con due fix, catena ed anello di calata tranne ove indicato diversamente. Una via assolutamente da non perdere!

1° tiro: salire il diedro, uscire a destra e continuare in placca o lungo una lama fino alla sosta. 20 m, 5b; sei fix.
2° tiro: salire brevemente per placca e spostarsi a destra fino ad attraversare un canale. Seguire poi una divertente fessura orizzontale fino alla sosta. 20 m, 4a (passo su placca, poi più facile); quattro fix (uno con cordino).
3° tiro: salire la placca e continuare per una fessura, prima verso destra e poi dritta. 20 m, 5b; sei fix. Appena sotto la sosta c'è un fittone per soprammercato; a sinistra si nota una sosta (di calata?).
4° tiro: dritti a prendere una bellissima fessura obliqua verso destra che si segue fino alla sosta. 25 m, 5c; sei fix.
5° tiro: partenza un pochino ostica per infilare una fessura un po' zigzagante che porta in sosta. 25 m, 5c (passo iniziale); cinque fix.
6° tiro: superare un muretto a destra della sosta, rientrare verso sinistra fino all'imbocco di una divertente fessura obliqua che si allarga nella parte finale e conduce in sosta. 25 m, 6a (passo); dieci fix.
7° tiro: salire il diedro fessurato, spostarsi a destra e proseguire per placca o (più facile) per il diedro alla sua sinistra. Salire sul terrazzo di sinistra dove si sosta. 25 m, 6a; cinque fix, tre friend incastrati. Sosta su due fix.
8° tiro: salire verso sinistra a doppiare uno spigolino e proseguire dritti per placche e fessure fino alla sosta. 30 m, 5a; cinque fix. Sosta su un groviglio: due vecchi fix con catena e moschettone collegati da cordone ad un'altra sosta adiacente (due vecchi fix e catena).
9° tiro: salire per roccette sulla destra e proseguire lungo un diedro appoggiato fino ad un evidente albero secco (sosta possibile se le corde fanno troppo attrito). Continuare per salti erbosi fino alla sosta. 45 m; IV-, II; un fix, una sosta con cordoni e maglia-rapida su albero secco. Sosta su tre fix con catene e maglia-rapida; il tutto ben arrugginito.
10° tiro: salire lungo la bella fessura fino alla sosta. 25 m, 6a; nove fix.
11° tiro: in traverso a sinistra fino a doppiare lo spigolo per poi salirne il filo, giungendo alla sosta finale. 25m, 5a; quattro fix, due chiodi.

Discesa: in doppia lungo la via o usando le soste alla sua sinistra. Noi siamo scesi lungo la via con cinque doppie, ma è più saggio usarne sei. Ricordate che la settima sosta (due fix) non è utilizzabile per la calata!

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 3 novembre 2019

31 agosto

Alberto sul 1° tiro.
Fabio alla partenza del 3° tiro.
Anna sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Parete del boomerang - Monte Cimo
Parete E

Circa quattro anni fa mi capitò di arrivare all'attacco di una via e scoprire di avere dimenticato il caschetto. Poiché pare che la memoria non migliori con gli anni, stavolta mi ritrovo all'attacco senza caschetto e senza scarpette! Dopo essere stato abbondantemente perculato dal resto della compagnia, vengo però salvato in extremis dal fido Alberto, che coltiva la bizzarra ma utilissima abitudine di andare a fare vie con due paia di scarpette, sì da decidere all'ultimo momento quale scegliere. Il fatto che siano un numero e mezzo più grandi delle mie è un dettaglio... per fortuna non si tratta di una via su placca!

Accesso: dal casello di Affi della A22 seguire per Brentino Belluno, scendendo in Val d'Adige per portarsi sulla destra dell'autostrada e, più avanti, di nuovo sulla sinistra passando sotto un ponte. Subito dopo il ponte c'è una curva verso destra, in corrispondenza di una fabbrica sul lato opposto. Parcheggiare qui, sul lato sinistro. Imboccare la stradina che porta alla fabbrica e, poco prima di una sbarra, identificare una seconda sbarra sulla destra, seminascosta dalla vegetazione. Superarla e seguire la traccia, che si allarga dopo i primi metri di faticosa lotta coll'erba. Si prosegue fino ad un bivio, segnalato da due ometti (uno a destra, uno più grande a sinistra), un bollo e una targhetta S6. Qui si sale verso sinistra e si continua fino ad un secondo bivio (rami di traverso al sentiero a mo' di sbarramento, un ometto, un secondo ometto pochi metri avanti sulla sinistra, ancora la famigerata targhetta S6) dove si prende ancora a sinistra. Il sentiero porta alla base della parete dove si nota un cartello di legno Davide Tomelleri. Da sinistra giunge il sentiero di discesa. Salendo brevemente verso destra si è all'attacco della via (scritta).

Relazione: via plaisir che risale la parete seguendo il grande arco che la solca. Chiodatura ottima e gradi abbordabili ne fanno una classica della zona. Roccia ottima e percorso sempre ovvio. Inutili le protezioni veloci; portare solo rinvii (anche meno di 16 vista la vicinanza sul primo tiro).

1° tiro: alzarsi e spostarsi a destra, superare uno strapiombino e proseguire prima dritti e poi verso sinistra fino alla sosta. 40 m, 6b (passo), sedici fix. Sosta su tre fix con catena e maglia-rapida.
2° tiro: traversare verso sinistra fino alla sosta. 25 m; 4c, III+; cinque fix, un cordone in clessidra. Sosta su tre fix con catena ed anello.
3° tiro: salire verso sinistra lungo la placca e continuare per un diedro, uscendo infine ancora a sinistra verso la sosta. 35 m, 6a, dodici fix.  Sosta su tre fix con catena e maglia-rapida. Tiro molto bello.
4° tiro: bel traverso a sinistra (restando un po' bassi) fino alla sosta. 15 m, 5c, sei fix. Sosta su due fix con catena e maglia-rapida.
5° tiro: salire la facile placca tenendo la sinistra, superare un breve muretto e continuare fino alla sosta. 25 m, 5b (passo), otto fix. Sosta su tre fix.
6° tiro: salire la placca inizialmente sul lato sinistro (dove non è ricoperta di muschio) per poi portarsi al centro e proseguire fino ad una cengia. Da qui facilmente alla sosta sulla destra. 25 m, 6a (passo); cinque fix, un cordone in clessidra. Sosta su fix e clessidra con cordoni.
7° tiro (var.): traversare a destra e salire lungo la linea di fix che percorre la placca (variante consigliata), portando sotto ad un arbusto dove ci si ricongiunge col tracciato originale. Da qui lungo la fessura fino alla sosta. 35 m, 6b, tredici fix. Sosta su due fix con catena ed anello. La via originale percorre il traverso fino ad una sosta. Da qui in verticale lungo la fessura, dove la variante vi si congiunge.

Discesa: dalla sosta ci si sposta verso sinistra fino a delle placche; al loro termine si segue una traccia sulla destra, che sale (ometti) e porta in breve ad una strada forestale. Da qui verso sinistra fino ad una traccia ancora sulla sinistra (ometto e targhetta) che si segue. Quando il sentiero esce dal bosco c'è una terza deviazione, che scende ancora sulla sinistra (ometto). Si scende superando una corda fissa e si percorre ora la lunga cengia che passa sotto tutta la parete e riporta alla targa in legno nei pressi dell'attacco.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.