giovedì 17 settembre 2015

Vonbank

Sul 1° tiro.
Ettore sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Ettore sul 7° tiro.
Sull'8° tiro.
Tracciati della via (rosso) e della Valerio Giordano,
Orizzonti di gloriaAlice.

Piccolo Lagazuoi (Gruppo di Fanis)
Parete S

In fuga dal maltempo che promette di rovinare il fine-settimana, torno ad assaporare la cucina del rif. Dibona e mi ritrovo ad accompagnare Ettore nel suo "battesimo" dolomitico. All'uopo, cerchiamo una via tranquilla, esposta a S e non troppo lunga, che ci permetta di goderci la salita senza troppi pensieri; scartate quelle già percorse, la scelta obbligata è la Vonbank, dal nome della postazione austriaca situata all'attacco della via, perno della difesa del passo di Valparola insieme alle posizioni del Sass della Stria e base per una galleria che sarebbe dovuta servire per attaccare la cengia Martini occupata dagli italiani. Scelta indovinata, anche perché alla fine avanza un sacco di tempo per una seconda via nei paraggi...

Accesso: da passo Falzarego, al parcheggio della funivia del Lagazuoi, si segue il sentiero che risale la pista da sci per prendere poco dopo a sinistra il sentiero dei Kaiserjaeger (indicazione). Lo si segue fino ad un grosso masso in corrispondenza dell'evidente ghiaione erboso di foggia triangolare che marca la base della via, alla sinistra della parete, ben visibile dal parcheggio. Qui si lascia il sentiero per salire alla parete, dove si trova la trincea e due gallerie (visitabili) della postazione austriaca Vonbank. La via parte tra le due gallerie, in corrispondenza di un piccolo slargo (chiodo con cordino visibile). Mezz'oretta circa.

Relazione: via piacevole che risale la parete del Lagazuoi con un percorso non del tutto lineare nella parte alta, figlio del voler limitare le difficoltà su gradi assai abbordabili. Roccia ottima con qualche tratto sulle cenge dove fare attenzione, chiodatura non proprio abbondante: portare friend piccoli e medi per integrare. Calcolare tre orette circa, senza fretta.

1° tiro: salire in corrispondenza del chiodo e piegare verso sinistra a prendere un diedro che si segue fino ad uscire su un terrazzino; poco più a sinistra si trova la sosta. 30 m, IV+, III; tre chiodi (uno con cordino). Sosta su cordone in clessidre.
2° tiro: salire aggirando a sinistra la parete giallastra sovrastante per poi rientrare verso destra fino ad un terrazzo di sosta nei pressi di un pilastro. 20 m, IV-, IV; un cordone in clessidra. Sosta su due chiodi con cordone e maglia-rapida.
3° tiro: salire dritti sopra la sosta seguendo una specie di fessura, superare un breve saltino e raggiungere la sosta posta immediatamente sopra. 25 m, IV+, IV; un chiodo. Sosta su due chiodi e clessidra con cordoni.
4° tiro: rimontare il pilastrino posto a sinistra della sosta e proseguire sempre verso sinistra a superare un canale; alzarsi per rocce più facili puntando alla base dell'evidente sperone giallastro ove si trova la sosta. 30 m, IV, III. Sosta su chiodo e clessidra con cordone.
5° tiro: alzarsi qualche metro sopra la sosta, non seguire la fessura giallastra ma traversare a destra fin quasi alla fine della placca nerastra sovrastante, dove questa diviene più facilmente accessibile. Salirla spostandosi lievemente verso sinistra per seguire una rampa ancora a sinistra che porta al termine dello sperone giallastro. 30 m, IV-, I, IV, II; una clessidra con cordone. Sosta da allestire su spuntone e chiodo alla sua sinistra. Un friend incastrato nella fessura giallastra suggerisce che sia possibile percorrere un'interessante variante a questo tiro.
6° tiro: a destra della sosta fino ad un pilastrino staccato dall'aria un po' preoccupante. Lo si supera sulla sua destra e si sale fino alla cengia che si segue verso sinistra. Si supera un primo cordone in clessidra con chiodo (possibile sosta un po' scomoda) e si prosegue fino ad un secondo cordone dove si sosta. 30 m, IV; un chiodo, due cordoni in clessidra. Sosta su cordone in clessidra.
7° tiro: proseguire a sinistra lungo la cengia fino ad incontrare una fessura obliqua che si segue verso destra, superando un tratto più verticale per giungere su una nuova cengia. Da qui traversare verso destra per facile rampa fino ad uno spuntone. 30 m, IV-, V (un passo), III; un chiodo, tre cordoni in clessidra. Sosta da attrezzare su spuntone.
8° tiro: salire la placca nerastra a destra della sosta fino ad una cengia detritica. Superare il saltino e traversare verso sinistra fino ad uscire dalla parete. 25 m, V-, III+. Sosta da attrezzare su spuntone con allegra vista su croce di caduto di guerra e resti di scatolette, legname e materiale vario.
9° tiro: salire per facili rocce fino ad una terrazza in corrispondenza di una vecchia postazione dove si sosta. 25 m, III. Tiro evitabile.

Discesa: si raggiunge il sentiero dei Kaiserjaeger che passa nelle vicinanze e lo si segue in discesa fino al punto di partenza.


Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

mercoledì 16 settembre 2015

Alto Adige DOC Lagrein 2008 Hofstatter

Dopo un'estate spesa felicemente tra arrampicate su calcare e su granito e la scrittura dei post relativi, era tempo di dedicare qualcosa alle care vecchie gozzoviglie enologiche, che invero non sono mancate. Anzi, il soggiorno glasvegiano di quest'anno è stato caratterizzato non tanto dal canonico whisky, ma da una quantità ragguardevole di assai più continentale vino: francese, spagnolo e americano, grazie alla munificenza del mio anfitrione.
Di almeno una di queste bottiglie, la migliore, mi ero ripromesso di scrivere, ma poi ho compreso che ricordavo molto poco e ho preferito lasciar perdere, anche perché l'anonimo anfitrione di cui sopra ha già recensito detta bottiglia nel suo blog, a cui rimando (aggiornamento: il blog ha cessato di esistere; l'amico però c'è ancora!).
Rieccomi quindi in Italia, per la precisione in una delle mie regioni preferite, enologicamente (ma non solo) parlando! Rieccomi ad assaggiare un Lagrein, che insieme a dei fantastici Pinot noir è per me l'espressione più riuscita di questo territorio, almeno per quanto attiene ai vini rossi. E tra i Lagrein non si può tralasciare quello prodotto a Termeno dalla cantina Hofstatter, cantina che si caratterizza tra l'altro per un approccio affine alla biodinamica e per un uso... diciamo così... "ragionevole" delle barriques in alcuni vini. I vigneti stanno tra i 250 e gli 800 m di altezza, conferendo all'azienda quel carattere di vinicoltura di montagna con cui da sempre sono in sintonia.
Il Lagrein base vede 10 mesi in botti di rovere di Slavonia e 6 mesi in bottiglia ed il legno non lascia sentore, che è invece dominato dai frutti rossi e da note speziate, seppur non particolarmente intense. Il colore violaceo scuro, con lievi punte granate per l'invecchiamento, si tramuta in bocca in note minerali accompagnate da una discreta acidità, senza che il vino sia troppo alcolico. Morbido e ben equilibrato, persistenza media, buona bevibilità (nel mio caso il problema si pone raramente, ma insomma...). Un vino che accompagna perfettamente i piatti della meravigliosa cucina altoatesina (e non solo) e che meriterebbe una fortuna e una notorietà migliori di quanto (forse) non abbia; ma forse anche in questo sta parte del suo fascino.

mercoledì 9 settembre 2015

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi maggio-luglio 2015 (2608/10809)

Ritardi all'arrivo nel trimestre maggio-luglio 2015 per i
treni 2608 e 10809 nel tragitto Bergamo-Milano Lambrate.
Ritardi all'arrivo nel periodo gennaio-luglio 2015 per i
treni 2608 e 10809 nel tragitto Bergamo-Milano Lambrate.
Ritardi (medio e al 90% della cdf) per il treno 2608
Come sopra, ma per il treno 10809.
È tempo di aggiornare i dati relativi alle magnifiche prestazioni del Leviatano ferroviario lombardo per il periodo estivo! Visto che ad agosto mi sono preso le agognate vacanze del caso, i dati si fermano a fine luglio e stavolta parliamo di tre mesi: maggio, giugno e luglio 2015. Risparmio ai malcapitati lettori uno dei due grafici consueti, quello del ritardo alla partenza, e mi concentro sul ben più rilevante ritardo all'arrivo in stazione. Trattenete la compassione per i miseri viaggiatori e, se proprio volete, anche gli improperi all'indirizzo del gestore del servizio, e guardiamo i dati per bene (spiegazioni varie sono nel primo post della serie), iniziando dal treno 2608 delle 8:02: rispetto agli analoghi periodi precedenti (qui e qui), il caldo pare aver avuto due effetti contrastanti: da un lato, la maggioranza dei treni ha diminuito il ritardo, e la percentuale di treni che arrivano entro 5' si è portata all'83% circa contro circa il 70% del bimestre precedente. Dall'altra, però, la "coda" della distribuzione, ovvero i treni che arrivano in ritardo, sono andati assai peggio: ad esempio, per una percentuale del 95%, ovvero una coda del 5%, ovvero qualcosa che capita in media una volta su venti (più o meno un volta al mese) si è passati da circa 10' a 17'; un aumento del ritardo pari al 70%! Se ricordate che il tempo ufficiale di percorrenza del tragitto è di circa 40', ciò implica che cotal ritardo è passato dal 25% al - udite udite - 42.5% della durata nominale del viaggio.
Se questi dati hanno un sapor dolceamaro, l'effetto perverso della caldissima estate si disvela appieno nel pomeriggio, dove con il treno 10809 si assiste allo sfacelo del concetto di trasporto pubblico ferroviario: il ritardo è contenuto entro 5' solo per il 60% dei treni (era il 66% nel bimestre precedente) ed il ritardo al 95% cresce da un già nefasto 18' ad un inconcepibile 33'; più di mezz'ora di ritardo su quaranta minuti di percorso! In casi estremi qualcuno (tra cui il sottoscritto) ha avuto anche la fortuna di raddoppiare il tempo di percorrenza: ritardi fino a 45' per soppressione treni, scioperi prolungati oltre la scadenza e altre amenità che influenzavano, in un'interminabile catena di S. Antonio, sia il 10809 che il treno successivo su cui si era caricati a mo' di carro-bestiame.
La seconda figura mostra invece la statistica complessiva sui primi sette mesi del 2015, che risente del pessimo trimestre: ritardi entro 5' solo per il 60-70% dei treni, ritardi interminabili sul fallimentare 10809 (27' circa per il 5% peggiore). No comment.
Infine, dopo tutti questi mesi, è giunto il momento di dare uno sguardo veloce d'insieme. Visto che la distribuzione è largamente asimmetrica, la media non è un indicatore sufficiente del comportamento complessivo, e l'ho quindi integrata con un altro parametro, relativo al ritardo del "caso peggiore", osservandone l'andamento col passar dei mesi. Come "caso peggiore" ho preso il valore al 90% di probabilità cumulativa, ovvero il 10% peggiore, ovvero una volta su dieci giorni: è quello che vi tocca (statisticamente parlando) un giorno lavorativo ogni due settimane. Qui si vede immediatamente l'anomalia dei mesi estivi, soprattutto nel pomeriggio (colpa del caldo? di Expo?), anomalia che fa incredibilmente rimpiangere le schifezze precedenti! Se comunque prescindiamo (a fatica) da questi dati orripilanti, in attesa che passi settembre "per vedere di nascosto l'effetto che fa", si intuisce una lieve tendenza al miglioramento. Vedremo se sarà confermata.

giovedì 3 settembre 2015

Gloire à Satan

Edo sul 3° tiro.
Sul 4° tiro
Tracciato della via.
Poire d'Ailefroide
Parete E


Non temete, non ho abbracciato alcun culto satanico, anche perché la mia - per così dire - poca simpatia per il mondo soprannaturale e metafisico coinvolge tutti e tre i regni di dantesca memoria; è vero però che il nome della via ha contribuito alla sua scelta tra quelle presenti sulla poire. Frequentazione assai maggiore che sul Pelvoux, ma solo sulle vie più facili; noi abbiamo arrampicato in beata solitudine. Via molto bella, raccomandata agli amanti dell'aderenza, con un minimo di "ingaggio" nel secondo tiro.
Accesso: si raggiunge la Vallouise e si risale la valle fino alla frazione di Ailefroide, dove vi è un parcheggio non troppo grande sulla sinistra. Si prosegue a piedi e, subito dopo la prima curva a destra della strada, si prende uno sterrato sulla sinistra, si attraversano un paio di torrentelli e si prosegue. Si oltrepassa un altro torrente e poco dopo si prende una deviazione sulla sinistra (ometto). Il sentiero attraversa una zona di massi (ometti) e poi si biforca. Si tiene la destra e si prosegue fino a giungere in corrispondenza di un grosso masso e del canale-spaccatura che separa la poire vera e propria (sulla destra; solita fastidiosissima bandiera presente) da una "peretta" più piccola sulla sinistra, dove si trova la via, la prima alla sinistra del canale. Appena a destra di esso parte una delle vie più facili della Pera con annessa coda di arrampicatori, incastri di corde e urla babeliche. Tenersi alla larga!
Relazione: via breve su placca con un tratto in diedro a superare l'evidente muro; protezioni a fix buone ma un po' distanziate nel secondo tiro, lunghezza-chiave della via con difficoltà obbligata. Soste attrezzate con due fix e cordone (non proprio nuovissimo...) ed anello di calata, tranne la terza. Portare solo rinvii.
1° tiro: salire il facile muretto e proseguire per placche (qualche tratto erboso) fino alla sosta. 35m, 4c; sette fix.
2° tiro: per bellissima placca di aderenza con un paio di passi obbligati fino ad una sorta di bombamento che si risale sulla sinistra fino alla sosta. 25m, un paio di passi di 6a/6a+; sei fix.
3° tiro: ancora per placca che diventa più verticale appena prima della sosta. 20m, passo di 6a/6a+ (ben protetto); sette fix.
4° tiro: spostarsi a destra della sosta a prendere un diedro obliquo che consente di superare un muretto e proseguire per placche verso sinistra fino alla sosta. 30m, 6c (ma per me A0); undici fix.
5° tiro: ancora dritto per placche finali fino alla cima. 30m, 5b; quattro fix.
Discesa: in doppia sulla via. Prima calata alla quarta sosta, poi alla seconda e da qui direttamente a terra (con due mezze corde da 60m).

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

venerdì 28 agosto 2015

Marche au supplice

Edo sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Sul 4 tiro.
Edo sul 5° tiro.
Sul 6° tiro.
Edo sul 9° tiro.
Tracciato della via.
Monte Pelvoux
Parete E


Dopo le Dolomiti, cosa di meglio di un po' di arrampicata su granito, magari anche un po' plaisir per cambiare? E quindi, via in Francia, alla scoperta della tanto decantata zona di Briançon, tra un'arrampicata, un tuffo nella piscina del campeggio e qualche maldestro tentativo di resuscitare il mio già pessimo francese, non più parlato (si fa per dire...) da una decina di anni. Il mio cuore continuerà a battere per i monti pallidi, ma oltre confine c'è un intero mondo da scoprire!
Accesso: si raggiunge la Vallouise e si risale la valle fino alla frazione di Ailefroide, dove vi è un parcheggio non troppo grande sulla sinistra. Si prosegue a piedi e, subito dopo la prima curva a destra della strada, si prende uno sterrato sulla sinistra, si attraversano un paio di torrentelli e si prosegue. Si oltrepassa un altro torrente e poco dopo si prende una deviazione sulla sinistra (ometto). Il sentiero attraversa una zona di massi (ometti) e poi si biforca. Si tiene la sinistra e si risale, in vista della parete, fino alla base della larga spaccatura obliqua dove parte la via (fix visibili). Poco a destra, la solita bandiera francese dal sapore (per me) un po' sciovinista.
Relazione: via molto bella che risale le placche del contrafforte E del monte Pelvoux, non disdegnando qualche passaggio più verticale. Percorso sempre ovvio e ben indicato dalle protezioni, sempre ottime a fix: portare solo rinvii ed il necessario per le calate. Le soste sono attrezzate con due fix e qualche vecchio cordone (no catena e maglia-rapida o anello di calata a parte la sosta finale). I gradi indicati nella nostra guida erano decisamente esagerati in molti tiri; l'obbligato è sul 6a ed il tempo necessario si aggira sulle cinque ore. Questa la mia valutazione dei tiri:
1° tiro: salire i gradoni, rimontare una paretina e spostarsi a destra per placche fino alla sosta. 30m, 5c; sette fix.
2° tiro: a destra della sosta a risalire un muretto per poi proseguire facilmente ancora verso destra. 20-25m, 6c (o 6a e A0); nove fix.
3° tiro: per facile placca a destra della sosta. 20m, 5a; quattro fix.
4° tiro: dritti fino ad un muretto fessurato che si supera per proseguire in placca. 20m, 5c; nove fix.
5° tiro: ancora per placca e breve muretto. 30m, 5c; otto fix.
6° tiro: continuare lungo la placca fino alla cengia e sostare in corrispondenza di un albero. 35m, 6a+ (passo iniziale) e 5c; undici fix.
7° tiro: proseguire lungo la cengia, superare un tratto terroso e la placca successiva fino alla sosta. 35m, 5b; sette fix.
8° tiro: passo iniziale sbilanciante seguito da traverso più facile. 25m, 6a+ (passo iniziale) e 6a; dieci fix.
9° tiro: verso destra a prendere un bel pilastro che si risale fino alla sosta. 25m, 6b; otto fix.
10° tiro: traversare a sinistra per pochi metri e salire la placca (un passo delicato). 15m, 6a+; cinque fix.
11° tiro: per gradoni e rocce finali fino alla cima del pilastro. 35m, 5b; sette fix.
Discesa: in doppia dalla via (necessarie due mezze corde). La prima calata porta a sinistra della decima sosta, la seconda a sinistra dell'ottava. Nella terza calata, saltare una sosta su un'esile cengia con mugo e proseguire fino alla sosta su fix. La quarta calata porta ad uno zoccolo di rocce rotte dove si trova l'ultima sosta di calata (un po' a sinistra, faccia a monte, rispetto alla verticale di calata) che deposita alla base. È possibile anche scendere a piedi lungo il sentiero che si stacca dall'ultima sosta.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

mercoledì 19 agosto 2015

Soldà

Raffaele alla partenza del 2° tiro.
Sempre lui sul 6° tiro.
Sul 7° tiro.
Sull'11° tiro.
Raffaele all'uscita della via.
La calata nel vuoto.
Tracciato della via.
La "firma" della cordata sul libro del rif. Vicenza.
Prima torre del Sassopiatto
Parete NE


Cosa fare dopo la salita al Salame se non la Soldà alla prima torre del Sassopiatto? L'unico problemino sono le nostre condizioni quando rientriamo dalla Comici dopo innumerevoli scivolate nel ghiaione di discesa: uno sfoggia una mano dolorante, l'altro un piede gonfio! Terminiamo quindi una cena da gourmand e ci cacciamo a letto presto, confidando nelle virtù taumaturgiche del canonico grappino, che invero funzionano solo a metà, nel senso che il giorno dopo faccio i primi due tiri con la sensazione che il piede destro stia rotolando a valle ad ogni passo. Poi le cose migliorano e ci ritroviamo in cima e, stavolta senza danni, di nuovo al rifugio, a firmare la salita come il giorno prima: "CAI BG - PoliMI". Bisognerà proprio crearlo, un gruppo alpinistico al Politecnico!
Accesso: dal rif. Vicenza (ci si arriva da passo Sella con la cabinovia per il rif. Demetz o da S. Cristina con il sentiero 525, anche qui con possibilità di usare una funivia per abbreviare il percorso) si prende il sentiero per la ferrata del Sassopiatto (subito dietro il rifugio), salendo fino ad un ghiaione all'altezza della base della Torre del Sassopiatto (ben visibile sulla destra). Si attraversa verso destra senza percorso obbligato fino alla parete. L'attacco è appena a sinistra di un muro giallastro, in una specie di larga nicchia. 15' dal rifugio.
Relazione: la via risale la parete NE della Torre sfruttandone i punti deboli con geniale intuizione e con difficoltà contenute (tre tiri impegnativi; passaggio di VI obbligato nel 6° tiro), ma con chiodatura essenziale. Portare friend fino al 3BD per integrare. Rispetto alla relazione riportata sulla guida di M. Bernardi, alcune soste (3a, 4a e 5a) sono state spostate e sistemate (chiunque sia stato: grazie). Calcolare 4h e mezza circa.
1° tiro: salire sul bordo destro della nicchia ed uscirne sulla destra (oppure salire direttamente dritti partendo poco più a destra), spostarsi a sinistra sulla placca nera e salire spostandosi verso destra fino ad una terrazza. 40m, IV, V, V+; due chiodi + due collegati. Sosta su due chiodi.
2° tiro: traversare verso sinistra, salire un muretto verticale e spostarsi a destra (oltre la sosta di partenza) fino ad un terrazzino dove si sosta. 25m, VI-, V+, V, IV; due chiodi (uno con cordone penzolante). Sosta su due chiodi.
3° tiro: sopra la sosta a superare un breve tetto, poi spostarsi verso destra fino ad una terrazza di sosta. 20m, V+ (un passo), IV; un chiodo. Sosta su due chiodi con cordone.
4° tiro: a destra della sosta a salire una zona di rocce facili (appena a destra dello spigolo si nota la nicchia della sosta originaria) fino alla sosta su un terrazzino. 50m, IV. Sosta su due chiodi e cordone.
5° tiro: ancora dritti fino ad uscire su una rampa erbosa, superarla (attenzione ai sassi), salire un muretto e portarsi sulla sinistra dove si sosta. 35m, III, IV; un chiodo. Sosta su chiodo e clessidra con cordone.
6° tiro: in obliquo a sinistra a puntare ad una fessura giallastra, salirla e continuare per una specie di diedro-caminetto fino ad una nicchia. 30m, III, V+, VI, V; due chiodi. Sosta su clessidra.
7° tiro: alzarsi a sinistra della sosta e salire per una rampa verso destra fino ad una grande nicchia. 25m, IV+, III, I. Sosta su enorme clessidra nella nicchia.
8° tiro: uscire a destra dalla nicchia, salire traversando sempre verso destra superando un canale, a prendere una rampa erbosa. NON continuare sulla rampa fino allo spigolo, ma salire verso sinistra per roccette fino alla sosta. 30m, I, V, III, IV. Sosta su due chiodi.
9° tiro: salire il muretto a sinistra della sosta e giungere ad una prima nicchia, superare una paretina ancora verso sinistra fino ad una seconda nicchia. 20m, V (un passo), IV; un chiodo. Sosta su clessidra alla sinistra della nicchia.
10° tiro: a sinistra della nicchia a risalire il caminetto fino ad un gradino sotto lo strapiombo. 25m, IV-. Sosta su clessidra.
11° tiro: a destra della sosta a salire un caminetto di roccia gialla (meno friabile di quanto sembri). Giunti su un primo terrazzo si può continuare ancora per un paio di metri lungo il camino oppure spostarsi a destra ed uscire su paretina. Si percorre quindi una rampa erbosa, si ignora un primo spuntone leggermente in basso a destra e si sosta su un secondo spuntone, alla destra di una grande nicchia nera. 50m, V-, III+, I. Sosta su spuntone.
12° tiro: su per la paretina di fronte, poi si continua su rocce facili fino ad un pilastrino. 40m, IV, III+. Sosta su clessidra.
Da qui si continua per un'ottantina di metri circa in conserva fino al colletto appena sotto la vetta. I e II. Sosta su spuntone.
Discesa: si scende verso sinistra (rispetto alla direzione di salita) fino ad un ancoraggio sulla destra da cui ci si cala nel canale. Ora si scende nel canale cercando il lato migliore fino ad un secondo ancoraggio: con due calate da 50 e 25m si arriva dove il canale si allarga. Si scende ora sulla destra facendo molta attenzione (terreno friabile all'apparenza interessato da una frana recente) fino ad un terreno più facile, raggiungendo un grande salto all'altezza di un grosso masso incastrato. Si scende pochi metri (facile, ma esposto) e sotto il masso si trova un ancoraggio. Scendere ancora pochi metri sulla sinistra (eventualmente con una breve calata) ad un secondo, migliore, ancoraggio da cui ci si cala nel vuoto (50m) sino al ghiaione terminale che si discende fino al sentiero di partenza. Un'ora e mezza circa.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 16 agosto 2015

Comici

Raffaele sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Sul 4° tiro.
Raffaele in scioltezza sul 5° tiro.
Sul 6° tiro.
Raffaele sul 7° tiro.
Raffaele sull'ultimo tiro.
Foto di vetta.
Tracciato della via.
Salame del Sassolungo
Parete NE


Forse una delle vie più famose delle Dolomiti, l'ultima via di Emilio Comici, aperta un paio di mesi prima del banale incidente di Vallunga. Una via a cui è legato anche il nome di Ercole Esposito Ruchin, che morirà insieme ai compagni nel tentativo di prima ripetizione. 350 metri quasi tutti in assoluta verticalità e massima esposizione, una linea incredibile da salire con il vuoto alle spalle! E, fatto ancor più incredibile, con difficoltà che toccano il VI solo in un paio di punti. Da non perdere assolutamente!
Accesso: noi ci trovavamo già al rif. Vicenza e quella è stata la nostra base di partenza. Da qui si segue il sentiero n. 526 (che porta al rif. Comici e a passo Sella) fino ad arrivare in vista del Salame. Si prosegue lungo il sentiero fino ad una zona con massi, in corrispondenza dello sbocco del canale che proviene dal Salame. Qui si sale seguendo una vaga traccia, poi quando il canale è ostruito da neve si continua in arrampicata sulla facile ma un po' sporca parete di destra (radi ometti) portandosi sotto la parete del Salame. Si sale ora il facile canale sulla sinistra fin sotto ad un masso incastrato. Le relazioni dicono di risalirlo sulla sinistra; in realtà noi siamo passati sotto il masso e lo abbiamo rimontato sul lato destro (spalle al Salame) in spaccata su grosse prese. Sosta di partenza su due chiodi e cordini. Un'ora e mezza dal rifugio.
Relazione: La via risale la parete N del Salame tra fessure e piccoli tetti, con qualche passaggio tra placche e camini. Il percorso è sempre piuttosto logico, con solo un paio di punti in cui fare attenzione. Inoltre, i tiri si possono modulare con un poco di discrezione, soprattutto nella parte alta, poiché in via o nelle vicinanze esistono diverse soste possibili e diverse varianti alla linea originale. La via è sufficientemente chiodata, ma richiede protezioni veloci per integrare (fino al 3BD). Inoltre, alcuni chiodi di sosta (e di via) non sono proprio esaltanti; valutate voi se portarvi un martello per ribatterli. La parete è piuttosto freddina, ma la roccia è ottima. Contare circa cinque ore per la via.
1° tiro: verso destra a superare un passo delicato, poi in obliquo sempre a destra fino alla sosta; 35m, V+, IV, due chiodi. Sosta su tre chiodi con cordone.
2° tiro: a destra della sosta a salire una fessura che porta sotto un piccolo tetto. Superarlo e proseguire su roccia più facile fino alla sosta; 30m, V+, VI (o A0), IV+, tre chiodi. Sosta su due chiodi (uno un po' malandato).
3° tiro: superare un saltino e continuare lungo la fessura, spostandosi prima a destra e poi a sinistra fino alla sosta; 30m, V-, IV, un chiodo. Sosta su un chiodo + una clessidra.
4° tiro: a sinistra della sosta a prendere una fessura che si segue fino alla sosta; 40m, V, tre chiodi. Sosta su due chiodi e una clessidra. A sinistra della fessura si nota una possibile sosta intermedia.
5° tiro: salire in verticale, poi spostarsi lievemente a destra e proseguire fin sotto il tetto giallastro. Superarlo verso sinistra e raggiungere la sosta posta poco dopo; 25m, V, VI+ (o A0), dieci chiodi. Sosta su tre chiodi con cordone.
6° tiro: salire la fessura sopra la sosta e, dove finisce, traversare verso sinistra fino alla nicchia; 35m, V+, IV+, cinque chiodi, una sosta intermedia. Sosta su tre chiodi con cordone. Il traverso non è difficile, ma esposto e improteggibile; l'unico chiodo presente era ad altezza-piede e quindi inutilizzabile. Forse io sono stato un po' troppo alto; fate attenzione. Nella nicchia dovrebbe esserci il libro di via, ma io ero talmente stordito che non sono riuscito a vederlo!
7° tiro: salire a destra della sosta per qualche metro, poi (circa all'altezza del 2° chiodo) traversare verso destra abbassandosi un poco (un passo delicato) fino ad un pulpitino (possibile sosta). Il mio socio ha invece proseguito in verticale; 40m, IV+, V+, IV+, quattro chiodi. Sosta su un chiodo.
8° tiro: proseguire puntando ad una spaccatura-camino un poco a sinistra; risalirla uscendo poi sulla destra fino a raggiungere la sommità di un terrazzino; 25m, IV+, IV, due chiodi. Sosta su un chiodo.
9° tiro: abbassarsi a destra e proseguire in traverso fino ad una fessura con rocce rotte. Risalirla proseguendo poi in obliquo verso destra per una spaccatura fino alla sosta; 50m, IV, un chiodo. Sosta su un chiodo.
10° tiro: salire le facili rocce fino ad una fessura che si segue fino ad uscire dalla parete; 50m, III, IV, un chiodo. Sosta su spuntone.
11° tiro: salire le rocce terminali fino alla sommità; 35m, III. Sosta su spuntone.
Discesa: proseguire lungo la cresta e prendere una traccia sulla sinistra che si segue in discesa fino ad un ancoraggio per corda doppia (poco più sotto ce n'è un altro con un vecchio spit). Da qui una calata di 50m porta pochi metri sotto la forcella del Salame, che si raggiunge agevolmente. Si scende ora l'interminabile canalone (qualche ometto) cercando di rotolarvi il meno possibile, cosa che a noi è riuscita solo parzialmente, fino al rif. Vicenza. 1h 30' circa.

Rientrati al rifugio, al sole, davanti al libro delle salite, non potevamo non firmare la nostra ascensione con l'affiliazione: "CAI BG - PoliMI"!

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

sabato 15 agosto 2015

Spigolo del Pollice

Raffaele sul 4° tiro.
Sul 7° tiro.
Tracciato della via.
Punta delle Cinque Dita (Pollice) - Sassolungo
Spigolo N


Tempo di vacanze, tempo di Dolomiti! Reduce da un piovoso weekend in Valmalenco, raccolgo Raffaele per comporre la cordata degli "ingegneri Politecnici" e ci dirigiamo verso est. Un cambio di programma al volo, capolavoro di efficienza, ci dirotta dal rif. Scotoni al Vicenza in Sassolungo, che decidiamo di raggiungere da passo Sella, con una pausa al rif. Demetz per salire una via facile e veloce. Soluzione consigliata se non si è in zona e non si ama partire a notte fonda da casa. Via decisamente bella e (nel suo livello) consigliabile.
Accesso: da Passo Sella si sale al rif. Demetz alla forcella del Sassolungo, che grazie alla cabinovia che lo raggiunge (a prezzi discretamente rapinosi, soprattutto se prendete un biglietto di sola andata) si è ormai trasformato in una trattoria turistica. E infatti dietro il rifugio campeggia un cartellone che pubblicizza una serie di (peraltro ottime) guide di arrampicata in Dolomiti, con indicati i tracciati al Pollice. Si supera il cartello e ci si avvicina alla parete seguendo una traccia verso destra che porta direttamente all'attacco, a centro parete.
Relazione: via molto bella e su gradi assai abbordabili, che percorre la cresta N del Pollice sempre in grande esposizione. Consigliata per un primo approccio o se come noi avete poche ore da impiegare: la via si percorre in un paio d'orette o poco più, se su queste difficoltà non badate troppo alle protezioni (che non sono molte). Percorso sempre logico.
1° tiro: salire la placca verso destra e poi dritto fino alla cengia. 30m, III+; un chiodo. Sosta su due chiodi con cordone e maglia-rapida.
2° tiro: in conserva verso destra fino a raggiungere la base del canale che porta alla cresta. 80m, II. Sosta da allestire su spuntone. Poco sopra, contro la parete è presente una sosta su cordone che può essere utilizzata (un po' fuori via; sconsigliata).
3° tiro: salire il canale fino alla base dello spigolo e portarsi un poco a sinistra fino alla sosta. 45m, III-. Sosta su cordone su spuntone.
4° tiro: salire lo spigolo sovrastante fino ad un terrazzino. 40m, III+, IV-; un chiodo. Sosta su anello cementato.
5° tiro: spostarsi a sinistra fino ad uno spuntone, scendere sulla destra fino ad un intaglio e salire brevemente la paretina fino ad un'enorme clessidra. 30m, III, IV-. Sosta su clessidra.
6° tiro: continuare lungo lo spigolo fino ad un gradino. 50m, III+, III, un chiodo. Sosta su anello cementato e chiodo.
7° tiro: continuare lungo lo spigolo, superare una sosta intermedia e salire ad un terrazzino. 55m, III, IV (un passo); una sosta intermedia su spit e chiodo. Sosta su anello cementato. Ovviamente si può spezzare il tiro in due.
8° tiro: ancora lungo lo spigolo fino alla sommità. 30m, IV-. Sosta su due clessidre con cordino e maglia-rapida.
Discesa: dalla sosta si scende (o ci si cala) una decina di metri fino ad una seconda sosta di calata, da dove ci si cala direttamente alla forcella tra Pollice e Indice (50 m, oppure due calate da 25 m). Si scende ora per un canale verso destra (faccia al Pollice) e si attraversa un tratto orizzontale sulla sinistra (faccia a valle) fino a doppiare lo spigolo. Da qui con un paio di brevi calate (o arrampicando) si raggiunge una traccia con ometti che si segue fino ad un anello di calata, da dove con due calate a corda doppia (la prima di circa 60 m) si torna nei pressi del rif. Demetz. Un'ora e mezza circa.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

venerdì 7 agosto 2015

Summertime

Walter sul 1° tiro.
Sul bellissimo 2° tiro.
Sul passo-chiave del 2° tiro.
Walter sul 3° tiro.
Tracciato della via (rosa). In rosso la via Bagliori a Pechino,
in azzurro la via Ruffinoni.
Seconda torre dello Zucco Pesciola (Gruppo dei Campelli)
Parete N

Rieccomi puntuale al mio appuntamento con i Campelli! Se penso a tutte le persone che vi ho portato per la prima volta e alla loro contentezza, ne ricavo ancora più soddisfazione. Invero la zona dei Campelli è l'ideale in questa estate africana, se non ci si vuole spostare di molto e si cerca un posto fresco, per non dire freddo. La meta di oggi è Summertime, che avevo sbirciato qualche settimana fa, impegnato sulla vicina Bagliori a Pechino. Il gruppo dei Campelli non ha deluso nemmeno stavolta, ed abbiamo anche beneficiato delle foto che Ivan, dalla vicina Bramani-Fasana, ci ha fatto: moltissime grazie; sembriamo quasi degli alpinisti veri!

Accesso: si raggiungono i pressi del rif. Lecco dalla stazione della funivia dei Piani di Bobbio o da Ceresole di Valtorta e si segue lo sterrato che sale nel vallone dei camosci. Si prende la prima deviazione a destra procedendo in piano e si prende una delle tracce che salgono verso destra puntando alla seconda o terza torre. Ci si sposta a destra del canale che separa le due torri di Pesciola dove si nota una specie di facile canale dov'è l'attacco della via (in comune con Giovani marmotte). Fittoni visibili.

Relazione: via breve ma molto bella, con due tiri impegnativi (l'obbligato è un passo di 5c sul 2° tiro), che sale per placche e strapiombi la torre di Pesciola. Chiodatura ottima e sosta attrezzate con due fix e catena con anello di calata. Portare solo rinvii.

1° tiro: salire lo spigolino e spostarsi verso destra ad una cengia dove si sosta. 40 m, 4a; quattro fix.
2° tiro: in verticale sopra la sosta fino ad una terrazza. 30 m, 6a+; dodici fix, due chiodi. Tiro bellissimo di movimento.
3° tiro: salire lungo la bella fessura fino ad una cengia. 30 m, 6a (passo); sette fix, un chiodo.
4° tiro: salire a sinistra della sosta, attraversare a destra e salire a superare lo strapiombo lievemente sulla sinistra, per poi proseguire su facili rocce fino alla sosta. 15 m, 6b; sei fix, un chiodo.

Discesa: in doppia dalla via (attenzione ai minchioni che buttano sassi passando sulla sovrastante cresta Ongania). In alternativa, si può ovviamente seguire tale cresta per tornare al rif. Lecco o proseguire fino alla cima del Pesciola.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

giovedì 6 agosto 2015

Oliver + I birraioli

Edo sul 2° tiro di Oliver.
Sul 3° tiro di Oliver.
Edo sul 1° tiro de I birraioli.
Sul 2° tiro de I birraioli.
Tracciati delle vie I birraioli (rosso) e Oliver
(arancio). In mezzo la via Nuova ossessione.
Placche di Pian - Bec Cormoney
Parete NE


Dopo la puntata dello scorso novembre, torno a visitare queste belle placche, complice una giornata in cui dovrebbe versare acqua ovunque tranne che in Valle d'Aosta, dov'è previsto cielo nuvoloso e un abbassamento delle temperature. Sole cocente e cielo blu sono quello che troviamo, a testimonianza dell'affidabilità delle previsioni meteo. Decisamente da evitare in queste condizioni, le placche sono ideali per le mezze stagioni e regalano un'arrampicata divertente e non impegnativa. Senza contare che forniscono l'occasione per la consueta spesa enogastronomica al rientro...
Accesso: Si raggiunge il paese di Donnas (uscita Pont Saint Martin della A5) e poco prima del centro si prende il sottopasso ferroviario a sinistra seguendo le indicazioni per la frazione Outrefer. Si parcheggia prima del paese, al termine della strada, si entra in paese per svoltare poco dopo a sinistra (freccia gialla) ed imboccare il bel sentiero che risale la valle del Fer (segnavia 5 e 5A). La mulattiera porta prima al bivio per la via Neri Camilla e, proseguendo su segnavia 5A, ad un pilone dell'ENEL e a delle baite (Pian Bosonin). Si continua fino ad un secondo pilone della linea elettrica e, al successivo tornante verso destra, si lascia il largo sentiero per prendere a sinistra (indicazioni P.P.). Il sentiero (bolli rossi e strisce gialle) scende verso il torrente (attenzione dopo le piogge!) dove vi è una scritta rossa su masso ("I birraioli" e "Oliver" accompagnate da due frecce). Si attraversa il torrente (bolli) e un paio di metri a destra si nota il primo spit di Oliver. Per I birraioli, si prosegue sul sentierino verso sinistra dopo l'attacco di Oliver fino ad una pianta, indi si sale ad una terrazza dove partono gli spit (scritta poco leggibile alla base). Un'oretta circa dal parcheggio.
Relazione (Oliver): via tranquilla su placca, ben protetta e divertente. Soste attrezzate con due fix e catena con anello di calata.
1° tiro: salire dritti la placca. 25m, 4a; sei fix.
2° tiro: salire inizialmente verso destra per poi rientrare. 30m, 4c; sette fix.
3° tiro: verso sinistra a seguire uno spigolino che si rimonta per salire una breve placca che reca alla sosta su un terrazzino. 35m, passo di 6a; dodici fix. A sinistra si nota la seconda sosta di Nuova ossessione.
4° tiro: si sale la placca sopra la sosta. 40-45m, 5a; nove fix.
5° tiro: a destra della sosta a superare uno spigolino e proseguire per placca. 50m, 4c; nove fix.
Discesa: in doppia sulla via.
Relazione (I birraioli): più interessante della precedente, include qualche passo su muretti a condimento delle placche. Anche qui, percorso ovvio, protezioni buone e soste attrezzate.
1° tiro: dritti lungo la placca, si supera un primo gradino e un secondo appena prima della sosta. 45m, passo di 5c; dodici fix.
2° tiro: si supera un breve tratto con vegetazione e un saltino, si sale per placca delicata ad un secondo muretto e si prosegue per placca fino alla sosta. 40m, 6a; nove fix.
3° tiro: salire le placche fino ad una cengia e sostare poco dopo. 40m, 5a; undici fix.
4° tiro: ancora per placche inframmezzate da un muretto. 30m, 5a; dieci fix.
5° tiro: salire ad muretto con venature e proseguire per placca. 40m, 5a; otto fix.
Discesa: in doppia sulla via.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.