mercoledì 15 luglio 2015

Dallago-Valle-Menardi-Michielli-Costantini

Sul 2° tiro.
Teo sul 3° tiro.
Sul 4° tiro.
Teo sul 7° tiro.
Tracciato della via.
Gusèla del Nuvolau
Parete SO


Dopo la giornata piena sul Bandiarac, una via tranquilla e divertente su roccia ottima per completare il week-end dolomitico; decisamente raccomandata per un'arrampicata di mezza giornata senza patemi e in luoghi assai meno affollati che le classiche Torri o Falzarego.
Accesso: da passo Giau si prende il sentiero che porta verso il Nuvolau, si attraversa una zona con sassi e detriti vari e si risale subito dopo verso destra, seguendo una vaga traccia. Si risale il ghiaione e le roccette soprastanti e si piega a sinistra, portandosi verso la parete. La via attacca alla sinistra di un grosso masso, in corrispondenza di un diedro. Cordone in clessidra e chiodo alla base.
Relazione: via che risale la parete SO della Gusèla con arrampicata divertente e mai difficile, su roccia ottima. Portare friend piccoli e medi per integrare.
1° tiro: risalire il diedro e proseguire poi sul suo lato sinistro fino alla sosta su una terrazza; 25m, IV. Sosta su un golfaro, un fix e un chiodo.
2° tiro: a sinistra della sosta a risalire una lama con passaggio esposto. Ci si infila poi in una larga fessura fino alla sosta in una specie di nicchia; 15m, V, III+, 1 chiodo. Sosta su 2 chiodi.
3° tiro: uscire a sinistra dalla fessura e proseguire liberamente lungo lo spigolo e la placca alla sua sinistra; 45m, IV-. Sosta su 2 chiodi con cordone.
4° tiro: a sinistra della sosta a risalire una vaga lama per portarsi in un diedro; a metà di questo ci si sposta sulla parete di destra e si rientra poi a sinistra, si supera un ultimo salto e si sosta al suo termine; 40m, IV, 1 cordone in clessidra. Sosta su 1 chiodo + cordone in clessidra.
5° tiro: si risalgono le rocce rotte puntando ad un pilastro a destra dell'evidente tetto giallo; 40m, I. Sosta su clessidra alla destra del pilastro.
6° tiro: a sinistra della sosta a rimontare il pilastro, per superare una lama e proseguire fino ad un terrazzo con uno spuntone; 20m, IV-. Sosta su spuntone.
7° tiro: per facili rocce a prendere una fessura oltre a quale si prosegue su rocce più facili; 45m, II, IV, II. Sosta su clessidra.
8° tiro: lievemente a destra della sosta senza percorso obbligato fino alla vetta; 35m, III, II. Sosta su spuntone.
Discesa: si segue l'evidente sentiero che punta verso N e che con un larghissimo giro riporta sul segnavia 438 che si segue verso destra attraverso un tratto attrezzato fino al sentiero di partenza. Un'oretta circa.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

sabato 11 luglio 2015

Mazzetta-Alletto-Dall'Oglio

Sul 2° tiro.
Teo sul 3° tiro.
Sul 6° tiro.
Teo sul 6° tiro.
Teo sull'11° tiro.
Sul 12° tiro.
Sul 13° tiro.
Teo sullo scivoloso sentiero sommitale.
Tracciato della via.
Terzo pilastro del Bandiarac (Parei dl'Tablè)
Parete SO


Finalmente, tardivamente, è iniziata la stagione dolomitica e per l'inaugurazione cerchiamo una via lunga, possibilmente su qualche parete a noi sconosciuta, per assaporare un tocco di esplorazione e scrutare angoli inusitati di queste fantastiche montagne. La scelta cade sui pilastri del Bandiarac, che avevo rimirato con curiosità infinite volte scendendo da passo Falzarego, e precisamente sul terzo. Ne esce una bellissima giornata (a parte il caldo infernale) con la parete tutta per noi e una via non difficile, ma da non sottovalutare.
Accesso: dalla strada che da La Villa in Badia porta a passo Falzarego si raggiunge la deviazione per la Capanna alpina e la si segue fino al parcheggio (a pagamento; 5€/giorno). Guardando verso N si vedono chiaramente i pilastri del Bandiarac ed il canale che si dovrà percorrere. Si raggiunge quindi il retro della Capanna e si segue una traccia sulla sinistra che in breve porta ad un ghiaione e si infila nel canale tra due avancorpi. Si risale il canale fino alla parete (bolli rossi) e ci si sposta a destra fino ad un pilastro dove parte la via (ometto alla base). Più o meno 45'.
Relazione: la via risale con bella intuizione la parete SO del Pilastro con difficoltà assai contenute (qualche passaggio di V), ma con chiodatura praticamente inesistente: portare friend fino al 2-3 BD per i tiri in fessura. Chiodi e martello non sono indispensabili, ma forse un paio di chiodi per allestire una sosta possono essere utili nei tiri finali prima della cengia, dove si possono "mancare" le soste indicate. Peraltro bisogna dire che non si trovano molti punti per una buona assicurazione e la roccia non ha un aspetto molto rassicurante, anche se in realtà è migliore di quanto sembri.
1° tiro: salire i primi metri di rocce delicate ed infilarsi nel camino, uscendo sulla destra in corrispondenza di una terrazza dove si sosta; 45m, III+, IV-. Sosta su 2 mughi con cordone.
2° tiro: brevemente sopra la sosta per spostarsi poi a sinistra ed entrare in un diedro che porta in cima al pilastro dove si sosta; 25m, IV-. Sosta su mugo.
3° tiro: spostarsi a sinistra a risalire una lama verticale, indi salire ancora spostandosi a sinistra per rientrare poi a destra alla sosta; 40m, IV-, V, IV-. Sosta su 2 chiodi.
4° tiro: risalire un muretto a destra della sosta e infilarsi in un camino che porta sulla cima di un pilastro dove si sosta; 35m, IV-. Sosta su 2 chiodi.
5° tiro: a sinistra della sosta fino alla cengia dove si traversa ancora verso sinistra fino a portarsi all'altezza di un'evidente lama; 50m, IV, I, 1 ch. Sosta su 1 chiodo.
6° tiro: salire i gradoni sopra la sosta e seguire la fessura fino al suo termine, dove si sosta; 50m, III+, V, 2 chiodi, 1 fettuccia in clessidra. Sosta su due chiodi.
7° tiro: a sinistra per rocce facili per poi rientrare sulla verticale; salire fino ad identificare una grossa nicchia con ometto lievemente a destra dove si sosta; 45-50m, III. Sosta su clessidra.
8° tiro: uscire dalla nicchia a destra per salire dritti fino ad una nicchia nerastra; uscirne a sinistra e proseguire fino ad incontrare un breve canalino poco oltre il quale si nota sulla destra una nicchia giallastra dove si sosta; 50m, III+. Sosta su clessidra.
9° tiro: a sinistra della nicchia per proseguire poi dritti fino a poco sotto la cengia; 50m, III+. Sosta su clessidra con 2 cordini.
10° tiro: salire i pochi metri fino alla cengia ed attraversare verso destra fin dove questa si allarga; 70m circa, I. Sosta su mugo. Noi abbiamo percorso un breve tratto in conserva.
11° tiro: per facili roccette a risalire l'evidente camino che divide lo spigolo; 70m circa, IV+, III, I, 1 cordone su masso incastrato. Sosta su albero. A metà camino circa si nota un ripiano sulla destra che dovrebbe fungere da sosta intermedia; noi ovviamente l'abbiamo saltata facendo anche qui un breve tratto in conserva.
12° tiro: risalire l'avancorpo e spostarsi verso destra fino alla parete di un pilastro giallastro, indi attraversare brevemente a destra fino alla sosta; 25m, II, IV-. Sosta su 2 chiodi.
13° tiro: risalire la parete a destra della sosta, attraversare verso sinistra sino a portarsi sopra il pilastro e salire lo spigolo fino al terrazzo di sosta; 50m, IV-, III, 1 chiodo. Sosta su 1 chiodo con occhiello rotto. Attrito non trascurabile delle corde.
14° tiro: salire per rocce rotte fino ad una nicchia dove si sosta; 40m, III. Sosta su clessidra con cordone.
15° tiro: superare un breve tratto verticale sopra la sosta e per facili rocce uscire sul prato sommitale; 20m, IV, II. Sosta su spuntone.
Discesa: proseguire lungo il prato fino ad incontrare le pareti, indi seguire un sentiero segnalato con ometti verso destra. Il sentiero presenta alcuni tratti scivolosi dove è necessario prestare attenzione se non si vuole accelerare irreparabilmente la discesa verso valle. Superato il canalone e percorso un breve tratto in salita ed in piano, si segue una deviazione che scende verso destra, segnalata da ometti e bolli rossi, che porta ad un capanno di caccia. Da qui si prende una traccia sulla sinistra che porta ad un torrente che bisognerebbe ora seguire. Noi abbiamo trovato il torrente piuttosto "carico", e lo abbiamo quindi attraversato per poi risalire il versante opposto, attraversando una zona di mughi e sbucando sul sentiero n.11 che, seguito verso destra, riporta alla capanna alpina. 2h e 30' circa.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

mercoledì 24 giugno 2015

Monzesi (con uscita su Roberta)

Edo sul 1° tiro della Monzesi.
Edo sull'8° tiro.
Tracciato della via (rosso). In arancio Genepì 
Zucco Barbisino (Gruppo dei Campelli)
Parete N

Pur avendo salito un po' di vie nel gruppo dei Campelli (se continuo così diventerò uno dei massimi esperti della zona!), avevo da tempo trascurato la N del Barbisino, se escludiamo una ormai datata salita con Ivan allo Spigolo del prete. Ma l'isolamento pressoché totale del luogo (anche rispetto allo standard della zona, ed escludendo i frequentatori della piccola falesia) e il clima adatto ad una frequentazione estiva mi consigliavano da tempo di farci un giretto; con piacere quindi assecondo la proposta di Edoardo di dare un'occhiata alla Monzesi. La parete non ha deluso, ma vi abbiamo trovato un discreto vento e un ancora più discreto freddo.

Accesso: da Barzio si prende la funivia dei piani di Bobbio e si segue lo sterrato (non prendere la prima deviazione a destra) fino a giungere in vista dello spigolo della parete N del Barbisino, e per prati si raggiunge una costruzione con indicazione per il sentiero n. 101. A questo stesso punto si giunge da Ceresole di Valtorta risalendo le piste da sci (la costruzione è al termine dell'ultima salita). Si segue quindi il segnavia 101, si passa sotto lo spigolo e la falesia dell'era glaciale e si prosegue. Poco dopo si nota sulla destra la liscia parete nerastra dall'apparenza ben più repulsiva di quanto non sia in realtà; giunti sotto di essa si sale verso destra per un canale ghiaioso fin ad un grosso masso addossato alla parete; appena sopra di esso parte la via (scritta).

Relazione: via piuttosto varia con una prima parte sul muro nerastro e una seconda in camino, che può essere efficacemente concatenata con ulteriori due tiri per portare alla sommità del Barbisino. Chiodatura che definirei... imbarazzante, nel senso che tra spit vecchi e fix nuovi ce ne sono davvero troppi (ben diciassette sul 5° tiro di 30 m!!) ed è un vero peccato che non sia stata fatta un po' di pulizia. La chiodatura è più parca nei tratti facili delle ultime due lunghezze di Roberta, ma si sale tranquillamente senza altro materiale che i rinvii. Tutte le soste della Monzesi sono su almeno due fix con catena.

1° tiro: si sale la placca seguendo l'evidente linea di fix; 20 m, 5b (un passo), 10 fix.
2° tiro: ancora per placca verticale fino alla cengia; 20 m, 13 fix. Il tiro è valutato 6b nella guida dei Campelli di Buzzoni; io, colle mani (e non solo) congelate, ho sfruttato la chiodatura seriale e non sono in grado di confermare. Se ne riparla alla prossima ripetizione...
3° tiro: si supera un breve saltino (o lo si aggira a destra) e si attraversa la cengia puntando alla base del camino dove si sosta; 20 m, II, 1 fix.
4° tiro: si sale una spaccatura ed un muretto raggiungendo la sosta alla base del camino; 15 m, passo iniziale di 5a, 5 fix.
5° tiro: si sale il camino (un poco viscido nel passo finale) fino alla sosta; 30 m, 5b (passo), 17(!) fix/spit.
6° tiro: a destra della sosta a rimontare un pilastrino che adduce alla sommità; 20 m, 5a (passo iniziale), 5 fix.

Da qui, guardando sulla destra (viso a monte) oltre un canale, si vede la sosta di calata. Se invece si vuole proseguire per la vetta, si percorre la cengia ghiaiosa puntando ad un evidente diedro alla cui base riposano alcuni massi; se ne risale uno fino ad un fittone dove ci si congiunge con Roberta (la via!)

7° tiro: Si sale per rocce facili fino ad una lama che porta al terrazzino di sosta; 15 m, 5c (un passo), 2 fix, 2 chiodi. Sosta su un fittone.
8° tiro: si prosegue nel vago diedro che in alto si apre, per uscire su rocce facili ma un po' delicate; 30 m, 4a, 3 fix, 1 chiodo. Sosta su due fix con catena.

Discesa: meglio evitare le doppie. Ci si sposta verso destra (viso a monte) fino a trovare il sentiero che porta verso il rif. Lecco. Se invece si vuole ritornare al punto di partenza conviene lasciare il sentiero e tenersi vicino alla parete per discendere appena possibile per erba ripida fino al sentiero di accesso, dopo la falesia.


Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 31 maggio 2015

Bagliori a Pechino

Giancarlo sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Giancarlo all'uscita del 3° tiro.
Tracciato della via (rosso). In rosa la via Summertime,
in azzurro la via Ruffinoni.
Terza torre dello Zucco Pesciola (Gruppo dei Campelli)
Parete N

Dopo che domenica scorsa ho compiuto l'errore fatale di andare con amici ai Magnaghi a (ri)salire la Normale al Sigaro, ritrovandomi tra orde di subumani che si sentono in dovere di dirti ad ogni piè sospinto cosa fare e cosa no, mettendo in mostra al contempo una totale incapacità di movimento sul verticale, volevo assolutamente evitare di ripetere la scena e gli annessi improperi. Quale scelta migliore dello Zuccone Campelli, e di una via non nel novero di quelle più ripetute? Visto il freddo che regna sulla N del Pesciola ed il tempo incerto, abbandoniamo presto i propositi combattivi e ripieghiamo su questa via, che ci regala un terzo tiro molto bello e qualche passaggio su roccia che richiede attenzione. Un'alternativa interessante, ma da affrontare con un po' di cautela.

Accesso: si raggiungono i pressi del rif. Lecco dalla stazione della funivia dei Piani di Bobbio o da Ceresole di Valtorta e si segue lo sterrato che sale nel vallone dei camosci. Si prende la prima deviazione a destra procedendo in piano fino ad una traccia che sale ancora sulla destra tra erba e ghiaia, più o meno all'altezza della rampa che caratterizza la Bramani-Fasana. Ci si porta nel canale che separa due torri di Pesciola, a destra dell'attacco della via suddetta, e lo si risale per qualche metro, fino ad identificare sulla destra un vecchio chiodo con cordino che marca il punto di partenza.

Relazione: via che presenta due tiri interessanti, accompagnati però da alcuni tratti su cenge e terrazzini friabili con un certo rischio di caduta sassi che rovinano un po' tutto il resto; almeno alcuni punti andrebbero ripuliti. Protezioni buone; portare eventualmente friend piccoli e medi.

1° tiro: salire sulle facili rocce a destra del canale, superare una prima sosta (serve eventualmente per la calata) e attaccare la parete di sinistra risalendo dei risalti fino alla sosta. 40 m, 3b; cinque fittoni, una sosta intermedia.
2° tiro: a destra della sosta a risalire una bella rampa-diedro, spostandosi poi a destra al termine per salire sulla cengia dove si sosta. Ultimi metri friabili. 30 m, 4b; quattro fittoni, tre chiodi.
3° tiro: puntare ai tetti sopra la sosta; superare il primo sulla sinistra, traversare brevemente in placca e uscire a destra del secondo per proseguire poi lungo una larga fessura. Un passo delicato a sinistra porta su un terrazzino friabile dove si abbandona la fessura-canale e si salgono a sinistra gli ultimi metri fino alla sosta. In alternativa si può proseguire dritti uscendo a destra del canale (buon chiodo visibile che protegge l'uscita friabile) per portarsi poi alla sosta sulla sinistra. 30 m, 5c (uno o due passi); sette fittoni, un chiodo, un cordone in clessidra.

Discesa: bastano due calate in corda doppia: la prima deposita alla base dell'ultimo tiro, la seconda - grazie all'allungamento delle corde - direttamente nei pressi dell'attacco. Eventualmente è possibile fermarsi alla sosta poco sopra, da cui si scende arrampicando.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

Pacha Mama

Matteo sul 1° tiro
Sul 4° tiro.
Sul 7° tiro.
Sull'8° tiro.
Matteo sul 9° tiro.
Sul 10° tiro.
All'11a sosta.
Teo e Andrea sul 12° tiro.
Pilastro Corsini
Parete SO


E pensare che ho rischiato seriamente di saltare questa salita! Se ricordo le infinite mail, telefonate, chat e quant'altro per trovare il "quarto uomo" (o donna) che si aggiungesse ai tre volenterosi alla "scoperta" dell'Ossola, e le relative risposte, è quasi un miracolo che alla fine ce l'abbia fatta. Il contrappasso è però dietro l'angolo: nel cambio-macchine del primo mattino dimentico il casco e me ne accorgo al parcheggio di Pontemaglio: la mia diffidenza verso il soprannaturale mi porta alla convinzione di esser vittima di qualche processo neurodegenerativo, ma decido di salire ugualmente la via, contando sulla solidità del tutto (roccia e... testa), regalandomi un po' di tensione extra durante i tiri per evitare anche piccole cadute. Ovviamente, evitate di seguire questo pessimo esempio!
Accesso: Mezz'ora circa dal parcheggio. Raggiungere Domodossola e uscire poco dopo dalla SS33 (uscita Crodo), proseguire e superare una prima frazione (Oira, dove potete far pausa-colazione)  passare una galleria e curvare subito a destra, attraversando il Toce (frazione Pontemaglio). Appena dopo il ponte c'è uno spiazzo sulla sinistra dove si può parcheggiare. Da qui si segue una strada sterrata fin quando questa si infila nel fiume. Si entra allora in un prato sulla destra puntando agli evidenti paletti a guisa di fungo che segnano il percorso del metanodotto e li si segue: su uno di questi si trova un ligneo cartello che addita la direzione per il pilastro di nostro interesse. Si entra quindi nel bosco e si segue un vago sentiero che piega verso sinistra in lieve salita, marcato con radi bolli rossi, cercando di prestare attenzione ad individuare una deviazione in piano sulla destra che conduce in breve all'attacco (scritta alla base). Se, come noi, ovviamente non la trovate subito, ricordate che poche decine di metri dopo il sentiero supera una breve fascia di roccette.
Relazione: via molto bella e varia su roccia ottima, comunque da non sottovalutare per la lunghezza e per un certo impegno richiesto in alcuni tiri. Le protezioni sono buone e piazzate sempre sui passi-chiave o più impegnativi dei tiri, ma è saggio portare friend piccoli e medi per integrarle nei tiri in fessura. Tutte le soste (tranne quella alla base del terzo e del sesto tiro) sono attrezzate con due spit; cordini un po' vecchi e maglia-rapida si trovano qua e là.
Le placche asciugano senza troppa fretta; meglio evitare di ripetere la via poco dopo la pioggia.
1° tiro: salire le facili placche fino ad un muretto che concentra le difficoltà del tiro; proseguire poi su placca (che noi abbiamo trovato bagnata e quindi tutt'altro che banale) fino alla sosta; 40m, 6a (un passo), 9 fix.
2° tiro: salire il muretto sopra la sosta e proseguire poi su facile placca fino alla sosta; 30m, 5c, 6 fix.
Da qui si segue una traccia verso sinistra che porta alla base del diedro del terzo tiro. Consiglio: togliete le scarpette!
3° tiro: salire lungo il diedro che piega poi verso sinistra, superare il muretto finale più impegnativo e raggiungere la sosta; 30m, passo di 5a, 4 fix.
4° tiro: salire lungo un camino-fessura verso sinistra, prendere una breve fessura verticale appena a destra e proseguire poi per una seconda divertente fessura fino alla sosta; 35m, 5b, 2 fix.
5° tiro: salire il facile muretto a destra della sosta e proseguire per facili placche fino ad un traliccio dell'ENEL, aggirarlo lasciandolo alla vostra destra e proseguire brevemente fino ad una pianta alla base della parete dove si sosta; 50m, 4a, 4 fix. Sosta da allestire su albero.
6° tiro: dritti su facili placchette, poi a sinistra (allungare un fix) a prendere un bel sistema di diedri e lame da cui si esce verso destra mediante una fessura che mena alla sosta; 35m, 5c, 5 fix, 1 chiodo.
7° tiro: a sinistra della sosta con traverso delicato a prendere un bellissimo diedro; lo si risale per poi spostarsi a sinistra a seguire una facile fessura fino ad un albero dopo il quale è posta la sosta; 40m, 6a+ (un passo dove la fessura del diedro si fa sfuggente), 8 fix, 1 chiodo.
8° tiro: salire verso sinistra fino alla fine del tetto, piegando poi verso destra a raggiungere la sosta; 15m, 5a, 3 fix, 1 chiodo.
9° tiro: per rocce rotte verso sinistra, proseguendo poi per rampa fino ad un masso. Oltre questo si segue un diedro-camino fino alla sosta; 25m, 6a, 6 fix (uno inutile posto 20cm sotto la sosta), 2 friend incastrati.
10° tiro: ancora per il diedro fino al suo termine; si segue poi verso destra facilmente fino alla (scomoda) sosta; 25m, 5a, 4 fix.
Spostarsi una decina di metri verso destra fin sotto un'evidente vena di quarzo (fix visibile).
11° tiro: salire lungo la vena per poi proseguire su facili placche fino alla sosta; 35m, 4a, 3 fix.
12° tiro: a destra della sosta fino alla base di un placca (saltare o allungare la protezione) che si risale per uscirne poi a destra verso la sosta; 45m, 5b, 5 fix.
13° tiro: puntare al muretto lievemente a sinistra della sosta, risalirlo fino al fix e spostarsi verso sinistra ad una sosta; indi proseguire per rocce facili fino alla vetta (libro di via); 45m, un passo di 6a, 3 fix, una sosta intermedia.
Discesa: proseguire qualche decina di metri fino ad una sbiadita freccia rossa che indica a destra; per ripidi prati si scende fino ad un traliccio ove si svolta a destra (la segnalazione del sentiero è piuttosto precaria). Ovviamente noi siamo scesi troppo e ci siamo infilati in un canale che diviene via via più ripido fino a costringerci ad una calata in corda doppia (un paio di cordini su altrettanti alberi ci hanno convinto che questa via di discesa è piuttosto frequentata), oltre la quale si scende facilmente fino a ricongiungersi col sentiero corretto che riporta allo sterrato di accesso.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 25 maggio 2015

Direttissima Condor + Parete SudEst

Sul 1° tiro della Direttissima.
Teo sul 1° tiro.
Sul 2° tiro della Direttissima.
Tracciato della Direttissima Condor.
Partenza del 1° tiro della via alla torre Maria.
Matteo si gode il 1° tiro della via alla Parete SE
della torre Maria.
Tracciato della via alla parete SE della torre Maria.
Campaniletto + Torre Maria (Gruppo del Fungo) - Grignetta
Pareti N e SE

Anche quest'anno, dopo qualche tentativo andato a vuoto, è finalmente arrivato il momento di inaugurare la stagione della Grignetta! Evitando le proposte suicide di Paolino, puntiamo la nostra attenzione sul Gruppo del Fungo, da cui mancavo da molti anni. L'ultima volta tentai la Diretta Condor ma, arrivato al passo-chiave, fui preso da un attacco di coniglite e deviai sulla Molteni; stavolta ci riproviamo e, con l'occasione, esploriamo un'altra via pressoché dimenticata e che si rivelerà una vera chicca.
Accesso: (Direttissima Condor) raggiungere il piazzale dei Resinelli, attraversarlo fino alla chiesina e prendere a destra la via Caimi (in salita), seguendola fino al suo termine dove ci sono alcuni posti per parcheggiare (lungo la strada ce ne sono altri, se arrivate tardi). Da qui si prende il sentiero della Direttissima, si supera il caminetto Pagani e si giunge all'altezza del Gruppo del Fungo. Si segue una traccia a sinistra (c'è un cartello, ma orientato in direzione casuale...) in discesa, si supera un colletto e si scende ancora brevemente fino ad un tratto pianeggiante sotto la parete N del Campaniletto, dove è posto l'attacco (coincidente con la Normale; fittone e vecchio friend incastrato visibili).
Relazione (Direttissima Condor): via breve, ma molto bella, senza particolari difficoltà tranne un passo nel secondo tiro che richiede un minimo di decisione. Chiodatura buona e sicura, ma non siamo in falesia; portare eventualente un paio di friend per maggiore conforto.
1° tiro: si sale in corrispondenza della fessura della via normale, su roccia un po' unta, fino a raggiungere un primo terrazzo con una catena; si prosegue verso destra superando un muretto e una rampa inclinata con una fessura fino alla sosta; 25m, 4c, 4 fittoni, 1 chiodo, un friend incastrato alla partenza. Sosta su due fittoni.
2° tiro: in verticale sopra la sosta a raggiungere un fittone, allungarsi su una buona presa ed uscire su una specie di cengia inclinata, oltre la quale si prosegue su parete esposta ma assai più facile fino alla sosta; 30m, 6a, 4a, 3 fittoni, 2 chiodi. Sosta su due fittoni con catena ed anello di calata.
Discesa: una singola calata da 60m deposita alla base della parete.
Accesso (Parete SE): la torre Maria è quel tozzo torrione che resta sulla sinistra del sentiero quando si è praticamente arrivati al gruppo del Fungo, più o meno all'altezza della Portineria. Per raggiungere l'attacco della via si valica il colletto dell'itinerario precedente e si abbandona la traccia di sentiero scendendo a sinistra costeggiando il torrione (fare attenzione!). Si passa sotto una zona di rocce giallastre e si giunge al fittone resinato di partenza (sosta un po' scomoda su ripido prato). Risalendo invece dal Campaniletto conviene forse attraversare verso destra i ripidi prati all'altezza di un alberello (attenzione a non finire nel canalone dei Piccioni).
Relazione (parete SE): via molto bella su roccia ottima, praticamente sconosciuta ai frequentatori della Grignetta. Successiva alla guida CAI di Pesci, citata senza nomi degli apritori sulla guida di Corti, presenta un bellissimo primo tiro con un'impegnativa sezione iniziale per adagiarsi poi su gradi più tranquilli. Chiodatura ottima nel tratto impegnativo e distante sul facile; portare eventualmente friend per integrare.
1° tiro: attraversare a destra restando bassi fino ad un gradone erboso, risalire la parete e spostarsi verso sinistra a prendere delle lame rovesce fino ad un buon appiglio. Indi in verticale e poi su rocce più facili fino ad un resinato ove ci si sposta a sinistra e si risale un tratto facile su roccia fantasticamente lavorata fino alla sosta in una specie di nicchia. 35m, 6b, 5a, III; 5 fittoni. Sosta su due fittoni.
2° tiro: a destra della sosta a salire una paretina appoggiata per proseguire in piano fino alla sosta. 15m, III+, I. Sosta su due fittoni.
3° tiro: superare il muretto sopra la sosta e per rocce facili raggiungere la cima dove si sosta. 10m, 4c; 1 fittone. Sosta su un fittone.
Discesa: proseguire oltre il fittone scendendo sul lato opposto rispetto alla salita fino a raggiungere un gruppo di evidenti cordoni un po' datati con maglia-rapida. Una calata da 60m deposita nei pressi del sentiero, poco a monte del punto di attacco.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

venerdì 15 maggio 2015

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi marzo-aprile 2015 (2608/10809)

Ritardi all'arrivo e alla partenza (BG-Lambrate) nel bimestre
marzo-aprile 2015 per i treni 2608 e 10809.
Ritardi all'arrivo e alla partenza (BG-Lambrate) nel periodo
gennaio-aprile 2015 per i treni 2608 e 10809.
Correlazione tra ritardi in partenza e in arrivo per i treni in
questione. Dati gennaio-aprile 2015.
Rieccomi dopo un paio di mesetti di ulteriore raccolta dati relativi ai ritardi di quella specie di azienda cui è assegnato - con affidamento diretto senza gara, tanto per scongiurare il pericolo che qualche altro vettore possa fornire un servizio meno indecente - il destino dei treni pendolari lombardi. E visto che circa un mesetto fa qualcuno in cotal azienda buttava lì una presunta puntualità dell'88% (non ridete, è riportato qui!), vediamo cosa dicono questi oggetti incomprensibili che alcuni chiamano numeri.
Metodologia di raccolta dati e spiegazioni varie ed eventuali sono riportati nel primo post di questa "serie", relativo a gennaio-febbraio 2015, e ve le risparmio (è d'uopo però un ringraziamento a Raffaele per l'aiuto nella raccolta dati durante una settimana di mia assenza). La distribuzione cumulativa dei ritardi nelle prime due figure a sinistra (relative ai treni 2608 e 10809) ci ricorda che non basta raccontare un storiella per farla diventare realtà: anche considerando come parametro il ritardo entro 5 minuti (comicamente definito "puntualità"), si vede che l'obiettivo è raggiunto solo 2 volte su 3, e l'unica nota positiva di questo bimestre è stata la mancanza di cancellazioni del treno pomeridiano delle 17:49, ragion per cui i relativi ritardi sono "limitati" ad una ventina di minuti nel caso peggiore, a cui si deve aggiungere un lieve miglioramento nella puntualità mattutina.

I dati cumulativi da inizio anno non si discostano in maniera drammatica dalle curve del primo bimestre: il 2608 - udite udite - incrementa dal 50% al 60% la frequenza dei treni su cui il tempo buttato via è compreso nei canonici 5', mentre il 10809 persevera con invidiabile pervicacia a collezionare ritardi vergognosi, in buona parte dovuti al patetico girotondo nel quartiere della Bovisa.

Per concludere questa esposizione di risultati che fanno guardare con invidia alla Rocket di George Stephenson, le due ultime figure mostrano la correlazione tra ritardo in partenza e in arrivo (ho tralasciato per carità di patria i casi con ritardi in partenza superiori a 20'). La linea indica i punti ad eguale ritardo: sotto di essa il treno recupera un po' di ritardo nel tragitto BG-Lambrate o viceversa, sopra di essa accumula ulteriore ritardo. Lasciamo perdere il treno della mattina, cronicamente abbonato ad accumulare ritardo durante il percorso, e vediamo l'altro: entro 5' di ritardo in partenza (o poco più) si hanno ancora ragionevoli possibilità di recuperare; passato tale intervallo di tempo potete iniziare a scrivere l'ennesimo reclamo a Trenord, ovviamente come sfogo personale destinato a non trovare risposta: pare che i suddetti signori siano troppo impegnati a far arrivare i treni in ritardo per spiegare al volgo i trucchi del mestiere.

martedì 21 aprile 2015

Marzemino Trentino DOC 2011 Letrari

Qualche settimana fa Salvatore, mio sodale in svariate degustazioni (meglio note come vagabondaggi etilici), lamentava come la sezione gozzoviglie di questo ricettacolo di amenità stesse abbandonando gli aspetti enologici per accogliere solamente torte. Premesso che c'è un "esperimento" di Sachertorte su cui mi devo decidere a scrivere qualche riga, raccolgo la sollecitazione e rispondo con una segnalazione recente, frutto degli ultimi acquisti in Trentino, figli a loro volta delle visite dovute alla stagione di arrampicate in Valle del Sarca. Certo, i vini in questione sono ben difficilmente reperibili a Glasgow, Scozia, lasciando il mio interlocutore... a bocca asciutta, ma li terrò da parte per il nostro prossimo incontro.
Siamo quindi in Trentino. E in questa terra bellissima, a parte i Trento DOCG, cosa si può bere di meglio del Marzemino? Lasciamo stare Mozart e quel simpatico libertino che fu Lorenzo da Ponte, e ammiriamo le morbide colline della Vallagarina, dallo sbocco nella pianura padana fino a Rovereto, dalle pareti del Monte Cimo su, su fino alle Piccole Dolomiti. E un po' ovunque i vigneti, compagni inseparabili. Il vino che nasce da questi terreni non può non portarne le caratteristiche, un gusto armonico, delicato ma austero allo stesso tempo, morbido ma non sdolcinato. Bel colore rubino, sapori di viola e frutti rossi, da bere giovane, a differenza di quello che faccio di solito.
Della stessa cantina ho assaggiato il Maso Lodron, un taglio bordolese che passa per piccole botti di rovere e che non riesce ad appassionarmi: per carità, il legno non si sente troppo, ma il vino è decisamente meno interessante del Marzemino, che si limita a vasche di acciaio e bottiglia. Questione di gusti...

venerdì 17 aprile 2015

Ego trip (o l'importanza di un paio di scarpette)

Matteo sul 1° tiro.
Sul 4° tiro.
Matteo sul 5° tiro.
Sul 6° tiro.
Sul 9° tiro.
Matteo sul 9° tiro.
Sul 10° tiro.
Mandrea - Valle del Sarca
Parete E


Da qualche settimana avevo notato che le mie fide five-ten, acquistate solo un annetto fa, cominciavano a denotare tracce non trascurabili di usura. Così sabato decido di utilizzare il paio "di riserva", quelle usate per gli allenamenti sulla plastica, ragionevolmente convinto che la marca delle scarpette non fosse un fattore così importante. Errore fondamentale! Perdo sensibilità nei passi di aderenza, arrampico malissimo, scaricando tutto sulle braccia come se fossi tornato indietro di dieci anni. Sul passo-chiave faccio un paio di voletti - per fortuna brevi e senza conseguenze - prima di trovare la soluzione; metà del piacere di percorrere i bei tiri di questa via se ne va. Morale: le scarpette contano eccome, e se ripetete questa bella via non dimenticatelo!
Accesso: da Arco di Trento seguire le indicazioni per Laghel. La strada sale seguendo le pareti della Rupe Secca e giunge ad un bivio con una chiesetta bianca. Da qui si prende la strada che sale ripida a sinistra che diviene sterrata, si supera una prima curva ad angolo retto sulla destra e poco dopo, in corrispondenza di una seconda, si notano sulla sinistra un crocefisso ed una fontana. Si lascia l'auto sulla curva o pochi metri prima e si prende la stradina sulla sinistra, seguendola fin sotto la parete. Si prosegue poi per sentiero costeggiando la parete verso destra, si superano gli attacchi di Romantica e Sudomagodo (scritte) fino alla scritta che marca gli attacchi de Le fiabe di Laghel e Ego trip.
Relazione: via che alterna placche e brevi tratti verticali, regalando un'arrampicata sempre divertente e di soddisfazione. Protezioni sicure a fix, ottime nei tratti più impegnativi (ma con un passo obbligato nel 7° tiro) e più distanti nei tratti più facili; inutili friend e altri parafernalia. Roccia ottima; grado obbligato 6a+ (un passo).
1° tiro: salire i primi gradoni e spostarsi verso destra lungo la placca, 40m, 5b; sette fix. Sosta su due fix.
2° tiro: appena a destra della sosta a risalire per rocce facili fino ad un muretto che mena ad una cengia. Si attraversa poi verso destra fino alla sosta; 30m, 5b; otto fix. Sosta su due fix.
3° tiro: salire il diedro fessurato e spostarsi verso sinistra; superare poi un breve strapiombo e per rocce ed erba raggiungere la sosta; 30m, 5c, 6a+; dieci fix con tre cordoni. Sosta su due fix.
4° tiro: salire a sinistra per un muretto fessurato a prendere una bella placca in aderenza che porta ad un muretto verticale più impegnativo. Quando la pendenza diminuisce si trova la sosta sulla destra; 30m, 5b, poi 6a (forse passo di 6a+); nove fix. Sosta su due fix con cordino.
5° tiro: salire per placca appoggiata fino ad un muretto finale che porta alla sosta; 35m, 5a, 6b; dodici fix. Sosta su due fix con cordino.
6° tiro: a sinistra della sosta con un passo delicato, poi in verticale e in obliquo verso sinistra seguendo un sistema di fessure; 20m, 6b+, 6a; otto fix.
7° tiro: si sale facilmente verso sinistra sino ad un passo obbligato in traverso (nell'esile fessura orizzontale entra uno 0.4BD ma con scarsa tenuta - parlo per esperienza!) oltre il quale si prosegue in verticale fino alla sosta sulla destra; 30m, passo di 6b+; nove fix. Sosta su due fix. Per facilitare il passo-chiave ci si può alzare sopra la fessurina orizzontale fino a prendere una buona presa nascosta nell'erba, per poi rinviare bilanciandosi sul piede destro. Resta comunque un passo tutt'altro che banale. Sosta su due fix.
8° tiro: a sinistra della sosta con passo in placca a prendere una buona presa per poi proseguire con l'aiuto di alcune fessure fino ad un terrazzo. Qui si sale verso destra per rocce facili fino alla sosta; 35m, 6a, 4a; nove fix. Sosta su due fix.
9° tiro: si prosegue per una bella placconata attraversando poi verso destra fino alla sosta; 35m, 5c, 6a; dodici fix. Sosta su due fix con cordino.
10° tiro: a destra della sosta a risalire una placchetta e un muretto per poi uscire su rocce rotte; 40m, 5c, 5a; dodici fix. Sosta su albero con vecchio cordone (da non usare).
Discesa: seguire la traccia fino ad incontrare una strada che si segue verso sinistra (sud, direzione Laghel) e prendere ancora a sinistra ad un bivio più avanti (bolli bianchi e rossi su albero). Il sentiero si riporta sul versante di partenza e scende verso la strada. Tenendo ancora la sinistra ad un bivio in corrispondenza di un pilone ENEL ci si ritrova sullo sterrato ed in breve al parcheggio. 1h circa.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

martedì 7 aprile 2015

Patata bollente

Simone sul 3° tiro.
Alberto e Daniela su Topo bianco.
Tracciato della via (verde). In rosso la via Nulla al caso,
in azzurro la Bega.
Corma di Machaby
Parete S


Se un po' di anni fa mi avessero parlato de La patata bollente il mio immaginario sarebbe subito andato al "mitico" film di Steno del '79 con un Pozzetto compagno "duro e puro" e una bellissima Edvige Fenech. Oggi, dopo l'uscita di sabato alla Rocca di Baiedo, dove mi sono finalmente deciso a calcare le placche di Solitudine, mi ritrovo invece non con Edvige, ma con la più algida roccia di Arnad, mezzo addormentato per il furto di sonno dell'ora legale. Il numeroso manipolo di lombardi si disperde tra Bucce d'arancia e Topo bianco mentre io e il prode compagno di cordata proseguiamo qualche metro a dare un'occhiata a questa Patata bollente, tanto per restare in contatto visivo con gli altri. Via piacevole caratterizzata da un bel terzo tiro in fessura (portare eventualmente un paio di friend medi) con chiodatura tipica di questa parete, ottima ma che costringe a passi obbligati di 6a. Buona alternativa alle molto più frequentate vie dei dintorni. Certo, la Fenech del '79 era tutta un'altra cosa...
Accesso: uscita Pont-San Martin dell'autostrada TO-AO, poi a sinistra verso il forte di Bard, superato il quale appare la Corma di Machaby. Parcheggiare nell'apposito spazio al cospetto della Corma in corrispondenza di una lieve curva a sinistra della strada. Salire il bel sentiero, attrezzato con corde fisse in alcuni tratti (meno che nell'unico punto dove sarebbero veramente utili, una placchetta spesso bagnata), fino alla parete in corrispondenza della targhetta della via Bucce d'arancia. Proseguire verso destra, superare l'attacco di Topo bianco (scritta e cordate presenti alla base) e raggiungere subito dopo un terrazzino dove partono il Diedro Jaccod e la via in questione.
Relazione: c'è chi dice che le vie del Paretone sono tutte uguali. Seppure un po' esagerata, l'affermazione ha una sua validità, ma qui è almeno necessario eccepire che il terzo tiro in fessura è decisamente bello e non comune su questa parete, aggiungendo che anche il muretto del sesto tiro presenta un passo interessante. La linea segue la direttiva di una strisciata nerastra nella parte bassa mentre la parte alta, come spesso avviene, è un po' più amorfa e perde individualità, ma bisogna sapersi accontentare. Soste attrezzate (due fix con catena ed anello di calata) e fix presenti ai tiri; chiodatura buona, ma con passi obbligati. Possibile utilizzare uno o due friend medi per la fessura del terzo tiro.
1° tiro: si sale la placca con un passo delicato e si raggiunge la sosta dove la via incrocia il Diedro Jaccod. 20m, 5c (passo), sette fix.
2° tiro: si sale appena a sinistra della sosta per poi rientrare e proseguire in verticale lungo la striscia nerastra, spostandosi lievemente a destra prima della sosta. 25m, 6a, otto fix.
3° tiro: a destra a risalire una fessura, spostarsi a sinistra (delicato) quando questa diviene sfuggente a prendere una seconda lama che si risale brevemente per traversare ancora a sinistra verso la sosta. 20m, 6a+, otto fix. Tiro-chiave della via.
4° tiro: dritti per placca lavorata con buone prese e traversino finale prima della sosta. 30m, 5b, otto fix.
5° tiro: ancora dritti lungo placche lavorate, facendo attenzione ad una lama che "suona" in maniera sospetta e rischia di cadere dritta sulla sosta. Nei pressi della cengia NON andare a sinistra verso un'evidente sosta (di Topo bianco), ma proseguire dritto (stando a destra della vegetazione) fino a raggiungere una sosta; continuare indi per placchetta fino alla cengia che conduce alla sosta. 55m, 5a, nove fix + una sosta intermedia dopo 35m.
6° tiro: a destra si vedono i fix di Topo bianco; la linea sale invece il muro verticale con un paio di passi delicati su esili tacchette (ben protetti) per poi proseguire su terreno più facile fino alla sosta. 35m, 6a+ (un paio di passi), dieci fix.
7° tiro: superare un muretto ben appigliato e proseguire su placche. 40m, 5a, nove fix.
8° tiro: ancora per placche fino a che la pendenza non diminuisce. 35m, 4c, cinque fix.
9° tiro: proseguire dritti ignorando l'uscita di Topo bianco sulla destra, superare una paretina in corrispondenza di una fessura ben appigliata e per facili placche raggiungere la sosta. 45m, 4c, tre fix.
Discesa: evitare la calata in corda doppia e seguire il sentiero che piega a destra e porta verso il borgo di Machaby. Attraversare il borgo e tenere la destra fino ad andare a prendere un sentiero che si dirige ancora verso destra in direzione della Corma. Qui parte un sentiero attrezzato che si ricongiunge a quello utilizzato nella salita. In alternativa si prende a sinistra giunti al borgo, si supera il Santuario e si scende su comoda mulattiera contornando la parete della Corma fino al parcheggio di partenza.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.