domenica 27 aprile 2014

Leo Cerruti

Matteo sul 1° tiro
Sul 2° tiro
Matteo sul 2° tiro
Matteo in incastro nel camino del 4° tiro
In cima al Torrione.
Tracciato della via (arancione). In rosso la via Ustionando.
Torrione Pertusio - Grignetta
Parete SO


Ormai in Grignetta ho percorso quasi tutte le vie che il mio livello da alpinista in erba consente, il che mi porta (invero in buona compagnia) a tramestar guide ormai dimenticate a caccia di itinerari ancor più negletti; il tutto per evitar di calcar troppo spesso tracce già percorse. È così che salta fuori questa Leo Cerruti al Pertusio (del 1973), che compare nelle guide un po' datate, ad es. Cima, Porta-Morandin e Pesci (CAI-TCI), mentre è solo citata nella guida Corti e non è stata inclusa nel progetto di riattrezzatura. Si va quindi un po' all'avventura, seppur le difficoltà dichiarate non siano estreme. Alla fine ne è uscita una salita non senza soddisfazione, ma che non mi sentirei di consigliare ai ripetitori... a meno che non siano agli "sgoccioli" come noi!
Accesso: dalla chiesetta dei Piani Resinelli si prende a destra restando bassi e si segue la strada che discende costeggiando un serie infinita di villette, superando un paio di vaghi tonanti e giungendo all'incrocio con la Via alle Foppe dove si parcheggia (ora c'è un divieto di accesso). Si prosegue lungo lo sterrato seguendo le indicazioni per il rifugio Rosalba. Si supera il canalone Valsecchi, il bivio per la Punta Giulia, quello del sentiero dei morti, fino ad un altro bivio dove si sale verso destra (indicazioni). Aggirato un torrione e passato l'ultimo bivio per il Torrione Ratti si è in breve alla base della parete. Vicino allo spigolo di destra sale una traccia che porta all'attacco dello Spigolo MIR (scritta); da qui ci si sposta verso sinistra superando l'attacco di Ustionando e doppiando uno spigolino fino a giungere alla base del caratteristico diedro dove partono le vie Renata (fittoni) e Panta Rei (spit). Qui attacca la Leo Cerruti.
Relazione: via con gradi affrontabili senza patemi sulla carta, ma che si svolge solo per un breve tratto del 2° tiro (e per il tratto-chiave del 4°) su roccia buona; per il resto la roccia si potrebbe definire discreta e con diversi punti in cui è necessario fare attenzione. Noi abbiamo scaraventato svariato pietrame nel canalino, ma ripulire la via comporterebbe la demolizione del torrione. Chiodatura essenziale.
Nota: le relazioni disponibili nelle guide sopracitate sono un po' vaghe in alcuni dettagli del percorso, soprattutto per quanto riguarda il 4° tiro. La nostra soluzione sembra la più logica, ma suggerimenti di altre varianti sono ben accette.
1° tiro: salire pochi metri nel diedro della via Renata (fino al primo fittone) indi spostarsi a sinistra e risalire la fessura obliqua superando una sosta a spit e proseguendo fino alla sosta vicino ad un alberello; 25m, IV+; 1 sosta a spit, 1 chiodo - possibile usare il primo fittone della via Renata. Sosta su due chiodi con cordone e maglia-rapida.
2° tiro: superare il saltino sopra la sosta e salire nel largo camino (attenzione ad un grosso masso incastrato) per spostarsi poco dopo verso sinistra a salire lungo lo spigolo fino ad un alberello; qui si traversa a destra per riportarsi nel camino, si supera un ultimo salto e si sosta; 35m, IV+; 2 chiodi, 1 sosta intermedia con 3 chiodi e cordoni. Sosta su spuntone con cordone e maglia-rapida. Nota: informazioni più recenti mi dicono che qualche asino ha pensato bene di portarsi via il maglia-rapida di sosta.
3° tiro: risalire la paretina alla sinistra della sosta e proseguire per rocce rotte fino ad una cengia; 25m, IV; 2 chiodi (uno poco visibile vicino a terra). Sosta su 2 chiodi.
4° tiro: salire il camino sopra la sosta, uscirne a sinistra e rientrare nel camino-canale, ora più largo. Risalirlo fino alla cima piegando poi a destra a prendere la sosta finale della via Renata; 60m, V+, IV+, V-; 1 chiodo. Sosta su due fittoni.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 21 aprile 2014

Vita di Carlo Dickens

di John Forster
Tipografia Editrice Lombarda, Milano, 1879

Non giunsi mai a comprendere come i miei genitori abbiano potuto gettarmi in tal modo in sì triste posizione; né come, dopo il nostro arrivo a Londra, fossi sceso a poco a poco ad una vita tanto servile e materiale, senza che nessuno avesse mai avuto abbastanza compassione di me, fanciullo d'ingegno pronto, intelligente, avido di studiare [...]. Il magazzino [...] era una vecchia e diroccata casa, [...] propriamente invasa dai topi. Le camere a tavolati, i pavimenti e le scale logori, i ratti grigi che brulicavano nelle cantine ed il suono acuto dei loro stridi che ci giungeva continuamente dalle scale (il tutto coronato da un immenso sudiciume) si presentano ancora visibilmente 'a miei occhi.
Mi sbaglierò, ma temo che Dickens non goda di particolar fama alle nostre latitudini, essendo considerato a metà tra uno scrittore di "romanzi per bambini" e di racconti di Natale: se vi trovate a Londra, provate infatti a dire che andate a visitare la casa-museo Dickens e sarete guardati dai nostri connazionali peggio che se proponeste il museo del calzino maleolente! Eppure lo scrittore è importantissimo, forse il maggiore dell'epoca vittoriana; il primo ad affrontare apertamente temi sociali e ad evidenziare le condizioni disumane di vita delle classi più povere del tempo.
John Forster fu grandissimo amico dello scrittore e la sua biografia - la prima su Dickens, pubblicata pochissimi anni dopo la sua morte nel 1870 - si basa sulla conoscenza diretta e sulle molte lettere della loro fitta corrispondenza. I brani di queste lettere sono forse la parte più interessante del libro, anche se a volte Forster pare riportarle con qualche "filtro": in esse Dickens rivela le sue opinioni su persone, paesi visitati, sui suoi romanzi ancora da scrivere e su quelli pubblicati, sulle relazioni cogli editori e col pubblico, chiedendo e tenendo in alta considerazione i pareri di Forster. Assai curiosa ad esempio la "passione" di Dickens per visitare le carceri dei numerosi paesi in cui si trovava, mentre costante è la preoccupazione "sociale" dello scrittore, legata in maniera piuttosto probabile all'esperienza diretta del lavoro minorile in una fabbrica di lucido da scarpe, fatto che fu rivelato da questa biografia per la prima volta. Certo, Forster scrive del suo grandissimo amico (e un po' anche di se stesso) con ammirevole dedizione, evidenziando sempre e soltanto le qualità artistiche e morali che lo avrebbero portato ad emergere come grande scrittore e uomo probo e sottacendo alcuni "particolari" non secondari della sua vita (la crisi del matrimonio, le relazioni extra-coniugali,...); ciononostante, molti sono gli spunti di riflessione che si possono trarre da questa lettura, dal ruolo del caso e delle virtù nel determinare il destino delle persone al rapporto di uno scrittore famosissimo con il pubblico dell'Ottocento.
La prima edizione italiana è basata sull'edizione inglese del 1875, con i capitoli raggruppati diversamente e mancante dell'Appendice contenente l'elenco degli scritti di Dickens, il suo testamento (curato dallo stesso avvocato Forster) e una lunga serie di note. La biografia è stata ristampata nel 2007 da REA (ove "Carlo" è ridiventato "Charles"); chi volesse invece cimentarsi con l'edizione inglese la può trovare ad es. qui.

sabato 19 aprile 2014

Apollo

Alessandro sul 1° tiro
Sul 2° tiro
Sul 3° tiro
Alessandro sul 4° tiro
Sulla fessura del 5° tiro
Alessandro sul 6° tiro
Tracciato della via
Parete di Padaro - Valle del Sarca
Parete SE


"Con un po’ di coraggio le fessure sono fantastiche e non superano il sesto grado". La chiosa degli apritori della via risuona nella testa mentre guardo la fessura del 5° tiro ed il cordone in clessidra che penzola troppo in alto. Inizio a salire, arrivo a circa un metro e mezzo dal cordone, poi un passo delicato mi blocca. Guardo in basso, misuro la distanza tra le aspirazioni e la realtà; il run-out e le rocce sottostanti mi fanno cambiare idea e ripercorro la fessura alla Dulfer in discesa. Imprecazioni irriferibili. Prendo coraggio, riparto, arrivo allo stesso punto, intuisco il movimento, ma non mi fido: ridiscendo per la seconda volta. Mi arrendo. Il mio giovane omonimo socio di cordata supererà la fessura in A1 lasciandomi la soddisfazione di passarla da secondo... e lasciandomi una discreta convinzione di aver fatto bene a non rischiare!
A fine via non ho potuto fare a meno di ripensare alla nostra cordata da "don Abbondio": Il coraggio uno non se lo può dare. Questa è Apollo, parete di Padaro.
Accesso: da Arco di Trento seguire per la frazione Padaro, superarla e proseguire fino ad un tornante verso sinistra oltre il quale si nota un piccolo parcheggio sulla sinistra in corrispondenza di una casa sulla destra. Parcheggiare e proseguire fino al tornante successivo, dove si segue una traccia verso sinistra. A destra al primo bivio e ancora a destra al secondo (indicazioni) fino a raggiungere l'attacco della via (scritta).
Relazione: via nel classico stile di Grill ad Arco, percorribile piuttosto tranquillamente e con chiodatura buona a parte il 5° tiro, che esula completamente dal resto come chiodatura e come difficoltà e continuità. Via abbastanza interessante con un bellissimo 3° tiro. Roccia buona tranne un paio di punti.
1° tiro: salire il muretto e portarsi sotto un secondo muro segnato da una fessura obliqua in alto. Un tratto in placca più facile conduce poi alla sosta; 40m, IV+, passo V-, VI (direi passo VI+), IV+; 6 cordoni in clessidra, 2 spit, 1 chiodo. Sosta su spit con anello e cordone su albero.
2° tiro: salire un vago spigolino pochi metri avanti la sosta, poi seguire una larga fessura verso destra ed uscire in placca a sinistra fino alla sosta; 30m, III, V-; 2 cordoni su pianta, 1 su masso incastrato. Sosta su 2 spit con anello.
3° tiro: salire la bellissima placca rugosa e spostarsi verso sinistra poco dopo lo spit. Proseguire in traverso fino ad un pilastrino lavorato dove si sale verticalmente ad una cengia che si attraversa verso sinistra fino alla sosta; 30m, V, passo di V+, VI-, V; 5 cordoni in clessidra, 2 spit. Sosta su 2 spit con anello.
4° tiro: proseguire lungo la cengia per poi alzarsi fino ad una zona di roccia dall'aspetto dubbio. Risalirla fino ad una rampa inclinata che conduce alla sosta; 30m, V+, VI, V; 4 cordoni in clessidra, 1 fettuccia incastrata, 1 spit. Sosta su spit con anello e cordone in clessidra.
5° tiro: salire lungo la fessura fino al cordone che ne marca un restringimento, ristabilirsi con passo non banale e spostarsi verso sinistra per poi continuare a seguire la fessura fino alla sosta; 25m, VI, VI+, uno/due passi di VII-, VI; 3 spit, 3 cordoni in clessidra. Sosta su due spit con anello.
6° tiro: salire un primo pulpitino e continuare nel diedro; all'uscita spostarsi verso destra ignorando la sosta, superare un grosso blocco e continuare verso destra fino a risalire un gradone di rocce rotte che mena alla sosta; 40m, VI, V; 4 spit, 1 sosta intermedia. Sosta su uno spit con anello.
7° tiro: superare il muretto sopra la sosta e proseguire su terreno facile fino alla cengia; poco a sinistra si trova la sosta; 30m, VI-, V, III; 1 chiodo, 1 spit, 7 cordoni in clessidra. Sosta su spit con anello e cordone in clessidra.
8° tiro: superare il breve strapiombo e spostarsi verso destra sotto il tetto fino a dove questo muore; salire indi alla sosta finale; 15m, VI-, IV+; 2 spit. Sosta su spit con anello e cordone in clessidra.
Discesa: seguire la traccia che conduce in breve ad un sentiero più marcato che si segue verso sinistra. Il sentiero si abbassa e porta ad una sosta da cui ci si cala (basta una corda singola).Si continua ancora a sinistra (faccia a monte) fino ad un nuovo punto di calata. Con due discese in corda doppia (spettacolare la seconda nel vuoto da 50 m - usare due mezze corde e fare il nodo alla fine!) si raggiunge un avancorpo da cui in breve al secondo bivio del sentiero di accesso.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

mercoledì 9 aprile 2014

Attraverso la friabilità

Luca sul 1° tiro
Sul 2° tiro
Sul 4° tiro
Luca sul 5° tiro
Scrutando la via sul 6° tiro...
Sull'8° tiro
Tracciato della via
Coste dell'Anglone - Valle del Sarca
Parete E


Un mese pessimo dal punto di vista meteo, poi un paio di week-end dedicati alla falesia e ad un "tentativo" che poteva aver miglior sorte mi tengono lontano dalla Valle del Sarca. È quindi con una discreta voglia di concludere qualcosa che sabato ci avviciniamo alla "friabilità", invero non senza qualche dubbio per via del nome e dell'avvertimento degli apritori (qui la relazione originale) - avvertimento direi esagerato; la via si svolge sempre su roccia buona e solo in brevi tratti ci si deve preoccupare dell'onomastica. Certo, le viti metalliche (!!) inserite per tenere a bada un paio di blocchi vagabondi potrebbero indurre qualcuno a credere nell'esistenza di un Essere o Fortuna che abbia vegliato su chi salì la via per la prima volta, ma ora la situazione pare decisamente accettabile e la via si sale tranquillamente senza invocazioni metafisiche.
Accesso: si parcheggia a Ceniga e si attraversa il ponte (possibile parcheggiare anche qui, poco oltre sulla sinistra), seguendo la stradina verso destra. All'altezza di due panchine si segue una traccia che risale il ghiaione portandosi sotto la parete ed incrociando il sentiero che corre alla base. Si prosegue verso destra fin quando il sentiero non si abbassa bruscamente; lì è l'attacco e la scritta attraverso della (sic) friabilità.
Relazione: via di grado non elevato e un po' discontinua, con percorso facilmente individuabile e con buone protezioni (cordoni, chiodi e qualche spit) tranne che nei tiri più facili, dove possono essere utili un paio di friend. Due tiri (1° e 5°) richiedono un po' di continuità; il resto è tranquillo. Molto bello il traverso del 6° tiro. Tutte le soste sono su due spit (uno con anello) tranne ove indicato.
1° tiro: salire seguendo la fessura obliqua, superare un saltino e portarsi in placca. Dritti e subito a destra uscendo in sosta; 35m, VI continuo con un paio di passi di VI+; 4 cordoni (3 in clessidra, 1 incastrato in fessura), 3 chiodi, 1 cordino in clessidra.
2° tiro: a sinistra in facile traverso sotto i tetti, poi si risale in placca fino alla sosta; 20m, IV+, V, passo di V+; 2 spit, 2 cordoni (1 in clessidra, 1 su pianta), due chiodi.
3° tiro: salire in obliquo a destra della sosta (tratto dall'apparenza un po' friabile) fino ad uscire su una specie di terrazza da cui si rimonta un pilastrino fino alla sosta; 30m, V-, IV-; 4 cordoni (2 in clessidra, 2 incastrati).
4° tiro: sopra la sosta a puntare un evidente cuneo con cordino, poi a destra verso un vago diedro che si risale fino alla cengia alberata. Sulla parete, lievemente a destra, c'è la sosta; 35m, IV+, 1 cordino su cuneo, 2 chiodi.
5° tiro: in verticale sopra la sosta, poi spostarsi a destra per superare un tetto e risalire in sosta; 15m, V+, passo di 6a+ (6a se siete alti), VI; 3 spit (1 con cordone), 1 chiodo , 3 cordoni (2 in clessidra, 1 su pianta).
6° tiro: in bel traverso a sinistra sotto i tetti fino ad un cordone che "invita" a scendere leggermente. Si prosegue brevemente fino a dove il tetto muore e da qui si risale una bella lama fino ad una pianta dove si sosta; 25-30m, V+, 3 chiodi (uno con cordone), 2 cordoni in clessidra, 1 spit. Sosta su albero con cordone e maglia-rapida.
7° tiro: a sinistra della sosta a prendere un camino con massi incastrati (il primo non mi è sembrato molto stabile) che si risale fino ad una terrazza erbosa dove si sosta; 45m, IV+, 3 cordoni (1 su masso incastrato, 2 su pianta). Sosta su spit con anello e chiodo.
8° tiro: non proseguire lungo il canale ma salire un risalto e spostarsi a destra fin sotto il tetto. Superarlo e raggiungere la sosta appena sopra; 20m, VI-, passo di VI/VI+; 2 chiodi con cordone, 2 cordoni (1 su clessidra, 1 su pianta), 1 spit.
9° tiro: salire a destra della sosta e rimontare una bella placca fino al bosco sommitale; poco oltre c'è la sosta su un masso; 35-40m, V+ (passo), V, 5 cordoni in clessidra. Sosta su spit con anello.
Discesa: seguire la traccia addentrandosi nel bosco fino ad uscire su uno sterrato. Seguirlo verso sinistra fino al termine, proseguire su sentiero ("degli scaloni") che in una mezz'oretta riporta nelle vicinanze del ponte.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 23 marzo 2014

Vallée d'Aoste DOC Petit rouge 2008 Cave des onze communes

Rieccomi a far tappa enologica nella mia amata Val d'Aosta e rieccomi al cospetto di una bottiglia di una delle mie aziende vitivinicole preferite del luogo, la Cave des onze communes. L'occasione, o meglio la scusa, è il canonico invito a cena, accompagnata da questo Petit Rouge, uno degli infiniti vitigni autoctoni della Vallée che la rendono un territorio magico per il vino (e non solo per quello) e che contribuisce per il 90% a questa bottiglia.
Carattere tipico dei vini valdostani, ma un poco più morbido e "suadente" di alcuni suoi conterranei - senza essere affatto un vino "piacione" - questo Petit Rouge ti conquista subito, ti invoglia a riempire di nuovo il bicchiere quando finisce (come se ce ne fosse bisogno...) senza filosofare. Piccoli frutti rossi, note di liquirizia, retrogusto un poco affumicato si miscelano a dare un'ottima beva, un senso di vino schietto, sincero, senza muscoli e marmellatoni. La lavorazione completamente in acciaio pare una scelta azzeccata, mantenendo il carattere del vitigno e la sua atmosfera valdostana, con le viti che ti accolgono appena esci dall'autostrada a Pont S. Martin per goderti la vecchia SS26 e che non ti lasciano fino a Morgex, oltre i 1000m, arrampicati su pendii impossibili da lavorare e circondati da un'aura un po' irreale e fiabesca. Aggiungete un particolare non secondario: il prezzo veramente onesto di questa bottiglia e ditemi: cosa volete di più?

martedì 11 marzo 2014

Morti di fama

di Giovanni Arduino e Loredana Lipperini
Corbaccio, Milano, 2013
La microfama è un'altra cosa. È un diritto, non un sogno, non un traguardo a cui tendere, non una meta. È una pretesa, qualcosa che si riceve dalla nascita e che qualcuno, semmai, ha ostacolato con il proprio successo. [...]
Lo confesso: non mi sarebbe mai passato per la testa di leggere questo libro. Non per snobismo o altri motivi particolari; semplicemente ci sono secoli di letteratura e montagne di libri in "lista d'attesa" a maggior priorità. Fatto sta che, avendolo ricevuto in regalo, mi ci sono dedicato - come si suol dire - di buona lena. Tale buona lena è necessaria soprattutto per superare l'introduzione, quel "libro che si accende senza bisogno di pile ricaricabili", "cibo per la mente" che "non abbiamo idea di come si spenga" che spinge irresistibilmente al lancio del suddetto (ecco come si spegne!), più alcuni passaggi nei capitoli interni dove la "modestia" degli autori si colora di linguaggio finto-giovanile a metà tra la tenerezza e l'aver perso il treno. Ma resistete e tenete duro: troverete un libro che cerca di spiegare con un linguaggio semplice (a volte fin troppo, ma non è un male) cosa si nasconde "dietro" Internet, dietro la retorica della Rete come liberazione e come quintessenza della democrazia, quali sono le strategie dei cosiddetti "colossi" di Internet per monetizzare le interazioni che avvengono attraverso la rete e come queste stesse interazioni siano plasmate più o meno... a nostra insaputa (direbbe qualcuno).
Non si tratta "solo" dell'annosa (ma fondamentale) questione della privacy e dei dati che cediamo gratis et amore Dei: novella land of opportunities, la Rete amplifica il nostro "bisogno" di considerazione sociale, lo espande all'interno di una... "rete" di relazioni più o meno virtuali, offrendo a tutti la possibilità (meglio: l'illusione) di diventare famosi (microfamosi, dicono argutamente gli autori): pensate a certi canali di YouTube, profili di social network, blog che possono "vantare" migliaia o milioni di fan/follower (no, non questo...), ai prodotti che vengono reclamizzati o alla pubblicità. Chi ci guadagna? Chi inserisce i (sic) "contenuti"? O chi possiede il "mezzo di produzione"? C'è chi cerca una fama (o più prosaicamente: la gloria ed il soldo) andando al Grande Fratello o amenità simili e chi tenta di costruirsi quella fama aggregando follower che a loro volta ambiscono a fare altrettanto. I primi sono quattro sfigati, i secondi milioni: tutti artisti, musicisti, scrittori, esperti delle più grandi minchiate, tutti ad autopromuoversi, tutti dall'altra parte della vetrina, tutti... microfamosi. È uno degli aspetti della "mezza cultura", che garantisce a chiunque il diritto alla creatività e alla fama, purché effimeri e giocati al ribasso. Ma chi guadagna su queste velleità?
Un aspetto interessante del libro è che le considerazioni di cui sopra - e altre - sono stemperate in una serie di casi reali raccolti dagli autori (alcuni noti, altri meno - parlo per me, ça va sans dire), col duplice scopo di "alleggerire" la trattazione - una preoccupazione costante - e di fornire una specie di percorso per i profani che si volessero addentrare in questi meandri. Particolare attenzione è dedicata al mondo della letteratura e agli ebook, ai meccanismi di auto-pubblicazione e di auto-promozione del microfamoso, con relative società di consulenza e guadagni (loro). Uno sguardo su un mondo che si vuole troppo spesso ignorare o circoscrivere ad una frangia di adolescenti immaturi, ma che ci tocca molto più da vicino. Terribile? Forse no, forse non così tanto: a patto di riconoscerlo e di non pensarsi immuni dalla morte per fama.

domenica 2 marzo 2014

Viva Caporetto! La rivolta dei santi maledetti

di Curzio Malaparte
Vallecchi, Firenze, 1995 (1a ed. 1921)
Fuggivano gli imboscati, i comandi, le clientele, fuggivano gli adoratori dell'eroismo altrui, i fabbricanti di belle parole, i decorati della zona temperata, i generali, i cantinieri, i giornalisti, fuggivano i napoleoni degli Stati Maggiori, gli organizzatori delle difese arretrate, i monopolizzatori del patriottismo degli angoli morti e delle retrovie, decisi a tutto fuorché al sacrificio, fuggivano gli ammiratori del fante [...] fuggivano tutti in una miserabile confusione, in un intrico di paura, di carri, di meschinerie, di fagotti, di egoismi e di suppellettili, tutti fuggivano imprecando ai vigliacchi e ai traditori che non volevano più combattere e farsi ammazzare per loro.
Siamo nel 1921: la guerra è finita, ma non del tutto, con la questione di Fiume che agita ancora la nazione ed il Natale di sangue appena passato, e lo Stato italiano versa in condizioni drammatiche: leghe bianche, rosse e fascisti si fronteggiano in un escalation di violenza. In questo clima si pubblica un libro che oggi si potrebbe definire "terrorista", un libro che dà corpo alle paure e ai fantasmi di borghesi e piccoli proprietari, già provati dal biennio rosso e che stanno per confluire nel delirio mussoliniano. Malaparte non solo ribalta la verità "ufficiale" su Caporetto, addossando a Cadorna e allo Stato Maggiore dell'esercito la responsabilità del massacro ottuso di soldati nelle undici battaglie dell'Isonzo, ma interpreta la sconfitta non come vigliaccheria dei soldati (come vuole la becera vulgata cadorniana), bensì come rivoluzione sociale dell'esercito - la cristianissima fanteria - contro lo Stato borghese, contro chi è rimasto comodamente al riparo dalla vita - e dalla morte - della trincea; rivoluzione sacrosanta e di cui è legittimo vantarsi ("il gesto più coraggioso della nostra esistenza di poltroni")! Il libro evoca il fantasma della rivoluzione russa, esalta le affinità tra i popoli russo e italiano - pur operando un distinguo tra il "comunismo fatalista e pessimista" dei primi e il "fatalismo latino, individualista" dei secondi - e finisce teorizzando due movimenti che tenderanno paralleli alla "civiltà dell'uomo umano" (sì, il Pantheon di Malaparte è decisamente popolato in maniera bizzarra).
L'interpretazione storica di Malaparte naturalmente ha qualche difficoltà a spiegare la ricostituzione dello stesso esercito nel giro di un paio di mesi e la sua idea dell'uomo vecchio che dominò la crisi fa più acqua del Piave stesso, ma questo all'autore non importa; gli interessa piuttosto evidenziare la "coscienza della funzione sociale" della fanteria ovvero del "proletariato dell'esercito", il suo "ingresso nella Storia".
Com'era da attendersi, il libro viene sequestrato e i fascisti assaltano le librerie dov'è esposto ingiungendone il ritiro. Quando lo ripubblica nel 1923 - previa adesione al PNF che è andato al potere, cambio di titolo ed epurazione di alcune frasi - Malaparte si inventa un lungo sofisma per rendere il libro tollerabile, arzigogolando che le grandi disfatte della Storia italiana sono necessarie per sottomettere il popolo alla "tirannia legittima degli eroi", eroi che avversano il popolo facendone quindi il bene (manco fossero il diavolo di Faust...). È in pratica una bella ruffianata (per non essere volgari...) a Mussolini, ma non servirà: nuove proteste, disordini e nuovo sequestro. In effetti l'unico dato degno di nota di questa noiosa prefazione alla 2a edizione mi pare l'accento sul carattere italiano, sempre pronto ad affidarsi a qualche presunto "eroe" o "uomo della Provvidenza" che gli risolva i problemi (pensate ad un altro ventennio recente, finito in farsa più che in tragedia...).
Il volume, che include la suddetta prefazione e un interessante studio sulla revisione testuale tra le due edizioni, è accompagnato da un'introduzione che mette in luce accuratamente le tematiche e le ambiguità malapartiane e che presenta due soli piccoli difetti: i concetti-chiave sono ripetuti all'infinito, risultando in una lunghezza che potrebbe utilmente ridursi della metà, e lo stile di scrittura è a tratti volutamente ricercato e (si spera involontariamente) pesante, facendo da contraltare allo stile fluido e potente di Malaparte. Per finire, in tema di legami letterari, si ritrova spesso nel testo il riferimento al riso rosso di Andreev, cui forse l'introduzione avrebbe dovuto dedicare una riga.

martedì 25 febbraio 2014

Bega

Matteo sul 1° tiro
Sul 2° tiro
Sul 3° tiro
Matteo sul 6° tiro
Sul 7° tiro
Matteo sul 9° tiro
Tracciato della via (azzurro). Le altre sono: Nulla al caso (rosso),
Me te spleucco (arancio), e Patata bollente (verde).
Corma di Machaby
Parete S


Per una volta non sono stato io ad insistere per venire ad arrampicare qui. Anzi, a dirla tutta ero un po' scettico per via del rischio di trovare coda al rientro a causa degli sciatori domenicali, ma mi sono lasciato convincere senza troppa difficoltà; del resto, non finirò mai di decantare questo posto e il suo stile di arrampicata.
La via prescelta presentava sulla carta una buona alternanza di tiri impegnativi e facili; l'ideale per una salita tranquilla. In realtà buona parte delle relazioni che si trovano in giro sembrano assegnare i gradi discretamente a caso, regalandoci così una salita con un po' di "ingaggio" (il che ogni tanto non guasta).
Accesso: uscita Pont-San Martin dell'autostrada TO-AO, poi a sinistra verso il forte di Bard, superato il quale appare la Corma di Machaby. Parcheggiare nell'apposito spazio al cospetto della Corma in corrispondenza di una lieve curva a sinistra della strada. Salire il bel sentiero, attrezzato con corde fisse in alcuni tratti (meno che nell'unico punto dove sarebbero veramente utili, una placchetta spesso bagnata), fino alla parete in corrispondenza della targhetta della via Bucce d'arancia. Seguire la parete verso sinistra, superare gli attacchi di Nulla al caso e di Anchorage e proseguire in discesa fino alla canonica targhetta con il nome.
Relazione: via decisamente continua e piuttosto sostenuta (in stile-Paretone, placche e brevi muretti). Chiodatura a spit sicura ma non proprio generosa, che obbliga a discreti passi obbligati intorno al 6a; sui passi più duri però si trova sempre uno spit che riconcilia con il mondo. Percorso logico a parte l'uscita dove si converge su altri tracciati, ricercato in alcuni punti, con belle fessure invitanti tralasciate a favore di placche verticali. Roccia ottima come al solito.
Nota: il numero delle protezioni è da prendere con un po' di tolleranza; diciamo ± 1 fix. In ogni caso dodici rinvii sono più che sufficienti. In un paio di punti possono essere utili friend medio-piccoli. Tutte le soste sono attrezzate con due spit, catena ed anello di calata.
1° tiro: salire la placca fino alla terrazza erbosa. 30m, 5a; otto fix.
2° tiro: comincia il bello con i due tiri-chiave. Inizio su bel muretto verticale, poi spostamento a sinistra e ancora in verticale a superare un piccolo tetto o sporgenza. Continuare poi fino alla sosta. 25m, 6a; nove fix.
3° tiro: Io ho trovato ostico il passo iniziale su prese svasate, poi si prosegue più facilmente (ma non troppo) su muro, vago diedrino e placca finale. 30m, 6b; dieci fix.
4° tiro: si supera l'ultimo tratto in placca e si prosegue su terreno erboso (ignorare la sosta) fino a riportarsi sotto la parete. 45m, 4c; due fix + 1 sosta intermedia.
5° tiro: passo iniziale in fessura (c'è un fix nascosto da un ciuffo d'erba) poi placca più facile da cui si esce a sinistra doppiando uno spigolino arrotondato. 20m, 5c (forse passo iniziale di 6a); sei fix.
6° tiro: salire tendendo lievemente a destra, poi spostarsi più decisamente e risalire una placca con minori difficoltà. 30m, 6a (passi); otto-nove fix.
7° tiro: ancora su muretti verticali, poi spostamento a destra e da lì ancora verso destra, più facilmente, alla sosta. 25m, 6a (passi); 8-9 fix.
8° tiro: salire ancora in verticale fin sotto un piccolo tetto da cui si esce spostandosi un poco verso sinistra con un passo delicato, poi più facilmente fino alla sosta. 30m, passo di 6a o 6a+; otto-nove fix.
9° tiro: salire nel vago canale e uscire verso destra (singolo passo delicato), poi placche più facili fino alla sosta. 30m, 5b, forse passo di 5c; sei fix.
10° tiro: salire per placche e risalti fino alla fine degli spit dove convergono un po' di vie; da qui io mi sono spostato a sinistra fino alla sosta. 35m, 5a; otto fix.
11° tiro: si vedono un paio di linee di fix; salire sulla destra e poi per rocce non difficili fino alla sommità, proseguendo fino agli alberi dove si allestisce una sosta. 40m, 4c; cinque fix.
Discesa: evitare la calata in corda doppia e seguire il sentiero che piega a destra e porta verso il borgo di Machaby. Attraversare il borgo e tenere la destra fino ad andare a prendere un sentiero che si dirige verso destra in direzione della Corma. Qui parte un sentiero attrezzato che si ricongiunge a quello utilizzato nella salita. In alternativa si può seguire la strada del Santuario, più lunga ma più comoda. C'è anche un terzo sentiero che scende sul lato sinistro della Corma, ma ne parliamo un'altra volta.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 16 febbraio 2014

Raffaella

Giancarlo sul 2° tiro
Sulle lame del 3° tiro
Giancarlo sul 3° tiro
All'inizio del 5° tiro
Giancarlo sulla cengia del 5° tiro
Sul 6° tiro
Tracciato della via
Pian della Paia - Valle del Sarca
Parete E

"Diego, ma come hai fatto a dare cinque stelle a questa via?" chiedo all'autore delle guide ormai riferimento obbligato per la Valle del Sarca, mentre aspetto panino e birra che suggelleranno la salita. Lui la butta sardonicamente sul filosofico, con noi che lo ascoltiamo tra lo scettico e il divertito: "Ma la bellezza di una via... non è data dalla qualità della roccia... ma dalla soddisfazione che si prova ad averla percorsa...". Chiaro? Se la motivazione vi convince, avventuratevi pure su questa via; in caso contrario potrete dirottare le vostre attenzioni su percorsi più tranquilli e proficui. La nostra intenzione originale, in effetti, era di salire la via adiacente, ma le abbondanti tracce di bagnato ci hanno fatto cambiare idea; resta il dubbio se sia stata o meno una buona idea.
Accesso: si raggiunge il mai abbastanza vituperato "crossodromo" posto tra Dro e Pietramurata e si parcheggia a lato dell'hotel Ciclamino. Qui abbiamo purtroppo dovuto constatare che sono in corso lavori - probabilmente di ampliamento - della suddetta sciagura a danno del campo da golf. Ora, non che io abbia particolare considerazione dei giocatori di golf, ma riconosco loro il grande pregio di starsene in silenzio e di operare nel verde, mentre coloro che si rintronano tra il fango e gli scossoni del seggiolone hanno come scopo primigenio la generazione di rumore e la devastazione dell'ambiente; da qui il mio disappunto. Ma torniamo a noi: dal parcheggio bisognerebbe proseguire diritti a prendere il sentiero che passa poco più avanti, appena oltre l'orrore, ma quando i lavori saranno terminati è fortemente probabile che si debba fare un largo giro sulla sinistra (fatemi sapere). Raggiunto il sentiero lo si segue fino ad un primo bivio, dove sulla sinistra si nota un albero con bollo rosso e un sentiero che sale; lo si prende fino a sbucare sulla strada sterrata che si segue verso sinistra fino al tornante. Qui si segue una traccia (ometto) dapprima in leggera discesa che conduce verso la parete e che si esaurisce nei pressi di un canale. Si sale ora senza un percorso obbligato giungendo al sentiero che costeggia la parete. All'altezza dello sbocco del canale, tra due avancorpi, c'è l'attacco della via (visibili un cordone un po' vecchiotto e avanzi di cavo metallico).
Relazione: via di stampo decisamente classico con pochissime protezioni, su gradi non difficili ma su roccia tutt'altro che ottima ed infestata dalla vegetazione; consigliata ad amanti della precarietà. Portare friend fino al 3BD se volete evitare noiosi run-out sulle lame del terzo tiro, che saranno anche facili, ma, insomma... Evitare di percorrerla, come abbiam fatto noi, dopo periodi di pioggia: le scarpette si imbrattano affratellandovi a color che si crogiolano rumorosamente nel fango sotto di voi, oltre a compromettere la stabilità (e non so quale delle due opzioni sia peggio). Molto difficili le comunicazioni tra i compagni di cordata per via del fracasso.
1° tiro: salire il breve camino e continuare tra terra ed alberi fino quasi in cima al pilastro; 20m, IV, III. Sosta su alberello e cordone poco affidabili (rinforzare!) oppure da allestire sugli alberi poco prima
2° tiro: raggiungere la cima del pilastro (chiodo con maglia-rapida), superarlo e scendere, attraversando poi verso destra fino ad un'evidente lama che si risale, proseguendo poi tra la vegetazione fino a superare (o aggirare) un pulpitino, oltre il quale vi è la sosta; 30m, VI+, V, III, 3 chiodi, 1 chiodo con maglia-rapida, 1 chiodo con cordino. Sosta su uno spit
3° tiro: salire le belle lame sopra la sosta spostandosi poi lievemente a sinistra a prendere il diedro con roccia un po' dubbia ed erbosa; 30m, V, V+. Sosta verso la fine del diedro su albero con cordoni (marci)
4° tiro: proseguire per il diedro, più facile, fino ad uscire sulla sinistra; superare un primo albero e puntare al secondo un poco più a sinistra dove c'è la sosta; 15m, V-, III, 1 chiodo. Sosta su albero con fettucce
5° tiro: Salire lievemente a destra a prendere una specie di larga fessura (erbosa) che si risale verso sinistra per poi uscirne a sinistra a risalire un breve muretto che adduce ad una cengia esposta (ed erbosa) che si segue (ancora verso sinistra) fino all'albero di sosta; 30m, IV, V, 1 chiodo; sosta da attrezzare su albero
6° tiro: a destra della sosta con traverso delicato a salire un'esile e bella fessura ben chiodata e con roccia buona (miracolo!). Sopra questo tratto io mi sono spostato verso destra perché la roccia ridiventa precaria e sono poi risalito per lame e muretti fino agli alberi del pianoro sommitale (non ho trovato roccia migliore, ma forse più facile); 30m, VI, IV, 4 chiodi (uno con cordino); sosta da attrezzare su albero
Discesa: seguire il sentiero verso destra; questo piega poi verso l'interno e si riporta sullo sterrato. Poco oltre si nota sulla destra un sentiero con un bollo bianco-rosso su un albero. Seguirlo per abbreviare la lunga strada sterrata riprendendo poi il sentiero iniziale o uno dei tanti sentieri che riportano nei pressi del crossodromo; anche qui, i sentieri sono (ad ora) interrotti dai lavori e si guadagna il parcheggio in un modo o nell'altro.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 9 febbraio 2014

Torta al cioccolato con frutta secca e disidratata

Fig.1

Fig.2

Fig.3

Fig.4 (vabbè, la glassatura non è il mio forte...)
Visto che quest'inverno sta facendo mancare il freddo ma non le giornate di pioggia, è d'uopo dedicarsi ad attività più "casalinghe", tra le quali figurano i miei pasticci di aspirante... pasticcione in cucina! L'ultima volta mi sono cimentato con una torta con frutta disidratata e l'immancabile cioccolato, che ha il vantaggio di perdonare molti errori. Nella mia prima realizzazione ho bellamente sbagliato la dose del burro (sì, lo so che basta leggere la ricetta; no, la bilancia non era rotta...) e la torta si sbriciolava al solo guardarla; al secondo tentativo mi imposi una precisione svizzera, non volendo persistere in questa perniciosa tecnica di apprendimento delle funzioni dei singoli ingredienti. Il risultato è una torta decisamente "ricca" e calorica (basta guardare la lista degli ingredienti...), ottima per il post-arrampicata (ma anche il mentre e il pre...) e i pomeriggi invernali. La dose (e ovviamente il tipo) di frutta disidratata possono essere modificati senza patemi; io ne ho usata un bel po' di più di quanto indicato, con grande soddisfazione.

Ingredienti:
  • cioccolato fondente 75%: 400 g
  • burro: 190 g
  • zucchero biondo di canna: 125 g
  • farina integrale: 125 g
  • yogurt greco: 50 g
  • mascarpone: 50 g
  • panna: 30 g
  • uova: 3
  • cacao: 2 cucchiai
  • frutta secca mista sgusciata (anacardi, mandorle, nocciole, pinoli,...): 200 g
  • uva passa: 50 g
  • frutta disidratata:
    • mirtilli rossi: 100 g
    • ananas: 70 g
    • papaja: 50 g
    • zenzero: 50 g



Preparazione:
  • Preparate la frutta secca tritata a pezzi e fate a pezzetti la frutta disidratata (evitate per i mirtilli e l'uvetta, ovviamente)
  • Montate 150 g di burro ben morbido con lo zucchero fino ad ottenere una specie di composto omogeneo (si fa per dire; Fig.1); non impazzite a farlo diventare "spuma"
  • Unite mascarpone e yogurt
  • Fate a pezzetti 250 g di cioccolato e fatelo fondere a bagnomaria in un pentolino
  • Mentre il cioccolato fonde (tenetelo d'occhio), unite i tuorli delle uova e la farina al composto (Fig.2)
  • Unite il cioccolato, poi il cacao e il rum
  • Montate a neve gli albumi, aggiungete un pizzico di sale e uniteli al tutto
  • Aggiungete la frutta secca e quella disidratata
  • Versate il tutto in una tortiera (Fig.3)
  • Infornate a 165 °C per 75'
  • Poco prima di sfornare, o subito dopo, fondete il cioccolato rimasto insieme a 40 g di burro e alla panna
  • Ricoprite la torta con la glassa
Come si vede dal risultato, la tiratura della glassa non è proprio professionale. Come diavolo bisogna fare per ottenere un risultato decentemente uniforme?

domenica 26 gennaio 2014

Capitani coraggiosi

Sul 1° tiro
Raffaele sulla placca del 2° tiro
Raffaele alla 2a sosta
Il muretto del 3° tiro
Sul 4° tiro
Raffaele sul 4° tiro
Raffaele in scioltezza sul 5° tiro
Tracciato della via (rosso). In azzurro la via Shangri La.
Sass de Mesdì - Monte Cimo
Parete E


Un gennaio abbastanza pietoso dal singolare punto di vista del "tempo nel week-end" non è certo il miglior viatico per le attività outdoor del 2014; le poche uscite al di fuori del circuito delle falesie vanno quindi centellinate e le mete scelte con cura. La destinazione di ieri - dopo poco più di un annetto di assenza - è il Monte Cimo, con guida "ad acquerelli" al seguito per scegliere la via. Puntiamo alla zona Mesdì-Boral, poi l'incrocio delle cordate e la mutua intersezione delle vie già ripetute porta alla decisione finale: una su Te lo do io il Verdon, noi su Capitani coraggiosi. Grande via e grande soddisfazione a fine giornata, per nulla mitigata dal vento freddo che ci ha tormentati per tutta la salita. Bello vedere che gli allenamenti in palestra danno qualche risultato!

Accesso: dal casello di Affi della A22 seguire per Brentino Belluno, scendendo in Val d'Adige e portandosi sulla destra dell'autostrada (per i cultori di storia e di architettura militare segnalo i forti Rivoli/Wohlgemuth, S. Marco e la tagliata Incanal). Si passa poi sul suo lato sinistro, si attraversa un ponte su un canale e si segue una curva sulla destra (possibile parcheggiare qui, ma scomodo e un po' maleducato). Poco dopo si prende a sinistra ad un bivio, seguendo sempre l'indicazione Brentino Belluno, e si giunge al cimitero del paese dove c'è uno spiazzo per parcheggiare. Si costeggia a ritroso il vigneto sino alla curva dove un evidente sentiero si infila nel bosco. Lo si segue (bolli e piastrine metalliche con scritta S5 seguita da altri codici - un modo opinabile di marcare i settori e le vie di arrampicata) superando un paio di tratti con corda fissa un po' malconcia fino all'altezza della parete dove il sentiero si biforca: Alla vostra destra svetta lo spigolo del IV sole; noi prendiamo a sinistra. Si prosegue con qualche saliscendi fino a portarsi sulla verticale di un evidente tetto triangolare; poco dopo si sale a destra per pochi metri seguendo una traccia che porta alla parete. Sulla destra ci sono i resti di un ometto, una scritta e la piastrina n. 18: siete arrivati.

Relazione: via bellissima su roccia fantastica (specialmente nel 2° e 3° tiro) che alterna placche lavorate dall'acqua, diedri e qualche muretto che richiede decisione. Chiodatura ottima a spit (più qualche chiodo quasi sempre inutile) in stile-falesia che rende superflua qualunque protezione veloce ma che contiene passi di 6a+ obbligato. Percorso sempre logico e indicato dagli spit (non tutti della stessa foggia); tutte le soste sono su due spit con catena ed anello di calata tranne la quarta (due spit e fettuccia).

1° tiro: salire per una placca lavorata e portarsi sulla sinistra; non seguire i chiodi che salgono verticalmente (nel caso, c'è un maglia-rapida in un cordino che non ci siamo sentiti di portar via...) ma spostarsi ancora a sinistra (spit non visibile) a doppiare il vago spigolino; il passo-chiave del tiro su roccia lisciata dall'acqua porta alla sosta; 25m, 6a+, 10 spit.
2° tiro: su per una bellissima placca a gocce fino a superare un pilastrino sulla sinistra; da qui non salire ad una sosta dove sono evidenti delle corde fisse ma proseguire sempre verso sinistra fino ad un infido diedro appoggiato (secondo me, il passo-chiave della via) che porta alla sosta; 35m, 6b+, 13 spit.
3° tiro: salire lungo il diedro e superare un primo muretto, poi lievemente a sinistra ad un secondo muretto e alla sosta per placche e risalti; 30m, 6b, 12 spit.
4° tiro: ancora per diedro fino ad un grosso blocco poco sotto il tetto. Qui conviene spostarsi a destra in un punto un po' erboso e salire un muretto per roccia lavorata giungendo in sosta; 20m, 6a+, 6 spit.
5° tiro: a destra in un difficile traverso (6c; azzerabile per mia fortuna), poi in verticale spostandosi a sinistra per aggirare il tetto; 25m, 6c o A0, poi 6a, 9 spit.
6° tiro: passo delicato a sinistra della sosta, poi per placche e risalti fino ad un albero oltre il quale c'è la sosta; 25m, 5c, forse passo iniziale di 6a, 7 spit.

Discesa: in corda doppia con 2 calate da 50m o poco meno e una terza più breve. Colla prima calata si raggiunge la sosta del 3° tiro; colla seconda si scende verticalmente ad una sosta della via Babo da cui si arriva alla cengia di partenza.


Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.