martedì 19 agosto 2014

Ristorante Pampero

Via Nazionale, 29
Ranzanico al lago (BG)


Sì, lo so che il pesce di mare è tutt'altra cosa; i sapori, la varietà, ecc. ecc. Lo so. Però ogni tanto mi assale quella voglia di un bel pranzo a base di pesce di lago e non c'è niente da fare: si cerca un ristorante non troppo lontano e via. Questa volta la scelta è stata un po' più travagliata del previsto poiché pare che il martedì sera sia praticamente impossibile trovare un ristorante aperto, il che mi porta a confessare che ci eravamo indirizzati altrove per poi "ripiegare" su questo posto. Ripiego invero "di lusso"; il locale mi era noto come ristorante di buon livello e prezzo conseguente, e non mi ha deluso. Bella veranda esterna con vista sul giardino (in realtà quando siamo stati noi diluviava ed era meglio starsene all'interno), tavoli elegantemente apparecchiati, servizio professionale, tutto molto curato.
Dopo un (parco) pinzimonio come stuzzichino, noi abbiamo scelto il menù di lago, che inizia con un salmerino marinato e una strepitosa mousse di lavarello con verdurine. Si passa poi a dei tagliolini al ragù di lago e zafferano che non sono da meno, sia per quanto riguarda la pasta - fatta in casa - che il ragù e si prosegue con un pesce persico alle mandorle su cui ero un po' scettico prima di assaggiarlo, ma che non fa rimpiangere il resto.
Dopo tutto ciò ci si sarebbe aspettato un finale in crescendo; invece la tarte tatin di mele con gelato alla panna se ne va senza infamia e senza lode e non rende giustizia a ciò che l'ha preceduta; peccato. Insieme al pane resta l'unica nota "ordinaria" di un menù davvero interessante.
Decisamente fornita la carta dei vini, senza una predilezione particolare. Noi abbiamo accompagnato la cena con un bianco valdostano dell'azienda Les Crêtes e terminato con un distillato di mele cotogne. Un posto dove tornare, magari per assaggiare la proposta di carne.

venerdì 15 agosto 2014

Un posto al sole + via della loffa

Teo sul 1° tiro
Sul 2° tiro
Sulla cresta
Teo sul 4° tiro
Sul 5° tiro
Teo sull'8° tiro
Sull'8° tiro
Tracciato (solo Via della loffa)
Torre dell'Emmele - Piccole Dolomiti
Cresta SE e parete E

Cominciamo subito col dire che la "loffa" in questione non è quella che pensate voi! Dopo cotal incipit, diamoci un contegno e cambiamo registro: nell'Introduzione ad una critica della geografia urbana, Guy Debord consigliava di esplorare le città vagando senza meta oppure armandosi della mappa di una città diversa. Fedeli al verbo situazionista, noi abbiamo applicato il metodo psicogeografico all'alpinismo, salendo una via con la relazione di un'altra! Per soprammercato, seguendo una certa moda da noi invalsa, l'abbiamo fatto a nostra insaputa. Così la facile placchetta od il muretto di IV si riveleranno poi VI-/VI, il tiro che "è dato da 45m" porterà le corde ad un attrito terribile, e così via. Ma il bello è che un sacco di cose combaciano: primo tiro placca, lunghezza giusta, poi muretto e così via: merito dell'intuizione debordiana o della poca varietà delle vie di arrampicata?
Se non volete seguire questo approccio, potete dare un'occhiata al seguito. Sarà forse meno evocativo, ma eviterà alla vostra autostima di finire sotto i piedi dopo aver penato su un (presunto) IV grado...

Accesso: dal pian delle Fugazze si prende la strada per l'ossario del Pasubio e al bivio si tiene a destra per la strada del re. Si parcheggia all'altezza della sbarra (pochi posti disponibili) e si prosegue lungo la strada fino a dove si stacca il sentiero per le sella dell'Emmele e per il sentiero Peruffo Bruno (indicazioni). Si segue il sentiero fino al decimo tornante, dove si prende sulla sinistra (indicazioni) il sentiero Peruffo Bruno (ma non potevano chiamarlo "Bruno Peruffo" anziché declassarlo a nome da elenco telefonico o da visita militare?). Il sentiero perde lievemente quota e passa sotto un pilastro dov'è l'attacco della via un posto al sole. Ometto alla base, chiodi visibili. 40' circa.

Relazione: concatenamento decisamente consigliato che permette di salire interamente la parete della torre, risultando in un buon sviluppo. Chiodatura tradizionale e artigianale ottima lungo tutto il percorso; sono praticamente inutili le protezioni veloci. Roccia che lascia qualche dubbio quando si affrontano i pilastrini del 3° e 5° tiro, per non parlare del 9°; buona nel resto del tracciato.

1° tiro: salire la placca o la fessura alla sua destra fino al chiodo, indi traversare verso sinistra a raggiungere lo spigolo e salire per facili rocce fino ad una zona di rocce rotte. Non salirle, ma portarsi a destra alla sosta; 40 m; V, V+, IV; 4 chiodi, 1 cordone in clessidra. Sosta su albero con cordone.
2° tiro: salire la parete, spostarsi a sinistra e raggiungere un ripiano dove si sosta; 30 m; IV, VI-, V, IV; 6 chiodi. Sosta su cordone su spuntone e chiodo.
3° tiro: salire a destra della sosta su rocce dall'apparenza dubbia. Un passo delicato porta a rocce più facili e alla sosta in cima al pilastro; 30 m; IV+, V+, IV; 5 chiodi, 1 cordone in clessidra. Sosta su cordone su spuntone.
Da qui conviene proseguire in conserva (se non slegati) per circa 100-150 m di cresta con passaggi di III (chiodi e soste intermedie presenti), fino a portarsi sotto la parete della Torre dell'Emmele dove inizia la via della loffa (sosta su cordone in clessidra). Qui si può anche giungere direttamente dal sentiero della loffa (bolli rossi presenti).
4° tiro: salire pochi metri, aggirare a destra uno spigolino e salire una rampa verso sinistra; 30 m; IV+, V-, III; 3 chiodi, 2 cordini in clessidra. Sosta su pino mugo con coroni e maglia-rapida.
5° tiro: salire qualche metro fino ad un masso dall'aspetto preoccupante legato da un cordino con chiodo (se cade, ricorderete con affetto il vostro compagno in sosta). Portarsi sulla destra e salire un diedro-fessura uscendone sulla destra per proseguire su rocce più facili fino alla sosta; 35 m; IV+, V+, IV+; 3 chiodi, 2 cordoni in clessidra, 1 chiodo con cordone su masso. Sosta su pino mugo con cordoni.
6° tiro: a sinistra della sosta, poi a destra su una bella placca che conduce in sosta in una nicchia sotto dei piccoli tetti; 25 m; IV+, V-; 3 chiodi. Sosta su 3 chiodi e cordone con maglia-rapida.
7° tiro: uscire a sinistra della nicchia e proseguire per una rampa erbosa fino alla sosta; 10 m; IV, II; 1 chiodo, 1 cordone in clessidra. Sosta su tre chiodi e cordone. Tiro breve, ma necessario per evitare attriti alle corde.
8° tiro: salire in verticale, poi attraversare a sinistra, salire ancora verso un chiodo con cordone e attraversare ancora a sinistra (attenzione a non stare troppo alti) fino allo spigolo, poi per placche ancora in obliquo verso sinistra fino alla sosta; 40 m; IV+, V, VI, V+, III; 8 chiodi (uno con cordone), 1 sosta intermedia (2 chiodi, cordone). Sosta su 2 chiodi con cordone e maglia-rapida.
9° tiro: a destra fino ad una fessura di roccia malsicura che si risale uscendo sulla destra e proseguendo sempre a destra fino ad una seconda fessura che si allarga a camino, che si segue fino alla sosta; 40 m; V-, IV, III; 7 chiodi. Sosta nel camino su 3 chiodi e 1 cordone in clessidra.
10° tiro: salire la paretina sopra la sosta e spostarsi su un masso incastrato che conduce fuori dal camino. Proseguire poi tra mughi fino alla sosta; 50 m; IV, II; 1 chiodo. Attrezzare la sosta su spuntoni.

Discesa: proseguire in direzione N fino ad identificare dei bolli che marcano il sentiero che conduce alla sella dell'Emmele; da qui per comodo sentiero si torna alla strada del re. Un'oretta circa.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

martedì 12 agosto 2014

Spigolo Noaro

Sul 1° tiro
Teo sul 2° tiro
Sul 2° tiro
Sul 3° tiro
Teo alla 2a sosta
Tracciato della via
Pilastro del vaio stretto - Piccole Dolomiti
Spigolo NE


Dopo che la sorte ci è stata benigna nei giorni al Sella, ci riproviamo in Piccole Dolomiti, nella speranza che la minor quota ci sia ancor propizia. L'arrivo assai tardivo al Pian delle Fugazze farebbe propendere per un inizio di fine-settimana all'insegna della crapula, ma scorgendo una via da farsi "al volo", corta e facile, non sappiamo resistere e saliamo lo spigolo Noaro: ottima decisione, bella salita, se non fosse che non avevamo calcolato il tempo di discesa! Siate pertanto più accorti dei sottoscritti (cosa non difficile), se avete poco tempo a disposizione.
Accesso: dal passo di Pian delle Fugazze si prende la strada per l'ossario del Pasubio fino all'altezza della malga Cornetto, dove si parcheggia sulla sinistra. Dalla malga si sale seguendo il segnavia 44 (all'inizio poco evidente; tenere eventualmente la destra salendo) che diviene poi 150, insieme alle indicazioni per il vaio stretto. Dopo un tratto più ripido e uno breve attrezzato con catena ci si infila in un buco e si... "sbuca" nel vaio stretto, con di fronte il profilo dello spigolo in evidenza. Si scende nel canale per qualche decina di metri fino ad una traccia sulla destra che prosegue in piano e conduce, con qualche passo di arrampicata (II) ad una terrazza su filo dello spigolo dove inizia la via. Cordini con maglia-rapida su mugo alla base. Circa tre quarti d'ora il tempo necessario.
Relazione: via molto bella e facile su roccia ottima e ben chiodata (a parte i tratti più facili); è un po' sorprendente che la via sia stata aperta "solo" nel 1957 e non prima. Consigliata come preambolo a vie che attaccano sui torrioni superiori o - nel nostro caso - come via tardo-pomeridiana; attenzione alla discesa che richiede tanto tempo quanto la via!
1° tiro: salire per roccette e mughi seguendo il filo dello spigolo, superare un primo ripiano e proseguire fino ad una cengia sulla destra dov'è ubicata la sosta; 55m, II+. Sosta su due golfari.
2° tiro: riguadagnare lo spigolo e portarsi sul lato sinistro dove si sale per rocce rotte a sinistra di una fessura-camino; ci si sposta poi nella spaccatura per risalire fino alla nicchia di sosta; 55m, III, III+, IV, 1 golfaro, 3 chiodi. Sosta su 2 golfari. E' possibile, anzi consigliabile spezzare il tiro in due facendo sosta sul golfare dopo circa 30m per via dell'attrito delle corde sullo spigolo.
3° tiro: salire la bella placca sopra la sosta puntando al tetto, che si supera sulla sinistra in corrispondenza di una spaccatura; proseguire poi per rocce rotte fino ad un terrazzo sulla destra dove si sosta; 30m, IV+, forse passo iniziale di V-; 4 chiodi. Sosta su un golfare (sono due, ma piuttosto distanti tra loro).
Discesa: non banale e con tratti esposti; fare attenzione. Si seguono tracce che risalgono la cresta terminale dello spigolo, si scende leggermente e si passa attraverso un foro. Si scende ancora un paio di metri fino ad un terrazzino con sosta di calata (2 chiodi, 1 spit, cordoni e maglia-rapida), da dove ci si cala per 15m circa fino ad una terrazza. Si aggira sulla sinistra il pinnacolo di fronte per una cengia facile, ma esposta, e si perviene alla seconda sosta di calata (cordino su spuntone con maglia-rapida). Con altra calata di 15m si è allo sbocco del vaio stretto. Da qui dovrebbe essere possibile scendere direttamente nel vaio ricongiungendosi col sentiero di salita (ma voci dicono che la ferrata sia stata smantellata); noi abbiamo preferito una soluzione più comoda anche se più lunga: si sale alla sella dell'Emmele per un ghiaione e da qui si scende alla strada del re che si segue verso sinistra fino al parcheggio. Calcolare poco meno di un'oretta e mezza.
In alternativa ci si può calare in doppia lungo la via fino alla prima sosta su cengia e da qui direttamente nel vaio stretto, da dove si recupera il sentiero di accesso.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

giovedì 7 agosto 2014

Ludomania

La partenza del 2° tiro
Teo sul 3° tiro
Sul 4° tiro
Teo sul 5° tiro
Tracciato della via
Col de stagn - Gruppo del Sella
Parete Est


Ci sono quelli che sulle Dolomiti vorrebbero scalare solo su chiodi, possibilmente anteriori alla seconda guerra mondiale, meglio se pochi e insicuri; quelli che odiano uno spit più di un evasore fiscale (categoria che in Italia conta invero molti estimatori). Di fronte a cotal integrità io mi tolgo rispettosamente (e metaforicamente) il cappello e mi rallegro della mia laicità che mi porta ad accettare e apprezzare entrambi i mondi. Va così a finire che, dopo la salita allo spigolo del Col de stagn, sotto scacco per le previsioni meteo (che alle 8 di mattina sbagliano totalmente a indicare cosa succederà alle 11!), seguiamo il consiglio del gestore del rif. Kostner e saliamo una via sportiva del 2013 sulla stessa parete. Arrampicata piacevole e senza grossi patemi, l'ideale per il tempo incerto o come partenza per un concatenamento. Per noi il concatenamento è stato con... il ritorno a casa, non senza la canonica sosta per una Sachertorte.
Accesso: da Corvara ci si porta alla stazione superiore della cabinovia del Boè, dove si prende il sentiero 638 che sale vicino alla seggiovia per deviare poi a sinistra sul sentiero 636. Quando il sentiero comincia a scendere, ormai prossimi al Col de stagn, conviene deviare per prati portandosi alla base della parete senza perdere quota, evitando così di dover risalire un canale ghiaioso. Se invece si parte dal Rif. Kostner, si segue il 638 in discesa, ma conviene tagliare verso destra per prati in vista della parete, scendendo un breve canalino friabile che porta sotto la parete congiungendosi coll'itinerario precedente. Si costeggia quindi la parete fino all'altezza di un marcato pilastro che si oltrepassa quasi del tutto. Prima di attraversare un canale di ghiaia si sale per rocce rotte a destra di un avancorpo, in una specie di insenatura, fino all'attacco (spit visibili). Spit alla base con vaghi resti di ometto.
Relazione: via che risale il pilastro centrale della parete del Col de stagn con una linea molto bella e logica, ben indicata dagli spit. Protezioni buone, un po' più distanziate su qualche tratto facile; inutili in ogni caso friend e altro: portare solo una decina di rinvii. La qualità della roccia migliora salendo, ma c'è bisogno di un po' di pulizia. Anche in questo caso qualche alpinista d'antan era salito per una linea molto simile a questa (almeno nella parte alta), lasciando una fila di chiodi a pressione sul 4° tiro. La parte bassa, su placche e muretti, è con ogni probabilità nuova.
1° tiro: salire per placche fino ad una rampa erbosa che si segue verso destra fino alla sosta; 30m, 5a; 6 spit. Sosta su 2 spit con maglia-rapida e cordone.
2° tiro: salire lo strapiombino sopra la sosta (più facile a sinistra), poi un secondo muretto (passo-chiave ben protetto) e proseguire su terreno più semplice piegando lievemente a destra per giungere alla sosta; 35m, passo di 6a; 8 spit. Sosta su 2 spit con maglia-rapida e cordone.
3° tiro: a destra della sosta fino ad uno spigolo che si segue verso sinistra e poi in verticale fino ad un pilastro dove si sosta; 25m, 4c; 5 spit. Sosta su 2 spit con maglia-rapida e cordone.
4° tiro: vicino alla fessura tra pilastro e parete salgono i chiodi a pressione. Gli spit invece portano a sinistra in bella esposizione e poi in verticale fino alla cima del pilastro. Un breve tratto facile porta ad un secondo muretto che adduce alla sosta; 30m, 5b; 6 spit. Sosta su 2 spit con maglia-rapida e cordone.
5° tiro: salire il breve muretto e proseguire per gradoni fino alla sosta; 30m, 5b; 5 spit. Sosta su 1 spit con maglia-rapida.
6° tiro: proseguire per facili rocce fino ad una zona con massi dove si sosta; 30m, I; 1 cordone in clessidra. Sosta da attrezzare su spuntone.
Discesa: si prosegue verso la cima del Col de stagn e si segue la traccia che porta al Rif. Kostner. Da qui si seguono le indicazioni precedenti.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

martedì 5 agosto 2014

Spigolo E

Sul 1° tiro
Teo alla 2a sosta
Teo sul 4° tiro
Sul 5° tiro
Tracciato della via
Col de stagn (Gruppo del Sella)

Anche il secondo giorno della nostra breve permanenza al Rif. Kostner è funestato da previsioni meteo scoraggianti. A caccia di qualcosa di asciutto, puntiamo sullo spigolo del Col de stagn, via breve e - sulla carta (libro Bernardi) - dalle difficoltà contenute. Ne è risultata una salita a cui non ero abituato da un po', con tutte le soste precarie e da rinforzare e con la conseguente tensione ad ogni tiro (mi è toccato pure "inaugurare" il martello che Giancarlo mi regalò l'anno scorso!). Anche stavolta il fato ci è stato benigno e l'arrivo al rifugio ha preceduto di poco il solito temporale pomeridiano.
Accesso: da Corvara ci si porta alla stazione superiore della cabinovia del Boè, dove si prende il sentiero 638 che sale vicino alla seggiovia per deviare poi a sinistra sul sentiero 636. Quando il sentiero comincia a scendere, ormai prossimi al Col de stagn, conviene deviare per prati portandosi alla base della parete senza perdere quota, evitando così di dover risalire un canale ghiaioso. Se si parte dal Rif. Kostner si segue il 638 in discesa, ma conviene tagliare verso destra per prati in vista della parete, scendendo un breve canalino friabile che porta sotto la parete. Si costeggia quindi la parete, si supera un pilastro con avancorpo dove parte Ludomania (fix visibile) e si continua fino all'evidente spigolo in corrispondenza di un canale. Si sale brevemente il canale e ci si riporta sotto la parete nei pressi di un pilastro. Cordone nero in clessidra alla base.
Relazione: La via sale lo spigolo con una bella linea diretta, ma richiede un po' di attenzione e familiarità con l'ambiente: pur se le difficoltà non sono estreme, le protezioni presenti sono minime e la roccia non è delle migliori (noi abbiamo scaraventato parecchi sassi nel canale ad ogni tiro, e meno male che il sentiero passa abbastanza lontano dalla parete). Necessari friend, fortemente consigliati martello e chiodi per rinforzare le soste. Detto ciò, se amate un po' di avventura, la via vi regalerà un'arrampicata "classica" in bella esposizione, mai faticosa a parte il passo-chiave di decisione. Aperta da sconosciuti, della loro impresa restano due vecchi chiodi; il resto è opera di Bernardi che l'ha riattrezzata (ma neanche troppo) di recente.
1° tiro: salire il pilastro fino alla sommità, spostarsi lievemente a destra e rimontare la placca che conduce alla sosta dove lo spigolo si impenna; 50m, III, IV-, III, IV; 1 cordone in clessidra. Sosta su un chiodo.
2° tiro: spostarsi a sinistra della sosta su roccia malsicura, risalire la rampa doppiando lo spigolo e continuare fino ad una nicchia gialla dove si trova la sosta; 25m, IV. Sosta su un chiodo.
3° tiro: attraversare un paio di metri a sinistra della sosta e risalire la parete puntando ad una seconda nicchia giallastra dov'è il passo-chiave (il chiodo che dovrebbe proteggervi sporge in maniera preoccupante e l'ho ribattuto per un quarto d'ora, ma è più robusto di quel che pare). Alzarsi a prendere una buona presa sulla destra, superare la nicchia con decisione uscendo sulla destra e proseguire su terreno più facile sul filo dello spigolo fino alla sosta; 35m, V+ (passo), IV, VI (passo), IV+; 2 chiodi. Sosta su due clessidre (una con cordone). La roccia qui non è male tranne - ovviamente - che nella nicchia giallastra, dove l'idea di avere la pelle appesa a mezzo chiodo mi ha fatto perdere due anni di vita! Calma: nella fessura sopra il chiodo entra a perfezione un C0.75 che dà sicurezza, volendo ci sta pure un C3 nella nicchia; cosa volete di più?
4° tiro: continuare sul filo dello spigolo fino ad uno strapiombo, attraversare a destra, rimontare una placca e spostarsi a sinistra doppiando ancora lo spigolo. Proseguire in parete fino alla sosta sul filo dello spigolo; 25m, IV-, V, IV+. Sosta su due chiodi.
5° tiro: a sinistra della sosta a superare un saltino, poi tornare verso lo spigolo e proseguire fino ad uscire dalle difficoltà. Continuare sullo spigolo fino alla sosta; 35m, IV+, IV, III. Sosta su clessidra con cordino. Se siete stanchi di precarietà, c'è una sosta a fix poco sotto sulla destra.
Discesa: si prosegue verso la cima del Col de stagn e si segue la traccia che porta al Rif. Kostner. Da qui si seguono le indicazioni precedenti.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 4 agosto 2014

Via delle guide

Teo sul 1° tiro
Sul 2° tiro
Teo sul 2° tiro
Sul 4° tiro
Tracciato della via
La parete dopo il diluvio...
Pala delle guide (Gruppo del Sella)
Parete E


Se il maltempo vi costringe per tre giorni a riconsiderare i vostri piani, limitandovi a vie di 150m o giù di lì, ma tutte le volte vi lascia giungere al rifugio poco prima di scatenare il diluvio, si tratta di sfiga o fortuna? Il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno? Noi questa volta abbiamo scelto di essere ottimisti e ci siamo gustati questo week-end al Rif. Kostner, con la sola accortezza di stare lontano dalle gocciolanti vie in camino - scelta che mi trova perennemente d'accordo. Dopo questa via abbiamo cercato l'attacco di Ercole senza troppo successo e siamo poi finiti sullo spigolo Kostner al Sass del Rifugio. Al rientro si è scatenato il diluvio!
Accesso: da Corvara si prende la cabinovia del Piz Boè e subito dopo la seggiovia del Vallon che deposita a 15' circa dal rifugio Kostner, ben visibile sulla sinistra. Si raggiunge il rifugio e si prende il segnavia 638 per deviare poco dopo a destra sul 672. Alla vostra sinistra c'è la parete di interesse, mentre sulla destra il sentiero costeggia il Sass del rifugio. Appena il sentiero si infila in un vallone (tracce di nevaio anche a stagione inoltrata) si attraversa a sinistra e ci si porta sotto la parete, seguendola fin oltre la colata nera di sinistra, dove inizia una cengia. Vecchio chiodo e scritta sbiadita all'attacco. Poco a sinistra sale una linea a spit che ricalca la via classica.
Relazione: la via sale per placca con bella arrampicata su roccia ottima e che asciuga facilmente. Chiodatura sufficiente, ma utili friend piccoli e medi per integrare. Il tracciato della via è stato poi "risistemato" (sic) con una linea a fix che corre praticamente coincidente con il tracciato classico. Noi abbiamo scelto di seguire quest'ultimo, ma confesso che non abbiamo resistito alla tentazione di utilizzare un paio di fix; sappiate quindi che in caso di difficoltà o maltempo è sempre possibile svicolare.
1° tiro: salire in verticale e superare un primo strapiombo, poi aggirare a sinistra un secondo salto, salire ancora e spostarsi a sinistra per rocce più facili fino alla sosta; 40m, IV+, V, 5 chiodi (2 ravvicinati). Sosta su due chiodi e uno spit con cordone.
2° tiro: proseguire in verticale a prendere un diedro-fessura, spostarsi poi a sinistra in placca e risalire fino alla sosta; 30m, IV+, V+, IV+, 3 chiodi (2 vicini). Sosta su 2 chiodi con cordone.
3° tiro: salire poco a destra della sosta fino ad una sosta a spit e proseguire lungo lo spigolo poco marcato; 30m, IV, III, 1 sosta intermedia (3 spit). Sosta su spuntone con cordino.
4° tiro: proseguire lungo il facile spigolo fino alla sommità; 40m, II, 1 cordone su spuntone. Sosta su due spit con cordone e moschettone (rotto).
Discesa: dalla sosta proseguire verso la sommità fino ad incontrare il sentiero 672 che si segue verso destra e che riporta nel vallone di partenza (tratti attrezzati). In alternativa è possibile spostarsi a destra dalla terza sosta fino a delle soste attrezzate per la calata in doppia.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

giovedì 31 luglio 2014

Scoperte e massacri - scritti sull'arte

di Ardengo Soffici
Vallecchi, Firenze, 1995 (1a ed. 1919)

Perché l'Italia, checché possano dirne i pappagalli di terza pagina dei grossi giornali, i sensali mascherati delle riviste illustrate, e i polverosi professori pagati per far da beccamorti ne' musei, non conosce né capisce, e perciò non ama, la modernità.
Il 1919 è un anno importante per l'Italia, alle prese con la metabolizzazione del macello della prima guerra mondiale, vera tabula rasa delle esperienze precedenti: al vivace clima pre-bellico si sostituisce via via il richiamo all'ordine e di lì a poco le squadracce precipiteranno il Paese nel gorgo autoritario. Soffici segue la stessa china: da intellettuale "non-allineato", critico d'arte ribelle e avanguardista, si trasforma via via in intellettuale organico al fascismo (del resto il suo Lemmonio Boreo del 1912 prefigura già lo squadrismo nero). In mezzo c'è questo libro, vera e propria sintesi del periodo che sta per chiudersi. Come lo stesso Soffici spiega, si tratta di una selezione di articoli pubblicati su La Voce e Lacerba nel periodo 1908-1915, dopo il ritorno di Soffici da Parigi, dove ha vissuto dal 1900 al 1907 e dove è entrato in contatto con il simbolismo, l'impressionismo e il cubismo. Proprio la coscienza dell'arretramento culturale italiano rispetto a quanto avveniva oltralpe lo spinge a far conoscere questi movimenti, a curare la prima mostra italiana degli impressionisti a Firenze nel 1910, a battersi per uno svecchiamento della provincialissima arte italiana (con la lodevole eccezione dei futuristi, prima criticati e poi lodati da Soffici, che comunque non entrano in questo contesto). Questo il grandissimo merito dell'autore e del libro.
Nella prima parte del libro (le scoperte) spicca il bellissimo saggio su Il Greco (con una simpatica polemica sui letterati e la critica d'arte a cui rispose Croce), per passare a Courbet, Cezanne, Rousseau, senza dimenticare Rosso e Fattori (e con un bel po' di generosità nelle lodi a Ranzoni e alla Gerebzova). Poi il bel capitolo su Boldini (che Soffici non apprezza, ma di cui riconosce la vitalità del dipinto) e i fratelli Savinio, a testimonianza dell'acume critico dell'autore che, dopo aver dedicato un capitolo alle proprie teorie artistiche, passa ai massacri, ovvero alla critica dell'arte (e della critica d'arte) coeva, soprattutto italiana. Qui, non senza ragione, ma con un po' di esagerazione, non si salva nessuno: pittori, scultori e critici vengono bistrattati dagli scritti taglienti di Soffici. E se molti nomi sono oggi scivolati nel dimenticatoio dell'arte, a dimostrazione che gli strali colpivano spessissimo nel segno e che l'Italia era già decaduta a provincia anche dal punto di vista artistico/culturale, sembra quasi incredibile che Soffici trovasse "disgustosa" l'arte di Stuck, "un carnevale in una camera mortuaria" quella di Klimt (l'arte mitteleuropea troverà però una sponda nelle mostre della Secessione romana, dove nel 1913 compare anche una "Sala degli impressionisti francesi"), per non parlare dei Preraffaeliti. Ma così è: l'impeto rinnovatore è tale che non ha mezze misure; o si è dentro l'arte moderna o si è "falsi", "innamorati di mondi morti" come Moreau e Böcklin (e non è da prendersi come complimento romantico), "bestiali", "ignoranti e perniciosi" come i critici italiani. Quindi, nessuna sorpresa nel veder maltrattato Sartorio o il critico d'arte Vittorio Pica (che comunque, dall'alto delle loro posizioni, potevano benissimo infischiarsene); semmai ancora un po' di stupore per le remore su Gauguin e Van Gogh, Sargent e Cassatt (inserita in una bella introduzione sull'arte femminile) e per un paio di giudizi sulla pittura inglese e tedesca (eccessiva "francesizzazione" del nostro?).
Ma la cosa che colpisce di più, come ben evidenziato nell'introduzione, è la scarsa fortuna che questo libro profetico ha avuto nel nostro Paese: invece di diventare "testo sacro" di critica d'arte è stato pressoché dimenticato. Forse la rapidissima marcia dell'arte moderna che - ironia della sorte - già considerava l'impressionismo come arte "classica" quando Soffici scriveva (la recezione del cubismo da noi sarà ben più complicata), forse l'involuzione culturale... fatto sta che dopo una seconda edizione nel 1929 non se ne parlerà più. L'Italia non ama la modernità; parole sante. Ce ne stiamo accorgendo.

mercoledì 23 luglio 2014

Timillero-Thomas

Sul 1° tiro
Teo sul 2° tiro
Sulla lama del 3° tiro
Teo sul 4° tiro
Tracciato della via
Punta della disperazione - Pale di S. Martino
Parete NO

Era un paio d'anni che non tornavo al rifugio Treviso nelle Pale e l'occasione si presenta complice un bidone rifilatomi da un amico (non tutto il male vien per nuocere). Unico inconveniente: la levataccia alle 4.30 che, unita al giudizio non proprio positivo del rifugista, attenua le nostre velleità di tentare una delle vie ai fianchi della Scalet-Bettega al Sass d'Ortiga. Tra una chiacchiera e l'altra si fa tardi e noi alpinisti d'acqua dolce ripieghiamo sulla Punta della disperazione, dove già avevo salito la facile Timillero-Secco. Un'occhiata alla via dei francesi da una parte e a quella delle fessure strapiombanti dall'altra e - in medio stat virtus - si decide per la Timillero-Thomas. Via non banale e roccia ottima; una scelta raccomandata se non si vuole salire fino al Sass d'Ortiga.
Accesso: da Fiera di Primiero si prende la strada per il passo Cereda e poco dopo la deviazione a sinistra per la val Canali. Si prosegue fino al Cant del gal dove si svolta a destra e si sale fino al parcheggio sul lato destro della strada. Da qui si segue il sentiero 707 per il Rif. Treviso, lo si oltrepassa e si sale ripidamente nel bosco verso il vallone delle mughe (segnavia 720 e bolli rossi). Quando la vegetazione si dirada è ben visibile la Punta sulla destra del vallone, che si raggiunge lasciando il sentiero per una traccia verso destra più o meno all'altezza della base della parete. Si segue la parete fino al punto più basso dov'è posto l'attacco (clessidra con cordini visibile in alto, resti di cordini a terra).
Relazione: via non lunga, ma con i primi tre tiri impegnativi (VI obbligato sul 1° tiro). Chiodatura non proprio generosa che richiede friend medi per integrare, specialmente nel terzo tiro, dove comunque uno spit protegge il delicato spostamento verso destra. Roccia ottima; portare cordini per clessidre e spuntoni.
1° tiro: salire puntando ad una nicchia da cui si traversa a sinistra salendo verso la clessidra con cordino. La nicchia può anche essere superata sulla destra per attraversare subito dopo verso sinistra; in questo caso allungate la protezione per evitare seri problemi di attrito. Dalla clessidra si sale lievemente verso destra per uscire poi sulla sinistra in cima ad un pulpito dove si sosta; 30m, V+, VI; 2 chiodi (uno con cordino; un terzo è poco sopra la nicchia sulla destra), 1 cordino in clessidra, 1 spit. Sosta su due spit con catena ed anello di calata; poco sopra i chiodi vecchi di sosta. Tiro-chiave della via, di buona continuità.
2° tiro: risalire la fessura obliqua verso destra fino a portarsi sotto un breve camino nerastro che si risale per uscire ancora verso destra. Si sale poi in obliquo ignorando una vecchia sosta sulla sinistra, si supera un saltino con masso incastrato e si giunge alla sosta (della via dei francesi) su cengia; 45m, V, V+, IV; 4 chiodi (uno con cordino), una sosta intermedia (3 chiodi). Sosta su due spit con catena e anello di calata.
3° tiro: NON seguire i chiodi che salgono il pilastrino a destra della sosta (via dei francesi), ma salire il diedro appena a destra e attraversare verso sinistra sotto il tetto (chiodo) per salire puntando allo spit. Ci si sposta a destra (passo delicato, ma ben protetto dallo spit) e si sale la bellissima lama uscendo su facili rocce che si risalgono verso destra fino ad una grossa nicchia sulla sinistra sotto rocce strapiombanti dove si sosta; 30m, IV+, passo di 6a, V+/VI-, IV; 1 chiodo, 1 spit (e una vecchia sosta con due chiodi a sinistra dello spit). Sosta su due cordoni in clessidra e un chiodo.
4° tiro: salire verso destra e attraversare su rocce nerastre (a volte bagnate) sotto un piccolo tetto, indi risalire fino ad un terrazzino dove si sosta; 25m, V, IV. Sosta da attrezzare su clessidre e spuntoni. In alternativa si può salire direttamente lo strapiombino sopra la sosta; in ogni caso è possibile - anzi consigliabile - allungare il tiro e portarsi su uno dei numerosi terrazzini successivi che orlano la parte alta della via.
5° tiro: salire senza percorso obbligato le facili rocce tenendosi sulla destra della fascia strapiombante e sostare ove possibile (i posti non mancano); 55m, III+. Sosta da attrezzare su clessidre e spuntoni. In alternativa si può piegare verso sinistra e congiungersi colla Timillero-Secco appena sotto lo strapiombo.
6° tiro: salire puntando all'intaglio tra le due cime da cui si attraversa verso destra fino ai cavi della ferrata; 30m, III+. Sosta su anello metallico della via ferrata.
Discesa: si segue la ferrata (esposta!) che corre sui lati sud e ovest del torrione e termina nel canale tra la Punta della disperazione la Torre Clara. Si scende il canale in direzione nord (passi di II+) fino a riportarsi alla base della parete. Lungo la discesa sono presenti degli anelli di calata, ma se li utilizzate fate molta attenzione ai sassi quando recuperate le corde!

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 14 luglio 2014

Trattoria Mirta

Piazza S. Materno, 12
Milano


Dovrei disquisire del Taurasi Radici Mastroberardino e del Vin santo della cantina di Toblino - ben noto il primo e una piacevole novità il secondo - che hanno allietato la cena di domenica sera da Matteo. Poi ci sarebbero anche da spendere un paio di parole su una birra notevolissima... insomma, troppe cose buone in questo periodo attentano con successo al mio (dis)equilibrio etilico! In tutto ciò si è inserito uno dei pranzi che raramente ma periodicamente si organizzano con un paio di ottime amiche (che poi sono anche colleghe, ma è un dettaglio), ed eccoci qui! La scelta è caduta su questa trattoria, dove già una volta eravamo stati respinti dal grande affollamento dell'ora di pranzo (il locale non accetta prenotazioni) e dove stavolta troviamo posto senza problemi grazie all'atmosfera un po' più rilassata che si respira anche a Milano a luglio. Pavimento in graniglia, quadri e disegni alle pareti, piccoli tavolini quadrati con tovagliette di carta: aspetto semplice, ma curato.
Il menù è decisamente interessante e non include alcun piatto di pesce (diversi amici ne farebbero un vanto); spazia tra piatti tipici e invenzione sicché la scelta diventa sempre difficile, soprattutto se vi aspetta un pomeriggio di correzione compiti e non vorreste appisolarvi satolli sulla prima funzione di trasferimento dall'aria improbabile che incontrerete - e sapete che ne incontrerete. Mi sono quindi limitato - si fa per dire - ad un antipasto ed un primo piatto: si inizia con un veramente ottimo prosciutto di pecora che non assaggiavo da secoli e che strappa a noi commensali, felici come bambini, espressioni didascaliche tipo: "Sa proprio di pecora!" e affini amenità. Il pane che lo accompagna è fatto in casa, e si vede! Anche la pasta è fatta in casa ed i cavatelli al ragù di salsiccia sono buoni ancorché semplici. Un'occhiata ai piatti di carpaccio di controfiletto delle amiche (e alle loro espressioni) convince anche riguardo a questa possibilità.
Come al solito non riesco a resistere al dessert e mi lascio tentare da una torta con cioccolato e lavanda: l'abbinamento è interessante, colla lavanda che ammorbidisce il sapore, ma devo confessare che non mi ha convinto del tutto.
Visto quel che mi attendeva nel pomeriggio non ho nemmeno consultato la lista dei vini, così da non dover soffrire per la rinuncia. Sarà un buon motivo per tornarci, magari un sera.

Aggiornamento di ottobre 2016: serata con Salvo from Scotland, tornato a respirare l'aria di Milano per un paio di giorni. Il menù si conferma di qualità e la carta dei vini, non troppo ampia, contiene parecchie cose interessanti. Peccato solo che la scelta del commensale di cui sopra sia un po' troppo "legnosa" per i miei gusti.

lunedì 7 luglio 2014

Un pensiero per Amos

Partenza della via
Sul 2° tiro
Matteo sul passo-chiave del 2° tiro
Sul 4° tiro
In vetta
Presolana occidentale
Parete S


Ritorno alla Presolana dopo due annetti con un misto di timore e determinazione, ma sempre con felicità. Lei ci accoglie un po' diffidente, si avvolge nelle nebbie non appena superiamo la Cassinelli, ci sottopone al rituale della lunga anticamera per superare il ghiaione, ma lascia cadere sparuti raggi di sole di incoraggiamento che noi trepidamente raccogliamo. La grotta delle farfalle è umida, noi madidi di sudore, le dita gelate, il muretto iniziale ingentilito solo dai primi due spit. Ma quando la circolazione riprende e i movimenti si fanno più fluidi la salita diviene un'emozione dopo l'altra, la roccia un susseguirsi di complici buchetti sempre al posto giusto. Cinque tiri, è già finita; possibile scappare via in corda doppia così? Noi ci regaliamo ancora un po' di piacere: saliamo in vetta per la facile cresta, ammiriamo lembi di panorama tra le nebbie e centelliniamo la discesa per la via normale.
Accesso: appena prima del passo della Presolana parcheggiare a destra nei pressi dell'Hotel Spampatti e seguire la strada di fronte, seguendo subito il sentiero a destra (indicazioni per baita Cassinelli), che sale nel bosco e si congiunge con quello che si prende parcheggiando qualche centinaio di metri più avanti sulla sinistra, in corrispondenza di una chiesetta. Superare la malga Cassinelli e risalire il ghiaione (segnavia 315 per il bivacco Città di Clusone e Grotta dei Pagani), oltrepassare il bivacco e la cappella Savina e proseguire. Ignorare una traccia che sale al primo ghiaione (porta al torrione Scandella) e risalire il secondo fino alla grotta dei Pagani, dove folte e - ahimè - chiassose comitive si preparano per la salita alla Presolana lungo la via normale. Salire qualche decina di metri della via normale (bolli rossi) fino all'evidente grotta e portarsi al bordo sinistro (scritta).
Relazione: via da non perdere, di grande soddisfazione, che regala un'arrampicata tecnica di movimento su placche e muretti di roccia bellissima. Protezioni buone a spit (nelle vicinanze anche qualche chiodo della Bramani-Usellini) che permettono di affrontare i passi-chiave con tranquillità ma che richiedono comunque una discreta confidenza. Difficile integrare con protezioni veloci, ma un paio di friend medio-piccoli si possono forse portare per ogni evenienza. Percorso sempre ovvio e indicato dagli spit; tutte le soste sono su due fix con cordone e (vecchio) moschettone di calata.
1° tiro: salire il muretto a buchi affilatissimi, spostarsi a sinistra a salire ancora lungo il bordo del pilastro, poi spostarsi ancora a sinistra fino alla scomoda sosta (ma non potevano farla qualche metro più sotto?); 30m, 6a, 7 fix.
2° tiro: per placca a raggiungere il primo spit, indi muretto che mena al secondo (passo-chiave), poi per placca più facile fino alla sosta; 20m, passo di 6a+, 5 fix.
3° tiro: salire in verticale, rimontare un blocco dall'aspetto poco rassicurante e proseguire uscendo su rocce rotte. Qui puntare al muro sul lato sinistro dove si sale in corrispondenza di una nicchia fino alla sosta; 30m, 6a (un paio di passi); 8 fix, 1 chiodo.
4° tiro: salire la bellissima placca lavorata da fessure e buchi fino ad una zona più appoggiata, dove si supera un breve salto di roccia e si piega a destra a raggiungere la sosta; 45m, 5c (passi); 7 fix, 1 cordone in clessidra. È il tiro più facile della via, ma ha la chiodatura un po' più distanziata.
5° tiro: ancora per placca a buchi, piegando lievemente verso destra e risalendo gli ultimi metri; 20m, 6a; 6 fix, 1 cordone in clessidra.
Discesa: in doppia dalla via (tutte le soste sono attrezzate), ma è consigliabile proseguire lungo la cresta (un centinaio di metri o meno di II) fino alla vetta della Presolana occidentale per scendere lungo la normale.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

venerdì 27 giugno 2014

La bella addormentata + Silvy

Sul 1° tiro de La bella addormentata

Giancarlo all'inizio del 2° tiro de La bella addormentata
Giancarlo sul 1° tiro di Silvy
Tracciato della via Silvy. Ovviamente la foto non è
stata scattata lo stesso giorno della salita!
Zucco Pesciola (Gruppo dei Campelli)
Parete S

Che la giornata non fosse delle migliori si era capito subito, arrivando al rifugio Lecco e scorgendo le cime del gruppo dei Campelli immerse nella nebbia, con buona pace delle previsioni meteo. L'idea di una salita "estiva" al sole evapora subitaneamente, l'abbigliamento si appesantisce e si continua. Fatichiamo un po' a trovare l'attacco nella nebbia, poi i rumori di una cordata ci indirizzano; saliamo la prima via e attacchiamo la seconda. Alla seconda sosta di Silvy tolgo la macchina fotografica per scattare una foto a Giancarlo che sta salendo. Sto per scattare, ma lui viene un po' avanti, io mi abbasso per recuperare un po' di corda e la macchina mi scivola dalla mano, prende due botte sulle rocce e sparisce inghiottita dalla nebbia. Attimo di sgomento seguito da amare considerazioni sull'intelligenza del sottoscritto e da aspre imprecazioni all'indirizzo delle potenze celesti. Terminiamo la via, poi rientrando lungo la ferrata mi calo recandomi nei pressi dell'attacco, scruto per un po' e riesco a recuperare il malconcio cadavere dell'apparecchio fotografico. Bilancio della giornata: ho trovato un vecchio friend, praticamente inutilizzabile o quasi, e distrutto una macchina fotografica; il saldo è tragicamente negativo!
A contorno del lutto restano due viette tutto sommato interessanti e raccomandabili, certamente meno frequentate delle vie sulla parete N dello Zucco Pesciola ed adatte per le mezze stagioni o per le giornate non troppo calde.

Nota: avendo percorso le vie immersi nella nebbia è possibile, anzi probabile, che mi sia perso qualcosa nelle relazioni; correzioni sono ben accette. Il percorso è comunque sempre logico, soprattutto se avete una visibilità maggiore di un paio di metri circa...

Accesso (La bella addormentata): raggiungere il rif. Lecco da Barzio (funivia) o da Ceresole di Valtorta, indi seguire verso destra (faccia al gruppo dei Campelli; indicazioni in loco) il sentiero degli stradini, che corre sul lato sud dello Zucco Pesciola. Lo si segue fino a scorgere sulla sinistra le evidenti indicazioni per la ferrata e si prosegue fino a raggiungere, poco oltre, un canale che scende dalla parete S dello Zucco. Si risale il canale per qualche decina di metri fino ad un tratto "piano", lo si abbandona puntando alla parete di sinistra e ci si porta presso il suo estremo destro; qui è una scritta che segna l'attacco della via.

Relazione (La bella addormentata): via divertente su buona roccia (da controllare comunque in qualche punto) che va a cercare un percorso interessante in mezzo a canali, cenge ed affini, ben protetta nei passi-chiave (le difficoltà sono solo singoli passi) e assai meno in quelli più facili; portare eventualmente protezioni veloci. Tutte le soste sono su due spit con cordone e maglia-rapida.

1° tiro: spostarsi un poco a sinistra della scritta fino ad identificarne una simile mezza cancellata (qualche metro sopra si vede un chiodo); da qui salire le placche a gradoni fino alla sosta (attenzione ad un "corno" instabile che rende delicato uno spostamento verso sinistra); 30 m, 5b; 5 chiodi, 1 spit.
2° tiro: a destra della sosta a risalire uno stretto canale fino ad una cengia erbosa dove ci si sposta a destra a raggiungere la sosta; 30 m, IV-, III; 1 chiodo.
3° tiro: salire la placca e superare un saltino raggiungendo una terrazza; proseguire per un diedro fino alla sosta; 25 m, 5c; 2 spit.
4° tiro: risalire il pilastrino, spostarsi sullo spigolo e risalire fino ad una terrazza; tenersi un poco sulla destra e risalire un vago diedro giallastro fino alla sosta; 25 m, 5a; 2 spit, 1 chiodo.
5° tiro: ancora per placche e muretto sopra la sosta fino alla fine delle difficoltà; 25 m, 5a; 2 chiodi, 1 spit.

Discesa: in doppia dalla via, ma è consigliato continuare per la via seguente. In alternativa potete fare come il sottoscritto che dopo aver recuperato i resti della macchina fotografica è sceso lungo il canale di sinistra (faccia a monte); facile ma con un paio di tratti un po' esposti (attenzione!).

Accesso (Silvy): se si sceglie di continuare l'arrampicata si segue la breve cresta verso sinistra, spostandosi poi ancora a sinistra per ripidi prati fino ad un largo canale che si risale fino alla parete che lo chiude. Sulla destra di un avancorpo della parete parte la via (spit con cordino visibile in alto; poco sotto la base si notano dei resti di ometto che abbiamo un poco ricostruito).

Relazione (Silvy): bella continuazione della via precedente che permette di raggiungere la cima dello Zucco; stile e difficoltà sostanzialmente comparabili tranne un breve tratto del terzo tiro, peraltro attrezzato in stile-falesia. Le soste qui sono su due spit; se prevedete la possibilità di un... rientro anticipato, portatevi il necessario per allestire le calate.

1° tiro: salire tra l'avancorpo e la torre vera e propria, spostarsi a destra all'altezza dello spit e salire per rocce facili alla sosta. Attenzione al tratto finale su erba; 30 m, 5c (passo); 2 spit (1 con cordino).
2° tiro: dritti sopra la sosta a superare un muretto appigliato, indi per rocce facili si risale uno spuntone e si supera un muretto che porta alla sosta; 25 m, 5b; 1 spit, 2 chiodi.
3° tiro: si risale la fessura uscendo sulla destra e proseguendo per facili rocce fino alla sosta; 20 m, 6a+/6b; 4 spit.
4° tiro: si esce a destra della sosta e si risale la placca (più facile se ci si riporta verso lo spigolo) fino ad una sosta; proseguire per la breve placca fino alla cima; 30 m, 4c; 1 chiodo con cordino, 1 sosta. Attrezzare la sosta su spuntoni; attenzione all'attrito delle corde.

Discesa: la via canonica di discesa dallo Zucco Pesciola è sul versante N attraverso l'evidente sentiero che porta nel vallone dei camosci e poi al rifugio Lecco. In alternativa (più lungo e scomodo) è possibile percorrere a ritroso la ferrata.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

mercoledì 25 giugno 2014

The fish hopper

75-5683 Alii drive
Kailua-Kona, Hawaii, 96740, USA

Negli ultimi mesi la mia frequentazione del mondo virtuale è calata assai sensibilmente: i post in questo spazio si sono ridotti, G+ è dormiente insieme ai rapporti con le persone che vi avevo conosciuto e così via. Tra i vari i motivi che mi hanno portato a ridurre il tempo dedicato a questo spazio possiamo annoverare la rottura del'hard disk e qualche problema con la connessione internet casalinga, ma non è tutto e non è rilevante; fatto sta che così facendo ho accumulato un'infinità di argomenti su cui dispensare sproloqui e consigli non richiesti che ha del sorprendente. E quale miglior occasione per calcare di nuovo questo terreno del recente - e purtroppo breve - viaggio a Big Island, Hawaii?
Tralasciando gli aspetti turistici (di cui ho goduto assai meno di quel che avrei voluto) e limitandomi all'etichetta di questo post, ci sono almeno un paio di locali che vale la pena visitare nella cittadina di Kailua-Kona: la Kona brewing company (75-5629 Kuakini Hwy), dove producono - tra l'altro - un paio di Ale interessanti, la Lava man e la Fire rock, che potrete gustare nell'annesso pub insieme a dei fish tacos e - udite udite - persino ad una pizza ben più che decente, e il Fish hopper. Posizionato sul lungomare di Kona dove sfilano uno dopo l'altro pub, ristoranti e steakhouse, questo posto si distingue per un menù e una cura nella preparazione dei piatti un po' superiori. Seduti al primo piano con bella vista sulla baia (e un po' meno bella sui piatti finti, in stile ristorante cinese di pessima categoria), saltando antipasti e clam chowder, ho scelto un piatto con Mahi-mahi (ovvero lampuga; un ottimo pesce, come recita il significato del nome in dialetto hawaiano) e noci Macadamia (altra peculiarità hawaiana, anche se originarie dell'Australia), accompagnati da purè di patate dolci Molokai (simili - o uguali? - alle patate dolci di Okinawa, che poi non sono originarie di Okinawa...) e salse al mango e papaya. Veramente ottimo e ottimamente presentato! Un assaggio al piatto con Ono (altro pesce dei mari tropicali simile alla palamita) dei miei commensali mi ha ulteriormente convinto riguardo al locale. La lista dei vini è in prevalenza californiana, ma potete anche trovare un Pinot grigio Santa Margherita al modico prezzo di 50$ (!!); noi abbiamo insistito con la Lava man.
Con sorpresa, il dessert è senza infamia e senza lode: sia la mia torta alle carote che quelle al cioccolato o al lime non hanno riscosso particolare entusiasmo. La cosa più simpatica è il cameriere che vi porterà il vassoio dei dessert in modo che possiate scegliere... anche con gli occhi!
Da registrare il "siparietto" finale al momento del conto: chiediamo al cameriere di dividere il totale per cinque; lui si confonde, prima moltiplica per cinque le portate e poi divide per venticinque il prezzo di ognuna... così ci presenta cinque scontrini chilometrici (vedi foto) imprecando contro gli "errori del computer" tra le nostre irrefrenabili, anche se forse non del tutto educate, risate.