mercoledì 10 gennaio 2018

Sapore di mare

Vico Marassi 9
Finale Ligure (SV)


Ero stato in questo posto qualche anno fa, e ricordo che non mi aveva particolarmente impressionato. Accolgo quindi l'invito di Alberto di "celebrare" qui l'inizio delle giornate di scalata natalizia ligure con un misto di diffidenza e curiosità, e meno male che ci sono andato! La seconda visita è assai più convincente della prima, tanto da "meritarsi" l'assai discutibile onore di questo post.
Situato in uno dei vicoli di Finale ligure, nella vecchia Finalmarina, il ristorante è annesso all'omonima pescheria, con i relativi vantaggi. Ambiente tutto sommato semplice, qualche cianfrusaglia marinaresca alle pareti. Menù rigorosamente di pesce. Inizio con dei maltagliati bianchi e neri con capesante e pesce spada che sono decisamente ottimi, ed in porzione onesta; certamente il piatto migliore dell'intera cena. A seguire un'ombrina al forno su letto di carciofi con vongole. Il pesce è ottimo, ma le vongole passate al forno sono risultate rinsecchite e quasi prive di sapore; meglio sarebbe stato aggiungerle dopo. Chiude la cena un dolce anonimo, una frolla con la crema senza infamia e senza lode; qui c'è decisamente da migliorare per tenere il passo coi piatti precedenti.
Discretamente fornita la cantina, dove non mancano le etichette locali. 

domenica 7 gennaio 2018

Wofgang Gullich - action directe

di Tilmann Hepp
Versante Sud, Milano, 2003

L'immagine che gli arrampicatori avevano di sé come parte di una cultura alternativa si sta avvicinando all'ideologia della concezione sportiva dominante. Carriera, soldi e prestigio sociale sono ora al centro degli interessi. Il commercio, il mercato e i media determinano sempre più gli avvenimenti. Questo sviluppo ha di nuovo un influsso sulla creatività e sul pensiero sportivo. Molto apparire invece che essere. Ci sono colori di moda da indossare, ci sono zone di moda da visitare e vie di moda da arrampicare. La miglior zona di arrampicata viene descritta da qualche parte e già si forma il corteo di arrampicatori che, tutti in fila, come pecore, vanno a provare le vie.
Dopo anni passati ad evitare accuratamente di leggere libri di alpinisti più o meno infreddoliti sulle grandi pareti, più o meno determinati sulle vie, più o meno sgrammaticati nello scrivere, è curioso che abbia infine ceduto su un libro più vicino all'arrampicata sportiva che all'alpinismo classico. Sarà che ormai anche io passo più tempo in falesia che non appeso ad un friend, sarà che Gullich è stato sì il pioniere dell'arrampicata che tutti conoscono, ma anche un climber pensante, che discuteva di etica ed evoluzione dell'arrampicata, di competizioni, di fisiologia dell'allenamento... insomma, alla fine ho accettato il prestito di Teo (altra cosa insolita) e ho dedicato le vacanze a questa (proficua) lettura.
il libro racconta la vita di Gullich dai giorni di scuola, quando quindicenne sale già vie di VI, fino al mortale incidente del 29 agosto 1992. Il filo del racconto è intervallato da scritti di Gullich apparsi sulle riviste dell'epoca, che chiariscono i suoi punti di vista. Ne emerge il ritratto di un uomo che aveva certamente fatto dell'arrampicata la sua scelta di vita, ma che era tutt'altro che un fanatico: niente diete (Leggendaria era la colazione di Wolfgang a Oberschollenbach, a base di torte con la panna e tiramisù, p. 37), atteggiamento rilassato (Con un croissant in una mano ed un caffè macchiato nell'altra sedevamo nei deliziosi caffè dell'Europa meridionale godendoci il sole al mattino e guardando la gente passeggiare. "Questo è il bello dell'arrampicata", diceva puntualizzando la sua predilezione, p. 117) e passione per le lunghe pause al bar (Il suo corso ideale era: colazione dalle 10:00 alle 12:00, studio della via tra le 12:00 e le 14:00, ritorno al caffè e ripetizione della via in serata, p. 121). Ma quando era motivato a raggiungere un obiettivo, la musica cambiava: alle nove del mattino facevamo 200 trazioni, poi uscivamo ad arrampicare per otto ore, alla sera facevamo altre 200 trazioni (p.125). I risultati si vedono: primo a salire vie di 8b, 8b+, 8c e - naturalmente - la mitica Action directe, primo 9a della storia. Gullich elabora tecniche di allenamento (tra cui il famoso pan Gullich), capisce subito che bisogna distaccarsi dalla teoria dei tre punti di appoggio per la progressione e intuisce che l'evoluzione dell'arrampicata passa per il trasferimento dei passi duri di boulder sulle falesie prima, e delle tecniche di arrampicata libera dalla falesia alle grandi pareti poi; tutte cose che oggi sono acquisite, ma che avevano un sapore innovativo qualche decennio fa. E, in coerenza colle proprie idee, non si limita alle falesie (peraltro chiodate in maniera assassina per gli standard di oggi): Separate reality in free solo, Eternal flame alle torri di Trango, Riders on the storm alla torre centrale del Paine (la passione musicale fa capolino qua e là nella vita di Gullich, con almeno il buon Neil Young ad accomunarmi a lui).
Di carattere schivo e un po' timido, ma assai emotivo, evitava l'esposizione pubblica e arrampicava in prevalenza con amici fidati, ricercando un'atmosfera ideale e armonica, il gesto puro dell'arrampicata. Campava con scarni contratti di sponsorizzazione, indifferente al denaro se non nell'ultimo periodo, quando il matrimonio e l'inizio di una certa stabilizzazione lo misero di fronte ai problemi economici. Amato dal pubblico, fu spesso oggetto di invidia e ostracizzato dai colleghi, come capita ai grandi.
Un altro aspetto interessante del libro è che permette di rivivere la storia dell'arrampicata libera da una prospettiva germanica, non così diffusa da noi. Si rivivono dunque le diatribe tra alpinisti classici e i primi free climbers, le schiodature delle nuove vie nel Palatinato, le controversie tra i diversi metodi di salita delle vie, l'iniziale rifiuto di provare i passaggi in top rope, le prime competizioni di arrampicata e la perdita della verginità iniziale di questo sport, ecc. ecc.
Sono quasi d'obbligo in chiusura un paio di piccoli rilievi al libro: il racconto non scorre sempre fluido, ma è ogni tanto ripetitivo e un po' sconnesso, facendo perdere di vista il flusso degli avvenimenti. Inoltre, l'encomiabile affetto dell'amico e autore per Wolfgang pare assumere talvolta toni un po' troppo enfatici, dipingendolo come sola persona innocente in un ambiente di lupi. Non manca qualche errore di traduzione: la Nameless Tower (Torre innominata) diventa la Torre di Nameless come se fosse un nome proprio, i gradi delle vie ballano un pochino tra una pagina e l'altra e Chasin' the Trane diventa ogni tanto Chasin' the Train, e va bene che il gioco di parole è proprio quello, ma rispettiamo almeno il supremo John!

martedì 2 gennaio 2018

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi novembre-dicembre 2017 e riassunto annuale (2608/10809)

Fig. 1: Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei mesi di novembre e dicembre 2015, 2016 e 2017.
Fig. 2: Andamento mensile dei ritardi per il treno 2608.
Fig. 3: Come in Fig.1, ma per il treno 10809 (17:43).
Fig. 4: Come in Fig. 2, ma per il treno 10809.
Fig. 5: Distribuzioni cumulative dei ritardi annuali per il treno 2608 (8:02).
Fig. 6: Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Fig. 7: ore di ritardo accumulate negli anni.
Siamo finalmente giunti alla fine del 2017 ed è tempo di aggiornare i dati relativi alle nefandezze ferroviarie, oltre a riassumere i dati annuali. Tradizionalmente, il bimestre finale dell'anno non è mai memorabile, e stavolta non si fa eccezione: puntualità scesa drammaticamente al 23% (al 66% entro 5') per il 2608 e andamento mensile dei ritardi (Fig. 2) che continua ad esibire il trend negativo degli ultimi mesi di quest'anno, che era stato ottimo fino a prima delle ferie estive. Bisogna rassegnarsi: questi proprio non ce la fanno a mantenere uno standard decente per più di qualche mese!
Se andiamo a vedere i dati per il 10809, poi, c'è come al solito da mettersi le mani nei capelli: puntualità nel bimestre crollata al 6% (54% entro 5'), che evidenzia inoltre un progressivo peggioramento anno dopo anno della puntualità in questo periodo (le curve in Fig. 3 si spostano verso destra). Anche qui, l'andamento mensile evidenzia il peggioramento dell'ultimo bimestre, con un novembre particolarmente schifoso che non si vedeva da più di un paio d'anni... e di cui non si sentiva la mancanza!

Veniamo quindi ai dati annuali, riportati nelle Figure 5 e 6 (attenzione alla scala normale dell'asse delle probabilità, già descritta brevemente l'anno scorso). Si nota innanzitutto che il 2608 sta lentamente migliorando: spariti i ritardi oltre la mezz'ora degli anni 2015 e 2016, curva gialla che evidenzia un ritardo sistematicamente minore delle altre due. Il problema residuo sono i treni che superano i (circa) 5' di ritardo (cambio di pendenza della distribuzione; problema che tocca un treno su quattro) e, ovviamente, gli eventi rari della coda della distribuzione. Guardando questi dati, non si capisce moltissimo il cambio di orario che ha anticipato di 2' l'orario di arrivo del 2608... naturalmente, l'orario reale di arrivo del treno non è minimamente cambiato fino ad ora, sicché assisteremo probabilmente ad un deterioramento del relativo ritardo. Sarebbe interessante sapere su quali dati si basa chi definisce questi orari.
Nera disperazione per il 10809, come al solito, che peggiora la puntualità rispetto all'anno scorso (la curva gialla è più a destra della verde) e che diventa inqualificabile una volta su quattro circa, dove la "coda" della distribuzione si appiattisce e si protende verso ritardi geologici. Qui sì che sarebbe necessario un ripensamento globale, sia dell'orario (fermata inutile di Treviglio Ovest, tratto da Porta Garibaldi a Lambrate che genera sempre ritardo), sia delle condizioni del treno, perennemente guasto... e proprio per questo motivo non se ne parla!

Il dato complessivo sulla qualità (si fa per dire...) di questi due treni è affidato all'ultima figura, dove ci sono le ore di ritardo sopportate dai pendolari nel corso degli anni: se dal 2015 al 2016 c'era stato un miglioramento, dal 2016 al 2017 la riduzione è solo di poco più di un paio d'ore; risultato di un netto miglioramento del 2608 che viene però compensato dal peggioramento del 10809. E torniamo alla domanda precedente: per quale motivo non si interviene su questo treno?

lunedì 1 gennaio 2018

La scuola pitagorica e Hans Dulfer

Mezzo congelato sul 2° tiro.
Luca sul 3° tiro.
Luca sul 4° tiro.
Ancora lui sul 6° tiro.
Sul bellissimo 7° tiro.
e sull'ultimo tiro... ancora congelato e con i guanti!
Piccolo Dain (parete della centrale) - Valle del Sarca
Parete S


4°C, vento freddo e niente sole; arrivo in sosta al secondo tiro con i piedi letteralmente congelati e penso proprio di rinunciare. Poi guardo il terzo tiro... non sembra troppo duro... mi dico che posso arrivare al primo cordone e calarmi da lì... parto... arrivo in sosta... e poi, finalmente, i piedi si scaldano un poco per la sezione più impegnativa. Decisamente non sono fatto per le "avventure" invernali!
Accesso: da Arco risalire la valle del Sarca fino al paese di Sarche e prendere a sinistra al bivio, seguendo le indicazioni per Tione e Madonna di Campiglio (SS 237). Poche decine di metri dopo il bivio, all'altezza di un distributore di benzina, si sale per una stradina a destra (indicazione di parcheggio) e si lascia l'auto in corrispondenza del bocciodromo. Si torna sulla Statale e la si segue e, poco prima del ponte sul Caffaro, si tiene la destra per una sterrata che porta ad una diga, dove troverete probabilmente una lunga coda di cordate che attendono il loro turno per salire le vie sportive. Poco prima, sulla destra, vi è l'attacco della via (scritta), molto probabilmente senza code.
Relazione: via molto interessante, a metà tra l'alpinistico e lo sportivo, simile alla sua gemella Il sole di David e Michelangelo (ma dei nomi più cristiani non c'erano?) e con due tiri veramente belli. Chiodatura tutto sommato buona, tranne che per un tratto un po' lunghetto nel 7° tiro; portare friend piccoli e medi per integrare.
1° tiro: salire per rocce inizialmente un po' rotte, spostarsi verso destra e continuare puntando al piccolo tetto nerastro sotto cui si sosta. 20m, IV, V-; due chiodi, un cordone in clessidra. Sosta su due fix (uno con anello).
2° tiro: salire a destra della sosta per continuare in traverso e superare un paio di brevi muretti. 25m, VI; un fix, tre chiodi, tre cordoni in clessidra. Sosta su un fix e un cordone in clessidra.
3° tiro: partenza e passo insidioso in placca, poi traverso più facile verso destra fino alla sosta. 20m, VI-, V; quattro cordoni in clessidra. Sosta su due fix (uno con anello).
4° tiro: ancora a destra della sosta, per salire a prendere una lama e proseguire con passo delicato in placca fin sotto un tetto, che si aggira salendo in obliquo a sinistra. 30m, V, VI+/6a; quattro fix, cinque cordoni in clessidra. Sosta su un fix e un cordone in clessidra.
5° tiro: si sale lungo la placca per poi spostarsi a sinistra e risalire il pilastro su ottime prese fino al terrazzo di sosta; 30m, V+, V; cinque cordoni in clessidra. Sosta su pianta con cordoni.
6° tiro: spostarsi verso sinistra fino alla base del diedro obliquo, risalirlo verso destra fino ad un muro giallastro che si sale per uscire in sosta. Attenzione a non proseguire troppo lungo il diedro. 25m, III, VI-, VI, V+; due chiodi, due cordoni in clessidra. Sosta su due fix (uno con anello).
7° tiro: dritti sulla placca delicata, spostarsi a sinistra, salire brevemente e rientrare verso destra per proseguire in verticale fino ad un chiodo (chiodatura un po' lunghetta...); da qui in bel traverso a destra per risalire una placca. Non è finita: si prosegue ancora per rocce più facili fino alla terrazza di sosta. 40m, VI- con un paio di passi di 6a+/VII- protetti rispettivamente da un fix e un chiodo, V+; un fix, quattro chiodi, sei cordoni in clessidra. Sosta su due fix (uno con anello) e cordone. Tiro bellissimo.
8° tiro: si sale in obliquo verso sinistra superando brevi muretti fino al termine delle difficoltà. 30m, V+, V; un fix, due chiodi, due cordoni in clessidra. Sosta su pianta con cordoni.
Discesa: salire a sinistra seguendo una traccia fino ad incontrare il sentiero di discesa del Dain, che si segue verso destra fino al parcheggio.

lunedì 4 dicembre 2017

Torta di castagne

Fig. 1
Fig. 2
Fig. 3: risultato finale!
Dopo lungo tempo lontano dai fornelli, è meglio ricominciare con qualcosa di facile, ma gustoso. E visto che siamo di nuovo in autunno, rieccomi al tema castagne: torta morbida, semplicissima da fare, decisamente buona.

Ingredienti:
  • castagne: 400 g (anche un po' di più perché alcune saranno marce e da buttare)
  • zucchero: 160 g
  • farina di mandorle: 100 g
  • burro: 100 g + il necessario per lo stampo
  • uova: 4
  • limone: mezzo (solo la scorza)
Preparazione:
  • lessate le castagne in acqua bollente per una ventina di minuti;
  • nel frattempo, mettete il burro in una ciotola e lavoratelo con un cucchiaio fino ad ammorbidirlo per bene (toglietelo dal frigo in anticipo). Togliete la scorza a mezzo limone;
  • rompete le uova, separando i tuorli dagli albumi. Montate a neve gli albumi, aggiungendo 60 g di zucchero durante l'operazione;
  • scolate le castagne (un po' per volta per tenerle calde) e togliete buccia e pellicina. Frullatele alla buona (Fig. 1 o anche meglio);
  • montate i tuorli e aggiungete lo zucchero rimasto (100 g), la scorza di limone, la farina, il burro e le castagne;
  • aggiungete gli albumi montati a neve e mescolate ben bene;
  • imburrate fondo e bordi di una tortiera o usate la carta da forno (o entrambi) e versate l'impasto (Fig. 2);
  • cuocete a 180°C per mezz'ora, sfornate a lasciate raffreddare (Fig. 3).

giovedì 23 novembre 2017

Tutto di traverso + Apache

Fabio sul 3° tiro di Tutto di traverso.
Fabio alla partenza del 4° tiro.
Fabio sul 4° tiro di Apache.
Sul 5° tiro (salita del 2008).
Fabio all'uscita della via, inseguito dalla pioggia.
Monte S. Martino e Antimedale
Pareti S e SE


Quando siamo alla prima sosta e sentiamo gente che parla di pioggia dalle parti di Brivio, ci convinciamo che non finiremo la seconda via della giornata. Invece, San Bernardo o qualche altro patrono di alpinisti, o le equazioni di Navier-Stokes che governano la dinamica dei fluidi, ci sono propizi e le gocce iniziano a cadere solo sull'ultimo tiro, che percorro a tempo di record.
Si conclude così il dittico di vie brevi, una recente al S. Martino, l'altra che ancora "mancava" al valente compagno di cordata. Combinazione comoda e consigliata, se volete evitare di percorrere due vie a pochi metri l'una dall'altra. Alla fine, potete sempre dirigervi in città, verso una pizza-kebab per celebrare (di questa, pero, vi risparmio le foto).
Accesso (Tutto di traverso): da Lecco si segue la vecchia strada per Ballabio e la Valsassina (SP62) per prendere a sinistra via Quarto all'altezza di un tornante verso destra. Al successivo slargo si sale per una ripida strada fino ad un tornante verso sinistra dove si parcheggia (sempre che si trovi posto; poco più avanti la strada è sbarrata). Si prosegue a piedi e, al successivo tornante, si prende il sentiero sulla sinistra, ignorando poi la deviazione per Medale e Antimedale. Si giunge ad un'effigie di Madonna ricavata da un cartello stradale (mai fidarsi dei religiosi!) e si prosegue in lieve salita, seguendo poi l'evidente indicazione Variante attrezzata La Vergella ad un bivio. Giunti al cospetto della falesia delle Placchette del S. Martino si scende brevemente verso sinistra, tenendo ancora a sinistra ad un bivio (indicazioni; da destra proviene il sentiero di discesa) ed arrivando così ad uno slargo dove parte la via. Fix visibili nel diedro.
Relazione (Tutto di traverso): via interessante, riattrezzata recentemente con qualche modifica di tracciato. Chiodatura nel complesso buona a fix e qualche chiodo, ma che lascia talvolta un po' di perplessità: perché mettere sei fix in un tiro di II e chiodare più distanziato gli ultimi due tiri, più impegnativi? Portatevi eventualmente un paio di friend 0.5/0.75 BD per integrare. La roccia è buona grazie ad un gran lavoro di ripulitura, ma non manca qualche punto in cui fare attenzione. Percorso sempre ovvio.
1° tiro: salire il vago diedro, tenendo a sinistra nella parte alta. 25m, 3c; sei fix. Sosta su due fix con fettuccia.
2° tiro: in traverso a sinistra su roccia disturbata dalla vegetazione, per poi salire brevemente su rocce non troppo affidabili fino alla sosta. 15m, 2c; cinque fix, uno spit. Sosta su due fix.
3° tiro: la via vera e propria comincia ora, con un bel traverso a sinistra, interrotto a metà da un corto muretto. Si sosta alla base di un diedro. 25m, 5a; sei fix (tre con cordino), tre chiodi con cordino. Sosta su un fix e un chiodo con cordino.
4° tiro: salire il breve diedro e proseguire lungo la bella fessura. 30m, V (un passo V+); un fix, quattro chiodi. Sosta su un fix e un chiodo con cordino.
5° tiro: seguire la fessura sulla sinistra della sosta, proseguire per un corto diedrino (secondo me non troppo rassicurante, ma probabilmente sono io che mi son fatto troppi problemi...) ed uscire sulla destra per facili rocce. 30m, 5c; sei fix. Sosta su pianta.
Accesso (Apache): dall'uscita della via si tiene la destra (viso a monte; ometto) ritrovandosi in breve sul sentiero della Vergella, che si segue in discesa fino alle placchette del S. Martino e alla Madonna. Si continua in piano lungo il sentiero percorso all'andata e si sale a sinistra ad un evidente bivio dove iniziano le reti paramassi. Il sentiero - somigliante ad un cesso nei primi metri, grazie alla civiltà che i sedicenti amanti della montagna riescono ad esprimere - porta al bivio con indicazioni per la ferrata a cui si giunge anche dall'accesso canonico. Si sale quindi a sinistra, si raggiunge una seconda rete paramassi e si esce dal bosco in corrispondenza del canale di sfasciumi dell'Antimedale. Qui si lascia il sentiero (che conduce alla ferrata del Medale) e si segue la traccia in salita a sinistra che reca alla parete, all'attacco della via Istruttori (prima piazzola che si incontra; scritta e ressa di cordate).
Relazione (Apache): via storica (1981) dell'Antimedale, assai meno frequentata delle sorelle alla sua sinistra che sfoggiano diademi di fix lungo i tiri. Caduta preda della vegetazione (ricordo ancora i graffi che mi procurai all'uscita del passo-chiave), è stata recentemente ripulita (ma l'impresa è ardua) e attrezzata con soste a fix a prova di bomba. Tutte le soste sono ora su due fittoni (o fix) con catena ed anello di calata.
1° tiro (via degli istruttori): si risalgono i facili gradoni raggiungendo una prima sosta e si continua fino alla sosta poco sopra. 45m, III+; due fittoni, una sosta intermedia.
2° tiro (via degli istruttori): salire dritti sopra la sosta (più facile) oppure un poco sulla destra proseguendo poi per rocce facili fino al terrazzo di sosta; qui spostarsi un poco a destra fino alla sosta di Stelle cadenti e proseguire ancora per pochi metri verso destra fino ad una sosta nuova fiammante. 35m, 4a con quattro fittoni se dritti; 5a con cinque fittoni salendo sulla destra.
3° tiro (Apache): la via vera e propria inizia da qui. Si sale una placchetta, appoggiata prima e più verticale poi, seguendo una fessura ed uscendo sul terrazzo a sinistra. 30m, IV+, V; due chiodi, un friend incastrato.
4° tiro: si sale tenendo la destra, aggirando un costolone e proseguendo in obliquo fino alla sosta. 25m, IV-, IV+; un chiodo.
5° tiro: tiro-chiave della via: si sale il diedro lungo la parete di destra per portarsi poi su quella di sinistra e continuare (un paio di passi delicati su roccia muschiosa) fin sotto il tetto triangolare, che si supera sfruttando una fessura sul suo lato sinistro (attenzione all'attrito delle corde). Si prosegue poi lungo la fessura fino al terrazzo di sosta. 30m, V+, VI, IV+; cinque chiodi, un cordone in clessidra, un vecchio spit, un nut incastrato (che probabilmente esce se solo insistete un po' più dei 5'' che gli abbiamo dedicato noi).
6° tiro: verso sinistra si snoda la nuova variante di uscita Geronimo; noi seguiamo invece la via tradizionale, salendo brevemente sulla sinistra della sosta per rientrare e continuare dritti lungo una placca, uscendo a sinistra per un diedrino e placchetta finale. 30m, IV+, V; due chiodi, un cordone in clessidra, un nut incastrato.
Discesa: dalla sosta si sale brevemente per roccette fino ad una vaga traccia che si segue verso sinistra, superando il fix di uscita della variante e facendo attenzione a non salire troppo. Ci si ritrova così all'uscita di Stelle cadenti, si continua lungo il sentiero, ora evidente, prima in piano e poi in discesa, seguendo le corde fisse fino al canale dell'Antimedale, dove un sentiero in discesa riporta in breve al punto di attacco.

domenica 12 novembre 2017

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi settembre-ottobre 2017 (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei mesi di settembre ed ottobre 2015, 2016 e 2017.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei mesi da gennaio ad ottobre 2015, 2016 e 2017.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Andamento mensile dei ritardi per il treno 2608 (8:02).
Andamento mensile dei ritardi per il treno 10809 (17:43).
Tra un trimestre estivo penoso ed un ultimo bimestre che si preannuncia tragico, Trenord ci regala un bimestre quasi accettabile, forse il migliore dell'anno. Puntualità al 47% per il treno mattutino, che sale all'83% se valutata con 5' di ritardo. Dati ben peggiori per il treno del ritorno pomeridiano, ma che almeno fanno intravedere un miglioramento rispetto agli anni precedenti: puntualità al 24% e all'87% se valutata entro 5'. Permane il problema dei lunghi ritardi, la "coda" della distribuzione che si protende fino a quasi mezz'ora, che pare proprio essere insolubile!
Sulle distribuzioni cumulative da inizio anno, ormai praticamente assestate, non è più necessario spendere troppe parole; le figure parlano da sé: miglioramento del 2608 e peggioramento del 10809 rispetto al 2015. Come sia possibile che un servizio peggiori nel tempo anziché migliorare - o almeno restare costante - resterà sempre qualcosa al di là della mia capacità di comprensione!
Le ultime due figure riportano il trend mensile dei ritardi, dove si vede il miglioramento del 10809 commentato all'inizio e l'ennesima fluttuazione del 2608.

martedì 7 novembre 2017

Via dei refrattari

Alberto all'uscita del 1° tiro.
Fabio sul 2° tiro.
Fabio sul 3° tiro.
Sul 4° tiro in una salita del remoto 2008.
Tracciato della via.
Avancorpo della Presolana del Prato
Parete S


Accesso: dalla Val Seriana verso il passo della Presolana; parcheggiare sulla sinistra poco prima di raggiungerlo, appena dopo una chiesetta (cartello "Cantoniera della Presolana") e salire brevemente per prati a raggiungere una sterrata che si stacca in salita. Abbandonare lo sterrato al secondo tornante e proseguire lungo il sentiero (indicazioni), raggiungendo la baita Cassinelli. In alternativa parcheggiare qualche centinaio di metri prima sulla destra, nei pressi dell'Hotel Spampatti, e seguire la strada di fronte e subito il sentiero a destra (indicazioni per baita Cassinelli), che sale nel bosco e si congiunge con il precedente. Superare la malga Cassinelli e risalire il ghiaione (segnavia 315 per il bivacco Città di Clusone e Grotta dei Pagani) fino all'altezza del bivacco e della cappella Savina. A destra sono ben visibili i due torrioni gemelli di forma triangolare dove salgono due vie di Carlo Nembrini; alla loro sinistra si notano un pilastro e una placca dove sale la via, separate da altre placche dove salgono le vie dell'avancorpo, da canali e terrazzi. Si sale il ghiaione seguendo vaghe tracce e puntando al suo lato sinistro, raggiungendo un terrazzo con l'attacco (scritta rossa).
Relazione: via molto bella che risale le placche sulla destra dell'avancorpo e che condivide con queste l'unico difetto legato alla sua scarsa estensione. Chiodatura ottima a chiodi e qualche datato spit nei tratti più impegnativi; potete tranquillamente lasciare a casa friend e compagnia. Roccia sempre ottima.
Nota: gradi UIAA sui tiri con protezioni tradizionale, gradi francesi sui tiri protetti (prevalentemente) a spit.
1° tiro: salire per roccette e proseguire lungo il canale fino alla sosta sulla destra. 30m, II. Sosta su cordone in clessidre e maglia-rapida.
2° tiro: salire per pochi metri il camino alla sinistra della sosta ed uscirne a destra in placca, proseguendo fino al culmine del pilastro ove si trova il terrazzo di sosta. 40m, V-, V; cinque chiodi, due cordoni in clessidra. Sosta su cordino in clessidra e spit con maglia-rapida.
3° tiro: salire dritti in placca, spostarsi a sinistra e continuare brevemente per bella placca a buchi. 25m, 5c (un passo); tre spit, due chiodi. Sosta su tre spit con cordino.
4° tiro: ancora per la bella placca a buchi fino alla sosta. 30m, 4c; due spit, due chiodi, un cordone in clessidra. Sosta su due spit e chiodo con cordino e maglia-rapida.
5° tiro: non salire il canale, ma traversare in orizzontale a sinistra (cordone visibile) e salire il muretto finale. 30m, III, IV; tre chiodi, un cordone in clessidra. Sosta su due spit e chiodo (piuttosto sporgente) con cordini e maglia-rapida.
Discesa: ci si può calare lungo la via, ma conviene scendere in verticale lungo l'adiacente Buon compleanno. Prima calata da 50m circa, saltando una sosta su cordini marci e giungendo nel canale, per spostarsi a destra (viso a monte) fino ad un pilastro colla sosta. Seconda calata da 60m che deposita sul terrazzo pochi metri a sinistra della prima sosta dei refrattari, che si raggiunge e da cui ci si cala all'attacco della via. Se non volete camminare quei pochi metri sulla cengia, fermatevi alla sosta precedente di Buon compleanno e da lì calatevi fino alla base.

domenica 5 novembre 2017

Oppio

Francesca sul 1° tiro.
Walter sul 2° tiro.
Ancora lui sul 3° tiro.
Tracciato della via Oppio (verde). In blu la via della
Colata nera, in rosso la Zuffa '70.
Pietra di Bismantova
Parete SE


Ritorno a Bismantova dopo quasi un annetto e mi convinco sempre più che questo posto ha qualcosa di magico. Sarà la stranezza di questo castello roccioso, sarà l'affabilità delle persone... sarà il cibo! E, quattro anni dopo, ritorno sulla Oppio, per introdurre i miei due compagni alle vie di questa parete e provare un po' di arrampicata in fessura e camino. A fine weekend, il contagio è ormai avvenuto e la Pietra può contare su due estimatori in più!
Accesso: dal parcheggio di piazzale Dante salire la gradinata e proseguire verso l'eremo. Prima di giungervi prendere a destra il sentiero con indicazione Ferrata alpini che lo aggira e riporta sotto la parete all'altezza della frana del 2012. Si prosegue superando il settore Anfiteatro e passando sotto un caratteristico masso. Poco dopo si nota sulla sinistra un'evidente fessura-camino da cui spunta la famosa quercia che sostenne generosamente la corda di Nino Oppio nella prima salita.
Relazione: via molto bella in fessura-camino, protetta in modo onesto con fittoni resinati, ma che conserva un certo carattere classico; non fatevi ingannare dai gradi francesi: le protezioni sono sicure, ma portate eventualmente qualche friend per integrare. Roccia ben ripulita (in alcuni punti, anche troppo!) dalle molte ripetizioni.
1° tiro: salire l'evidente fessura; non andare a sinistra ad un fix che porta ad una sosta (due spit piuttosto datati con catena e maglia-rapida) come ho ovviamente fatto io, ma continuare per pochi metri nel camino fino alla sosta corretta. 50m, 4a; sei fittoni. Sosta su due fittoni con cordino.
2° tiro: salire il camino (qualche presa un po' untina) fino alla quercia e proseguire lungo la placca/diedro fino alla terrazza di sosta. 20m, 4c (un passo); tre fittoni. Sosta su due fittoni con cordino e maglia-rapida.
3° tiro: salire lungo il diedro puntando al camino a destra e fermarsi poco prima del suo imbocco. 20m, 4a; quattro fittoni, un chiodo (inutile). Sosta su anello cementato.
4° tiro: salire il camino (passo iniziale un po' esposto) e proseguire lungo il diedro fino alla sommità. 35m, 4b; quattro fittoni, un chiodo. Sosta su albero.
Discesa: seguire la traccia verso sinistra che costeggia la parete fino all'evidente largo sentiero sulla destra che conduce alla base. Volendo accorciare i tempi, si ignora la deviazione a destra e si prosegue dritti e poi verso destra, ancora seguendo la parete, fino ad identificare la traccia che scende dal torrione Sirotti che porta rapidamente sotto la parete SO.

mercoledì 25 ottobre 2017

Via del vento

Teo sul 1° tiro.
Teo sul 3° tiro.
Sul bellissimo 6° tiro.
Paolo sul 6° tiro.
Tognazza - Lagorai / Cima d'Asta
Parete SE


Relazione tardiva di un weekend dolomitico di fine luglio, uno dei pochi in cui Paolino si materializza e ci fa compagnia. Dopo un sabato sulla rinomata Schubert al Ciavazes, che il sottoscritto ha trovato untissima e che non mi ha regalato alcuna emozione, ci spostiamo sul porfido della Tognazza, finalmente ripagati da una bella arrampicata su ottima roccia, con solo un po' troppa erba qua e là. Decisamente consigliata.
Accesso: raggiungere passo Rolle, dalla val di Fassa o dalla val di Primiero, e parcheggiare nell'ampio spiazzo su lato sud della strada. Proseguire brevemente a piedi in direzione S. Martino di Castrozza superando la casa cantoniera e il diruto albergo passo Rolle (si può parcheggiare anche qui) per salire a destra all'albergo Vezzana. Si prosegue per il sentiero che si stacca dietro l'albergo e che, dopo una falesia, diviene una traccia che costeggia la parete della Tognazza. L'attacco è evidente, in corrispondenza di un diedro con fessura (scritta alla base).
Relazione: bella via che sale per fessure e diedri su ottima roccia. Chiodatura tutto sommato buona a chiodi e qualche spit; utili friend piccoli e medi per integrare. Roccia ottima e percorso sempre logico.
1° tiro: salire il diedro fessurato e proseguire per facili rocce fino alla sosta sulla sinistra. 30m, IV, IV+, IV, III; tre chiodi. Sosta su due fix con anelli.
2° tiro: salire dritti per rocce non difficili fino ad un diedro-canale dove si trova una sosta. Spostarsi a sinistra e continuare fin sotto un piccolo tetto e alla sosta sulla sinistra, alla base di un diedro erboso. 30m, III+; un chiodo, una sosta intermedia (due chiodi con cordini). Sosta su due fix con anelli.
3° tiro: salire il diedro erboso fino al suo termine ed uscirne sulla destra. 35m, IV, V, V+ (uno o due passi); cinque chiodi. Sosta su due fix con anelli.
4° tiro: salire per un altro bel diedro che inizia subito dopo facili rocce. Si continua poi ancora per rocce rotte verso sinistra, ignorando una sosta intermedia e proseguendo sino alla sosta ancora sulla sinistra, in corrispondenza di un mugo e un albero secco in prossimità di un evidente intaglio. 40m, IV, III; un chiodo, una sosta intermedia (un fix con anello). Sosta su un fix con anello.
5° tiro: salire sullo spuntone sopra l'intaglio e rimontare il muretto, proseguendo poi verso destra lungo un diedro fessurato. Rocce più facili conducono alla sosta su una terrazza, alla sinistra dell'evidente diedro del tiro successivo. 40m, V, IV, III; uno spit, un chiodo, una sosta intermedia (un fix con anello). Sosta su tre con cordino e moschettone.
6° tiro: spostarsi a destra e salire il bellissimo diedro fessurato, stando prima nel diedro e poi sullo spigolo alla sua destra. Si sosta all'uscita dal diedro. 40m, V+, VI; una clessidra con cordino, un friend incastrato, tre fix, sei chiodi. Sosta su due fix con cordone e moschettone. Tiro bellissimo.
7° tiro: salire la spaccatura e spostarsi poi verso destra, dove si sale per facili rocce fino alla sommità. Il tiro corre vicino a quello di una via fix, che resta più a sinistra. 25m, V, IV, III; tre chiodi, un fix. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.
Discesa: Seguire una traccia che scende dolcemente per prati fino alle piste da sci e al punto di partenza.