mercoledì 22 febbraio 2017

La scarpa igienica + Quo vadis? Ubi me paret

Daniela sul 2° tiro.
Sempre lei sul 3° tiro...
...sul 5°...
... e impegnata sulla fessura del 6° tiro.
Antimedale
parete SE


La recente richiodatura di ben due vie "storiche" in Antimedale è certamente un'ottima notizia, che allarga il ventaglio di possibilità di questa frequentatissima parete. Noi, un po' egoisticamente, ci diciamo che questo attirerà l'attenzione di numerosi arrampicatori, e presagiamo di trovarne una nutrita schiera all'attacco (anche perché il nostro orario di arrivo è abbastanza comodo): saremo invece soli per tutto il percorso, guardati con diffidenza dalle numerose cordate sugli Istruttori, a cui ogni tanto invidieremo i facili fittoni. Ma la nostra soddisfazione non ha paragoni!
Relazione: due vie decisamente interessanti che incrociano la frequentatissima via degli istruttori poco dopo la sua quarta sosta, salendo prima a sinistra e poi a destra di essa. Arrampicata sostenuta nei due tiri finali di Quo Vadis, sebbene anche l'ultimo tiro della Scarpa non sia da sottovalutare. Chiodatura nel complesso buona, mista a fix e chiodi, ma con un passo in placca obbligato o quasi e non proteggibile: secondo me uno/due fix in più in tutta la via non ci stavano malissimo. Utile qualche friend qua e là; 6a obbligato. Circa cinque ore in totale. Attenzione a qualche sasso presente sulle cenge: sotto ci sono numerose cordate!
Nota: con criterio arbitrario e personale, come già fatto altrove, uso i gradi francesi per i tratti protetti a fix e quelli UIAA per quelli più tradizionali.
1° tiro (via degli istruttori): si risalgono i facili gradoni raggiungendo una prima sosta e si continua fino alla sosta poco sopra. 45m, III+; due fittoni, una sosta intermedia. Sosta su due fittoni con catena.
2° tiro (Scarpa igienica): salire appena a sinistra della sosta e spostarsi verso destra. Proseguire dritti fino alla freccia con scritta "scarpa igien" dove si sale in obliquo verso sinistra. 30m, 4a, IV+; tre fittoni, un cordino in clessidra. Sosta su fix e cordino in clessidra.
3° tiro: salire la placca e aggirare una zona con rovi alla sua sinistra giungendo in sosta. 30m, 5c; quattro fix, due cordini in clessidra. Sosta su fix e cordino in clessidra.
4° tiro: fessura obliqua verso sinistra, poi muretto non banale ma ben protetto e placca con fix finale un po' lunghetto (aggirabile a sinistra). 25m, 6a+; cinque fix. Sosta su un fix, un fittone e un cordino. A destra c'è la sosta degli Istruttori e a sinistra il diedro del suo quinto tiro.
5° tiro (Quo vadis): a destra della sosta a risalire un pilastrino fino ad un breve diedro che si sale sul suo lato destro, giungendo in sosta. 25m, 5c; quattro fix, un chiodo. Sosta su un fix, un chiodo e un cordino con moschettone un po' usurato (di ritirata?).
6° tiro: a destra della sosta a rimontare un pilastrino dall'aspetto un po' preoccupante, ma solido (evitate di andare troppo a destra sulla placca sporca). Superare il breve tetto per una spaccatura e proseguire per una bellissima fessura obliqua fino ad un terrazzo erboso. Da qui per placche gradinate alla sosta sulla destra. 30m, 6a, VII+, III+; tre fix, sette chiodi (due con cordini). Sosta su un fix e un chiodo con cordino. Altro chiodo subito sopra. Il più bel tiro della via!
7° tiro (var. Marcella e Gianni): a destra c'è l'uscita originale (VI- secondo la guida CAI). Noi seguiamo invece gli invitanti fix della variante di sinistra, per placca con lame rovesce. Si esce poi sulla destra giungendo ad una fessura orizzontale. Segue un passo delicato e non proteggibile a raggiungere un fix (io mi sono spostato un po' a destra dove la roccia è un poco più lavorata, ma non pensate a cosa succede se scivolate...) e un altro passo duro ma protetto che adduce al diedro finale di stelle cadenti con gli annessi fittoni, da cui si esce in sosta. 25m, 6a, 6b+ (un passo), 6a. Tre fittoni, un chiodo con cordino, quattro fix. Sosta su due fix con catena e anello di calata.
Discesa: a sinistra (faccia a monte) per rocce rotte fino a congiungersi col sentiero di uscita degli Istruttori e delle vie adiacenti. Si prosegue a sinistra e in discesa seguendo le corde fisse fino al sentiero che, in discesa, riporta in breve al punto di attacco.

domenica 22 gennaio 2017

Me te spleucco

Fabio sul 2° tiro.
Sempre lui sul 7° tiro.
Tracciato della via (arancio). Le altre vie sono: Bega
(azzurro), Nulla al caso (rosso) e Patata bollente (verde).
Corma di Machaby
Parete S

Ritorno alla Corma dopo circa un anno e mezzo, sempre felice di accarezzarne la roccia e di bilanciarmi sulle belle placche che la rivestono... e poi ormai scalo quasi solo su calcare e ogni deviazione dalla norma è benvenuta. Scartate le vie già percorse e notando una certa ritrosia quando ne menziono un paio che mi piacerebbe andare a guardare da vicino, scegliamo qualcosa di non troppo impegnativo. Vista la chiodatura ottima, saliamo la via con una corda intera, in stile-falesia. Soluzione consigliabile, che semplifica la salita e che ripeterò in futuro.
Accesso: uscita Pont-San Martin dell'autostrada TO-AO, poi a sinistra verso il forte di Bard, superato il quale appare la Corma di Machaby. Parcheggiare nell'apposito spazio al cospetto della Corma in corrispondenza di una lieve curva a sinistra della strada. Salire il bel sentiero, attrezzato con corde fisse in alcuni tratti (meno che nell'unico punto dove sarebbero veramente utili, una placchetta spesso bagnata), fino alla parete in corrispondenza della targhetta della via Bucce d'arancia. Seguire brevemente la parete verso sinistra fino alla targhetta di attacco del Canale banano, di cui si deve percorrere il primo tiro.
Relazione: classica via del Paretone, oggettivamente poco diversa da tante altre sue vicine e senza caratteristiche particolari, con i primi tiri molto belli (e più impegnativi), mentre le difficoltà calano pian piano mentre si sale. Chiodatura sempre ottima, ma con passi obbligati intorno al 6a. Percorso sempre ovvio indicato dai fix; portare solo rinvii. Tutte le soste sono su due fix con catena ad anello di calata.
1° tiro (del Canale banano): si sale il canale-diedro fino alla sosta. 40m, 4a; otto fix.
2° tiro: inizia la via vera e propria: si sale in placca fino ad una cengietta, ci si porta a sinistra e si attraversa verso destra con passo delicato per giungere alla sosta. 25m, 6a (ma valutare un paio di passi come 6a+ non è uno scandalo); dieci fix.
3° tiro: partenza delicata in placca, poi dritto ad uno strapiombo da cui si esce a destra per un bel diedro che sbuca sulla cengia; 30m, 6a; undici fix. Anche qui, un passo nella parte iniziale potrebbe essere "promosso" a 6a+.
4° tiro: a destra della sosta su tratto terroso per proseguire in verticale su roccia, superando un muretto che porta alla sosta. 30m, 5c; undici fix.
5° tiro: dritto, poi a sinistra in corrispondenza di un muretto, per superarlo e proseguire fino alla sosta. 30m, 5c; dieci fix.
6° tiro: continuare lungo la placca. 20m, 5b; undici fix.
7° tiro: ancora per placche e muretti. 25m, 5a; otto fix.
8° tiro: idem come sopra. 30m, 4b; nove fix.
9° tiro: lungo la placca fino alla fine; le difficoltà crollano nella parte alta, e noi abbiamo saltato la sosta facendo qualche passo in conserva. 70m circa, 4a; diciassette fix, una sosta intermedia.
Discesa: evitare la calata in corda doppia e seguire il sentiero che piega a destra e porta verso il borgo di Machaby. Attraversare il borgo e tenere la destra fino ad andare a prendere un sentiero che si dirige verso destra in direzione della Corma. Qui scende un sentiero attrezzato che si ricongiunge a quello utilizzato nella salita. In alternativa si può seguire la strada del Santuario, più lunga ma più comoda.

mercoledì 11 gennaio 2017

Montepulciano d'Abruzzo DOC 2014 Masciarelli

Dopo averlo evocato in occasione di una sana bevuta del Riparosso, ecco qui il Montepulciano di Masciarelli nella sua versione "base", più classica. Ovviamente uve Montepulciano al 100%, con 20 mesi di affinamento in acciaio. Niente barrique, riservata ai vini di - cosiddetta - fascia alta della cantina, che io mi permetto candidamente di ignorare.
Questo vino , dal prezzo decisamente interessante, ci accoglie con il suo bel colore rubino chiaro, da cui nascono evidenti ed intensi aromi di frutti rossi, con qualche nota vegetale, a lasciar pregustare un vino a tutto tondo.
Il palato conferma le impressioni: tannini morbidi, alcool non aggressivo (13°, che ormai pare essere diventato un limite sotto il quale non scende più nessuno...), bassa acidità. Ancora frutti e note speziate, a sottolineare un vero vino del territorio (perdonate la locuzione ormai abusata) che si beve ora con estrema facilità e godibilità, ma che potrebbe avere interessanti potenzialità dopo un po' di invecchiamento. Ne riparleremo tra un po', quando aprirò le bottiglie messe a riposare... ammesso che sia ancora qui a sproloquiare!

martedì 3 gennaio 2017

Zuffa-Lenzi

Diego sul 1° tiro.
Diego sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Tracciato della via (azzurro). In rosso la via Cacciavillani,
in verde la Zuffa-Ruggiero
.
Pietra di Bismantova
Parete SO


Dopo il trittico di vie classiche della Pietra non può mancare la Zuffa-Lenzi alla parete SO, recentissimamente ripulita e riattrezzata a fix in ottica plaisir. Il tour delle vie classiche si chiuderà poi il giorno successivo con il diedro Nino Marchi, decisamente più faticoso.
Accesso: dal piazzale si sale al rifugio della Pietra e si segue il sentiero per la cima sin quando si questo fa una curva ad "S" ed incrocia un sentiero che proviene da destra (che si può pigliare direttamente dietro l'Eremo). Si segue quest'ultimo verso destra, salendo subito all'attacco dei tiri della falesia Gabri. Sulla sinistra si nota il diedro di partenza, appena prima del pilastro della Danza dei grandi rettili.
Relazione: via storica della Pietra rimasta in stato di pressoché totale abbandono per via della roccia non proprio affidabile e della chiodatura vetusta. Ripulita dai massi instabili e richiodata recentemente in ottica plaisir (col benestare di Giancarlo Zuffa), rischia di diventare una delle vie più frequentate di Bismantova per via del suo percorso assolutamente logico e dei gradi mai estremi. C'è ancora un po' di terra sugli appigli ed i gradi andranno verificati quando la roccia sarà del tutto pulita; ad ogni modo, la via è percorribile con gran soddisfazione. Itinerario sempre ovvio; portare solo rinvii. Tutte le soste meno l'ultima sono su due fix.
Attenzione: la via è stata ripulita di recente, ma non è da escludere che vi sia ancora qualche sasso mobile: fate molta attenzione perché sotto c'è un sentiero (ed una falesia, che però dovrebbe restare abbastanza protetta da un avancorpo). Se la ripetete, mandatemi una conferma o meno dei gradi; grazie.
1° tiro: salire la fessura in corrispondenza dell'alberello andando a seguire un sistema di lame alla sua sinistra fino ad un terrazzino. Ancora nel diedro per uscire sulla destra in placca e salire alla sosta. 30m, 5c; tredici fix. Se si attrezzasse la sosta per la calata, potrebbe diventare un interessante monotiro in più.
2° tiro: salire la placconata puntando all'alberello, proseguire e poi spostarsi a sinistra a prendere una bella fessura che si segue fino alla sosta. 40m, 6a (passi); dodici fix.
3° tiro: ancora per il diedro ad un alberello a superare un passo disturbato da un po' di terra, poi per rocce più facili fino alla sosta sotto un pilastro. Verificate le prese nel passo di uscita in sosta. 20m, 6a (un passo); sette fix.
4° tiro: salire la placca di destra e per rocce ed erba raggiungere la cima. 30m, 5a (passo iniziale); tre fix. Meglio evitare di utilizzare il pilastrone, che semplifica assai il tiro, è lì da una vita ed è più solido di quel che appare, ma insomma...
Discesa: verso sinistra al torrione Sirotti dove si scende tornando in breve al punto di partenza.

martedì 27 dicembre 2016

Mussini-Iotti + Diedro UISP + Zuffa-Ruggiero

Anita sul 1° tiro della Mussini-Iotti.
Sul 2° tiro della Mussini-Iotti.
Anita sul 1° tiro del diedro UISP.
Sul 2° tiro del diedro UISP.
Tracciato del diedro UISP al tramonto.
Anita sul 1° tiro della Zuffa-Ruggiero.
Sul 2° tiro della Zuffa-Ruggiero.
Anita sul 3° tiro.
Tracciato della Zuffa-Ruggiero (verde). In rosso la via
Cacciavillani, in azzurro la Zuffa-Lenzi.
Pietra di Bismantova
Pareti SE e SO


Che soddisfazione rivedere la Pietra dopo più di un annetto di assenza! E in occasione di questo ritorno mi sono ripromesso di scalare - finalmente! - alcune tra le "classiche" della parete, che ancora non avevo salito. Inseguendo il sole di dicembre, partiamo dalla parete SE per spostarci verso SO, tra vie non difficili e ottimamente chiodate. Una piacevole combinazione di vie molto belle e abbastanza omogenee come difficoltà, da raccomandare per una tranquilla cavalcata nella storia della Pietra.
Nota: gli accessi alle vie sono dati nel senso della combinazione da noi percorsa, quindi dall'alto in due casi su tre. Non è difficile figurarsi l'accesso dall'eremo.
Accesso (Mussini-Iotti): dal piazzale si sale verso l'Eremo, ora bloccato in seguito alla frana di febbraio 2015. Prima di giungervi si segue un sentiero sulla destra che contorna l'eremo e riporta davanti all'evidente settore Anfiteatro della Pietra. Portarsi sul lato di destra e salire per una traccia che porta ad un terrazzo vicino alla parete. Sul lato sinistro si vede una specie di diedro erboso: è l'attacco della Pincelli-Brianti, di cui si percorrono i primi due tiri fino alla via vera e propria.
Relazione (Mussini-Iotti): variante ai tiri finali della Pincelli-Brianti, molto bella e meritevole di una salita. Protezioni buone a fittoni, un po' distanziate nei tratti facili. Tutte le soste tranne l'ultima sono su due fittoni.
1° tiro (Pincelli-Brianti): salire il diedro erboso e proseguire in obliquo verso sinistra su roccia sporca di terra, ignorando una sosta dove parte Italia '90, fino a raggiungere una terrazza. 30m, 3c; quattro fittoni.
2° tiro (Pincelli-Brianti): salire lievemente a destra lungo il diedro per spostarsi su una placca che porta ad una sosta. Superare un'ultima placchetta e spostarsi a destra alla sosta. 25m, 4a; cinque fittoni, una sosta intermedia.
3° tiro (1° tiro Mussini-Iotti): spostarsi a destra abbassandosi lievemente, attraversare sotto un pilastrino e raggiungere un breve canale incassato che si risale fino alla sosta al cospetto di un albero. 25m, 3c; tre fittoni.
4° tiro: (2° tiro Mussini-Iotti): salire i primi metri della placca e spostarsi a sinistra entrando nel camino. Salirlo fin quando si chiude ed uscire alla sosta. Possibile anche uscire dal camino traversando a destra con passo delicato in placca per salire poi alla sosta. 30m, 5b/c (un passo) a seconda della soluzione finale; otto fittoni, due spit (uno sostituito da un fittone se uscite in placca), un chiodo sostanzialmente inutile.
5° tiro (3° tiro Mussini-Iotti): salire l'erboso canale fino alla sommità. 30m, 3c; quattro fittoni. Sosta su anello cementato.
Accesso (diedro UISP): dall'uscita della via si segue la traccia verso sinistra che conduce al torrione Sirotti e si scende seguendo il sentiero. Si supera un primo settore di falesia e si giunge poco dopo ad un secondo settore, alla cui destra si eleva l'evidente e bellissimo diedro che dà la direttiva della via. Attacco a sinistra di un avancorpo.
Relazione (diedro UISP): breve via molto bella, con due tiri entusiasmanti ed ottimamente chiodati; una delle più belle della Pietra. Portare solo rinvii.
1° tiro: salire le rocce a destra della lama giallastra e portarsi sotto la striscia giallastra, di rocce erose e solo un poco untine. Salire per ottime prese e portarsi verso sinistra fino ad una lama staccata. Superarla con un passo in Dulfer (o in alternativa usando il camino tra lama e parete) e proseguire per placca fino alla sosta. 40m, 6a; dieci fix.
2° tiro: dritti per il bellissimo diedro fino alla sommità. 35m, 6a; dieci fix, una fettuccia in clessidra.
Accesso (Zuffa-Ruggiero): dall'uscita del diedro si tiene la sinistra ripercorrendo il sentiero di discesa del torrione Sirotti fino a giungere sul sentiero principale, che si segue in discesa. Al primo bivio si tiene la sinistra, si superano gli attacchi della Zuffa-Lenzi e della Cacciavillani e si doppia un avancorpo (dove parte l'attacco originale, di difficoltà ben maggiori del resto della via e in massima parte salito come monotiro: Pugni di burro) giungendo sotto un diedro obliquo giallastro.
Relazione (Zuffa-Ruggiero): altra via classica della Pietra, riattrezzata in stile plaisir (portare solo rinvii) e abbastanza frequentata viste le difficoltà. Tutte le soste sono su anello cementato.
1° tiro: salire il diedro obliquo fino alla terrazza di sosta. 25m, 4a; cinque fix.
2° tiro: a sinistra della sosta a salire il bel camino, uscendo sulla cengia verso destra fino alla sosta. 35m, 4a, nove fix.
3° tiro: non andare a destra (variante The end, 6c+), ma in traverso a sinistra sulla placca, che si risale fino alla sosta. 25m, 5a; sei fix.
4° tiro: su per il bel diedro fessurato fino alla sosta. 20m, 5a; cinque fix.
5° tiro: l'uscita originale sarebbe per il camino di sinistra. È ormai costume uscire per il diedro alla sua destra. 30m, 4a; quattro fix.

domenica 25 dicembre 2016

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi novembre-dicembre 2016 e riassunto annuale (2608 e 10809)

Distr. cumulative dei ritardi per i treni 2608 e 10809
nel bimestre novembre-dicembre 2015 e 2016.
Distribuzione cumulativa dei ritardi annuali (2015 e 2016)
per il treno 2608, in scala normale.
Come sopra, ma per il treno 10809.
Ore di ritardo accumulate negli anni 2015 e 2016
sui treni 2608 e 10809.
Andamento mensile dei ritardi del treno 2608. Inutile commentare.
Come sopra, ma per il 10809.
Se nel bimestre precedente si avvertivano le prime avvisaglie che la situazione stesse peggiorando, questo finale di anno ce ne ha dato ampia conferma, come si vede dai ritardi dell'ultimo bimestre, perennemente più elevati rispetto all'analogo periodo del 2015 (prima figura). Per il 2608, i treni che limitano il ritardo a 5' scendono dal 78% ad un cialtronesco 56%, mentre per il 10809 si va da un quasi accettabile 86% al 74%. Questo treno, poi, riusciva ad arrivare puntuale (ritardo = 0) nel 60% dei casi, ora scesi al 21%.
Questi "invidiabili" risultati si riflettono sul dato annuale, indicato nelle due figure seguenti. Per meglio evidenziare i comportamenti anomali, uso una rappresentazione su "scala normale di probabilità", che non è una semplice scala lineare tra zero ed uno come nella prima figura, ma è opportunamente "distorta" (per gli adepti: è l'inverso di una error function; in questa scala, la distr. cumulativa di una densità di prob. Gaussiana -- o normale -- diventa una retta, con pendenza dettata dalla radice della varianza). Il bello di questa rappresentazione è che mostra bene gli andamenti anomali e le "code" della distribuzione, ovvero gli eventi a bassa probabilità, i casi di ritardo peggiore. Invero per il 2608 non c'è gran differenza tra i due anni: le curve sono sostanzialmente sovrapposte (curioso il lieve cambio di pendenza sopra il 75%) con dispersione statistica nei casi più rari. A ben ricordare, il 2016 era iniziato meglio (guardate i resoconti precedenti), ma gli ultimi mesi dell'anno hanno rovinato tutto).
L'analoga curva per il 10809 mostra comunque un certo miglioramento con la sparizione del comportamento anomalo intorno al 60%, che ora diventa una singola coda che si stacca a probabilità un po' più alta, dove la curve cambia bruscamente pendenza. Ma, guardate dove arriva l'asse orizzontale: nel 2016 siamo arrivati a ritardi di più di un'ora e mezzo (seppur in un caso singolo), che non è francamente definibile altro che uno schifo.
Le ore di ritardo buttate via grazie al penoso servizio sono indicate di seguito: poco più di 16 ore per il 2608, con minima variazione, e passaggio da 24 a 15 per il 10809. Totale 2016: 31 ore.
L'andamento mensile dei ritardi si vede nelle ultime due figure. C'è poco da commentare: dicembre 2016 è il peggior mese degli ultimi due anni, per merito del cambio di orario che ha scombussolato del tutto il precario equilibrio raggiunto a fatica (cambio dovuto all'inserimento dei Frecciarossa per Venezia). Il 2608 si ferma quotidianamente in ogni dove, raggiunge i 30' di ritardo nel 10% dei casi e tutti gli indicatori raggiungono livelli mai visti. Il 10809 conferma il trend di peggioramento degli ultimi mesi: a dicembre è stato anticipato di 5' ma arriva già a Lambrate sempre allo stesso orario di prima per poi sostare placidamante nell'ubertosa campagna anche con binari deserti dove non c'è precedenza da dare. Aggiungiamo che i ritardi dovuti ai guasti ai treni sono aumentati e avrete un'idea di cosa sta succedendo.
Di certo, una condizione come quella di dicembre non è assolutamente accettabile. Dopo la disintossicazione ferroviaria delle feste vedremo che pagliacciate ci aspettano nel 2017.

mercoledì 14 dicembre 2016

Via delle poiane

Walter sul 1° tiro.
E all'uscita del 2°.
Tracciato della via (azzurro; solo la parte bassa è
visibile). In rosso la via El frend del trii e mes.
Monte S. Martino
Parete O


Passato un po' di tempo dall'ultima volta, ecco giunto il momento di tornare a ravanare su qualche via non troppo battuta, di quelle dimenticate - non senza ragione - dalle folle di arrampicatori. La meta è il S. Martino, dove avevo già percorso la vicina El frend del trii e mes, di analogo carattere. Uscita simpatica per chiacchierare con Walter che non vedevo da un po', ma oggettivamente da consigliare solo per gli amanti delle ravanate.
Accesso: a Lecco percorrere tutto viale Turati; in fondo (chiesa) girare e destra e subito a sinistra in via S. Stefano. Proseguire fino ad una curva ad angolo retto a sinistra dove si può parcheggiare sotto un segnavia CAI che indica il sentiero che ci interessa. Dopo 40m si supera un cancello a destra e si segue il sentiero n.53 verso il Rif. Piazza. Il bel sentiero aggira un primo sperone salendo alla sua destra, supera un punto panoramico e continua a salire con bellissima vista sul lago fino ad un bivio. Seguire a sinistra (tratti con catene) fino ad un'evidente panchina. Dietro di essa c'è una traccia che porta alla parete, lievemente a destra, dove si nota una freccia nera verso l'alto; circa 30'.
Relazione: via assai discontinua che alterna risalti di roccia simpatici e non impegnativi con tratti di collegamento. Protezioni miste a chiodi e spit, rarefatte ma sempre presenti sui passi più impegnativi, corroborate da piante ed arbusti vari che si possono utilmente sfruttare: friend inutilizzati, anche se conviene portarli se non ci si muove con familiarità in questi ambienti. La roccia è buona sulle placche, ma con cenge e tratti costellati di blocchi instabili: fate attenzione ed evitate i periodi in cui il sentiero è frequentato.
1° tiro: salire il diedrino erboso a destra della freccia ed uscire a sinistra per salire ad una pianta (il percorso originale si sposta invece a destra, sale lievemente e va verso sinistra all'altezza della pianta - due chiodi e roccia dall'aspetto poco raccomandabile, ma più solida di quanto non appaia). Dalla pianta si prosegue dritti per belle placche, superando un saltino ed un sistema di fessure che portano in cima al piastrino. 50m, 4c; quattro spit, tre chiodi. Sosta da attrezzare su albero. Spostarsi poi alla base del pilastro successivo.
2° tiro: salire il diedrino lievemente aggettante puntando al chiodo sulla sinistra, indi spostarsi con passo delicato sulla destra e proseguire su terreno più facile. Superare un saltino con ottime prese e uscire facendo attenzione ad alcuni blocchi instabili e attrezzare la sosta su albero. 30m, V-, IV; un chiodo. Possibile anche proseguire direttamente per rocce rotte fino al muretto successivo e sostare su un chiodo.
3° tiro: salire la fessura a destra del chiodo e proseguire su placche più facili fino al prossimo salto. 30m, 5b, IV; tre spit. Sosta su uno spit.
4° tiro: salire il diedrino obliquo verso destra, portarsi ancora a destra per risalire fino all'ennesima cengia e sostare su alberi. 30m, IV; un chiodo. Proseguire poi per sfasciumi fino alla base dell'ultimo salto. Sosta da attrezzare su clessidre.
5° tiro: salire appena a sinistra della sosta a prendere una bella lama che porta verso sinistra, per superare una paretina che conduce a rocce rotte. 30m, IV; un cordino poco affidabile in clessidra. Sosta da attrezzare su pianta.
Discesa: proseguire brevemente a raggiungere il sentiero che si segue verso sinistra fino al rif. Piazza; da qui si scende ancora a sinistra fino a ritornare al punto di attacco.

martedì 6 dicembre 2016

Il figlio del Nepal + Titti e Marene

Paolo alla partenza del Figlio del Nepal.
Sul 2° tiro.
Paolo sul 3° tiro.
Sul 1° tiro di Titti e Marene.
Paolo sull'ultimo tiro di Titti e Marene.
Tracciati delle vie. Rosso = il figlio del Nepal;
azzurro = Titti e Marene.
Corna delle capre
Parete S


La prima volta che cercai di raggiungere la Corna delle capre fui bloccato dal ghiaccio lungo la strada sopra Cigliano e ripiegammo alla vicina falesia. Come tutte le cose che sfumano all'ultimo momento, mi aveva lasciato un pungente desiderio di tornarci, ampiamente ripagato dall'arrampicata di questa volta; è un posto da non perdere! L'unico appunto che si può fare è lo stato di abbandono in cui versa la struttura: è un vero peccato che il recente lavoro fatto alla vicina falesia della Madonna della Rota non abbia interessato anche questa parete.
Accesso: si raggiunge Cislano (sponda bresciana del lago d'Iseo, uscita Marone, poi direzione Zone), si supera una pieve sulla sinistra e poco dopo si prende a destra (indicazione per rifugio Croce di Marone e cartello area camper). Si segue la strada finché non diviene sterrata; nei pressi è possibile mercanteggiare qualche posticino per l'auto con la strada un po' arcigna, oppure proseguire se non avete un'auto col fondo troppo basso. Si sale fino a trovare la Corna sulla sinistra e poco dopo si nota sulla sinistra una deviazione (indicazione per la falesia e sentiero dell'uccellatore; ingresso vietato alle auto). Parcheggiate se siete in auto e seguite il sentiero, che supera una baita, fa una curva a destra e continua. Poco dopo si nota una traccia sulla sinistra (ometto). La si segue in piano fino ad un ghiaione, si sale lievemente e si continua ancora verso sinistra. Si scende per alcune roccette fino a che si vedono una corda fissa, degli spit in parete ed un paio di vecchi cordini su alberi. I fix dorati ben evidenti sono della via Batman in Marmolada. Alla sua destra si vedono spit vecchi (piastrine rettangolari) "doppiati" da fix nuovi (peccato che gli spit vecchi non siano stati rimossi): è Il figlio del Nepal. A sinistra di Batman corre una linea su vecchi spit da 8mm, con cordone in clessidra: Titti e Marene.
Relazione (il figlio del Nepal): via molto bella che risale il lato destro della macchia rossastra, con due tiri veramente notevoli, in continuità su buone prese in lieve strapiombo. Chiodatura buona dopo la risistemazione, ma non vicinissima: necessario un 6a obbligato. Portare solo rinvii.
1° tiro: primi metri erbosi, poi muretto e placca con uscita sulla sinistra. 30m, 6a; dodici fix. Sosta su due fix con cordone (vecchia sosta su tre spit nelle vicinanze).
2° tiro: a destra della sosta, poi in verticale ed ancora a sinistra su lieve strapiombo. Uscita su pancia e placchetta che porta alla sosta a sinistra. 25m, 6b; sette fix. Sosta su tre fix con catena ed anello di calata. Tiro bellissimo.
3° tiro: tiro simile al precedente: si sale ancora su roccia rossastra in leggero strapiombo per proseguire su muro verticale. 25m, 6a+/6b; sette fix. Sosta su tre fix con cordone.
4° tiro: passo delicato poco sopra la sosta, poi placca più facile. 25m, 6a (un passo); sei fix, un cordone in clessidra. Sosta su tre fix con catena ed anello di calata.
Discesa: con due calate a corda doppia. La prima alla seconda sosta, da lì a terra.
Relazione (Titti e Marene): via di carattere simile alla precedente su vecchi spit da 8mm, che una volta erano considerati a prova di bomba ed ora sono guardati con sospetto.
1° tiro: a sinistra verso il cordino in clessidra, poi ancora a sinistra a salire una placca un po' erbosa e con tratto finale più verticale. 30m, 6a (un passo); nove spit, un cordino in clessidra.
2° tiro: inizia su placchetta per proseguire lungo un diedro rossastro con uscita in lieve strapiombo. Non andare verso la sosta sulla sinistra, ma proseguire dritti e poi verso destra alla sosta in comune con la via precedente; 25m, 6a; otto spit.
3° tiro: in verticale su roccia rossastra con buone prese e uscita lievemente a destra per salire ad una cengia. 25m, 6a+; otto spit.
4° tiro: salire la placchetta, rimontare un pilastrino con una fessura obliqua verso sinistra e spostarsi verso destra fino alla sosta in comune colla via precedente. 20m, 5c (forse un passo di 6a); sei spit, un chiodo.
Discesa: come la via precedente.

mercoledì 30 novembre 2016

Panzeri-Riva

Paolo sul 1° tiro.
Ancora lui sul 3° tiro.
Sul 4° tiro.
Paolo sul 5° tiro.
Pilastro rosso del lago - Monte S. Martino
Parete O


"Che bastone quel primo tiro! Non so se ho tirato più rinvii o più porconi..." sintetizzo la sera a Gianni, che mi aveva avvisato preventivamente di quel che mi attendeva. Ed in effetti la parte più impegnativa della via è tutta lì, sebbene il diedrino del 5° tiro abbia un passo decisamente non banale. Una via storica che "puntavo" da un po', passandogli nelle vicinanze diretto alle falesie che la contornano, finalmente salita sfidando il tempo incerto.
Accesso: da Lecco si segue il lungolago in direzione Mandello fino ad incontrare sulla destra un sottopasso ferroviario con tre arcate. Si entra e si parcheggia subito, salendo il sentiero sulla destra appena dopo l'arcata. Ignorare il primo bivio e prendere a destra al secondo (a sinistra si va alla falesia della Discoteca), salendo brevemente a contornare il Pilastro dell'Orsa maggiore. Si giunge ad un canalino che si può risalire direttamente oppure - più comodo - si prosegue ancora brevemente a prendere la successiva traccia sulla sinistra, che porta alla base del pilastro. L'attacco è in corrispondenza di una pianta (fittone visibile), sotto l'evidente fessura-diedro del primo tiro.
Relazione: via molto logica che vince la repulsiva parete del pilastro nei suoi punti deboli, purtroppo penalizzata dalle infinite ripetizioni che hanno levigato numerosi appigli e che complicano diversi passaggi, impedendo di godersi appieno l'arrampicata. Se non siete schizzinosi, la via è certamente raccomandabile. Protezioni miste a chiodi e fittoni, oneste sui passi duri, ma distanziate nei tratti più facili (dove uso la scala UIAA per segnalare che non siamo propriamente in falesia...); fate attenzione. Possono essere utili friend piccoli e un BD4 o 5 per il primo tiro. Tutte le soste sono su due fittoni meno la quarta e la quinta, che hanno anche catena ed anello di calata.
1° tiro: salire i gradoni iniziali e portarsi verso destra sotto la larga fessura-camino Salirla faticosamente fino alla sosta. 30m, 6c+(?); sei fittoni, tre chiodi, una fettuccia su sasso incastrato. Il tiro è tradizionalmente valutato 6c, che non è certamente un grado su cui io passeggio, soprattutto se ci sono di mezzo camini, incastri e compagnia bella. Ciò detto, secondo me (e anche altri) è più duro; gli ho messo un "+" tanto per gradire...
2° tiro: salire brevemente sopra la sosta, poi spostarsi a sinistra lungo un muretto con appigli unti per proseguire poi per un camino e una fessura fino alla sosta sulla destra. La via originale esce sulla destra a metà tiro circa (vecchio cordone) e prosegue per una placchetta (un chiodo) e gradoni fino a ricongiungersi col nuovo percorso appena sotto la sosta. 30m, 6a+; sei fittoni, tre chiodi.
3° tiro: salire un muretto con lama rovescia e proseguire in obliquo verso sinistra. 40m, VI- (passo), V, IV+; tre fittoni, due chiodi.
4° tiro: salire a destra della sosta, seguendo un diedrino ed uscendo poco dopo lungo lo spigolo alla sua sinistra. Attraversare ora verso sinistra lungo una cengia esposta (poco protetta, ma non difficile) fino alla sosta alla base di un evidente diedro. 40m, V; tre fittoni, due chiodi.
5° tiro: salire il diedro sopra la sosta, dapprima lievemente aggettante e poi più verticale, fino alla sosta. 40m, 6b+; sei fittoni, cinque chiodi. La difficoltà è in un paio di passi (con appoggi per i piedi ovviamente lisciati dalle ripetizioni), ma tutto il (bel) tiro richiede buona continuità.
6° tiro: a sinistra della sosta per poi rientrare un poco verso destra e salire dritto per rocce erbose fino alla cengia. 40m, IV, V, IV; tre fittoni, tre chiodi.
Discesa: dalla sosta traversare verso destra seguendo una traccia che scende lievemente lungo detriti (ometti) e doppia lo spigolo, portando alla sosta di calata. Con quattro calate si torna al punto di partenza. In alternativa, ci si può calare lungo la via sfruttando una sosta attrezzata lungo la verticale della quarta sosta.

sabato 19 novembre 2016

Montepulciano d'Abruzzo DOC Riparosso 2014 Illuminati

Chiacchieravo recentemente di vino, meglio: di Montepulciano, con un'amica, e non potevo non notare come il produttore che viene regolarmente menzionato è Masciarelli. A scanso di equivoci, dico subito che Masciarelli è per me di ottima qualità, ma lamentavo il fatto che tanti altri buoni produttori sembrano godere di fama assai inferiore. È quindi con molto piacere che ho pescato questa bottiglia, in un negozio della grande distribuzione e ad un prezzo veramente da "vino quotidiano", e me la sono goduta fino all'ultima goccia. A dimostrazione di come in Abruzzo ci siano diversi nomi da ricordare.
Il Riparosso nasce da uve Montepulciano al 100%, con macerazione in acciaio ed affinamento in grandi botti (sei mesi) ed in bottiglia (due-tre mesi). Vino ancora giovane, si presenta con un bel colore rubino ed aromi di frutti rossi e note di tabacco, terrose e speziate in bell'evidenza.
Il gusto è pieno e corposo, con tannini morbidi e una buona persistenza, e chiude con un finale amarognolo. Si beve che è un piacere.
La bottiglia reca in evidenza il bollino dell'oscar regionale del Gambero rosso. Nonostante i gusti di questo noto e simpatico... "crostaceo" non mi trovino sempre d'accordo, devo dire che la scelta del Riparosso è da condividere senza se e senza ma.