lunedì 22 maggio 2017

Kimera

Antonella e Gianni sul 1° tiro.
Antonella sul 2° tiro.
Ancora loro sul 3° tiro.
Gianni sul 4° tiro.
E sul 6° tiro.
Tracciato della via. La foto originale della parete è © Google.
Parete striata (Muzzerone)
Parete S


Rivedere il Muzzerone dopo circa dieci anni fa un certo effetto. Ma se la compagn(i)a di allora faceva sì che l'arrampicata fosse un interesse tutto sommato secondario, stavolta è lo scopo precipuo di questo fine-settimana. Dopo un giorno di falesia non proprio entusiasmante e una notte quasi insonne, ci ritroviamo sulla parete striata in una domenica di tempo splendido, in quasi totale solitudine, a ripetere una via molto bella in ambiente fantastico. Da non perdere. E sperando di non aspettare altri dieci anni per tornare...
Accesso: da La Spezia verso Portovenere si giunge alla frazione Le Grazie, dove si prende via Canedoli a destra (indicazione palestra rocciatori). Si tiene la sinistra ad un paio di bivi e si parcheggia all'ultimo tornante prima del forte. Qui inizia un sentiero, dapprima pianeggiante fino ad un piccolo spiazzo e poi in discesa, che si segue fino ad una cabina elettrica ormai fuori uso sulla sinistra (casotto a pianta quadrata). Poco dopo si segue una traccia a destra (ometto), che scende verso il mare con corde fisse e una scaletta fino alla cima del pilastro della discordia. Ancora a destra a recuperare delle corde fisse un po' datate, che si seguono fino alla base della parete striata. Si prosegue in piano verso sinistra (faccia a monte) fino all'attacco della via (scritta). Mezz'oretta circa.
Relazione: via molto bella che risale l'estremità sinistra della parete, tra placche, diedrini e un paio di brevi strapiombi. Si arrampica in un ambiente spettacolare, tra i richiami dei gabbiani ed il profumo di timo ed erbe selvatiche. Chiodatura sempre ottima, solo lievemente più distanziata sul primo tiro. Portare solo rinvii.
1° tiro: salire per placche e muretti seguendo la linea di spit a sinistra. Dopo circa 30m, non andare ad una sosta verso destra, ma proseguire vicino al diedro sulla sinistra, uscendo sul terrazzo di sosta. 40m, 5c; quindici fix. Sosta su due fix con catena ed anello.
2° tiro: salire due placche separate da un terrazzo con albero e proseguire per breve diedrino da cui si esce sullo spigolo di sinistra. Una placca abbattuta porta alla sosta. 30m, 6a+ (un paio di passi); dodici fix, uno spit. Sosta su due fix con catena ed anello.
3° tiro: a sinistra della sosta a risalire un breve diedro, per proseguire poi lungo un secondo diedro e continuare per placca, dapprima a sinistra su rovesci e poi a destra per superare più facilmente gli ultimi passi. 25m, 6a, undici fix. Sosta su due fix con catena ed anello.
4° tiro: appena a destra della sosta a portarsi sotto lo strapiombo, superarlo e proseguire lungo un diedro, uscendone per un secondo strapiombo. 30m, 6b+, quattordici fix. Sosta su due fix con catena ed anello.
5° tiro: salire alcuni metri tra roccia e terra seguendo inizialmente la corda fissa, per portarsi poi verso sinistra fino alla sosta. 15m, III+, I; una corda fissa. Sosta su due fix (e, volendo, un chiodo).
6° tiro: salire la parete lavorata, aggirando a destra una zona con vegetazione, e superare un paio di brevi muretti. 40m, 6a (uno o due passi); quattordici fix (più qualche vecchio spit inutile). Sosta su due fix.
Discesa: scendere brevemente a sinistra (rispetto alla direzione di salita) fino ad incontrare una traccia che in breve riporta lungo il sentiero di andata.

mercoledì 10 maggio 2017

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi marzo-aprile 2017 (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 delle 8:02
(marzo-aprile 2015, 2016 e 2017).
Come sopra, ma per il 10809 (17:43).
Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608
(gennaio-aprile 2015-2017).
Come sopra, ma per il 10809.
Andamento mensile dei ritardi per il 2608.
Come sopra, ma per il 10809.
Eccoci all'aggiornamento bimestrale sui ritardi ferroviari: complessivamente, i dati non sono molto diversi dall'ultimo analogo periodo, e potremmo finirla qui. Se vogliamo vederli nel dettaglio, c'è un lieve miglioramento nel 2608, la cui coda si stacca all'80% di probabilità contro circa un 73% del bimestre precedente, su un treno che è comunque migliorato rispetto al 2015... d'altra parte, a voler essere pignoli, il comportamento di quel 20% circa della coda della distribuzione dimostra che si può ancora migliorare nella la gestione dei ritardi...
Per il 10809, invece, la situazione resta patetica, senza grande differenza nei due bimestri; fortunatamente il caso pessimo scende a "solo" 35', ma la rilevanza statistica qui è decisamente bassa. Val la pena rimarcare ancora che in termini assoluti il dato del 2017 è vergognosamente peggiorato rispetto al 2016 e, nei casi peggiori, riesce persino a far rimpiangere l'osceno 2015. C'è da dire che i dati del 2016 sono peggiorati dopo aprile, quindi è possibile che si assista ad un allineamento... verso il peggio!
I dati aggregati per i primi quattro mesi confermano quanto sopra: bene nel complesso per il 2608, decisamente male per il 10809 che, tra ritardi alla partenza, e cancellazioni, è vergognoso: ridateci l'orario del 2016!
Dall'andamento mensile dei ritardi si possono trarre conclusioni analoghe: il miglioramento del 2608 rispetto all'anno scorso è evidente (media e dato al 50%), anche se il famigerato dato al 90% continua ad oscillare tra i 5 ed i 10 minuti. Nel pomeriggio, invece, non c'è verso di far andare le cose decentemente: media che si ostina a non scendere sotto i 5 minuti e oscillazioni vergognosamente alte nel dato al 90%, quasi a suggerire che il processo è totalmente fuori controllo.

sabato 6 maggio 2017

Mariposa libre

Sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Teo sul 4° tiro.
Teo sul 5° tiro (notare i numerosi fix...)
Tracciato della via
(grazie a Diego e Teo per la foto della parete).
Cima alle Coste - Valle del Sarca
Parete E


Il programma elaborato nel canonico sabato sera da Diego prevedeva di salire Sesto grado, da cui un improvvido acquazzone mi aveva scacciato qualche anno fa. Tuttavia, pare che metà della popolazione della valle del Sarca si sia data appuntamento a Cima alle Coste per il giorno dopo, con ressa su Transeamus e Sottobosco e cordate ovunque, inclusa la "nostra" via. Dopo le imprecazioni e le considerazioni poco democratiche di rito, ci spostiamo sulla via più libera, con solo una cordata all'inizio del secondo tiro. Una salita nata un po' per caso, ma che regala belle soddisfazioni agli amanti delle placche, con un po' di giusta tensione per i fix non sempre ravvicinati.
Accesso: da Arco di Trento si segue la strada per Sarche, superando il paese di Dro. Dopo un paio di curve si prende a sinistra la deviazione con indicazione Lago Bagattoli, pesca sportiva, giungendo ad un parcheggio. C'è una sbarra: attenzione agli orari di chiusura. Pochi posti sono disponibili appena prima della sbarra (in alternativa si può usare il parcheggio di Dro; vedi relazione del diedro Martini). Si segue dapprima lo sterrato, tenendo la sinistra al secondo tornante e prendendo poi una traccia con ometti sulla destra, poco prima di uno spiazzo. Si sale nel bosco, si rimontano le placche e si segue la traccia fin quando non si avvicina alla parete. Poco a sinistra c'è l'attacco della via (targhetta con nome).
Relazione: bella via per amanti delle placche, anche se qui non si tratta di vera e propria aderenza come alle vicine placche zebrate, quanto piuttosto di placche lavorate. Chiodatura ottima nei tratti più difficili, ma abbastanza distanziata in quelli facili: utile quindi una certa familiarità con questi gradi. La roccia è tutto sommato buona, ma è necessario fare un po' di attenzione ad alcuni passaggi. Complimenti agli apritori, l'accoppiata Galvagni-Filippi, che l'hanno salita col trapano in mano! Percorso sempre ovvio tranne che al 5° tiro, dove l'incrocio dei fix rende un po' problematico capire dove si deve andare. Portare solo rinvii.
1° tiro: salire dritti superando un paio di facili saltini fino al muretto finale, che si può evitare stando lievemente a sinistra. 35m, 4c, 5c; sei fix. Sosta su due fix con cordone.
2° tiro: dritti sopra la sosta a spostarsi verso destra con passo delicato, per poi salire lievemente in obliquo verso sinistra a superare un muretto. Un gradino erboso porta alla sosta. 40m, 6a, 6a+/6b (un passo), 6a; nove fix Sosta su due fix con cordone ed anello.
3° tiro: dritti fino ad una cengia alberata, oltre la quale si prosegue lungo il bordo di una scaglia. Spostarsi a sinistra con movimento delicato e salire alla sosta. 35m, 5b; quattro fix Sosta su due fix con cordone.
4° tiro: portarsi a destra della sosta, salire brevemente e spostarsi a sinistra a superare un gradino. Si prosegue per placca, spostandosi poi a destra a prendere una concrezione rugosa e si continua fino alla sosta. 30m, 6a; otto fix. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.
5° tiro: in obliquo vero destra a salire poi lungo il bordo di una lama rovescia. Si attraversa a destra al fix e si sale alla sosta, sotto il termine sinistro di un tetto triangolare. 25m, 5b, 5c (passo); due fix. Sosta su due fix con cordone.
6° tiro: si aggira il tetto a sinistra e si continua dritti fino alla sosta. 35m, 5b; sette fix. Sosta su due fix con cordone ed anello.
7° tiro: appena a destra della sosta fino ad un muretto che si supera spostandosi a sinistra. 40m, 5b; cinque fix. Sosta su due fix con cordone ed anello.
La via ha un ottavo tiro che non abbiamo percorso.
Discesa: in corda doppia sulla via o sulle numerose soste delle vie adiacenti.

mercoledì 3 maggio 2017

Elios

Sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Teo all'uscita del 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Teo all'uscita del 7° tiro.
Tracciato della via
(grazie a Diego e Teo per la foto della parete).
Parete S. Paolo - Valle del Sarca
Parete E


Dopo che per il ponte del 25 aprile avevo finalmente inaugurato le falesie della valle del Sarca, era tempo di tornarci per un paio di vie. E così, passata meno di una settimana, eccomi di nuovo qui. Una via tranquilla... ma non troppo, con buone protezioni, ma che non si fa mancare qualche passo impegnativo e dal carattere piuttosto atletico, come si intuisce dall'affollamento nullo, a differenza della vicina Selene.
Accesso: da Arco si prende la strada che costeggia i Colodri e si raggiunge la cappelletta di fronte al bar-pizzeria La lanterna (possibile parcheggio più avanti sulla strada). Si segue indi il sentiero che sale verso destra, per piegare poco dopo a sinistra per una traccia (ometto) che in breve porta sotto la parete. Si prosegue ora brevemente verso sinistra fino a salire all'attacco di Selene (scritta e numerose cordate presenti). Appena a sinistra c'è l'attacco (scritta e schizzo con un sole).
Relazione: via molto bella che sale la parete S. Paolo proprio di fronte al ristorante La lanterna, con carattere un po' misto tra lo sportivo e l'alpinistico. La chiodatura è sempre ottima ed i passaggi più impegnativi sono protetti a fix, ma un paio di passi di VI obbligato richiedono un po' di decisione. Utile un BD3 per la fessura del 4° tiro. Roccia ottima.
1° tiro: salire la fessurina e traversare a sinistra su breve cengia per proseguire su una placchetta ancora verso sinistra. All'uscita si trova la sosta. 20m, V+, VI+ (passo); un fix, tre cordoni, due chiodi (uno con cordone). Sosta su due fix con cordone ed anello.
2° tiro: a sinistra della sosta a superare un muretto, proseguendo verso destra su placchetta e lama. Si sale brevemente in verticale per spostarsi a sinistra in placca ed uscire alla sosta su cengia. 30m, V+, V, VI+; tre fix, due cordoni in clessidra, due chiodi (uno con cordone). Sosta su due fix (uno con anello).
3° tiro: Salire a sinistra della sosta a superare un saltino, portarsi verso destra salendo in obliquo fino a doppiare uno spigolino e continuare lungo una placca fino al terrazzo di sosta. 20m, V+; due fix, due chiodi, due cordoni. Sosta su due fix (uno con anello).
4° tiro: salire verso destra puntando all'evidente fessura lievemente strapiombante e un po' untina, superarla e attaccare la successiva fessura, uscendone sulla destra. Una placchetta porta alla sosta. 20m, 6b+ (anche A0), VI-; due cordoni in clessidra, un fix, un chiodo con cordone. Sosta su due fix (uno con anello).
5° tiro: salire la placchetta puntando al cordone e traversare verso sinistra alzandosi lievemente. Un passo delicato ma ben protetto porta ad un diedrino lievemente aggettante da cui si esce a sinistra sul ballatoio di sosta. 20m, V+, 6a (passo), 6b (passo), VI-; due fix (uno con cordone), un chiodo, sei cordoni in clessidra. Sosta su due fix (uno con anello).
6° tiro: alzarsi brevemente a prendere una rampa verso destra, superare un muretto ed infilare un diedro con massi dall'aspetto un po' preoccupante, uscendone a sinistra su terrazzo. 20m, IV, V; due fix (uno con cordone), un cordone su pianta completamente secca. Sosta su un fix e cordini in clessidra.
7° tiro: traversare a sinistra e salire un diedrino uscendo in placca. Puntare verso sinistra a prendere una fessura strapiombante. All'uscita, sulla sinistra, c'è la sosta. 20m, VI-, 6a; due fix, due chiodi (uno con anello), due cordoni in clessidra. Sosta su un fix e cordini in clessidra.
8° tiro: salire a sinistra della sosta per spostarsi poi verso destra aggirando un pilastrino. Proseguire su placca uscendo a destra sul terrazzo di sosta. 25m, V+, IV; sette cordini in clessidra. Sosta su un fix e un chiodo.
9° tiro: salire a destra della sosta puntando al cordone, raggiungere un terrazzo e superare il breve strapiombino finale. 25m, III, V+ (passo); due cordoni in clessidra, un fix. Sosta su cordone su pianta.
Discesa: inoltrarsi nel bosco seguendo una traccia fino ad incontrare un evidente sentiero. Da qui due possibilità per raggiungere la stra sottostante: si tiene la destra, tenendo ancora la destra ad un bivio successivo, oppure si tiene la sinistra, tenendosi sempre verso la parete, fino ad incontrare un ripido sentiero che riporta sulla strada nei pressi de La lanterna.

venerdì 28 aprile 2017

Il clandestino

di Mario Tobino
Mondadori, Milano, 1962

Tutti gli italiani - al di fuori di un'esigua e imbattibile schiera [...] - erano responsabili di quella guerra. Le distinzioni tra i comuni cittadini erano pallide. Molti durante i vent'anni di dittatura dentro di sé o tra fidati amici, avevano imprecato o avevano scherzato sopra il fascismo, ma era un fatto di nessuna importanza, erano soltanto parole. Moltissimi poi avevano applaudito, avevano ufficialmente osannato alle vittorie, nelle Adunate si erano messi la maschera di invincibili guerrieri.
Poi era venuta la guerra mondiale e allora si era capito che la gloria era un affare ben diverso.
Le "oceaniche" adunate, le pacifiche e fiere parate militari, le divise di ogni forma e colore, la inebriante voce di Mussolini, i balilla, i moschettieri del Duce, erano stati una bella commedia, proprio congeniale alla generalità degli italiani. Anche i favorevoli tempi degli abissini, quei comodissimi e disarmati nemici, erano lontani. Ora la gloria costava la morte.
I primi tre capitoli di questo romanzo sono esemplari. Di fatto, non sono propriamente tali: preparano la scena al resto del libro e sono dedicati al 25 e 26 luglio e all'8 settembre del 1943. Lucidissima la disamina della situazione e del carattere degli italiani, che si riscoprono tutti antifascisti dopo la caduta del regime, per tacere della meschinità del famigerato proclama dell'armistizio e di una classe dirigente "composta da imbroglioni che avevano lanciato il paese in una guerra senza la minima preparazione militare". In questo quadro, a Medusa (leggi: Viareggio) riprende vita un'organizzazione clandestina (detta semplicemente il clandestino), le cui vicissitudini costituiscono il resto del romanzo. Tobino invero non è particolarmente interessato a raccontare i dettagli della guerra partigiana ed il dramma dei combattimenti, che sono sostanzialmente relegati nell'ultimo capitolo o in un paio di azioni sporadiche, ma sceglie di descrivere una presa di coscienza, il riconoscersi di tanti giovani e non, di diversa estrazione sociale, nella necessità di agire concretamente contro l'occupazione nazifascista. Così il giovane medico Anselmo, che l'otto settembre "ebbe il primo scossone. Il disastro dell'esercito, del fascismo, dell'Italia lo costrinsero a pensare" dandogli "la decisione di agire, di fare, di collaborare a distruggere un mondo dove si provava gusto a umiliare"; così Prini, Lorenzino, Roderigo, Rosa, ecc. ecc.
Il clandestino si rifà genericamente al comunismo, ed è noto come queste formazioni abbiano giocato un ruolo di primissimo piano nella Resistenza. Tuttavia, le descrizioni delle conversioni dei giovani alla fede comunista suonano a volte un po' ingenue, dall'avvocato che "vedendo meglio le ingiustizie e i vincoli in che il popolo era tenuto", fa "voto di dedicare le sue forze a liberarlo" e che "già a quel tempo era genericamente diventato comunista" al figlio del banchiere (!) che "confusamente ansimava di distinguersi in una causa bella" e a cui viene spiegato che "il comunismo è la più bella bandiera, l'unica" fino al calafato che viene guardato "con una sorta di invidia" dai giovani di estrazione più borghese (viene da pensare a Gli operai di Gaber). Per fortuna l'autore ironizza qua e là, su "il Partito, il vero, l'unico, l'autentico, il sacro", che "dava sempre la parola giusta".
Tobino è anche attento a rappresentare le diverse opposizioni al fascismo: i ragazzi del clandestino vagheggiano ispirazioni comuniste, l'ammiraglio Saverio è un monarchico, e se don Ambrosoni "non ha voluto capire. Non ha avuto coraggio di uscire dalla sua trincea" per unirsi al clandestino, don Filiberto rappresenta l'opposizione in seno alla Chiesa: "io voglio collaborare con voi; dall'altra parte c'è il male, lo voglio combattere" (come non ricordare don Pietro di Roma città aperta?). Il comportamento di questi giovani fa da contraltare all'ignavia del resto del paese, dove la gente si dedica al mercato nero o ai propri interessi, come il prof. Vanvitale, sodale dei fascisti che dà soldi al clandestino per ingraziarsi un possibile governo futuro, o il giudice che non si vuole compromettere: "ricordati come mi sono comportato, che ufficialmente ero sì dall'altra parte ma facevo il vostro gioco". Dall'altra parte c'è invece un ufficiale austriaco che "non era mai stato accecato dal nazismo" ed i fascisti nostrani, perlopiù amanti del manganello dipinti senza particolari qualità, dal cialtronesco Badaloni ai feroci Rindi e Nencini, fino all'abile Aimone.
Il clandestino si organizza, prende contatto con le forze alleate e con i comandi della Resistenza, riceve armi e munizioni, prepara la guerra partigiana. Il resto è quasi una conseguenza, descritta di una fretta che sa già della disillusione che si legge al principio del libro: "[...] credemmo che gli uomini fossero santi, i cattivi uccisi da noi [...]. Con pena, con lunga ritrosia, ci ricredemmo".

sabato 8 aprile 2017

Il sole di David e Michelangelo

Luca sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Luca sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Luca sul 6° tiro.
Sul 7° tiro.
Piccolo Dain (parete del Limarò) - Valle del Sarca
Parete S

È la stagione della Valle del Sarca; anzi, sta già finendo, viste le temperature. E per gustare appieno un'arrampicata dal sapore quasi estivo, lasciamo i Colodri dell'ultima visita e ci portiamo più a nord, nella parte della parete del Limarò sopra la Centrale. Qui corrono alcune vie sportive con chiodatura ottima e frequentazione elevatissima, decisamente da sconsigliare nel fine-settimana. In alternativa, se non temete la chiodatura un poco più distanziata (ma sempre buona nei tratti più impegnativi), potete dare un'occhiata a tre itinerari aperti dal gruppo dell'instancabile Heinz Grill, riconoscibili per il richiamo aulico dei nomi. E vista la giornata di caldo e sole, non possiamo resistere al richiamo fiorentino di una delle vie in questione, venendo ampiamente ripagati da un'arrampicata sempre gradevole e mai estrema.
Accesso: da Arco risalire la valle del Sarca fino al paese di Sarche e prendere a sinistra al bivio, seguendo le indicazioni per Tione e Madonna di Campiglio (SS 237). Poche decine di metri dopo il bivio, in corrispondenza di un distributore di benzina, si sale per una stradina a destra (indicazione di parcheggio) e si lascia l'auto in corrispondenza del bocciodromo. Si torna sulla Statale e la si segue e, poco prima del ponte sul Caffaro, si tiene la destra per una sterrata che porta ad una diga, dove troverete probabilmente una lunga coda di cordate che attendono il loro turno per salire le vie sportive. Poco prima, sulla destra, vi è l'attacco della via (scritta), molto probabilmente senza code.
Relazione: via assai piacevole che sale la parete S del Limarò con arrampicata su muretti verticali, non senza farsi mancare brevi passaggi in lieve strapiombo o fessura. Il percorso è sempre ovvio; la chiodatura buona a spit artigianali, chiodi e cordoni, sicura nei tratti impegnativi e più distanziata in quelli facili: utili friend medi per integrare i tratti in fessura. Passi di VI obbligato. Tutte le soste sono su uno spit e un fix tranne la quarta, su un chiodo e uno spit. La roccia è ottima, non ancora unta dalle ripetizioni. Una via da consigliare.
1° tiro: salire il muretto sopra la scritta e piegare a sinistra, tra cenge e tratti in traverso, fino alla sosta. 30m, IV+, V-; tre chiodi (due con cordino), un cordone su pianta, un cordone in clessidra.
2° tiro: a sinistra della sosta a raggiungere un pulpitino che si risale, per proseguire poi su una bella placca lavorata. 40m, V-, V, VI-; tre spit, due cordoni in clessidra.
3° tiro: superare un breve saltino e proseguire lungo la bella placca, uscendo lievemente a sinistra. 35m, VI-, VI, V; due spit, un chiodo, tre cordoni in clessidra.
4° tiro: a destra della sosta a superare un muretto per proseguire poi su placca più facile fino alla sosta. 20m, 5c (passo), V+, V; uno spit, un chiodo, un cordone in clessidra.
5° tiro: salire lungo la fessura verso sinistra e attraversare a destra in lieve strapiombo. Salire brevemente a traversare ancora a destra giungendo in sosta con passo delicato; 15m, 6a, V+; tre chiodi (due con cordino), uno spit, un cordino in clessidra. Tiro breve, ma molto bello.
6° tiro: salire la bella placca di movimento sopra la sosta. 30m, VI-, 6a/6a+ (un passo), V+; quattro spit, quattro cordini in clessidra.
7° tiro: in obliquo verso sinistra a puntare ad un una spaccatura in un muretto verticale, che si risale facilmente. Ci si sposta a sinistra e si rimonta un pilastrino fino alla sosta. 30m, V, V+; tre spit, tre cordoni in clessidra, un cordone su pianta.
8° tiro: salire verso sinistra e traversare a destra su muretto leggermente aggettante. Salire la paretina finale e raggiungere la sosta. 35m, V+, 5c, V; un chiodo, tre spit.
Discesa: salire a sinistra seguendo una traccia che incontra il sentiero di discesa del Dain, che si segue verso destra fino al parcheggio.

mercoledì 29 marzo 2017

Katia Monte

Teo sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Sul 7° tiro.
Sul 9° tiro.
Sul 10° tiro.
Teo alla partenza dell'11° tiro.
Sul 12° tiro.
Teo sul 13° tiro.
Tracciato della via.
Monte Colodri - Valle del Sarca
Parete E


L'attesa notizia finalmente arriva: "Il fine-settimana siamo ad Arco; Diego ci aspetta a dormire da lui!" Prima di trascorrere l'etilico sabato sera con l'appartamento in questione trasformato in un improbabile dance club e di consumare la domenica non in parete, bensì in una sauna tra un Aufguss e l'altro, c'è tempo per decidere il programma della giornata. Inizia così il mio battesimo ai Colodri, da me sempre evitati per via dell'unto proverbiale che ne ricopre le prese.
Accesso: si raggiunge il paese di Arco e si segue la strada che costeggia i Colodri, parcheggiando in corrispondenza del campeggio. Prendere la stradina di fronte e raggiungere un masso inclinato attrezzato a spit. Qui deviare a destra per una traccia, superare la zona dei massi e portarsi sotto la parete. Seguirla brevemente verso destra fino ad una rampa. Scritta sbiadita alla base.
Relazione: via molto bella, che supera la parete est dei Colodri individuando una linea mai eccessivamente difficile, risultante dalla connessione di diedri e fessure con tratti in traverso. Arrampicata abbastanza atletica e con i tiri-chiave nelle ultime lunghezze, quasi interamente da proteggere: portare friend fino al 3BD, magari raddoppiando #1 e #2. Noi avevamo pure un 4BD che abbiamo usato in un paio di occasioni, ma direi che non è necessario. La roccia è ottima, ma unta sui passi più duri (che però sono protetti a spit ed indicati dai gradi francesi).
1° tiro: salire la rampa-diedro fino ad un ripiano alberato oltre il quale si trova la sosta. 55-60m (legatevi prima di iniziare il tiro); III, IV, II; due spit, una sosta intermedia (due chiodi, uno spit). Sosta su un fittone.
2° tiro: spostarsi verso destra e salire in obliquo fino alla base di un breve diedro che porta sul pulpito di sosta. 20m, V; due chiodi, un friend incastrato, un cordino su sasso incastrato, una sosta intermedia (due spit con cordoni ed anello di calata). Sosta su anello cementato.
3° tiro: in discesa fino al terrazzo di sosta. 15m, IV; un chiodo. Sosta su due spit.
4° tiro: inizia il divertimento. A destra della sosta a salire e traversare a destra per una bella lama. Indi breve muretto verticale e traverso a destra alla sosta. 25m, V, 6b; due chiodi, quattro spit (uno con lungo cordone), un nut incastrato (che potrebbe sparire a breve), una sosta intermedia (due spit e cordone). Sosta su due spit e cordino.
5° tiro: placca delicata a destra a doppiare uno spigolo. Salire il diedro e spostarsi a destra su cengia fino ad un terrazzo con alberi. 25m, 6b, V+ (passo), III; tre spit, un chiodo. Sosta da attrezzare su pianta.
6° tiro: salire il diedro sopra la sosta (inutile freccia bianca) e seguire la facile cengia a destra. Traversare il muro giallastro e raggiungere la cengia. 45m, IV, I, V+. Sosta su due chiodi.
7° tiro: salire il diedro e traversare su cengia terrosa fino a fermarsi in corrispondenza di una pianta, una decina di metri circa prima dell'evidente diedro ove è la sosta de l'Incompiuta. Sopra la sosta parte una specie di rampa con fessura obliqua verso sinistra. 25m, V+, I; un cordino su sasso incastrato. Sosta da attrezzare su pianta.
8° tiro: salire le rocce lavorate verso sinistra e proseguire in verticale sino ad un terrazzino con pianta. 40m, IV+, V; uno spit, un cordone in clessidra. Sosta da attrezzare su pianta.
9° tiro: spostarsi a destra fino ad uno strapiombino con buone prese. Superarlo e proseguire lungo il bel diedro dove sale l'Incompiuta, uscendo poi a destra a raggiungere la sosta. Attenzione a non salire troppo nel diedro o vi toccherà scendere brevemente verso destra per una cengia obliqua facile, ma cosparsa di macigni mobili. 15m, V+; un chiodo, uno spit, un anello cementato. Sosta su uno spit e un chiodo (un secondo chiodo è poco lontano, se volete...).
10° tiro: salire dritti fino ad una pancia con fessura unta che porta ad un terrazzo da cui si prosegue per un diedro obliquo verso destra. Una cengia erbosa mena ad una pianta dove si sosta. 40m, 6a, VI; quattro spit (uno con cordino), un anello cementato. Sosta da attrezzare su pianta.
11° tiro: a destra fino ad incontrare una fessura obliqua che si risale verso sinistra fino alla sosta. 25m, III, IV. Sosta su anello cementato.
12° tiro: salire la fessura obliqua, con un tratto centrale più impegnativo, fino alla sosta. 25m, V+, VI, V+; un chiodo, uno spit. Sosta su anello cementato.
13° tiro: salire la larga fessura obliqua. Un breve camino porta alla sommità. 35m, V+, IV; due spit, un cordino in clessidra.
Discesa: proseguire verso sinistra e in breve salita, a portarsi sulla vetta del monte Colodri. Da qui si continua verso S per il sentiero che porta alla ferrata dei Colodri che, percorsa in discesa, riporta nei pressi del punto di attacco.

mercoledì 8 marzo 2017

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi gennaio-febbraio 2017 (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 delle 8:02
(gennaio-febbraio 2015, 2016 e 2017).
Come sopra, ma per il 10809 delle 17:43.
Andamento mensile dei ritardi per il treno 2608.
Come sopra, ma per il 10809.
Passati i primi due mesi col nuovo orario, possiamo dire che le cose potevano andare peggio (ma possono ancora peggiorare)!
Iniziamo dalle buone notizie: il 2608 migliora ancora rispetto agli analoghi periodi degli scorsi due anni. Puntualità ora salita al 32% (voi direte che non è molto... e avete ragione!), ritardo entro 5' raggiunto dal 78% dei treni, massimo ritardo uguale a 10'. Non lamentiamoci, le cose potrebbero andare peggio; speriamo si continui così.

Le buone notizie sono finite. Il 10809 non si comporta altrettanto bene ed arretra rispetto all'anno scorso. Puntualità al 38% (era al 47%), ritardo entro 5' sceso lievemente dall'87% all'84%. Ma la cosa più fastidiosa ed insopportabile è la ricomparsa dell'odiata "coda" dei treni che subiscono un ritardo assolutamente inaccettabile (la curva rossa che piega verso destra intorno al 90%). Non solo detta coda (limitata a circa un quarto d'ora l'anno scorso; curva verde) cresce, ma riesce addirittura a superare il pessimo 2015 nei casi peggiori, arrivando fino a 45' di ritardo per uno dei soliti guasti al treno. Semplicemente ridicolo.

Se andiamo a vedere il dettaglio mensile e siamo ottimisti di natura, possiamo trovare qualche flebile motivo di speranza: entrambi i treni migliorano (non potevano fare altrimenti) rispetto allo scandaloso dicembre 2016. Inoltre, i dati di febbraio sono (quasi tutti) migliori di quelli di gennaio, a far sperare che il nuovo orario sia entrato "a regime". Incrociamo le dota e aspettiamo...

mercoledì 22 febbraio 2017

La scarpa igienica + Quo vadis? Ubi me paret

Daniela sul 2° tiro.
Sempre lei sul 3° tiro...
...sul 5°...
... e impegnata sulla fessura del 6° tiro.
Antimedale
parete SE


La recente richiodatura di ben due vie "storiche" in Antimedale è certamente un'ottima notizia, che allarga il ventaglio di possibilità di questa frequentatissima parete. Di questo bisogna esser grati ai chiodatori, che spendono tempo e denaro per regalare emozioni a tutti. Noi, un po' egoisticamente, ci diciamo che la novità attirerà l'attenzione di numerosi arrampicatori, e presagiamo di trovarne una nutrita schiera all'attacco (anche perché il nostro orario di arrivo è abbastanza comodo): saremo invece soli per tutto il percorso, guardati con diffidenza dalle numerose cordate sugli Istruttori, a cui ogni tanto invidieremo i facili fittoni. Ma la nostra soddisfazione non ha paragoni!
Accesso: da Lecco si segue la vecchia strada per Ballabio e la Valsassina (SP62) per prendere a sinistra via Quarto all'altezza di un tornante verso destra. Al successivo slargo si sale per una ripida strada fino ad un tornante verso sinistra dove si parcheggia (sempre che si trovi posto; poco più avanti la strada è sbarrata). Si prosegue a piedi e, al successivo tornante, si prende il sentiero sulla sinistra, seguendo le indicazioni Antimedale e Ferrata Medale. Il sentiero sale ad aggirare due reti paramassi ed esce dal bosco in corrispondenza del canale di sfasciumi dell'Antimedale. Qui si lascia il sentiero (che conduce alla ferrata del Medale) e si segue la traccia in salita a sinistra che conduce alla parete, all'attacco della via Istruttori (scritta e ressa di cordate).
Relazione: due vie decisamente interessanti che incrociano la frequentatissima via degli istruttori poco dopo la sua quarta sosta, salendo prima a sinistra e poi a destra di essa. Arrampicata sostenuta nei due tiri finali di Quo Vadis, sebbene anche l'ultimo tiro della Scarpa non sia da sottovalutare. Chiodatura nel complesso buona, mista a fix e chiodi, ma con un passo in placca obbligato o quasi e non proteggibile: secondo me uno/due fix in più in tutta la via non ci stavano malissimo. Utile qualche friend qua e là; 6a obbligato. Circa cinque ore in totale. Attenzione a qualche sasso presente sulle cenge: sotto ci sono numerose cordate!
Nota: con criterio arbitrario e personale, come già fatto altrove, uso i gradi francesi per i tratti protetti a fix e quelli UIAA per quelli più tradizionali.
1° tiro (via degli istruttori): si risalgono i facili gradoni raggiungendo una prima sosta e si continua fino alla sosta poco sopra. 45m, III+; due fittoni, una sosta intermedia. Sosta su due fittoni con catena.
2° tiro (Scarpa igienica): salire appena a sinistra della sosta e spostarsi verso destra. Proseguire dritti fino alla freccia con scritta "scarpa igien" dove si sale in obliquo verso sinistra. 30m, 4a, IV+; tre fittoni, un cordino in clessidra. Sosta su fix e cordino in clessidra.
3° tiro: salire la placca e aggirare una zona con rovi alla sua sinistra giungendo in sosta. 30m, 5c; quattro fix, due cordini in clessidra. Sosta su fix e cordino in clessidra.
4° tiro: fessura obliqua verso sinistra, poi muretto non banale ma ben protetto e placca con fix finale un po' lunghetto (aggirabile a sinistra). 25m, 6a+; cinque fix. Sosta su un fix, un fittone e un cordino. A destra c'è la sosta degli Istruttori e a sinistra il diedro del suo quinto tiro.
5° tiro (Quo vadis): a destra della sosta a risalire un pilastrino fino ad un breve diedro che si sale sul suo lato destro, giungendo in sosta. 25m, 5c; quattro fix, un chiodo. Sosta su un fix, un chiodo e un cordino con moschettone un po' usurato (di ritirata?).
6° tiro: a destra della sosta a rimontare un pilastrino dall'aspetto un po' preoccupante, ma solido (evitate di andare troppo a destra sulla placca sporca). Superare il breve tetto per una spaccatura e proseguire per una bellissima fessura obliqua fino ad un terrazzo erboso. Da qui per placche gradinate alla sosta sulla destra. 30m, 6a, VII+, III+; tre fix, sette chiodi (due con cordini). Sosta su un fix e un chiodo con cordino. Altro chiodo subito sopra. Il più bel tiro della via!
7° tiro (var. Marcella e Gianni): a destra c'è l'uscita originale (VI- secondo la guida CAI). Noi seguiamo invece gli invitanti fix della variante di sinistra, per placca con lame rovesce. Si esce poi sulla destra giungendo ad una fessura orizzontale. Segue un passo delicato e non proteggibile a raggiungere un fix (io mi sono spostato un po' a destra dove la roccia è un poco più lavorata, ma non pensate a cosa succede se scivolate...) e un altro passo duro ma protetto che adduce al diedro finale di stelle cadenti con gli annessi fittoni, da cui si esce in sosta. 25m, 6a, 6b+ (un passo), 6a. Tre fittoni, un chiodo con cordino, quattro fix. Sosta su due fix con catena e anello di calata.
Discesa: a sinistra (faccia a monte) per rocce rotte fino a congiungersi col sentiero di uscita degli Istruttori e delle vie adiacenti. Si prosegue lungo il sentiero, ora evidente, e in discesa seguendo le corde fisse fino ad un sentiero che, in discesa, riporta in breve al punto di attacco.