venerdì 12 agosto 2016

Gogna (con attacco sulla Livanos)

Luca sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Luca all'uscita del 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Luca all'uscita del 6° tiro.
Sul 7° tiro.
Luca sull'8° tiro.
Sul 9° tiro.
Tracciato della via.
Massiccio delle pope (Dirupi di Larsech) - Catinaccio
Pilastro S


Per oggi il mio socio ha propositi bellicosi e punta a Placcomania, con qualche perplessità da parte mia. Il fato ha però deciso altrimenti: giunti all'attacco, vi troviamo due cordate che devono ancora partire, e una terza ci raggiunge a breve. Dopo 45' stiamo ancora aspettando, e decidiamo di abbandonare il campo. Ma non abbiamo relazioni di salite alternative in zona: varie e fantasiose imprecazioni accompagnano quindi la corsa al rifugio Vajolet, dove studiamo un'alternativa e decidiamo per la Gogna. Ne esce una salita divertente che ci ripagherà del lungo preambolo.
Accesso: da Pera di Fassa (loc. Muncion) si parcheggia in corrispondenza della funivia e si prende la navetta per il rif. Gardeccia (10€ A/R). Da qui si prosegue sul largo sentiero verso il rif. Vajolet. Dietro il rifugio si prende un sentiero che scende verso il torrente e lo si attraversa, per prendere una traccia che porta verso destra. Costeggiare tutta la parete fino ad uscire su un ghiaione. Risalirlo puntando al pilastro sulla sinistra. La via parte sotto due evidenti nicchie gialle. Ometto alla base.
Relazione: bella via che risale il pilastro ben evidente dal rif. Gardeccia. La via originale di Gogna attacca più a destra, ma oggi si salgono prevalentemente i primi tre tiri della via Livanos (aperta il giorno della mia nascita), che poi si sposta più a destra a salire la parete verticale (VI e A2). Noi poi ci abbiamo messo del nostro come al solito, aggiungendo piccole varianti...
La roccia è buona sulla via Gogna vera e propria, mentre nei primi tiri è meglio fare attenzione. Pessima sul primo tiro; non fatevi scoraggiare. Poche le protezioni in loco; portare friend piccoli e medi.
1° tiro: salire la rampa verso sinistra, superare un muretto e proseguire su roccia friabile fino ad un ripiano. 45m, III, IV, II. Sosta su un chiodo.
2° tiro: salire a destra della sosta ed andare a prendere una rampa obliqua verso destra che si segue fino ad attraversare a destra ad un terrazzo in corrispondenza di una grossa clessidra. 35m, IV, III+. Sosta su due chiodi con cordone.
3° tiro: proseguire per la rampa e salire poi direttamente lungo la parete. Invece di giungere direttamente sulla cengia obliqua, noi ci siamo fermati ad una piccola cengia più in basso, spostandoci a sinistra fino ad una specie di diedro-canale. 20m, III+, IV-, I. Sosta su clessidra con cordone.
4° tiro: salire il vago diedro che diviene poi un facile camino; all'uscita spostarsi a destra alla base di una fessura sotto un tetto a forma di "L" rovesciata. 20m, III+. Sosta su due chiodi e cordone.
5° tiro: salire lungo la fessura fino al termine, in corrispondenza di un'esile cengia a destra. 20m, IV, IV-. Sosta su clessidra con cordino (da rinforzare).
6° tiro: a destra della sosta in bella esposizione, per salire brevemente a prendere una lama ed una rampa obliqua verso sinistra. Si segue la rampa fino ad un muretto finale e una nicchia dove si sosta. 30m, II, IV, IV+; due chiodi. Sosta da attrezzare su clessidre (da cercare). Tiro molto bello.
7° tiro: salire oltre la nicchia su un pulpitino e rimontare la bella placca fino ad un terrazzo di sosta. 40m, IV-, IV, III+. Sosta su due chiodi con cordone.
8° tiro: dopo aver rimontato un murettino, la via originale sale tenendo lievemente a destra. Io sono stato invece un po' troppo a sinistra fino ad una specie di cengia dove c'è un chiodo grigio e un pulpitino. Lo si rimonta e si prosegue in verticale su buone prese fino ad una nicchia con chiodo vecchio e ballerino. Da qui a sinistra per alzarsi brevemente verso rocce più appoggiate dove si sosta. 30m, IV, V, V-; due chiodi. Sosta su chiodo e clessidra.
9° tiro: sopra di noi non c'è traccia di chiodi e al mio socio è toccato rientrare nel tracciato originale: a destra con passo iniziale delicato fino ad una nicchia giallastra da cui si esce salendo sulla destra. Si prosegue per rocce fessurate uscendo poi a destra sul percorso originale. 30m, V, IV. Sosta su un chiodo.
10° tiro: si continua per roccia lavorata tenendo la destra fino ad una nicchia gialla che si supera sulla destra per poi fermarsi alla base di un diedro obliquo verro destra. 20m, IV, V, III; un chiodo, una clessidra con cordone. Sosta su due chiodi con cordone.
11° tiro: salire il diedro, aggirare lo spigolo e proseguire su roccia friabile fino alla vetta. 50m, IV+, III+; un chiodo. Sosta su spuntone con cordoni e maglia-rapida.
Discesa: in corda doppia sulla parete a destra rispetto alla direzione di salita. Le soste di calata non hanno proprio un aspetto bellissimo ed è necessario fare attenzione a non far incastrare la corda nelle prime due calate.
1a calata: su spuntone con cordoni e maglia-rapida; 50m.
2a calata: su moschettone e cordoni su chiodo e masso incastrato; 50m. Scendere spostandosi a destra del diedro quando possibile. Se "mancate" la sosta ne trovate un'altra poco più sotto e più a sinistra.
3a calata: su moschettone e cordone con chiodi; 50m. Fino al canale.
Si scende ora lungo il canale (è possibile un'ulteriore calata su cordino su spuntone alla sinistra del canale) fino al salto finale, che si supera con un'ultima calata da 25m. La sosta di calata (due chiodi con cordone e maglia rapida) è sulla sinistra del canale.
Se si deve rientrare al rifugio Vajolet, si segue il sentiero dell'andata. Se la destinazione è invece il rif. Gardeccia, conviene proseguire lungo il sentiero, che attraversa il ghiaione per scendere direttamente al rifugio. Ovviamente si può usare questa strada anche per l'accesso (più ripido, ma un poco più veloce).

giovedì 11 agosto 2016

Agritur El Mas

Strada Saslonch 175
Moena (TN)


Cosa fare tra una via dolomitica e l'altra, se non pernottate in un rifugio, ma nel fondovalle? Che domanda... rinfrancare lo spirito ed il fisico in uno degli ottimi ristoranti di quelle regioni stupende! E così, trovandoci a passar la notte in val di Fassa, ci concediamo una cena (anzi; due, perché ci siamo tornati la volta successiva) all'Agritur El Mas. Il posto è promettente: su un colle sopra l'abitato di Moena, con bella vista sul gruppo dei Monzoni illuminato dal tramonto. Una sala interna in legno e pavimento in pietra, qualche tavolo per mangiare all'esterno. Menù tipicamente trentino; semplice, ma sostanzioso.
Entrambe le volte ho saltato un antipasto di salumi tipici che ho visto portare su un vassoio chilometrico ad una numerosa tavolata seduta vicino e ho iniziato con i canederli allo speck, di cui sono ghiotto e che potrei mangiare a quintali. In alternativa c'erano quelli ai formaggi oppure gli gnocchetti o le tagliatelle. Vista la premessa al piatto, devo solo dire che potevano "buttarne lì" uno in più, nonostante le dimensioni dei due presenti fossero interessanti.
Per proseguire, ho assaggiato un classico piatto tirolese, lo Spiegeleier, ovvero uova al tegamino con speck e patate, e nella seconda visita il piatto El Mas (polenta, salsiccia, gulasch, soppressa). Entrambi molto buoni e ottimamente cucinati. Disponibili tra l'altro anche maiale (filetto o arrosto) e coniglio.
La lista dei vini non è molto estesa e privilegia le etichette locali. Chiedo consiglio al cameriere riguardo i due Lagrein presenti, aggiungendo che non desidero vini barricati, e mi ritrovo con un vino comunque con troppo legno per i miei gusti, anche se certamente non esecrabile. Ne nasce una piacevole discussione al termine della quale mi viene offerto un bicchiere dell'altro Lagrein per un confronto: niente legno qui, ma anche poco sapore (i dettagli dei vini non importano). Insomma, un bel plauso alla simpatia e correttezza del cameriere, un po' meno ai loro Lagrein! Ma è un piccolo dettaglio; la qualità del cibo merita certamente altre visite e approfondimenti.

venerdì 5 agosto 2016

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi maggio-luglio 2016

Distribuzioni cumulative dei ritardi per i treni 2608 e 10809
nel trimestre maggio-luglio del 2015 e 2016.
Come sopra, ma per il periodo gennaio-luglio 2015 e 2016.
Ritardi mensili per il treno 2608.
Ritardi mensili per il treno 10809.
Ed eccoci qui, puntuali come un ritardo ferroviario, a vedere cosa si è mosso (si fa per dire...) nell'ultimo trimestre lungo la tratta ferroviaria tra Bergamo e Milano Lambrate. In breve: pare proprio che il caldo faccia molto male alla circolazione ferroviaria, visto che anche nell'estate 2016 i ritardi sono aumentati rispetto al periodo precedente. Sarà il surriscaldamento dei binari, saranno altre ragioni più o meno nobili, ma questo è il fatto. Certo, se poi pensiamo che anche il freddo provoca ritardi, viene il dubbio che stiamo semplicemente viaggiando su treni ed infrastrutture dell'Ottocento, gestite in maniera inadeguata se non incapace, ma questa è una parentesi.
Veniamo ai numeri: nel trimestre in esame (prima figura) si conferma come il 2608 delle 8:02 sia ormai a regime (curva blu vs. curva azzurra): nessun miglioramento sostanziale rispetto allo stesso periodo del 2016, nonostante vi sia una piccola riduzione della "coda" di ritardi, da verificare. E sì che non si parla di prestazioni entusiasmanti: solo il 13% dei treni arriva in orario ed il 77% entro 5' di ritardo. Nei casi peggiori, poi, si raggiunge la mezz'ora di ricreazione ferroviaria.
Nel confronto anno-su-anno il 10809 conferma invece il suo miglioramento, anche se persistono i problemi legati ad eventi "rari", sulla coda destra della distribuzione, dove le cose non sembrano essere cambiate molto. Per amor di patria, ho "tagliato" il grafico del 2016 evitando di mostrare l'ultimo punto della curva rossa che ammonta a ben 68 minuti di ritardo (il 25/5/2016)!
L'andamento complessivo da inizio anno è indicato nella seconda figura: lieve miglioramento del 2608, molto più marcato nel 10809, che arriva puntuale il 52% delle volte. Su quest'ultimo treno, è interessante notare che le curve gialla e rossa sono praticamente uguali nella zona di ritardi intorno alla mezz'ora, ad indicare che lì non c'è stato alcun miglioramento: si tratta qui perlopiù di guasti, cancellazioni del treno, scioperi e altre amenità. La gestione dell'emergenza - o meglio, la non gestione - è immutata!
Gli andamenti mese per mese sono mostrati nelle due figure successive: dopo che nel bimestre precedente la situazione sembrava essere più o meno stabile, ecco che arrivano i ritardi meteorologici: guardate i "picchi" di ritardo del 2608 (curva verde): luglio, gennaio, giugno. Che faccia caldo, che faccia freddo, la situazione non cambia. Così per il 10809, che soffre particolarmente il caldo: il ritardo entro cui arriva il 90% dei treni risale a ben 26' a giugno, riportandosi sopra i 10' per tutto il trimestre. Viene il dubbio che il miglioramento rispetto al 2015 sia dovuto solamente alle temperature, che non hanno raggiunto i livelli dello scorso anno... ma questi dati ancora non li registro!

Adesso all'orizzonte, passata o quasi l'estate, si profila un'altra fregatura: la modifica dell'orario dei treni per l'introduzione dell'AV verso Brescia ed oltre. Sarebbe interessante capire dove vanno a finire i sussidi regionali per i trasporti...

giovedì 4 agosto 2016

Spigolo Maestro

Sul 1° tiro.
Luca sul 2° tiro.
Sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Tracciato della via.
Guglia del rifugio (Dirupi di Larsech) - Catinaccio
Spigolo S


Questo è l'anno del Catinaccio! Secondo weekend dolomitico, secondo weekend nel gruppo, secondo weekend con arrivo in zona dopo sveglia antelucana e non troppe ore per combinare qualcosa. Scegliamo quindi una via breve - forse un po' troppo - dietro il rif. Gardeccia, finendo presto davanti ad una Radler a fare grandi programmi per il giorno dopo... che finiranno come al solito!
Accesso: da Pera di Fassa (loc. Muncion) si parcheggia in corrispondenza della funivia e si prende la navetta per il rif. Gardeccia (10€ A/R). Dietro il rifugio si prende un sentiero a destra, si attraversa il greto del torrente e si prosegue. Poco dopo si sale a sinistra (bollo rosso) e si continua superando altri quattro tornanti, fino ad un evidente ometto che marca una traccia che si diparte sulla destra. La si segue risalendo il bordo sinistro di un canale che si attraversa in alto per proseguire in piano verso destra. Dopo una fascia rocciosa, si supera un primo canalino e si giunge ad un secondo evidente canale; la guglia è davanti a voi sulla sinistra e l'attacco è nel secondo diedro da sinistra (il primo ha erba alla base). Chiodo rosso visibile.
Relazione: via interessante su roccia tutto sommato buona, con il solo neo di essere troppo corta. La chiodatura è buona, ma con un buon V+ obbligato nel 4° tiro. Contare due ore e mezza circa.
1° tiro: salire la paretina fessurata a destra del diedro, uscire su un terrazzo a destra e proseguire per un vago diedro fino ad un terrazzo con roccia giallastra. 30m, V, IV+, IV; cinque chiodi. Sosta su due chiodi e cordone.
2° tiro: salire il muretto giallo e proseguire lungo lo spigolo per prendere una rampa obliqua. 30m, V-, IV, IV-. Tre chiodi, un cordone su spuntone. Sosta su due clessidre con cordoni e maglia-rapida.
3° tiro: proseguire lungo la rampa obliqua fino ad un terrazzo, piegare a destra e salire la parete lavorata fino ad una selletta. 35m, III, IV; due cordoni in clessidra. Sosta su tre chiodi e cordone sotto la parete gialla.
4° tiro: salire la parete giallastra, traversare a sinistra e salire una fessura superando un breve muretto. Indi a destra sotto un piccolo tetto che si supera senza troppe difficoltà, giungendo in sosta. 30m, V, V+, VI- (un passo), V-. Nove chiodi, un cordone in clessidra. Sosta su quattro chiodi con cordone + moschettone di calata. Tiro-chiave ben continuo.
5° tiro: salire la placca sopra la sosta, portandosi sulla sinistra poco prima di giungere alla cengia sommitale. Da qui si traversa a sinistra fino ad una selletta oltre la quale c'è un terrazzo colla sosta. 35m, IV+, IV-, II; tre chiodi. Sosta su spit e maglia-rapida.
Discesa: non usare il maglia-rapida della sosta, ma sporgersi oltre la lama in direzione del rifugio Gardeccia, dove si vede una sosta di calata. Con una calata di circa 50m (o due calate da 20 e 30m) si giunge ad un canale, che si segue in discesa sino all'orlo di un salto. Sulla sinistra altra sosta e altra calata di circa 50m che porta dietro lo spigolo della guglia.

martedì 2 agosto 2016

Osteria del Crotto

via Pedemontana 22
Morbegno (SO)


Come dice il proverbio, non tutti i mali vengono per nuocere! Partiti alla volta del lecchese per arrampicare, veniamo sorpresi dal maltempo prima ancora di uscire dall'auto e ci imbarchiamo così in direzione nord colla speranza di sfuggirgli. Giunti a Sondrio senza troppi risultati, la meta diventa una nota libreria della città, dove la passione per l'alpinismo si trasferisce sulla carta e le vie si leggono invece di scalarle! Esco con la guida di Meteora sottobraccio e le velleità di scalare in soffitta. Ma in Valtellina c'è anche altro, per fortuna, e gli splendidi vigneti che contornano il versante retico della Statale 38 ce lo ricordano... e poiché nel frattempo è ora di pranzo, torniamo verso Morbegno, vicino ad un Santuario e alla strada che porta al passo di S. Marco, all'Osteria del Crotto.
Il nome mi ispira un po' di diffidenza, sa di trappola da turisti, e chi ci accoglie ci guarda un po' insospettita dall'abbigliamento che non è proprio quello del canonico pranzo domenicale. Ma non importa; siamo venuti per altro e ci guardiamo intorno: arredo sobrio, sedie non particolarmente comode. Menù non ampio, ma interessante, che propone piatti del territorio con qualche rivisitazione, basati su materie prime accuratamente scelte da fornitori minuziosamente elencati. Facendomi forte del fatto che la pioggia ha un po' abbassato le temperature e reso i piatti più abbordabili, salto gli antipasti ed inizio con delle tagliatelle di grano saraceno con speck ed erbe aromatiche, raccolte nei dintorni. Piatto molto buono e sapori che si mescolano perfettamente, che incanala il pranzo nel verso giusto. Anche gli gnocchetti con asparagi selvatici del mio sodale di gozzoviglie riscuotono meritata approvazione.
Il richiamo dei sapori di lago è forte, ma resto su un menù di terra anche per il secondo, scegliendo un agnello al forno con verdur(in)e, tutto cotto a puntino e che lascia solo il non infrequente rimpianto che le porzioni non siano più generose.
La carta dei vini ha un occhio particolare per la Valtellina, e non potrebbe essere altrimenti. La scelta cade alla fine su un Grumello Sassorosso di Pelizzatti: sapore floreale e vagamente speziato, bel tenore alcolico e persistenza. Un buon abbinamento per i nostri piatti. Un locale dove tornare assolutamente, magari in una stagione più consona.

lunedì 1 agosto 2016

Diedro Pederiva

Sul 1° tiro.
Teo sul 2° tiro.
All'imbocco del camino del 3° tiro.
Teo sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Sul traverso del 6° tiro.
Tracciato della via.
Quinta torre del Masarè - Catinaccio
Parete E


Sto seduto nel sole sulla terrazza del rif. Paolina a gustarmi una Kaiserschmarrn, in barba ai vaticini delle previsioni della mattina stessa (!) che minacciavano acqua a catinelle a partire da mezzogiorno, e penso che persino l'inaffidabilità totale delle previsioni ha i suoi lati positivi. Ci porta su una via breve e comoda, con facili accesso e discesa (per quanto essere sorpreso dalla pioggia sulla ferrata non sarebbe proprio piacevole...) e ci garantisce una sosta golosa prima del mesto rientro. Chi si accontenta...
Accesso: si parcheggia a Carezza presso la stazione di valle della seggiovia Paolina, a pochi km dal passo di Costalunga. Si raggiunge il rifugio Paolina con la seggiovia omonima (prezzo A/R = 13€, a cui togliete ben 1€ di sconto per soci CAI!!) o con il sentiero che parte a monte della stazione (risalire la strada fino al primo bivio, tenere la sinistra e camminare fino ad identificare il segnavia). Dalla stazione di monte si segue verso destra il segnavia 549 che mena al rifugio Roda di Vael (a cui si può giungere direttamente per sentiero 548 dal passo di Costalunga). Da qui si segue l'indicazione per la ferrata del Masarè, giungendo ad un bivio. Tenere ora la sinistra (l'indicazione ferrata manda a destra, da dove si scenderà) e, poco dopo, prendere una traccia sulla destra in leggera salita, che porta sotto la parete. L'attacco è facilmente individuabile, in cima ad un conoide alla destra di una grande grotta giallastra. Ometto alla base.
Relazione: via piacevole e divertente, su gradi non difficili, ma con poche protezioni in loco. Alcuni passaggi non banali la rendono interessante e meritevole di ripetizione. Più che "diedro" si dovrebbe in effetti chiamare "camino", visto che buona parte dei tiri si giocano all'interno dello stesso.
1° tiro: salire la facile rampa fino al terrazzo di sosta. 30m, III+, II. Sosta su tre chiodi con fettucce.
2° tiro: salire pochi metri sopra la sosta e spostarsi verso sinistra, su rocce un po' erbose, fino al diedro. Salirlo ed uscire a sinistra alla sosta. 20m, IV-, IV+ (passo), IV; due chiodi. Sosta su due chiodi e cordone.
3° tiro: salire dritti sopra la sosta per spostarsi poi verso destra seguendo una specie di rampa obliqua che conduce all'imbocco del camino. Si supera un primo tratto fino ad un ripiano e si supera una strozzatura con masso stando all'esterno. 30m, IV-, IV; due chiodi. Sosta su chiodo e clessidra con cordoni e maglia-rapida. C'è un chiodo anche sul fondo del ripiano, da cui si potrebbe salire alla sosta passando per un buco, ma l'umidità del camino sconsiglia questa soluzione.
4° tiro: due possibilità per i primi metri: o si sale la parete di sinistra fino al chiodo per poi portarsi sulla parete di destra del camino, oppure si sale direttamente il camino puntando al cordino per uscirne poi sulla destra. Si sale brevemente lungo la parete per rientrare poi nel camino e proseguire fino alla sosta. 25m, IV, IV+, IV-; un cordino in clessidra, un chiodo (se salite lungo il camino, altrimenti scambiate il cordino con un chiodo). Sosta su due chiodi sotto un masso incastrato.
5° tiro: salire a superare il masso per proseguire nel camino fino ad uscirne su un tratto un po' erboso che conduce alla sosta. 25m, IV; un chiodo, un cordone in clessidra. Sosta su un chiodo e una piccola clessidra alla sua sinistra.
6° tiro: traversare a sinistra su una cengia esposta e doppiare una specie di spigolino; poco dopo c'è un'ottima presa rovescia che consente di risalire facilmente il muretto per proseguire su facili rocce fino alla sosta su una larga cengia. 15m, III+, IV; un chiodo. Sosta su due chiodi. Possibile anche salire la placca poco a sinistra della sosta (o proseguire lungo il camino-fessura) e portarsi direttamente alla 7a sosta.
7° tiro: la scelta più logica sarebbe di uscire direttamente usando il diedro-canale che si vede sopra la sosta. Noi abbiamo invece seguito la cengia verso destra fino al diedro. 20m, I. Sosta su due chiodi.
8° tiro: salire due muretti - ben appigliato il primo, con un passo più impegnativo il secondo - e raggiungere la ferrata. 20m, IV-, IV+/V- (un passo), II; un chiodo, un cordone (usurato) in clessidra. Sosta sui cavi della via ferrata.
Discesa: seguire la ferrata verso destra (rispetto alla direzione di salita) fino a giungere al sentiero che riporta al rifugio Roda di Vael in un'oretta.

venerdì 22 luglio 2016

Dibona

Teo sul 5° tiro.
Sul 6° tiro.
Teo nel camino del 7° tiro.
Sull'8° tiro.
Teo sull'8° tiro.
All'imbocco del 10° tiro.
Tracciato della via.
Roda di Vael - Catinaccio
Parete O


Anche quest'anno, tardiva e ancora incerta, inizia la stagione dolomitica! Sveglia antelucana e su verso le vallate, ad assaporare il piacere di veder comparire le splendide cime che rifulgono sopra il fondovalle in ombra. Destinazione Catinaccio, dove mancavo dal lontano 2009 e dove giungiamo in tarda mattinata. La via prescelta per il battesimo 2016 ha più di un secolo e un grande apritore: Angelo Dibona. Salita di gran soddisfazione, con gran finale di giornata ad un agriturismo di Moena, dove ci godiamo la meritata ricompensa per la salita.
Accesso: si parcheggia a Carezza presso la stazione di valle della seggiovia Paolina, a pochi km dal passo di Costalunga. Si raggiunge il rifugio Paolina con la seggiovia omonima (prezzo A/R = 13€, a cui togliete ben 1€ di sconto per soci CAI!!) o con il sentiero che parte a monte della stazione (risalire la strada fino al primo bivio, tenere la sinistra e camminare fino ad identificare il segnavia). Dalla stazione di monte conviene seguire a sinistra il sentiero 552 e poi salire seguendo le indicazioni per il passo di Vaiolon (si raggiunge il 549, lo si segue brevemente verso destra e poi si sale ancora a sinistra). Prima del passo, quando il sentiero si avvicina alla parete, si prende una traccia sulla destra e si costeggia tutta la parete fino all'inizio del pilastro che occupa il suo lato destro. L'attacco è nel punto in cui il pilastro grigio si salda alla parete giallastra. Terrazzo con cordone in clessidra. Un'oretta o poco meno dal rif. Paolina.
Relazione: via molto bella che risale la parete sfruttandone i punti deboli con ottima intuizione; fa impressione pensare al buon Angelo che la salì nel 1908! La roccia è tutto sommato buona tranne che nei primi tiri, sullo zoccolo, dove non c'è un vero percorso obbligato ed è necessario prestare un po' d'attenzione. La difficoltà della via non è elevata, ma le protezioni sono veramente ridotte all'osso; portare friend fino al BD3 (o anche BD4 se non amate particolarmente i camini...). Cinque ore circa.
1° tiro: salire le facili rocce tenendosi in prossimità della parete. 50m, II, III. Sosta su due chiodi e cordone.
2° tiro: risalire un vago diedrino appena a destra della sosta fino al chiodo con anello, oltre il quale si esce a sinistra e si raggiunge la sosta. 20m, IV, III; un chiodo con anello. Sosta su due chiodi con cordone e maglia-rapida.
3° tiro: a sinistra della sosta a rimontare facili rocce fino alla base di una specie di canale alla cui destra si trova la sosta. 20m, III, III+. Sosta su cordone su spuntone con maglia-rapida.
4° tiro: salire il canale a sinistra della sosta, superare un risalto e raggiungere un ripiano dove si sosta sotto un diedro giallo. 60m, III, IV. Sosta su cordoni su spuntone. Prima dell'ultimo salto, sulla destra, c'è un chiodo su cui si può sostare se le corde fanno troppo attrito.
5° tiro: comincia il bello! Salire la fessura tra giallo e nero finché questa si biforca; spostarsi lievemente a destra e proseguire lungo la fessura di destra fino a giungere in cima al pilastrino. 45m, IV+, V-, IV+; un chiodo. Sostare su spuntone ignorando la sosta a chiodi più a sinistra.
6° tiro: salire la fessura giallastra sulla parete di sinistra, facendo attenzione ad una lama instabile presso il suo inizio. 20m, V-; due chiodi, un cordino in clessidra. Sosta su tre chiodi.
7° tiro: salire il camino finché questo non diviene diedro e la roccia un po' lichenosa. Lì uscire verso sinistra e raggiungere la sosta. 30m, V, due chiodi. Sosta su due chiodi con cordone.
8° tiro: salire brevemente il camino, uscendone a destra per proseguire in verticale sino a che è possibile traversare verso destra lungo una placca. Ci si sposta lungo un'esile cengia in bella esposizione, si supera uno spuntone con cordone e si sosta poco dopo alla base di un diedro. 30m, tre chiodi, un cordone su spuntone. Sosta da attrezzare su spuntone.
9° tiro: salire il diedro-canale e spostarsi a destra, con vista sui chiodi della variante Eisenstecken. Proseguire in obliquo fino ad un umido camino. 30m, III, IV. Sosta su due chiodi.
10° tiro: salire il camino che inizia con delle lame, portandosi poi nel fondo per riemergerne a superare un masso incastrato. Proseguire superando un secondo masso incastrato tenendosi sulla sinistra e continuare fino alla forcella. 45m, IV, IV+ (forse passo di V-), III. Sosta da attrezzare su spuntone.
11° tiro: uscire a sinistra sulla cresta. 15m, III+. Sosta da attrezzare su spuntone.
Discesa: proseguire in orizzontale fino ad incrociare il sentiero di salita alla Roda di Vael. Seguirlo verso destra (discesa), tenendo la sinistra (discesa) ad un bivio successivo, evitando così di prendere la via ferrata. Scesi lungo il canalone conviene prendere una traccia sulla destra, così da non scendere fino al sentiero sottostante per dover poi risalire un poco. Seguire la traccia fino al rif. Roda di Vael da cui si segue il segnavia 549 fino al rif. Paolina e da qui al punto di partenza.

venerdì 15 luglio 2016

Super barbiere

Sul 1° tiro.
Teo sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Teo sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Teo sul 6° tiro.
Terzo apostolo (Gruppo del Sengio Alto) - Piccole Dolomiti
Parete E


Quando tra gli apritori di questa via ho scorto il nome "G. Pieropan" ho pensato subito a Gianni Pieropan, noto storico di cui avevo letto il bel libro sulla Storia della Grande Guerra sul fronte italiano e autore della guida CAI-TCI delle Piccole Dolomiti, ma poi ho capito che qualcosa non andava: piuttosto complicato per lui, morto nel 2000, aprire una via nel 2003! Ma ormai la decisione era presa, la zona prometteva di risparmiarci anche stavolta l'incontro con l'acquazzone itinerante, e Diego ci aveva raccomandato la via. Non senza ragione, poiché vi sono dei tiri molto belli. Peccato solo che tra questi se ne annidino altri piuttosto terrosi o, nel nostro caso, fangosi, che hanno compromesso il piacere della salita. La via è comunque raccomandabile con condizioni asciutte... non ultimo per il piatto di gnocchi con la fioretta che ci siamo scofanati a Recoaro, prima di rientrare verso casa... ma questa è un'altra storia, da raccontare altrove!
Accesso: dal passo di Campogrosso si segue la strada del re superando il Baffelan e raggiungendo l'inizio del Sentiero Peruffo Bruno (indicazione), che si imbocca verso sinistra. Poco dopo, all'altezza di un ghiaione che scende dall'evidente parete, si abbandona il sentiero e si sale verso la parete stessa, portandosi sotto un pilastro sulla sinistra. Scritta poco leggibile alla base. Mezz'oretta o poco meno.
Relazione: via che alterna tiri molto belli con altri di ravanata pura su terra ed erba, da evitare con parete bagnata se non si vuole finire con le scarpette infangate. Protezioni ottime e percorso sempre ovvio. Contare tre ore circa.
1° tiro: salire la parete e spostarsi lievemente verso sinistra, per traversare verso destra e rimontare un breve saltino per proseguire fino alla sosta. 40m, 5c (un passo); nove fix, due chiodi. Sosta su due fix.
2° tiro: spostarsi a sinistra fino ad un terrazzo erboso e risalire la placca presso il suo bordo destro. Proseguire poi per facili rocce fino alla sosta sulla sinistra. 25m, 4a; cinque fix. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida. È anche possibile salire direttamente sopra la sosta e traversare poi a sinistra.
3° tiro: A destra della sosta a rimontare un muretto che porta ad un piccolo tetto. Si esce sulla destra con un passo delicato in placca e si prosegue sempre su placca fino alla sosta. 25m, 6a+ (un passo); dodici fix. Sosta su fix e golfaro. Tiro molto bello.
4° tiro: altro tiro un po' ravanoso. Si sale la paretina alla sinistra della sosta e ci si sposta verso destra su zolle friabili, per proseguire poi sino alla sosta. 25m, 4a; sette fix. Sosta su due fix.
5° tiro: salire lungo il canale fino a raggiungere il golfaro, uscendo su un ripiano. Qui tenere la destra, ravanando fino alla sosta. 50m, 3a; tre fix, un golfaro. Sosta su due fix con vecchio cordone.
6° tiro: dirigersi verso l'evidente camino a destra della sosta e risalirlo fino ad un ripiano dove si trova la sosta sulla destra. 30m, 4a, un cordone, due chiodi, un fix. Sosta su due fix + cordone.
7° tiro: spostarsi verso destra per una decina di metri, percorrendo la cengia fino alla sosta. 10m, 3a, un fix. Sosta su due fix.
8° tiro: salire sul filo dello spigolo con arrampicata esposta e divertente fino a litigare con i mughi sommitali che circondano la cima. 40m, 4c, sette fix + una sosta intermedia. Sosta su un grosso masso con fix, golfaro e cordone.
Discesa: si sale per pochi metri fino alla sommità e si scende dal lato opposto, seguendo una traccia che fa risalire poi a sinistra verso il sentiero di arroccamento, realizzato esattamente un secolo fa. Lo si segue verso sinistra fino al passo del Baffelan dove si scende (sinistra, indicazioni) fino a raggiungere il muro di contenimento che si supera grazie ai pioli e alle catene presenti sul suo lato destro. Indi verso destra fino a ricongiungersi col percorso di andata (un'ora circa).

mercoledì 6 luglio 2016

Qualità, convenienza e cortesia + zio Tibia + Spigolo della cascata

Teo sul primo tiro di Qualità, convenienza e cortesia.
Sul bellissimo 2° tiro.
Teo sul 2° tiro di Zio Tibia.
Anita sul 1° tiro dello Spigolo.
Fabrizio sul 2° tiro dello Spigolo.
Tracciato dello Spigolo della cascata. Grazie a
Fabrizio per la fotografia della parete.
Monte Turgion - Lagorai e Cima d'Asta
Parete O


Venire fino in Trentino per salire su granito avendolo quasi alle porte di casa può sembrare un po' strano, ma questo posto è decisamente interessante. Alla nostra prima visita, marcati strettamente dal maltempo, ci indirizziamo sulle vie più facili, dalla ritirata sicura e veloce in caso di diluvio, diluvio che arriverà a piena potenza quando noi saremo incolumi a sorseggiare una radler insieme a Fabrizio, infaticabile apritore di molte vie su questa parete. Le altre vie, quelle più impegnative, dovranno aspettare un tempo migliore!
Accesso (Qualità, convenienza e cortesia): dalla Valsugana o dalla Val Brenta si prende la valle di Primiero per svoltare in Val dei Vanoi, seguendo le indicazioni per Caoria. Subito dopo Canal San Bovo si tiene la destra ad un bivio (sempre indic. per Caoria) e da qui si continua per circa un km e mezzo, fino ad un piccolo spazio per parcheggiare sulla destra in corrispondenza dell'inizio di una struttura di protezione massi. Dal parcheggio si sale lungo il sentiero tenendo a destra al primo bivio (indicazione Salina) e a sinistra al successivo. Si superano gli spit di due vie e un piccolo cartello indicatore in legno e, poco dopo, si vede sulla destra la scritta con il nome ed un bollo rosso.
Relazione: via tranquilla e piacevole, con un secondo tiro molto bello. Chiodatura da falesia; portare solo rinvii. La roccia è un po' muschiosa sul primo tiro, poi si pulisce appena si sale sopra il livello degli alberi. Tutte le soste sono su due fix con anelli. Qualche cordone in corrispondenza di alcuni fix aiuta lo scorrimento della corda.
1° tiro: salire il diedrino e la placchetta fino ad arrivare ad una (possibile) sosta; proseguire verso destra per gradoni fino alla sosta. 45m, 5a, dodici fix + una sosta intermedia.
2° tiro: a destra della sosta a risalire la parete lavorata, riportandosi poi verso la sosta a sinistra. 25m, 5b, dieci fix. Tiro molto bello.
3° tiro: salire dritti puntando ad un diedrino che si risale fino alla sosta (ignorare un fix in alto sulla destra che rappresenta probabilmente una vecchia uscita). 15m, 4c, cinque fix.
Discesa: con due calate in corda doppia.
Accesso (zio Tibia): come il precedente. Giunti all'attacco di Qualità, convenienza e cortesia, si continua brevemente lungo il sentiero fino all'evidente scritta con nome.
Relazione: via di carattere simile alla precedente, ma che si svolge su placche.
1° tiro: salire la placca fino alla sosta. 20m, 5b, dieci fix.
2° tiro: ancora dritti lungo la placca. 20m, 5b, sette fix.
3° tiro: a destra della sosta a risalire la placca spostandosi verso sinistra, poi ancora a destra ad una cengia che si percorre verso sinistra per proseguire lungo la placca. 20m, passo iniziale di 6a, dodici fix. Tiro tortuoso; allungare i rinvii e/o saltarne eventualmente qualcuno, sfalsare le corde.
Discesa: con due calate in corda doppia.
Accesso (Spigolo della cascata): come per la prima via fino al secondo bivio, dove si prosegue verso destra, si supera la falesia e si prosegue fino ad un albero con un segno rosso (ignorare la traccia con indicazione per la via panoramica). Lì si sale verso sinistra fino ad un pilastro (scritta pilastro bizeta), si continua verso sinistra fino alla parete e si segue un'esile cengia per qualche metro fino ad una pianta con cordone. Scritta alla base.
Relazione: via divertente e assai tranquilla che risale lo spigolo. Chiodatura e caratteristiche simili alle altre.
1° tiro: salire il canale erboso sulla destra ed uscirne per lo spigolino sul lato destro, proseguendo fino alla sosta posta poco dopo. 20m, 3c, otto fix.
2° tiro: spostarsi a destra della sosta per risalire lo spigolo fino ad un terrazzo. 20m, passo di 5a, sette fix.
3° tiro: risalire un muretto alla sinistra della sosta. 15m, 4c, sette fix.
4° tiro: salire a destra a prendere una lama che si segue verso sinistra per salire fino alla sosta. 25m, 4c, sette fix.
5° tiro: per facili rocce fino alla fine della via. 25m, 4a, Cinque fix.
Discesa: in corda doppia lungo la via. Raggiunta la terza sosta (con una o due calate) ci si cala direttamente nel canalone e si raggiunge la base della via (sosta intermedia se si vuole spezzare la calata).

lunedì 4 luglio 2016

The sense of style

di Steven Pinker
Viking Penguin, New York, 2014

Style, not least, adds beauty to the world. To a literate reader, a crisp sentence, an arresting metaphor, a witty aside, an elegant turn of phrase are among life's greatest pleasures. And as we shall see [...], this thoroughly impractical virtue of good writing is where the practical effort of mastering good writing must begin.
Tra i tanti podcast della BBC che ormai ascolto regolarmente ce n'è uno a cui sono parecchio affezionato e che tratta del linguaggio e delle sue sfumature. Lì sentii citare questo libro di Pinker, in una puntata sull'eterna disputa tra prescrittivisti e descrittivisti, e mi sono affrettato ad acquistarlo. Ambizioso scopo dell'autore, come spiegato nella bella introduzione, è di presentare un manuale di stile di scrittura "aggiornato" e basato su motivazioni razionali, piuttosto che su regole ferree da osservare sempre e comunque, un manuale "designed for people who know how to write and want to write better" e anche per "readers who seek no help in writing but are interested in letters and literature and curious about the ways in which the sciences of mind can illuminate how language works at its best". Pinker si focalizza sulla saggistica, e considerato che da anni scrivo articoli scientifici in inglese e che ora mi tocca declamare le lezioni in lingua d'Albione, il libro casca, come si suol dire, a fagiolo.
I primi capitoli non si fanno particolarmente notare e sono dedicati all'analisi delle caratteristiche che rendono uno scritto particolarmente riuscito o il suo opposto. Perché scrivere saggistica con queste caratteristiche è così difficile? Pinker ne identifica la causa nella difficoltà che sperimenta chi conosce qualcosa quando deve mettersi nei panni di chi tale conoscenza non ha. Lui la chiama "the curse of knowledge", la maledizione della conoscenza, e non ha tutti i torti: vi è mai capitato (prima che tutti girassimo con i cellulari) di chiedere informazioni su una direzione e di sentirvi dare indicazioni incomprensibili, che pure erano ovvie per chi vi rispondeva? Numerosi esempi (non tutti riuscitissimi) aiutano a dipanare la matassa.
Siamo così giunti al Cap. 4, e qui le cose iniziano a farsi interessanti. Con l'aiuto di diagrammi sintattici, Pinker analizza la struttura della frase, che decompone dal punto di vista logico, evidenziando i casi di ambiguità semantica e lessicale (come gli spassosissimi annunci This week's youth discussion will be on teen suicide in the church basement o I enthusiastically recommend this candidate with no qualifications whatsoever) fino ai più complicati e famosi "garden path" come Fat peole eat accumulates, The prime number few o, per restare in tema, Have the students who failed the exam take the supplementary. Dalla frase al discorso il passo è breve, ma il problema della coerenza permane, e anche qui spuntano degli esempi reali che mi hanno fatto rotolare dalle risate, come: The sermon this morning: "Jesus walks on the water". The sermon tonight will be: "Searching for Jesus". Il libro procede però seriamente, estendendo la struttura ad albero ed analizzando i vari approcci alla costruzione del discorso. Anche qui, parecchi esempi e controesempi illustrano chiaramente come persino noti scrittori possano cadere nelle trappole dell'ambiguità.
Siamo così alla parte finale, quella più gustosa, che riguarda le regole grammaticali controverse. La questione è spinosa, è Pinker lo sa bene: come si concilia la convinzione che alcuni usi della lingua siano (o ci appaiano) sbagliati con l'assenza di ogni autorità al riguardo o, se vogliamo, col fatto che la lingua alla fin fine è quella parlata dalla gente e non quella scritta nei manuali? La risposta di Pinker è (semplifico molto) che le regole sono convenzioni che la comunità riconosce e che possono mutare, e che ci sono diverse regole in relazione alle diverse comunità (giornalistiche, letterarie, accademiche,...). Alcune regole, quindi, possono essere più o meno tranquillamente ignorate, tra le quali ci si può divertire con split infinitives, dangling modifiers, possessive antecedents e fused participles. Ora, io sono l'ultimo che può intervenire su queste faccende, e tutto sommato l'argomentazione di Pinker ha una sua logica, ma se faccio un paragone con la lingua italiana non posso fare a meno di provare un po' di disagio. Prendiamo il congiuntivo e la sua più o meno prossima sparizione: ce ne dobbiamo preoccupare? Una risposta che mi dice che detto congiuntivo si deve usare nei registri formali e si può ignorare in quelli più comuni non mi soddisfa troppo (anche se ne colgo la logica)! Altre argomentazioni di Pinker sono basate sulla logica, ma qua e là fanno capolino criteri estetici, di eleganza, a volte basati sul parere di usage panels, a volte in contrasto... ma non importa. Dal mio punto di vista, il pregio maggiore del libro – che è scritto in ottimo inglese e si legge con vero piacere – non è tanto nella maggiore o minore coerenza interna o adesione alla filosofia dell'autore, quanto nella possibilità che fornisce di riflettere sull'organizzazione della struttura di un discorso e di ripassare o imparare ex novo alcune regole della lingua inglese... forse non proprio lo scopo che l'autore si prefigge, ma non del tutto da trascurare, direi. Infine, si possono trovare ottime scuse quando si commettono più o meno numerose sviste!