sabato 8 aprile 2017

Il sole di David e Michelangelo

Luca sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Luca sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Luca sul 6° tiro.
Sul 7° tiro.
Piccolo Dain (parete del Limarò) - Valle del Sarca
Parete S

È la stagione della Valle del Sarca; anzi, sta già finendo, viste le temperature. E per gustare appieno un'arrampicata dal sapore quasi estivo, lasciamo i Colodri dell'ultima visita e ci portiamo più a nord, nella parte della parete del Limarò sopra la Centrale. Qui corrono alcune vie sportive con chiodatura ottima e frequentazione elevatissima, decisamente da sconsigliare nel fine-settimana. In alternativa, se non temete la chiodatura un poco più distanziata (ma sempre buona nei tratti più impegnativi), potete dare un'occhiata a tre itinerari aperti dal gruppo dell'instancabile Heinz Grill, riconoscibili per il richiamo aulico dei nomi. E vista la giornata di caldo e sole, non possiamo resistere al richiamo fiorentino di una delle vie in questione, venendo ampiamente ripagati da un'arrampicata sempre gradevole e mai estrema.
Accesso: da Arco risalire la valle del Sarca fino al paese di Sarche e prendere a sinistra al bivio, seguendo le indicazioni per Tione e Madonna di Campiglio (SS 237). Poche decine di metri dopo il bivio, in corrispondenza di un distributore di benzina, si sale per una stradina a destra (indicazione di parcheggio) e si lascia l'auto in corrispondenza del bocciodromo. Si torna sulla Statale e la si segue e, poco prima del ponte sul Caffaro, si tiene la destra per una sterrata che porta ad una diga, dove troverete probabilmente una lunga coda di cordate che attendono il loro turno per salire le vie sportive. Poco prima, sulla destra, vi è l'attacco della via (scritta), molto probabilmente senza code.
Relazione: via assai piacevole che sale la parete S del Limarò con arrampicata su muretti verticali, non senza farsi mancare brevi passaggi in lieve strapiombo o fessura. Il percorso è sempre ovvio; la chiodatura buona a spit artigianali, chiodi e cordoni, sicura nei tratti impegnativi e più distanziata in quelli facili: utili friend medi per integrare i tratti in fessura. Passi di VI obbligato. Tutte le soste sono su uno spit e un fix tranne la quarta, su un chiodo e uno spit. La roccia è ottima, non ancora unta dalle ripetizioni. Una via da consigliare.
1° tiro: salire il muretto sopra la scritta e piegare a sinistra, tra cenge e tratti in traverso, fino alla sosta. 30m, IV+, V-; tre chiodi (due con cordino), un cordone su pianta, un cordone in clessidra.
2° tiro: a sinistra della sosta a raggiungere un pulpitino che si risale, per proseguire poi su una bella placca lavorata. 40m, V-, V, VI-; tre spit, due cordoni in clessidra.
3° tiro: superare un breve saltino e proseguire lungo la bella placca, uscendo lievemente a sinistra. 35m, VI-, VI, V; due spit, un chiodo, tre cordoni in clessidra.
4° tiro: a destra della sosta a superare un muretto per proseguire poi su placca più facile fino alla sosta. 20m, 5c (passo), V+, V; uno spit, un chiodo, un cordone in clessidra.
5° tiro: salire lungo la fessura verso sinistra e attraversare a destra in lieve strapiombo. Salire brevemente a traversare ancora a destra giungendo in sosta con passo delicato; 15m, 6a, V+; tre chiodi (due con cordino), uno spit, un cordino in clessidra. Tiro breve, ma molto bello.
6° tiro: salire la bella placca di movimento sopra la sosta. 30m, VI-, 6a/6a+ (un passo), V+; quattro spit, quattro cordini in clessidra.
7° tiro: in obliquo verso sinistra a puntare ad un una spaccatura in un muretto verticale, che si risale facilmente. Ci si sposta a sinistra e si rimonta un pilastrino fino alla sosta. 30m, V, V+; tre spit, tre cordoni in clessidra, un cordone su pianta.
8° tiro: salire verso sinistra e traversare a destra su muretto leggermente aggettante. Salire la paretina finale e raggiungere la sosta. 35m, V+, 5c, V; un chiodo, tre spit.
Discesa: salire a sinistra seguendo una traccia che incontra il sentiero di discesa del Dain, che si segue verso destra fino al parcheggio.

mercoledì 29 marzo 2017

Katia Monte

Teo sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Sul 7° tiro.
Sul 9° tiro.
Sul 10° tiro.
Teo alla partenza dell'11° tiro.
Sul 12° tiro.
Teo sul 13° tiro.
Tracciato della via.
Monte Colodri - Valle del Sarca
Parete E


L'attesa notizia finalmente arriva: "Il fine-settimana siamo ad Arco; Diego ci aspetta a dormire da lui!" Prima di trascorrere l'etilico sabato sera con l'appartamento in questione trasformato in un improbabile dance club e di consumare la domenica non in parete, bensì in una sauna tra un Aufguss e l'altro, c'è tempo per decidere il programma della giornata. Inizia così il mio battesimo ai Colodri, da me sempre evitati per via dell'unto proverbiale che ne ricopre le prese.
Accesso: si raggiunge il paese di Arco e si segue la strada che costeggia i Colodri, parcheggiando in corrispondenza del campeggio. Prendere la stradina di fronte e raggiungere un masso inclinato attrezzato a spit. Qui deviare a destra per una traccia, superare la zona dei massi e portarsi sotto la parete. Seguirla brevemente verso destra fino ad una rampa. Scritta sbiadita alla base.
Relazione: via molto bella, che supera la parete est dei Colodri individuando una linea mai eccessivamente difficile, risultante dalla connessione di diedri e fessure con tratti in traverso. Arrampicata abbastanza atletica e con i tiri-chiave nelle ultime lunghezze, quasi interamente da proteggere: portare friend fino al 3BD, magari raddoppiando #1 e #2. Noi avevamo pure un 4BD che abbiamo usato in un paio di occasioni, ma direi che non è necessario. La roccia è ottima, ma unta sui passi più duri (che però sono protetti a spit ed indicati dai gradi francesi).
1° tiro: salire la rampa-diedro fino ad un ripiano alberato oltre il quale si trova la sosta. 55-60m (legatevi prima di iniziare il tiro); III, IV, II; due spit, una sosta intermedia (due chiodi, uno spit). Sosta su un fittone.
2° tiro: spostarsi verso destra e salire in obliquo fino alla base di un breve diedro che porta sul pulpito di sosta. 20m, V; due chiodi, un friend incastrato, un cordino su sasso incastrato, una sosta intermedia (due spit con cordoni ed anello di calata). Sosta su anello cementato.
3° tiro: in discesa fino al terrazzo di sosta. 15m, IV; un chiodo. Sosta su due spit.
4° tiro: inizia il divertimento. A destra della sosta a salire e traversare a destra per una bella lama. Indi breve muretto verticale e traverso a destra alla sosta. 25m, V, 6b; due chiodi, quattro spit (uno con lungo cordone), un nut incastrato (che potrebbe sparire a breve), una sosta intermedia (due spit e cordone). Sosta su due spit e cordino.
5° tiro: placca delicata a destra a doppiare uno spigolo. Salire il diedro e spostarsi a destra su cengia fino ad un terrazzo con alberi. 25m, 6b, V+ (passo), III; tre spit, un chiodo. Sosta da attrezzare su pianta.
6° tiro: salire il diedro sopra la sosta (inutile freccia bianca) e seguire la facile cengia a destra. Traversare il muro giallastro e raggiungere la cengia. 45m, IV, I, V+. Sosta su due chiodi.
7° tiro: salire il diedro e traversare su cengia terrosa fino a fermarsi in corrispondenza di una pianta, una decina di metri circa prima dell'evidente diedro ove è la sosta de l'Incompiuta. Sopra la sosta parte una specie di rampa con fessura obliqua verso sinistra. 25m, V+, I; un cordino su sasso incastrato.
8° tiro: salire le rocce lavorate verso sinistra e proseguire in verticale sino ad un terrazzino con pianta. 40m, IV+, V; uno spit, un cordone in clessidra. Sosta da attrezzare su pianta.
9° tiro: spostarsi a destra fino ad uno strapiombino con buone prese. Superarlo e proseguire lungo il bel diedro dove sale l'Incompiuta, uscendo poi a destra a raggiungere la sosta. Attenzione a non salire troppo nel diedro o vi toccherà scendere brevemente verso destra per una cengia obliqua facile, ma cosparsa di macigni mobili. 15m, V+; un chiodo, uno spit, un anello cementato. Sosta su uno spit e un chiodo (un secondo chiodo è poco lontano, se volete...).
10° tiro: salire dritti fino ad una pancia con fessura unta che porta ad un terrazzo da cui si prosegue per un diedro obliquo verso destra. Una cengia erbosa mena ad una pianta dove si sosta. 40m, 6a, VI; quattro spit (uno con cordino), un anello cementato. Sosta da attrezzare su pianta.
11° tiro: a destra fino ad incontrare una fessura obliqua che si risale verso sinistra fino alla sosta. 25m, III, IV. Sosta su anello cementato.
12° tiro: salire la fessura obliqua, con un tratto centrale più impegnativo, fino alla sosta. 25m, V+, VI, V+; un chiodo, uno spit. Sosta su anello cementato.
13° tiro: salire la larga fessura obliqua. Un breve camino porta alla sommità. 35m, V+, IV; due spit, un cordino in clessidra.
Discesa: proseguire verso sinistra e in breve salita, a portarsi sulla vetta del monte Colodri. Da qui si continua verso S per il sentiero che porta alla ferrata dei Colodri che, percorsa in discesa, riporta nei pressi del punto di attacco.

mercoledì 8 marzo 2017

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi gennaio-febbraio 2017 (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 delle 8:02
(gennaio-febbraio 2015, 2016 e 2017).
Come sopra, ma per il 10809 delle 17:43.
Andamento mensile dei ritardi per il treno 2608.
Come sopra, ma per il 10809.
Passati i primi due mesi col nuovo orario, possiamo dire che le cose potevano andare peggio (ma possono ancora peggiorare)!
Iniziamo dalle buone notizie: il 2608 migliora ancora rispetto agli analoghi periodi degli scorsi due anni. Puntualità ora salita al 32% (voi direte che non è molto... e avete ragione!), ritardo entro 5' raggiunto dal 78% dei treni, massimo ritardo uguale a 10'. Non lamentiamoci, le cose potrebbero andare peggio; speriamo si continui così.

Le buone notizie sono finite. Il 10809 non si comporta altrettanto bene ed arretra rispetto all'anno scorso. Puntualità al 38% (era al 47%), ritardo entro 5' sceso lievemente dall'87% all'84%. Ma la cosa più fastidiosa ed insopportabile è la ricomparsa dell'odiata "coda" dei treni che subiscono un ritardo assolutamente inaccettabile (la curva rossa che piega verso destra intorno al 90%). Non solo detta coda (limitata a circa un quarto d'ora l'anno scorso; curva verde) cresce, ma riesce addirittura a superare il pessimo 2015 nei casi peggiori, arrivando fino a 45' di ritardo per uno dei soliti guasti al treno. Semplicemente ridicolo.

Se andiamo a vedere il dettaglio mensile e siamo ottimisti di natura, possiamo trovare qualche flebile motivo di speranza: entrambi i treni migliorano (non potevano fare altrimenti) rispetto allo scandaloso dicembre 2016. Inoltre, i dati di febbraio sono (quasi tutti) migliori di quelli di gennaio, a far sperare che il nuovo orario sia entrato "a regime". Incrociamo le dota e aspettiamo...

mercoledì 22 febbraio 2017

La scarpa igienica + Quo vadis? Ubi me paret

Daniela sul 2° tiro.
Sempre lei sul 3° tiro...
...sul 5°...
... e impegnata sulla fessura del 6° tiro.
Antimedale
parete SE


La recente richiodatura di ben due vie "storiche" in Antimedale è certamente un'ottima notizia, che allarga il ventaglio di possibilità di questa frequentatissima parete. Noi, un po' egoisticamente, ci diciamo che questo attirerà l'attenzione di numerosi arrampicatori, e presagiamo di trovarne una nutrita schiera all'attacco (anche perché il nostro orario di arrivo è abbastanza comodo): saremo invece soli per tutto il percorso, guardati con diffidenza dalle numerose cordate sugli Istruttori, a cui ogni tanto invidieremo i facili fittoni. Ma la nostra soddisfazione non ha paragoni!
Accesso: da Lecco si segue la vecchia strada per Ballabio e la Valsassina (SP62) per prendere a sinistra via Quarto all'altezza di un tornante verso destra. Al successivo slargo si sale per una ripida strada fino ad un tornante verso sinistra dove si parcheggia (sempre che si trovi posto; poco più avanti la strada è sbarrata). Si prosegue a piedi e, al successivo tornante, si prende il sentiero sulla sinistra, seguendo le indicazioni Antimedale e Ferrata Medale. Il sentiero sale ad aggirare due reti paramassi ed esce dal bosco in corrispondenza del canale di sfasciumi dell'Antimedale. Qui si lascia il sentiero (che conduce alla ferrata del Medale) e si segue la traccia in salita a sinistra che conduce alla parete, all'attacco della via Istruttori (scritta e ressa di cordate).
Relazione: due vie decisamente interessanti che incrociano la frequentatissima via degli istruttori poco dopo la sua quarta sosta, salendo prima a sinistra e poi a destra di essa. Arrampicata sostenuta nei due tiri finali di Quo Vadis, sebbene anche l'ultimo tiro della Scarpa non sia da sottovalutare. Chiodatura nel complesso buona, mista a fix e chiodi, ma con un passo in placca obbligato o quasi e non proteggibile: secondo me uno/due fix in più in tutta la via non ci stavano malissimo. Utile qualche friend qua e là; 6a obbligato. Circa cinque ore in totale. Attenzione a qualche sasso presente sulle cenge: sotto ci sono numerose cordate!
Nota: con criterio arbitrario e personale, come già fatto altrove, uso i gradi francesi per i tratti protetti a fix e quelli UIAA per quelli più tradizionali.
1° tiro (via degli istruttori): si risalgono i facili gradoni raggiungendo una prima sosta e si continua fino alla sosta poco sopra. 45m, III+; due fittoni, una sosta intermedia. Sosta su due fittoni con catena.
2° tiro (Scarpa igienica): salire appena a sinistra della sosta e spostarsi verso destra. Proseguire dritti fino alla freccia con scritta "scarpa igien" dove si sale in obliquo verso sinistra. 30m, 4a, IV+; tre fittoni, un cordino in clessidra. Sosta su fix e cordino in clessidra.
3° tiro: salire la placca e aggirare una zona con rovi alla sua sinistra giungendo in sosta. 30m, 5c; quattro fix, due cordini in clessidra. Sosta su fix e cordino in clessidra.
4° tiro: fessura obliqua verso sinistra, poi muretto non banale ma ben protetto e placca con fix finale un po' lunghetto (aggirabile a sinistra). 25m, 6a+; cinque fix. Sosta su un fix, un fittone e un cordino. A destra c'è la sosta degli Istruttori e a sinistra il diedro del suo quinto tiro.
5° tiro (Quo vadis): a destra della sosta a risalire un pilastrino fino ad un breve diedro che si sale sul suo lato destro, giungendo in sosta. 25m, 5c; quattro fix, un chiodo. Sosta su un fix, un chiodo e un cordino con moschettone un po' usurato (di ritirata?).
6° tiro: a destra della sosta a rimontare un pilastrino dall'aspetto un po' preoccupante, ma solido (evitate di andare troppo a destra sulla placca sporca). Superare il breve tetto per una spaccatura e proseguire per una bellissima fessura obliqua fino ad un terrazzo erboso. Da qui per placche gradinate alla sosta sulla destra. 30m, 6a, VII+, III+; tre fix, sette chiodi (due con cordini). Sosta su un fix e un chiodo con cordino. Altro chiodo subito sopra. Il più bel tiro della via!
7° tiro (var. Marcella e Gianni): a destra c'è l'uscita originale (VI- secondo la guida CAI). Noi seguiamo invece gli invitanti fix della variante di sinistra, per placca con lame rovesce. Si esce poi sulla destra giungendo ad una fessura orizzontale. Segue un passo delicato e non proteggibile a raggiungere un fix (io mi sono spostato un po' a destra dove la roccia è un poco più lavorata, ma non pensate a cosa succede se scivolate...) e un altro passo duro ma protetto che adduce al diedro finale di stelle cadenti con gli annessi fittoni, da cui si esce in sosta. 25m, 6a, 6b+ (un passo), 6a. Tre fittoni, un chiodo con cordino, quattro fix. Sosta su due fix con catena e anello di calata.
Discesa: a sinistra (faccia a monte) per rocce rotte fino a congiungersi col sentiero di uscita degli Istruttori e delle vie adiacenti. Si prosegue lungo il sentiero, ora evidente, e in discesa seguendo le corde fisse fino ad un sentiero che, in discesa, riporta in breve al punto di attacco.

domenica 22 gennaio 2017

Me te spleucco

Fabio sul 2° tiro.
Sempre lui sul 7° tiro.
Tracciato della via (arancio). Le altre vie sono: Bega
(azzurro), Nulla al caso (rosso) e Patata bollente (verde).
Corma di Machaby
Parete S

Ritorno alla Corma dopo circa un anno e mezzo, sempre felice di accarezzarne la roccia e di bilanciarmi sulle belle placche che la rivestono... e poi ormai scalo quasi solo su calcare e ogni deviazione dalla norma è benvenuta. Scartate le vie già percorse e notando una certa ritrosia quando ne menziono un paio che mi piacerebbe andare a guardare da vicino, scegliamo qualcosa di non troppo impegnativo. Vista la chiodatura ottima, saliamo la via con una corda intera, in stile-falesia. Soluzione consigliabile, che semplifica la salita e che ripeterò in futuro.
Accesso: uscita Pont-San Martin dell'autostrada TO-AO, poi a sinistra verso il forte di Bard, superato il quale appare la Corma di Machaby. Parcheggiare nell'apposito spazio al cospetto della Corma in corrispondenza di una lieve curva a sinistra della strada. Salire il bel sentiero, attrezzato con corde fisse in alcuni tratti (meno che nell'unico punto dove sarebbero veramente utili, una placchetta spesso bagnata), fino alla parete in corrispondenza della targhetta della via Bucce d'arancia. Seguire brevemente la parete verso sinistra fino alla targhetta di attacco del Canale banano, di cui si deve percorrere il primo tiro.
Relazione: classica via del Paretone, oggettivamente poco diversa da tante altre sue vicine e senza caratteristiche particolari, con i primi tiri molto belli (e più impegnativi), mentre le difficoltà calano pian piano mentre si sale. Chiodatura sempre ottima, ma con passi obbligati intorno al 6a. Percorso sempre ovvio indicato dai fix; portare solo rinvii. Tutte le soste sono su due fix con catena ad anello di calata.
1° tiro (del Canale banano): si sale il canale-diedro fino alla sosta. 40m, 4a; otto fix.
2° tiro: inizia la via vera e propria: si sale in placca fino ad una cengietta, ci si porta a sinistra e si attraversa verso destra con passo delicato per giungere alla sosta. 25m, 6a (ma valutare un paio di passi come 6a+ non è uno scandalo); dieci fix.
3° tiro: partenza delicata in placca, poi dritto ad uno strapiombo da cui si esce a destra per un bel diedro che sbuca sulla cengia; 30m, 6a; undici fix. Anche qui, un passo nella parte iniziale potrebbe essere "promosso" a 6a+.
4° tiro: a destra della sosta su tratto terroso per proseguire in verticale su roccia, superando un muretto che porta alla sosta. 30m, 5c; undici fix.
5° tiro: dritto, poi a sinistra in corrispondenza di un muretto, per superarlo e proseguire fino alla sosta. 30m, 5c; dieci fix.
6° tiro: continuare lungo la placca. 20m, 5b; undici fix.
7° tiro: ancora per placche e muretti. 25m, 5a; otto fix.
8° tiro: idem come sopra. 30m, 4b; nove fix.
9° tiro: lungo la placca fino alla fine; le difficoltà crollano nella parte alta, e noi abbiamo saltato la sosta facendo qualche passo in conserva. 70m circa, 4a; diciassette fix, una sosta intermedia.
Discesa: evitare la calata in corda doppia e seguire il sentiero che piega a destra e porta verso il borgo di Machaby. Attraversare il borgo e tenere la destra fino ad andare a prendere un sentiero che si dirige verso destra in direzione della Corma. Qui scende un sentiero attrezzato che si ricongiunge a quello utilizzato nella salita. In alternativa si può seguire la strada del Santuario, più lunga ma più comoda.

mercoledì 11 gennaio 2017

Montepulciano d'Abruzzo DOC 2014 Masciarelli

Dopo averlo evocato in occasione di una sana bevuta del Riparosso, ecco qui il Montepulciano di Masciarelli nella sua versione "base", più classica. Ovviamente uve Montepulciano al 100%, con 20 mesi di affinamento in acciaio. Niente barrique, riservata ai vini di - cosiddetta - fascia alta della cantina, che io mi permetto candidamente di ignorare.
Questo vino , dal prezzo decisamente interessante, ci accoglie con il suo bel colore rubino chiaro, da cui nascono evidenti ed intensi aromi di frutti rossi, con qualche nota vegetale, a lasciar pregustare un vino a tutto tondo.
Il palato conferma le impressioni: tannini morbidi, alcool non aggressivo (13°, che ormai pare essere diventato un limite sotto il quale non scende più nessuno...), bassa acidità. Ancora frutti e note speziate, a sottolineare un vero vino del territorio (perdonate la locuzione ormai abusata) che si beve ora con estrema facilità e godibilità, ma che potrebbe avere interessanti potenzialità dopo un po' di invecchiamento. Ne riparleremo tra un po', quando aprirò le bottiglie messe a riposare... ammesso che sia ancora qui a sproloquiare!

martedì 3 gennaio 2017

Zuffa-Lenzi

Diego sul 1° tiro.
Diego sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Tracciato della via (azzurro). In rosso la via Cacciavillani,
in verde la Zuffa-Ruggiero
.
Pietra di Bismantova
Parete SO


Dopo il trittico di vie classiche della Pietra non può mancare la Zuffa-Lenzi alla parete SO, recentissimamente ripulita e riattrezzata a fix in ottica plaisir. Il tour delle vie classiche si chiuderà poi il giorno successivo con il diedro Nino Marchi, decisamente più faticoso.
Accesso: dal piazzale si sale al rifugio della Pietra e si segue il sentiero per la cima sin quando si questo fa una curva ad "S" ed incrocia un sentiero che proviene da destra (che si può pigliare direttamente dietro l'Eremo). Si segue quest'ultimo verso destra, salendo subito all'attacco dei tiri della falesia Gabri. Sulla sinistra si nota il diedro di partenza, appena prima del pilastro della Danza dei grandi rettili.
Relazione: via storica della Pietra rimasta in stato di pressoché totale abbandono per via della roccia non proprio affidabile e della chiodatura vetusta. Ripulita dai massi instabili e richiodata recentemente in ottica plaisir (col benestare di Giancarlo Zuffa), rischia di diventare una delle vie più frequentate di Bismantova per via del suo percorso assolutamente logico e dei gradi mai estremi. C'è ancora un po' di terra sugli appigli ed i gradi andranno verificati quando la roccia sarà del tutto pulita; ad ogni modo, la via è percorribile con gran soddisfazione. Itinerario sempre ovvio; portare solo rinvii. Tutte le soste meno l'ultima sono su due fix.
Attenzione: la via è stata ripulita di recente, ma non è da escludere che vi sia ancora qualche sasso mobile: fate molta attenzione perché sotto c'è un sentiero (ed una falesia, che però dovrebbe restare abbastanza protetta da un avancorpo). Se la ripetete, mandatemi una conferma o meno dei gradi; grazie.
1° tiro: salire la fessura in corrispondenza dell'alberello andando a seguire un sistema di lame alla sua sinistra fino ad un terrazzino. Ancora nel diedro per uscire sulla destra in placca e salire alla sosta. 30m, 5c; tredici fix. Se si attrezzasse la sosta per la calata, potrebbe diventare un interessante monotiro in più.
2° tiro: salire la placconata puntando all'alberello, proseguire e poi spostarsi a sinistra a prendere una bella fessura che si segue fino alla sosta. 40m, 6a (passi); dodici fix.
3° tiro: ancora per il diedro ad un alberello a superare un passo disturbato da un po' di terra, poi per rocce più facili fino alla sosta sotto un pilastro. Verificate le prese nel passo di uscita in sosta. 20m, 6a (un passo); sette fix.
4° tiro: salire la placca di destra e per rocce ed erba raggiungere la cima. 30m, 5a (passo iniziale); tre fix. Meglio evitare di utilizzare il pilastrone, che semplifica assai il tiro, è lì da una vita ed è più solido di quel che appare, ma insomma...
Discesa: verso sinistra al torrione Sirotti dove si scende tornando in breve al punto di partenza.

martedì 27 dicembre 2016

Mussini-Iotti + Diedro UISP + Zuffa-Ruggiero

Anita sul 1° tiro della Mussini-Iotti.
Sul 2° tiro della Mussini-Iotti.
Anita sul 1° tiro del diedro UISP.
Sul 2° tiro del diedro UISP.
Tracciato del diedro UISP al tramonto.
Anita sul 1° tiro della Zuffa-Ruggiero.
Sul 2° tiro della Zuffa-Ruggiero.
Anita sul 3° tiro.
Tracciato della Zuffa-Ruggiero (verde). In rosso la via
Cacciavillani, in azzurro la Zuffa-Lenzi.
Pietra di Bismantova
Pareti SE e SO


Che soddisfazione rivedere la Pietra dopo più di un annetto di assenza! E in occasione di questo ritorno mi sono ripromesso di scalare - finalmente! - alcune tra le "classiche" della parete, che ancora non avevo salito. Inseguendo il sole di dicembre, partiamo dalla parete SE per spostarci verso SO, tra vie non difficili e ottimamente chiodate. Una piacevole combinazione di vie molto belle e abbastanza omogenee come difficoltà, da raccomandare per una tranquilla cavalcata nella storia della Pietra.
Nota: gli accessi alle vie sono dati nel senso della combinazione da noi percorsa, quindi dall'alto in due casi su tre. Non è difficile figurarsi l'accesso dall'eremo.
Accesso (Mussini-Iotti): dal piazzale si sale verso l'Eremo, ora bloccato in seguito alla frana di febbraio 2015. Prima di giungervi si segue un sentiero sulla destra che contorna l'eremo e riporta davanti all'evidente settore Anfiteatro della Pietra. Portarsi sul lato di destra e salire per una traccia che porta ad un terrazzo vicino alla parete. Sul lato sinistro si vede una specie di diedro erboso: è l'attacco della Pincelli-Brianti, di cui si percorrono i primi due tiri fino alla via vera e propria.
Relazione (Mussini-Iotti): variante ai tiri finali della Pincelli-Brianti, molto bella e meritevole di una salita. Protezioni buone a fittoni, un po' distanziate nei tratti facili. Tutte le soste tranne l'ultima sono su due fittoni.
1° tiro (Pincelli-Brianti): salire il diedro erboso e proseguire in obliquo verso sinistra su roccia sporca di terra, ignorando una sosta dove parte Italia '90, fino a raggiungere una terrazza. 30m, 3c; quattro fittoni.
2° tiro (Pincelli-Brianti): salire lievemente a destra lungo il diedro per spostarsi su una placca che porta ad una sosta. Superare un'ultima placchetta e spostarsi a destra alla sosta. 25m, 4a; cinque fittoni, una sosta intermedia.
3° tiro (1° tiro Mussini-Iotti): spostarsi a destra abbassandosi lievemente, attraversare sotto un pilastrino e raggiungere un breve canale incassato che si risale fino alla sosta al cospetto di un albero. 25m, 3c; tre fittoni.
4° tiro: (2° tiro Mussini-Iotti): salire i primi metri della placca e spostarsi a sinistra entrando nel camino. Salirlo fin quando si chiude ed uscire alla sosta. Possibile anche uscire dal camino traversando a destra con passo delicato in placca per salire poi alla sosta. 30m, 5b/c (un passo) a seconda della soluzione finale; otto fittoni, due spit (uno sostituito da un fittone se uscite in placca), un chiodo sostanzialmente inutile.
5° tiro (3° tiro Mussini-Iotti): salire l'erboso canale fino alla sommità. 30m, 3c; quattro fittoni. Sosta su anello cementato.
Accesso (diedro UISP): dall'uscita della via si segue la traccia verso sinistra che conduce al torrione Sirotti e si scende seguendo il sentiero. Si supera un primo settore di falesia e si giunge poco dopo ad un secondo settore, alla cui destra si eleva l'evidente e bellissimo diedro che dà la direttiva della via. Attacco a sinistra di un avancorpo.
Relazione (diedro UISP): breve via molto bella, con due tiri entusiasmanti ed ottimamente chiodati; una delle più belle della Pietra. Portare solo rinvii.
1° tiro: salire le rocce a destra della lama giallastra e portarsi sotto la striscia giallastra, di rocce erose e solo un poco untine. Salire per ottime prese e portarsi verso sinistra fino ad una lama staccata. Superarla con un passo in Dulfer (o in alternativa usando il camino tra lama e parete) e proseguire per placca fino alla sosta. 40m, 6a; dieci fix.
2° tiro: dritti per il bellissimo diedro fino alla sommità. 35m, 6a; dieci fix, una fettuccia in clessidra.
Accesso (Zuffa-Ruggiero): dall'uscita del diedro si tiene la sinistra ripercorrendo il sentiero di discesa del torrione Sirotti fino a giungere sul sentiero principale, che si segue in discesa. Al primo bivio si tiene la sinistra, si superano gli attacchi della Zuffa-Lenzi e della Cacciavillani e si doppia un avancorpo (dove parte l'attacco originale, di difficoltà ben maggiori del resto della via e in massima parte salito come monotiro: Pugni di burro) giungendo sotto un diedro obliquo giallastro.
Relazione (Zuffa-Ruggiero): altra via classica della Pietra, riattrezzata in stile plaisir (portare solo rinvii) e abbastanza frequentata viste le difficoltà. Tutte le soste sono su anello cementato.
1° tiro: salire il diedro obliquo fino alla terrazza di sosta. 25m, 4a; cinque fix.
2° tiro: a sinistra della sosta a salire il bel camino, uscendo sulla cengia verso destra fino alla sosta. 35m, 4a, nove fix.
3° tiro: non andare a destra (variante The end, 6c+), ma in traverso a sinistra sulla placca, che si risale fino alla sosta. 25m, 5a; sei fix.
4° tiro: su per il bel diedro fessurato fino alla sosta. 20m, 5a; cinque fix.
5° tiro: l'uscita originale sarebbe per il camino di sinistra. È ormai costume uscire per il diedro alla sua destra. 30m, 4a; quattro fix.

domenica 25 dicembre 2016

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi novembre-dicembre 2016 e riassunto annuale (2608/10809)

Distr. cumulative dei ritardi per i treni 2608 e 10809
nel bimestre novembre-dicembre 2015 e 2016.
Distribuzione cumulativa dei ritardi annuali (2015 e 2016)
per il treno 2608, in scala normale.
Come sopra, ma per il treno 10809.
Ore di ritardo accumulate negli anni 2015 e 2016
sui treni 2608 e 10809.
Andamento mensile dei ritardi del treno 2608. Inutile commentare.
Come sopra, ma per il 10809.
Se nel bimestre precedente si avvertivano le prime avvisaglie che la situazione stesse peggiorando, questo finale di anno ce ne ha dato ampia conferma, come si vede dai ritardi dell'ultimo bimestre, perennemente più elevati rispetto all'analogo periodo del 2015 (prima figura). Per il 2608, i treni che limitano il ritardo a 5' scendono dal 78% ad un cialtronesco 56%, mentre per il 10809 si va da un quasi accettabile 86% al 74%. Questo treno, poi, riusciva ad arrivare puntuale (ritardo = 0) nel 60% dei casi, ora scesi al 21%.
Questi "invidiabili" risultati si riflettono sul dato annuale, indicato nelle due figure seguenti. Per meglio evidenziare i comportamenti anomali, uso una rappresentazione su "scala normale di probabilità", che non è una semplice scala lineare tra zero ed uno come nella prima figura, ma è opportunamente "distorta" (per gli adepti: è l'inverso di una error function; in questa scala, la distr. cumulativa di una densità di prob. Gaussiana -- o normale -- diventa una retta, con pendenza dettata dalla radice della varianza). Il bello di questa rappresentazione è che mostra bene gli andamenti anomali e le "code" della distribuzione, ovvero gli eventi a bassa probabilità, i casi di ritardo peggiore. Invero per il 2608 non c'è gran differenza tra i due anni: le curve sono sostanzialmente sovrapposte (curioso il lieve cambio di pendenza sopra il 75%) con dispersione statistica nei casi più rari. A ben ricordare, il 2016 era iniziato meglio (guardate i resoconti precedenti), ma gli ultimi mesi dell'anno hanno rovinato tutto).
L'analoga curva per il 10809 mostra comunque un certo miglioramento con la sparizione del comportamento anomalo intorno al 60%, che ora diventa una singola coda che si stacca a probabilità un po' più alta, dove la curve cambia bruscamente pendenza. Ma, guardate dove arriva l'asse orizzontale: nel 2016 siamo arrivati a ritardi di più di un'ora e mezzo (seppur in un caso singolo), che non è francamente definibile altro che uno schifo.
Le ore di ritardo buttate via grazie al penoso servizio sono indicate di seguito: poco più di 16 ore per il 2608, con minima variazione, e passaggio da 24 a 15 per il 10809. Totale 2016: 31 ore.
L'andamento mensile dei ritardi si vede nelle ultime due figure. C'è poco da commentare: dicembre 2016 è il peggior mese degli ultimi due anni, per merito del cambio di orario che ha scombussolato del tutto il precario equilibrio raggiunto a fatica (cambio dovuto all'inserimento dei Frecciarossa per Venezia). Il 2608 si ferma quotidianamente in ogni dove, raggiunge i 30' di ritardo nel 10% dei casi e tutti gli indicatori raggiungono livelli mai visti. Il 10809 conferma il trend di peggioramento degli ultimi mesi: a dicembre è stato anticipato di 5' ma arriva già a Lambrate sempre allo stesso orario di prima per poi sostare placidamante nell'ubertosa campagna anche con binari deserti dove non c'è precedenza da dare. Aggiungiamo che i ritardi dovuti ai guasti ai treni sono aumentati e avrete un'idea di cosa sta succedendo.
Di certo, una condizione come quella di dicembre non è assolutamente accettabile. Dopo la disintossicazione ferroviaria delle feste vedremo che pagliacciate ci aspettano nel 2017.

mercoledì 14 dicembre 2016

Via delle poiane

Walter sul 1° tiro.
E all'uscita del 2°.
Tracciato della via (azzurro; solo la parte bassa è
visibile). In rosso la via El frend del trii e mes.
Monte S. Martino
Parete O


Passato un po' di tempo dall'ultima volta, ecco giunto il momento di tornare a ravanare su qualche via non troppo battuta, di quelle dimenticate - non senza ragione - dalle folle di arrampicatori. La meta è il S. Martino, dove avevo già percorso la vicina El frend del trii e mes, di analogo carattere. Uscita simpatica per chiacchierare con Walter che non vedevo da un po', ma oggettivamente da consigliare solo per gli amanti delle ravanate.
Accesso: a Lecco percorrere tutto viale Turati; in fondo (chiesa) girare e destra e subito a sinistra in via S. Stefano. Proseguire fino ad una curva ad angolo retto a sinistra dove si può parcheggiare sotto un segnavia CAI che indica il sentiero che ci interessa. Dopo 40m si supera un cancello a destra e si segue il sentiero n.53 verso il Rif. Piazza. Il bel sentiero aggira un primo sperone salendo alla sua destra, supera un punto panoramico e continua a salire con bellissima vista sul lago fino ad un bivio. Seguire a sinistra (tratti con catene) fino ad un'evidente panchina. Dietro di essa c'è una traccia che porta alla parete, lievemente a destra, dove si nota una freccia nera verso l'alto; circa 30'.
Relazione: via assai discontinua che alterna risalti di roccia simpatici e non impegnativi con tratti di collegamento. Protezioni miste a chiodi e spit, rarefatte ma sempre presenti sui passi più impegnativi, corroborate da piante ed arbusti vari che si possono utilmente sfruttare: friend inutilizzati, anche se conviene portarli se non ci si muove con familiarità in questi ambienti. La roccia è buona sulle placche, ma con cenge e tratti costellati di blocchi instabili: fate attenzione ed evitate i periodi in cui il sentiero è frequentato.
1° tiro: salire il diedrino erboso a destra della freccia ed uscire a sinistra per salire ad una pianta (il percorso originale si sposta invece a destra, sale lievemente e va verso sinistra all'altezza della pianta - due chiodi e roccia dall'aspetto poco raccomandabile, ma più solida di quanto non appaia). Dalla pianta si prosegue dritti per belle placche, superando un saltino ed un sistema di fessure che portano in cima al piastrino. 50m, 4c; quattro spit, tre chiodi. Sosta da attrezzare su albero. Spostarsi poi alla base del pilastro successivo.
2° tiro: salire il diedrino lievemente aggettante puntando al chiodo sulla sinistra, indi spostarsi con passo delicato sulla destra e proseguire su terreno più facile. Superare un saltino con ottime prese e uscire facendo attenzione ad alcuni blocchi instabili e attrezzare la sosta su albero. 30m, V-, IV; un chiodo. Possibile anche proseguire direttamente per rocce rotte fino al muretto successivo e sostare su un chiodo.
3° tiro: salire la fessura a destra del chiodo e proseguire su placche più facili fino al prossimo salto. 30m, 5b, IV; tre spit. Sosta su uno spit.
4° tiro: salire il diedrino obliquo verso destra, portarsi ancora a destra per risalire fino all'ennesima cengia e sostare su alberi. 30m, IV; un chiodo. Proseguire poi per sfasciumi fino alla base dell'ultimo salto. Sosta da attrezzare su clessidre.
5° tiro: salire appena a sinistra della sosta a prendere una bella lama che porta verso sinistra, per superare una paretina che conduce a rocce rotte. 30m, IV; un cordino poco affidabile in clessidra. Sosta da attrezzare su pianta.
Discesa: proseguire brevemente a raggiungere il sentiero che si segue verso sinistra fino al rif. Piazza; da qui si scende ancora a sinistra fino a ritornare al punto di attacco.