giovedì 20 agosto 2026

Mao II

di Don DeLillo
Penguin Books, New York (USA), 1992
There's a curious knot that binds novelists and terrorists. In the West we become famous effigies as our books lose the power to shape and influence. [...] Years ago I used to think it was possible for a novelist to alter the inner life of the culture. Now bomb-makers and gunmen have taken that territory. They make raids on human consciousness. What writers used to do before we were all incorporated. [...]
Because we're giving way to terror, to news of terror, to tape recorders and cameras, to radios, to bombs stashed in radios. News of disaster is the only narrative people need. The darker the news, the grander the narrative. News is the last addiction before - what?

Il titolo del libro (e l'immagine di copertina) rimandano immediatamente alla serigrafia Mao di Andy Warhol, e la ripetizione seriale delle immagini anticipa uno dei temi principali, ovvero quello del rapporto tra individuo e massa (e media), che entra prepotentemente in scena in un capitolo introduttivo dove si descrive un matrimonio di massa della setta del reverendo Moon. Tra le spose c'è Karen che, dopo esser stata "deprogrammata", si ritrova con Scott a fare da assistente e a gestire la vita di Bill Gray, un famoso scrittore che vive da recluso, isolato dal mondo e nascosto dalla folla di ammiratori (si pensi a Salinger e Pynchon), incapace di terminare il suo ultimo romanzo. Il rapporto di Bill con il resto del mondo è ambiguo: da una parte rifugge dalla caccia che giornalisti e appassionati gli danno, dall'altra Scott risponde ai messaggi e cataloga maniacalmente tutti gli articoli che escono su Bill (p 31):

There were stacks of magazines and journals containing articles about Bill's work and about his disappearance, his concealment, his retirement, his alleged change of identity, his rumored suicide, his return to work, his work-in-progress, his death, his rumored return.

E così, dopo trent'anni dall'apparizione della sua ultima immagine pubblica, Bill si accorda con Brita, una fotografa che si dedica solamente a scrittori, per un servizio fotografico. Bill infatti è ormai disilluso del suo lavoro (Loss of faith. That's what this is all about, p. 38) e, nonostante riconosca i vantaggi dell'anonimato, perché when a writer doesn't show his face, he becomes a local symptom of God's famous reluctance to appear (p. 36), è ormai stanco della vita che sta conducendo (pp. 44-45):

I think I need these pictures more than you do. To break down the monolith I've built. I'm afraid to go anywhere [...]. I'm convinced the serious trackers are moving in with their mobile phones and zoom lenses. Everything we do [...] revolves around concealment, seclusion, ways of evasion. [...] Don't stare at me, don't ask me to sign copies of my books, don't point me out on the street, don't creep up on me with a tape recorder clipped to your belt. Most of all don't take my picture. I've paid a terrible price for this wretched hiding. And I'm sick of it finally.

La vita da recluso, come un terrorist chief at his secret retreat in the mountains (p. 27) lascia emergere un'altra declinazione del rapporto tra individuo/leader e massa: Bill rimarca l'inanità della scrittura nel mondo di oggi, dominato dalle immagini (ed infatti Karen guarda le notizie alla TV a volume spento) e dalle tragedie, e identifica nel terrorismo (e nel suo sapiente uso dei media) la forza in grado di plasmare le masse (pp. 156-157):

For some time now I've had the feeling that novelists and terrorists are playing a zero-sum game. [...]
What terrorists gain, novelists lose. The degree to which they infuence mass consciousness is the extent of our decline as shapers of sensibility and thought. The danger they represent equals our own failure to be dangerous. 
[...]
Beckett is the last writer to shape the way we think and see. After him, the major work involves midair explosions and crumbled buildings. This is the new tragic narrative.

Se è naturalmente vero che la scrittura è stata per secoli il veicolo principale o unico di circolazione delle idee (e che gli scrittori sono sempre stati presi di mira dal potere - la fatwa di Khomeini contro Salman Rushdie è del 1989), oggi potremmo elencare molte altre categorie che sono state messe fuori gioco dalla violenza, ma DeLillo, da scrittore, parla del suo mestiere anche a rischio di sembrare un po' presuntuoso. E, a sottolineare questo singolare legame, nel libro compare un gruppo terroristico di Beirut (siamo negli anni della guerra civile in Libano) che sequestra proprio un uomo di lettere, un poeta, richiedendo visibilità internazionale in cambio della liberazione. L'editore di Bill gli chiede allora un intervento pubblico a Londra per leggere le poesie dell'ostaggio, e Bill fugge dalla sua "prigione" lasciando Scott e Karen ad attenderlo invano.

La seconda parte del libro segue Bill a Londra, dove la prevista conferenza stampa con lettura dei brani è cancellata per una bomba, e poi ad Atene, nel tentativo di entrare direttamente in contatto con il leader del gruppo terrorista. Quando anche questa possibilità sfuma, Bill va a Cipro e si imbarca su un traghetto per Beirut.

Le azioni di Bill per salvare l'ostaggio, oltre che una liberazione dalla sua vita precedente, possono essere viste come conseguenza del suo credo nel ruolo attivo della scrittura e nel suo potere "eversivo" (p. 97):

You have a twisted sense of the writer's place in society. You think the writer belongs to the far margin, doing dangerous things. In Central America, writers carry guns. They have to. And this has always been your idea of the way it ought to be. The state should want to kill all writers. Every group that holds power or aspires to power should feel so threatened by writers that they hunt them down, everywhere.

Ma questa credenza è però illusoria (come illusorio è il suo tentativo di salvare l'ostaggio): lui è ricercato non in quanto scrittore "scomodo", ma proprio perché si rifugia nell'anonimato (p. 102):

You're not the hermit, the woodsman-writer, you're not the crank with a native vision. You're the hunted man. You don't write political novels or books steeped in history, but you still feel the clamor at your back. This is the conflict, Bill.

Inoltre, la richiesta di visibilità del gruppo terroristico fonde il tema della violenza e dell'indottrinamento delle masse con quello dei media e del loro ruolo nella società occidentale, ampiamente sfruttato dai terroristi occidentali (a p. 126 si fa esplicito riferimento all'assassinio Mountbatten da parte dell'IRA, che nella rivendicazione citò proprio  la necessità di rendere visibile agli inglesi l'occupazione dell'Irlanda del nord) e non (p. 157):

It's confusing when they kill the innocent. But this is precisely the language of being noticed, the only language the West understands.

Nel dialogo con George (una specie di braccio politico del movimento terrorista), Bill difende una visione individualista, in contrapposizione con le argomentazioni sulla violenza delle classi sfruttate e la necessità di "educare" i giovani per dargli qualcuno da ammirare e un fine differente da quello occidentale (ancora Mao con il libretto rosso) e, alla fine, troverà una risposta alla scomoda analogia (p. 200):

He could have told George he was writing about the hostage to bring him back, to return a meaning that had been lost to the world when they locked him in that room. [...] When you inflict punishment on someone who is not guilty, when you fill rooms with innocent victims, you begin to empty the world of meaning and erect a separate mental state [...]. A writer creates a character as a way to reveal consciousness, increase the flow of meaning. This is how we reply to power and beat back our fear. By extending the pitch of consciousness and human possibility. This poet you've snatched. His detention drains the world of one more thimble of meaning.

In paralleo alle vicende del romanzo scorrono gli eventi di massa: il matrimonio di cui si è detto, la strage di Hillsborough (pp. 32-34), le processioni religiose (p. 69), il massacro di piazza Tienanmen (pp. 176-178), i funerali di Khomeini (pp. 188-193), e l'accampamento di senzatetto, ostaggio della nostra società, a Tompkins Square Park, che naturalmente it's just like Beirut, it looks like Beirut (p. 146). Tutti questi eventi sono collegati da Karen, che sembra perennemente alla ricerca di un gruppo in cui sciogliersi o di un leader da seguire (e da questo punto di vista, Bill e Mao hanno qualcosa in comune).

Tralascio di commentare i numerosi riferimenti alla malattia presenti nel libro per concludere con Brita, la fotografa, e sul ruolo delle immagini. Già durante la sessione fotografica si rimarca che the book disappears into the image of the writer (p. 71), e George ricorda che se i terroristi catturassero Bill lo ucciderebbero per fotografarne il corpo (p. 164). Quando Karen riporta le fotografie da Scott, si decide che il romanzo non sarà mai pubblicato, ma le fotografie sì: la scrittura cede il passo all'immagine, proprio come temeva Bill (o, se preferite, le fotografie di Bill sono l'analogo delle serigrafie di Warhol su Mao, che si sostituiscono alla persona). E Brita, infatti, si ritrova nel capitolo finale ad aver abbandonato la sua idea di fotografare scrittori ed è a Beirut per fotografare proprio il leader del gruppo terrorista!

Il racconto si chiude forse con una nota di speranza, come l'attraversamento indenne dell'autostrada da parte del piccolo Widlar in White Noise. La scena finale è quella dei festeggiamenti per un matrimonio a Beirut, che si ricollega a quella iniziale, passando però dalla massa all'individuo.

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