venerdì 22 luglio 2016

Dibona

Teo sul 5° tiro.
Sul 6° tiro.
Teo nel camino del 7° tiro.
Sull'8° tiro.
Teo sull'8° tiro.
All'imbocco del 10° tiro.
Tracciato della via.
Roda di Vael - Catinaccio
Parete O


Anche quest'anno, tardiva e ancora incerta, inizia la stagione dolomitica! Sveglia antelucana e su verso le vallate, ad assaporare il piacere di veder comparire le splendide cime che rifulgono sopra il fondovalle in ombra. Destinazione Catinaccio, dove mancavo dal lontano 2009 e dove giungiamo in tarda mattinata. La via prescelta per il battesimo 2016 ha più di un secolo e un grande apritore: Angelo Dibona. Salita di gran soddisfazione, con gran finale di giornata ad un agriturismo di Moena, dove ci godiamo la meritata ricompensa per la salita.
Accesso: si parcheggia a Carezza presso la stazione di valle della seggiovia Paolina, a pochi km dal passo di Costalunga. Si raggiunge il rifugio Paolina con la seggiovia omonima (prezzo A/R = 13€, a cui togliete ben 1€ di sconto per soci CAI!!) o con il sentiero che parte a monte della stazione (risalire la strada fino al primo bivio, tenere la sinistra e camminare fino ad identificare il segnavia). Dalla stazione di monte conviene seguire a sinistra il sentiero 552 e poi salire seguendo le indicazioni per il passo di Vaiolon (si raggiunge il 549, lo si segue brevemente verso destra e poi si sale ancora a sinistra). Prima del passo, quando il sentiero si avvicina alla parete, si prende una traccia sulla destra e si costeggia tutta la parete fino all'inizio del pilastro che occupa il suo lato destro. L'attacco è nel punto in cui il pilastro grigio si salda alla parete giallastra. Terrazzo con cordone in clessidra. Un'oretta o poco meno dal rif. Paolina.
Relazione: via molto bella che risale la parete sfruttandone i punti deboli con ottima intuizione; fa impressione pensare al buon Angelo che la salì nel 1908! La roccia è tutto sommato buona tranne che nei primi tiri, sullo zoccolo, dove non c'è un vero percorso obbligato ed è necessario prestare un po' d'attenzione. La difficoltà della via non è elevata, ma le protezioni sono veramente ridotte all'osso; portare friend fino al BD3 (o anche BD4 se non amate particolarmente i camini...). Cinque ore circa.
1° tiro: salire le facili rocce tenendosi in prossimità della parete. 50 m; II, III. Sosta su due chiodi e cordone.
2° tiro: risalire un vago diedrino appena a destra della sosta fino al chiodo con anello, oltre il quale si esce a sinistra e si raggiunge la sosta. 20 m, IV, III; un chiodo con anello. Sosta su due chiodi con cordone e maglia-rapida.
3° tiro: a sinistra della sosta a rimontare facili rocce fino alla base di una specie di canale alla cui destra si trova la sosta. 20 m; III, III+. Sosta su cordone su spuntone con maglia-rapida.
4° tiro: salire il canale a sinistra della sosta, superare un risalto e raggiungere un ripiano dove si sosta sotto un diedro giallo. 60 m; III, IV. Sosta su cordoni su spuntone. Prima dell'ultimo salto, sulla destra, c'è un chiodo su cui si può sostare se le corde fanno troppo attrito.
5° tiro: comincia il bello! Salire la fessura tra giallo e nero finché questa si biforca; spostarsi lievemente a destra e proseguire lungo la fessura di destra fino a giungere in cima al pilastrino. 45 m; IV+, V-, IV+; un chiodo. Sostare su spuntone ignorando la sosta a chiodi più a sinistra.
6° tiro: salire la fessura giallastra sulla parete di sinistra, facendo attenzione ad una lama instabile presso il suo inizio. 20 m, V-; due chiodi, un cordino in clessidra. Sosta su tre chiodi.
7° tiro: salire il camino finché questo non diviene diedro e la roccia un po' lichenosa. Lì uscire verso sinistra e raggiungere la sosta. 30 m, V, due chiodi. Sosta su due chiodi con cordone.
8° tiro: salire brevemente il camino, uscendone a destra per proseguire in verticale sino a che è possibile traversare verso destra lungo una placca. Ci si sposta lungo un'esile cengia in bella esposizione, si supera uno spuntone con cordone e si sosta poco dopo alla base di un diedro. 30 m, tre chiodi, un cordone su spuntone. Sosta da attrezzare su spuntone.
9° tiro: salire il diedro-canale e spostarsi a destra, con vista sui chiodi della variante Eisenstecken. Proseguire in obliquo fino ad un umido camino. 30 m; III, IV. Sosta su due chiodi.
10° tiro: salire il camino che inizia con delle lame, portandosi poi nel fondo per riemergerne a superare un masso incastrato. Proseguire superando un secondo masso incastrato tenendosi sulla sinistra e continuare fino alla forcella. 45 m; IV, IV+ (forse passo di V-), III. Sosta da attrezzare su spuntone.
11° tiro: uscire a sinistra sulla cresta. 15 m; III+. Sosta da attrezzare su spuntone.
Discesa: proseguire in orizzontale fino ad incrociare il sentiero di salita alla Roda di Vael. Seguirlo verso destra (discesa), tenendo la sinistra (discesa) ad un bivio successivo, evitando così di prendere la via ferrata. Scesi lungo il canalone conviene prendere una traccia sulla destra, così da non scendere fino al sentiero sottostante per dover poi risalire un poco. Seguire la traccia fino al rif. Roda di Vael da cui si segue il segnavia 549 fino al rif. Paolina e da qui al punto di partenza.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

venerdì 15 luglio 2016

Super barbiere

Sul 1° tiro.
Teo sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Teo sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Teo sul 6° tiro.
Terzo apostolo (Gruppo del Sengio Alto) - Piccole Dolomiti
Parete E


Quando tra gli apritori di questa via ho scorto il nome "G. Pieropan" ho pensato subito a Gianni Pieropan, noto storico di cui avevo letto il bel libro sulla Storia della Grande Guerra sul fronte italiano e autore della guida CAI-TCI delle Piccole Dolomiti, ma poi ho capito che qualcosa non andava: piuttosto complicato per lui, morto nel 2000, aprire una via nel 2003! Ma ormai la decisione era presa, la zona prometteva di risparmiarci anche stavolta l'incontro con l'acquazzone itinerante, e Diego ci aveva raccomandato la via. Non senza ragione, poiché vi sono dei tiri molto belli. Peccato solo che tra questi se ne annidino altri piuttosto terrosi o, nel nostro caso, fangosi, che hanno compromesso il piacere della salita. La via è comunque raccomandabile con condizioni asciutte... non ultimo per il piatto di gnocchi con la fioretta che ci siamo scofanati a Recoaro, prima di rientrare verso casa... ma questa è un'altra storia, da raccontare altrove!
Accesso: dal passo di Campogrosso si segue la strada del re superando il Baffelan e raggiungendo l'inizio del Sentiero Peruffo Bruno (indicazione), che si imbocca verso sinistra. Poco dopo, all'altezza di un ghiaione che scende dall'evidente parete, si abbandona il sentiero e si sale verso la parete stessa, portandosi sotto un pilastro sulla sinistra. Scritta poco leggibile alla base. Mezz'oretta o poco meno.
Relazione: via che alterna tiri molto belli con altri di ravanata pura su terra ed erba, da evitare con parete bagnata se non si vuole finire con le scarpette infangate. Protezioni ottime e percorso sempre ovvio. Contare tre ore circa.
1° tiro: salire la parete e spostarsi lievemente verso sinistra, per traversare verso destra e rimontare un breve saltino per proseguire fino alla sosta. 40m, 5c (un passo); nove fix, due chiodi. Sosta su due fix.
2° tiro: spostarsi a sinistra fino ad un terrazzo erboso e risalire la placca presso il suo bordo destro. Proseguire poi per facili rocce fino alla sosta sulla sinistra. 25m, 4a; cinque fix. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida. È anche possibile salire direttamente sopra la sosta e traversare poi a sinistra.
3° tiro: A destra della sosta a rimontare un muretto che porta ad un piccolo tetto. Si esce sulla destra con un passo delicato in placca e si prosegue sempre su placca fino alla sosta. 25m, 6a+ (un passo); dodici fix. Sosta su fix e golfaro. Tiro molto bello.
4° tiro: altro tiro un po' ravanoso. Si sale la paretina alla sinistra della sosta e ci si sposta verso destra su zolle friabili, per proseguire poi sino alla sosta. 25m, 4a; sette fix. Sosta su due fix.
5° tiro: salire lungo il canale fino a raggiungere il golfaro, uscendo su un ripiano. Qui tenere la destra, ravanando fino alla sosta. 50m, 3a; tre fix, un golfaro. Sosta su due fix con vecchio cordone.
6° tiro: dirigersi verso l'evidente camino a destra della sosta e risalirlo fino ad un ripiano dove si trova la sosta sulla destra. 30m, 4a, un cordone, due chiodi, un fix. Sosta su due fix + cordone.
7° tiro: spostarsi verso destra per una decina di metri, percorrendo la cengia fino alla sosta. 10m, 3a, un fix. Sosta su due fix.
8° tiro: salire sul filo dello spigolo con arrampicata esposta e divertente fino a litigare con i mughi sommitali che circondano la cima. 40m, 4c, sette fix + una sosta intermedia. Sosta su un grosso masso con fix, golfaro e cordone.
Discesa: si sale per pochi metri fino alla sommità e si scende dal lato opposto, seguendo una traccia che fa risalire poi a sinistra verso il sentiero di arroccamento, realizzato esattamente un secolo fa. Lo si segue verso sinistra fino al passo del Baffelan dove si scende (sinistra, indicazioni) fino a raggiungere il muro di contenimento che si supera grazie ai pioli e alle catene presenti sul suo lato destro. Indi verso destra fino a ricongiungersi col percorso di andata (un'ora circa).

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

mercoledì 6 luglio 2016

Qualità, convenienza e cortesia + zio Tibia + Spigolo della cascata

Teo sul primo tiro di Qualità, convenienza e cortesia.
Sul bellissimo 2° tiro.
Teo sul 2° tiro di Zio Tibia.
Anita sul 1° tiro dello Spigolo.
Fabrizio sul 2° tiro dello Spigolo.
Tracciato dello Spigolo della cascata. Grazie a
Fabrizio per la fotografia della parete.
Monte Turgion - Lagorai e Cima d'Asta
Parete O

Venire fino in Trentino per salire su granito avendolo quasi alle porte di casa può sembrare un po' strano, ma questo posto è decisamente interessante. Alla nostra prima visita, marcati strettamente dal maltempo, ci indirizziamo sulle vie più facili, dalla ritirata sicura e veloce in caso di diluvio, diluvio che arriverà a piena potenza quando noi saremo incolumi a sorseggiare una radler insieme a Fabrizio, infaticabile apritore di molte vie su questa parete. Le altre vie, quelle più impegnative, dovranno aspettare un tempo migliore!

Accesso (Qualità, convenienza e cortesia): dalla Valsugana o dalla Val Brenta si prende la valle di Primiero per svoltare in Val dei Vanoi, seguendo le indicazioni per Caoria. Subito dopo Canal San Bovo si tiene la destra ad un bivio (sempre indic. per Caoria) e da qui si continua per circa un km e mezzo, fino ad un piccolo spazio per parcheggiare sulla destra in corrispondenza dell'inizio di una struttura di protezione massi. Dal parcheggio si sale lungo il sentiero tenendo a destra al primo bivio (indicazione Salina) e a sinistra al successivo. Si superano gli spit di due vie e un piccolo cartello indicatore in legno e, poco dopo, si vede sulla destra la scritta con il nome ed un bollo rosso.

Relazione: via tranquilla e piacevole, con un secondo tiro molto bello. Chiodatura da falesia; portare solo rinvii. La roccia è un po' muschiosa sul primo tiro, poi si pulisce appena si sale sopra il livello degli alberi. Tutte le soste sono su due fix con anelli. Qualche cordone in corrispondenza di alcuni fix aiuta lo scorrimento della corda.

1° tiro: salire il diedrino e la placchetta fino ad arrivare ad una (possibile) sosta; proseguire verso destra per gradoni fino alla sosta. 45 m, 5a, dodici fix + una sosta intermedia.
2° tiro: a destra della sosta a risalire la parete lavorata, riportandosi poi verso la sosta a sinistra. 25 m, 5b, dieci fix. Tiro molto bello.
3° tiro: salire dritti puntando ad un diedrino che si risale fino alla sosta (ignorare un fix in alto sulla destra che rappresenta probabilmente una vecchia uscita). 15 m, 4c, cinque fix.

Discesa: con due calate in corda doppia.

Accesso (zio Tibia): come il precedente. Giunti all'attacco di Qualità, convenienza e cortesia, si continua brevemente lungo il sentiero fino all'evidente scritta con nome.

Relazione: via di carattere simile alla precedente, ma che si svolge su placche.

1° tiro: salire la placca fino alla sosta. 20 m, 5b, dieci fix.
2° tiro: ancora dritti lungo la placca. 20 m, 5b, sette fix.
3° tiro: a destra della sosta a risalire la placca spostandosi verso sinistra, poi ancora a destra ad una cengia che si percorre verso sinistra per proseguire lungo la placca. 20 m, passo iniziale di 6a, dodici fix. Tiro tortuoso; allungare i rinvii e/o saltarne eventualmente qualcuno, sfalsare le corde.

Discesa: con due calate in corda doppia.

Accesso (Spigolo della cascata): come per la prima via fino al secondo bivio, dove si prosegue verso destra, si supera la falesia e si prosegue fino ad un albero con un segno rosso (ignorare la traccia con indicazione per la via panoramica). Lì si sale verso sinistra fino ad un pilastro (scritta pilastro bizeta), si continua verso sinistra fino alla parete e si segue un'esile cengia per qualche metro fino ad una pianta con cordone. Scritta alla base.

Relazione: via divertente e assai tranquilla che risale lo spigolo. Chiodatura e caratteristiche simili alle altre.

1° tiro: salire il canale erboso sulla destra ed uscirne per lo spigolino sul lato destro, proseguendo fino alla sosta posta poco dopo. 20 m, 3c, otto fix.
2° tiro: spostarsi a destra della sosta per risalire lo spigolo fino ad un terrazzo. 20 m, passo di 5a, sette fix.
3° tiro: risalire un muretto alla sinistra della sosta. 15 m, 4c, sette fix.
4° tiro: salire a destra a prendere una lama che si segue verso sinistra per salire fino alla sosta. 25 m, 4c, sette fix.
5° tiro: per facili rocce fino alla fine della via. 25 m, 4a, cinque fix.

Discesa: in corda doppia lungo la via. Raggiunta la terza sosta (con una o due calate) ci si cala direttamente nel canalone e si raggiunge la base della via (sosta intermedia se si vuole spezzare la calata).


Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

lunedì 4 luglio 2016

The sense of style

di Steven Pinker
Viking Penguin, New York, 2014

Style, not least, adds beauty to the world. To a literate reader, a crisp sentence, an arresting metaphor, a witty aside, an elegant turn of phrase are among life's greatest pleasures. And as we shall see [...], this thoroughly impractical virtue of good writing is where the practical effort of mastering good writing must begin.
Tra i tanti podcast della BBC che ormai ascolto regolarmente ce n'è uno a cui sono parecchio affezionato e che tratta del linguaggio e delle sue sfumature. Lì sentii citare questo libro di Pinker, in una puntata sull'eterna disputa tra prescrittivisti e descrittivisti, e mi sono affrettato ad acquistarlo. Ambizioso scopo dell'autore, come spiegato nella bella introduzione, è di presentare un manuale di stile di scrittura "aggiornato" e basato su motivazioni razionali, piuttosto che su regole ferree da osservare sempre e comunque, un manuale "designed for people who know how to write and want to write better" e anche per "readers who seek no help in writing but are interested in letters and literature and curious about the ways in which the sciences of mind can illuminate how language works at its best". Pinker si focalizza sulla saggistica, e considerato che da anni scrivo articoli scientifici in inglese e che ora mi tocca declamare le lezioni in lingua d'Albione, il libro casca, come si suol dire, a fagiolo.
I primi capitoli non si fanno particolarmente notare e sono dedicati all'analisi delle caratteristiche che rendono uno scritto particolarmente riuscito o il suo opposto. Perché scrivere saggistica con queste caratteristiche è così difficile? Pinker ne identifica la causa nella difficoltà che sperimenta chi conosce qualcosa quando deve mettersi nei panni di chi tale conoscenza non ha. Lui la chiama "the curse of knowledge", la maledizione della conoscenza, e non ha tutti i torti: vi è mai capitato (prima che tutti girassimo con i cellulari) di chiedere informazioni su una direzione e di sentirvi dare indicazioni incomprensibili, che pure erano ovvie per chi vi rispondeva? Numerosi esempi (non tutti riuscitissimi) aiutano a dipanare la matassa.
Siamo così giunti al Cap. 4, e qui le cose iniziano a farsi interessanti. Con l'aiuto di diagrammi sintattici, Pinker analizza la struttura della frase, che decompone dal punto di vista logico, evidenziando i casi di ambiguità semantica e lessicale (come gli spassosissimi annunci This week's youth discussion will be on teen suicide in the church basement o I enthusiastically recommend this candidate with no qualifications whatsoever) fino ai più complicati e famosi "garden path" come Fat peole eat accumulates, The prime number few o, per restare in tema, Have the students who failed the exam take the supplementary. Dalla frase al discorso il passo è breve, ma il problema della coerenza permane, e anche qui spuntano degli esempi reali che mi hanno fatto rotolare dalle risate, come: The sermon this morning: "Jesus walks on the water". The sermon tonight will be: "Searching for Jesus". Il libro procede però seriamente, estendendo la struttura ad albero ed analizzando i vari approcci alla costruzione del discorso. Anche qui, parecchi esempi e controesempi illustrano chiaramente come persino noti scrittori possano cadere nelle trappole dell'ambiguità.
Siamo così alla parte finale, quella più gustosa, che riguarda le regole grammaticali controverse. La questione è spinosa, è Pinker lo sa bene: come si concilia la convinzione che alcuni usi della lingua siano (o ci appaiano) sbagliati con l'assenza di ogni autorità al riguardo o, se vogliamo, col fatto che la lingua alla fin fine è quella parlata dalla gente e non quella scritta nei manuali? La risposta di Pinker è (semplifico molto) che le regole sono convenzioni che la comunità riconosce e che possono mutare, e che ci sono diverse regole in relazione alle diverse comunità (giornalistiche, letterarie, accademiche,...). Alcune regole, quindi, possono essere più o meno tranquillamente ignorate, tra le quali ci si può divertire con split infinitives, dangling modifiers, possessive antecedents e fused participles. Ora, io sono l'ultimo che può intervenire su queste faccende, e tutto sommato l'argomentazione di Pinker ha una sua logica, ma se faccio un paragone con la lingua italiana non posso fare a meno di provare un po' di disagio. Prendiamo il congiuntivo e la sua più o meno prossima sparizione: ce ne dobbiamo preoccupare? Una risposta che mi dice che detto congiuntivo si deve usare nei registri formali e si può ignorare in quelli più comuni non mi soddisfa troppo (anche se ne colgo la logica)! Altre argomentazioni di Pinker sono basate sulla logica, ma qua e là fanno capolino criteri estetici, di eleganza, a volte basati sul parere di usage panels, a volte in contrasto... ma non importa. Dal mio punto di vista, il pregio maggiore del libro – che è scritto in ottimo inglese e si legge con vero piacere – non è tanto nella maggiore o minore coerenza interna o adesione alla filosofia dell'autore, quanto nella possibilità che fornisce di riflettere sull'organizzazione della struttura di un discorso e di ripassare o imparare ex novo alcune regole della lingua inglese... forse non proprio lo scopo che l'autore si prefigge, ma non del tutto da trascurare, direi. Infine, si possono trovare ottime scuse quando si commettono più o meno numerose sviste!

sabato 11 giugno 2016

Comici + Piloni

L'annuncio su Roccia Anno I n. 10, 29 aprile 1933.
L'annuncio della Scuola di Comici
(Lo Scarpone Anno III n. 9, 1° maggio 1933).
Prolungamento della Scuola e prime vie
(Lo Scarpone Anno III n. 11, 1° giugno 1933).
Le altre vie nuove in Grignetta
(Lo Scarpone Anno III n. 12, 15 giugno 1933).
Teo sulla variante al 2° tiro della Comici. A sinistra
si vede il diedro-fessura originale.
Inizio del 3° tiro della Comici.
Nel camino del 4° tiro della Comici.
Tracciato della via Comici.
Luca sul 1° tiro della via Piloni.
Luca sul 2° tiro della Piloni.
Torre (Gruppo del Fungo) - Grignetta
Pareti E e SO


La notizia che cambierà l'alpinismo lombardo esce quasi in contemporanea sulla rivista Roccia del 29 aprile e  Su Lo Scarpone del 1° maggio 1933: "Ora ci vien comunicata che la guida alpina di Trieste, Emilio Comici, distintosi per alcune scalate e prime ascensioni di singolare audacia, svolgerà nel gruppo della Grigna Meridionale dal 13 al 29 corrente una « Scuola di arrampicamento ». Essa ha un duplice scopo: iniziare gli appassionati della montagna allo sport d'arrampicamento a tipo dolomitico; perfezionare i già esperti nella più moderna tecnica d'arrampicamento." Comici è all'avanguardia anche in questo campo, inaugurando le lezioni individuali al di fuori delle scuole gestite direttamente dalle sezioni del CAI (sarebbe interessante conoscere i prezzi delle lezioni). Decisamente interessante e completo il programma (guardate l'ultima voce!), che comprende "lo stile di arrampicamento (procedere su roccia con sicurezza e disinvoltura, il che significa poter ottenere il massimo rendimento col minimo dispendio di energie fisiche e morali); la tecnica di assicurazione (assicurazione del secondo dal primo di cordata e viceversa, assicurazione a spalla, su spuntoni di roccia, con chiodi, piantamento di chiodi, modo di procedere con corda semplice, doppia (a forbice), tripla (per tetti e strapiombi)); tecnica di arrampicata (modo di procedere in parete, in camino, in fessura (sistema Dulfer o alla bavarese), superamento di strapiombi e di tetti - uso delle staffe per i piedi e le mani - discesa a corda doppia e relative manovre - discesa a corda doppia senza dispendio di energie - pendoli volontari per traversate); equipaggiamento (qualità delle corde; loro confezione e manutenzione; carichi di rottura a strappo o senza - qualità grandezza e confezione dei chiodi - uso del moschettone e del martello - pedule: di stoffa; di feltro (manchom); di gomma (crèpe) - vestiario - alimentazione - allenamenti in casa e in palestra)".

Come non partecipare?

Ed infatti, la partecipazione è tale che il buon Emilio decide di prolungare di una quindicina di giorni la sua permanenza e le sue lezioni, come prontamente riportato da Lo Scarpone del 1° giugno 1933. Nello stesso articoletto si citano due nuove ascensioni di Comici nella zona, quella al Nibbio (con Boga e Piloni) e allo Zuccone Campelli (con i "suoi allievi" Boga, Cassin e Varale).
Comici rientrerà poi in Dolomiti, dove salirà la N della Cima Grande di Lavaredo con i fratelli Dimai ad agosto e, a settembre, lo spigolo SE dell'anticima alla Cima Piccola di Lavaredo con Varale, ma i frutti di questa addizionale quindicina di giorni in Lombardia (a parte un tentativo su quella che diventerà la via del littorio interrotto da un volo di Comici con strappo di cinque chiodi e distrazione muscolare al braccio) sono brevemente elencati sul solito Scarpone nel numero del 15 giugno 1933. Dopo le citazioni delle salite ai Magnaghi e al Fungo, si legge: "sulla Torre, la caratteristica guglia della Val Tesa, ben nota a coloro che percorrono la « direttissima » fra il rifugio Porta e il Rosalba, sono state aperte tre vie nuove: Emilio Comici, Mary Varale e Augusto Corti sono saliti direttamente dalla base alla vetta, nel centro della parete sud-est; lo stesso Corti con G. B. Riva hanno seguito una nuova via sulla parete nord-est; infine la cordata A. Piloni, D. Lazzari e D. Nascali ha fatto lo spigolo sud-ovest dalla Val Tesa".
Di queste tre vie, la Corti alla parete NE è certamente la più famosa, avendo ormai soppiantato la Normale come via di salita alla Torre. Le altre due, e soprattutto la Comici, sono pressoché dimenticate: non potevamo quindi non omaggiarle di una nostra visita.
Accesso (via Comici): raggiungere il piazzale dei Resinelli, attraversarlo fino alla chiesina e prendere a destra la via Caimi (in salita), seguendola fino al suo termine dove ci sono alcuni posti per parcheggiare (lungo la strada ce ne sono altri, se arrivate tardi). Da qui si prende il sentiero della Direttissima, si supera il caminetto Pagani e si giunge all'altezza del Gruppo del Fungo. Si segue una traccia a sinistra (c'è un cartello, ma orientato in direzione casuale...) in discesa, si supera un colletto e si scende ancora brevemente fino ad un tratto pianeggiante sotto la parete N del Campaniletto. Da qui si scende ancora verso sinistra, aggirando il Campaniletto e giungendo all'attacco della via Corti alla Torre (fittone).
Relazione (via Comici): via che risale la parete E della Torre con una linea molto logica e difficoltà assai contenute, ma purtroppo penalizzata dall'erba e da una roccia di qualità non proprio eccelsa. Noi abbiamo scaraventato diversi kg di sassi nel deserto canalone sottostante, ma c'è ancora parecchio da fare per ripulire la linea. La chiodatura è essenziale e vetusta, ma la recente aggiunta di uno spit manuale per sosta ha migliorato (o, se siete dei puristi, rovinato irrimediabilmente) la situazione. Portare friend piccoli e medi.
1° tiro: la via attacca dall'evidente pulpito che si vede a sinistra dell'attacco della Corti, ma conviene giungervi con un tiro di corda, evitando il rischio di finire nel canalone insieme ai detriti che si staccano dalla parete. Si scende quindi la rampa erbosa a sinistra, si aggirano delle roccette e si risale il caminetto che porta in cima al pulpito. 20 m, III. Sosta da allestire su spuntone.
2° tiro: a sinistra della sosta a salire una fessura con roccia dall'aspetto non troppo rassicurante fino ad un'esile cengia sotto rocce giallastre, che si segue verso sinistra fino ad abbassarsi lievemente per giungere alla sosta. 20 m, IV+; un chiodo. Sosta su due chiodi e uno spit. Possibile anche salire dritti sopra la sosta per placchette erbose fino alla cengia.
3° tiro: salire il breve diedrino sopra la sosta e proseguire lungo una fessura che diviene più verticale. Uscirne poi sul lato destro (roccia dall'apparenza un po' più sana) e rientrare in un piccolo terrazzino dove si sosta. 35 m, III, IV. Sosta su due chiodi e uno spit.
4° tiro: salire spostandosi a sinistra per puntare ad un vago camino-strozzatura che si supera uscendone sulla destra, per proseguire poi su rocce facili fino alla sosta. 20 m, IV-, V, III; un chiodo. Sosta su due fix con catena ed anello di calata.
Discesa (ed accesso alla via Piloni): dalla sosta calarsi per 60 m nel canale che separa la Torre dal Fungo e spostarsi brevemente a raggiungere una seconda sosta, da dove ci si cala nuovamente, oltrepassando la partenza della via Boga al Fungo. Poco sotto, in corrispondenza di un terrazzino, si notano i due fittoni di partenza ed una scritta blu poco evidente.
Relazione (via Piloni): via piuttosto interessante e a torto trascurata, che segue una variante rispetto al percorso originale e con difficoltà non del tutto coerenti con quanto riportato nelle guide. La via è attrezzata a fittoni resinati, ma può essere utile avere qualche friend per integrare. La roccia è buona, con dei tratti in cui fare attenzione.
1° tiro: salire verso destra ad uno spigolo che si segue fino ad un terrazzino erboso. Qui si traversa a destra (non salire dritti verso il chiodo: è la via originale?) e si sale per facili rocce alla sosta. 30 m,  4b; cinque fittoni, un chiodo. Sosta su due fittoni.
2° tiro: direttamente sopra la sosta (passo di 5b) o a sinistra, per risalire su rocce facili fino alla sosta. 20 m, 3c; tre fittoni. Sosta su due fittoni.
3° tiro: si sale per una bellissima placca per traversare poi a destra puntando ad un pilastrino fessurato. Lo si supera e si esce per facili rocce fino alla sosta. 45 m, 5c; sette fittoni. Sosta su due fittoni con catena ed anello di calata.
Discesa: noi siamo ritornati al punto iniziale. Si percorre quindi un tiro in cresta (II; in conserva, con attenzione!) oltrepassando la sosta di uscita della Comici e proseguendo fino alla sosta di uscita della Corti. Da qui con una calata in corda doppia di quasi 60 m si è al colletto pochi metri sopra la sosta di partenza.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

mercoledì 1 giugno 2016

L'assiolo

Paolo sul 1° tiro.
Alkekengi - Val di Mello
Parete S


"Certo che gli spaventi che prendi in Val di Mello non li prendi da nessun'altra parte!", mi dice Paolino mentre ci caliamo dall'erboso e bagnato Giardino delle bambine leucemiche. La ritirata conclude mestamente una due-giorni mellica invero parca di risultati, ma generosa di ravanate tra bosco e sentiero a cercare l'attacco dell'ennesima via che non faremo. A parte un giro veloce su Uomini e topi, ci resta però all'attivo l'Assiolo, via poco conosciuta che non compare nella guida storica di Guerini del 1979, con cui il mio prode compagno aveva un conto aperto.
Accesso: dopo aver raggiunto la Val di Mello, si segue il sentiero di fondovalle fino ad una lieve salitina lastricata con pietre poco prima di un ponte sulla destra. Qui si prende un sentiero a sinistra che torna indietro e, poco dopo, in corrispondenza di un grosso ometto, si va a destra, seguendo il sentiero che sale nel bosco. Si arriva ad una prima placca, si sale brevemente alla cengia appena sopra e la si segue verso sinistra puntando ad un alberello presente sulla placconata. Sotto di esso, in corrispondenza di una striscia nera, parte la via. 45' circa.
Relazione: una delle vie storiche della valle, risalente all'ormai lontano 1978, che supera la placca dell'Alkekengi con due tiri dalla chiodatura praticamente inesistente, in stile mellico. Utili friend piccoli e medi per integrare e, in caso, anche uno/due chiodi se non vi sentite proprio a vostro agio sui run-out.
Attenzione: non è possibile assicurarsi alla base della via e la cengia è piuttosto stretta, quindi in caso di volo del primo di cordata nei primi metri si rischia di finire entrambi di sotto. Valutate voi come comportarvi.
1° tiro: salire in corrispondenza di una fessurina, spostarsi a sinistra avvicinandosi ad una fessura e salire superando l'alberello. Proseguire lievemente verso destra per placche (o lungo il vago diedro erboso, spostandosi poi) a raggiungere una fessura superficiale (ed erbosa!) che si segue fino al suo termine, uscendo a destra alla sosta. 40m, V+, IV, VI. Sosta su tre vecchi chiodi con ancora più vecchio cordone e maglia-rapida.
2° tiro: salire brevemente a destra della sosta per spostarsi poi verso sinistra a raggiungere il tetto. Seguirlo verso sinistra fin quasi al suo termine (ignorare uno spit che si intravede e che è relativo al tiro di 6a+ di Grateful dead), dove si può salire alla placca sovrastante. Si continua poi in traverso sprotetto verso sinistra seguendo una specie di ruga bianca fino alla sosta. 50m, IV+, V+, IV+; un chiodo. Sosta su due fix con catena ed anello di calata (è in comune con Una scheggia color sangue).
Discesa: in corda doppia dalla sosta finale.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 29 maggio 2016

Barbaresco DOCG 2006 Produttori del Barbaresco

"Ti piace vincere facile", mi aspettavo di sentirmi dire quando mi sono presentato alla cena a casa di Teo con questa bottiglia! Se si parla di Barbaresco, in effetti, non si può non parlare della Cantina Produttori del Barbaresco e del loro vino-simbolo, affinato per 24 mesi in botti di rovere da 50 ettolitri. Sì, lo so che ci sono i cru che hanno un livello superiore, ma per me il simbolo di questa cantina è il loro Barbaresco "base", anche per l'ottimo rapporto qualità-prezzo.
E poi nel 2006 la Cantina decise di non imbottigliare i Riserva, dirottando le uve su questo vino. Ne nacquero tre lotti dove il contributo delle uve da riserva è zero, 30 e 50%, rispettivamente. Questa bottiglia, fortunatamente, era del lotto L10148, con il 50% di uve riserva... e si sente!
Dopo dieci anni, infatti, il vino è ancora in ottima forma! Bel colore brillante, con i canonici frutti rossi e le note speziate che si mescolano al naso, mentre l'assaggio - dopo adeguata permanenza in decanter - regala una struttura e una forza decisamente buone, con un bel finale morbido ed evidenti possibilità di ulteriore invecchiamento. Una vera delizia del palato, giustamente apprezzato dai commensali, e un vino di cui non essere mai sprovvisti!

martedì 24 maggio 2016

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi marzo-aprile 2016 (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per i treni 2608 e 10809 nei mesi
marzo e aprile del 2015 e 2016.
Come sopra, ma per il periodo gennaio-aprile.
Andamento mensile dei ritardi per il treno 2608.
Come sopra, per il 10809.
L'aggiornamento (circa) bimestrale sugli orari di arrivo dei treni su cui mi siedo da tempo mio malgrado registra anche stavolta dei ritardi quasi accettabili, in netto miglioramento rispetto al disastroso 2015 (ci mancherebbe altro!). Nel bimestre marzo-aprile 2016, la frazione dei treni 2608 e 10809 che sono arrivati entro 5' di ritardo è rispettivamente dell'80 e del 90% (curve blu e rossa). La percentuale di treni che arrivano puntuali, ovvero con zero minuti di ritardo è circa del 10% al mattino, ma sale a ben il 60% per il treno che lascia Lambrate alle 17.48 (circa). Tale valore scende a circa il 55% se lo guardiamo nel primo quadrimestre 2016, ma resta un buon numero. Certo, a pensarci bene la puntualità dovrebbe essere la norma e non l'eccezione, e questa percentuale dovrebbe essere ben più alta, ma limitiamoci ad auspicare che anche il 2608 raggiunga questi traguardi. Interessante anche l'eliminazione del comportamento anomalo del 10809 che originava la "coda" di ritardi in un caso su tre nello scorso anno.
Il trend mensile evidenzia che ormai il 2608 è giunto a regime; dall'inizio dell'anno non pare che ci siano stati miglioramenti (e non è una buona notizia). Lievi variazioni positive si vedono su media e mediana del treno pomeridiano, ma queste non sembrano direttamente collegate al comportamento della "coda" dei ritardi, il che è ragionevole.
Vediamo cosa succederà con l'estate!

mercoledì 11 maggio 2016

Pilastro Massud

Alla partenza del 1° tiro.
Ale sul 3° tiro.
Ancora lui sul 4° tiro.
Paolo sul 5° tiro.
Paolo sul 6° tiro.
Piccolo Dain - Valle del Sarca
Parete SE


Parcheggio del "bar delle placche", h 8:30:
– Ma non hai portato la corda?
– No... non le avete voi?
– Sì, ma una sola...
Questo dialogo dà il tono alla giornata: dopo qualche telefonata a vuoto, rispediamo il "trentino" a casa a prendere la corda negletta e io mi godo un'oretta addizionale per smaltire i postumi della festa di compleanno della sera prima, dicendomi che era un pezzo che non mi capitava qualcosa di simile. Salta così Autobahn, il progetto originale, e ci tocca ripiegare su qualcosa di rapido.

Attacco del sentiero del Dain, h 9:30 circa:
– Ma qui dice di andare a sinistra e poi deviare a destra...
– Ma no, è di qui. La conosco la ferrata, l'ho fatta anni fa...
– Ma...
Su e giù per il sentiero di attacco della ferrata, tentando di scrutare la parete per individuare l'attacco della via, continuo a dirmi che posso vantare dei compagni di cordata decisamente peculiari! Oppure che è un segno del destino cui vale la pena rassegnarsi.

Io, in cima alla via, h 14 circa:
– Se me ne combinate ancora una nella discesa, vi... (censura)
Accesso: dal sentiero dietro il parcheggio del bocciodromo si dovrebbe andare a sinistra per poi deviare a destra. Noi abbiamo seguito le indicazioni per la ferrata Pisetta e seguire il sentiero che sale nel bosco. Poco prima di uscire allo scoperto su una zona di sassi, si nota una traccia sulla sinistra. La si segue e si prende poco dopo un'altra traccia che sale sulla destra verso la parete. Si supera un tratto di corde fisse e si costeggia la parete verso sinistra fino al diedro di attacco (scritta alla base).
Relazione: bella via che risale il pilastro per placche e diedri, ben protetta a fix. La roccia è buona, con qualche tratto da verificare e alcuni passaggi un po' erbosi. Nel complesso, una via divertente e raccomandabile. Contare tre orette circa.
1° tiro: salire il diedrino e proseguire in obliquo verso destra (chiodatura un po' lunghetta) fino ad una cengia. Qui la via va a destra a superare una placchetta, ma dopo quello che era successo non potevo non combinarne una anch'io e così mi sono fatto ingannare da un fix sulla sinistra, l'ho raggiunto e ho dovuto poi risalire un canale erboso di III a destra per giungere alla sosta; soluzione più facile, ma non raccomandabile! 35m, 5c, 6b (dovrebbe essere il grado della placca); sette fix (di più se seguite il percorso giusto!). Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.
2° tiro: a destra per cengia fino ad un diedro fessurato che si sale in obliquo a sinistra e che conduce alla sosta sopra un pulpitino. 30m, I, 5b; tre fix e un cordone su sasso incastrato. Sosta su tre fix.
3° tiro: primi metri impegnativi in traverso a destra, poi si risale ad una terrazza e si prosegue per una fessura e un diedro che porta verso destra alla sosta. 40m, 6b+, 6b, 5a; nove fix, due cordoni su albero. Sosta su due fix. Tiro molto bello con qualche presa un po' unta.
4° tiro: si risale il diedro di rocce a tratti dall'apparenza dubbia fino ad una terrazza di sosta; conviene proseguire ancora per diedro, concatenando i due tiri brevi. 30m, 6a; undici fix, una sosta intermedia, un chiodo.
5° tiro: a sinistra della sosta a risalire un pilastrino da cui si prende una bella lama verso destra che conduce ad uno spigolino. Passo delicato in placca (spostarsi bene col piede a destra) e prosieguo facile fino alla sosta. 35m, 5c, 6b, 4a; nove fix. Sosta su due fix con cordone.
6° tiro: muretto con spostamento delicato a sinistra seguito da camino (meglio starne all'esterno). Si può saltare la sosta (allungare il rinvio!) e continuare per una lama e un diedro: tiro decisamente vario. 40m, 6b, 5c; diciassette fix, una sosta intermedia. Sosta sui cavi della via ferrata.
Discesa: seguire la ferrata (esposta!) verso destra. Prima dell'ultimo salto c'è un bivio dove conviene tenere la sinistra. Giunti sul sentiero, lo si segue in discesa tornando sul percorso da noi utilizzato per l'approccio.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

domenica 1 maggio 2016

Orfeo (con attacco su Sette muri)

Teo sul 1° tiro.
Sul muretto del 2° tiro.
Teo all'attacco del diedro del 3° tiro.
Sul 4° tiro
Teo alla partenza del 7° tiro.
Partenza dell'8° tiro.
Teo sul 9° tiro.
Sul 10° tiro.
Tracciato della via (verde). In viola la via Sette muri,
in rosso la via Elios.
(la foto della parete è di Diego)
Parete S. Paolo - Valle del Sarca
Parete E


Dopo che a dicembre avevamo dovuto abbandonare Orfeo per deviare su Sette muri ad evitare le scariche di sassi di due maldestri apritori, torniamo per completare l'opera, ovvero concatenare le vie al contrario per terminare tutti i tiri. Vista la vicinanza e la similitudine tra le vie, bisogna dire che non c'è molta differenza tra il percorrere gli itinerari originali o questi incroci; fate voi. Ma i danni perpetrati da chi scarica valanghe di sassi e non si preoccupa minimamente di ripulire quanto c'è al di fuori della propria nuova via sono evidenti all'uscita dell'ottavo tiro (sesto tiro se percorrete tutta la via Orfeo): terrazzini rovinati, alberi di sosta malmessi, sassi mobili ovunque. Per carità, siamo sul facile, ma l'educazione non dovrebbe essere questione di gradi!
Accesso: da Arco si prende la strada che costeggia i Colodri e si raggiunge la cappelletta di fronte al bar-pizzeria La lanterna (parcheggio più avanti sulla strada). Si segue indi il sentiero che sale verso destra, per piegare poco dopo a sinistra per una traccia (ometto) che in breve porta sotto la parete. Si prosegue ora verso sinistra fino all'attacco della via Sette muri (scritta).
Relazione: combinazione dal carattere misto, che unisce tratti ben protetti (indicati dai gradi francesi) con altri dal carattere più alpinistico (indicati dai gradi UIAA). Portare friend fino al BD3 per il diedro del terzo tiro di Sette muri (e se vi tirate dietro un paio di "doppioni" potreste anche non pentirvene). Percorso sostanzialmente logico e ovvio, su roccia buona con qualche tratto da controllare.
1° tiro: salire per rocce non difficili fino ad un gradone che porta ad una cengia sulla sinistra, da percorrere fino alla sosta. 25m, IV; un fix. Sosta su un fix.
2° tiro: superare il muretto verticale e proseguire su terra fino ad una seconda cengia. Da qui a sinistra fino alla sosta. 25m, passo di 6a, I; un fix, un cordone in clessidra, un cordone su albero. Sosta su fix e un chiodo con cordone.
3° tiro: salire brevemente sopra la sosta (si può rinviare un chiodo competente ad un'altra via) e spostarsi (delicato!) verso sinistra a raggiungere la base del diedro, che si risale fino al suo termine, uscendo a sinistra alla sosta. 25m, VI, VI-, VI; due chiodi, due fix, un cordone su masso. Sosta su due fix. Tiro molto bello e tutt'altro che banale.
4° tiro: a destra della sosta a risalire una placchetta, per poi spostarsi verso sinistra fino al fix di sosta sotto il tetto. Qui si abbandona Sette muri e si attraversa ancora a sinistra su facile terreno ravanoso fino a salire alla (seconda) sosta di Orfeo. 25-30m, VI-, V, III; tre fix, due cordoni in clessidra, un chiodo con cordone. Sosta su un fix con anello
5° tiro: su per un diedro inclinato verso sinistra, poi a destra per placche fino alla sosta. 25m, VI-, 5c; due chiodi, tre (o quattro) fix. Sosta su due fix. In alternativa alle placche, si può salire il (duro!) diedro fessurato alla loro sinistra, per poi attraversare su cengia terrosa fino alla sosta (soluzione adottata da Teo, ma che tenderei a non consigliare...).
6° tiro: si sale per rocce articolate fin sotto ad un tetto che si supera per ottime prese sulla destra. La sosta è poco dopo sulla sinistra. 30m, VI-, V, III; due fix, tre chiodi (uno con cordone), cinque cordoni in clessidre. Sosta su un fix con anello.
7° tiro: murettino iniziale seguito da placchetta, poi per una specie di vago diedrino si arriva in sosta. 30m, V; tre fix, un chiodo, una clessidra con cordone. Sosta su due fix.
8° tiro: salire il muretto a sinistra della sosta fino ad una terrazza, per spostarsi a destra e salire ancora raggiungendo la cima del pilastro dove conviene sostare (cordone su albero). Io ho invece continuato verso sinistra su terreno friabile cosparso di sfasciumi (si usa per un tratto una corda fissa), proseguendo fino ad un albero poco sotto al primo fix del tiro successivo. Imprecazioni ripetute all'indirizzo dei due buzzurri teutonici responsabili della devastazione si sono dimostrare assai efficaci per superare l'attrito delle corde. 30m, VI-, V, IV; due fix, un cordone su albero, una corda fissa. Sosta su albero con cordone.
9° tiro: si supera un muretto articolato e si prosegue per rocce più facili fino alla sosta. 20m, V+; tre fix (uno con cordone). Sosta su due fix.
10° tiro: in traverso a sinistra, prima in discesa e poi a rimontare un masso, fino alla sosta. 20m, IV+; un fix. Sosta su due fix.
11 tiro: verso destra con un paio di passi impegnativi su rocce saponose, poi dritto su placca appoggiata con fessura (non proprio solidissima ai primi passi). Si supera il tetto sul lato sinistro (buona presa in alto quando siete al cordone), si attraversa ancora a sinistra e si esce. 30m, un passo di 6a+/6b, poi 6a; sette fix (due con cordone), un chiodo, un cordone. Nella relazione degli apritori il tiro è valutato VI+, ovvero 6a, ma la partenza è decisamente più dura.
Discesa: proseguire lungo la traccia fino ad incontrare una mulattiera che si segue verso destra. A destra ad un bivio si scende lungo una scorciatoia che riporta sulla strada di S. Paolo.

Nota: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.