martedì 17 febbraio 2026

Via delle guide

Sul 1° tiro.
Teo sul 2° tiro.
E sul 3° tiro.
Teo sull'ultimo tiro.
Tracciato della via (viola). In rosso e azzurro
le vie Miralago e Assalto alla diligenza.
Coste di Loppio (Valle di Loppio)
Parete S

Accesso: raggiungere il Passo S. Giovanni da Nago o da Mori e parcheggiare in una delle piazzole. Tornare in direzione Nago e prendere la prima sterrata a destra dopo l'hotel. Seguirla costeggiando il vigneto fino al termine, dove si prende una traccia che sale sulla destra (ometto). Seguirla tenendo la destra ad un evidente bivio, superando un ricovero di guerra ed un grande ometto. Poco oltre vi è una traccia che sale a sinistra alla parete, in corrispondenza di un ometto, e conduce all'attacco della via, appena a sinistra di Miralago. Mezz'oretta scarsa circa.

Relazione: breve via tutto sommato divertente, dal percorso un po' contorto, che parte a sinistra di Miralago e compie un lungo traverso per andare a prendere un diedro alla sua destra. Protezioni ottime a chiodi e cordoni nei tratti più facili ed a fix in quelli più impegnativi o con roccia un po' meno solida. Ottima se avete poco tempo e dovete correre in sauna come noi, oppure come antipasto per proseguire poi con le sue vicine.

1° tiro: salire per pilastrini a gradoni e placchette fino alla sosta. 30 m, IV+; cinque chiodi, quattro cordoni in clessidra, una sosta intermedia dopo circa 15 m (due fix con cordone ed anello). Sosta su due fix con cordone ed anello. Nota: il tiro può essere spezzato in due sulla sosta intermedia.
2° tiro: salire il muretto a destra della sosta, spostarsi a sinistra e proseguire per divertente placca fino alla sosta. 15 m; IV+, IV; cinque cordoni in clessidra, un chiodo. Sosta su due fix con cordone ed anello.
3° tiro: traversare a destra fino ad una sosta, poi continuare restando bassi, appena sotto la via Miralago, fino alla sosta. 30 m; II, III; due fix, quattro cordoni in clessidra, un cordone su pianta, una sosta intermedia dopo una decina di metri. Sosta su due fix.
4° tiro: salire il breve diedro fessurato e continuare in obliquo a sinistra per salire alla terrazza di sosta (attenzione alla roccia nell'ultimo passo). 15 m, 5a (forse passo di 5b); cinque fix, due cordoni in clessidra. Sosta su fix e cordone in clessidra.
5° tiro: traversare a destra fino alla sosta. 20 m; III, II; quattro cordoni in clessidra. Sosta su fix con anello e cordone in clessidra.
6° tiro: salire il muretto appena aggettante e continuare a sinistra di un canale, su roccia sporca di terra, per salire poi un muretto finale e raggiungere la sosta. 20 m; V-, V, 5a; cinque-sei fix, quattro cordoni in clessidra.

Discesa: seguire la traccia nel bosco (ometti) che porta ad un sentiero che si segue verso sinistra e riporta sul sentiero di accesso.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

martedì 10 febbraio 2026

Edera + Guide alpine

Sul 1° tiro di Edera.
Teo sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Teo sul 3° tiro di Guide alpine.
Sul 4° tiro.
Tracciato di Edera (rosso) e Guide alpine (azzurro).
Monte Baone - Valle del Sarca
Parete E

Sembra incredibile, ma in Valle del Sarca c'è ancora qualche metro di roccia che viene scoperta e chiodata. Niente grandi pareti, ovviamente, ma adatte per la stagione (e le temperature) invernali. Noi cercavamo qualcosa di classico, non troppo impegnativo, e ci siamo fidati delle relazioni degli apritori con i gradi UIAA. In realtà Edera è chiodata ottimamente a fix, e Guide alpine ne ha alcuni piazzati strategicamente sui passi-chiave, mentre il resto è ottimamente protetto con cordoni (a parte un tratto della facile fessura del nostro 2° tiro).

Accesso: da Arco si sale in direzione Laghel (indicazioni) e si prosegue fino ad una biforcazione dove ci si trova davanti allo spiazzo del parcheggio del castello di Arco (una decina circa di posti disponibili). Si lascia l'auto e si segue la strada che si stacca a sinistra del parcheggio (in corrispondenza di un'edicola votiva della via Crucis e cartello di divieto di accesso). Seguite la strada fino ad una curva verso sinistra, dove si prende a destra superando una piccola sbarra in alluminio. Subito dopo la sbarra si segue una stradina a destra tra gli uliveti, che sale verso la parete e conduce all'attacco della variante alla via Edera. La via originale parte pochi metri a sinistra (scritta e targhetta metallica); la via Guide alpine appena a destra (scritta).

Relazione (Edera): Via che risale la parete senza grosse difficoltà (soprattutto se si sale la variante al primo tiro) e chiodatura ottima a fix. Il risultato è una frequentazione elevata (tranne quando c'eravamo noi, vista la temperatura prossima allo zero Kelvin) e una roccia particolarmente unta nel primo e ultimo tiro (nonostante la via sia del 2021) che rovinano un po' il piacere della salita. Friend inutili. Molto bello il tiro della lama.
Attenzione: noi abbiamo concatenato alcuni tiri vista la lunghezza contenuta, e qua e là c'è stato un po' di attrito delle corde. Niente di drammatico, ma valutate voi come comportarvi.

1° tiro: salire la placca, uscire sulla destra e sostare. 15 m, 5c, nove fix. Sosta su due fix con cordone ed anello.
2° tiro: salire portandosi verso sinistra per poi rientrare a destra e continuare fino alla sosta. 50 m, 4a; otto fix, due cordoni in clessidra, un chiodo con cordone, una sosta intermedia dopo circa 20 m. Sosta su due fix con cordone ed anello.
3° tiro: salire la facile placchetta fino alla cengia e continuare per la bella fessura che sale verso sinistra fino ad una cengia dove si sosta. 40 m, 4c; sette fix, un cordone su masso incastrato, una sosta intermedia dopo circa 20 m, alla base della fessura. Sosta su due fix con cordone ed anello.
4° tiro: traversare a sinistra (più divertente stando bassi sui fix) e salire il pilastro per una placca vicino ad uno spigolo, uscendo per facili roccette. 40 m, circa 5a quando non era untissimo; nove fix, un cordone su masso incastrato, una sosta intermedia. Sosta su cordoni in clessidre.

Discesa: seguire una traccia a sinistra della sosta (bollo blu) che si inoltra nel bosco e discende per un breve canyon molto caratteristico, per seguire poi un sentiero che riporta verso la sbarra superata all'andata.

Relazione (Guide alpine): Via divertente nella parte alta, tra fessure e un bel diedro finale, protetta ottimamente con cordoni in clessidra nella prima parte, e qualche fix nei punti più impegnativi degli ultimi due tiri. Portare in caso un friend per la facile fessura del 3° tiro.
Attenzione: noi abbiamo concatenato alcuni tiri vista la lunghezza contenuta, e qua e là c'è stato un po' di attrito delle corde. Niente di drammatico, ma valutate voi come comportarvi.

1° tiro: salire il muretto e proseguire per placca fino ad un albero dove si sosta. 55 m, IV; un fix, dieci cordoni in clessidra, una sosta intermedia su cordone in clessidra dopo circa 30 m. Sosta su cordoni su albero. La sosta "ufficiale" è pochi metri sopra.
2° tiro: salire per rocce appoggiate e muretti fino ad una terrazza. Seguire la fessura verso destra fino alla sosta. 50 m, IV; un fix, sette cordoni in clessidra, due sosta intermedie (la seconda dopo 25 m). Sosta su cordoni su albero.
3° tiro: salire la bella fessura a destra della sosta e traversare a destra fino alla sosta. 15 m, ; due fix, quattro cordoni in clessidra. Sosta su due fix con cordone ed anello.
4° tiro: salire per il diedro, superare un muretto e sostare sulla destra in corrispondenza di un bollo blu. 35 m; V, 5b; due fix, quattro cordoni in clessidra. Sosta su cordone in clessidra.

Discesa: seguire una traccia a sinistra della sosta (bollo blu) che si inoltra nel bosco e si congiunge con quella di Edera dopo l'uscita del canyon, per continuare poi un sentiero che riporta verso la sbarra superata all'andata.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

venerdì 30 gennaio 2026

Ormeasco di Pornassio DOC 2018 Viticoltori Ingauni

Dopo il convincente assaggio dell'Ormeasco di Lupi, rieccomi nell'amato ponente ligure, nella zona di Albenga, per "festeggiare" un compleanno: ad Ortovero, nel 1976, poco più di una decina di soci fonda la Cooperativa Viticoltori Ingauni (il nome deriva da un'antica popolazione ligure del territorio). Ad oggi sono oltre 200 i soci conferitori, per una produzione che ruota principalmente attorno ai vini bianchi (Vermentino e Pigato, da assaggiare prossimamente), dedicando un 20% circa delle uve ai rossi: Rossese, Ormeasco e Granaccia.

La cantina produce due Ormeasco, una linea base ed un Superiore, oltre al Belkerus (50% tra Ormeasco e Granaccia), e lasciando perdere la linea per la ristorazione. Come sempre, approccio la cantina dalla linea base. Purtroppo sul sito dei produttori non c'è alcuna informazione sulla vinificazione, ma parliamo di un vino giovane, messo in commercio l'anno successivo alla vendemmia.

Il colore è rosso rubino che vira un poco al granato in virtù degli annetti di invecchiamento. Aroma non intensissimo di canonici frutti rossi, ciliegie, amarene - qualcuno dice anche melograno - seguiti da un poco di spezie e accenni di liquirizia. Al gusto dimostra che l'invecchiamento è ideale: tannini ammorbiditi, frutti ancora in evidenzia e chiusura con il classico finale amarognolo. Nota di merito, poi, per la gradazione alcolica contenuta, sempre più difficile da trovare in un buon vino, e sempre più piacevole da bere. E poi, ad un prezzo decisamente ottimo!

Gradazione: 12,5°
Prezzo di acquisto: 7 €

martedì 13 gennaio 2026

Barolo DOCG 2015 Fratelli Alessandria

Anche in queste vacanze non è mancato l'appuntamento con una bottiglia di Barolo, grazie ad un acquisto in un enoteca di Dronero durante un'incursione alpinistica in Val Maira nel 2020. L'azienda Fratelli Alessandria, a Verduno, produce vini dal 1830 esclusivamente con uve dai 15 ettari di vigneti di proprietà, concentrandosi sulle varietà locali, ovvero Nebbiolo, Dolcetto, Barbera, Freisa e Pelaverga (con l'aggiunta della Favorita). Le uve nebbiolo sfociano in tre cru du Barolo e un assemblaggio di uve da vigneti diversi, tutti affinati in modo tradizionale.

Purtroppo, sul sito aziendale non si trova traccia di questa linea base di Barolo, forse sparito o soppiantato dal Barolo del Comune di Verduno che si produce dal 2017. In ogni caso, è lecito supporre che si tratti anche qui di assemblaggio di uve provenienti da diversi vigneti. Vinificazione in acciaio e affinamento in botti grandi e bottiglia.

Colore rosso piuttosto intenso con qualche lieve riflesso granato, lasciato a decantare per abituarsi al mondo fuori dalla bottiglia, questo Barolo si apre sui frutti rossi, ciliegia e prugna, e continua con lievi note floreali e accenti di tabacco e spezie. Al sorso dimostra una buona maturità, pronto per una sana bevuta. Ben strutturato, con una buona (e non eccessiva) spinta alcolica e tannini ammorbiditi. Buona anche la persistenza finale.

Un'ottima scelta per il pranzo di Natale! Ma si può bere anche in altre occasioni...

Gradazione: 14,5°
Prezzo di acquisto: 33 €

domenica 4 gennaio 2026

Treni 2218 e 2275 (Bergamo-Milano Lambrate): ritardi novembre-dicembre 2025 e riassunto annuale

Fig. 1: distribuzioni cumulative dei ritardi su scala lognormale per il
treno 2218 (8:02) nei bimestri novembre-dicembre dal 2015 al 2025.
Fig. 2: Ritardi nei bimestri in esame per il treno 2218 (8:02).
Fig. 3: come in Fig. 1, ma per il treno 2275 (17:41).
Fig. 4: come in Fig. 2, ma per il treno 2275 (17:41).

Le notizie del bimestre sono due: la più importante è che dopo anni in cui i ritardi continuavano ad aumentare, finalmente c'è stata un riduzione! A fronte di una buona notizia, ovviamente c'è la solita fregatura: infatti Trenord ha pensato bene di modificare l'orario a decorrere dal 13 dicembre, aumentando il tempo di percorrenza del 2275 di ben tre minuti! Se questo treno era già una lumaca, che impiega(va) 45' contro i 37 del 2218, ora il tempo ufficiale è di ben 48', il 30% in più rispetto al mattino! Roba da treni locali degli anni '80 che fermavano in tutte le stazioni. Speriamo solo sia una "soluzione" temporanea, ma resta il dubbio che dopo aver taroccato le regole per i rimborsi dei ritardi, si aumentino i tempi di percorrenza per eliminarli del tutto. Ma su questo torniamo nel seguito.

Bimestre novembre-dicembre 2025

Prosegue anche in quest'ultimo bimestre del 2025 il miglioramento dei ritardi. La distribuzione cumulativa ha un bell'andamento lognormale, più a sinistra rispetto agli ultimi anni. La puntualità è al 5% e al 42% entro 5' di ritardo; massimo ritardo di 56' il 21/11 per un guasto al treno delle 6:02 tra Bergamo e Verdello.

Lo storico dei ritardi nel bimestre (Fig. 2) evidenzia il miglioramento rispetto agli ultimi anni, che sarebbe stato anche migliore se i luminari di Trenord non avessero cambiato l'orario a partire dal 13/12: nei cinque giorni sucessivi si è accumulata un'ora e mezza di ritardo totale! Suggerimento a Trenord: fate il cambio di orario la settimana dopo Natale, che è pure meglio perché tutti sono distratti e nessuno fa caso ai taroccamenti!! Comunque, la media ritorna sotto i 10' di ritardo (valore comunque assurdo!) dopo cinque anni, mentre il 10% peggiore dei treni riesce pure a peggiorare rispetto al 2024.

Il 2275 evidenzia invece un nettissimo miglioramento rispetto agli scorsi anni; da non credere! La Fig. 3 mostra una puntualità al 16% e al 71% entro 5' di ritardo, con massimo ritardo di 30' il 17/11 per problemi al treno e il 12/12 per sciopero. In entrambi i casi si è arrivati a Bergamo col successivo 2237.

La Fig. 4 evidenzia il miglioramento rispetto agli anni precedenti, riportando i valori a quelli del 2020 e 2015. Speriamo solo che non sia un fenomeno che si ripete ogni cinque anni...

Per quanto riguarda le motivazioni dei ritardi da avviso di Trenord, su otto segnalazioni oltre i 10' si conta uno sciopero, tre casi di problemi ai treni, quqattro per problemi legati al transito di altri treni. Altri tre casi di ritardo non hanno avuto spiegazione.

Fig. 5: distribuzioni cumulative dei ritardi su scala lognormale per il
treno 2218 (8:02) negli anni 2015-2025 (no agosto).
Fig. 6: ritardi del treno 2218 (8:02) negli anni 2015-2025.
Fig. 7: come in Fig. 5 ma per il treno 2275 (17:41).
Fig. 8: come in Fig. 6 ma per il treno 2275 (17:41).

Riassunto annuale 2025

Ed eccoci al momento della verità! Sull'intero anno 2025 la puntualità del 2218 è al 7%, che sale al 62% entro 5'; massimo ritardo di 56' il 21/11 (vedi sopra). Andamento lognormale per circa il 90% dei casi e fino a 10' circa di ritardo, poi scatta il disastro. Dato comunque migliore di quello degli ultimi anni.

il trend storico dei ritardi è in Fig. 6, dove si vede il miglioramento del 2025 rispetto agli ultimi quattro pessimi anni. Tuttavia, se guardiamo tutti gli undici anni, vediamo che non è cambiato niente; i ritardi sono gli stessi del 2015, pure un po' peggiori! Quindi, l'ammodernamento della linea, lo svecchiamento dei treni, ecc. ecc., sono certamente utili per aumentare il comfort dei viaggiatori e la capacità della linea (a vantaggio dell'alta velocità), ma non servono minimamente a migliorare i tempi di percorrenza dei treni pendolari (anche se funzionano magnificamente per aumentare i prezzi dei biglietti).

I dati per il 2275 sono in Fig. 7: puntualità al 26% e al 71% entro 5'; massimo ritardo di ben 136' (fuori scala) il 2/4 per guasto all'infrastruttura, secondo miglior tempo di sempre dopo l'inarrivabile ritardo di 216' il 2/3/2018 (non collegato con l'incidente ferroviario). Solito andamento non proprio lineare della distribuzione, che potrebbe essere un po' influenzato nella parte sinistra dalla traslazione della lognormale (ma qui diventa complicato discutere), e crescita rapida dei ritardi anche in questo caso oltre il punto critico del 90% e 10'.

Lo storico dei ritardi è in Fig. 8, dove non si vede un miglioramento così marcato nel 2025 per colpa della prima metà dell'anno, dove i dati sono stati piuttosto brutti. Anche in questo caso, registriamo come undici anni di funzionamento abbiano portato solo ad un peggioramento dei tempi di viaggio!

Fig. 9: ore di ritardo annue.
Fig. 10: tempi di percorrenza media secondo l'orario e nella realtà.

Ritardo, che passione!

Per terminare questa carrellata, non resta che guardare le ore di ritardo patite dai poveri frequentatori di questi treni, che effettivamente sono diminuite sensibilmente nel 2025, passando da quasi 70 a poco più di 40 (Fig. 9). Questo dato è assolutamente positivo, e speriamo che possa ancora migliorare, magari lasciando a casa chi era responsabile dei quattro anni precedenti, ma nasconde un fatto importante: il ritardo, per definizione, è il tempo oltre quello da orario ufficiale. Quindi, se si cambiasse l'orario di un treno per farlo arrivare più tardi, si ridurrebbe il suo ritardo senza cambiare nulla nella realtà.

Domanda #1: secondo voi questa pratica sarebbe corretta?
Domanda #2: secondo voi questa pratica è stata applicata, ovviamente non per ridurre il ritardo (malpensanti!), ma per tutte le nobili motivazioni di questo mondo?

Lascio a voi la risposta alla prima domanda, ma fornisco in Fig. 10 la risposta alla seconda: mentre il tempo di percorrenza ufficiale del 2218 è sceso da 39 a 37' ed è stabile da anni, incluso il 2026, quello del 2275 è passato da 39 a 45' (curva arancio), e al momento è salito a 48'! Ma il bello è che questa follia è del tutto inutile: i ritardi non sono diminuiti all'aumentare del tempo ufficiale di percorrenza! Di fatto nel 2025 il tempo medio (reale) di percorrenza del 2275 (curva rossa) è stato di 51' (ridicolo!) contro i 45' del 2015, quindi 6' in più. E, guarda caso, il tempo ufficiale è passato da 39 a 45', crescendo proprio di 6'. Dal 13/12/2025 il tempo di percorrenza è aumentato di altri tre minuti, ma c'è da scommettere che non servirà a nulla (a parte aumentare di 3' il tempo medio).

Secondo suggerimento a Trenord: riportare il 2275 agli orari del 2015; non è difficile...