lunedì 6 aprile 2026

Via del 20° anniversario

Franz sul 1° tiro.
E qui sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Tracciato della via (ora ci sono molti alberi in meno).
La foto della parete è © sassbaloss.
Parete S. Paolo - Valle del Sarca
Parete E

Accesso: si parcheggia a Ceniga nei pochi posti disponibili, si attraversa il ponte romano e si segue la strada verso sinistra, superando l'eremo e giungendo ad una vecchia chiusa sul Sarca. Qui si sale a destra (ometto) giungendo in breve alla parete. Poco a destra si trova l'attacco della via (scritta Helena, con cui condivide i primi metri, alla base e cordino in clessidra appena a sinistra).
Attenzione: sulla strada verso l'eremo dopo il ponte romano fa bella mostra di sé un cartello di divieto di accesso. Mi dicono (ma non abbiamo verificato) che anche in direzione opposta, dopo La lanterna, c'è analogo divieto.

Relazione: via recentissima, dei primi del 2026, che celebra un ventennio di aperture di vie nuove in Valle da parte del gruppo di Heinz Grill e compagni. La via sale tra brevi strapiombi e placchette, recuperati grazie al sacrificio di diversi alberelli che ornavano il percorso, con ottima chiodatura mista a spit e cordoni in clessidra: inutili le protezioni veloci. Come tutte le vie nuove di Arco, la via è letteralmente presa d'assalto dalle cordate; arrivate presto o preparatevi ad aspettare il vostro turno.
Nota: nei tiri con chiodatura mista è difficile decidere se utilizzare la scala francese (tipo vie sportive) o quella UIAA (tipo vie alpinistiche). Nel seguito opto per la scala francese perché i passi più delicati sono sempre protetti da comodi fix; tenete presente però che non siamo in falesia.

1° tiro: salire il breve diedro appena aggettante, proseguire per il diedro-camino e uscire su una cengia. Continuare per la placca di sinistra fino alla sosta. 25 m, 5c; sei fix, quattro cordoni in clessidra, un chiodo. Sosta su fix con anello e cordone in clessidra.

2° tiro: salire per la placca sopra la sosta, spostarsi sulla parete di destra del diedro e sostare. 20 m, 5a; tre fix, quattro cordoni in clessidra. Sosta su due fix con anello.

3° tiro: traversare a destra e salire per placca fino alla sosta. 30 m, 5c; tre fix, nove cordoni in clessidra. Sosta su due fix.

4° tiro: superare il muretto appena aggettante a sinistra della sosta e raggiungere una cengia. Proseguire per rocce più facili lungo uno spigolo sulla destra fino alla sosta. 30 m, 5c (passo), IV+; due fix, cinque cordoni in clessidra, un cordone su albero. Sosta su fix e cordino in clessidra.

5° tiro: traversare a destra e salire per placca e brevi risalti fino alla sosta. 25 m, V-, otto cordini in clessidra. Sosta su fix e cordino in clessidra.

6° tiro: salire per rocce un po' rotte fino al terrazzo sommitale. 30 m, IV; tre fix, sei cordini in clessidra. Sosta da attrezzare su albero.

Discesa: seguire la traccia verso destra che riporta nei pressi del ponte romano.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

mercoledì 4 marzo 2026

Treni 2218 e 2275 (Bergamo-Milano Lambrate): ritardi gennaio-febbraio 2026

Fig. 1: distribuzioni cumulative dei ritardi su scala lognormale per il
treno 2218 (8:02) nei bimestri gennaio-febbraio dal 2015 al 2026.
Fig. 2: Ritardi nei bimestri in esame per il treno 2218 (8:02).
Fig. 3: come in Fig. 1, ma per il treno 2275 (17:41).
Fig. 4: come in Fig. 2, ma per il treno 2275 (17:41).

La notizia del bimestre è che abbiamo un nuovo record: 114 minuti di ritardo per il treno 2218, che polverizzano il primato precedente di 101' del 2024! La performance degna di una olimpiade si è realizzata il 29 gennaio, col treno cancellato per guasto ed il successivo in enorme ritardo per un problema ad uno scambio. Due giorni (lavorativi) dopo, tanto per non perdere l'abitudine, c'è invece stato uno sciopero in cui sono saltati anche i treni in fascia di garanzia. Studenti disperati che avevano un esame universitario a Milano e non vi potevano giungere, lavoratori rassegnati all'ennesima prevaricazione che se ne sono tornati a casa, qualcuno che si è riversato sugli autobus. Una follia. Qui si dice che lo sciopero era di 23 ore e non di 24, col che non ci sarebbe stato l'obbligo della fascia di garanzia (mah), mentre qui il sindacato Orsa, promotore dello sciopero, se la prende con Trenord. Di certo, per gli organizzatori dello sciopero mi pare il modo peggiore di raccogliere solidarietà tra la gente!

Veniamo quindi ai ritardi del primo bimestre del 2026, partendo dal 2218 (Fig. 1): puntualità al 5% e al 58% entro 5' di ritardo. Massimo ritardo, come detto, di ben 114'. La distribuzione sembra "abbastanza" in linea con lo scorso anno, ma con un peggioramento nella "coda" della distribuzione per i casi già discussi, che si riflette sulla media. Infatti, in Fig. 2 si nota l'andamento storico dei ritardi, dove si vede che il miglioramento del 2025 è sparito di nuovo. Solo la mediana resta invariata.

Se guardiamo il 2275, invece, parrebbe di scorgere un miracolo (Fig. 3): la distribuzione è quella con i ritardi più bassi di sempre, a parte la solita coda! Bisogna ricordare, però, che questo risultato è in parte figlio di un tarocco, ovvero l'aver aumentato il tempo di percorrenza ufficiale di 3', come discusso qui. Vediamo quindi i dati reali: puntualità al 50% (10% senza il tarocco) e al 90% (80% senza tarocco) entro 5'; massimo ritardo di 42' (in realtà 45') per sciopero. Tuttavia, anche considerando i 3' di tarocco, bisogna riconoscere che un miglioramento c'è stato. La Fig. 4 mostra infatti gli indicatori sintetici di ritardo, che crollano drasticamente nel 2026. Se aggiungiamo 3' a questi ultimi dati, vediamo che la mediana (curva gialla) si allinea al 2025, mentre la media sale a poco più di 5', meglio degli 8' del 2025. Per non parlare della curva al 90%, che da 5' salirebbe a 8', un'inezia rispetto agli assurdi 28' del 2025.
Difficile dire a cosa sia dovuto il miglioramento, di cui ovviamente siamo lieti e che speriamo non svanisca nei prossimi mesi. Di certo il 2275 ora parte (finalmente!) dal binario 5 di Lambrate ed è istradato sulla linea veloce, mentre prima arrancava dal binario 1 su una linea contorta dove passano (quasi) solo i treni merci. Ma la vera domanda è: qualunque sia stata la soluzione, perché ci sono voluti decenni per implementarla?

E siamo così giunti alle cause dei ritardi sopra i 10': solo sette le segnalazioni: tre, anzi quattro riconducibili a Trenord (guasti ai treni, controlli tecnici, ritardi di altri treni), una per guasto alla linea e due per sciopero.

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita spesso Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.

domenica 1 marzo 2026

Cirò DOC rosso classico superiore Riserva Duca Sanfelice 2020 Librandi

Continua la mia esplorazione del mondo dei Cirò, dopo i recenti (si fa per dire...) Calabretta e Vumbaca, ma senza dimenticare Ippolito e Tenuta del Conte. Mancava giusto il produttore più noto della regione, Librandi, che dall'inizio negli anni '50 arriva ad oggi a più di 200 ettari di vigneto, con una produzione che punta sui vigneti autoctoni e sta in maggioranza nelle DOC Cirò e Melissa (con Gaglioppo e Greco bianco), a cui dobbiamo aggiungere qualche Calabria Igt (dove oltre a Magliocco e Mantonico fa capolino qualcosa di alloctono e purtroppo anche qualche barrique su Efeso, Magno Megonio e Gravello), e un paio di Brut. Tra i Cirò, una linea base di rosso, rosato e bianco, e questa Riserva: uve Gaglioppo al 100%, vinificazione in acciaio, dove affina poi per due anni prima di spendere qualche mese in bottiglia.

Colore rubino con qualche riflesso granato, abbastanza tipico del vitigno. Naso un po' chiuso anche se gli anni passati non sono molti; serve un po' di tempo perché si sviluppino aromi di frutti rossi che lasciano poi spazio a note terrose e speziate, ma l'assaggio ad una temperatura un po' più fredda del dovuto non aiuta certo a discriminare di fino (ammesso di esserne capaci). Ottima la bevibilità, favorita da tannini morbidi e levigati, ancora giocata su qualche lieve nota cioccolatosa e sul frutto.

Da assaggiare nuovamente (visto anche l'ottimo prezzo) ad una temperatura più consona!

Prezzo di acquisto: 11 €
Gradazione: 14°

lunedì 23 febbraio 2026

Partigiani sul Pastello

Alberto sul 1° tiro.
Alberto sulla parte finale del 5° tiro.
Stefano alla partenza del 6° tiro.
E qui sul 7° tiro.
Tracciato della via. La foto della parete (alquanto
approssimativa) è di Google Maps.
Monte Pastello - Monti Lessini
Parete O

Settimana scorsa mi è capitato di vedere Un altro ferragosto, ambientato a Ventotene. Tra le cose più riuscite del film, a mio parere, c'è il ritratto dell'italietta ignorante e fascistoide che ormai imperversa ovunque, contrapposta ad una sinistra che celebra Resistenza e antifascismo (non senza contraddizioni e problemi). Dopo tutto ciò, non potevo non accettare l'invito di Alberto ad andare a ripetere questa via sul Monte Pastello, dedicata ad un episodio locale di guerra partigiana. Qui trovate la dettagliata relazione degli apritori, la storia della via e la dedica. Qui invece c'è l'interessante scritto storico che dà il nome alla via.

Accesso: ci si dirige verso la frazione di Forte Masua, salendo da S. Giorgio in Valpolicella o da Fumane e superando la frazione Cavalo. Dopo Cavalo si prosegue per circa 3 km e si imbocca una sterrata a sinistra, in corrispondenza di una curva a destra della strada (cartello del Sentiero Molane-Dolcè). Dopo circa 250 m si parcheggia in corrispondenza di una curva a sinistra (pochi posti; possibile e forse conveniente fermarsi prima sulla strada). La parete è dall'altro versante del Monte Pastello, che dobbiamo circumnavigare in senso antiorario. Seguire ancora l'indicazione del Sentiero in lieve discesa, ignorando le deviazioni a destra, fino ad un piccolo spiazzo con un cartellone naturalistico. Lasciare il sentiero CAI e prendere la traccia a sinistra (ometto). Seguirla fino ad un rudere, parte di una vecchia cava, deviare a sinistra in piano (seguire sempre i numerosi ometti), salire brevemente e continuare in direzione della parete ormai visibile (bollini blu). Una ravanata in salita porta all'attacco della via Quaranta galee (scritta). Si continua, superando la via del Pilastro, e si giunge all'attacco (scritta PsP e cordino visibile). Tre quarti d'ora circa.

Relazione: via in stile classico (a parte il primo tiro) che risale uno dei pilastri del Pastello per placche, camini e diedri, intervallati da cenge e da qualche tratto erboso. Purtroppo quando siamo saliti noi la terra era ancora bagnata dalla pioggia di due giorni prima, e salire con le scarpette ben sporche non è stato sempre divertente: molto meglio percorrerla solo in condizioni secche, perché la via resta spesso in ombra anche nel pomeriggio e asciuga lentamente (per lo stesso motivo, evitate le giornate troppo fredde). La chiodatura ottima a chiodi e cordoni con qualche fix facilita assai la progressione; friend non necessari, ma se volete piazzarne qualcuno, si può fare.
Nota: saranno state le scarpette sporche, saranno stati piedi e mani gelati, sarà stato soprattutto il mio livello ormai scarsissimo, ma ho ritoccato un po' i gradi degli apritori (ditemi voi!). Inoltre, il numero delle protezioni va preso con un po' di tolleranza; diciamo più o meno uno...

1° tiro: salire un breve zoccolo basale, spostarsi in obliquo a sinistra e superare una placchetta, salendo alla sosta. 30 m, 6a+ (un passo); cinque fix, tre chiodi (uno con cordone), un cordino in clessidra. Sosta su due fix (uno con anello).
2° tiro: superare la placchetta a sinistra della sosta, continuare per rocce più facili e salire il muretto finale con uscita complicata. 20 m; VI, V, VI; sette chiodi. Sosta su due fix.
3° tiro: traversare lungo la cengia fino alla sosta. 20 m; V+, II, III+; quattro chiodi, un fix. Sosta su due fix con cordone ed anello.
4° tiro: traversare a sinistra (passo delicato) e salire il camino fino ad una terrazza. Qui continuare lungo la paretina di destra fino ad uscire su un pulpitino. 25 m; VI-, IV, VI+, IV; cinque chiodi, sei cordoni (su pianta o in clessidra), un fix. Sosta su due fix e cordone.
5° tiro: superare un saltino iniziale ed un breve muretto per proseguire su roccia erbosa fino alla sosta. 20 m; V, III+; quattro cordoni (su pianta o in clessidra), un chiodo. Sosta su due fix con cordone e moschettone.
6° tiro: spostarsi a sinistra, salire per rocce facili e qualche tratto erboso fino alla base di un breve diedro fessurato. Salirlo (buona presa sulla sinistra) e raggiungere la sosta. 25 m; IV+, VI+; cinque chiodi, tre cordoni (su pianta o in clessidra). Sosta su due fix con cordone ed anello.
7° tiro: salire appena a destra della sosta, proseguire per il diedro (un passo delicato), superare un muretto e continuare fino alla sosta. 20 m; V, VI+, V-, IV; cinque cordoni, tre chiodi. Sosta su due fix con cordone ed anello.
8° tiro: superare un gradino iniziale e continuare per facili rocce fino alla sosta finale. 25 m; V+ (passo iniziale), IV, III+; due chiodi, quattro cordoni.

Discesa: salire più o meno dritti fino ad incontrare un grosso ometto e un paio di cartelli che indicano la direzione di soste di calata. All'altezza di una traccia poco visibile si piega a destra e si raggiunge una radura (nota: le radure sono due; se avete piegato a destra troppo in basso vedrete un prato poco sopra di voi: raggiungetelo). Traversare la radura restando bassi e identificare una vaga traccia sulla destra, più o meno in corrispondenza di un albero isolato. Seguire la traccia che in breve porta su una sterrata, che si segue verso sinistra e riporta al parcheggio.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

martedì 17 febbraio 2026

Via delle guide

Sul 1° tiro.
Teo sul 2° tiro.
E sul 3° tiro.
Teo sull'ultimo tiro.
Tracciato della via (viola). In rosso e azzurro
le vie Miralago e Assalto alla diligenza.
Coste di Loppio (Valle di Loppio)
Parete S

Accesso: raggiungere il Passo S. Giovanni da Nago o da Mori e parcheggiare in una delle piazzole. Tornare in direzione Nago e prendere la prima sterrata a destra dopo l'hotel. Seguirla costeggiando il vigneto fino al termine, dove si prende una traccia che sale sulla destra (ometto). Seguirla tenendo la destra ad un evidente bivio, superando un ricovero di guerra ed un grande ometto. Poco oltre vi è una traccia che sale a sinistra alla parete, in corrispondenza di un ometto, e conduce all'attacco della via, appena a sinistra di Miralago. Mezz'oretta scarsa circa.

Relazione: breve via tutto sommato divertente, dal percorso un po' contorto, che parte a sinistra di Miralago e compie un lungo traverso per andare a prendere un diedro alla sua destra. Protezioni ottime a chiodi e cordoni nei tratti più facili ed a fix in quelli più impegnativi o con roccia un po' meno solida; portate solo rinvii. Ottima se avete poco tempo e dovete correre in sauna come noi, oppure come antipasto per proseguire poi con le sue vicine.

1° tiro: salire per pilastrini a gradoni e placchette fino alla sosta. 30 m, IV+; cinque chiodi, quattro cordoni in clessidra, una sosta intermedia dopo circa 15 m (due fix con cordone ed anello). Sosta su due fix con cordone ed anello. Nota: il tiro può essere spezzato in due sulla sosta intermedia.
2° tiro: salire il muretto a destra della sosta, spostarsi a sinistra e proseguire per divertente placca fino alla sosta. 15 m; IV+, IV; cinque cordoni in clessidra, un chiodo. Sosta su due fix con cordone ed anello.
3° tiro: traversare a destra fino ad una sosta, poi continuare restando bassi, appena sotto la via Miralago, fino alla sosta. 30 m; II, III; due fix, quattro cordoni in clessidra, un cordone su pianta, una sosta intermedia dopo una decina di metri. Sosta su due fix.
4° tiro: salire il breve diedro fessurato e continuare in obliquo a sinistra per salire alla terrazza di sosta (attenzione alla roccia nell'ultimo passo). 15 m, 5a (forse passo di 5b); cinque fix, due cordoni in clessidra. Sosta su fix e cordone in clessidra.
5° tiro: traversare a destra fino alla sosta. 20 m; III, II; quattro cordoni in clessidra. Sosta su fix con anello e cordone in clessidra.
6° tiro: salire il muretto appena aggettante e continuare a sinistra di un canale, su roccia sporca di terra, per salire poi un muretto finale e raggiungere la sosta. 20 m; V-, V, 5a; cinque-sei fix, quattro cordoni in clessidra.

Discesa: seguire la traccia nel bosco (ometti) che porta ad un sentiero che si segue verso sinistra e riporta sul sentiero di accesso.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

martedì 10 febbraio 2026

Edera + Guide alpine

Sul 1° tiro di Edera.
Teo sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Teo sul 3° tiro di Guide alpine.
Sul 4° tiro.
Tracciato di Edera (rosso) e Guide alpine (azzurro).
Monte Baone - Valle del Sarca
Parete E

Sembra incredibile, ma in Valle del Sarca c'è ancora qualche metro di roccia che viene scoperta e chiodata. Niente grandi pareti, ovviamente, ma adatte per la stagione (e le temperature) invernali. Noi cercavamo qualcosa di classico, non troppo impegnativo, e ci siamo fidati delle relazioni degli apritori con i gradi UIAA. In realtà Edera è chiodata ottimamente a fix, e Guide alpine ne ha alcuni piazzati strategicamente sui passi-chiave, mentre il resto è ottimamente protetto con cordoni (a parte un tratto della facile fessura del nostro 2° tiro).

Accesso: da Arco si sale in direzione Laghel (indicazioni) e si prosegue fino ad una biforcazione dove ci si trova davanti allo spiazzo del parcheggio del castello di Arco (una decina circa di posti disponibili). Si lascia l'auto e si segue la strada che si stacca a sinistra del parcheggio (in corrispondenza di un'edicola votiva della via Crucis e cartello di divieto di accesso). Seguite la strada fino ad una curva verso sinistra, dove si prende a destra superando una piccola sbarra in alluminio. Subito dopo la sbarra si segue una stradina a destra tra gli uliveti, che sale verso la parete e conduce all'attacco della variante alla via Edera. La via originale parte pochi metri a sinistra (scritta e targhetta metallica); la via Guide alpine appena a destra (scritta).

Relazione (Edera): Via che risale la parete senza grosse difficoltà (soprattutto se si sale la variante al primo tiro) e chiodatura ottima a fix. Il risultato è una frequentazione elevata (tranne quando c'eravamo noi, vista la temperatura prossima allo zero Kelvin) e una roccia particolarmente unta nel primo e ultimo tiro (nonostante la via sia del 2021) che rovinano un po' il piacere della salita. Friend inutili. Molto bello il tiro della lama.
Attenzione: noi abbiamo concatenato alcuni tiri vista la lunghezza contenuta, e qua e là c'è stato un po' di attrito delle corde. Niente di drammatico, ma valutate voi come comportarvi.

1° tiro: salire la placca, uscire sulla destra e sostare. 15 m, 5c, nove fix. Sosta su due fix con cordone ed anello.
2° tiro: salire portandosi verso sinistra per poi rientrare a destra e continuare fino alla sosta. 50 m, 4a; otto fix, due cordoni in clessidra, un chiodo con cordone, una sosta intermedia dopo circa 20 m. Sosta su due fix con cordone ed anello.
3° tiro: salire la facile placchetta fino alla cengia e continuare per la bella fessura che sale verso sinistra fino ad una cengia dove si sosta. 40 m, 4c; sette fix, un cordone su masso incastrato, una sosta intermedia dopo circa 20 m, alla base della fessura. Sosta su due fix con cordone ed anello.
4° tiro: traversare a sinistra (più divertente stando bassi sui fix) e salire il pilastro per una placca vicino ad uno spigolo, uscendo per facili roccette. 40 m, circa 5a quando non era untissimo; nove fix, un cordone su masso incastrato, una sosta intermedia. Sosta su cordoni in clessidre.

Discesa: seguire una traccia a sinistra della sosta (bollo blu) che si inoltra nel bosco e discende per un breve canyon molto caratteristico, per seguire poi un sentiero che riporta verso la sbarra superata all'andata.

Relazione (Guide alpine): Via divertente nella parte alta, tra fessure e un bel diedro finale, protetta ottimamente con cordoni in clessidra nella prima parte, e qualche fix nei punti più impegnativi degli ultimi due tiri. Portare in caso un friend per la facile fessura del 3° tiro.
Attenzione: noi abbiamo concatenato alcuni tiri vista la lunghezza contenuta, e qua e là c'è stato un po' di attrito delle corde. Niente di drammatico, ma valutate voi come comportarvi.

1° tiro: salire il muretto e proseguire per placca fino ad un albero dove si sosta. 55 m, IV; un fix, dieci cordoni in clessidra, una sosta intermedia su cordone in clessidra dopo circa 30 m. Sosta su cordoni su albero. La sosta "ufficiale" è pochi metri sopra.
2° tiro: salire per rocce appoggiate e muretti fino ad una terrazza. Seguire la fessura verso destra fino alla sosta. 50 m, IV; un fix, sette cordoni in clessidra, due sosta intermedie (la seconda dopo 25 m). Sosta su cordoni su albero.
3° tiro: salire la bella fessura a destra della sosta e traversare a destra fino alla sosta. 15 m, ; due fix, quattro cordoni in clessidra. Sosta su due fix con cordone ed anello.
4° tiro: salire per il diedro, superare un muretto e sostare sulla destra in corrispondenza di un bollo blu. 35 m; V, 5b; due fix, quattro cordoni in clessidra. Sosta su cordone in clessidra.

Discesa: seguire una traccia a sinistra della sosta (bollo blu) che si inoltra nel bosco e si congiunge con quella di Edera dopo l'uscita del canyon, per continuare poi un sentiero che riporta verso la sbarra superata all'andata.

Avvertenza: quanto sopra è la relazione del percorso da me seguito. Altre opzioni possono essere possibili per quanto riguarda l'accesso, la salita e la discesa; inoltre, le protezioni, le soste ed il loro stato possono cambiare nel tempo: usate sempre le vostre capacità di valutazione! Vogliate segnalarmi eventuali errori ed omissioni. Grazie.

venerdì 30 gennaio 2026

Ormeasco di Pornassio DOC 2018 Viticoltori Ingauni

Dopo il convincente assaggio dell'Ormeasco di Lupi, rieccomi nell'amato ponente ligure, nella zona di Albenga, per "festeggiare" un compleanno: ad Ortovero, nel 1976, poco più di una decina di soci fonda la Cooperativa Viticoltori Ingauni (il nome deriva da un'antica popolazione ligure del territorio). Ad oggi sono oltre 200 i soci conferitori, per una produzione che ruota principalmente attorno ai vini bianchi (Vermentino e Pigato, da assaggiare prossimamente), dedicando un 20% circa delle uve ai rossi: Rossese, Ormeasco e Granaccia.

La cantina produce due Ormeasco, una linea base ed un Superiore, oltre al Belkerus (50% tra Ormeasco e Granaccia), e lasciando perdere la linea per la ristorazione. Come sempre, approccio la cantina dalla linea base. Purtroppo sul sito dei produttori non c'è alcuna informazione sulla vinificazione, ma parliamo di un vino giovane, messo in commercio l'anno successivo alla vendemmia.

Il colore è rosso rubino che vira un poco al granato in virtù degli annetti di invecchiamento. Aroma non intensissimo di canonici frutti rossi, ciliegie, amarene - qualcuno dice anche melograno - seguiti da un poco di spezie e accenni di liquirizia. Al gusto dimostra che l'invecchiamento è ideale: tannini ammorbiditi, frutti ancora in evidenzia e chiusura con il classico finale amarognolo. Nota di merito, poi, per la gradazione alcolica contenuta, sempre più difficile da trovare in un buon vino, e sempre più piacevole da bere. E poi, ad un prezzo decisamente ottimo!

Gradazione: 12,5°
Prezzo di acquisto: 7 €

martedì 13 gennaio 2026

Barolo DOCG 2015 Fratelli Alessandria

Anche in queste vacanze non è mancato l'appuntamento con una bottiglia di Barolo, grazie ad un acquisto in un enoteca di Dronero durante un'incursione alpinistica in Val Maira nel 2020. L'azienda Fratelli Alessandria, a Verduno, produce vini dal 1830 esclusivamente con uve dai 15 ettari di vigneti di proprietà, concentrandosi sulle varietà locali, ovvero Nebbiolo, Dolcetto, Barbera, Freisa e Pelaverga (con l'aggiunta della Favorita). Le uve nebbiolo sfociano in tre cru du Barolo e un assemblaggio di uve da vigneti diversi, tutti affinati in modo tradizionale.

Purtroppo, sul sito aziendale non si trova traccia di questa linea base di Barolo, forse sparito o soppiantato dal Barolo del Comune di Verduno che si produce dal 2017. In ogni caso, è lecito supporre che si tratti anche qui di assemblaggio di uve provenienti da diversi vigneti. Vinificazione in acciaio e affinamento in botti grandi e bottiglia.

Colore rosso piuttosto intenso con qualche lieve riflesso granato, lasciato a decantare per abituarsi al mondo fuori dalla bottiglia, questo Barolo si apre sui frutti rossi, ciliegia e prugna, e continua con lievi note floreali e accenti di tabacco e spezie. Al sorso dimostra una buona maturità, pronto per una sana bevuta. Ben strutturato, con una buona (e non eccessiva) spinta alcolica e tannini ammorbiditi. Buona anche la persistenza finale.

Un'ottima scelta per il pranzo di Natale! Ma si può bere anche in altre occasioni...

Gradazione: 14,5°
Prezzo di acquisto: 33 €

domenica 4 gennaio 2026

Treni 2218 e 2275 (Bergamo-Milano Lambrate): ritardi novembre-dicembre 2025 e riassunto annuale

Fig. 1: distribuzioni cumulative dei ritardi su scala lognormale per il
treno 2218 (8:02) nei bimestri novembre-dicembre dal 2015 al 2025.
Fig. 2: Ritardi nei bimestri in esame per il treno 2218 (8:02).
Fig. 3: come in Fig. 1, ma per il treno 2275 (17:41).
Fig. 4: come in Fig. 2, ma per il treno 2275 (17:41).

Le notizie del bimestre sono due: la più importante è che dopo anni in cui i ritardi continuavano ad aumentare, finalmente c'è stata un riduzione! A fronte di una buona notizia, ovviamente c'è la solita fregatura: infatti Trenord ha pensato bene di modificare l'orario a decorrere dal 13 dicembre, aumentando il tempo di percorrenza del 2275 di ben tre minuti! Se questo treno era già una lumaca, che impiega(va) 45' contro i 37 del 2218, ora il tempo ufficiale è di ben 48', il 30% in più rispetto al mattino! Roba da treni locali degli anni '80 che fermavano in tutte le stazioni. A parte la flebile possibilità che si tratti di una "soluzione" temporanea, resta il dubbio che dopo aver taroccato le regole per i rimborsi dei ritardi, si aumentino i tempi di percorrenza per eliminarli del tutto. Ma su questo torniamo nel seguito.

Bimestre novembre-dicembre 2025

Prosegue anche in quest'ultimo bimestre del 2025 il miglioramento dei ritardi. La distribuzione cumulativa ha un bell'andamento lognormale, più a sinistra rispetto agli ultimi anni. La puntualità è al 5% e al 42% entro 5' di ritardo; massimo ritardo di 56' il 21/11 per un guasto al treno delle 6:02 tra Bergamo e Verdello.

Lo storico dei ritardi nel bimestre (Fig. 2) evidenzia il miglioramento rispetto agli ultimi anni, che sarebbe stato anche migliore se i luminari di Trenord non avessero cambiato l'orario a partire dal 13/12: nei cinque giorni sucessivi si è accumulata un'ora e mezza di ritardo totale! Suggerimento a Trenord: fate il cambio di orario la settimana dopo Natale, che è pure meglio perché tutti sono distratti e nessuno fa caso ai taroccamenti!! Comunque, la media ritorna sotto i 10' di ritardo (valore comunque assurdo!) dopo cinque anni, mentre il 10% peggiore dei treni riesce pure a peggiorare rispetto al 2024.

Il 2275 evidenzia invece un nettissimo miglioramento rispetto agli scorsi anni; da non credere! La Fig. 3 mostra una puntualità al 16% e al 71% entro 5' di ritardo, con massimo ritardo di 30' il 17/11 per problemi al treno e il 12/12 per sciopero. In entrambi i casi si è arrivati a Bergamo col successivo 2237.

La Fig. 4 evidenzia il miglioramento rispetto agli anni precedenti, riportando i valori a quelli del 2020 e 2015. Speriamo solo che non sia un fenomeno che si ripete ogni cinque anni...

Per quanto riguarda le motivazioni dei ritardi da avviso di Trenord, su otto segnalazioni oltre i 10' si conta uno sciopero, tre casi di problemi ai treni, quqattro per problemi legati al transito di altri treni. Altri tre casi di ritardo non hanno avuto spiegazione.

Fig. 5: distribuzioni cumulative dei ritardi su scala lognormale per il
treno 2218 (8:02) negli anni 2015-2025 (no agosto).
Fig. 6: ritardi del treno 2218 (8:02) negli anni 2015-2025.
Fig. 7: come in Fig. 5 ma per il treno 2275 (17:41).
Fig. 8: come in Fig. 6 ma per il treno 2275 (17:41).

Riassunto annuale 2025

Ed eccoci al momento della verità! Sull'intero anno 2025 la puntualità del 2218 è al 7%, che sale al 62% entro 5'; massimo ritardo di 56' il 21/11 (vedi sopra). Andamento lognormale per circa il 90% dei casi e fino a 10' circa di ritardo, poi scatta il disastro. Dato comunque migliore di quello degli ultimi anni.

il trend storico dei ritardi è in Fig. 6, dove si vede il miglioramento del 2025 rispetto agli ultimi quattro pessimi anni. Tuttavia, se guardiamo tutti gli undici anni, vediamo che non è cambiato niente; i ritardi sono gli stessi del 2015, pure un po' peggiori! Quindi, l'ammodernamento della linea, lo svecchiamento dei treni, ecc. ecc., sono certamente utili per aumentare il comfort dei viaggiatori e la capacità della linea (a vantaggio dell'alta velocità), ma non servono minimamente a migliorare i tempi di percorrenza dei treni pendolari (anche se funzionano magnificamente per aumentare i prezzi dei biglietti).

I dati per il 2275 sono in Fig. 7: puntualità al 26% e al 71% entro 5'; massimo ritardo di ben 136' (fuori scala) il 2/4 per guasto all'infrastruttura, secondo miglior tempo di sempre dopo l'inarrivabile ritardo di 216' il 2/3/2018 (non collegato con l'incidente ferroviario). Solito andamento non proprio lineare della distribuzione, che potrebbe essere un po' influenzato nella parte sinistra dalla traslazione della lognormale (ma qui diventa complicato discutere), e crescita rapida dei ritardi anche in questo caso oltre il punto critico del 90% e 10'.

Lo storico dei ritardi è in Fig. 8, dove non si vede un miglioramento così marcato nel 2025 per colpa della prima metà dell'anno, dove i dati sono stati piuttosto brutti. Anche in questo caso, registriamo come undici anni di funzionamento abbiano portato solo ad un peggioramento dei tempi di viaggio!

Fig. 9: ore di ritardo annue.
Fig. 10: tempi di percorrenza media secondo l'orario e nella realtà.

Ritardo, che passione!

Per terminare questa carrellata, non resta che guardare le ore di ritardo patite dai poveri frequentatori di questi treni, che effettivamente sono diminuite sensibilmente nel 2025, passando da quasi 70 a poco più di 40 (Fig. 9). Questo dato è assolutamente positivo, e speriamo che possa ancora migliorare, magari lasciando a casa chi era responsabile dei quattro anni precedenti, ma nasconde un fatto importante: il ritardo, per definizione, è il tempo oltre quello da orario ufficiale. Quindi, se si cambiasse l'orario di un treno per farlo arrivare più tardi, si ridurrebbe il suo ritardo senza cambiare nulla nella realtà.

Domanda #1: secondo voi questa pratica sarebbe corretta?
Domanda #2: secondo voi questa pratica è mai stata applicata, ovviamente non per ridurre il ritardo (malpensanti!), ma per tutte le nobili motivazioni di questo mondo?

Lascio a voi la risposta alla prima domanda, ma fornisco in Fig. 10 la risposta alla seconda: mentre il tempo di percorrenza ufficiale del 2218 è sceso da 39 a 37' ed è stabile da anni, incluso il 2026, quello del 2275 è passato da 39 a 45' (curva arancio), e al momento è salito a 48'! Ma il bello è che questa follia è del tutto inutile: i ritardi non sono diminuiti all'aumentare del tempo ufficiale di percorrenza! Di fatto nel 2025 il tempo medio (reale) di percorrenza del 2275 (curva rossa) è stato di 51' (ridicolo!) contro i 45' del 2015, quindi 6' in più. E, guarda caso, il tempo ufficiale è passato da 39 a 45', crescendo proprio di 6'. Dal 13/12/2025 il tempo di percorrenza è aumentato di altri tre minuti, ma c'è da scommettere che non servirà a nulla (a parte aumentare di 3' il tempo medio).

Secondo suggerimento a Trenord: riportare il 2275 agli orari del 2015; non è difficile...

Nota: i dati sono raccolti personalmente o da app Trenord. Per correttezza, bisogna specificare che i ritardi sopportati dai pendolari su questi due treni non sono indicativi dei ritardi complessivi, che sta ad altri raccogliere e rendere pubblici. Idem per i rimpalli di responsabilità tra Trenord, Rfi, e quant'altri. Qui si cita spesso Trenord in quanto è ad essa che i poveri pendolari versano biglietti ed abbonamenti, e ai quali dovrebbe rispondere del servizio.